Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 11
Tu mi scrivi dell'uficio che ài avuto; io ti dico che tu se' giovane e ài viste poche cose; io ti ricordo che l'andare inanzi, a Firenze è peggio che tornare adietro.
A Giovan Simone di', che un comento di Dante d'un Luchese,[170] che c'è di nuovo, non è molto lodato da ch'intende, e non è da farne stima; nessuno altro ce n'è di nuovo che io sappi.
A Michele Guicciardini mi racomanda, e digli che io son sano, ma con molta noia e tanta, ch'io non ò tempo da mangiare; però fa' mie scuse se io non gli rispondo. Tu puoi leggergli questa, e fia il medesimo: e alla Francesca di', che prieghi Iddio per me.
Ancora ti dico, quando ti fussi scritto niente per mio conto, non gli credere se non v'è un verso di mia mano.[171]
(_Di mano di Lionardo._)
Di Roma, 1545, a dì 13 di maggio: de' dì 9 detto.
[169] Sta così nell'autografo. Ma vale l'osservazione fatta nella lettera precedente.
[170] Alessandro Vellutello, il cui _Comento alla Divina Commedia_ fu stampato la prima volta in Venezia dal Marcolini nel 1544.
[171] La sottoscrizione manca.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (23 di maggio 1545).
CLVI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò dato oggi questo dì ventitre di maggio 1545 a' Covoni in Roma scudi dugento d'oro in oro, che e' vi sieno pagati costà. Però andate a' Capponi tu e Giovan Simone o Gismondo, come volete, e e' vi saranno pagati, cioè vi saranno pagati scudi dugento d'oro in oro, come ò dati qua: e così fate la quitanza, e mandatemi la copia.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_Di mano di Luigi del Riccio._)
Lionardo del Riccio date bene.
(_Di mano di Lionardo._)
Di Roma, 1545, addì 27 di magio: de' dì 23 detto ricevuta.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1545).
CLVII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ti scrissi sabato passato che àrei avuto più caro dua fiaschi di trebbiano, che otto camice che tu m'ài mandate. Ora t'aviso come ò ricievuto una soma di trebbiano, cioè 44 fiaschi, de' quali n'ò mandati sei al Papa e a altri amici, tanto che gli ò allogati quasi tutti, perchè io none posso bere; e benchè io ti scrivessi così, non è però che io voglia che tu mi mandi più una cosa che un'altra. A me basta che tu sia uomo da bene, e che ti facci onore e a noi altri.
MICHELAGNIOLO in Roma.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, ( di luglio 1545).
CLVIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Del trebbiano io feci la ricevuta al vetturale che lo portò, di quaranta cinque fiaschi, e scrissiti che tu non mi mandassi niente, e così ti scrivo di nuovo, se io non te ne richieggo. Del trovare partito de' danari, e' mi pare che Giovan Simone la 'ntenda meglio di te, perchè nell'andare adagio si fa manco errori. Voi avete da vivere e non siate cacciati; però bisognia aver pazienzia e far poco romore, acciò che e' non vi sien tolti; e quando potrò, ve ne manderò degli altri insino al numero promesso.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
Addì.... del luglio 1545.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (31 di dicembre 1545).
CLIX.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Tu mi scrivi che ài inteso di più case da comperare, in fra le quali mi scrivi di quella che fu di Zanobi Buondelmonti, e questa mi pare più onorevole che tutte l'altre; però mi pare da intendere l'ultimo prezzo e se e' v'è sicurtà buona, tôrla; ma non ti fidare di Bernardo Basso:[172] mostra di prestargli fede, ma non gli creder niente, perchè è un gran fellone. Sì che fa d'esser savio, che bisognia, e massimo nel comperare. Nel Quartier nostro in via Ghibellina, mi piacerebbe assai, ma le vôlte[173] ogni verno s'empion d'aqqua: sì che pensa e cònsigliati bene, e quando sarai resoluto co' mia frategli insieme, m'aviserai della spesa e io tanto farò pagare costà quanto bisognierà.
Io ebbi circa un mese fa una lettera da messer Giovan Francesco con un'altra inclusa che non conteneva niente; però fa' mie scusa se io non risposi e racomandami a lui.
Quando scrivi, dirizza le lettere al Bettino, cioè a' Cavalcanti o a Girolamo Ubaldini. Altro non acade. Racomandami a Michele e alla Francesca.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1545, di Roma. Riceuta addì 7 di gennaro: de l'ultimo di dicembre.
[172] Bernardino di Piero Basso, scarpellino.
[173] Le cantine.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 9 di gennaio 1546.
CLX.
_Al suo carissimo Lionardo Buonarroti come figliuolo in Fiorenza._
Lionardo. — I' ò oggi questo dì nove di gennaro 1545, dato qui in Roma a messer Luigi del Riccio scudi secento d'oro in oro, e' quali te li facci pagare costì in Firenze, per finirvi il numero de' mille scudi promessivi: però anderete a Piero di Gino Capponi e vi saranno pagati; fàtene la quitanza per tanti pagàtine qua, come è detto.
E messer Luigi detto scriverrà qui disotto l'animo mio verso di voi, perchè non mi sento bene e non posso più scrivere;[174] però sono guarito[175] et no' harò più male, Iddio grazia: così lo prego: il simile farai tu.
Io sono resoluto, oltre alli sopradetti danari, provedere costì a Giovan Simone, Gismondo, et a te scudi tremila d'oro in oro, cioè scudi mille per uno, ma a tutti insieme; con questo che si investischino in beni stabili o in qualche altra cosa che vi porti utile, e che resti alla casa. Però andate pensando di metterli in qualche cosa stabile et buona, et quando havete qualcosa che vi paia a proposito, avisatemelo, che vi farò la provisione de' danari. Et questa lettera fia comune a tutti a tre voi. Et non mi occorrendo altro, mi vi raccomando. Iddio ec. ec.
In Roma, il dì sopradetto.
Io MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1545, di Roma, addì.... del dì 9 detto, cioè de' dì 9 di gennaio, da Michelagnolo Buonarrotti.
[174] Di qui scrive il Del Riccio. Però Michelangelo sottoscrive.
[175] Michelangelo era stato gravissimamente malato, in modo che era venuta la nuova in Firenze della sua morte. Stette in casa degli Strozzi, ed il Del Riccio, loro ministro ed amico di Michelangelo, lo governò ed assistè con grandissima cura ed amorevolezza.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (16 di gennaio 1546).
CLXI.
_Al suo carissimo Lionardo Buonarroti come figliuolo in Firenze._
[176]Lionardo carissimo. — Io ti scrissi sabato passato alli 9, et ti rimissi scudi 600 da Piero Capponi per via di Luigi del Riccio, come harai visto, che ne attendo risposta.
Ancora ti dissi come io mi ero resoluto provedere a Giovansimone, Gismondo et a te scudi tremila, ogni volta trovassi da rinvestirli in cosa buona e stabile da rimanere alla casa: che andrete cercando et aviserete alla giornata.
Ora io intendo qui da uno mio amicissimo che e' si vendono li stabili di Francesco Corboli, che abita a Vinezia et fallì più mesi sono; e quali mi è detto, sono una casa antica posta costì nel quartiere di Santo Spirito et certe possesioni tutte insieme con para sei di bovi et con una buona casa o palazotto da oste poste a Monte Spertoli, che sarebbono d'una spesa vel circa a questa. Però vorrei che Giovansimone e tu ve ne informassi bene, intendendo quanto hanno di decima, di che bontà sono et rendita, come sono in ordine e se vi è sopra lite o imbrogli et quello vi pare vaglino: et di tutto mi date, quanto prima possete, risposta.
[177]Messer Luigi del Riccio, non mi sentendo io bene, m'à servito di scrivervi di certe possessione che mi sono state messe qua per le mani, come intenderete: però abbiate cura che cosa sono, e rispondete presto.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_Di mano di Luigi del Riccio._)
Di grazia messer Piero Capponi fate dar súbito.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma a dì.... di gennaio ricevuta: de' dì 9 (_sic_) detto. Di messere Michelagnolo Buonarroti.
[176] La lettera è scritta da messer Luigi del Riccio.
[177] Di qui scrive Michelangelo.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (6 di febbraio 1546).
CLXII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Tu se' stato molto presto a darmi aviso delle possessione de' Corboli: io non credetti che tu fussi ancora a Firenze. Che à' tu paura che io non mi penta, come forse se' stato imburiassato? e io ti dico che voglio andare adagio, perchè e' danari gli ò qua guadagniati con quella fatica che non può sapere chi è nato calzato e vestito come tu.
Circa all'esser venuto a Roma con tanta furia, io non so se tu venissi così presto, quand'io fussi in miseria e che e' mi mancassi il pane: basta che tu gitti via e' danari che tu non ài guadagniati. Tanta gelosia ài di non perdere questa redità! e di' che gli era l'obrigo tuo venirci per l'amore che mi porti: l'amore del tarlo! Se mi portassi amore, m'àresti scritto adesso: _Michelagniolo, spendete i tremila scudi costà per voi, perchè voi ci avete dato tanto, che ci basta: noi abbiam più cara la vostra vita, che la vostra roba_.
Voi siate vissuti del mio già quaranta anni, nè mai ò avuto da voi, non c'altro, una buona parola.
Vero è che l'anno passato fusti tanto predicato e ripreso, che per la vergognia mi mandasti una soma di trebbiano; che non l'avessi anche mandata!
Io non ti scrivo questo, perchè io non voglia comperare; io voglio comperare per farmi una entrata per me, perchè non posso più lavorare; ma voglio andare adagio, per non comperare qualche noia: sì che non abbi fretta.
MICHELAGNIOLO in Roma.
Quando costà ti fussi detto o chiesto niente da mia parte, se non vedi un verso di mia mano, non credere a nessuno.
E' mille ducati overo scudi che io t'ò mandati, se tu consideri che fine ànno le bottege o per via di cattivi ministri o d'altro, tu comprerrai più presto la possessione, perchè è cosa più stabile. Pur consigliatevi insieme e fate quello che meglio vi pare.
(_Di mano di Lionardo._)
1545, da Roma. Ricevuta addì 11 di febraio: de' dì 6 detto.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (15 di febbraio 1546).
CLXIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Circa al comperare o al porre in sur una bottega i danari che io v'ò mandati, consigliatevene fra voi, e fate quello che voi conoscete che sia il meglio, perchè io non me ne intendo.
Delle possessione de' Corboli n'ò un certo aviso che non mi piace, cioè che e' v'è su un albitrio di venticinque scudi: quando fussi vero, non mi mancherebbe altra noia, comperandole. E ancora m'è ditto, che certi loro parenti ci ànno su qualche ragione.
Io non m'intendo di queste cose: però bisognia andare adagio e aprir ben gli ochi, e quando si trovassi che le fussi cose sicure, per giusto prezzo sarei per comperarle, se sono cose buone, e massimamente insieme e ben confinate.
Però attèndivi e avisami quello che ne 'ntendi, e quello che è gudicato che vaglino. Altro non ò che dire. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca.
Io ò bisognio di farmi una entrata, perchè quella che io ò avuta insino a ora dal Papa, non possendo più lavorare, non è gusto che io la tenga: e le dette possessione mi farebono parte di detta entrata: e più presto per vostro amore mi par da comperare a Firenze che altrove o dette possessione o altre.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1545, di Roma. Riceuta addì 20 di febraio.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (6 di marzo 1546).
CLXIV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Tu mi scrivi che avete trovato da far certa compagnia con un del Palagio e altri, e che io me ne informi. Io non conosco e non ò modo nessuno da 'nformarmi di simil cosa; ma perchè oggi non c'è se non fraude, e non si può fidar di persona, vi consiglio che andiate adagio, e massimo non vi mancando il pane; e nell'andare adagio si scuopre di molte cose, e massimo che chi apre una bottega d'un'arte che e' non vi sia dentro valente, rovina presto: e non bisognia pensar di potersi più rifare in questi tempi.
Delle terre de' Corboli, io n'ò vari avisi; e perchè io per la lunga sperienza son sospettoso, io l'ò licenziate, acciò che in mia vechieza io non entri in qualche briga, e dopo me vi lasci altri: però non vi attender più.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1545, di Roma. Riceuta addì 11 di marzo: de' dì 6 detto.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 29 d'aprile (1546).
CLXV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — La casa della via de' Martegli non mi piace, perchè non mi pare che sia strada da noi: quella dell'Arte della lana nella via de' Servi, poi che v'è buon sodo, se è al proposito di stanze e d'altro, pigliàtela: e avisatemi de' danari che vi mancano e io súbito ve gli farò pagare. Ma abiate cura di non esser fatti fare; che questo romore del volere comperare una casa non facci l'incanto artifizioso. A me parrebbe di vederla, ciò è che voi la vedessi prima molto bene, e informarsi della valuta: e quando vedessi che 'l prezzo non fussi gusto, lasciarla a chi la vuole: perchè i danari non si truovon per le strade. Pure, come ò detto, io vi manderò i danari che mancheranno, e dòvi libera commessione di tôrla e non la tôrre, come a voi vi pare. Altro non m'acade. Avisatemi quello avete fatto.
A dì venti nove aprile.
Io non dico circa la compera che e' s'abbi a guardare in dieci scudi, ma in una cosa disonesta.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (30 d'aprile 1546).
CLXVI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ebbi le camice: dipoi intesi per un'altra tua d'una entrata d'un mulino che si poteva comperare, e ultimamente mi scrivi d'un'altra possessione presso a Firenze. El mulino non mi piaqque, perchè non mi fido d'entrata in su l'aqqua, e anche questo di che mi scrivi ora mi par troppo in su le porte. Quando si trovassi qualche cosa discosto otto o dieci miglia, mi parrebbe più al proposito, ma non ci è fretta. Però none far tanto romore. Altro non mi acade. Quand'io non rispondo alle tua, pensa che io ò il capo a altro che a scrivere. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma. Riceuta a dì 4 di magio.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (26 di maggio 1546).
CLXVII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — I' ò ricevuto il contratto e parmi che stia bene; però ringrazia messer Giovan Francesco, perchè m'à fatto piacer grande, e prègalo che ringrazi Bernardo Bini e racomandami a lui. Altro non mi acade; chè per l'ultima mia vi scrissi, cioè che voi facciate circa il comperare quello che vi pare, pur che siate ben sodi e che non s'abbi a piatire. In questa sarà una di messer Giovan Francesco: dà' e racomandami a lui.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma, addì 30 di magio: de' dì 26 deto.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (5 di giugno 1546).
CLXVIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò fatto copiare la minuta della procura senza senza[178] vederla altrimenti, e fo procuratore te e màndotela. Fàtela veder voi e se la sta a vostro modo, mi basta: che io ò il capo a altro che a procure: e non mi scriver più; chè ogni volta che io ò una tua lettera mi vien la febbre, tanta fatica duro a leggierla! Io non so dove tu t'abbi imparato a scrivere. Credo che se avessi a scrivere al maggiore asino del mondo, scriveresti con più diligenzia. Però e' non m'agugniete noie a quelle che io ò, che n'ò tante che mi bastano. La procura voi l'avete a far vedere e studiare; e se nol farete, vostro danno.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma, addì 9 di gugnio: de' dì 5 detto.
[178] Sta così nell'autografo.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (4 di settembre 1546).
CLXIX.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Tu m'ài scritto una gran bibbia per picola cosa: che non è altro che darmi noia. De' danari, de' danari[179] che mi scrivi quello che n'avete a fare, consigliatevene tra voi e spendetegli in quello che v'è più bisognio. Altro non m'acade, nè ò anche tempo da scrivere.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma, a dì 9 di settembre: de' dì 4 detto.
[179] Così si legge.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (13 di novembre 1546).
CLXX.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io non t'ò scritto, poichè tu m'avisasti della pratica che tu avevi circa al far bottega. Io ti dico, che tu non abbi fretta: e quando tu indugiassi ancora uno anno, non credo che fussi mal nessuno, avendo da vivere. Io ò pensato a questi dì, che e' sare' bene comperare una casa costà onorevole di mille cinquecento scudi vel circa, o più se più bisogniassi; perchè quella ove state, avendo tu a tôrre donna, non è capace, e ancora perch'io son vechio, dar luogo a questi danari: sì che cerca e avisa.
Ò ricevuto a questi dì una lettera della Francesca: vorrei che tu andassi a dirgli che io farò quanto mi scrive, e che io, benchè non gli scriva, non ò però dimenticato nè Michele nè lei; ma sono in troppe ocupazione e non ò tempo da scrivere. Racomandami a Michele e a lei.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_D'altra mano._)
Datela bene Ser Olivieri.
(_Di mano di Lionardo._)
Di Roma, 1546. Riceuta addì 20 di novembre: de' dì 13 detto.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (4 di dicembre 1546).
CLXXI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò ricevuto sedici marzolini, e quattro iuli pagato al mulattiere. Tu debbi aver ricevuta la lettera che ti scrissi del comperare una casa onorevole, e ora, mentre che scrivo, m'è stata portata una tua della ricevuta di detta, dove mi di' che anderai a vicitare Michele e la Francesca e farai l'ambasciata: e racomandami a loro. Circa il comperare la casa, io vi raffermo il medesimo, cioè che cerchiate di comperare una casa che sia onorevole, di mille cinquecento o dumila scudi e che sia nel Quartier nostro,[180] se si può; e io, súbito che àrete trovato cosa al proposito, farò pagare costà i danari. Io dico questo, perchè una casa onorevole nella città fa onore assai, perchè si vede più che non fanno le possessione, e perchè noi siàn pure cittadini discesi di nobilissima stirpe. Mi son sempre ingegniato di risucitar la casa nostra, ma non ò avuto frategli da ciò. Però ingegniatevi di fare quello che io vi scrivo, e che Gismondo torni abitare in Firenze, acciò che con tanta mia vergognia non si dica più qua, che io ò un fratello che a Settigniano va dietro a' buoi: e quando àrete compera la casa, ancora si comperrà dell'altre cose.
Un dì che io abi tempo, v'aviserò dell'origine nostra e donde venimo e quando a Firenze,[181] che forse nol sapete voi; però non si vuol tôrsi quello che Dio ci à dato.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_D'altra mano._)
Messer Giovanni Olivieri di grazia fàtela dare.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma, addì 11 di dicembre: del dì 4 detto.
[180] Ossia nel Quartiere di Santa Croce.
[181] Da queste parole s'intende che Michelangelo credeva che veramente l'origine della sua famiglia fosse da' Conti di Canossa.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, ( di dicembre 1546).
CLXXII.[182]
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — E' mi venne alle mani circa un anno fa un libro scritto a mano di cronache fiorentine, dove trovai circa dugento anni fa, se ben mi ricordo, un Buonarroto Simoni più volte de' Signori, dipoi un Simone Buonarroti, dipoi un Michele di Buonarroto Simoni, dipoi un Francesco Buonarroti. Non vi trovai Lionardo, che fu de' Signori, padre di Lodovico nostro padre, perchè non veniva tanto in qua. Però a me pare che tu ti scriva _Lionardo di Buonarroto Buonarroti Simoni_. Del resto della risposta alla tua non acade, perchè non ài ancora inteso niente della cosa ti scrissi, nè della casa.
MICHELAGNIOLO in Roma.
[182] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 737.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (22 di gennaio 1547).
CLXXIII.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Intendo per la tua come ài messo un mezano overo sensale per conto della casa de' Buondelmonti, e come intendi che la spesa è 2400 scudi. Di così mi scrivesti per l'altra. Parmi un gran numero di danari, e non credo se cercon di vendere, che in questi tempi gli truovino di contanti, come farei io. Però tu anderai intendendo e avisera'mi, e in questo mezo potrai cercare d'altro; e come ti scrissi nel Quartier nostro mi piacerebbe; ma l'empiersi le vôlte d'acqua, non mi pare di poca importanza. Circa il cominciare a mandare costà danari, vorrei mandargli per la via usata, come a tempo di messer Luigi,[183] cioè che e' vi fussino pagati costà da' Capponi, e sapere a chi io gli ò a dare qua; però se lo puoi intendere da' detti Capponi, avisa, perchè comincierò[184] a poco a poco i danari per detta casa.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_D'altra mano._)
Ser Olivieri date súbito ch'è di amico e importa.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma, addì 27 di gennaio: de' dì 22 detto.
[183] Del Riccio, morto sul finire del 1546.
[184] Mancano le parole: _a mandare_.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 11 di febbraio 1547.
CLXXIV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò portato oggi adì 11 di febbraio 1546 scudi cinquecento d'oro in oro a messer Bindo Altoviti, che tanti ne facci pagar costà; e così vi saranno pagati da' Capponi. Però in questa sarà la lettera del cambio. Andrete tu e Gismondo per essi, e fate la ricievuta che stia bene; cioè che tanti n'ò dati qua di contanti: e màndami la copia: e quando mi scrivi, adirizza le lettere a messere Girolamo Ubaldini: e se tenete danari in casa, l'una mana non si fidi de l'altra, perchè è grandissimo pericolo. Circa il comperare la casa, non andate dietro a chi non vuol vendere, perchè non vagliono manco i danari che le case: se non quella, un'altra.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma, addì 17 di febraio: de' dì 11 detto.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 5 di marzo 1547.
CLXXV.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._
Lionardo. — Io ò inteso per l'ultima tua come ài ricievuti i cinquecento scudi che ti mandai, e la copia della quitanza: e stamani a dì cinque di marzo 1546 ò portati a messer Bindo Altoviti altri cinquecento scudi d'oro in oro, che te gli facci medesimamente pagare costà da' Capponi o a te o a Gismondo o amendua voi: e in questa sarà la lettera del cambio. Però anderete per essi: e fa' la quitanza che stia bene e màndami la copia: e quando àrete comperata la casa, vi manderò quello che mancherà, secondo che m'aviserete. Quello ch'i' fo, è solo perchè avendo tu a tôr donna, la casa ove state non mi pare al proposito. A questo lascierò pensare a te e a' mia frategli; però quando sia vòlto a simil cosa, fàmelo intendere e dove, acciò possa dire il parer mio: e credo sare' bene, perchè morendo senza reda, ogni cosa ne va allo Spedale. Altro non m'acade. Racomandami al prete.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
(_Di mano di Lionardo._)
1546, di Roma, addì 10 di marzo: de' dì 5 detto riceuta.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, ( di marzo 1547).
CLXXVI.
_A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze._