Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 18

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Lionardo carissimo. — Ho riceuto la vostra lettera et visto quanto mi scrivi circa sua Eccellenzia, imperò darai la inclusa a messer Lionardo[254] et scusami; che io non sono per mancare a sua Eccellenzia della promessa, et come vedrò il tempo, non mancherò; ma non posso così súbito, perchè bisogna dar ordine alle cose mie di qua: sì che io non ti dirò altro per adesso, per avere auto le lettere in sulle 24 ore di sabato. Così atendi a star sano et Dio ti guardi.

Di Roma, il dì 6 di febraro 1557.

(_Sottoscritto_) MICHELAGNIOLO.

[254] Marinozzi d'Ancona, cameriere del duca Cosimo de' Medici.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 13 di febbraio 1557.

CCCII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Venendomi a trovar qua in Roma circa du' anni sono messer Lionardo,[255] uomo del duca di Firenze, mi disse che sua Signoria àrebbe avuto grandissimo piacere ch'i' fussi ritornato in Firenze, e fecemi molte oferte da sua parte. Io gli risposi, che pregavo suo Signoria che mi concedessi tanto tempo che io potessi lasciare la fabrica di Santo Pietro in tal termine, che la non potessi esser mutata con altro disegnio fuori dell'ordine mio. Ò poi seguitato, non avendo inteso altro, in detta Fabrica, e ancora non è a detto termine; e di più m'è agunto che m'è forza fare un modello grande di legniame con la cupola e la lanterna,[256] per lasciarla terminata come à a essere finita del tutto; e di questo son pregato da tutta Roma, massimamente dal Reverendissimo Cardinale di Carpi: in modo che io credo che a far questo mi bisogni star qua non manco d'un anno; e questo tempo prego il Duca che per l'amor di Cristo e di Santo Pietro me lo conceda, acciò ch'io possa tornare a Firenze senza questo stimolo, con animo di non aver a tornar più a Roma. Circa l'esser serrata la Fabrica, questo non è vero, perchè, come si vede, ci lavora pure ancora sessanta uomini fra scarpellini, muratori e manovali, e con speranza di seguitare.

Questa lettera io vorrei che tu la leggiessi al Duca, e pregassi suo Signoria da mia parte, che mi facessi grazia del tempo sopra detto, ch'i' ò di bisognio inanzi ch'i' possa tornare a Firenze; perchè se mi fussi mutato la composizione di detta Fabrica, come l'invidia cerca di fare, sare' come non aver fatto niente insino a ora.[257]

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma. Riceuta addì 18 febraio 1556: de' dì 13 istante.

[255] Il Marinozzi nominato nella precedente.

[256] Questo bellissimo modello di legname si conserva ancora nell'Archivio della Fabbrica di San Pietro. È alto metri 5,40, compresa la croce, e largo metri 3,86. Da esso si rileva che Michelangelo aveva disegnato la chiesa ed in special modo alcune parti della cupola e della lanterna, in maniera diversa da quella che dopo la sua morte fu fatta dagli architetti che la seguitarono e compirono.

[257] Manca la sottoscrizione.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 4 di maggio 1557.

CCCIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ti mando costà per messer Francesco Bandini scudi cinquanta d'oro in oro, perchè tu mi mandi otto braccia di rascia nera la più legiera e bella che tu truovi, e dua braccia d'ermisino. Queste cose m'à mandato a chiedere la moglie d'Urbino: però mandamele più presto che puoi, e avisami della spesa; e del resto de' cinquanta scudi che io ti mando, fanne limosine dove ti pare che sie più bisognio. Altro circa questo non mi acade.

Io son vechio, come sai, e ò molti difetti nella persona, in modo che io mi sento poco lontan dalla morte, in modo che questo settembre, se sarò vivo, àrò caro che tu venga insin qua per aconciar le cose mia e nostre: e fa' pregare Idio per me; s'intende s'i' non sono prima costà. In questa sarà la lettera de' danari e una di messer Giorgo Vasari. Dàlla più presto che puoi e racomandami a lui, e avisami d'ogni cosa. Altre volte t'ò scritto, che tu non creda a nessuno che parli di me, se tu non vedi mia lettere.

Per farmi tornar costà, forse per ricuperare l'onore della sua partita di qua, dico di Bastiano da San Gimigniano, à ditto costà molte bugìe, forse a buon fine. A dì 4 di maggio 1557.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_D'altra mano._)

D. (_Donato_) Capponi di grazia fàtela dar bene.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 16 di giugno 1557.

CCCIV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò ricevuto la rascia e l'ermisino: come truovo chi la porti, la manderò, e súbito mi manderà i danari.[258] Del resto de' danari m'aviserai, quando n'àrai fatto quello che io ti scrissi.

Circa l'esser mio, sto male della persona, cioè con tutti i mali che sogliono avere i vechi; della pietra, che non posso orinare; del fianco, della schiena, in modo che spesso non posso salir la scala; e peggio è, perchè son pieno di passione; perchè lasciando le comodità ch'io ò qui a' mia mali, non ò a viver tre dì: e non vorrei perder per questo la grazia del Duca, nè vorrei mancar qua alla fabrica di Santo Pietro, nè mancare a me stesso. Prego Dio che m'aiuti e mi consigli; e se mi venisse male, cioè febre di pericolo, súbito manderei per te. Ma non ci pensare e non ti mettere a venire, se non ài mia lettere che tu venga.

Racomandami a messer Giorgio, che mi può giovare asai se vuole, perchè so che il Duca gli vuol bene.

A dì sedici di gugnio 1557.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

[258] Cioè, la Cornelia moglie d'Urbino.

RACCOLTA GIÀ BUSTELLI. Di Roma, 1 di luglio 1557.

CCCV.[259]

Lionardo. — Io vorrei più presto la morte che essere in disgrazia del Duca. Io in tutte le mie cose m'ingegno d'andare in verità, e se io ho tardato di venir costà come ho promesso, io ho sempre inteso con questa condizione di non partire di qua, se prima non conduco la fabbrica di San Pietro a termine che la non possa esser guasta nè mutata della mia composizione, e di non dare occasione di ritornarvi a rubare come solevano e come ancora aspettano i ladri: e questa diligenzia ò sempre usata e uso, perchè come molti credono e io ancora, esservi stato messo da Dio. Ma 'l venire al detto termine di detta fabbrica non m'è ancora, per esser mancati i danari e gli uomini, riuscito. Io perchè son vechio e non avendo a lasciare altro di me, non l'ò voluta abbandonare, e perchè servo per l'amor di Dio e in lui ho tutta la mia speranza.[260] Acciò che 'l Duca sappia la cagion del mio ritardare, la scrivo in questa con un po' di disegnio dell'errore, acciò ne dia notizia al Duca messer Giorgio.

A dì primo di luglio 1557.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.[261]

[259] La presente è cavata dalla copia fatta dall'originale da Michelangelo il giovane.

[260] Quel che segue manca negli stampati.

[261] Pubblicata nelle _Lettere pittoriche_, e nella nuova edizione delle _Rime_ e _Lettere_ di Michelangelo fatta dal Barbèra in Firenze nel 1858, in-24º.

RACCOLTA GIÀ BUSTELLI. Di Roma, 17 d'agosto 1557.

CCCVI.[262]

Lionardo. — Per l'ultima tua come per l'altre mi solleciti al tornare costà; e io ti dico che chi non è qua e non m'ode e non mi vede, non sa che starmi sia il mio qua. Però non bisognia dirmi altro. Io fo ciò ch'i' posso fare di me ne' termini ch'io mi trovo.

Circa la cortesia e amore e carità grandissima del Duca, io resto tanto vinto, ch'io non so che mi dire. Bisognia che messer Giorgio m'aiuti, perchè sa quanto bisognia ringraziare, e con che parole, uno che stima la mia vita più che non fo io medesimo, e massimo un senza pari. Altro non mi acade. Lo scrivere m'è di gran fastidio per esser vechio e pien di confusione. A dì 17 di agosto 1557.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

Spicca la metà di questo foglio e dàllo a messer Giorgio, perchè va a lui. Non ho scritto altrimenti, perchè non avevo più carta in casa.

[262] Da una copia di mano di Michelangelo Buonarroti il giovane, il quale vi pose questa avvertenza: _Questa qui indiretta a Lionardo era nel medesimo piego del foglio, come è qui e nella medesima lettera (cioè in quella dove è la pianta della Cupola)._

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, di settembre 1557.

CCCVII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò inteso per l'ultima tua la gran rovina de' ponti e de' munisteri e delle case e de' morti che à fatto costà la piena,[263] e come voi a rispetto agli altri l'avete campata assai bene. Io l'avevo inteso prima, e così credo che abiate inteso di qua voi, che abiàno avuto il simile delle rovine e de' morti dalla piena del Tevere: e noi per essere in luogo alto l'abiam campata assai bene a rispetto agli altri. Prego Idio che ci guardi di peggio, com'io temo per e' nostri pecati.

Le cose mia di qua vanno non troppo bene: io dico circa la fabrica di Santo Pietro, perchè non basta ordinare le cose bene, ch'e' capomaestri o per ignioranza o per la malizia fanno sempre il contrario, e a me toca la passione dell'error mio. Dell'altre cose, tu 'l puoi considerare, sendo nell'età ch'i' sono. Altro non mi acade.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI.

[263] Di questa terribile piena d'Arno, avvenuta il 13 di settembre del 1557, la quale dopo aver rovinato ponti, mulini e gualchiere nel Casentino e nel Mugello, inondò Firenze, ruppe il Ponte a Santa Trinita, parte di quello delle Grazie, e fece altre rovine, alzando l'acqua per le piazze quasi due metri, parlano gli storici di quel tempo. Poco tempo innanzi anche il Tevere aveva traboccato ed inondato tutta Roma, con la rovina del Ponte Sant'Angelo, e di altri edifizi.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 16 di dicembre 1557.

CCCVIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Tu mi scrivi per l'ultima tua, che bisogniandomi o serve o altro per mio governo, che io te n'avisi, che mi manderai tutto quello che mi bisognia. Io ti dico che per ora non mi acade altro, perchè ò dua buon garzoni che mi servono tanto che basta.

Altro non ò da scriverti. Da vechio sto assai bene e con buona speranza: fa' di vivere, e pregàmo Dio che c'aiuti. A dì sedici di dicembre 1557.[264]

(_Di mano di Lionardo._)

1556, di Roma, ricevuta adì 22 di gennaio: de' dì 16 detto. (_sic._)

[264] Manca la sottoscrizione.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (25 di giugno 1558).

CCCIX.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — I' ò avuto il trebbiano, e non senza vergognia e passione, perchè senza assaggiarlo n'ò presentato, credendo che fussi buono. Dipoi n'ò avuto il mal grado: quando bene e' fussi stato, no' lo avevi a mandare, perchè non son tempi da ciò. Attendi a vivere e non pensare a me; che quando m'acadessi cosa alcuna, te lo farei intendere. Io non t'ò risposto a più tuo' lettere, perchè lo scrivere m'è gran fastidio e noia, e perchè ò 'l capo a altro; e non importando, l'ò trascurato: e così farò per l'avenire.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 2 di luglio (1558).

CCCX.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ti scrissi della ricievuta del trebbiano e come senza assaggiarlo prima, ne presentai parechi fiaschi, credendo che fussi come l'altro, che m'ài più volte mandato; ond'io n'ò avuto vergognia e passione. Se tu lo togliesti costà buono, è forza che 'l mulattiere abbi fatto qualche ribalderia per la via. Però non mi mandar più niente, se io non te ne richiego, perchè ogni cosa mi fa noia. Bada a vivere e governarti el meglio che puoi, e non pensare di qua a' casi; e quando m'acadessi più una cosa che un'altra, io te lo farò intendere.

A dì 2 di luglio.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1558. Riceuta addì 7 di luglio.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (16 di luglio 1558).

CCCXI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ebi della settimana passata una tua, per la quale intendo come stai bene, e 'l putto ancora. Idio gli dia lunga e buona vita, e di tutto sia ringraziato.

Circa il trebbiano di che mi scrivi, non acade farne scusa, e un'altra volta i danari che tu spenderesti a mandarmene, àrò più caro che tu gli dia per l'amor di Dio, perchè credo che vi sia de' bisogni, e secondo che si dice qua, avete gran carestia; e anche qua par che cominci il medesimo. Altro non m'acade. Ingégniati di vivere e star sano, e racomandami alla Cassandra.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 2 di dicembre 1558.

CCCXII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — I' ò inteso la morte della bambina: non me ne maraviglio, perchè non fu mai in casa nostra più che un per volta. Io ti scrissi già di comperare costà una casa che fussi onorevole e in buon luogo: son della medesima voglia, perchè comperai qua circa novecento scudi di Monte, del quale me n'uscirei volentieri, e con la casa che io ò qua, e comperar costà: però m'avisa, quando trovassi cosa al proposito per insino in dumila scudi.

Altro non m'acade. Son vechio e qua duro gran fatica mal conosciuta, e fo per l'amor di Dio, e in quello spero e non in altro.

A dì 2 di dicembre 1558.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1558. Riceuta adì.... di dicembre: del 2 deto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 16 di dicembre 1558.

CCCXIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Bartolomeo Amannato, capomaestro dell'Opera di Santa Maria del Fiore, mi scrive e domanda consiglio da parte del Duca d'una certa scala che s'à fare nella Librerria di San Lorenzo. Io n'ò fatto così grossamente un poco di bozza picola di terra, come mi par che la si possa fare, e ò pensato d'aconciarla qua in una scatola, e darla qua a chi lui mi scriverrà che gniene mandi: però pàrlagli e fàgniene intendere come più presto puoi.

Io ti scrissi per l'ultima d'una casa, perchè se di qua mi posso disobrigare innanzi la morte, vorrei saper d'avere costà un nido per me solo e mia brigate: e per questo fare, penso fare di qua danari di ciò che io ci ò: e se prima potessi con buona licenzia e di costà e di qua, prima lo farei; perchè, come ti scrissi, ci ò cattiva sorte.

A dì sedici di dicembre 1558.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1558, di Roma, addì 23 di dicembre: de' 16 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 15 di luglio 1559.

CCCXIV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — I' ò ricievuto le camicie con tutte l'altre cose che dice la lettera. Ringrazia la Cassandra da mia parte, come saperrai fare.

I' ò avuto dua lettere che molto caldamente mi priegano ch'i' torni a Firenze. Io credo che tu non sappia, che circa quattro mesi fa, per mezzo del cardinale di Carpi, che è de' deputati della fabrica di Santo Pietro, io ebbi licenzia dal Duca di Firenze di seguitare in Roma la fabbrica di Santo Pietro; in modo che ne ringraziai Dio e ébine grandissimo piacere. Ora quello che tu mi scrivi sì caldamente, come è detto, non so se s'è pel desiderio che tu ài ch'io torni, o se pur la cosa sta altrimenti; però ciarisci un poco meglio, perchè ogni cosa mi dà passione e noia.

Òtti per buon rispetto a fare intendere, come i Fiorentini voglion fare qua una gran fabrica, cioè la lor chiesa, e tutti d'acordo m'ànno fatto e fanno forza ch'io ci attenda. Ò risposto che son qua a stanza del Duca per le cose di Santo (_Pietro_), e che senza sua licenzia non son per aver niente da me.

A dì quindici di gugnio[265] 1559.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

Lo scrivere m'è di grandissima noia alla mana, alla vista, e alla memoria. Così fa la vechiezza!

(_Di mano di Lionardo._)

Riceuta adì 29 di luglio: de' dì 15 detto.

[265] Di mano di Lionardo è scritto sopra, _di Luglio_.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, ( di dicembre 1559).

CCCXV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — I' ò avute tutte le cose che dice la lettera: di che ti ringrazio: e ònne fatto parte agli amici. L'altra cosa, di che mi scrivi, s'aconcierà presto e bene: e manderòti ogni cosa chiara.

MICHELAGNIOLO in Roma.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 16 di dicembre 1559.

CCCXVI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — I' ò ricevuti i dodici marzolini che tu mi mandi: son molto begli: faronne parte a qualche amico: e te ne ringrazio; e piacemi intendere che tutti state bene. Io qua son molto vechio e con molti difetti, come fa la vechiezza; però questa primavera àrò caro che tu venga insin qua per più rispetti, come ti scriverrò, e non prima. Altro non mi acade. A dì sedici di dicembre 1559.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1559, addì 22 di dicembre.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 7 di gennaio 1560.

CCCXVII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò per le man di Simon del Bernia quindici marzolini e quattordici libre di salsiccia: l'ò avute care e similmente e' marzolini, perchè è carestia di simil cose; ma non vorrei già che entrassi più in spesa per simil cose, perchè qua la minor parte è la mia.

Io ti scrissi d'una casa per ridur costà ciò che io ò qua inanzi alla morte: non so che si seguirà, perchè ci son molto impacciato.

A l'Ammannato vorrei che gli dicessi, che sabato gli manderò il modello della scala della Libreria o per le man del parente o del procaccio, come più presto e meglio si potrà.

Poi che ebbi scritto, rimasi col parente, cioè col padre della sua donna,[266] che lui lo mandassi per un mulattiere ieri o oggi che è sabato, perchè pel procaccio si sarebbe guasto: e detto suo parente per insino adesso ch'è sera, non s'è lasciato ritrovare. Ò mandato a casa sua: non è in Roma. Come torna, gniene darò, come ò commessione.

MICHELAGNIOLO in Roma.

Fa' intender questo a l'Ammannato, e racomandami a lui.

[266] Cioè, Laura di Gio. Antonio Battiferro da Urbino, celebre poetessa de' suoi tempi.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 14 di gennaio 1560.

CCCXVIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Ier mattina si partì il mulattiere che porta costà a l'Ammannato quel modelletto che gli promessi, e detto mulattiere si domanda Marco da Luca. Quello Battiferro, a chi io avevo commessione di darlo che lo mandassi, non è stato mai in Roma, se non poi che io l'ò mandato: e quando detto Marco ti viene a truovare con la scatola legata dov'è il modello, fàlla pigliare a detto Amannato acciò s'egli volessi donar qualche cosa; che qua non à avuto altro che un iulio: e racomandami a lui. A dì 14 di gennaio 1559.[267]

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1559, addì 23 di gennaio: de' dì 14 detto.

[267] Qui Michelangelo segna l'anno secondo il computo fiorentino, già dismesso da lui, come abbiamo veduto, nelle lettere precedenti scritte al Nipote.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 10 di marzo 1560.

CCCXIX.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò avuti i ceci rossi e bianchi e piselli e faguoli: ògli avuti molto cari, benchè istia in modo che mal posso far quaresima per esser vechio come sono. Io ti scrissi più mesi sono, che àrei caro che tu venissi insino qua; e così ti raffermo: cioè che passato mezzo maggio che viene, t'aspetterò: e se non ti senti da venire o non puoi, avisa.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma. Riceuta addì 16 di marzo, 1559.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (15) di marzo 1560.

CCCXX.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io non risposi sabato all'ultima tua, perchè non ebbi tempo: ora ti dico che ò avuto piacere grande della femina che ài avuta, perchè sendo noi soli, sarà pur buona a fare qualche buon parentado. Però abbiàtene cura, benchè io non m'abbi a trovare a quegli tempi. Io scrissi del venire tu a Roma: quando sarà tempo t'aviserò, come per altra volta t'ho scritto. Sappi che la maggior noia che io abbi a Roma, è d'avere a rispondere alle lettere.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma. Riceuta addì 21 di marzo, 1559.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 11 d'aprile 1560.

CCCXXI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Tu mi scrivesti che questa primavera volevi andare a Loreto; e che passeresti di qua. A me pare che sare' meglio andare prima a Loreto e al tornare, passare di qua: e potrai star qui qualche dì. Però scrivimi il dì che partirai, e fa' d'aver buona compagnia, perchè non nuoce d'ogni tempo. Altro non mi acade. Parmi che tu vadi inanzi a' caldi.

A dì undici d'aprile mille cinquecento sessanta.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1560: addì 19 d'aprile: de' dì 11 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 18 di maggio (1560).

CCCXXII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò per l'ultima tua, come se' tornato da Loreto. Io t'aspettavo a Roma, tornando; ma veggo non avesti la mia lettera inanzi che partissi di Firenze. Ora poi che è seguito così, e che oramai siàno distante, mi pare per più rispetti che sie meglio indugiare a settembre il tuo venire, e allora t'aspetterò. Non mi acade altro per ora. Io vo sopportando la vechiezza el meglio ch'i' posso con tutti i suo' mali e disagi che porta seco: e raccomando a chi mi può aiutare.

A dì.... di maggio.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, addì 22 di magio 1560: de' dì 18 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 1 di giugno 1560.

CCCXXIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Poichè non se' venuto qua al tornar da Loreto, per non avere avuto la mia lettera, inanzi che partissi di Firenze, è meglio lasciar passar questa state e venire questo settembre. Altro non ò da scriverti per ora.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1560, di Roma. Riceuta a dì 5 di gugno: de' dì primo detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 27 di luglio (1560).

CCCXXIV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ebbi una tua pochi dì sono con la morte di Lessandra tua figluola. N'ò avuto passione assai; ma mi sarei maravigliato se fussi campata, perchè in casa nostra none sta mai più che uno per volta. Bisognia aver pazienzia, e tanto più aver cura a chi ci resta. Altro non mi acade. Passati e' caldi, se potrai, verrai insin qua, come t'ò scritto altre volte; e quando ti parrà tempo, da'mene prima aviso.

A dì 27 di luglio.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1560, addì 31 di luglio: de' dì 27 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (27 d'ottobre 1560).

CCCXXV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ti scrissi più mesi sono, che àrei caro che tu venissi qua. Ora (ò) inteso per la tua, come ti parrebe indugiare insino a ottobre. Io ti dico che 4 mesi o più o meno non dànno noia: però sarà buono indugiare a questa primavera, che sarà miglior tempo da venire, e da tornare. Altro non mi acade. Quando sarà tempo, te lo farò intendere. Alli.... d'ottobre 1560.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1560. Riceuta addì 31 d'otobre.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 12 di gennaio 1561.

CCCXXVI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ebbi più dì sono da te dodici marzolini: sono stati begli e buoni: di che ti ringrazio. Non te n'ò scritto prima, perchè non ò potuto, e perchè lo scrivere, sendo vechio come sono, lo scrivere[268] m'è di gran fastidio. Altro non mi acade. Del venire ora qua non è tempo, perchè sto in modo, che sarebbe uno acresermi[269] noia e affanno. Quando sarà tempo, te n'aviserò.

A dì dodici di gennaio 15sessantuno.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1560, di Roma, addì 17 di gennaio: de' dì 12 detto.

[268] Così è ripetuto nell'autografo.

[269] Dice così.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 18 di febbraio 1561.

CCCXXVII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io t'aspetto qua in queste feste di Pasqua. Non m'è paruto tempo prima. Però se ti torna bene, non mancare.

A dì 8[270] di febbraio 15sessantuno.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1560, di Roma, addì 23 di febbraio: de' dì 18 detto.