Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 30

Chapter 304,042 wordsPublic domain

Illustrissimo et Reverendissimo Signore et Padrone mio colendissimo. — Messer Francesco Bandini[508] mi à detto ieri che vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima gli disse che la fabbrica di San Pietro non poteva andar peggio di quello che andava: cosa che mi è molto veramente doluta, sì perchè ella non è stata informata del vero, come ancora che io, come io debbo, desidero più di tutti gli altri uomini che la vadi bene. Et credo, s'io non mi gabbo, poterla con verità assicurare, che, per quanto in essa ora si lavora, la non potrebbe meglio passare. Ma perciochè forse il proprio interesse et la vechieza mi possono facilmente ingannare, et così contra l'intenzione mia far danno o pregiudizio alla prefata fabbrica; io intendo, come prima potrò, domandare licenza alla Santità di nostro Signore: anzi, per avanzar tempo, voglio supricare, come fo, vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima, che sia contenta liberarmi da questa molestia, nella quale per li comandamenti de' Papi, come ella sa, volentieri so' stato gratis già 17 anni. Nel qual tempo si può manifestamente veder quanto per opra mia sia stato fatto nella suddetta fabbrica. Tornandola efficacemente a pregare di darmi licenza, che per una volta non mi potrebbe far la più singulare grazia. Et con ogni reverenza, umilmente bascio la mano a vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima.

Di Casa, in Roma il dì 13 di settembre nel LX.

Di vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima.

Umile servo

[507] È tra le _Pittoriche_, nel vol. VI, pag. 43; noi la ripubblichiamo secondo una copia contemporanea.

[508] A lui donò Michelangelo la _Pietà_ che ruppe, che oggi è nel Duomo di Firenze.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (del novembre 1561).

CDXCIV.[509]

(_Ai Deputati della Fabbrica di San Pietro_).

Signori Deputati. — Essendo io vechio et vedendo che Cesare[510] è tanto occupato nello offizio suo per le cose della fabbrica, perchè gli uomini restano spesse volte senza capo; però m'è paruto necessario dare a detto Cesare, Pierluigi[511] per suo compagno, quale conosco persona d'utile et onore per la fabbrica; perchè ancora era solito della fabbrica e perchè stando in casa mia, mi potrà ragguagliare la sera quello si farà il giorno. Al quale le Signorie vostre li faranno ordinare il suo mandato della sua provisione cominciata il primo di questo mese, della quantità di quella di Cesare: altrimenti io la pagarò del mio: perchè io son resoluto, conoscendo il bisogno e utile della fabbrica, che vi stia. E a vostre Signorie mi racomando.

[509] Non è di mano di Michelangelo, e trovasi scritta nel foglio bianco di una lettera del Vasari a Michelangelo, de' 4 di novembre 1561.

[510] Cesare da Castel Durante, uno de' soprastanti alla Fabbrica di San Pietro. A costui l'otto di agosto 1563, essendo a San Pietro, furono date tre pugnalate, per le quali in breve si morì.

[511] Pier Luigi Gaeta, che il Vasari dice giovane, ma sufficientissimo, al quale accadde, nel 1561 essendo mandato da Michelangelo a cambiare certi ducati d'oro vecchi, di esser preso e messo in prigione per sospetto che avesse avuto mano nel furto di un gran tesoro trovato in que' giorni nella vigna di Orazio Muti.

MUSEO BRITANNICO. Di Firenze, 7 di gennaio 1524.

Aggiunta.

CDXCV.

(_A Giovanni Spina_).

Giovanni. — L'aportatore di questa sarà Antonio di Bernardo Mini che sta meco, al quale pagerete ducati quindici d'oro per conto de' modegli delle sepolture della sagrestia di San Lorenzo, che io fo per papa Clemente.

A dì sette di gennaio mille cinque cento ventitre.

Ricievuto detto dì.

Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Firenze.

FINE DELLE LETTERE A DIVERSI.

RICORDI DI MICHELANGELO BUONARROTI

DAL 1505 AL 1563.

SEPOLTURA DI GIULIO II.

[_Arch. Buon._ 1505?]

Per conto della sepultura mi bisogna ducati quattro cento ora e dipoi cento ducati il mese per il medesimo conto, come sono i nostri primi patti.

PITTURA DELLA SISTINA.

[_Museo Brit._ 1508 10 di maggio.]

Ricordo come oggi questo dì dieci di maggio nel mille cinque ciento otto io Michelagniolo scultore ò ricievuto dalla Santità del nostro signore papa Iulio secondo, ducati cinque ciento di camera, e' quali mi contò messer Carlino cameriere e messer Carlo degli Albizzi, per conto della pittura della vôlta della cappella di papa Sisto,[512] per la quale comincio oggi a lavorare, con quelle condizione e patti che appariscie per una scritta di monsignor reverendissimo di Pa(_via_)[513] e sottoscritta di mia mano.

[512] A proposito di questa pittura, per mostrare come Michelangelo, contro l'opinione d'alcuni, la cominciasse veramente nel maggio di quell'anno, ci pare opportuno di riferire il presente documento:

«A nome di Dio a dì 11 di magio 1508.

»Io Piero di Iacopo Roselli maestro di murare òne ricevuto ogi questo dì 11 magio deto di sopra, da Michelagnolo Bonaroti iscultore, ducati dieci d'oro di camera per parte di isciarvare (_scialbare_) la vòlta di papa Sisto in ne la cappella, e ariciare e fare quelo bisognerà: che fane fare papa Giulio. E per fede del vero òne fato questa di mia propria mano questo dì sopradeto duc. 10 d'oro di camera.

»A dì 24 di magio ducati quindici d'oro di camera ebi a dì deto e per lui da Francesco Granaci contanti duc. 15 d'oro di cam.

»E a dì 3 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 10 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 17 di Iulio ducati dieci d'oro di camera ebi contanti da Michelagnolo detto duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 27 di Iulio ducati trenta d'oro di camera per resto di ponte e de l'ariciato e di quelo òne fato insino a questo dì duc. 30 d'oro di cam.»

[513] Francesco Alidosi, vescovo di Pavia.

Pe' garzoni[514] della pittura che s'ànno a far venire da Fiorenza, che saranno garzoni cinque, ducati venti d'oro di camera per uno, con questa condizione; cioè, che quando e' saranno qua e che e' saranno d'accordo con esso noi, che i detti ducati venti per uno che gli àranno ricevuti, vadino a conto del loro salario; incominciando detto salario il dì che e' si partino da Fiorenza per venire qua. E quando non sieno d'accordo con esso noi, s'abbi a esser loro la metà di detti danari per le spese che àranno fatto a venire qua e per il tempo.

[514] Per mostrargli il modo del lavorare in fresco e d'aiutarlo.

SEPOLTURA DI GIULIO II.

[_Arch. Buon._ 1515 dal 6 di magg. al 14 di giugno.]

Nota de' danari che à 'uti Michelagniolo scultore per conto della sepoltura di papa Iulio:

Addì vj di maggio ducati 200 d'oro di camera Duc. 200 Addì xiiij di giugno ducati 200 d'oro di camera Duc. 200 Addì xxiij di luglio ducati 200 d'oro di camera Duc. 200 Addì xxvij di agosto ducati 200 d'oro di camera Duc. 200 Addì xv d'ottobre ducati 200 d'oro di camera Duc. 200 Addì xij di dicienbre ducati 200 d'oro di camera Duc. 200 Addì xx di febbraro ducati 200 d'oro di camera Duc. 200 Addì xiiij di giugno ducati 600 d'oro di camera Duc. 600 ————————— Duc. 2000

[1516 5 di gennaio.]

E a dì cinque di giennaio ò ricievuto da Bernardo Bini ducati cinque ciento d'oro di camera.

El ditto dì cinque di giennaio ebi ancora dal detto Bernardo ducati ciento d'oro di camera.

[24 di marzo.]

Io Michelagniolo ò ricievuto oggi questo dì venti quatro di marzo da Bernardo Bini una lettera di ducati mille secento d'oro largi, e' quali m'ànno a pagare e' Lanfredini in Firenze, e quando gli àrò ricievuti, anderanno al sopra detto conto.

[30 d'agosto.]

Io Michelagniolo ò ricievuto oggi questo dì penultimo d'agosto nel mille cinque cento sedici da' Lanfredini di Firenze ducati cinquecento largi, e oggi otto dì n'ebbi mille: che sono in tutto mille cinque cento largi, e' quali m'à fatto pagar qua Bernardo Bini pel sopra detto conto, cioè mille cinque cento largi. Fini' riscuotere il penultimo dì d'agosto nel mille cinque cento sedici per sopra detto conto.

[29 di novemb.]

Io Michelagniolo ò ricievuto oggi questo dì venti nove di novembre da Bernardo Bini ducati quattrocento d'oro di camera.

[1517 2 di gennaio.]

Io Michelagniolo ò avuti oggi questo dì dua di giennaio mille cinque cento sedici da Lanfredino Lanfredini e conpagni di Firenze ducati quattrocento largi d'oro, e' quali ricevè per me Buonarroto mio fratello, per una di cambio di Bernardo Bini di Roma.

[1518 di febbraio.]

E a dì.... di febraio mille cinque cento diciasette ebi da' Lanfredini per Bernardo Bini per conto della sepultura di papa Iulio, ducati quatrocento d'oro largi.

FACCIATA DI SAN LORENZO.

[_Museo Brit._ 1516 1 di dicembre.]

El primo dì di dicembre mille cinque cento sedici andai da Carrara a Roma a papa Leone per conto della facciata di San Lorenzo, e a dì sei di giennaio fui ritornato a Carrara: dua uomini e dua cavalli.

In Carrara per cercare delle colonne per detta opera ducati cinquanta a Cagione, ducati venti sei al Cucherello, ducati diciotto al Mancino. Dua volte da Carrara venni a vedere el modello che facea Baccio d'Agnolo, ch'è un mese, dua uomini e dua cavalli.

Venni da Carrara a segniare e' fondamenti di detta facciata di San Lorenzo e fargli fare: un mese dua uomini e dua cavalli.

A' primi scarpellini che io menai a Seravezza ducati venticinque in sull'osteria per infino che io fe' contratto con loro e in sul contratto ducati cento.

A Sandro di Poggio ducati cento.

A maestro Domenico e suo fratello ducati cento.

Al Zucha ducati cento cinquanta.

A Bardoccio ducati cinquanta dua.

A Michele ducati diciotto.

A Donato ducati cinquanta sette.

A Francesco Peri ducati dugiento settanta.

Nel collare la prima colonna, ducati sessanta.

Nel collare la seconda, ducati trenta.

El marmo che i' ò in Firenze per fare una figura per detta opera, ducati settanta.

Cinquanta dua ducati mandati ora a Carrara per figure per detta opera: un mese e mezzo v'è stato ora Pietro[515] per dette figure con un cavallo e un garzone.

[515] Pietro d'Urbano da Pistoia.

Otto mesi sono stato a cavallo, cioè dua cavalli e dua uomini: otto mesi.

In fare cavare da me e sterrare e cercare di marmi a Seravezza, ducati quaranta.

Fra scafaioli e carradori ducati dugiento cinquanta, e dieci ducati riebbi manco dagli scalpellini di Pietra Santa, di cento che io dètti loro, non volendo lor cavare.

[_Museo Brit._ 1516 5 di dicembre.]

A dì cinque di dicembre mille cinque cento sedici andai da Carrara a Roma a papa Leone, che mandò per me per conto della facciata di San Lorenzo.

[1517 7 di gennaio.]

E a dì sei, ovvero sette (_di gennaio_), sendo tornato a Carrara d'accordo col Papa a parole, giunse detto dì in Carrara uno detto Bentivoglio mandato da Iacopo Salviati, e portommi mille ducati da Iacopo Salviati per conto del Papa per l'opera di San Lorenzo.

[d'agosto]

Poi l'agosto (31) vegniente mi fece detto papa Leone venire a Firenze a fare un modello di legniame di detta opera: ond'io m'ammalai e Pietro che sta meco, e fùmo per morire. Di poi feci detto modello e manda'lo a Roma. E come el papa Leone lo vide, mi scrisse andassi là: così andai e là fùmo d'accordo di sopra detta opera e tolsila a fare in cottimo, come apparisce per la scritta: e volse detto papa Leone che el lavoro mio[516] di Roma io lo conducessi a Firenze a fare, per poter servire lui: e lui mi promesse cavarmi di tutte le spese del condurre in qua e ricondurre in là e di gabelle e danni e interessi, benchè la scritta nol dica.

[516] Intendi: _la sepoltura di papa Giulio_.

[1518 dal 6 al 25 di febbraio.]

[_Museo Brit._ 1519 dal 20 al 26 di marzo.]

A' dì sei di febraio seguente mille cinque cento diciassette tornai, ovvero giunsi a Firenze e a dì venti cinque ebbi da Iacopo Salviati ducati ottocento per papa Leone per detta opera e andai a Carrara: e mutandomi e' Carraresi e' patti fatti prima de' marmi di detta opera, andai a cavare a Pietra Santa e fecivi l'avviamento che oggi si vede fatto: che mai più innanzi v'era stato cavato: e attesi a cavare per detta opera in sino a dì venti di marzo mille cinque cento diciotto: e avendo a ordine, ovvero bozzate sei colonne di undici braccia e mezzo l'una per detta opera e molti altri marmi, come ancora si vede, venni a Firenze al Cardinale a chiedere danari per condurle. E a dì venti sei di marzo mille cinque cento diciannove mi fece pagare el cardinale de' Medici da' Gaddi per conto di papa Leone detto per detta opera, ducati cinque cento.

Nel collare la prima colonna, ducati sessanta. Vero è che la maggior parte fu nella mattina nel collare la seconda: undici nelle girelle di bronzo e sei nelle casse del ferro e in argani e in parati e in omini, ducati trenta: el marmo che i' ò in Firenze per fare una figura per la faccia, ducati settanta mi viene a me.

Cinquanta dua ducati dati ora di nuovo a Carrara ec.

In fare cavare da me a Seravezza e in fare sterrare e cercare d'avviamenti per fare cavare, ducati circa quaranta. Àcci di spesa fra scafaioli e carradori ducati circa dugiento cinquanta.

Dieci ducati riebbi manco dagli scarpellini di Pietra Santa, di cento che io dètti loro perchè e' cavassino, non volendo lor poi cavare.

Venni per fare el modello da Carrara e ammala'mi. Dipoi lo feci e mandai Pietro con esso a Roma: dipoi andai io: che fùrno circa tre mesi, ogni cosa a mie spese, salvo che le giornate d'un garzone. Per cera che pagò Bernardo Nicolini.

Fui ancora mandato da Roma a Seravezza innanzi vi si cominciassi a cavare, a vedere se v'era marmi: che spesi in quella gita circa venticinque ducati.

De' danni mia non si seguitando la sopradetta opera a Roma, le masserizie di casa, marmi e lavori fatti e levare e' marmi lavorati di Firenze e ricondurgli a Roma, e 'l tempo che io non ò lavorato per questo conto.

[_Arch. Buon._ 1516 dal 5 al 15 di settembre.]

Ricordo come oggi questo dì cinque di settembre giunsi in Carrara nel mille cinque cento sedici.

E a dì sette di detto mese tolsi a pigione una casa di Francesco di Pelliccia.

E a dì quattordici del detto prestai al detto Francesco di Pelliccia ducati venti largi, come apparisce per una sua scritta.

E a dì quindici del detto prestai al Mancino, figliuolo di Gian Pagolo di Cagione, e a Betto di Nardo suo compagno, ducati tre largi in sulla porta della chiesa di Carrara, presente Matteo di Cuccherello, con condizione che cavando loro marmi al mio proposito, io ne pigliassi, e andassino in quel conto; e nol facendo, me gli avessino a rendere.

[_Arch. di Stato in Firenze._ 1517 3 di gennaio.]

Io Michelagniolo di Lodovico Buonarroti ò ricievuto ogi questo dì tre di gennaio in Carrara da papa Leone ducati mille d'oro largi per le mani di Iacopo Salviati: e' quali m'à mandati detto Iacopo per uno suo servitore detto Bentivoglio fiorentino qui in Carrara, come è detto: e e' detti danari, ciò è ducati mille, gli ò a spendere per commessione di detto papa Leone i' marmi per la facciata di San Lorenzo di Firenze che lui vuole fare. E per fede di ciò io Michelagniolo detto ò fatto questa quitanza di mia propria mano, questo dì sopra detto nel mille cinque cento sedici.

(_Fuori d'altra mano._)

1516. Quitanza di Michelagniolo Buonarroti di ducati M d'oro mandatoli a Carrara.[517]

[517] Pubblicato la prima volta col _fac-simile_ in litografia nel _Giornale storico degli Archivi toscani_, anno I, pag. 50. Firenze, Cellini, 1857, in-8º.

[_Arch. Buon._ 1517 21 gennaio.]

Ricordo come oggi questo dì venti uno di gennaio mille cinque cento sedici, lasciai a serbo a maestro Domenico scultore[518] da Settignano in Carrara, ducati mille d'oro larghi, e scudi diciassette per tanto ch'io tornassi da Firenze o io, o altri per me.

[518] Fancelli detto il _Zara,_ del quale è stato parlato altra volta.

[7 detto.]

Adì sette di gennaio parti' da Firenze per Pietrasanta, e portai sessantuno ducato meco.

Per le pianelle ducati cinque.

A Meo fondatore ducati sei ò a scrivere.

[5 di febbraio.]

Pietro di Francesco da Sa' Piero a Ponti fornaciaro ducati tre, a dì cinque febraio.

[1516 5 di dicembre.]

Ricordo come io Michelagniolo di Lodovico Simoni sendo a Carrara per mie faccende, ebbi da papa Leone che io dovessi andare insino a Roma per conto della facciata di San Lorenzo: ond'io a dì 5 di dicembre mille cinque cento sedici mi parti' da Carrara e andai al detto papa, e restato d'accordo, seco mi tornai a Carrara: e quando fui a Firenze, lasciai a Baccio d'Agnolo el disegno che avevo fatto a Roma di detta opera, che ne facessi un modello. [31 detto.] Dipoi send'io giunto a Carrara l'ultimo di dicembre sopradetto, tornato da Roma, (_ebbi_) adì circa otto del mese seguente [1517 8 di gennaio.], da papa Leone ducati mille d'oro, cioè ducati mille larghi, e' quali mi mandò Iacopo Salviati a Carrara per uno suo servidore chiamato Bentivoglio. Poi passato circa un mese, venni da Carrara a Firenze dua volte, come mi fu commesso, a vedere il modello che io avevo lasciato a fare al detto Baccio, e ancora venni poi un'altra volta, come mi fu scritto dal Papa per Domenico Boninsegni di Carrara, a far fare e a segnare e' fondamenti della detta facciata di San Lorenzo. E veduto all'ultimo che 'l detto Baccio non aveva saputo o voluto fare el modello secondo el mio disegno; send'io ritornato a Carrara alle mia faccende, mi fu riscritto dal Papa pel detto Domenico ch'io dovessi lasciare ogni cosa e ritornare a Firenze a far fare io el detto modello: e così feci: e parti'mi da Carrara all'ultimo d'agosto [31 d'agosto.], e feci fare el modello, e Bernardo Niccolini pagò el legname e le giornate d'un garzone che lo lavorò. Dipoi lo mandai a Roma e mandai seco un mio garzone:[519] ogni cosa a mia spese, salvo che el mulattiere non pagai io. Dipoi giunto il mulattiere a Roma col modello, ebbi lettere che io dovessi andar subito là: e così andai: ogni cosa sempre a mia spese: e giunto al Papa, restàmo di nuovo d'accordo insieme, come apparisce per dua scritte della sopradetta opera. [1518 6 di febbraio.] E dipoi a dì sei di febbraio giunsi a Firenze per andare a Carrara a dare ordine a' marmi per detta opera; e stetti a Firenze per insino a dì venticinque di febbraio 1517 [25 detto.]; el qual dì ebbi da papa Leone per le mani di Iacopo Salviati ducati ottocento d'oro larghi.

[519] Cioè, Pietro Urbano da Pistoia.

[1517 25 d'aprile.]

Ricordo[520] come Michelagnolo comperò da Lotto da Carrara una pietra che è grossa per ogni verso 4 braccia, cioè a Sponda, e detteliene 10 ducati e io per lui Piero Urbano da Pistoia liene contai in bottega di Bernardino del Berrettaio, presente lui, Bernardino e Lazero di Petorso da Carrara amendui, cioè li contai contanti scudi dieci .... scudi 10.

[520] Questi Ricordi sono scritti da Pietro Urbano.

[5 d'agosto.]

Ricordo come oggi questo dì 5 di agosto 1517, Domenico di Betto di Nardo da Torano ebbe oggi questo dì sopra scritto da Michelagnolo ducati uno per conto di bozzare certi marmi che lui à al Polvaccio, in presenzia di me Piero Urbano suo garzone: cioè ducati uno .... duc. 1.

E più dètte a dì 5 d'agosto 1517 dètte Michelagnolo a Iacopo detto Pollina da Torano ducati due per bozzare certi marmi che el detto Michelagnolo à al Polvaccio, in presenzia di Matteo di Cuccarello e di me Piero Urbano soprascritto: cioè ducati due .... duc. 2.

[14 detto.]

E più dètte Michelagnolo a dì 14 d'agosto al Pollina ducati uno e uno ducato a Menico di Betto di Nardo da Torano per conto di lavorare certi marmi che sono in sulla cava di Lione che li comperò da maestro Domenico fiorentino.[521]

[521] Il detto Fancelli.

Io Piero Urbano tengo conto de' danari che io spendo per Michelagnolo.

[1518 2 di gennaio.]

E a dì 2 di gennaio 1517 ebbe mona Vegnuta da maestro Domenico fiorentino uno scudo per Michelagnolo che gliel dèsse .... scudi 1.

[22 detto.]

E dì 22 di gennaio 1517 entrò Michelagnolo in casa di Francesco Maria a pigione; l'à tolta da monna Vegnuta, che gliene dà uno scudo el mese.

[14 di febbraio.]

E più a dì 14 di feraio 1517 ebbe da Piero Urbano; prèstolesi per Michelagnolo; carlini tre.

[22 detto.]

E più a dì 22 feraio 1517 ebbe da me Piero Urbano da Pistoia Francesco Maria carlini 11, 16, per conto di pigione de la sopra scritta casa, per Michelagnolo. Li pagai che mel commesse.

[5 di marzo.]

E più ò dati stasera a dì 5 di marzo 1517 scudi 3 al sopradetto Francesco Maria: e' quali scudi ne richiese Michelagnolo in presto, dicendo volere ire a Firenze e io lien'ò portati, com'è detto, presente la madre, cioè mona Novella, e Cagione e Tone loro parenti.

[10 di giugno.]

E a dì 10 di giugno 1518 dètti io Piero Urbano per Michelagnolo a Francesco Maria scudi 1 per conto della casa, in presenzia de la moglie di ser Galvano, e la madre.

[4 d'agosto.]

E più a dì 4 d'agosto 1518 ebe Francesco Maria sopra scritto ducati uno da Michelagnolo: io per lui lielo dètti per conto della casa che elli à a pigione: cioè ducati 1.

[1517 12 di febbraio.]

Ricordo come stasera a dì dodici di febbraio ò pagato a maestro Domenico detto Zara, presente maestro Giovanni suo fratello, da Settignano, scudi sette e mezzo d'una pietra che e' m'à venduta, che lui avea al Polvaccio nel ravanetto di Leone, lunga braccia circa sei e e larga due e mezzo e grossa un braccio e dua terzi.

[30 d'aprile.]

E a dì 30 d'aprile 1517 ricordo come Michelagnolo di Lodovico Buonarroti dètte al Pollina scudi 4 per bozzare certi marmi ch'el detto Michelagnolo à al Polvaccio; e 'l detto Pollina li promesse in presenzia di me Piero Urbano e ser Lionardo, e disse di cominciare fra 10 o dodici dì: e 'l detto ser Lionardo ne fu rogato per un contratto, che n'appare per lui, cioè scudi 4 in presenzia di me Piero Urbano sopra scritto, e messer Lionardo: glieli dètte el detto Michelagnolo .... scudi 4.

[16 di maggio.]

Ricordo[522] come oggi questo dì sedici di maggio, Lionardo detto Casione di Carrara m'ha domandato scudi quattro o cinque per dare a' lavoranti per conto di cento carrate di marmi ch'e' m'à cavare e dare in barca, come apparisce per contratto in forma Camera di ser Calvano da Carrara; e io gli ho dati scudi dieci in piazza, sotto la casa d'Andrea Ferraro, presente il mio garzone, cioè Pietro Urbano da Pistoia, e lui mandai in casa per essi il detto dì nel mille cinque cento diciassette.

Io Michelagniolo scultore, di Lodovico Buonarrota Simoni, fiorentino, in Carrara.

[522] Di mano di Michelangelo.

[25 di giugno.]

E più ebbe a dì 25 di giugno 1517 da me Piero Urbano scudi 2 per abbozzare certi marmi che sono al Polvaccio per Michelagnolo; glieli pagai in presenzia del detto Michelagnolo in Carrara, contanti .... scudi 2.

[9 di luglio.]

Al nome di Dio, a dì 9 di lugio 1517.

Prima noi metiamo d'una carata el pezo o de' dua, dui ducati la carata.

E de tre in fine a sei carata, ducati quatro la carata.

E de sete fine in otto carata, ducati cinque la carata.

E de novi e de diece carata, ducati sete la carata.

E le colone col capitelo e la basa, metiamo ducati 120 l'una.

E de architravi di carate 15 l'uno, metiamo ducati 90 l'uno.[523]

[523] Questo conto fanno i cavatori.

[12 detto.]

A dì 12 di luglio 1517.

Io Piero Urbano da Pistoia dètti a Toschino scudi uno, perchè Matteo di Cuccarello lo chiese a Michelagniolo per conto di certi marmi ch'el detto Matteo e 'l Mancino in solido li fanno al Polvaccio, come n'appare per un contratto di ser Calvano; e per questo el detto Michelagnolo gliel'à dato. E io Piero sopra scritto per comandamento di Matteo lo dètti al detto Toschino in presenzia di Cagione, dì e anno ec. scudi 1.

[1517 17 di luglio.]