Le Laude secondo la stampa fiorentina del 1490

Chapter 4

Chapter 43,448 wordsPublic domain

La mia cattivanza--l'alma ha menata lá 'v'è predata--da tre nemici; e lo piú forte--la tene abracciata ed encatenata--e mostranse amici; dánno ferite--nascoste e coprite, le qual voi vedite--che me metton en erranza.

Crudelemente--m'hanno ferita ed eschirnita--ed espogliata; la mia potenza--veggio perita perch'è 'nfragidita;--la piaga endurata or briga tagliare--e poi medecare; porraio sperare--che so en liberanza.

Ora m'aiuta--me liberare, ch'io possa campare--dal falso Nemico; fasse da lunga--a balestrare ed assegnare--al cor ch'è pudico; la man che me fere--non posso vedere; tal cose patere--me dánno gravanza.

Gravame forte--lo balestrire lo qual vol ferire--a l'alma polita; fatto ha balestro--del mondo aversire lo qual en bellire--me mostra sua vita; per gli occhi me mette--al core sagette, l'orecchie so aperte,--me recan turbanza.

Turbame 'l naso--che vol odorato, la bocca assagiato--per dar conforto; e lo pegiore--che per me sia stato, lo qual m'ha guidato--ad uno mal porto, se be' gliei do mangiare,--me fa calciare, de l'amesurare--sí fa lamentanza.

Lamentase el tatto--e dice:--Eo so oso d'aver reposo--en mio delettare; or lo m'hai tolto,--sarò rampognoso e corroccioso--en mio vivitare; s'allento lo frino--al corpo tapino, so preso a l'oncino--de la tristanza.

XXVIII

DE LA IMPAZIENZIA CHE FA TUTTI LI BENI PERDERE

Assai me sforzo a guadagnare--se 'l sapesse conservare.

Relioso sí so stato,--longo tempo ho procacciato; ed aiolo sí conservato,--che nulla ne pos mostrare.

Stato so en lezione,--esforzato en orazione, mal soffrir a la stagione--ed al pover satisfare.

Stato so en obedenza,--povertate e sofferenza; castetate abbe en placenza--secondo 'l pover mio afare.

E molta fame sostenía,--freddo e caldo soffería; peregrino e longa via--assai m'è paruto andare.

Assai me lievo a matutino--ad officio divino, terza e nona e vespertino--po' compieta sto a veghiare.

E vil cosa me sia ditta,--al cor passa la saitta; e la lengua mia sta ritta--ad voler fuoco gettare.

Or vedete el guadagnato,--co so ricco ed adagiato! ch'un parlar m'ha sí turbato--ch'a pena posso perdonare.

XXIX

DE LA IPOCRISIA

Molto me so delongato--de la via che i santi on calcato.

Delongato me so da la via--e storto me so en ipocrisía; e mostro a la gente che sia--lo spirito illuminato.

Illuminato me mostro de fore--ch'aia umilitate nel core; ma se l'omo non me fa grande onore,--encontenente me so corrocciato.

Corocciato me so per usanza--qual om en mio onore ha mancanza; ma quel che ci ha fede e speranza,--con lui me so delettato.

Delettato me so en mostra fare,--perché altri me deia laudare; odendo 'l mio fatto blasmare,--da tal compagnía so mucciato.

El mucciare aio fatto ad engegno,--perché altri me tenga de [meglio; ma molto m'apiccio e destregno--ché paia ch'el mondo ho lassato.

Lassato sí l'ho nel vestire,--de pieco me voglio coprire; ma dentro so, al mio parire,--lupo crudele ed affamato.

Affamato sí so en mostra fare--perché altri me deia laudare; odendo l'altrui fatto pregiare,--corrocciome se è com'io laudato.

Laudato l'altrui fatto, m'endegno,--e dal canto de for sí [m'enfegno che me piaccia; ma poi docce un segno--che non è cusí pulicato.

Pulicato me mostro a la gente,--per le case me metto pezente; ma molto me parto dolente--se del suo guidardon non m'è dato.

Guidardone adimando per Dio,--acconciando ce vo el ditto mio; ma molto me par che sia rio--colui che me dá comiato.

Comiatato sí mostro l'anvito--che so scalzo e mal vestito; el corpo mostro afrigolito--perché del suo me sia dato.

A quello che covelle me dona,--mostroglie lieta persona; ma molto m'agrondo se sona--la voce che sia allecerato.

XXX

DE LA IUSTIZIA E FALSITÁ

Solo a Dio ne possa piacere,--non me ne curo ciò che l'umana natura ne vuol dire.

Se san Iovanni Baptista revenesse--a repigliar el torto, ancora mo siría chi l'uccidesse;--ché 'l mondo è en tal porto, ca li farisei son revenuti ca pro vertute--Cristo fier morire.

Li farisei eran reliosi,--ch'erano en quel ore; ne lo lor cor erano invidiosi,--pieni de rancore; mostravase che non volea onore; ma lo lor cor--era en quel desire.

O falso relioso, or me respundi--che 'l cor hai enfiato; l'umile per superbia confundi--ed ha' 'l quasi affollato; e crucifigi Dio ne l'alma sia, con diciría--el fai quasi morire.

Lèvite en alto e faime gran sermone--c'ho l'occhio turbato; tiemmi a schierne, ché non vedi el travone--che hai nel tuo ficcato; en prima sí procura tua ferita, ch'ell'è sí aprita,--non se pò coprire.

Poi ch'hai parata assai de la Scrittura,--sí vol predicare; mostreme che la mia vita è scura,--la tua non vol cercare; e mostreme da fuor tutto 'l megliore; non t'è en amore--chi dentro vol sapere.

La relion te dá una ensegna--co se fa al balío; ma quel che dal suo officio s'enfegna,--la corte el voca rio; ed una gran catena glie mette en canna che onom banna--e vengal a vedere.

Ch'aggio pate sí iusto e beato,--somene ensuperbito; ma quanto da sua via so delongato,--al mondo s'è scoprito; colui che ne la neve fa sozura, la sua fattura--se vorrá bannire.

L'omo che è cieco dal peccato--ed ha gente a guidare, spesse fiade la guida nel fossato--e falle tralipare; e s'egli è omo che vol predecare, lo suo parlar--emprima de' adempire

Lo falso Nemico s'è engegnato--a toller povertate, el suddito sí lega col prelato--ne la sua volontate; colui che t'ha tolta la povertate, la castetate--te fará perdire.

Li nostri guidator de la bataglia--sí so en tradimento; e li gonfalon de la sembiaglia--sí so en cademento; o sire Dio, aiuta la sconfitta; la gente afflitta--ed o' porrá fugire?

Erance forteze smesurate--poste en grand'altura; ma l'acque del diluvio son passate--de sopra le lor mura; ed ène tolto el vigor del notare: lo santo orare--che ne potea guarire.

XXXI

COMO LA CURIOSA SCIENZIA E L'AMBIZIONE SONO DESTRUTTIVE DE LA PURITÁ

Tale qual è, tal è;--non c'è religione.

Mal vedemmo Parisci--c'hane destrutto Ascisi; con la lor lettoría--messo l'ò en mala via.

Chi sente lettoría,--vada en forestaría; gli altri en refettorio--a le foglie coll'olio.

Esvoglierá el lettore--servito emperatore; enfermerá el cocinere--e nol vorrá om vedere.

Adunansi a capitoli--a far li molti articoli; el primo dicitore--è 'l primo rompetore.

Vedete el grand'amore--che l'un a l'altro ha en core! guardal co el muletto--per dargli el calcio en petto.

Se non gli dái la voce,--porratte ne la croce; porratte poi l'ensidie--che moia a Renderenie.

Totto 'l dí sto a cianciare,--co le donne a beffare; se 'l fratecel gli aguata,--è mandato a la malta.

Se è figlio de calzolaio--o de vile mercenaio, menerá tal grossore--co figlio d'emperadore.

XXXII

COMO È DA GUARDARSE DA' LUPI CHE VENGONO SOTTO VESTA DE PECORA

--O anema fedele--che te voli salvare, guárdate dagli lupi--che te von per morsecare.

O anema fedele--che vol salvazione, guárdate dal lupo--che vien como ladrone; mostrandotese amico,--sí viene a tua magione, facendo suo sermone,--ché te crede engannare.

--Lo Signor te lo merite--ché me dái tal conseglio! parme me die aiuto--de trarme de sto empiglio; tanto m'ò assediata,--che m'ò messo en esiglio; quando bene assimiglio,--non saccio ove campare.

--Lo Signor te n'amaestra--che tu degge cavere dal lupo che da fuore--co pieco vol venére; venendo a tua magione--non se lassa vedere; poi briga de mordère--e la grege dissipare.

Se te volesse dire--quel ch'io agio sentito, faría maravigliare--colui che non l'ha udito; tal viene como medico--che sia bene assendito; da poi ch'è discoprito,--briga d'atossecare.

Non avere temenza--de dir tuo entendemento; ché io sí mo te dico--quel che nel cor sento; poi che 'l lupo apicciase,--dá mal mordemento; poi che n'hai sentemento,--brígate de guardare.

--Co me posso guardare?--tanto m'ò assediata quegli da cui degio--essere predicata, mostrandomesi agnelli,--fin che m'on securata; da lor so morsecata,--non so en cui me fidare.

--Se non te voi fidare--sí fai gran sapienza; ca cui la serpe morseca,--la lucerta ha 'n temenza; le pieco aggi en dubito,--ché non hai conoscenza; perché tua conscienza--non possa travagliare.

XXXIII

DE L'AMORE FALSO CHE OFFENDE LE VIRTÚ

Amor contrafatto,--spogliato de vertute, non può fare le salute--lá 'v'è lo vero amare.

Amor si fa lascivo--senza la temperanza; nave senza nuchiero--rompe en tempestanza; cavallo senza freno--curre en precipitanza; sí fa la falsa amanza--senza vertute andare.

Amor che non è forte,--mortal ha enfermetate; l'aversitá l'uccide,--pegio en prosperitate, l'ipocrite mostranze--che for, per le contrate, mostravan santetate--de canti e de saltare.

Amor che non è iusto,--da Dio è reprovato; parlando va d'amore--che sia de grande stato; la lengua ha posta en cielo,--lo cor è aterrenato; vilissimo mercato--porta chi vol mostrare.

Amor che non è saggio,--de prudenza vestito, non pò veder gli eccessi,--però ch'è ensanito; rompe legge e statuti--ed omne ordenato rito, dice che è salito--a nulla legge servare.

O amor enfedele,--errato de la via, non repute peccato--nulla cosa che sia; va seminando errori--de pessima resía; tal falsa compagnia--onom degia mucciare.

Amor senza speranza--non viene a veritate; non pò veder la luce--chi fugge claritate; co pò amar lo cielo--chi en terra ha sua amistate? non dica libertate--om senza legge stare.

O caritate, vita,--ch'ogn'altro amor è morto; non vai rompendo legge;--nante, l'observe tutto; e lá 've non è legge--a legge l'hai redutto; non pò gustar lo frutto--chi fugge el tuo guidare.

Omne atto si è liceto;--ma non ad onnechivigli; al preite sacrificio,--a moglie e marito figli; al potestate occidere,--al iudece consigli; a li notari libigli,--a medici el curare.

Non è ad ogne om licito--d'uccidere ladrone; la potestá ha officio--dannarlo per ragione; a l'occhio non è congruo--de far degestione, né al naso parlagione--né a l'orecchie andare.

Chi vive senza legge,--senza legge perisce; correndo va a lo 'nferno--chi tal via sequisce; loco sí s'accumula--omne cosa ch'encrisce; chi ensemora fallisce,--ensemora ha penare.

XXXIV

DE LA DIFFERENZIA INTRA EL VERO E FALSO AMORE, ED INTRA LA SCIENZIA ACQUISITA ED INFUSA

O libertá, subietta--ad omne creatura, per demostrar l'altura--che regna en bonitate.

Non pò aver libertate--omo ch'è vizioso, che ha perduto l'uso--de la sua gentileza; lo vizio sí lega--legame doloroso, diventa fetidoso--e perde la forteza; deforma la belleza--ch'era simile a Dio, e fasse om sí rio--che lo 'nferno ha redetate.

O amor carnale,--sentina puzolente, solfato foco ardente,--rascion de om brutata; che non ha altro Dio--se non d'empir lo ventre, lussuria fetente,--malsana, reprovata; o sommersa contrata,--Sodoma e Gomorra, en tua schiera sí corra--chi prende tua amistate.

O amor contrafatto--d'ipocreta natura, pien de mala ventura--e nullo porti frutto; lo ciel te perdi el mondo,--el corpo en afrantura, sempre vive en paura,--peio se' vivo che morto; o casa de corotto,--enferno comenzato, nullo si trova stato--de tanta vilitate.

O amore appropriato,--bastardo, spurione, privato de rascione--dal Patre onnipotente; regno celestiale,--la reale nazione non si confá al paltone,--ché 'l suo uso è pezente; o reprovata mente,--amar cosa creata, ribalda paltonata,--piena de feditate.

O amor naturale,--nutrito en scienza, simile en apparenza--a lo spirituale; descernese a la prova,--ché vien men la potenza patere omne encrescenza,--tranquillo en omne male; non ha penne né ale--che voli en tanta altura; remanse en afrantura--ne la sua enfermetate.

Amore spiritale,--poi ch'è spirato en core, 'nestante spira amore--en alto trasformato; amore trasformato--è de tanto valore, che dá sé en possessore--a quello c'ha enamato; se 'l trova desformato,--vencelo per vertute; enclina sue valute--ad trattabilitate.

Se altura non abassa,--non può participare e sé comunicare--a l'infimo gradone; avaro entennemento--fa lo ben deguastare e deturpa l'amare--e sconcia la magione; veggiolo per ragione;--e Dio sí 'l n'ha mostrato quando s'è umiliato--a prender umanetate.

Vertute se non passa--per longa esperienza, non può aver sua valenza--a fine solidato; omo nuovo ne l'arte--a pratecar scienza, grande è la differenza--fra 'l cuito e l'operato; fo breve lo pensato--e longa operazione; perseverazione--viene a la summitate.

Scienzia acquisita--assai può contemplare; non può l'affetto trare--ad essere ordenato; scienzia enfusa,--poi che n'hai a gustare, tutto te fa enfiammare--ad essere enamorato; con Dio te fa ordenato--el prossimo edificando e te vilificando--ad tenerte en veritate.

Potere, senno e bontate--en uguale statera de trenetate vera--porta figuramento; potere senza senno--fa deguastar la schiera; andar senza lumiera--va en precipitamento; de un reo comenzamento--molto male ne sale, e lo pentir non vale--poi che gl' mal son scontrati.

Quando la voglia passa--lo senno e lo potere, parme un ensanire--ch'è senza remeio; sua trenetate guassa--che non è nel suo unire, non gli può ben sequire--secondo co io creio; faticase el suo veio--ed entra en gran ruina, ca li mal non se fina--come l'avea pensato.

Omo posto en altura--en fievele scalone, se egli è en agone--parme gran follía; rompendose la scala,--la terra è sua mascione; fassene poi cancione--de la sua gran pazía; grande è la frenesia--non metterse a vedere ad que fin degon venire--tutte suoi operate.

XXXV

ESORTAZIONE A L'ANIMA PROPRIA CHE, CONSIDERATA LA SUA NOBILITÁ, NON TARDI LA VIA A L'AMOR DIVINO

O anima mia--creata gentile, non te far vile--enchinar tuo coragio, ch'en gran baronagio--è posto el tuo stato.

Se om poveretto--gioietta te dona, la mente sta prona--a darli el tuo core; con gran disío--de lui se ragiona, con vile zona--te lega d'amore; el gran Signore--da te è pelegrino, fatt'ha 'l camino--per te molto amaro; o core avaro,--starai piú endurato?

Se re de Francia--avesse figliola ed ella sola--en sua redetate, giría adornata--de bianca stola, sua fama vola--en omne contrate; s'ella en viltate--entendesse, en malsano, e désseise en mano--a sé possedere, que porría om dire--de questo trattato?

Piú vile cosa--è quello c'hai fatto: darte 'ntransatto--al mondo fallente: lo corpo per servo--te fo dato atto, ha' 'l fatto matto--per te dolente; signor negligente--fa servo regnare e sé dominare--en rea signoría; hai presa via--ca questo c'è entrato.

Lo tuo contato--en quinto è partito: veder, gusto, udito,--odorato e tatto; al corpo non basta--che 'l tuo vestito lo mondo ha dimplito--tutto ad ha fatto; ponam questo atto:--veder bella cosa; l'udir non ha posa,--né l'occhio pasciuto en quarto frauduto--qual vòi te sia dato.

El mondo non basta--a l'occhio vedere, che possa empire--la sua smesuranza; se mille i ne mostri,--faralo enfamire, tant'è 'l sitire--de sua desianza; lor delettanza--sottratta en tormento reman lo talento--fraudato en tutto; placer rieca lutto--al cor desensato.

Lo mondo non basta--a li toi vasalli; parme che falli--de dargli el tuo core; per satisfare--a li toi castalli, mori en travalli--a gran dolore; retorna al core--de que viverai: tre regni c'hai,--per tuo defetto moron negetto,--lor cibo occultato.

Tu se' creata--en sí grande alteza, en gran gentileza--è tua natura; se vedi e pensi--la tua belleza, starai en forteza--servandote pura; ca creatura--nulla è creata che sia adornata--d'aver lo tuo amore; solo al Signore--s'affá el parentato.

Se a lo specchio--te voli vedere, porrai sentire--la tua delicanza; en te porti forma--de Dio gran Sire; ben pòi gaudire,--c'hai sua simiglianza; o smesuranza--en breve redutta: cielo terra tutta--veder en un vascello; o vaso bello,--co mal se' trattato!

Tu non hai vita--en cose create, en altre contrate--t'è opo alitare; salire a Dio--che è redetate, che tua povertate--pò satisfare; or non tardare--la via tua a l'amore; se li dái el tuo core,--datese en patto se el suo entrasatto--è 'n tuo redetato.

O amor caro,--che tutto te dái ed omnia trai--en tuo possedere, grande è l'onore--che a Dio fai quando en lui stai--en tuo gentilire; che porría om dire:--Dio n'empazao, se comparao--cotal derata, ch'è sí esmesurata--en suo dominato.

XXXVI

COMO L'ANIMA VESTITA DE VERTÚ PASSA A LA GLORIA

Anima che desideri--d'andare ad paradiso, se tu non hai bel viso,--non ce porrai albergare.

Anima che desideri--de gire a la gran corte, adórnate ed accónciate--che Dio t'apra le porte; se tu non se' ornata,--non troverai le scorte, e sacci: poi la morte--non te porrai acconciare.

Se vòi volto bellissimo,--aggi fede formata; la fede fa a l'anima--la faccia delicata, la fede senza l'opera--è morta reputata; fede viva, operata--aggi, se vòli andare.

La statura formosa--faratte la speranza; ella a Dio conducete--che 'l sa far per usanza; en ella corte è cognita--per longa costumanza, la sua vera certanza--non te porrá fallare.

De caritate adórnate,--ch'ella te dá la vita, e do' ale compónete--per fare esta salita; l'amor de Dio e 'l prossimo--che è vita compíta, non ne serai schernita--se vai con tale amare.

De prudenzia adórnate,--anima, se vol salire; ch'ella ha magisterio--ad saperte endrudire d'andar composta e savia,--co se déi convenire a sposa che déi gire--en gran corte ad estare.

Se tu nuda gíssece,--siri' morta e confusa; la iustizia vèstete--la sua veste gioiosa, de margarite adórnate--che d'aconciare è osa; órnate como sposa--che se va a maritare.

Anima, tu se' debile--per far sí gran salita; de fortetuden ármate--contra l'aversa ardita, non te metta paura--questa vita finita, ché ne guadagni vita--che non può mai finare.

De temperanza acónciate--per compir tuo viagio, ella è magestra medeca--per sanar lo coragio; en prosperitate umile,--che 'l sa far per usagio, che facci esto passagio--co se convien de fare.

Alma, po' che se' ornata,--vestita de virtute, sacci che da longa--le porte te so aprute e molto grandi eserciti--scontra te so venute e riècante salute--che te s'on da pigliare.

Poi che fedelitate--en te è resplendente, gli patri santi envítanti--che si' de la lor gente: --Ben venga nostra cognita,--amica e parente, dégiate esser placente--con noi de demorare.--

Puoi che de speranza--tu hai sí bello ornato, gli profeti envítanti--che si' de loro stato: --Vien' con noi, bellissima,--al nostro gloriato, che è sí smesurato--noi te porram contare.--

Puoi che de caritate--tu porti el vestimento, gli apostoli t'envitano--che si' de lor convento: --Vien' con noi, bellissima,--gusta 'l delettamento, ca lo suo piacemento--non se può 'maginare.--

Puoi che de prudenza--tu porti l'ornatura, gli dottori t'envitano--che porti lor figura: --Una avemo regola,--una è la pagatura, la nostra envitatura--non se de' renunzare.--

Puoi che vai ornata,--anima, de forteza, gli martiri t'envitano--a lor piacevoleza: --Vien' con noi a vedere--la divina belleza che te dará alegreza--qual non se può stimare.--

Puoi che se' ornata,--alma, de temperanza, gli confessori e vergene--te fon grande envitanza: --Vien' con noi, bellissima,--ad nostra congreganza e gusta l'abondanza--del nostro gaudiare.--

Puoi che de iustizia--porti gli suoi ornate, gli prelati envítanti--a lor societate: --Vien' con noi, bellissima,--a la gran dignitate, veder la maiestate--che ne degnò salvare.--

Alma, se tu pensi--nel gaudio beato, non te serrá graveza--guardarte da peccato; osserverai la legge--che Dio t'ha comandato, serai remunerato--con i santi a redetare.

Non t'encresca, anima,--a far qui penetenza ché tutte le virtute--con lei on convenenza; se tu qui non la fai,--oderai la sentenza, anderai en perdenza--nel fuoco a tormentare.

XXXVII

DE LA CASTITÁ, LA QUALE NON BASTA A L'ANIMA SENZA L'ALTRE VIRTUTE.

O castitate, fiore--che te sostene amore.

O fior de castitate,--odorifero giglio, con molta soavitate--sei de color vermiglio, ed a la Trenetate--tu representi odore.

O specchio de belleza,--senza macchia reluce; la mia lengua è mancheza--de parlarne con voce, l'alma serve en netteza--senza carnal sozore.

O luce splendiante,--lucerna se' preclara, da tutti si laudante--ed en pochi si cara; li tuoi dolce sembiante--piacevel so al Signore.

O tesauro invento,--che non te può stimare né auro né argento,--non te posso aprezare; qual omo de te sta lento,--sí cade en gran fetore.

O ròcca de forteza,--en la qual è gran tesoro, de fore sí pare aspreza--e dentro è mèl savoro; non se ce vol pigreza--a guardare a tutt'ore.

O manna savorita--che è la castitate; l'alma conserva zita--con molta adornetate; poi che del corpo è 'scita--sí trova el suo Fattore.

Alma, che vai a marito,--de castitate ornata, lo tuo marito è zito--e tu te se' ben portata, lo cielo te será aprito--e fattote grande onore.

Alma, che stai 'narrata--de lo sposo diletto, sèrvate ben lavata,--el tuo volto stia netto, ché non si' renunzata,--e fattote descenore.

Alma, non t'è bastanza--pur sola una gonella; se non ci hai piú adornanza,--giá non ce parrai bella; ne l'altre virtute avanza--che te dian bel colore.

Alma, lo tuo vestire--sí sonno le virtute, nulla ne puoi avere--che siano sceverute; pur brigale d'envenire--con tutto el tuo valore.

Alma, per te vestire--Cristo ne fo spogliato, per tuoi piaghe guarire--esso fo vulnerato, lo cor se fe' aprire--per renderte vigore.

Alma, or te ben pensa--en que l'hai tu cagnato; per vil piacer de offensa--tu l'hai abandonato, el corpo sí t'è en placenza--e fatto l'hai tuo amadore.

Alma, lo corpo è quello--che t'ha giurata morte, guárdate ben da ello,--ché ha losenghe molte ed è malvascio e fello--ed ètte traditore.

XXXVIII

COMO È DIFFICILE PASSARE PER EL MEGIO VIRTUOSO

O megio virtuoso,--retenuta bataglia! non è senza travaglia--per lo megio passare.

L'amor me costrenge--d'amare le cose amante, ne l'amore è l'odio--de le cose blasmante, amare ed odiare--en un coragio stante, socce battaglie tante,--non le porría stimare.

L'amore quello che ama--desidera d'avere, lo 'mpedimento nascece--e gli è gran dispiacere; piacere e dispiacere--en un cor convenire la lengua nol sa dire--quanta pena è portare.

La speranza enflammame--d'aver salvazione, 'nestante è desperanza--de mia condizione; sperare e desperare,--star en una magione, tanta contenzione--nolla porría narrare.

Giogneme una audacia--sprezar pena e morte, 'nestante lo temore--vede cadute forte, securtá e temore,--demorare en una corte, tant'è le capevolte,--chi le porría stimare?