Part 5
Tutti abbiamo veduto all'opera le donne infermiere e spesso abbiamo dovuto osservare la loro maggiore attitudine ad assistere ammalati, e da ciò si può benissimo comprendere come una volta fatti gli studî necessarî possano adempiere bene l'ufficio di medichesse.
Però ci vorrà molto tempo prima che la donna possa aver la fiducia, non dico degli uomini, ma delle donne; anzi queste avendo maggiori pregiudizî ed essendo nemiche acerrime delle novità saranno avverse più dei loro compagni alla donna medico; ma tutti i pregiudizî cadranno quando la donna potrà mostrare la propria scienza e la propria abilità, e i fatti dimostreranno che quelle prevenzioni non avevano fondamenti stabili.
È certo che non tutti i rami della medicina sono adatti alla donna; vi sono operazioni difficili, per le quali occorrono una buona dose di forza e una mano sicura, ma ora che tutti tendono a darsi ad una specialità, è libera la scelta di quelle che più si confanno all'indole dell'individuo e ognuno può scegliere quella per cui sente di aver maggior inclinazione.
Per esempio, nelle malattie dei bambini una donna medichessa dovrebbe essere superiore ad un uomo. Sono malattie che bisogna quasi indovinare, perchè nessun aiuto ci può dare il piccolo e incosciente ammalato, sono mali che si devono curare più colla pazienza e le carezze, che coi rimedî, ed anche di questi conviene usare colla massima delicatezza. Io ritengo fermamente che una donna conosce l'indole, la natura e il fisico d'un bambino più di molti professori uniti insieme, mentre c'è sempre in fondo al suo cuore la divinazione d'una madre.
E poi la donna che ha i sensi più raffinati, una volta che li abbia educati a fare una diagnosi potrà scoprire quello che molte volte sfugge ad un uomo; ha la mano leggera e più delicata e ne possono far fede i feriti che sul campo di battaglia furono medicati da donne, quantunque non fossero che semplici infermiere.
È certo che tutte quelle signore che parlano ora con disprezzo della donna medichessa, sarebbero le prime a chiamarla, qualora sapessero per fama che ha fatto delle cure mirabili, che ha salvato da certa morte bambini ammalati, che si mostrò premurosa e paziente con tutti gli ammalati che ebbero le sue cure.
L'amore di sè stessi, la speranza di conservare la propria salute può vincere molti pregiudizî, e chi si sente malato non discute, ma si rivolge dal lato donde la salute può venirgli.
È nella natura della donna l'istinto di curare l'umanità sofferente; anche quella che non ha studiato la medicina, appena accusate un po' di malessere è sempre pronta a suggerirvi un rimedio che forse ha esperimentato con buon effetto, e in ogni modo a darvi un consiglio.
Se lo fa inconsciamente per darvi sollievo, con quanto cuore non lo farà ella quando saprà certo che vi potrà essere giovevole?
E nelle campagne dove tanto spesso le contadine si rivolgono alle comari e alle donnicciuole per aver qualche sollievo alle loro sofferenze, non potrà essere d'immenso giovamento la donna medichessa?
Anche i più accaniti avversari della donna non le negano la delicatezza del sentire e la bontà del cuore; quanto bene potrà fare se queste qualità saranno congiunte alla scienza!
Di quanti sacrifizî non si sentirà capace per essere utile all'umanità!
Negli angoli più remoti dove un abile medico accetta a stento di andare, la vedremo accorrere volonterosa a sollevare gl'infermi e la sua abnegazione l'aiuterà a rassegnarsi ad una vita che per molti uomini riuscirebbe insopportabile.
Gli obblighi della famiglia non sono una ragione che si opponga all'esercizio della professione; non tutte le donne sono destinate ad avere una famiglia; poi anche avendola invece d'impiegare le ore della mattina ad andare al passeggio, e le ore pomeridiane a fare una quantità di visite inutili, andranno a visitare i loro ammalati, con maggiore utilità propria e del prossimo; se poi le loro faccende domestiche fossero di tal natura da impedire di esercitare la professione, potranno sempre utilizzare gli studî fatti per la propria famiglia, per gli amici, per i poveri, mentre ci sono al mondo tanti sofferenti ed è una grande soddisfazione poter recar loro sollievo.
Molti si figurano la donna scienziata un essere ibrido, goffo, mal vestito, senza grazia. Anche questa è un'esagerazione, lo studio non toglie nulla alla gentilezza muliebre, e chi sa davvero è in generale modesto; al congresso di Berlino la dottoressa Montessori piacque molto, non solo per la profondità del suo sapere, per la parola facile e semplice, ma altresì per la grazia, la bellezza e l'eleganza.
Io vedo già molte delle future medichesse che porteranno nella camera dell'ammalato assieme ai responsi della scienza un sorriso dolce che scenderà al cuore dell'infermo come un raggio di sole, e sapranno persuadere colla loro grazia a cure noiose e confortare con quell'arte che solo una donna possiede.
IX.
Donne avvocate.
Se nella medicina la donna è riuscita anche in Italia ad entrare tranquillamente e quasi timida negli ospedali e si adopera a beneficio dell'umanità sofferente, se nei laboratorî concorre coll'intelligenza e lo studio paziente a far progredire la scienza e vede non troppo lontano il giorno in cui potrà formarsi una clientela e trar profitto delle sue cognizioni quella che incontra maggiori ostacoli ad usufruire d'un diploma guadagnato a furia di sudore sui banchi della scuola, è la donna che s'è data agli studî legali.
Soltanto per avere il diritto d'esercitare l'avvocatura la donna ha dovuto lottare in tutti i paesi d'Europa, tanto che, se non avesse avuto una bella forza di resistenza, si sarebbe ritirata dall'arringo scoraggiata e vinta.
Incominciò la Svezia a dare il buon esempio e la signorina Elsa Eschelson ottenne, non senza lotta, d'insegnare il diritto all'Università d'Upsala e di poter esercitare l'avvocatura.
In Francia vi furono molte discussioni quando la signorina Chauvin chiese d'essere iscritta nel numero degli avvocati, dopo aver svolto trionfalmente alla presenza dei suoi esaminatori la tesi di laurea.
È vero che in quell'occasione gli studenti che erano stati suoi compagni accolsero quel trionfo a furia di fischi, mostrando come nel loro animo l'invidia e la vigliaccheria avessero preso il posto della giustizia e della cortesia più elementari.
È vero che quando chiese di poter esercitare la professione guadagnata a furia di studio e di operosità, la sua domanda venne respinta col pretesto che non c'era una legge che permettesse alla donna l'esercizio dell'avvocatura.
Ma poi questa legge fu presentata al Parlamento, e dopo esser stata per parecchi mesi ad aspettare il suo turno venne accolta, ed ora la carriera del foro, se non ancora quella della magistratura, è aperta alla donna francese.
Nel Belgio invece, Maria Popelin, e da noi la signorina Poël, laureate in legge, invano chiesero di venir ammesse ad esercitare la professione alla quale avevano diritto per gli studi fatti.
È un ostracismo ingiusto che non potrà continuare a lungo se le nuove avvocatesse non cesseranno di patrocinare la loro causa, visto che vien loro negato di perorare quella degli altri; se la donna fermamente vuole, riesce finalmente a vincere, come ce ne ha dato l'esempio la donna francese.
Non serviranno certo a scoraggiare dall'impresa tutte le caricature dei giornali umoristici che si scagliano contro le nuove avvocate, nè tutto lo spirito di cui fanno pompa per seppellirle col ridicolo. Vedere una donna in toga non credo che sia cosa più buffa del vederla vestita da ciclista, e forse un bel volto giovanile darà grazia anche a quella veste severa; del resto voglio sperare che le donne avvocate siano tali da imporsi al pubblico, il quale si dimenticherà di deriderle per ammirarle; poi il mondo si abituerà alle donne avvocate come si è già abituato alle operaie, alle scrittrici ed alle maestre.
In America sono già circa trent'anni che le donne vennero ammesse a patrocinare dinanzi ai tribunali ed ora si contano a centinaia le donne che esercitano l'avvocatura.
Troppe sono le opposizioni che incontra questa carriera in Italia per poter sperare che l'esempio dell'America venga presto seguito, troppi uomini fanno ressa alle professioni libere, e quantunque stimino la donna meno forte intellettualmente, pure, — e ciò è una contraddizione, — ne temono la concorrenza.
Chi si sente forte non dovrebbe temere; perchè chi resterà indietro sarà il più debole, a vantaggio del più intelligente, di quello che avrà più seriamente studiato e che sarà spinto dall'amore alla sua carriera e non da una stupida vanità di acquistarsi un titolo accademico. Succederà una specie di selezione e la professione ne ricaverà vantaggio e dignità.
Che la donna non sia adatta alle battaglie del foro, non si può pensarlo, non è certo la parola o gli argomenti che le mancano: trattandosi poi di difendere il debole e l'oppresso, troverà parole eloquenti a favore d'una causa che per tanto tempo è stata la sua, e colla voce insinuante, il cuore infiammato per una causa santa troverà accenti tali da ottenere vittorie inaspettate.
È certo che, penetrata nei tribunali, un vasto campo e nuovo si oltre alla sua operosità; fatto il primo passo, potrà aspirare alla magistratura, alla politica, e nuove vittorie potrà ottenere nel campo della civiltà. La questione della donna, questione che ora cammina a passi di lumaca, farà allora passi da gigante, il codice sarà modificato, e stabilite leggi più giuste a favore dei deboli e più in rapporto col progresso dei tempi.
Forse allora non sarà una menzogna il detto: _La legge è uguale per tutti_, ch'è scritto sulle pareti delle aule dove si dovrebbe amministrare la giustizia.
Non amo nè le parolone, nè le ribellioni; ma trovo ingiusto che da una parte del genere umano ci siano tutti i doveri e dall'altra tutti i diritti, che una donna intelligente che ha fatto i medesimi studi dell'uomo non possa aspirare alla medesima carriera, non possa disporre delle sue sostanze, e, saggia e intelligente, debba sopportare la tutela, magari d'un marito sciocco o imbecille, il quale è padrone di opprimerla, tradirla e rovinarla senza che essa possa invocare una legge giusta in suo favore.
Nel nostro paese, dove regnano l'apatia ed il misoneismo, questo giorno mi pare alquanto lontano, ma intanto le coraggiose che lottano per questa causa, non si sgomentino, esercitino la loro eloquenza nelle riunioni a favore dei deboli e degli oppressi, procurino di combattere i soprusi di cui furono e sono le vittime principali, e in mancanza di meglio gli studi fatti potranno esser loro utili nelle difficoltà della vita per i rapporti sociali e famigliari. Quante famiglie non sono trascinate a soffrire per l'ignoranza delle donne! È già una soddisfazione e una prova di coraggio essersi avviati in una strada nuova, ed è la sorte dei precursori di passare solitarî ed incompresi in mezzo alla folla della gente piccola e volgare.
X.
La donna nelle matematiche.
Si è sempre detto e creduto che la donna, per la sua indole sia portata ad aver fervida immaginazione, forte e vivo sentimento, ma che sia aliena dalle cose esatte e precise, contentandosi di avvicinarsi alla perfezione senza mai raggiungerla; in questo caso non dovrebbe aver alcuna attitudine per la matematica, scienza precisa dove tutto deve esser provato, controllato e che richiede quasi un cervello organizzato in modo speciale. Pure i fatti provano il contrario, molte donne riuscirono nelle matematiche, al pari degli uomini, non foss'altro ne sarebbe una prova luminosa, Gaetana Agnesi, che se fu un'eccezione ai tempi in cui la donna era tenuta digiuna del frutto della scienza e rinchiusa fra le domestiche pareti, ora potrà avere delle seguaci, visto che molte fanciulle che frequentano le scuole, destano la meraviglia fra i professori e studenti pel modo con cui riescono a svolgere i problemi più difficili al punto da essere prime fra i compagni e ad ottenere non solo la laurea a pieni voti, ma posti eminenti nell'insegnamento come avvenne alla signora Rowolewscky che ottenne la cattedra di matematica all'Università di Stoccolma.
Ormai il campo dell'insegnamento è stato tutto conquistato dalla donna, ma ancora non ci sappiamo figurare un ingegnere in veste femminile, come avviene in Inghilterra, in Germania dove si contano già parecchie donne architetti.
Non mi pare che, da noi, alcuna si sia data finora a simile professione, forse si ha un po' d'esitazione a scegliere una carriera dove i difetti si presentano all'occhio a prima vista, e dove si è sicure di trovare un pubblico più avverso che indulgente ai primi passi fatti in una nuova carriera.
Gli errori dei medici, e per conseguenza delle medichesse, vengono sepolti da un po' di terra, invece quelli degli architetti sono esposti alla luce del sole e tutti possono criticarli e deriderli; e forse quelle inesperienze che si perdonerebbero ad un architetto novellino, troverebbero un pubblico spietato trattandosi d'una donna.
Non basta che sia calcolata un essere debole, con lei si è più esigenti e più severi.
Però non so fino a che punto la donna ingegnere potrebbe riuscire nelle opere grandiose, monumentali, negli acquedotti, nelle gallerie, negli edifizi colossali e in tutte quelle opere dove nuovi giganti bisogna combattere colla forza più potente della natura per riuscir vincitori.
Ma nella fabbrica delle case, delle ville, di edifizi ad uso abitazione, mi pare che dovrebbe riuscire maestra e dar dei punti agli architetti.
Nessuno più di lei conosce quello di cui c'è bisogno per rendere una dimora pratica, comoda ed attraente. Essa ha una conoscenza intima della casa che è stata per tanti secoli il suo unico regno, l'ama come si ama la patria che ci ha veduto nascere, la veste che ci adorna e difende.
Quando avrà imparato il modo di farla solida e sicura, cercherà, colla fantasia, nuove combinazioni per renderla elegante mobili artistici per adornarla e fare in modo che l'utile sia associato al bello, e possa, colla completa armonia, dare un godimento artistico in chi l'ammira, un senso di benessere per chi è destinato ad abitarla.
Forse le prime architette future dovranno incominciare a fabbricare per sè stesse le case e le ville, ma credo che queste saranno tali che invoglieranno gli altri a dar loro delle commissioni.
Forse allora sorgeranno nelle nostre città degli edifici che avranno una nota nuova e nella nostra campagna si vedranno dei villini eleganti con un'impronta di grazia e di gusti speciali, dovuti alla fantasia femminile, e sarà tanto di guadagnato almeno dal lato della varietà.
L'architettura è un'arte ornamentale che potrà benissimo andar d'accordo coll'ingegno femminile. Chi sa trovare nuove foggie per adornare le proprie vesti e nuove eleganze per la propria persona, non si troverà imbarazzato per trovarne onde adornare ville e palazzi.
Anche nelle altre vie aperte dalle scienze matematiche, la donna potrà trovare campo fecondo per esercitare la sua operosità, e speriamo che non le accada quello che è avvenuto alla sola donna ingegnere che visse in Francia nel secolo XVII, di cui voglio narrarvi la storia per mostrare qual forza abbia il pregiudizio del volgo.
Essa si chiamò Martina di Berteran. Dotta in tutte le cognizioni che hanno rapporto coll'arte dell'ingegnere, conobbe perfettamente la geometria, l'idraulica, la mineralogia e la chimica, essendo pur colta nelle lingue straniere più conosciute. Essa studiò il sottosuolo francese e scoperse una quantità di miniere e sorgenti minerali che ascendono a 150 e che dovevano arricchire la sua patria. Compagna di lavoro del marito, dotto lui pure in mineralogia, mentre egli si occupava di nuove ricerche, essa dirigeva i lavori e supplicava il governo di creare una grande impresa di amministrazione delle miniere con un consiglio generale d'ingegneri a Parigi.
Non solo le sue preghiere rimasero senza effetto, ma fu cacciata in prigione assieme al marito come rea di stregoneria, perchè le cose sotterranee non si possono trovare senza magia o arti diaboliche. E la Berteran e il marito, che avrebbero potuto arricchire il loro paese, morirono in prigione vittime del loro sapere, veri martiri della scienza.
Ora voglio sperare non si giungerebbe a questo punto, ma non mancherebbero persone che getterebbero il ridicolo su quella donna che pensasse di dirigere i lavori in una miniera e volesse condurre una grande industria. Ma man mano che l'istruzione della donna progredisce ella mostra nuove attitudini che sono di buon presagio per l'avvenire; per esempio si credeva che la donna non avesse nessuna attitudine per la meccanica, ma appena divenne famigliare con alcune macchine, mostrò anche in questo campo la sua abilità e diede al mondo nuove scoperte utili e pratiche.
Nelle macchine da cucire, nei telai, nei filatoi, una quantità di perfezionamenti vennero fatti da donne. L'americana signora Mathers inventò un famoso telescopio che rende possibile di esaminare la chiglia delle navi sommerse; miss Knight inventò una macchina per fabbricare i sacchi di carta, e ogni giorno i giornali riportano nuove, scoperte dovute all'intelligenza femminile.
Ho avanti a me una lista di brevetti d'invenzione ottenuti di recente da donne, fra gli altri per alcuni utensili nuovi e perfezionati per l'acconciatura, un apparecchio per togliere il fango alle biciclette e agli altri mezzi simili di locomozione, una pasta per pulire il cuoio giallo, un apparecchio per conservare gli alimenti, e così via. Anche in questo campo la donna è in continuo progresso; non passerà molto che si potrà manifestare una certa preoccupazione vedendo la donna invadere le carriere riservate per molto tempo soltanto agli uomini, ma non si potrà più dire che le donne non sono atte a certe professioni, perchè avranno mostrato col fatto l'assurdità di simile asserzione.
XI.
La donna nella politica.
Nessuno può negare alla donna delle serie attitudini a ben governare uno Stato e lo provano tutte le regine delle quali narra la storia, le quali meglio dei re che le avevano precedute riuscirono, colla fermezza di carattere e colla saggia arte di governo, a rendere i loro popoli forti e potenti.
Del resto che cosa è una nazione se non una grande famiglia?
E come la donna sa ben governare la propria casa, amministrare le proprie sostanze, non c'è una ragione perchè non sia capace non solo di governare da sè, ma non possa almeno aver voce in capitolo in ciò che riguarda il governo del suo paese.
Si parla continuamente di giustizia e di umanità, ma intanto si esita a riformare il codice così antiquato e ingiusto verso la donna.
Nella vicina Svizzera i legislatori, vedendo che il vecchio codice non corrispondeva più al progresso dei tempi, ebbero il coraggio di mutarlo e in questa riforma ottennero il consenso di tutto il popolo.
Ed ora nella libera Elvezia, fra gli altri articoli ispirati a sentimenti moderni, troviamo la perfetta uguaglianza fra tutte le persone stabilite nello Stato; gli sposi che non vanno d'accordo possono scegliere fra la separazione o il divorzio, e il nuovo codice concede alla donna maritata l'esercizio dei diritti civili e consente la ricerca della paternità. È da augurarsi che l'Italia segua in breve l'esempio dello Stato limitrofo, ma un vero passo sarà fatto nella via del progresso quando la donna avrà ottenuto il diritto del voto.
Tutti rammentano la lotta che si accese qualche tempo fa quando alcune donne, forti dell'articolo dello Statuto che dice tutti i cittadini eguali davanti alla legge, vollero inscriversi nelle liste elettorali. Si fecero in quell'occasione polemiche, discussioni, se ne occuparono magistrati, giureconsulti; la conclusione fu che la donna venne esclusa dal diritto elettorale mentre si trovava prematuro che avesse il voto politico prima di quello amministrativo, e pur troppo nella legge comunale v'è un articolo in cui, mettendo insieme la donna agli idioti, ai falliti e ai delinquenti, la si esclude dal diritto del voto.
Però se nulla si potè ottenere, l'agitazione non fu del tutto inutile; la questione del voto fu portata alla Camera dei deputati dove trovò uno strenuo difensore nell'onorevole Luigi Luzzatti, che, colla mente che ha intuito i nuovi tempi ed ha saputo dar tanto impulso agli istituti di previdenza, alla cooperazione e alle case popolari, vede chiaramente il vantaggio che può derivare al paese preparando l'ambiente allo sviluppo di nuove energie che chiedono solo di potersi esplicare.
Bisogna esser molto retrogradi e misoneisti per escludere dalla vita pubblica una metà di cittadini che ora vi prendono tanta parte o col lavoro o coll'intelligenza; ed è assurdo che in un tempo in cui il suffragio non è più limitato a pochi eletti ne sia esclusa la donna.
È uno spettacolo ingiusto e ridicolo vedere nel tempo delle elezioni una donna che possiede vaste estensioni di terre ed è esperta amministratrice dei suoi poderi, oppure quella che collo studio si acquistò lauree e diplomi e un'altra che è a capo di fiorenti aziende commerciali e industriali, starsene inoperose mentre vedono recarsi all'urna e contadini e impiegati e domestici, tutti i loro dipendenti, molto inferiori per intelligenza e dottrina.
È assurdo che una madre, la quale ha seguito i primi passi del figliuolo, lo ha iniziato negli studî e per propria esperienza conosce i migliori metodi d'insegnamento adatti alle diverse età, non venga consultata in ciò che riguarda l'istruzione e non possa dare il voto alla persona che giudica più atta a seguire la via giusta; è assurdo che la donna che tanto si adopera nella beneficenza non sia consultata sul modo di distribuire le somme raccolte, e così di seguito; si votano nuove imposte che la colpiscono, si mandano alla guerra i suoi figli, si aumentano i prezzi delle derrate, si prescrivono norme per le abitazioni, materia in cui più d'ogni altro dovrebbe aver voce in capitolo, e tutto senza consultarla, come se fosse un fantoccio.
È un'ingiustizia che salta agli occhi e deve scuotere le persone di buon senso; ed è sperabile che nuove leggi saranno votate che non escluderanno la donna dalla vita pubblica, nè si dovrà aver timore che si lasci suggestionare da perniciose influenze, poichè quel giorno che fosse chiamata ad aver voce nel governo del suo paese sarebbe più viva in lei la coscienza dei suoi doveri ed ella si mostrerebbe all'altezza dell'ufficio a cui venne assunta.
Del resto, lasciando da parte le inutili disquisizioni, veniamo ai fatti. Nei paesi dove la donna ha il voto amministrativo, tutti hanno trovato la sua opera molto vantaggiosa; essa fece cessare lo sperpero del denaro dei contribuenti e migliorare i pubblici servizî, ha preso in considerazione il miglioramento delle strade, l'illuminazione delle città e dei villaggi, e le opere benefiche ebbero un grande impulso; i giudici si lodano delle donne che prendono parte ai dibattimenti come giurati, trovano i loro giudizî coscienziosi e conformi alla giustizia, e sono dispiacenti se, causa le occupazioni domestiche, chiedono di essere esentate dal loro ufficio.
In alcuni Stati d'America, in quasi tutte le colonie inglesi dell'Australia e della Nuova Zelanda, le donne hanno oltre al voto amministrativo anche il voto politico e ovunque hanno fatto buona prova; le donne elettrici esercitarono la loro missione col dare il voto ai candidati di buona condotta e a quelli che combattono l'alcoolismo, con grande vantaggio della moralità pubblica. Nel Colorado la signora Peavy occupò con onore la carica di ministro dell'Istruzione pubblica, nello Stato di Idaho l'on. Giorgio Wheeles, presidente della Camera, affermò che dopo la concessione del voto, la donna ha sempre agito magnificamente ed è stata di grande valore purificando la politica.