Part 25
DEDICA _Pag._ V INTRODUZIONE VII I. Ottavia 1 II. La bella figlia d’Acaja 12 III. Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti di Seneca 22 IV. Impudenza 36 V. Grandezze ed insanie 47 VI. Tiranno che sfida e tiranno che trema 57 VII. Rubea 68 VIII. Il cuore del citaredo 77 IX. L’Apostolo 88 X. Immeritato trionfo 100 XI. I Circensi 113 XII. Odio ed amore 123 XIII. Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta 133 XIV. La vittima 144 XV. La casa Aurea 153 XVI. La Stella di Baja 164 XVII. Poppea Sabina 173 XVIII. I due ripudii 183 XIX. Tripudi e lagrime 195 XX. Tormentati 206 XXI. ☧ 219 XXII. La perfidia di Domizia 232 XXIII. Il volo del mago Simone 246 XXIV. Il parricidio 255 XXV. La congiura di Pisone 267 XXVI. Il delatore 278 XXVII. La fine d’uno stoico 288 XXVIII. La viltà di Cesare 299 XXIX. Notte funesta 310 XXX. I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone 320 XXXI. L’ultimo amore 331 XXXII. Le ultime infamie 343 CONCLUSIONE 362
DEL MEDESIMO AUTORE:
_Donna Olimpia Pamfili_. 4ª edizione L. 1 — _Fra Paolo Sarpi_. 3ª edizione 1 — _Maschere sante_. 2ª edizione 1 — _Giovanni delle bande nere_. 2 vol. 7ª edizione 2 — _La Congiura di Brescia_. 2 vol. 3ª edizione 2 — _Papa Sisto_. 4 vol. 3ª edizione 4 — _Racconti_ 2 50 _La contessa di Melzo_ 2 — _Re Manfredi_. 2 volumi 8 — _Maria Dolores_. 2ª edizione 1 —
NOTE:
[1] Libro d’ignoto autore e d’incerta età, ma composto probabilmente verso la metà del secolo XII. Vi è narrata la vita degli Imperatori da Giulio Cesare a Rodolfo d’Asburgo in 18500 versi.
[2] In una delle tavole topografiche publicate da Nerone si vede la torre, che sorge in Roma presso Santa Caterina da Siena colla leggenda _Torre ove stette gran tempo lo spirito di Nerone_. — Nel _Graphia_ e nei _Mirabilia_ si leggono designati col nome di Nerone moltissimi luoghi di Roma.
[3] Quella che precedeva l’aurora. In alcuni nomi ho lasciato il vocabolo latino, in altri l’ho italianizzato.
[4] Stanza da letto.
[5] Britannico soffriva d’epilessia.
[6] La toga pretesta si deponeva dopo i quattordici anni.
[7] Fascia ornamentale di porpora che andava sul davanti dall’alto al basso della tunica, ed era il distintivo dei Senatori.
[8] Essi regolavano le pompe funebri.
[9] Beccamorti.
[10] Greco istrumento a corda.
[11] Spalliera d’un letto o d’un sofà.
[12] Così allora erano denominate le gamme musicali.
[13] Corridoio d’entrata.
[14] Maschera romana del genere del Pulcinella.
[15] Cuscino per appoggiare il gomito.
[16] Parco.
[17] _Lychnus_, lampada sospesa.
[18] La Dea del piacere.
[19] Nastro.
[20] Goccie di perle, di cui le Dame romane portavano due o tre unite insieme per ogni pendente e a questi davano, per vezzeggiativo, il nome di _crotali_ o _sonagli_ pel suono che davano le perle battendo l’una contro l’altra.
[21] Braccialetto che si chiudeva da sè per l’elasticità della sua pressione.
[22] Fascia.
[23] Luogo di ritiro per affari o studio.
[24] Apertura nel mezzo del soffitto.
[25] Fila di stanze, che formavano il piano superiore dell’edifizio dove una volta era il cenaculo o sala da pranzo. Col plurale dello stesso vocabolo fu poi chiamato il piano intero.
[26] _Ellychnium._ Lucignolo formato dal midollo d’un giunco e dalle grosse fibre del lino e del papiro.
[27] Piccolo pugnale a due tagli.
[28] Che i latini chiamavano Genius.
[29] Appellativo ingiurioso che i giovani romani davano alle più volgari meretrici e che derivava da _quadrante_, moneta di vilissimo prezzo.
[30] _As_, moneta del valore di cinque centesimi.
[31] L’invidia, a cui i romani avevan dato per madre la Notte.
[32] Ampio velo che copriva la testa, il volto e parte del corpo fino ai ginocchi.
[33] Crepuscolo mattutino.
[34] Collana di piccoli giocattoli che i romani mettevano al collo de’ bambini.
[35] Non vi è grande ingegno senza mistura di follia.
[36] Donde la parola _Simonia_.
[37] Specie di sagrestia costrutta alle spalle del tempio.
[38] Un indovino che pretendeva, osservando le viscere degli animali, conoscere l’avvenire e il volere dei Numi. Era l’_Exstispex_ riconosciuto e pagato dallo Stato come gli Auguri.
[39] Benda.
[40] Suonatore d’istrumento a corde.
[41] Bassorilievi.
[42] Così chiamata perchè la fabbricava in Roma Fannio ed era composta di sottili falde di corteccia di papiro.
[43] Dio che presiedeva al concime dei campi.
[44] Dea delle cloache.
[45] L’_aplustro_ era un ornamento fatto d’assicine, che rappresentavano l’ala d’un uccello, ed era collocato in cima alla poppa. Il _chenisco_ rappresentava la testa e il collo d’un’oca ed era collocato a prora.
[46] Alta torre eretta sopra coperta, in cima alla quale salivano i _classari_ (soldati di marina) per lanciare i loro proiettili.
[47] Capitano navale.
[48] Così era chiamata quella classe di schiavi che nelle domesticità veniva subito dopo gli schiavi ordinarii.
[49] Come fece di fatto sotto il titolo gli uni di _Suasoriæ_, l’altri di _Controversiæ_.
[50] Taverna dove si vendevano cibi cucinati.
[51] Dove si dispensavano bevande calde. Corrispondeva ai caffè dei giorni nostri.
[52] La pietra fu trovata nella Beozia, dove sorgeva un tempo la città di Agrepia.
[53] Ornata di ricamo. La portavano i Consoli tornando vincitori.
[54] Tutti ministri addetti ai sacrifizii.
[55] Lares compilates.
[56] La mammella d’una scrofa uccisa subito dopo il parto, prima che i porcellini avessero succhiato il latte. Era vivanda gradita assai ai romani.
[57] Osso di certi animali, adoperato in diversi giuochi invece dei dadi.
[58] Canale artificiale largo e profondo, che scorreva tra i portici e l’arena.
[59] Grosso smeraldo attraverso il quale Nerone osservava i giuochi.
[60] Fatti coraggio, frusta, corri.
[61] Specie di coltello lungo, aguzzo e ritorto, come la zanna d’un cignale. Da quest’arma venne il nome di sicario.
[62] Corrispondenti a scudi cinquemila.
[63] Svetonio.
[64] Belletto.
[65] Pomata per colorire i capelli.
[66] Ferri per arricciare i capelli.
[67] Forbici.
[68] Prima refezione della giornata. Corrispondeva alla nostra colazione.
[69] Biscotto per la cui fabbricazione era celebrata l’isola di Rodi.
[70] Secondo gli storici, Poppea fu la prima dama romana che adoperasse una maschera di velo per garantire il viso dall’impressione dell’aria e dal sole.
[71] Organi ad acqua.
[72] Questo braccialetto era conosciuto sotto il nome di _torques brachialis_.
[73] Capo degli schiavi addetti alle mense.
[74] I _Cernui_ erano i saltimbanchi, che camminavano colla testa in terra e le gambe in aria. I _Pilarii_ erano quelli che colle palle facevano i giuochi oggi detti indiani. I _Neurobati_ camminavano sopra una sottilissima corda di minugia, differentemente dai funamboli che adoperavano una grossa fono. I _Prestigiatori_ facevano i giuochi di bussolotti come ai giorni nostri.
[75] Coperta del triclinio.
[76] Talasio era giovine insigne e dabbene, tanto amato dal popolo, che fra grandi acclamazioni portò a lui la più bella delle rapite Sabine, ed egli la tolse in moglie. I romani (al dir di Plutarco) continuarono in seguito nei riti nuziali a cantare ed invocare Talasio.
[77] Pergolato o padiglione costruito nei giardini o in altro luogo, che serviva anche di triclinio quando il tempo era bello.
[78] Così chiamavasi qualunque stanza non fosse di passaggio.
[79] Così chiamavasi quella parte delle prigioni, in cui la custodia era meno severa, e i detenuti non portavano catene, ed era loro permesso il godimento dell’aria e dell’esercizio.
[80] Velo nuziale di color giallo carico e brillante come una fiamma, d’onde il nome di _flammeum_. Esso copriva le vergini spose dalla testa ai piedi il giorno delle nozze.
[81] Giovinetti assistenti del tempio, che portavano i sacri vasi e tutti gli utensili destinati al culto.
[82] Da questa cerimonia derivò il nome di _confarreatio_.
[83] Terrazzino sporgente sulla strada.
[84] Seggiola di larghe dimensioni capace di due persone.
[85] Così era chiamata quella schiava, che assisteva alla toeletta ed aiutava la padrona a vestirsi ed ornarsi.
[86] Quella destinata a ripiegare e custodire gli abiti e le biancherie della padrona.
[87] Era il _numello_ un congegno per tener fermi i pazienti mentre infliggeva loro il gastigo. Aveva due ceppi pel collo con due sbarre, che scorrevano in canali lungo i lati di due ritti ben saldi, che si potevano aprire e chiudere a piacere, il che lasciava passar la testa fra essi e quando erano chiusi serravano il collo.
[88] Nel quale, il reo veniva fustigato sulle spalle da un uomo, mentre un altro gli teneva le gambe.
[89] Borsa pel danaro.
[90] Calesse a due cavalli.
[91] Che corrisponde al nostro calamajo.
[92] Che aveva la superficie levigata con un dente d’animale.
[93] Borsa di cuoio da portarsi a tracolla.
[94] Vôlta sotterranea ad uso di sepoltura.
[95] Questa preghiera dei cristiani riferisce Tertulliano.
[96] Destinate al servizio dei bagni.
[97] Così era chiamata la bevuta solenne che i romani facevano dopo cena a notte inoltrata.
[98] Vivanda composta di carne bovina o porcina e di lardo, e conservata in vasi di terra cotta.
[99] Era composto di pesce salato, cacio ed ova sode bollite nel vino e nell’olio.
[100] Narra l’Abbate di Conture in una sua memoria che questo Tiberio prendeva prima del pasto alquanta cicuta, sapendo essere il vino possente antidoto contro questo veleno. Così il timore di morire lo eccitava a bere più che da lui si potesse.
[101] Cappotto.
[102] Questo narra Svetonio, mentre altri autori, più fantastici che saggi, tra cui Giustino, Ambrogio, Cirillo da Gerusalemme, Agostino, Filastro, Isidoro di Peluso, e Teodorato, danno quel volo per certo.
[103] Le Dionisiadi erano undici donzelle, che a Sparta prendevano parte alle feste di Bacco e si contendevano il premio della corsa detta Eudroma.
[104] Il tirso era un lungo bastone ornato in cima da un cono d’abete o di foglia d’edera o pampini. Era portato da Bacco e dai suoi adoratori.
[105] Maschera.
[106] Osteria di campagna.
[107] Deità terribile, che secondo i pagani imponeva la sua volontà al Destino.
[108] Ferisci il ventre.
[109] Narra Svetonio che più di 80,000 furono i colpiti dal flagello.
[110] Barelle.
[111] I congiurati che uccisero Caligola gridavano pugnalandolo: _Répete! Répete!_
[112] Figlio nato da meretrice.
[113] Soldati di fanteria pesante armati di lancia.
[114] _Mens bona nulla est sine Deo_ (Epistola 73).
[115] Cleanto credeva che le anime tutte durassero fino alla combustione totale del mondo, ma Crisippo prometteva questa durata solamente alle anime dei savii.
[116] Essa sopravvisse pochi anni, ma pallida sempre pel sangue perduto.
[117] _Dispensatori_ erano gli schiavi, che in una famiglia compivano l’ufficio di segretari e ragionieri. I _Cancellieri_ erano gli scrivani principali, che presiedevano un certo numero di scrivani iuniori.
[118] Polvere finissima, di cui i lottatori si cospergevano per aver ciascuno più salda presa sull’avversario.
[119] Condotta in Roma nell’anno 610 dal Pretore Quinto Marcio, al quale il Senato ordinò il risarcimento delle forme dell’Appia e dell’Aniene Vetere, stanziando per le spese otto milioni di sesterzi. Quinto Marcio riunì in un gruppo le varie sorgenti della Valle d’Arsoli, e le condusse a Roma, e dal suo nome prese quello d’Acqua Marcia.
[120] Mosaico di pietre naturali e marmi a diversi colori.
[121] Corrispondente a 15,000 scudi romani.
[122] Nella quale si esponeva al publico la statua del Nume deposta su letto triclinare, e gli si offriva un banchetto.
[123] Da _averruncare_ (togliere) perchè toglievano i mali.
[124] Membri d’una delle quattro grandi corporazioni di Roma, che avevano l’ufficio di preparare il lettisternio.
[125] La _supplicatio_ era preghiera fatta in ginocchio, a differenza della _praecatio_ che si faceva in piedi.
[126] Garzoni addetti all’impresario delle pompe funebri, che lavavano ed ungevano i cadaveri.
[127] Un milione e mezzo di lire italiane. Quei vasi venivano dall’Oriente.
[128] Il fatto del bagno alle sorgenti dell’Acqua Marcia e della malattia che ne fu conseguenza è raccontato da Tacito.
[129] Quest’uso che i romani chiamavano _jus imaginum_ (diritto delle immagini) non poteva esercitarsi che dai Grandi.
[130] Con questo vocabolo venivano designate le legna da fuoco, sottomesse ad una preparazione per ben disseccarle ed impedire il fumo.
[131] Raccolta delle ossa.
[132] _Ire licet_ (è permesso l’andare).
[133] Addio anima candida, la terra ti sia leggiera, mollemente giacciano le ossa.
[134] Publico banchetto.
[135] Bottega da barbiere.
[136] Ora Salaria.
[137] Bisogna che Cristo regni.
[138] Capanna fissa al suolo, differente da _mapalia_ che era trasportabile.
[139] Botteghe per la vendita delle derrate al minuto.
[140] Carro a due ruote.
[141] L’orazione fu poi trovata nel suo scrittoio.
[142] Così erano chiamati tutti gli arnesi d’un letto, cioè guanciali, coperte, materassi, ecc., ecc.
[143] Maschera buffonesca come Macco.
[144] Cantine.
[145] Cava di pietre.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.