Part 6
Nella lontana Irlanda, nell'isoletta di Mans e finalmente nella Finlandia, in quella terra lontana dove la donna ha tutti i diritti e dove siedono in Parlamento diciannove donne, non vi sono analfabeti nè mendicanti e la delinquenza è quasi totalmente sconosciuta; e questi sono fatti che dimostrano come il voto concesso alla donna abbia portato dovunque benefici effetti.
E il numero dei paesi dove si concede il voto alla donna aumenta continuamente; oltre l'Australia, la Nuova Zelanda, l'isola di Mans, la Finlandia, la Norvegia, la Svezia, la Danimarca, si aggiungono a quel numero undici Stati degli Stati Uniti e il territorio di Alaska.
In Inghilterra, non contente d'aver il voto amministrativo e di prendere parte nei consigli scolastici e di beneficenza, le donne combattono ora strenuamente per ottenere il voto politico; forse in passato usarono troppa violenza non badando ai mezzi pur di riuscire nel loro intento.
In Italia non abbiamo lo spirito d'associazione e di propaganda delle anglo-sassoni, più nuove alla vita pubblica non siamo abbastanza agguerrite per lottare con speranza di successo; ma vedo con compiacenza che la coscienza femminile si risveglia anche fra noi e ne sono prova le numerose associazioni che sorgono continuamente, i congressi che si riuniscono e l'irrequietudine di chi si sente a disagio e prova il bisogno di espandersi e di mettere a profitto le energie latenti che si disperderebbero col rimanere più a lungo inoperose.
È sperabile che dallo scambio d'idee e di propositi si possa far qualche passo nella via del progresso. Ma la prima vittoria, quella che aprirà la via a tutte le altre, dovrebbe esser quella di ottenere il voto e incominciare da quello amministrativo, che le nostre nonne hanno esercitato con onore e nella Toscana prima del sessanta e nel Lombardo-Veneto sotto l'Austria, e che è concesso in molti Stati meno evoluti del nostro. A questo devono tendere le associazioni femminili e vedere che la parola donna sia cancellata dal famoso articolo della legge comunale, non foss'altro per non lasciarla nella compagnia poco esilarante dei cretini e dei delinquenti.
In molte città dell'alta Italia la donna è entrata nei consigli scolastici e di beneficenza e la sua opera è sempre stata lodata ed apprezzata. Ormai non è più permesso di sorridere quando la donna chiede di essere ammessa al posto che giustamente le spetta, e non le può mancare l'appoggio degli uomini di Stato più eminenti. È celebre la frase di lord Salisbury che, a proposito dell'eleggibilità della donna inglese nelle elezioni municipali, disse che non trovava che fosse più ridicolo vedere la donna sedere come consigliere che vederla correre in bicicletta.
Ed ora vengo alla conclusione, associando la mia debole voce a quella poderosa dell'onorevole Luzzatti, per esprimere il desiderio che il Governo porti sollecitamente alla Camera la legge pel voto alle donne, ed esprimere la speranza che in un giorno non lontano la metà del genere umano non sia esclusa dal diritto e dal dovere di partecipare al governo del Comune e dello Stato.
XII.
La donna nella letteratura.
Un fenomeno abbastanza strano ma che mostra come l'idea della coltura nella donna abbia fatto progressi, è vedere come la donna scrittrice sia riuscita ad entrare nella nostra vita sociale e ad essere accolta, se non con entusiasmo, con molta benevolenza e simpatia.
Questo fatto sorprende quando si pensa che pochi anni fa, la donna che si dedicava alle lettere o che semplicemente tentava di elevarsi coll'ingegno al disopra delle compagne, era posta in ridicolo, schiacciata sotto i sarcasmi e derisa come se il tentativo che faceva per elevarsi fosse un delitto.
Tutti rammentano il dispregio con cui erano riguardate le saccenti, le _bas-bleu_ del secolo scorso: formavano quasi una casta a parte ed erano fuggite come se fossero appestate.
Forse in un tempo in cui il livello intellettuale della donna era molto basso, col far pompa del loro sapere si saranno rese poco simpatiche, poi credo che la loro dottrina fosse molto superficiale, al punto che una ragazza che esce ora da una delle nostre scuole superiori, è assai più istruita di tutte le saccenti del principio del secolo scorso.
È certo che la letteratura femminile ha fatto in pochi anni passi da gigante, anche i più accaniti detrattori della donna riconoscono in lei serie attitudini per la letteratura romantica e poetica. Si trova che unendo immaginazione più fervida e più delicato sentimento, può nel romanzo far vibrare una nota speciale; se ancora non vogliono concederle il vanto di toccare le più alte cime, i suoi scritti vengono letti, lodati ed apprezzati, e nella schiera degli scrittori può vantarsi d'aver conquistato un posto glorioso vincendo molti pregiudizî che da quel campo la tennero lontana per molto tempo. Il male è che colla diffusione dell'istruzione femminile siano troppe le donne che vogliono entrare nell'arringo letterario preparandosi a dei disinganni per l'avvenire. Appena una fanciulla sa scrivere con garbo una letterina e colla mente ancor piena di studî recenti riesce a comporre un racconto che vien lodato dai maestri e dagli amici compiacenti, s'immagina di sentire una vocazione irresistibile per la letteratura, e colla fervida fantasia giovanile si crede una Sand rediviva e vede davanti a sè una carriera gloriosa.
Qualche altra, dopo aver atteso invano per alcuni anni un marito, cerca di consolarsi sfogando l'amarezza dell'anima incompresa sulle pagine bianche di qualche quaderno. E da qui una pioggia di manoscritti che ideati colle migliori intenzioni del mondo non vedranno mai la luce, faranno perdere molte illusioni e saranno fonte di nuovi dolori alle loro autrici.
Spesso è il bisogno di passare il tempo o il desiderio di un lavoro che forse potrà essere utile un giorno, quello che spinge le signorine in questa via, ma dovrebbero pensare che non basta mettere insieme con garbo alcune frasi, nè combinare una storia colle reminiscenze di fatti veduti, di cose lette, bisogna lottare con grandi difficoltà per dar forma al pensiero e poi poter sprigionare nel proprio cervello quella scintilla che dà vita alle parole e che come quella uscita da una macchina elettrica riesce a penetrare nell'animo del lettore, a scuoterlo e a fermare, non fosse che per qualche istante, la sua attenzione. Ed anche quella che possiede queste qualità, ciò che non è molto facile, per poter riuscire deve aver tanto coraggio da isolarsi dal mondo e vivere soltanto coi personaggi della propria fantasia, soffrire per dar loro la vita e poi, da un lavoro in cui ha speso la parte migliore di sè, ricavare un compenso molto meschino.
È molto difficile poter interessare il lettore, si sono scritti troppi volumi per trovare qualche cosa di nuovo al punto da eccitare la curiosità del pubblico e far vibrare nel suo animo un nuovo sentimento.
Chi ha tempo da perdere e non ha bisogno di guadagnarsi il pane, può impunemente imbrattar fogli e passar le ore in un lavoro sterile e inutile; non farà male a nessuno e potrà tener compagnia a tante strimpellatrici di pianoforte e imbrattatrici di tela; ma mi pare che sarebbe meglio che adoperasse la propria operosità in un lavoro più utile, tanto non avrà nemmeno soddisfatta la vanità di far parlare di sè e si pentirà del tempo perduto.
È una cosa certa che ciò che non riesce bene non dà nessuna soddisfazione e l'illusione d'aver fatto una cosa buona, quando invece essa è men che mediocre scompare, come bolla di sapone, al primo soffio di vento.
Sono sicura che sarà più contenta la donna che riesce a fare un eccellente manicaretto o a combinare un grazioso cappellino che quella che ha scritto dei versi zoppicanti o un racconto noioso. Forse il vedere la quantità di volumi dovuti a penne femminili che vengono stampati fuori d'Italia invoglia anche le nostre fanciulle a mettersi all'opera, ma devono pensare che nei paesi nordici dove l'inverno è lungo e si vive molto rinchiuse fra le pareti domestiche, la lettura è uno dei migliori passatempi, si legge di tutto: i romanzi buoni, i mediocri ed anche qualche volta quelli noiosi.
Da noi invece si vive più all'aria aperta perchè il dolce clima c'invita alle gite, alle passeggiate, si legge poco, si comperano pochissimi libri; i libri si riguardano come spesa superflua e si preferisce farseli prestare dalle amiche o dai gabinetti di lettura; ecco la ragione per cui la letteratura è in ribasso, e perchè è desiderabile che altre professioni ed impieghi s'aprano all'operosità della donna, non foss'altro per veder diminuire il numero delle scrittrici da strapazzo.
Per fortuna, molte trovano sfogo alle loro velleità letterarie scrivendo sulle riviste e giornali che hanno bisogno di un cibo quotidiano e riescono di agone onde provare le loro armi. Per dedicarsi con profitto al giornalismo ci vogliono qualità speciali, ma anche in questo campo la donna ha dato già buone prove.
Parecchi anni fa vide la luce in Francia un giornale _La Fronde_, il quale, scritto, composto e stampato da donne, seppe acquistarsi un bel posto nel giornalismo. Era un giornale battagliero, pronto a combattere per le cause giuste ed a spezzare sempre una lancia a favore dei deboli e degli oppressi, si occupava in modo speciale degli interessi femminili e del miglioramento delle condizioni della donna, però perchè sorto forse troppo presto precorrendo i tempi non ebbe fortuna.
Troppo lunga sarebbe la lista dei nomi femminili che occupano un bel posto nel giornalismo italiano. Senza il bisogno di giornali speciali come _La Fronde_, molte donne scrivono in Italia nei giornali politici e nelle riviste letterarie articoli altrettanto apprezzati quanto quelli dei colleghi dell'altro sesso.
Anche nella letteratura drammatica incomincia a far buona prova qualche ingegno femminile.
Non parliamo del buon esito avuto dalle donne nella produzione di libri per le scuole e per la gioventù, ciò che è naturale, perchè la donna è in grado di studiare l'indole dei bambini e conoscere meglio quello che si addice alla loro intelligenza.
Come si vede, il campo della letteratura aperto alla donna è un vasto campo dove potrà trovare da occupare il proprio ingegno utilmente e avere qualche soddisfazione intima, ma non si lasci tentare dal miraggio della gloria, se non si sente abbastanza forte da poter lottare colla poca probabilità di riuscire.
XIII.
La donna nella pittura e nella scultura.
Da poco tempo c'è in Europa un invasione di pittrici; si vedono salire i monti e le colline, vagare lungo le rive del mare e dei laghi azzurri trascinando dietro di sè cavalletti, scatole, sedie pieghevoli, soffermandosi per copiare qualche paesaggio che ha colpito il loro sguardo, oppure nelle chiese, nelle pinacoteche, nei musei, intente a copiare i capolavori dell'arte antica ivi raccolti.
Le donne che ora si dedicano alla pittura si contano a migliaia, non parliamo dell'America dove sono legione, dell'Inghilterra dove se ne contano più di 3000, ma anche da noi il loro numero aumenta tutti i giorni.
Di tutta questa schiera poche e soltanto rare eccezioni si elevano a certe altezze, ma molte mostrano della costanza nella ricerca del vero, forza di volontà per estrinsecarlo, serie attitudini per riuscire buone artiste, e i loro sforzi meritano d'essere incoraggiati. Onde è sperabile che in breve si possa vantare una legione di buone artiste, anche se non sorgerà quel genio che i detrattori del femminismo dicono impossibile esca dalla schiera muliebre.
È naturale che ci voglia molto tempo prima che la donna possa raggiungere certe altezze, dove giungono raramente anche gli uomini. Per troppi secoli è stata tenuta in soggezione e lontana dal mondo; sempre rinchiusa fra le pareti domestiche, è soltanto da pochi anni che venne ammessa a frequentare le scuole d'arte, le accademie, i musei; se la sua arte viene in generale trovata ingenua, timida, è naturale; è così di tutto quello che è giovane; non si può chiedere all'infanzia la sicurezza, il giudizio, l'abilità d'esecuzione che solo possono dare il lungo studio, la pratica e l'esperienza.
La donna appena entrata nel campo dell'arte non può essere subito maestra, quasi fosse uscita come Minerva armata dal cervello di Giove.
Se nei tempi in cui la donna era tenuta lontana dalle lotte della vita, la Vigée Lebrun, la Rosalba Carriera, Elisabetta Sirani, Caterina Vigri, Irene da Spilimbergo, le sorelle Anguissola, Marietta Roberti e molte altre ebbero un bel posto accanto ai pittori del loro tempo, possiamo trar da ciò buoni auspici per l'avvenire.
Nelle esposizioni, specialmente all'estero dove la donna è entrata nel campo dell'arte prima che da noi, c'è sempre qualche quadro femminile degno d'essere ammirato. Poi pare impossibile, ma per la donna si è molto esigenti, e se non presenta un capolavoro si conclude col mandarla a far la calza o a cullare i bimbi.
La grand'arte non è facile nè per gli uomini nè per le donne, e spesso volendo analizzare le opere maschili che pure colpiscono e fermano la folla, ci si troverebbe molto a ridire.
Bisogna poi notare che la donna deve già fare uno sforzo per liberarsi dai pregiudizî che la vorrebbero tener lontana da certi campi riservati finora all'uomo, il quale temendone la concorrenza tenta di porre ostacoli sul suo cammino; poi deve vincere la consuetudine che la tenne per tanto tempo legata alle cure domestiche e in questa lotta per emanciparsene consuma una parte della sua energia, tanto che pur avendo ingegno e amore all'arte non dovrebbe tentarla senza una gran forza di volontà e se non si sente il coraggio di resistere a delle disillusioni. L'arte non si acquista che a furia di fatica, di un lavoro incessante e di un saldo volere.
La donna più debole, ha maggiori lotte da sostenere e più numerosi nemici da combattere. Ma il miraggio dell'arte è così affascinante, le illusioni sorgono così smaglianti nelle fervide fantasie delle fanciulle, che troppe si lasciano attrarre da quel miraggio e tutte quelle che ne usciranno stanche, deluse, vinte, se la prenderanno col mondo, cogli uomini, infelici di non esser state comprese, non volendosi persuadere di aver voluto salire troppo in alto dove non avevano ali abbastanza forti per poter arrivare. Il conoscere sè stessi è la cosa più difficile, e più il campo aperto all'operosità femminile sarà vasto, più aumenterà il numero delle spostate, perchè tutte aspirano a giungere più in alto di quello che comporterebbe la loro natura e l'indole del loro ingegno.
L'arte del pittore sembra facile, un po' di tela e di colore e si dipinge quello che si vede; e con questo concetto imbrattano tele e perdono inutilmente un tempo prezioso.
Se pensassero quanto studio prima di poter riuscire a veder bene l'oggetto che vogliono dipingere e riuscire a disegnarlo in modo che la forma ne riesca perfetta, poi stabilire i rapporti di luce e di distanza cogli oggetti che lo circondano, e armonizzare i colori fra loro! È tutto un poema; bisogna tener calcolo della luce che cambia ad ogni istante, dell'aria che tutto riveste e circonda di sfumature indefinite, e di tutti questi elementi congiunti con arte formare un'armonia che accarezzi la vista e dia un godimento all'intelletto; non parlo poi della difficoltà di dar vita alle cose animate, di fare che il sangue vivo trascorra nelle vene, che negli occhi dei personaggi dipinti si legga un pensiero, s'indovini un'anima. E a tutto questo non si riesce che collo studio incessante, col sacrificio di sè stessi, colle sofferenze che si provano per mettere sulla tela, vive, le immagini dipinte nel cervello, tanto che è molto difficile che un'opera d'arte compensi tutto quello che è costata di sforzi e di dolori. Bisogna anche notare che la pittura per aver ragione di esistere deve esser buona.
A che può servire un brutto quadro? Voglio avere un'impressione di viaggio, un ritratto d'una persona cara? C'è la fotografia che serve assai meglio con minor fatica e maggior precisione; e come adornamento, una cosa brutta è inutile e riesce all'effetto opposto di quello che si desidera.
Non occorre ad un pittore essere Raffaello o Michelangelo, ma per la donna esiste già abbastanza diffidenza, ed ella dovrebbe abbandonare i pennelli quando s'accorge di non riuscire a varcare quella linea che pure senza pretendere al capolavoro, riesce a dare un godimento artistico e a soddisfare ad un bisogno. Però se si sente di passare quel punto che la mette al disopra della mediocrità, deve farlo con coraggio, esporre il quadro alla critica e non contentarsi degli elogi degli amici; chi ha paura del fuoco non vada in guerra, e non dipinga chi teme di vedersi rifiutare un quadro a qualche esposizione che deve essere la prova del fuoco per gli artisti novellini. Se poi trova compratori alle sue tele avrà ottenuto lo scopo di aver soddisfatto ad un bisogno e avuto profitto del suo lavoro.
Il segreto per farsi un po di largo fra gli artisti è dedicarsi al genere che meglio riesce alla propria indole senza voler aspirare a ritrarre soggetti difficili ed a raggiungere altezze impossibili. Nelle ultime esposizioni si è osservato che la donna riesce molto bene nella natura morta, sa aggruppare i fiori con molto gusto, li dipinge con freschezza di colore e con una certa vivacità da renderla maestra in quella specie di pittura.
È ciò, mi pare, un genere che potrebbe essere preferito dalla schiera femminile finchè molti anni di studio e di vita indipendente non avranno fatta sparire la timidezza e la ingenuità che mostra nella pittura degli esseri animati. Se si contenterà di quello che può e sa fare la vedremo in breve prendere un bel posto nella pittura. Anche nelle scene eleganti, fine, aristocratiche, potrebbe facilmente riuscire come sempre, se procurerà di fare quello che veramente sente, senza sforzarsi a correr dietro ai soggetti che sono più in voga.
Un altro sbaglio è quello di credere che per aver un bel posto nell'arte ci sia bisogno di far dei quadri; per fortuna a quelle che si dànno all'arte per chiederle il mezzo di vivere indipendenti, altre vie sono aperte, dove possono estrinsecare il loro gusto artistico e dove sicuramente trarranno maggior profitto che imbrattando tele le quali difficilmente trovano compratori; cioè dedicandosi all'arte industriale.
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La scultura mi pare un'arte meno adatta alla donna della pittura: m'intendo della scultura vera come dovrebbe essere sempre, grandiosa, eroica, solenne.
La scultura deve esser tale da colpire colla grandiosità le persone meno raffinate, essa deve esser capita da tutti, arte nobile, grande, fatta coi mezzi più semplici.
Un masso di marmo informe, un po' di creta lavorata e plasmata dalla mano dell'uomo, mutata in un'opera d'arte grandiosa che sfida i secoli, ecco dove l'uomo mostra la sua potenza creatrice.
La donna può riuscire anche nella scultura; qualche buona scultrice conta l'antichità e anche ai giorni nostri la signora Maraini si è mostrata esperta in quest'arte, ma è un'arte faticosa, non è facile esercitarla in casa occorrendo molto spazio; poi si addice meno ad un essere delicato quale la donna, alle sue mani piccine usare lo scalpello e mettersi alle prese coi grandi massi di marmo.
È vero che c'è la scultura da salotto: le statuette, i gingilli, ma sono più oggetti industriali che artistici; però, perchè valgano qualche cosa quelle statuette devono essere ben modellate ed esprimere un sentimento.
Qualche anno fa tra le signore ci fu un periodo di frenesia di modellare statuette di creta, in tutte le case era una invasione di fantocci stecchiti, che parevano di legno, non stavano in piedi, nei quali non erano osservate nè le leggi della statica, nè l'anatomia, dei veri mostri che facevano venir in uggia il dilettantismo e rimpiangere il tempo sprecato in lavori inutili e bambineschi.
Ma il male è che la donna finora non è stata abituata a conoscere il valore del tempo, e tutte abbiamo sulla coscienza di averne sciupato tanto, cosa che non accadrà quando avremo imparato a far cose buone e il nostro lavoro ci potrà dare qualche godimento o venir pagato a contanti.
Bisogna pensare che quadri e statue non sono oggetti necessari e ve ne sono sempre più del bisogno, tanto che ogni anno migliaia ne rimangono invenduti perchè oggetti di lusso; ma vi sono altri campi nell'arte ove la donna potrebbe riuscire ad acquistarsi fama e quattrini.
Quasi tutte le graziose vignette che illustrano i giornali americani sono eseguite da donne, e il nome di Kate Greeneway s'acquistò fama nel mondo per le illustrazioni della vita dei bambini fatte con tanta grazia e tanto spirito, con le figurine vestite di costumi così artistici e originali, un genere tutto speciale che solo una donna e un'artista poteva trovare.
Essa con quel mondo infantile segnato appena da contorni semplici, con quel genere altrettanto artistico che femminile ebbe gloria e fortuna.
Vorrei che anche in Italia invece di tante imbrattatrici di tele, uscisse dalla schiera delle pittrici qualcuna che si dedicasse al bianco e nero, alle illustrazioni, arte più semplice ma vera arte e altrettanto difficile; perchè il dar vita al soggetto senza l'aiuto del colore, se è cosa meno complicata richiede però mi disegno più perfetto e maggior intensità di pensiero. Occorrono, è vero, per riuscir bene molte qualità naturali e studî speciali, ma e un lavoro che una donna potrà fare tranquillamente senza abbandonare la casa, senza aver bisogno di molto tempo, di molto spazio e condizioni di luce speciali; e nel tempo stesso potrà ricavarne molto profitto.
Molte donne guadagnano da vivere dipingendo i figurini pei giornali di moda, altre fiori sui mobili e sui ventagli o sui vetri, insomma dedicandosi all'arte industriale e decorativa che prende sempre più voga ed è un nuovo campo aperto all'operosità femminile. Ora che la raffinatezza moderna vuole associato all'utile il bello, non c'è oggetto modesto d'uso comune che non possa venir decorato con gusto squisito. Basterebbe osservare gli oggetti etruschi, romani, pompeiani, di cui sono ricchi i musei del nostro paese per ricavare ispirazioni belle, per dar forma e decorazione ad arnesi di uso domestico; nuove forme e nuovi ornamenti possono essere aggiunti e creati dalle fervide fantasie femminili.
È un campo vasto infinito aperto alla donna nuova che abbia voglia di lavorare. Quelle mani esperte e delicate che seppero eseguire in ogni tempo nell'arte del ricamo e dei merletti delle cose pregiate e meravigliose, potranno in tutte le arti che hanno per base il disegno dare una nota personale di gusto e d'eleganza.
Nel disegno industriale, negli smalti, nell'oreficeria, nella rilegatura dei libri le donne hanno già incominciato a far buona prova e da quello che si vede ora c'è da sperare molto nell'avvenire.
Basta che quelle che non hanno tutti i requisiti per riuscire nella grande arte, rinuncino coraggiosamente alle aspirazioni di gloria e si dedichino con amore e con gusto alle arti industriali, dove ci vogliono pure molte qualità per riuscir bene; faranno almeno cosa utile e potranno ricavare un guadagno che invano avrebbero potuto chiedere alla pittura o alla scultura.
XIV.
La musica e il teatro.
La musica non sembra arte umana, pare un linguaggio che venga da regioni ignorate e lontane e scenda nel profondo dell'anima, facendovi vibrare delle corde occulte e trasportandola in regioni superiori e soprannaturali.
La musica è nata colla donna; fin dai primi tempi della creazione, la sua voce limpida e squillante saliva nell'aria assieme al gorgheggio degli uccelli a festeggiare la natura risorta.