Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 14
Lionardo. — In questa sarà una della Francesca, la quale, secondo che mi scrive Michele, sta molto mal contenta. Io la conforto il meglio ch'i' so: però pòrtagniene e racomandami a lei. Della casa e del podere non ò da scriverti altro: e benchè io scrivessi che gli era da far presto, perchè il tempo è breve, non è però da far sì presto, che l'uomo facci qualche errore; e quel che non si può far bene, non si debba fare. Per ora non ò tempo da scrivere altro.
A dì sedici di febraio 1549.
MICHELAGNIOLO in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 21 di febbraio 1549.
CCXIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io t'ò scritto più volte circa il tôr donna, che tu non creda a uomo nessuno che te ne parli da mia parte, se tu non vedi mia lettere. Io di nuovo te lo replico, perchè Bartolomeo Bettini[204] è più d'un anno che cominciò a tentarmi di darti una sua nipote. Io gli ò dato sempre parole. Ora di nuovo m'à ritentato forte per mezzo d'un mio amico. Io ò risposto, che so che tu ti se' vòlto a una che ti piace e che tu ài dato quasi intenzione, e che io non te ne voglio stôrre. Io t'aviso, acciò che tu sappi rispondere, perchè credo che costà te ne farà parlare caldamente. Non ti lasciare pigliare al bocone, perchè l'oferte sono assai, e tu resterai in modo, che tu non àrai bisognio. Bartolomeo è uomo dabene e servente e dassai, ma non è nostro pari, e tu ài la tua sorella in casa e' Guicciardini. Non credo che bisogni dirti altro, perchè so che tu sai che e' val più l'onore che la roba. Altro non ò che dirti. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca e digli da mia parte che si dia pace, perchè l'à di molti compagni nelle tribulazione e massimo oggi, che chi è migliore più patiscie.
A dì 21 di febraio 1549.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
[204] Per costui fece Michelangelo il cartone della _Venere baciata da Amore_, dipinto poi stupendamente in tavola da Jacopo da Pontormo: ed ora si conserva nella Reale Galleria di Firenze.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 15 di marzo 1549.
CCXIV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Quello che io ti scrissi per la mia ultima, non acade riplicare altrimenti. Circa il male mio del non potere orinare, io ne sono stato poi molto male, muggiato dì e notte senza dormire e senza riposo nessuno, e per quello che gudicano e' medici, dicono che io ò il mal della pietra. Ancora none son certo: pure mi vo medicando per detto male, e èmi data buona speranza. Nondimeno per essere io vechio e con un sì crudelissimo male, non ò da promettermela. Io son consigliato d'andare al bagnio di Viterbo, e non si può prima che al prencipio di maggio; e in questo mezzo andrò temporeggiando il meglio che potrò, e forse àrò grazia che tal male non sarà desso, o di qualche buon riparo: però ò bisognio dell'aiuto di Dio. Però di' alla Francesca che ne facci orazione e digli che se la sapessi com'io sono stato, che la vedrebbe non esser senza compagni nella miseria. Io del resto della persona son quasi com'ero di trenta anni. Èmi sopraggunto questo male pe' gran disagi e per poco stimar la vita mia. Pazienzia! Forse anderà meglio ch'io none stimo, co' l'aiuto di Dio; e quando altrimenti, t'aviserò: perchè voglio aconciar le cose mia dell'anima e del corpo, e a questo sarà necessario che tu ci sia; e quando mi parrà tempo, te ne aviserò: e senza le mia lettere non ti muover per parole di nessun altro. Se è pietra, mi dicono i medici che è in sul prencipio e che è picola: e però, come è detto, mi dànno buona speranza.
Quando tu avessi notizia di qualche estrema miseria in qualche casa nobile, che credo che e' ve ne sia, avisami, e chi; che per insino in cinquanta scudi io te gli manderò che gli dia per l'anima mia. Questi non ànno a diminuir niente di quello che ò ordinato lasciare a voi: però fallo a ogni modo.
A dì 15 di marzo 1549.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 23 di marzo 1549.
CCXV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ti scrissi per l'ultima mia del mio male della pietra, il quale è cosa crudelissima, come sa chi l'à provato. Dipoi sendomi stato dato a bere una certa aqqua, m'à fatto gittar tanta materia grossa e bianca per orina con qualche pezzo della scorza della pietra, che io son molto megliorato; e abiàno speranza che in breve tempo io n'abbi a restar libero; grazia di Dio, e di qualche buona persona: e di quello che seguirà, sarete avisati. Della limosina che ti scrissi, non acade replicare: so che cercherai con diligenzia.
Questo male m'à fatto pensare d'aconciare i casi mia dell'anima e del corpo più che io non àrei fatto: e ò fatto un poco di bozza di testamento come a me pare, la quale per quest'altra se potrò ve la scriverrò, e voi mi direte il parer vostro: ma vorrei bene che le lettere andassino per buona via. Altro non m'acade per ora.
A dì 23 di marzo 1549.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 29 di marzo 1549.
CCXVI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò mandato stamani per Urbino, a dì ventinove di marzo 1549, a Bartolomeo Bettini scudi cinquanta d'oro in oro, acciò ne facci quello che ti scrissi. Tu m'ài avisato d'uno de' Cerretani[205] che à a mettere una fanciulla in munistero: io no' n'ò notizia nessuna. Guarda di dare dove è 'l bisognio e non per amicizia nè per parentado, ma per l'amore di Dio, e fa' d'averne ricievuta, e non dir donde si vengino. In questa sarà la poliza del Bettino di detti danari. Va per essi e avisa.
Àrei a scriver più cose, come ti scrissi, ma lo scrivere mi dà noia, perchè non mi sento bene: pure a rispetto a quello che sono stato, mi pare essere risucitato; e perchè ò cominciato a gittare qualche poco della pietra, ò buona speranza.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
[205] In un _libro di Ricordi_ di Lionardo Buonarroti, segnato _A_, che tira dal 1540 al 1565, si legge a carte 92 verso, che la limosina di 50 ducati d'oro fu pagata per la figliuola di Niccolò di messer Giovanni Cerretani, accettata per monaca nel monastero di Santa Verdiana di Firenze.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 5 d'aprile 1549.
CCXVII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Della settimana passata mandai per Urbino al Bettino scudi cinquanta d'oro in oro, i quali ti facessi pagare costà. Credo gl'àrai ricievuti e che ne farai quel tanto che ti scrissi, o a quello de' Ceretani o a altri, dove vedrai il bisognio: e dara'ne aviso. Circa l'aconciare i casi mia di che ti scrissi, io non volevo dire altro, se non che per esser vechio e amalato, che mi pareva di far testamento. E 'l testamento è questo: ciò è di lasciare a Gismondo e a te ciò che i' ò, in questo modo: che tanto n'abbi a far Gismondo mio fratello, quante tu mio nipote, e che delle cose mia none possa pigliar partito nessuno l'uno senza il consenso dell'altro; e questo, quando vi paia far per via di notaio, io sempre retificherò.
Circa la malattia mia, io sto asai meglio. Noi sia' certi che io ò la pietra, ma è cosa picola e per grazia di Dio e per virtù dell'aqua ch'i' beo, si va consumando a poco a poco, in modo ch'i' spero restarne libero. Ma pure, perchè son vechio e per molti altri respetti, àre' caro quel mobile che ò qua tenerlo costà, che stéssi a' mia bisogni e poi restassi a voi: e questo sarebbe un circa quattro mila scudi; e massim'ora, che avendo andare al bagnio, mi vorrei star qua più spedito ch'i' potessi. Sie con Gismondo e pensateci un poco e avisate, perchè è cosa che non fa manco per voi che per me.
Circa il tôr donna, stamani m'è stato a trovare uno amico mio e àmi pregato ch'io ti dia aviso d'una figluola di Lionardo Ginori, nata per madre de' Soderini. Io te ne do aviso come sono stato pregato, ma non te ne so parlare altrimenti, perchè no' n'ò notizia: però pènsavi bene e non aver rispetto a cosa nessuna; e quando se' resoluto, rispondimi, acciò ch'i' possa rispondere o del sì o del no a l'amico mio.
A dì cinque d'aprile 1549.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
Io àrei bene avuto caro che inanzi che avessi tolto donna, avessi comperato una casa più onorevole e capace che quella ove siate, e io v'àrei mandati i danari.
Questo ch'io ti scrivo di quella de' Ginori, te lo scrivo solo perchè sono stato pregato, non perchè pigli più una che un'altra. Fa' pure secondo che ti va a fantasia e non aver rispetto nessuno, come altre volte t'ò scritto. A me basta saperlo inanzi al fatto: però cerca e pènsavi e non indugiare, quando abbi il capo a simil cosa.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 13 d'aprile 1549.
CCXVIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò avuto la ricievuta de' cinquanta scudi dal Munistero. Piacemi che gli abbi allogati bene, nè acade dirne altro. Per l'ultima mia ti scrissi come ero stato pregato ti déssi aviso d'una figluola di Lionardo Ginori; e così feci. Àspettone risposta, per rispondere a l'amico mio: e benchè io t'abbi dato questo aviso, non fare però se non tanto, quanto a te piace e non guardare al mio scrivere. Cònsigliati bene, e se non te ne contenti, rispondimi senza rispetto, acciò possa licenziare l'amico. Io ti scrissi che àrei avuto caro di tener costà certi danari, come àrai inteso, per istar qua con manco pensieri, e massimo sendo io vechio: però, quando si possa fare che io ne sia sicuro, lo fare' volentieri, ma non vorrei uscir della padella e cascar nella brace. Credo, quando si trovassi da mettergli in beni, cioè in terre o in case, che non ci sia altro modo sicuro: sì che pensatevi, perchè fa per voi. Circa la casa di che mi scrivi apresso al Proconsolo, il luogo a me non sodisfa, come fa quella della via del Cocomero. Quando si fussi potuta avere con buon sodo, non mi par si sie trovato meglio. Del mio male io ne sto con buona speranza, perchè vo pur megliorando, grazia di Dio; ma pur credo mi bisognierà andare al bagnio: che così dicono i medici. Io ebbi nella tua una del Bugiardino:[206] un'altra volta non mettere in tua lettere quelle di nessuno altro, per buon rispetto. El Bugiardino è buona persona, ma è sempice uomo: e basta. Quando tu fussi richiesto di mandarmi lettere nelle tua, di' che non t'acade scrivermi.
A dì 13 d'aprile 1549.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
[206] Giuliano, pittore.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 25 d'aprile 1549.
CCXIX.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io non ti potetti scrivere sabato, perchè ebbi la tua troppo tardi, e oggi a' dì 25 d'aprile 1549 ò un'altra tua dei venti di detto del medesimo tenore. Circa il podere di Chianti, io dico che a me piace più presto di comperare, che tener danari; e se detto podere è cosa buona, a me pare da tôrlo a ogni modo e massimo sendo buon sodo, come mi scrivete. Ma ben mi par da vederlo prima; e piacendovi, tôrlo a ogni modo e non guardare in cinquanta scudi: e così vi do commessione, che, piacendovi, voi lo togliate a ogni modo e non guardiate in danari e avisiate; e súbito vi farò pagare costà quello che monterà: e quando ne fussi in vendita qualcun'altro d'altrettanta spesa, con simil sodo, dico che v'attendiate, e manderò ancora i danari di quello, perchè è meglio che tenergli perduti: overo in una casa, quando si truovi.
Circa 'l mio male, io ne sto assai meglio, e spero, con maraviglia di molti; perchè ero tenuto per morto, e così mi credevo. Ò avuto buon medico,[207] ma più credo agli orazioni che alle medicine. Non altro. Per quest'altra ti scriverrò altre cose.[208]
[207] Realdo Colombo, medico celebre.
[208] Manca la sottoscrizione.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (2 di maggio 1549).
CCXX.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Com'io t'ò scritto un'altra volta, così ti raffermo per questa, cioè che voi andiate a vedere il podere di Chianti, di che m'ài scritto, e se è cosa che vi piaccia, lo togliate a ogni modo e non guardate in cinquanta scudi: e così vi do commessione libera, cioè che sendo cosa buona, lo togliate a ogni modo e non guardate in danari: e avisatemi, perchè vi manderò súbito quello che monterà.
Circa il tôr donna, io ti scrissi d'una figluola di Lionardo Ginori, com'io fu' pregato qua da uno amico mio. Tu mi rispondesti, ricordandomi quello di tal cosa ti scrissi l'anno passato. Io te lo scrissi, perchè ò paura delle pompe e delle pazzie che vògliano queste case di famiglia, e perchè tu non avessi a essere stiavo d'una donna. Nondimeno quande la cosa ti piacessi, non àresti a guardare al mio scrivere, perchè de' cittadini di Firenze io ne sono igniorantissimo. Però se ti piace tal parentado, non avere cura a quel ch'i' scrissi, e se non ti piace, none far niente; perchè della donna t'ài a contentar tu: e quando ne sarai contento tu, ne sarò contento anch'io. Rispondi liberamente, che io non ò interesso qua con amico nessuno, perch'io abbi a fare più che per te. Del mal mio crudele che io ò avuto, send'io stato tenuto morto, isto tanto bene, che mi pare esser risucitato. Altro non m'acade. Rispondi quando se' risoluto, e non far mai cosa a stanza di nessuno, che interamente non ti contenti.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 11 di maggio 1549.
CCXXI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io resto avisato per l'ultima tua del podere di Chianti. Però, poi che è cosa buona, fate che e' vi resti a ogni modo e non guardate i' danari. Tu mi scrivi di nuovo di quello da Monte Spertoli e d'una bottega che si vende in Porta Rossa; e io vi dico, che se voi trovate buon sodo, che voi togliate ancora la bottega e 'l podere se è cosa buona, e dòvi commissione libera, che per insino in quattro mila scudi d'oro in oro, che voi gli spendiate e non abbiate rispetto se non a' sodi: e questo fia meglio che tenere in su i banchi, perchè non me ne fido; e sia qual si voglia. Del tôr donna, di quella che io ti scrissi che m'avea parlato un mio amico, non me n'avendo tu risposto altrimenti, io ò licenziato l'amico e dittogli che cerchi suo ventura. Altro non m'acade. Come ò detto di sopra, comperate liberamente dove i sodi son buoni, e più presto che si può, e avisate.
A dì undici di maggio 1549.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 25 di maggio 1549.
CCXXII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Per l'ultima tua intendo come vi sono restate le possessione di Chianti.[209] Mi pare che tu dica per dumila trecento fiorini di sette lire l'uno. Se son cose buone, come mi scrivi, avete fatto bene a non guardare in danari. Io ò portato a Bartolomeo Bettini scudi cinque cento d'oro in oro che te gli facci pagare costà per principio del pagamento, e quest'altro sabato per gli Altoviti ne manderò altri cinque cento; e come e' c'è Urbino, che andò più dì fa a Urbino, che ci sarà infra otto o dieci dì, vi manderò il resto. Gli scudi d'oro in oro che io vi mando, vaglion qua undici iuli l'uno. Della possessione di Monte Spertoli, quando sia cosa buona e che e' la vendino in popilli, fate che anche quella vi resti, e non guardate in danari. Altro non m'acade. Va' pe' detti danari, e avisa. E in questa sarà la poliza del cambio.[210]
A dì venti cinque di maggio 1549.
[209] Questa possessione era posta ne' popoli di San Giorgio e di San Lorenzo a Grignano, podesteria di Radda. Michelangelo la comprò per la detta somma dagli Uffiziali de' Pupilli, curatori dell'eredità di Pierantonio di Gio. Francesco de' Nobili, per contratto rogato sotto dì 18 giugno 1549 da ser Piero dell'Orafo, notaio fiorentino.
[210] Manca la sottoscrizione.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 1 di giugno 1549.
CCXXIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Stamani a dì primo di gugnio 1549 ò portato agli Altoviti scudi mille d'oro in oro e cinquecento n'ò portati a Bartolomeo Bettini, che te gli faccino pagare costà per conto del pagamento del podere di Chianti. Le polize del cambio e degli Altoviti e del Bettino saranno in questa. Però va' per essi e scrivimi quello che manca, acciò si facci presto per rispetto della ricolta come mi scrivi. Del podere di Monte Spertoli, dicovi che v'attendiate se è cosa buona e non guardiate in danari, ma non dico però che per averlo si pagi il doppio più che e' non vale, com'io credo sie fatto di questo di Chianti; ma che e' non si guardi in cinquanta scudi. Del mio male sto assai meglio, che non si credeva. Altro non m'acade. Scrivi quel che bisognia.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (8 di giugno 1549).
CCXXIV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Circa il podere da Monte Spertoli, avendo a pagare più che non vale, quattro cento scudi, mi par cosa disonesta. Dubito che e' non paia che voi n'abbiate troppa voglia e che voi non siate fatti saltare. Io non credo che sievi chi lo comperre' tanti scudi più che e' non vale. In cinquanta o cento scudi non è da guardare: pure io la rimetto in voi, se vi par di tôrlo, toglietelo, che ciò che voi farete, sarà ben fatto. La procura io non l'ò potuta fare, ma intendo sì male le tua lettere che mi fanno ogni volta venire la febbre a leggierle. Vedrò di farla in quest'altra settimana, se intendo come. Io ò avuto il trebbiano: il fardelletto di che mi scrivi, non è ancora venuto. Del mio male io ne sto assai bene, a rispetto a quel che sono stato. Io ò beuto circa dua mesi sera e mattina d'una aqqua d'una fontana che è quaranta miglia presso a Roma, la quale rompe la pietra: e questa à rotto la mia e fàttomene orinar gran parte. Bisògniamene fare amunizione[211] in casa e non bere nè cucinar con altra, e tenere altra vita che non soglio.[212]
[211] _Munizione_, ossia, _buona provvista_.
[212] Manca la sottoscrizione.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (15 di giugno 1549).
CCXXV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ebbi il ruotolo della rascia: parmi che sia molto bella: ma era meglio che tu l'avessi data per l'amor di Dio a qualche povera persona. Circa al contratto di che mi scrivi, io dico che l'Uficio de' popilli suole essere un male uficio: però bisognia aprir gli ochi, e sare' buono farlo volgare, acciò che ogn'uomo l'intendessi. E' danari che io t'ò fatti pagare dal Bettino, credetti gli avessi costà súbito; e io credo che e' sieno ancora qua, in modo che la ricolta che tu mi scrivesti di quest'anno non s'àrà. Del podere di Monte Spertoli ti scrissi a bastanza. Quattro cento scudi di più che e' non vale, sarebbe un altro podere. Però mi pare d'andare adagio. La procura che mi chiedi sarà in questa.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (12 di luglio 1549).
CCXXVI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Le terre di che mi scrivi che sono in Chianti apresso apresso[213] c'avete comperato, mi pare da tôrle a ogni modo, quando vi sia buon sodo per dugento cinquanta scudi: che come mi scrivi della copia del contratto e d'altri conti, a me basta che le cose sien fatte fedelmente e che le stien bene: non mi curo d'altro: e avisate di quel che bisognia. Non ò tempo da scrivere altrimenti.
MICHELAGNIOLO in Roma.
[213] Così sta nell'autografo. Intendi: _appresso a quelle_.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 19 di luglio 1549.
CCXXVII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò per l'ultima tua tutte le spese fatte nella possessione di Chianti: la qual cosa non acadeva, perchè se son bene spesi, come mi scrivi, ogni cosa sta bene. Delle terre che confinano con detta possessione, di che mi scrivesti, ti risposi che le togliessi se v'era buon sodo. Di Monte Spertoli non è poi seguìto altro. Sarà buon tôrlo, quando fussi in vendita, sendovi il sodo de' popilli, come mi scrivesti. A questi dì ò avuto una lettera da quella donna del Tessitore che dice averti voluto dare per moglie una per padre de' Capponi e per madre de' Nicolini, la quale è nel munistero di Candeli; e àmmi scritto una lunga bibbia con una predichetta che mi conforta a viver bene e a far delle limosine: e te dice aver confortato a viver da cristiano, e dèbbeti aver ditto che è spirata da Dio di darti detta fanciulla. Io dico che la fare' molto meglio attendere a tessere o a filare, che andare spacciando tanta santità. Mi par che la voglia essere un'altra suor Domenica:[214] però non ti fidar di lei. E circa al tôr donna, come mi par che sia necessario, io di più una che un'altra non ti posso consigliare, perchè non ò notizie de' cittadini, come tu puoi pensare e come altre volte t'ò scritto: però bisognia che tu stesso bisognia[215] vi pensi e cerchi con diligenzia e pregi Idio che t'acompagni bene: e quando trovassi cosa che ti piacessi, àre' ben caro, inanzi l'effetto, me n'avisassi. Altro non m'acade.
A dì 19 di luglio 1549.
MICHELAGNOLO in Roma.
[214] Di questa Suor Domenica parla il Busini nelle sue _Lettere al Varchi_, e la dice donna dabbene, sensata e ben parlante. Essa si credeva profetessa, ed era per la sua bontà ascoltata volentieri e assai favorita dagli uomini più riputati che maneggiarono le cose della Repubblica nel tempo dell'assedio.
[215] Dice così nell'autografo.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (3) d'agosto 1549.
CCXXVIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Per l'ultima tua mi scrivi del podere di Monte Spertoli che e' non è al proposito: non bisognia più pensarvi. Circa la casa, non trovando da comperarne una, mi di' che si potrebbe rassettar la nostra dove state, e che sarebbe una spesa di sessanta scudi. Io dico che se a te pare, che tu lo facci, acciò che questo non tenga adietro il tôr donna. Ma perchè la casa è in cattivo luogo per rispetto del fiume, non mi par però da spendervi molto, avendone a comperare un'altra. Pure fa' tanto quante conosci il bisognio. Altro non m'acade, nè ò tempo da scrivere.
A dì.... d'agosto 1549.
MICHELAGNIOLO in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (18 d'agosto 1549).
CCXXIX.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Oggi fa quindici dì ti risposi circa la casa di via Gibellina che tu l'aconciassi come ti pareva, per tanto che se ne truovi un'altra; e così ti rafermo. Altro non ti scrivo per ora, perchè non ò tempo.
MICHELAGNIOLO in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (25 d'agosto 1549).
CCXXX.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Questa è per coverta d'una della Francesca. Dàlla súbito. Non mi acade altro. Dell'aconciare la casa, ti scrissi che tu facessi tanto quanto ti parea necessario. Delle terre di Chianti vicine a le comperate, ti scrissi per giusto prezzo le togliessi, quando vi fussi buon sodo: e così ti rafermo.
MICHELAGNIOLO in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 21 di dicembre 1549.
CCXXXI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Per risposta dell'ultima tua, egli è vero che i' ò avuto grandissimo dispiacere e non manco danno della morte del Papa,[216] perchè ò avuto bene da Sua Santità e speravo ancora meglio. È così piaciuto a Dio: bisognia aver pazienzia. La morte sua è stata bella, con buon conoscimento in sino all'ultima parola. Idio abbi misericordia dell'anima sua. Altro non mi acade circa questo. Le cose di costà credo vi vadin bene, e de' casi del tôr tu donna non mi pare che se ne parli più: penso che tu vi pensi e che non vegga ancora cosa al tuo proposito. Circa l'esser mio, io mi sto col mio male il me' ch'i' posso, e a rispetto agli altri vechi non ò da dolermi, grazia di Dio. Qua s'aspetta d'ora in ora il Papa nuovo. Iddio sa 'l bisognio de' Cristiani e basta. Racomandami al prete. Altro non m'acade. A dì ventuno di dicembre 1549.
MICHELAGNIOLO in Roma.
[216] Paolo III, morto a' 10 di novembre 1549.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 16 di febbraio 1550.
CCXXXII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Circa le terre di Chianti di che mi scrivi, io non ti posso rispondere, se io non so come voi state a danari.