Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 3
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 5 di gennaio (1510).
XVII.
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io vi scrissi per l'ultima come mi parea da comperare. Ora voi m'avisate che avete per le mani, oltra quello di Girolamo Cini, un altro podere a Pazolatico. Io gli comperei amendua, se e' sodi son buoni: ma vedete d'aprir gli ochi, che e' non s'abi poi a piatire. Fate con ogni diligenzia d'esser ben sodi. De' casi della casa[25] m'è dato buone parole. Non è cosa che importi: perchè io so e' non me ne va altro che la pigione del tempo che io ci starò. Non bisognia averne passione altrimenti. Buonarroto mi scrive del tôr donna: io vi scrivo la mia fantasia come è; e questa è, che io fo disegno infra cinque mesi o sei liberarvi tutti e donarvi ciò che voi avete di mio insino a questo dì; e poi che voi facciate tutto quello che vi pare: e di quello che io potrò, sempre v'aiuterò a ogni modo tutti quanti. Ma bene conforto Buonarroto che per tutta questa state non togga moglie; e se io vi fussi apresso, vi direi el perchè: poi che è stato tanto, non sarà più vechio per istar se' mesi.[26] Pur scrivemi Buonarroto che Bernardino[27] di Pier Basso à desiderio di venir qua a star meco: se vol venire, venga adesso, inanzi che io tolga altri, perchè voglio cominciare a far qualcosa. El salario, gli darò quello mi scrivesti, cioè tre ducati el mese e le spese. Vero è che io vivo semplicemente in casa e così voglio stare. Avisatenelo e non indugi; e infra otto dì, se non gli piacerà l'esser mio, potrà tornarsi in costà e io gli darò tanti danari che torni. Non m'acade altro.
A dì cinque di giennaio.
MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
[25] Fino dal tempo che Michelangelo cominciò in Roma la sepoltura di papa Giulio, egli era tornato in una casa avuta dal Papa, della quale pagava la pigione e dove lavorava i marmi fatti condurre per quell'opera da Carrara. Ma per la nuova convenzione stipulata agli 8 di luglio del 1516, tra il Buonarroti e gli esecutori testamentari di papa Giulio, fu concesso a Michelangelo di abitare quella casa gratuitamente, per nove anni (che tanti doveva durare quel lavoro fino all'ultima sua perfezione), cominciando dal 1513, ossia dal tempo che per conto della detta sepoltura fu stipulata la seconda convenzione, la quale restò annullata colla nuova. Nel cui transunto scritto in volgare dalla mano stessa di Michelangelo, la casa è così descritta: _Una chasa con palchi, sale, chamere, terreni, orto, pozzi, e sui altri habituri, posta in Roma in nella regione di Treio_ (Trevi) _apresso alle cose di Ieronimo Petrucci da Velletri, apresso alle cose di Pietro de' Rossi, dinanzi la via pubblica, adpresso a Santa Maria del Loreto: confini dirieto, apresso le cose delli figlioli di messer Carlo Crispo, apresso le cose di messer Pietro Paluzzi, e la via pubblica dirieto risponde la piaza di San Marco._ Il suo possesso fu poi contrastato a Michelangelo, quando nel 1525 e nel 1542 furono stipulati nuovi contratti con Francesco Maria e Guidobaldo duchi di Urbino.
[26] Buonarroto indugiò più che non desiderava Michelangelo a pigliar moglie, perchè solamente nel 1516 sposò la Bartolomea di Ghezzo della Casa con dote di 500 fiorini di suggello, da lui confessata a' 19 di maggio del detto anno per strumento rogato da Ser Andrea Caiani.
[27] Scultore da Settignano, che poi lavorò nella Sagrestia nuova di San Lorenzo. Morì nel 1551.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (del gennaio 1510).
XVIII.
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Reverendissimo padre. Io vi risposi de' casi di Bernardino, com'io volevo prima aconciar la cosa della casa che voi sapete: e così vi rispondo adesso. Io mandai prima per lui, perchè mi fu promesso infra pochi dì che la s'aconcierebbe e che io cominciassi a lavorare.[28] Dipoi ò visto che la sarà cosa lunga, e cerco in questo mezo se io ne truovo un'altra al proposito per uscirmene, e non voglio far lavorare niente, se prima non sono aconcio. Però raguagliatelo come sta la cosa. Del fanciullo che venne, quel rubaldo del mulattiere mi guntò d'un ducato: prese el giuramento che era restato così d'acordo, cioè di du' ducati d'oro largi; e tutti e' fanciugli che vengono qua co' mulattieri non si dà più che dieci carlini. Io n'ò avuto più sdegnio che se io avessi perduti venticinque ducati, perchè vego che è cosa del padre che l'à voluto mandare in sur un mulo molto onorevolmente. Oh io non ebi mai tanto bene, io! L'altra che 'l padre mi disse e 'l fanciullo insieme, che farebbe ogni cosa, e governerebe la mula e dormirebbe in terra se bisogniassi: e a me bisognia governallo. Mancavami faccienda oltre quella che i' ò avuta poi che io tornai! che ò avuto el mio garzone che io lasciai qua, amalato dal dì che io tornai per insino adesso. Vero è che adesso sta meglio, ma è stato in transito, sfidato da' medici, circa un mese, che mai sono intrato in letto; sanza molte altre mie: ora ò avuto questa merda seca di questo fanciullo che dice, che dice (_sic_) che non vuole perder tempo, che vole imparare: e dissemi costà, che e' gli bastava dua o tre ore el dì: adesso non gli basta tutto el dì, che e' vuole anche tutta la notte disegniare. Sono e' consigli del padre. Se io gli dicessi niente, direbbe che io non volessi che egli imparassi. I' ò bisognio d'esser governato: e se e' non si sentiva da farlo, non dovevano mettermi in questa spesa. Ma son fagnioni, ma son fagnioni[29] e vanno a un certo fine, che basta. Io vi prego che voi me lo facciate levar dinanzi, perchè e' m'à tanto infastidito, che io non posso più. El mulattiere à avuti tanti danari, che e' lo può molto bene rimenare in costà: e' è amico del padre suo. Dite al padre che rimandi per esso: io non gli darei più un quatrino; che io non ò danari. Àrò tanta pazienzia che e' mandi per esso; e se e' non manda, lo manderò via: benchè io lo cacciai el secondo dì via e po' altre volte ancora, e non lo crede.
De' casi della bottega, io manderò a voi costà cento ducati sabato che viene; con questo, che se voi vedete che gli attendino a far bene, voi gli diate loro e che me ne faccino creditore, com'io restai con Buonarroto, quando partì: quanto che e' non attendessino a far bene, mettetegli in Santa Maria Nuova a' mia conti. Del comperare non è ancora tempo.
Vostro MICHELAGNIOLO in Roma.
Se voi parlassi al padre del fanciullo, ditegli la cosa con buon mo', modo,[30] che gli è buon fanciullo, ma che gli è troppo gientile, e che e' non è atto al servizio mio, e che si mandi per esso.
[28] Parla della sepoltura di papa Giulio.
[29] Così è replicato nell'autografo.
[30] Così sta nell'autografo.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (di gennaio 1510).
XIX.
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io vi mando cento ducati d'oro largi, con questo che gli diate a Buonarroto e agli altri e facciatemene far creditore alla bottega; e se gli attenderanno a far bene, io gl'aiuterò di mano in mano quanto potrò: ditelo loro: però andrete, visto la presente, a Bonifazio, o a Lorenzo Benintendi, voi e Buonarroto, e lui ve gli pagerà: vi pagerà cento ducati d'oro largi per tanti n'à da me qua Baldassare Balducci. Io vi risposi del comperare non era tempo. Delle mie cose di qua farò el meglio che io potrò: Idio m'aiuterà. Scrissivi del fanciullo che 'l padre si rimandassi per esso e che io non gli dare' più danari; e così vi rafermo: el vetturale è pagato ancora per rimenarlo in costà. El fanciullo è buono costà per istarsi a imparare e tornarsi col padre e co' la madre: qua non vale un quatrino, e fami stentare com'una bestia e l'altro mio garzone non escie ancora di letto. Vero è che io non l'ò in casa, perchè quando fu' straco, che io non potevo più, lo mandai in camera d'un suo fratello. Io non ò danari. Questi che io vi mando, me gli cavo dal cuore e anche non mi par lecito domandarne, perchè io non fo lavorare e io solo lavoro poco. Come ò aconcio questa mia facenda della casa, spero cominciare a lavorare forte.
MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 5 di settembre (1510).
XX.[31]
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. I' ò avuta una vostra stamani adì 5 di settembre, la quale m'à dato e dà gran passione, intendendo che Buonarroto sta male. Pregovi, visto la presente, m'avisiate come sta; perchè se stéssi pur male, io verrei per le poste insino costà di questa settimana che viene, benchè mi sarebe grandissimo danno: e questo è che io resto avere cinque cento ducati di patto fatto guadagniati e altrettanta me ne dovea dare el Papa per mettere mano nell'altra parte della opera.[32] E lui s'è partito di qua[33] e non m'à lasciato ordine nessuno, i' modo che mi trovo sanza danari, nè so quello m'abbia a fare. Se mi partissi, non vorrei che sdegniassi e perdermi el mio; e stare, mal posso. Ògli scritto una lettera e aspetto la risposta: pure se Buonarroto sta in pericolo, avisate, perchè lascierò ogni cosa. Fate buoni provedimenti, e che e' non manchi per danari per aiutarlo. Andate a Santa Maria Nuova allo Spedalingo, e mostrategli la mia lettera se non vi presta fede, e fatevi dare cinquanta e cento ducati, quegli che bisogniano, e non abiate rispetto nessuno. Non vi date passione, perchè Dio non ci à creati per abandonarci. Rispondete subito, e ditemi resoluto se ò a venire, o no.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
[31] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 706.
[32] Dopo la vôlta, Michelangelo doveva dipingere anche le facce della Cappella, com'era di patto: ma poi, perchè papa Giulio fu da altre e più gravi faccende distratto, ed in ultimo se ne morì, la cosa non andò più innanzi.
[33] Il Papa era partito di Roma ai primi giorni di settembre del 1510 per andare all'impresa di Ferrara.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 7 di settembre 1510.
XXI.[34]
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Padre carissimo. I' ò per l'ultima vostra avuto grandissima passione intendendo come Buonarroto sta male: però subito visto la presente, andate allo Spedalingo e fatevi dare cinquanta o ciento ducati, bisognandovi, e fate che e' sia provisto bene di tutte le cose necessarie e che e' non manchi per danari. Avisovi come io resto avere qua dal Papa ducati cinquecento guadagniati, e altrettanta me ne dovea dare per fare el ponte e seguitare l'altra parte dell'opera mia. E lui s'è partito di qua e non m'à lasciato ordine nessuno. Io gli ò scritto una lettera. Non so quello si seguiterà. Io sarei venuto, subito ch'io ebbi la vostra ultima insino costà, ma se partissi senza licenza, dubito el Papa non si crucciassi e che io non perdessi quello che ò avere. Non dimanco se Buonarroto stéssi pur male, avisate subito, perchè, se vi pare, monterò in sulle poste e sarò costà in dua dì; perchè gli uomini vagliono più che e' danari. Avisate subito, perchè sto con gran passione.
A dì 7 di settembre.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
[34] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 706.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 15 di settembre (1510).
XXII.[35]
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. I' ò dato qua a Giovanni Balducci ducati trecento cinquanta d'oro largi, e' quali facci pagare costà a voi. Però, visto la presente, andate a Bonifazio Fazi, e lui ve gli pagerà, ciò è vi darà ducati trecento cinquanta d'oro largi. Poi che gli avete ricevuti, portategli allo Spedalingo, e fategli aconciare, come voi sapete che gli à aconcio l'altri per me. Rèstavi cierti ducati spicciolati e' quali vi scrissi che voi ve gli togliessi: se non gli avete presi, pigliategli a posta vostra; e se avete bisognio di più, pigliate ciò che voi avete di bisognio; che tanto quanto avete di bisognio, tanto vi dono, se bene gli spendessi tutti; e se bisognia che io scriva allo Spedalingo niente, avisate.
Intendo per l'ultima vostra, come la cosa va: n'ò passione assai: non ve ne posso aiutare altrimenti: ma per questo non vi sbigottite, e non ve ne date un'oncia di maninconia, perchè se si perde la roba, non si perde la vita. Io ne farò tanta per voi, che sarà più che quella che voi perderete: ma ricordovi ben, che voi none facciate stima, perchè è cosa fallace. Pure fate la diligenzia vostra e ringraziate Idio, che poi che questa tribulazione aveva a venire, che la sia venuta in un tempo che voi ve ne potete aiutare meglio, che non àresti fatto pel passato. Attendete a vivere e più presto lasciate andare la roba che patire disagi, che io v'ò più caro vivo e povero; chè morto voi, io non àrei tutto l'oro del mondo: e se coteste cicale costà o altri vi riprende, lasciategli dire, che e' sono uomini sconoscienti e senza amore.
A dì quindici di settembre.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
Quando voi portate i danari allo Spedalingo, menate con voi Buonarroto, e nè voi, nè lui none parlate a uomo del mondo, per buon rispetto; ciò è nè voi, nè Buonarroto non parlate che io mandi danari, nè di questi, nè d'altri.
[35] Pubblicata, ma non intiera, dal Grimm, Op. cit., pag. 704.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (3 d'ottobre 1510).
XXIII.[36]
_A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze._
Padre carissimo. Io andai martedì a parlare al Papa: il perchè v'aviserò più per agio: basta che mercoledì mattina io vi ritornai, e lui mi fece pagare quatro ciento ducati d'oro di Camera, de' quali ne mando costà trecento d'oro largi, e per trecento ducati d'oro largi ne do qua agli Altoviti che costà sien pagati a voi dagli Strozi. Però fate le quitanze che stien bene e portategli allo Spedalingo e fategli aconciare come gli altri, e ramentategli el podere: e se lui vi dà parole, ingiegniatevi comperare da altri, quando veggiate essere sicuro, e per insino a mille quatro ciento ducati vi do licenzia gli possiate spendere. Menate con voi Buonarroto, e pregate lo Spedalingo che ci voglia servire. Fate il possibile comperare da lui, perchè è più sicuro.
Io vi scrissi che le mie cose o disegni o altro non fussino toche da nessuno. Non me ne avete risposto niente. Par che voi non legiate le mie lettere. Non altro. Pregate Idio che io abi onore qua e che io contenti el Papa, perchè spero se lo contento, arèno qualche bene da lui: e ancora pregate Dio per lui.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
[36] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 707.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 11 d'ottobre (1510).
XXIV.
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io vi mandai sabato trecento ducati d'oro largi per gli Altoviti, che costà vi fussino pagati dagli Strozzi, e così credo gli àrete ricievuti e fatto quanto vi scrissi. Però n'avisate, e avisatemi quello che fa lo Spedalingo, se e' vi dà parole. Non altro. Non ho tempo da scrivere. Pregovi m'avisiate di qualcosa, che qua si dice molte favole.
A dì undici d'ottobre.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXV.
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io non risposi sabato alla vostra, perchè non ebi tempo. Circa e' casi dello Spedalingo, a me pare che lo scrivergli che vi pagi e' danari a vostra posta, sia quel medesimo che non gli scrivere; perchè lui adesso sa per certo che voi non anderete a levare e' danari se non quando àrete comperato, e quel medesimo si saperà quand'io gli àrò scritto. Pure avisatemi del nome suo e com'io gli ò a scrivere: e tanto farò. Delle cose che voi avete per le mani, io risposi a Buonarroto, che e' non mi dava noia nè presso nè lontano, pur che avessino buon sodo. Della cosa di Luigi Gerardini non me ne fido, perchè se fussi cosa sicura, stimo a questa ora sarebbe venduta. Non so perchè sia più riservata a noi, che a altri; e parmi che la sua necessità lo facci risicare in questa cosa. Non mi acade altro. Andate adagio: forse verrà voglia a lo Spedalingo di darci qualche cosa.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXVI.
_A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze._
Padre carissimo. Io non ò potuto prima rispondere alle vostre. Intendo, intendo[37] per l'ultima, come avete molte cose per le mani, ma triste, e così credo: e parmi esser certo non si possa comperare fuor di Santa Maria Nuova cosa senza pericolo. Però mi pare d'aspettare ancora qualche mese lo Spedalingo, perchè forse ancora lui aspetta qualche tempo per servirci; e se pure in questo mezo trovassi qualche cosa sicura e buona, toglietela e non guardate in cento ducati al pregio: e se non comperrete nè dallo Spedalingo nè da altri, io spero d'essere costà in questa Pasqua d'agniello e piglierèno qualche partito: che io non voglio che lo Spedalingo tenga e' danari mia e ci istrazi. Io ebbi più giorni fa una di Buonarroto, e non gli ò potuto dipoi rispondere. Fate mia scusa. Risponderò com'io potrò. Non mi acade altro.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
[37] Così sta nell'autografo.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 8 di marzo 1511.
XXVII.
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io no' risposi all'ultima vostra, perchè avevo avisato Buonarroto di quello che a me parea che voi facessi, potendo; dipoi di nuovo per l'ultima che io scrissi a Buonarroto gli scrissi il medesimo, e che lui ve la leggiessi: e così credo abbiate inteso: non dimanco non potendo voi, non domando niente. Quello che mi parea che voi facessi, solo era per poter meglio aiutare o fare quello che ò promesso a cotestoro. Fate quello che potete, e non pigliate amirazione nessuna del mio scrivere, perchè sono disposto verso tutti voi, come sempre sono stato.
A dì 8 di marzo 1510.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXVIII.
_A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io ò ricevuto dua vostre lettere e una di Buonarroto d'un medesimo tenore. Vero è che per quella di Buonarroto intendo come siate iti a vedere un podere in quello di Prato, che è una cosa bella, e come siate dietro al sodo, e se fie buono, farete 'l mercato. A me piacerebbe assai che e' si comperassi, ma io conosco di chi e' gli è, e non mi va per la fantasia che la sia cosa netta. Però aprite gli ochi e non ve ne impacciate, se non siate sicuro. De' casi di Roma c'è stato qualche sospetto, e ancora c'è, ma non tanto. Stimasi che le cose s'aconceranno: che Dio ce ne dia la grazia. Non v'ò da dire altro. Questa state stimo esser costà a ogni modo.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXIX.
_A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io vi risposi per l'ultima mia, come a me non andava per la fantasia che quel podere che è per la via di Prato avessi buon sodo. Dipoi mi sono informato meglio, e parmi, se io non mi inganno, da non se ne impacciare. Voi m'avisate di nuovo come lo Spedalingo v'à mandato a vederne uno dua miglia discosto da Firenze, e come vi pare molto caro, e oltra di questo, non viene a cunclusione nessuna. Io vi dico, che quando si comperassi più cinquanta o ciento ducati da lui un podere che da altri, non sare' malfatto; ma non ci ò speranza, perchè io credo che sia un gran ribaldo. Quello che voi dite aver per le mani al piano della Fonte in Valdarno, quando fussi cosa buona, non mi dispiacerebbe: pure fate quello che pare a voi e comperate quello che vi piace, perchè quello che piacerà a voi, piacerà anche a me, e sia dove vole, purchè gli abi buon sodo. Io non v'ò da dire altro. In questa state verrò a ogni modo costà, se a Dio piacerà, e leverèno el gioco allo Spedalingo, se non ci dà qualcosa in questo mezo. Di Francesco di Consiglio[38] non bisognia che voi m'avisiate, perchè suo padre non fe' tal piacere a voi, che io abbi da farne a lui: e chi vuol far male, suo danno.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
Quando voi mi scrivete, non mi mandate più le lettere per via degli Altoviti. Mandatele come solevi al banco di Balduccio; e se le mandate per altri banchi, scrivete in sulla lettera: data in bottega di Baccio Bettini: e la mi sarà data.
[38] Figliuolo di quel Consiglio merciaio che piatì con Lodovico, come è stato detto indietro.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXX.
_A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Io v'avisai di quello che io m'ero informato qua, e quello che n'aveo inteso; ciò è come l'era cosa più presto pericolosa che no: dico del podere che è in quel di Prato: pure voi siate in sul fatto e vedete e intendete meglio di me. Fate quello che a voi pare. Della fede che voi volete che io facci allo Spedalingo, fate conto che io sia lo Spedalingo e fatemene una apunto colla soprascritta, e con ogni cosa, e io la copierò apunto, e manderòvela, perchè io non so el nome suo e non la saprei fare. Sichè non abbiate paura: che quando voi avessi comperato, non volendo lo Spedalingo darvi e' danari, io verrei costà in persona a farvegli dare. Se comperate, non togliete presso a Arno o altro fiume cattivo: abiate cura quello che lo Spedalingo vi vol dare: se lo potete tirare a prezo ragionevole, toglietelo; e ancora quando fussi un poco disonesto, ma non tanto, sare' da torlo. Non mi acade altro. Qua non si vede ancora quel pericolo che costà si crede, e Dio ci dia grazia che la vadi bene.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
Mandatemi quella copia della fede apunto, come voi volete che la stia, e io subito ve la manderò: e portatela allo Spedalingo e àròllo caro, acciò che e' vega che no' vogliàno comperare a ogni modo.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXXI.
_A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. Poi che io vi scrissi, ò inteso che solo per una fede di mia mano lo Spedalingo se ne farebbe befe: e però io ò fatto fare una procura e màndovela in questa che voi possiate mostrarla allo Spedalingo e come mio procuratore possiate farvi dare de' mia danari tanti, quanto monterà la possessione che voi comperate: e così credo che lui farà: e s'ella non vale, avisatemi.
La detta procura à fatta qua uno notaio fiorentino che si chiama ser Albizo. Io vi fo mio procuratore in questa cosa, ciò è nel risquotere dallo Spedalingo, overo farsi dare da lui tanti de' mia danari che e' tiene, quanto monterà la possessione che voi compererete, con la gabella; con questo, che in nessuna altra cosa non dobbiate ispendere un quatrino di mio sanza mia licenzia, nè levarne più che quello che bisognia per la detta compera dal detto Spedalingo. Di questa medesima sentenzia credo che sia la procura, perchè così ò informato il notaio.
Se voi comperate, sopra tutto abbiate cura al sodo e avisatemi quello che fate, overo quando avete comperato. Non altro. Questa state sanza manco nessuno ne verrò costà: el più che io possa indugiare sarà infino a settembre; ma non credo star tanto.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXXII.
_A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._
Carissimo padre. I' ò inteso per l'ultima vostra, come le cose vanno bene di costà e come la procura che vi mandai stette bene. Tutto mi piace. Ora io àrei caro, che voi intendessi dallo spedalingo di Santa Maria Nuova se e' volessi vendere qualche possessione buona di prezo di dumila ducati largi, perchè io ò questi danari qua in sul banco di Balduccio e non mi fanno frutto nessuno. Sono stato in fantasia di spendergli qua per farmi una entrata che m'aiuti a far questa opera: dipoi ò disposto com'io ò finiti questi marmi che io ò qua, venire a fare il resto costà. Però mi pare da comperare costà: però intendete e rispondetemi più presto che potete; e se e' vi pare che io gli facci pagare questi danari costà e dipositargli in Santa Maria Nova inanzi che l'uomo comperi, acciò che ci venda poi più volentieri. Ancora avisate.
Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1512).
XXXIII.
_A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze._