Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 23

Chapter 233,982 wordsPublic domain

Io vi scrivo sopra e' ragionamenti di iersera, e sopra e' casi di Stefano:[338] io insino a qui non l'ò messo in luogo, che se io non vi potevo essere io, i' non n'avessi trovato un altro da mettervi: tutto ò fatto per fargli bene e non per mia utilità, ma per sua; e così ultimamente. Ciò che io fo, fo per suo bene, perchè ò fatto impresa di fargli bene, e non la posso lasciare: e non creda o non dica che io lo facci per mia bisogni, chè grazia di Dio non mi manca uomini: e se l'ò stimolato a questi dì più che l'ordinario, l'ò fatto perchè io sono ancora io più obrigato che l'ordinario: e èmmi forza intendere se e' può o se vuole, o se e' sa servirmi, per potere pensare a' casi mia. E non veggendo molto chiaro l'animo suo, richiesi iersera voi che fussi mezzo a farmi intendere l'oppenione suo, e se e' sa fare quello di che io lo richiego, o se e' può o se e' vuole, o se e' sa e vuole e può: che voi intendessi da lui quello che e' vuole el mese a essere sopra e' garzoni e insegnare lor fare la materia e quello che io ordinerò: e e' garzoni gli ò a pagare io. Io vi richiesi iersera di questo, e di nuovo ve ne priego che voi mi facciate intendere, come è detto, l'animo suo: e non vi maravigliate ch'io mi sia messo a scrivervelo, perchè e' m'importa assai per più rispetti, e massimo per questo: che se io lasciassi sanza gustificarmi e mettessi in suo luogo altri, sarei publicato in fra e' Piagnioni per maggior traditore che fussi in questa terra, benchè io avessi ragione. Però priego mi serviate. Io vi do con sicurtà noia, perchè voi mostrate volermi bene.

Adì venti sei di gennaio 1523.

MICHELAGNIOLO scultore in Firenze.

[337] È scritta dietro il disegno di numero 112.

[338] Stefano miniatore.

DAI MSS. ASHBURNHAM. Di Firenze, 6 di febbraio 1524.

CCCLXXXVIII.[339]

_A Giovanni Spina in Firenze._

Giovanni. — L'apportatore di questa sarà Stefano miniatore, al quale darete ducati quindici per conto de' modegli ch'io fo per papa Clemente, come per l'altra vi dissi.

Adì sei di febbraio mille cinque cento venti tre.

Ricievuti detto dì.

Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Firenze.

[339] Di questa lettera, il cui originale è tra gli altri preziosi manoscritti posseduti da Lord Ashburnham, io debbo la copia alla molta cortesia del detto nobilissimo signore, al quale per tanta liberalità non posso fare a meno di rendere qui quelle pubbliche grazie e maggiori che io so.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, (del luglio 1524).

CCCLXXXIX.

_A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma._

Messer Giovan Francesco. — Per l'ultima vostra son ito a trovar lo Spina per intendere se à commessione di pagare per la Libreria, come per le sepulture; e visto ch'ei non l'à, non ò dato prencipio a detta opera, come m'avvisate; perchè non si può fare senza danari: e quando pur s'abbia a fare, pregovi facciate costà, che qua paghi lo Spina; perchè non si potrebbe trovare uomo più accomodato nè che facci con più amore e grazia simil cosa.

Del cominciare a lavorare, bisognia che io aspetti che e' marmi venghino, che non credo che venghino mai, tal ordine s'è tenuto! Àrei da scrivere cose che vo' stupiresti, ma non mi sare' creduto: basta, che l'è la mia rovina; perchè se fossi inanzi con l'opera più che io non sono, forse che 'l Papa àrebbe aconcio la cosa mia[340] e sarei fuora di tanto affanno: ma e' comparisce molto più lavoro a chi guasta, che non fa a chi aconcia. Trovai ieri uno che mi disse che io andassi a pagare, se non che all'ultimo di questo mese i' cascherò nelle pene. I' non credetti che ci fusse altre pene che quelle dell'inferno, o dua ducati d'albitrio, s'i' facessi un fondaco d'un'arte di seta o un battiloro, e 'l resto prestassi a usura. Abbiàno pagato trecento anni le gravezze a Firenze: almanco foss'io stato una volta famiglio del Proconsolo![341] E pur bisognia pagare. Sarammi tolto ogni cosa, perchè non ò el modo e verrommene costà. Àrei, se la cosa mi fussi aconcia, venduto qualche cosa e comperato Monte[342] che m'avessi pagato le gravezze, e potre' pure stare a Firenze.[343]

[340] Della sepoltura di papa Giulio.

[341] Il Rettore dell'Arte de' Giudici e Notai.

[342] Cioè, _crediti di Monte_.

[343] A questa rispose il Fattucci con una del 21 di luglio del detto anno dove parla del mandare a Carrara pe' marmi e delle sepolture de' Papi.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, (8 d'agosto 1524).

CCCXC.

_A Giovanni Spina in Firenze._

Giovanni. — L'apportatore di questa sarà Niccolò di Giovanni detto il Sordo, al quale pagerete ducati tre per conto della pietra forte ch'egli à tolto a cavare per la Liberria di San Lorenzo. Pagategli a buon conto: e per le prime carrate vedrèno come servirà e del prezzo giusto e della bontà della pietra: e io pe' tre ducati detti prometto per lui.

Vostro MICHELAGNIOLO a San Lorenzo.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, 29 d'agosto 1524.

CCCXCI.

_A Giovanni Spina._

Giovanni. — Poi che io parti' ieri da voi, andai ripensando a' casi mia, e visto quanto el Papa à a cuore quest'opera di San Lorenzo, e quanto sono sollecitato da sua Santità; e avendomi quella volontariamente ordinata buona provigione, acciò che io abbia più comodità di servirlo più presto, e visto che el non la pigliare, mi ritarda, e che io non àrei scusa nessuna non servendo; mi sono mutato di proposito, e dove insino a ora non l'ò domandata, ora la domando; stimando che e' sia molto meglio e per più rispetti che non acade scrivere; e massimo per tornare nella casa a San Lorenzo che avete tolta, e aconciarmivi da omo dabene: che dà che dire e fammi danno assai el non vi tornare. Però io vorrei che voi mi déssi quella quantità di provigione che mi toca dal dì che la mi fu ordinata insino a ora: e se avete commessione di farlo, pregovi lo diciate a Antonio Mini che sta meco, aportatore di questa, e quando volete che io venga per essa.

Copia fatta el dì di San Giovanni dicollato 1524.[344]

_Nell'altra parte del foglio è scritto d'altra mano:_

✠ 1524.

Per mille ottociento braccia di vôlta in botte, a lire una, soldi dua el braccio, monta L. 1880. Per tremila cinqueciento venti braccia di mura grosse dall'ammattonato insino al tetto, a soldi sedici el bracio fornite, montano fior. 402. lire 2. d'oro in oro.

Di verso el chiostro.

Per dumila braccia di risega a soldi sette el braccio, monta in tutto fior. 100. d'oro in oro.

Di verso el chiostro.

Per otto pilastri che vano dal fondamento insino al piano delle vôlte della Libreria, a venti ducati d'oro in oro l'uno, montono in tutto fior. 100. Per dumila braccia di risega di verso l'orto, montono fior. 160. Per otto pilastri di verso l'orto, montono fior. 160. Monta tutta la somma fior. 1090. lire 6. Il braccio del pilastro lire sette, la manifattura, disfare e rifare montono fior. 200. d'oro in oro.

[344] Scritto con matita rossa a grandi lettere.

DAI MSS. YOUNG. OTTLEY. Di Firenze, 18 d'ottobre 1524.

CCCXCII.

(_A Giovanni Spina_).

[345].... arà, perchè io non ne voglio essere debitore. Ultima(_mente_) .... Antonio Mini che sta meco, le giornate di San Lorenzo gli (_paga_)sti la quantità de' danari che io volevo, che non avevi .... essi al banco. Io vi dico che e' danari e la provi(_gione che io ò_) dal Papa, io gli piglierò, per poterlo servire meglio et .... ro fo e per potere entrare nella casa che n .... San Giovanni detto; e se 'l Papa le dètte principio, lui .... me ne dia, io mi contento di quel di che la sua Santità si (_vorrà contentar_), e per ch'io credo che e' facci bene ciò che e' fa a non la (_co_)minciare altrimenti nè prima nè poi. E la pri(_ma paga_) ch'io n'ebbi fa ora otto mesi. Guardate se (_riscontra con_) la vostra e se avete commessione, datemela (_in quella_) quantità che mi toca in sino a oggi: se non l'ave(_te_) .... n'abbiate arrossire con me: basta che e' non si possa (_dire ch'i'_) non l'abbi chiesta: e così m'è forza farlo in(_tendere_) per mia gustificazione.

La copia della lettera che io Michelagnio(_lo_) Buonar(_roti_) (_ò manda_)ta stamani a dì 18 d'ottobre 1524 a Giovanni (_Spina_) e Salviati. L'apportatore è stato Antonio Mini che (_sta meco_, _scritta_) in sur una carta come questa.

[345] Frammento di lettera pubblicato dal Duppa in _fac-simile_ nella _Vita di Michelangelo_: Londra, 1807, e ristampato da Domenico Campanari nella sua _Illustrazione del ritratto di Vittoria Colonna_.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, 24 di dicembre 1524.

CCCXCIII.

(_A Giovan Francesco Fattucci a Roma_).

Messer Giovan Francesco. — Per l'ultima vostra intendo come sarete spedito presto e tornerete; chè vi pare mill'anni. Io vi prego che voi torniate ora, e non indugiate, perche la cosa mia[346] non si può aconciare bene, se io non son costà in persona. E già è presso che l'anno che io cominciai a scrivervi, che se voi non avevi altra faccenda che la mia a Roma, che voi la lasciassi e tornassi, perchè io non volevo che si dicessi, che io vi tenevo costà per le cose che possono avenire. Dipoi visto che voi non tornavi, vi feci scrivere a ser Dino, che vostra madre non si sentiva bene e che voi tornassi presto a vederla. Ultimamente per messere Ricciardo Del Milanese vi mandai a dire che voi tornassi a ogni modo e lasciassi la mia faccenda; e pochi dì fa per Lionardo sellaro v'ò mandato a pregare del simile. Però io di nuovo vi prego, se voi non avete altra faccenda che la mia, che voi la lasciate e torniate súbito.[347]

Vostro MICHELAGNIOLO in Firenze.

[346] Della sepoltura di papa Giulio.

[347] In testa di questa lettera si legge di mano di Michelangelo: «A dì 24 dicembre. Copia d'una mandata a ser Giovan Francesco, a Roma nel 1524.»

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, 19 d'aprile 1525.

CCCXCIV.

(_A Giovanni Spina in Firenze_).

Giovanni. — A me pare circa la sepultura di papa Iulio che e' non sia da mandare procura, perchè io non voglio piatire. Non si può per me piatire, se io confesso d'avere el torto. Io fo conto d'avere piatito e perduto, e d'avere a sodisfare: e così mi sono disposto fare, se io potrò. Però se 'l Papa mi vuole aiutare in questa cosa, che mi sare' grandissimo piacere, visto che io non posso finire la detta sepultura di Iulio o per vechiezza o per mala disposizione di corpo; come uomo di mezzo, può mostrare di volere che io restituisca quello che io ò ricievuto per farla, acciò che io sia fuora di questo carico, e che e' parenti di detto papa Iulio con questa restituzione la possino far fare a lor sodisfazione a chi e' vogliono; e così può la Santità del nostro Signore giovarmi assai: e in questo ancora che io abbia a restituire 'l manco che si può; non si partendo però dalla ragione; facciendo acciettare qualcuna delle ragioni mia, come del Papa di Bologna e d'altri tempi perduti sanza premio nessuno, come sa Ser Giovan Francesco, che è informato d'ogni cosa. Ed io súbito che è chiarito quello che io ò a restituire, piglierò partito di quello che io ò: venderò, e farò in modo che io restituirò e potrò pensare alle cose del Papa e lavorare: che a questo modo non vivo, non che io lavori. E nessun modo si può pigliare che sie più sicuro per me, nè che mi sia più caro, nè che più scarichi l'anima mia: e puossi fare con amore, senza piatire. E prego Dio che al Papa venga voglia d'aconciarla a questo modo, perchè non mi pare che e' ci sia el carico di nessuno. E così vi prego scriviate a messere Iacopo,[348] e scrivete in quel modo che meglio sapete, acciò la cosa vadi innanzi, che io possa lavorare.

Copia d'una minuta che io ò fatta a Giovanni Spina, ch'egli scriva a Roma.

A dì 19 d'aprile 1525.

MICHELAGNIOLO scultore in Firenze.

[348] Salviati.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, (1525).

CCCXCV.

_A Ser Giovan Francesco Fattucci in Roma._

Ser Giovan Francesco. — Perchè e' non si creda che io abbi a fare una sepultura di nuovo,[349] co' dumila ducati che dice il contratto, vorrei che voi facessi intendere a ser Niccolò che la detta sepultura è più che mezza fatta, e delle sei figure, di che fa menzione il contratto,[350] n'è fatte quattro, come voi sapete, che le avete viste nella casa mia a Roma, la quale mi donano, come pel contratto si vede.

[349] Intendi: _della sepoltura di papa Giulio_.

[350] Di questo contratto non si trova lo strumento nell'Archivio Buonarroti, nè altrove, che io sappia.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, (dell'aprile 1525).

CCCXCVI.

(_A Sebastiano del Piombo in Roma_).

Sebastiano compare e amico carissimo. — Qua s'aspetta e non solamente per me, ma per più altri che vi amano e conoscono per la vostra buona fama, un quadro di pittura di vostra mano fatto per Anton Francesco degli Albizzi,[351] il quale stimiamo che sia fornito e con allegrezza desideriamo vederlo.

[351] Credo il ritratto di esso Anton Francesco, stupenda opera, che oggi si crede perduta; se forse non è quello dipinto da Bastiano, che si vede a' Pitti nella camera _della Giustizia_ sotto il num. 409.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, (del maggio 1525).

CCCXCVII.

(_A Sebastiano del Piombo in Roma_).

Sebastiano mio carissimo. — Iersera il nostro amico capitano Cuio[352] e certi altri gentilomini volsono, lor grazia, che io andassi a cena con loro; di che ebbi grandissimo piacere, perchè usci' un poco del mio malinconico, overo del mio pazzo: e non solamente n'ebbi piacere della cena che fu piacevolisima, ma n'ebbi ancora e molto più che di quella, de' ragionamenti che vi furno. E più dipoi ne' ragionamenti mi crebbe el piacere, udendo dal detto capitano Cuio mentovare il nome vostro: nè bastò questo: e più dipoi, anzi infinitamente mi rallegrai circa all'arte, udendo dire dal detto capitano, voi essere unico al mondo e così essere tenuto in Roma. Però ancora se più allegrezza si fossi potuta avere, più n'àrei avuta. Dipoi visto che il mio gudicio non è falso; dunche non mi negate più d'essere unico, quando io ve lo scrivo, perchè n'ò troppi testimoni, e écci un quadro[353] qua, Idio grazia, che me ne fa fede a chiunche che vede lume.

[352] Di cognome Dini, morto nel sacco di Roma.

[353] Forse il già detto ritratto dell'Albizzi.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, 4 di settembre 1525.[354]

CCCXCVIII.

(_A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma_).

Messer Giovanfrancesco. — Io ò scritto costà altre volte che avend'io a servire papa Clemente di cose che vogliono lungo tempo a condurre, e essend'io vechio, ch'io non spero di potere fare altro, e che io per questo desidero, non possendo fare la sepultura di Iulio, se ò a rifare di quello che n'ò ricievuto, non avere a rifare di lavori, ma più presto di danari, perchè non sarei a tempo. Non so che mi vi rispondere altro, perchè non sono in fatto e non intendo i particulari a che voi siate. Del fare detta sepultura di Iulio al muro, come quelle di Pio[355] mi piace, e è cosa più breve che in nessuno altro modo. Altro non m'acade, se non dirvi questo: che voi lasciate stare la faccienda mia e le vostre ancora, e che voi torniate, perchè intendo che la peste ritorna a gran furia, e io ò più caro voi vivo, che la faccenda mia aconcia: però tornate. Se muoio innanzi al Papa, non àrò bisognio d'aconciare più niente; se vivo, son certo che el Papa l'aconcierà, se non ora, un'altra volta: però tornate. Iersera stetti con vostra madre e consiglia'la, presente el Granacio e Giovanni tornaio, che la vi facessi tornare.

A dì 4 di settembre 1525.

Vostro MICHELAGNIOLO in Firenze.

[354] Copia di mano d'Antonio Mini.

[355] Dei papi Pio II e Pio III, le quali allora erano in San Pietro, ed oggi si vedono in Sant'Andrea della Valle.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, ( d'ottobre 1525).

CCCXCIX.[356]

_Al mio caro amico messere Giovan Francesco, prete di Santa Maria del Fiore di Firenze in Roma._

Messer Giovan Francesco. — Se io avessi tanta forza, quant'io ò avuto allegrezza dell'ultima vostra, io crederrei condurre e presto tutte le cose che voi mi scrivete; ma perchè io non ò tanta, farò quello che potrò.

Circa al colosso di quaranta braccia, di che m'avvisate,[357] che à a ire, overo che s'à a mettere in sul canto della loggia dell'orto de' Medici a riscontro al canto di messer Luigi della Stufa, io v'ò pensato e non poco, come voi mi dite; e parmi che in su detto canto none stia bene, perchè ocuperebe troppo della via; ma in su l'altro dove è la bottega del barbiere, secondo me, tornerebbe molto meglio, perchè à la piazza dinanzi, e non darebbe tanta noia alla strada. E perchè forse non sare' sopportato levar via detta bottega, per amore dell'entrata, ò pensato che detta figura si potrebbe fare a sedere, e verrebe sì alto el sedere, che facendo detta opera vota dentro, come si conviene a farla di pezzi, che la bottega del barbiere vi verrebbe sotto, e non si perderebbe la pigione. E perchè ancora detta bottega abbi, come à ora, donde smaltire el fummo, parmi di fare a detta statua un corno di dovizia in mano, voto dentro, che gli servirà per cammino. Dipoi avend'io el capo voto dentro di tal figura, come l'altre membra, di quello ancora credo si caverebbe qualche utilità, perchè e' c'è qui in sulla piazza un trecone molto mio amico, el quale m'à ditto in segreto che vi farebbe dentro una bella colonbaia. Ancora m'ocorre un'altra fantasia che sarebbe molto meglio, ma bisognierebbe fare la figura assai maggiore: e potrebbesi, perchè di pezzi si fa una torre: e questa è che 'l capo suo servissi pel campanile di San Lorenzo, che n'à un gran bisognio: e cacciandovi dentro le campane, e usciendo el suono per boca, parrebbe che detto colosso gridassi misericordia, e massimo el dì delle feste, quando si suona più spesso e con più grosse campane.

Circa del fare venire e' marmi per la sopra detta statua, che e' non si sappi per nessuno, parmi da fargli venire di notte e turati molto bene, acciò che e' non sieno visti. Saracci un po' di pericolo alla porta: e anche a questo piglierèno modo; al peggio fare, San Gallo[358] non ci manca, che tien lo sportello insino a dì.

Del fare o del non fare le cose che s'ànno a fare, che voi dite che ànno a soprastare, è meglio lasciarle fare a chi l'à fare, ch'io arò tanto da fare ch'i' non mi curo più di fare. A me basterà questo, che fia cosa onorevole.

Non vi rispondo a tutte le cose, perchè lo Spina vien di corto a Roma, e a boca farà meglio che io colla penna e più particularmente.

Vostro MICHELAGNIOLO scultore in Firenze.

[356] Di questa lettera è nell'Archivio Buonarroti una bozza della mano di Michelangelo.

[357] Questa strana idea era veramente venuta in mente al Papa, il quale ne scrisse a Michelangelo e ne fece scrivere dal Fattucci. Ma poi non se ne fece altro.

[358] Intendi: _la porta a San Gallo_.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, 24 d'ottobre 1525.

CD.

(_A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma_).

Messere Giovan Francesco. — Alla vostra ultima, le quattro figure conciate non sono ancora finite, e évvi da fare ancora assai.[359] Le quattro altre per Fiumi non sono cominciate, perchè non ci sono e' marmi: e pure ci sono venuti. Non vi scrivo come, perchè non mi acade. Delle cose di Iulio mi piace fare una sepultura come quella di Pio in Santo Pietro, come m'avete scritto, e farolla fare qua a poco a poco, quando una cosa e quando una altra e pagherolla del mio, avend'io la provigione e restandomi la casa, come m'avete scritto; cioè la casa dov'io stavo costà in Roma, co' marmi e le cose che vi sono; cioè ch'io non abbi a dare loro, dico alle rede di papa Iulio, per disobrigarmi della sua sepultura, altro di cosa che io abbi avuto insino a qui, che la sepultura detta, come quella di Pio in Santo Pietro; e mettasi per farla un tempo conveniente; e farò le figure di mia mano; e dandomi la mia provigione, come è detto, io non resterò mai di lavorare per papa Clemente co' quelle forze che io ò; che son poche, perchè son vechio: con questo che e' non mi sia fatti e' dispetti che io veggo farmi, perchè possono molto in me: e non m'ànno lasciato far cosa ch'io voglia, già più mesi sono: chè e' non si può lavorare con le mani una cosa, e col ciervello una altra, e massimo di marmo. Qua si dice che son fatti per ispronarmi; e io vi dico che e' son cattivi sproni quelli che fanno tornare adietro. I' non ò preso la provigione già è passato l'anno, e combatto con la povertà: son molto solo alle noie, e ònne tante, che mi tengono più ocupato che non fa l'arte, per non potere tenere chi mi governi, per non avere el modo.

Questa è la copia della lettera che Michelagniolo scultore à mandato oggi questo dì 24 d'ottobre 1525 a papa Clemente; e io Antonio di Bernardo Mini ò fatto questa copia di mia propia mano.

[359] Era fantasia di Michelangelo, e in questo il Papa s'accordava volentieri, di fare nella Cappella di San Lorenzo sei sepolture: due de' Magnifici, ossia di Lorenzo vecchio e di Giuliano suo fratello; due de' Duchi, Lorenzo d'Urbino e Giuliano di Nemours; e due dei papi, Leone e Clemente. Ma perchè il luogo non pareva tanto capace, e perchè Michelangelo fu dipoi in altri lavori occupato, egli fece solamente le sepolture de' Duchi colle figure sopra i cassoni; e delle tre statue che dovevano andare sull'altare della detta Cappella, abbozzò appena quella della Nostra Donna, e le altre due de' Santi Cosimo e Damiano fece condurre di marmo, secondo il suo disegno, dal Montorsoli. Oltre le figure che dovevano ornare i cassoni per le dette sei sepolture, aveva pensato Michelangelo di porre in terra quelle di quattro Fiumi. Ed un modelletto di terra di uno di questi Fiumi io credo, senza nessun dubbio, che sia quello posseduto dal chiarissimo cav. Emilio Santarelli, scultore fiorentino.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, ( d'ottobre 1525).

CDI.

(_A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma_).

Messere Giovan Francesco. — Piero Gondi m'à mostro una vostra lettera che è per risposta d'una sua scrisse a voi più dì fa: e per quella intendo vorresti sapere da chi io sono stato richiesto, come v'à scritto Piero, che v'à scritto il vero. Però sono stato richiesto da più persone, ma di quelli a chi s'apartiene, Lorenzo Morelli è uno di quelli che à voluto intendere l'animo mio in questo modo. Francesco da Sangallo venne a me e dissemi, che Lorenzo detto àrebbe avuto caro d'intendere se io ero per servirgli, quando lui ne facessi impresa: io risposi che visto la benevolenzia loro e di tutto el popolo, che io non gli potevo rimeritargli, se non col farla e farla in dono, come già fu' obrigato, quando al Papa piacessi; al quale send'io obrigato, non posso fare altro che le cose sua, sanza sua licenza. Messer Luigi Della Stufa m'à ancora lui più volte ricerco del medesimo: e ò fatta la medesima risposta. Non ò mai poi parlato altrimenti, nè n'àrei parlato prima; ma sendo domandato, m'è stato forza rispondere. Ancora a questi dì, di nuovo certi m'ànno ditto che gli Operai ànno avuto a dire, che non darebbe lor noia aspettare dua o tre anni, tanto che io avessi servito el Papa, perch'io la facessi.[360]

[360] Pare che in questa lettera si parli del gruppo di _Sansone che abbatte un Filisteo_, tre anni dopo allogato a Michelangelo, cioè nel luglio del 1528; e che egli non fece. Ebbelo poi a fare il Bandinelli: ed è il gruppo d'_Ercole e Cacco_, che si vede ancora presso le scale del Palazzo Vecchio.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Firenze, (dell'aprile 1526).

CDII.

(_A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma_).