Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 13

Chapter 134,098 wordsPublic domain

Lionardo. — Poi che ultimamente io t'ebbi scritto, trovai una lettera in casa, dove m'avisi di tutto quello che s'è trovato di Giovansimone. Dipoi n'ò un'altra che m'avisa particularmente della morte che à fatta: di quello che è restato del suo, me ne potevi dare aviso per la prima, che io non l'avessi a sapere da altri prima che da te, com'io n'ebbi: però n'ebbi sdegnio grandissimo. Della morte, mi scrivi, che se bene non à avuto tutte le cose ordinate dalla Chiesa, che pure à avuto buona contrizione: e questa per la salute basta, se così è. Di quello che à lasciato, secondo la ragione n'è reda Gismondo, non avendo fatto testamento: e di questo io vi dico che voi ne facciate quel bene che voi potete per l'anima sua, e non abbiate rispetto a' danari, perchè io non vi mancherò di quello che farete. Circa e' contratti e le scritture che io vi mandai, riguardatele con diligenzia, perchè ancora potrebbero bisogniare. Della casa de' Corsi a me pare che tu stia in su l'oferta che tu ài fatta, perchè se la vorranno vendere, sendo come m'ài scritto, non credo che ne truovi più ne' tempi che siàno. Altro non m'acade.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (23 di febbraio 1548).

CXCIV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ti scrissi come avevo dipoi ricievuto una tua di tutto quello che aveva lasciato Giovansimone, e di tutto, secondo la ragione, n'à a essere reda Gismondo; e così gli fate quel bene a l'anima che potete, e io ancora non mancherò. Per tôr moglie, io t'avisai di tre, di che m'era stato parlato qua; no' me n'ài risposto niente: a te sta il tôrla o non la tôrre, o più una che un'altra, pur che sia nobile e bene allevata, e più presto senza dota che con assai dota, per poter vivere in pace. Altro no' mi acade. Ringrazia la Francesca e confòrtala a pazienzia, e racomandami a Michele e a lei.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, ( del marzo 1548).

CXCV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò caro che tu m'abbi avisato del bando,[198] perchè se mi sono guardato insino a ora del parlare e praticare con fuorusciti, mi guarderò molto più per l'avenire. Circa l'essere stato amalato in casa gli Strozzi,[199] io non tengo d'essere stato in casa loro, ma in camera di messer Luigi del Riccio, il quale era molto mio amico, e poi che morì Bartolomeo Angelini, non ò trovato uomo per fare le mia faciende meglio di lui, nè più fedelmente; e poi che morì, in detta casa non ò più praticato, come ne può far testimonanzia tutta Roma, e di che sorte sia la vita mia, perchè sto sempre solo, vo poco attorno e non parlo a persona e massimo di Fiorentini; e s'io son salutato per la via, non posso fare ch'i' non risponda con buone parole; e passo via: e se io avessi notizia quali sono e' fuoriusciti, io non risponderei in modo nessuno: e come ò detto, da qui inanzi mi guarderò molto bene, e massimo che io ò tanti altri pensieri, che io ò fatica di vivere.

Circa il far bottega, fate quello che a voi par di far bene, perchè non è mia professione e none posso dar buon consiglio; solo vi dico questo, che se voi mandate male i danari che avete, che voi non siate più per rifarvi.

MICHELAGNIOLO in Roma.

[198] Pare che accenni alla crudele legge mandata fuori dal duca Cosimo l'undici di marzo del 1548 contro i cospiratori, i ribelli e i discendenti loro: la quale legge per essere stata compilata, secondo gl'intendimenti del Duca, da Jacopo Polverini da Prato, auditore fiscale, fu chiamata _La Polverina_.

[199] Michelangelo, quando nel luglio del 1544 fu gravemente ammalato, stette in casa degli Strozzi.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 7 d'aprile 1548.

CXCVI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io non ò risposto prima a l'ultima tua, perchè non ò potuto. Circa al tôr donna, tu di' che ti par da lasciar passare questa state: se a te pare, pare ancora a me. Dell'andare a Loreto dell'andare a Loreto[200] per tuo padre, se e' fu boto, mi pare da sodisfarlo a ogni modo; se gli è per bene che tu voglia far per l'anima sua, io darei più presto quello che tu spenderesti per la via, costà per l'amor di Dio, per lui, che fare altrimenti: perchè portar danari a' preti, Dio sa quel che ne fanno; e ancora il perder tempo, facendo bottega, non mi pare a proposito. Però e' ti bisognia, se tu ne vuoi far bene, stare in grandissima servitù, e por da canto i pensieri della giovanezza. Altro non m'acade. Circa la casa de' Corsi, vorre' sapere se ma' poi te n'è stato parlato. Racomandami al prete, al Guicciardino e a la Francesca.

A dì 7 d'aprile 1548.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 11 d'aprile: de' dì 7 detto.

[200] Ripetuto così nell'autografo.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 14 d'aprile 1548.

CXCVII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò con una tua la copia della scritta della Compagnia dell'arte della lana che avete fatta. Non acadeva, perchè non me ne intendo. Credo che l'abbiate considerata bene e che la stia bene: e così piaccia a Dio. Della cosa che mi scrivi da Santa Caterina, fate quello che pare a voi, pur che facciate cose chiare, che e' non s'abbi a combattere. Della casa de' Tornabuoni, è vero che è fuor del nostro Quartiere, pure il prezzo e l'esser sicuro potrebbe aconciare ogni cosa: però àvisamene. Altro non m'acade. Vorrei che mi mandassi la mia natività,[201] come mi mandasti un'altra volta, appunto come sta in su libro di nostro padre, perchè l'ò perduta. Adì 14 d'aprile 1548.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 19 d'aprile: de' dì 14 detto.

[201] Tra le carte dell'Archivio Buonarroti è una copia del tempo di Michelangelo della sua natività, cavata dalle _Ricordanze_ di Lodovico suo padre. Noi la riferiamo nella medesima forma sua, parendoci documento di qualche importanza:

«Ricordo come ogi questo dì 6 di marzo 1474 mi nacque uno fanciulo mastio: posigli nome Michelagnolo; et nacque in lunedì matina innanzi di 4 o 5 ore, et nacquemi, essendo io potestà di Caprese, et a Caprese nacque e compari furno questi di sotto nominati. Battezossi addì 8 detto nella chiesa di S.to Giovanni di Caprese. Questi sono e' compari.

»Don Daniello di Ser Bonaguida da Firenze, rettore di Santo Giovanni di Caprese.

»Don Andrea di.... da Poppi, rettore della Badia di Diariano (_Larniano?_).

»Giovanni di Nanni da Caprese.

»Jacopo di Francesco da Casurio.

»Marco di Giorgio da Caprese.

»Giovanni di Biaggio da Caprese.

»Andrea di Biaggio da Caprese.

»Francesco di Jacopo del Anduino da Caprese.

»Ser Bartolomeo di Santi del Lanse, nottaro.»

Nota che addì 6 di marzo 1474 è alla Fiorentina _ab incarnatione_, et alla Romana _ab nativitate_ è 1475.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (28 d'aprile 1548).

CXCVIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io rifiuto la redità di Giovansimone, e in questa ne sarà il contratto. Circa la casa della via de' Servi, o d'altra, io vi do licenzia che voi facciate tutto quello che vi pare il meglio e a posta vostra, purchè abiate buone sicurtà e togliate cosa onorevole e non guardate in danari. A messer Giovan Francesco mi racomanda e digli, che poi che e' mi s'è offerto di far fare a Bernardo Bini quella fede che io gli ò chiesta, per via di contratto; che io l'àrò molto cara e farammi grandissimo piacere: e tu pagerai il contratto che sarà picola cosa e màndamela, e ringràzialo e racomandami a lui.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548. Di Roma, riceuta addì 4 di magio: de' dì 28 paxato.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (2 di maggio 1548).

CXCIX.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ebbi il caratello delle pere che furono ottantasei; manda'ne trentatre al Papa: parvo'gli belle e èbele molto care. Del caratello del cacio, la Dogana dice che quel vetturale è un tristo, e che in dogana non lo portò; in modo che, com'io posso sapere che e' sia a Roma, io gli farò quello che merita, non per conto del cacio, ma per insegniarli far poca stima degli uomini. Io sono stato a questi dì molto male per non potere orinare, perchè ne son forte difettoso; pure adesso sto meglio: io te lo scrivo, perchè qualche cicalone non ti scriva mille bugie per farti saltare. Al prete di' che non mi scriva più _a Michelagnolo scultore_, perchè io non ci son conosciuto se non per Michelagniolo Buonarroti, e che se un cittadino fiorentino vuol far dipigniere una tavola da altare, che bisognia che e' truovi un dipintore: che io non fu' mai pittore nè scultore, come chi ne fa bottega. Sempre me ne son guardato per l'onore di mie padre e de' mia frategli, ben io abbi servito tre Papi: che è stato forza. Altro non acade. Per l'ultima del passato àrai inteso l'openione mio circa la donna. Di questi versi ch'i' ò scritti del prete, non gniene dir niente, ch'i' vo' mostrar di non avere avuto la sua lettera.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548. Di Roma, addì 7 di magio: de' dì 2 deto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 12 di maggio 1548.

CC.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io v'ò scritto più volte della casa e delle terre da Santa Caterina e d'ogni altra cosa, che voi facciate quello che pare a voi; dico circa il comperare, pur che d'ogni cosa v'assicuriate in modo che e' non s'abbi a piatire. Ricòrdovi che le terre che io comperai da Santa Caterina, le comperai libere e così l'ò tenute in sino a oggi; che voi non le sottomettessi a tanto l'anno, come quelle che volete comperare: però fate destinzione dall'una parte a l'altra. Altro non m'acade. Ringrazia messer Giovan Francesco, perchè mi fa gran piacere, benchè e' none importi molto. Abbi cura grandissima d'ogni picola cosa delle scritture della scatola che io ti mandai, perchè importano assai. A dì dodici di maggio 1548.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 16 di magio: de' dì 12 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, ( di giugno 1548).

CCI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò ricievuto una soma di trebbiano e òlla avuta cara; nondimeno io ti dico, che tu non mi mandi più cosa nessuna, se io non te la mando a chiedere, perchè ti manderò i danari di quello che vorrò. Circa la bottega àrei caro m'avisassi come ti riescie. Altro non ò che dire. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca e a messer Giovan Francesco.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì.... di giugno: de' dì.... detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (28 di luglio 1548).

CCII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Tu mi scrivi come se' ricerco che comperi la casa de' Buondelmonti e con che patti; io ti rispondo che la casa mi piace, ma 'l modo del comperarla non mi pare altro che prestarvi su danari: però io licenzierei chi te la mette inanzi, perchè comperare una casa e non sapere se l'uomo se l'à a tenere o sì o no, mi pare una pazzia. Altro non m'acade. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 2 d'agosto: de' dì 28 paxato.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 10 d'agosto 1548.

CCIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Tu mi scrivi che avete per le mani un podere di mille trecento fiorini fuor della Porta al Prato. Se gli è cosa buona, a me pare che voi lo togliate a ogni modo, purchè abiate buon sodo, che e' non s'abbia a combattere: e bisognia aver cura che e' sia in luogo che Arno non gli possa nuocere. Quando si trovassi da fare qualche spesa grossa in una possessione lontana da Firenze dieci o quindici miglia, cioè di tre o quattro mila scudi, io la tôrrei, quando ne potessi aver l'entrata io; perchè, avendo perduto il Porto,[202] m'è di bisognio farmi qualche entrata che non mi possa esser tolta; e più volentieri la farei costà che altrove. Io ti scrivo questo, perchè, quando intendessi di qualche cosa buona o di più o di manco prezzo, me ne dia aviso e non ne fare romore. Altro non m'acade. Saluta tutti da mia parte e racomandami a messer Giovan Francesco. Adì dieci d'agosto 1548.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 17 d'agosto: de' dì 10 detto.

[202] Il porto del Po. Vedi quel che è stato detto alla nota 1 della Lettera CLXXIX.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, ( d'agosto 1548).

CCIV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — L'ultima tua lettera per non la potere nè sapere leggere, io la gittai in sul fuoco: però io non te ne posso risponder niente. Io t'ò scritto più volte, che ogni volta che io ò una tua lettera, che e' mi vien la febre, inanzi che io impari a leggierla. Però io ti dico, che da qui inanzi tu non mi scriva più, e se tu ài da farmi intender niente, togli uno che sappi scrivere, che io ò il capo a altro che stare a spasimare intorno alle tua lettere. Messer Giovan Francesco mi scrive che tu vorresti venire a Roma per qualche dì: io me ne son maravigliato, perchè avendo tu fatto la compagnia, come m'ài scritto, che tu ti possa partire. Però abbi cura di non gittare via i danari che io v'ò mandati: e similmente ancor Gismondo ne debbe aver cura, perchè chi non gli à guadagniati, non gli conoscie; e questo si vede per isperienza, che la maggior parte di quegli che nascono in richezza, la gitton via e muoion rovinati. Sichè apri gli ochi e pensa e conosci in che miserie e fatiche vivo io, sendo vechio come sono. A questi dì un cittadin fiorentino m'è venuto a parlare d'una fanciulla de' Ginori, della quale mi dice che n'è stato parlato costà a te, e che la ti piace. Io non credo che e' sia vero, e anche non te ne so consigliare, perchè no' n'ò notizia. Ma non mi piace già che tu tôgga per donna una, che se 'l padre avessi da dargli dota conveniente, non te la darebbe. Vorrei che chi ti vuol dar moglie, pensassi di darla a te, non alla roba tua. A me pare che gli abbi a venir da te il non cercar gran dota al tôr moglie, e non da altri volèrtela dare, perchè la non à dota. Però tu ài solo a desiderare la sanità dell'anima e del corpo a la nobiltà del sangue; e de' costumi e che parenti ell'à: che importa assai.

Altro non ò che dire. Racomandami a messer Giovan Francesco.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 15 di settembre 1548.

CCV.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — E' non m'acade scriverti per questa per altro, che per far coverta a una risposta di una di Guliano Bugiardini: però dàgniene; e se non lo conosci, fàttelo insegniar da messer Giovan Francesco. Sono stato un poco di mala voglia per non potere orinare, pure ora sto assai bene. Avisami come la fai circa la bottega, e se uomo che venga di qua ti parlassi di niente da mia parte, non creder se non ne vedi mia lettere. Adì quindici di settembre 1548.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

Di Roma, 1548, addì 20 di settembre: de' dì 15 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (20 d'ottobre 1548).

CCVI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Intendo per la tua delle possessione che son per vendersi in quel di San Miniato al Tedesco. Io dico che non è paese nessuno nel contado di Firenze che manco mi piaccia, per molti rispetti; pur non di meno non è da mancare d'intendere che cose sono, perchè potrebbono esser tale e tal sodo che e' sarie da pigliarle. Però intendi, ma più segretamente che puoi. Altro non m'acade per ora, e ò poco tempo da scrivere.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 25 d'ottobre: de' dì 20 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 29 di dicembre 1548.

CCVII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — A questi dì m'è stato parlato di nuovo, per conto di darti donna, di dua fanciulle, le quale credo che ancora te ne scrivessi l'anno passato: e queste sono una figluola d'Alamanno de' Medici, l'altra figluola di Cherubino Fortini: in quella de' Medici credo che non sian molti danari e che anche sia troppo attempata. Dell'altra ne so manco parlare; in modo che mal ti posso consigliare più d'una che d'un'altra, perchè n'ò poca notizia: ma ben mi pare che non ci sendo di noi altri che tu, debba tôrla; ma siàno in tempi che per più conti bisognia aprir bene gli ochi: però pènsavi, e quando tu abbi più una fantasia che un'altra, avisami. Tu mi scrivesti circa un mese fa d'una certa possessione: io ò avuto, come t'ò scritto più volte, voglia di fare una entrata costà per poter viver qua senza durar fatica, perchè son vechio e non posso più; ma da un mese in qua me n'è mezzo uscita la voglia. Penserò qualche altro modo da vivere, e spero Dio m'aiuterà. Altro non acade. A' ventinove di dicembre 1548.

MICHELAGNIOLO in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 3 di gennaio: de' dì 29 pasato.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 18 gennaio 1549.

CCVIII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — La casa che tu mi scrivi, mi par che tu dica che la sia di quegli da Gagliano, e' quali solevano stare nella via del Cocomero, come mi scrivi, a man ritta andando verso San Marco, apresso al canto della piazza di San Nicolò. Se è questa, io no' n'ò notizia nessuna: però cercate di vederla, e se è cosa al proposito e che il luogo vi sodisfaccia, toglietela: e sopratutto bisognia aver cura del sodo e che sia casa onorevole. Circa il tôr donna, io ò inteso come le dua di che ti scrissi, son maritate. Àsi a pensare che non avea a essere: àssi a racomandarsi a Dio e aver fede che Lui t'aparechi cosa al proposito. Io son vechio, come sapete, e perchè ogni ora potrebbe esser l'ultima mia, e avendo qua un certo capitale, benchè non sia gran cosa, non vorrei però che andassi male, perchè l'ò guadagniato con molta fatica: però io ò pensato se a metterlo costà in Santa Maria Nuova fussi sicuro, per tanto se ne pigliassi qualche partito e che ancora a' mia bisogni me ne potessi servire, come per malattie o altre necessità, e che e' non mi fussi tolto. Pàrlane con Gismondo, e avisatemi del vostro parere.

Poi che ebbi scritto, parlando con uno amico mio della casa di quegli da Gagliano, me la lodò molto; se è quella di che mi scrivi, mi pare da tôrla ad ogni modo e non guardare in cento scudi, pur che 'l sodo sia buono: e avisatemi de' danari che bisogniano e a chi io gli ò a dar qua, che e' vi sien pagati. Altro non m'acade.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

A dì diciotto di gennaio 1549.

A messer Giovan Francesco digli che da un mese in qua io sono ito poco attorno, perchè non mi son sentito troppo bene, ma che io troverrò il Bettino che à più pratica in Corte che non ò io, e vedrò che noi insieme gli gioviàno il più che si può. Io ò pochissime pratiche in Roma e non conosco quegli che lo possono servire; e se io richieggo un di questi d'una cosa, per ogniuna richieggon me di mille. Però mi bisognia praticar pochi: pure farò quello che potrò. Racomandami a lui.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, addì 25 di gennaio: de' dì 18 detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (25 di gennaio 1549).

CCIX.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Il cacio che tu m'ai mandato, io ò avuto la lettera, ma non ò già avuto il cacio: credo che 'l mulattiere che l'à portato là l'abbi venduto a qualcun'altro, perchè ò mandato più volte alla Dogana per esso. Detto mulattiere à trovato mille favole e à dato tante parole, che se n'è andato: in modo che io dubito che e' non sia un tristo. Però non mi mandar più niente, che m'è più noia che utile.

Della casa m'avisasti, se è quella di quegli da Gagliano, come risposi a la tua, mi par da tôrla, come ti scrissi, perchè m'è lodata assai. Circa al tôr donna, stamani ò uno aviso di più fanciulle che s'ànno a maritare: credo che sia un sensale quello che scrive, benchè non vi metta il nome suo: e detto aviso te lo mando in questa, acciò se no' n'ài notizia, tu lo intenda, e io per quest'altra ti scriverrò il parer mio, perchè ora non ò tempo. Non mostrare a nessuno ch'io t'abbi mandato il detto aviso.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, a dì 31 di gennaio: dei dì.... detto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 1 di febbraio 1549.

CCX.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ti mandai per l'ultima mia una nota di più fanciulle da marito, la quale mi fu mandata di costà, credo da qualche sensale, e non può esser se non omo di poco giudicio, perchè send'io stato sedici overo diciasette anni fermo a Roma, dovea pur pensare che notizia io possa avere delle famiglie di Firenze.

Però io ti dico, che se tu vuoi tôr donna, che tu non stia a mia bada, perchè non ti posso consigliare del meglio; ma ben ti dico che tu non vadi dietro a' danari, ma solo a la bontà e alla buona fama.

Io credo che in Firenze sia molte famiglie nobile e povere, che sarebbe una limosina a 'mparentassi con loro, quand'e' bene non vi fussi dota; perchè non vi sarebbe anche superbia. Tu ài bisognio d'una che stia teco e che tu gli possa comandare, e che non voglia stare in su le pompe, e andare ogni dì a conviti e a nozze; perchè dove è corte, è facil cosa a diventar puttana, e massimo chi è senza parenti. E non è d'aver rispetto a dire che e' paia che tu ti voglia nobilitare, perchè gli è noto che noi siàno antichi cittadini fiorentini e nobili quant'è ogni altra casa; però racomandati a Dio e prègalo che t'aparechi il bisognio tuo: e io àrò ben caro quando truovi cosa che ti paia il proposito, innanzi che stringa il parentado, me n'avisi.

Circa la casa di che mi scrivesti, io ti risposi che la m'era lodata e che tu no' guardassi in cento scudi.

Ancora m'avisasti di un podere a Monte Spertoli: ti risposi che e' me n'era uscito la voglia, non perchè così fussi, ma per altro rispetto. Ora ti dico che quand'e' tu truovi cosa buona, e che io possa goder l'entrata, che tu me n'avisi; perchè se sarà cosa sicura, io la torrò: e della casa, quando la tolga, avisami de' danari che ò a mandare; e far presto quel che s'à da fare, perch'el tempo è brieve.

Di quello che ti scrissi di Santa Maria Nuova ne sono sconsigliato: però non vi pensate. A dì primo di febbraio 1549.[203]

(_Di mano di Lionardo._)

1548, di Roma, a dì 7 di febraio: de' dì primo detto.

[203] Manca la sottoscrizione.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 9 di febbraio 1549.

CCXI.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._

Lionardo. — Io ò mandato Urbino più volte a la Dogana per conto del cacio che mi mandasti. Gli uomini della Dogana dicono che 'l vetturale l'à venduto in su l'osteria, o vero lo lasciò costà, perchè qua non misse in dogana se non cinque carategli di cacio, e' quali la Dogana tutti consegnò a' lor padroni. È forza che detto vetturale sia un gran giottone, perchè in Roma à fuggito Urbino più che gli à potuto, finchè s'è partito. Ma se ci ritorna, tu mi dirai novelle!

Della casa tu mi ài avisato del sodo che non vi sodisfa: io dico che gli è meglio non comperare niente, che comperare un piato. Di Santa Maria Nuova, io resto informato non bisognia più parlarne. Del tôr donna, io ti mandai la nota che ài ricevuto. La lettera fu portata in casa e non so da chi: e quando tu avessi qualche fantasia più d'una che d'un'altra, àrò caro me n'avisi inanzi che facci altro. Altro non m'acade e non ò anche tempo per ora. Adì nove di febbraio 1549.

MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 16 di febbraio 1549.

CCXII.

_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._