Le donne che lavorano

Part 4

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Anche in Germania, molte stazioni sono affidate a donne, e nell'Austria si concede che la moglie del capostazione possa aiutarlo nelle sue funzioni e farne le veci; così con una piccola paga concessa per questo scopo alla donna, la famiglia del capostazione può vivere più largamente e l'amministrazione risparmia un assistente che le costerebbe certo di più.

In Italia per molto tempo le donne non furono ammesse che negli uffici molto umili come quelli di guardiana e anche questo fu concesso in vista che la donna abbandona raramente la casa e i figli, per conseguenza la strada è certo guardata meglio; ora sono pure ammesse come straordinarie, ma mentre hanno gli stessi incarichi dei loro compagni e lo stesso lavoro, possono venire licenziate da un momento all'altro e non hanno diritto a pensione. Questa ingiustizia fu rilevata e facendo un po' d'agitazione per l'equo trattamento degli impiegati ferroviari, si è ottenuto che donne a parità di lavoro possano avere gli uguali diritti dei loro compagni.

Forse alcuni rami delle ferrovie implicano una responsabilità troppo importante per una dorma, avvengono casi, nei quali è necessario imporsi alla folla e c'è bisogno della forza fisica oltre a quella morale, per cui c'è da esitare ad affidare ad una donna interamente una stazione, ma il posto d'assistente al capostazione, mi pare ufficio molto adatto a lei, e se fa da telegrafista nelle città e paesi, non so perchè non potrebbe farlo anche negli uffici delle ferrovie, e perchè non potrebbe essere ammessa negli uffici d'amministrazione, purchè sappia tener in ordine i registri ed abbia la coltura necessaria all'ufficio a cui è chiamata.

Se si teme che una madre di numerosa prole non possa più accudire con diligenza all'ufficio, si diano i posti alle ragazze e alle vedove favorendo quelle degli impiegati, così potranno trovare un compenso alle gioie della famiglia di cui sono prive.

Non si venga a dire la solita frase fatta, che la donna è nata per la casa e la famiglia. Prima di tutto ho già fatto notare che al giorno d'oggi l'ufficio di massaia si riduce a poca cosa, e poi non tutte possono avere una casa e una famiglia, e tutte hanno diritto di guadagnarsi da vivere. Vuol dire che non potendo conciliare la casa e l'impiego, possono lasciarlo quando hanno trovato un marito che le mantenga col suo lavoro; infatti all'estero, molte impiegate una volta trovato marito lasciano l'impiego, e questo è tutto vantaggio delle amministrazioni, che hanno poi meno pensioni da pagare, hanno un elemento giovane che si rinnova, invece di uomini che s'incretiniscono, diventano automi invecchiando nell'amministrazione, con un considerevole aumento di pensioni a carico dello Stato.

Nelle amministrazioni private, senza bisogno di congressi e di permessi superiori, il proprietario è libero d'impiegare uomini o donne a volontà, e molte banche e molti industriali, per economia, appunto perchè la donna si contenta di un salario minore, hanno ammesso le donne nelle loro amministrazioni e si sono trovati contenti al punto che dopo fattone l'esperimento le hanno preferite. A Parigi, alla Banca di Francia hanno incominciato ad impiegarne una dozzina, ed ora ne contano più di trecento.

Ma la guerra che si fa alla donna non è perchè la si creda incapace, ma per timore della concorrenza. Questa, è vero, è una cosa seria, poichè spesso la donna si contenta di minor retribuzione; ma speriamo che se oggi fece questo sacrificio, per vincere la resistenza e mostrare la sua capacità, in seguito avrà pretese a seconda dei servigi che rende; poi la concorrenza se può essere un danno per l'individuo, è sempre stata a vantaggio del pubblico; infatti, senza rivali una persona non farebbe nessun sforzo per migliorare le sue attitudini e si contenterebbe di rinchiudersi in un'aurea mediocrità, sicchè è sempre vantaggioso ciò che può risvegliare nuove energie che giacevano latenti e inoperose.

Poi col progredire della civiltà altri campi si aprono all'operosità maschile, assai più degni di quello di starsene tutto il giorno ad allinear cifre o incretinirsi a redigere delle note astruse o simili.

Ad essi lasciamo i commerci d'espansione, le esplorazioni in paesi lontani, le grandi imprese industriali. La donna può bellissimo al giorno d'oggi non trascurare la famiglia, e mentre i figliuoli sono alla scuola, passar le giornate all'ufficio; ma ad una cert'ora ha bisogno di andare a casa e dedicare ai figli le ore della sera, e perciò non può scegliere le occupazioni che la terrebbero assente e lontana dal proprio paese.

La necessità, che spinge la donna a cercare fuori di casa un campo per poter essere d'aiuto alla famiglia, farà sì che quando gli uomini troveranno gli impieghi che richiedono ordine e vita sedentaria occupati dalle donne, studieranno di cercare altri campi più vasti ad esercitare la loro operosità, vi troveranno nuove fonti di guadagno e il paese ne avrà un sensibile vantaggio.

Visto che ancora non siamo in quell'epoca tanto desiderata, in cui chi guadagna farà parte del suo salario con chi non può guadagnare, ognuno deve pensare ai casi suoi e non e giusto che una metà del genere umano aspetti la protezione dell'altra metà.

VI.

Nel commercio e nell'industria.

Il commercio è un campo libero e vasto dove uomini e donne possono trovare un pronto lavoro, discreto guadagno e forse raggiungere un'insperata ricchezza. Non bisogna però credere che tutti possano dedicarsi al commercio colla certezza di raggiungere una meta elevata, che sia una carriera per quelli che sono poco intelligenti e non riescono negli studi. È vero, non è cosa molto difficile vendere dieci quello che è costato cinque, servire una clientela già formata e rifornirsi ai soliti mercanti; non c'è bisogno d'essere arche di scienza, nè d'aver studiato i classici, per dedicarsi al commercio, ma occorrono delle qualità di prontezza di mente, di attività, di conoscenza del genere del quale ci si occupa e dell'ambiente in cui deve svolgersi la propria operosità; poi occorre conoscenza degli uomini, facilità di parola onde suggestionare il compratore; mentre alcuno possiede in alto grado queste qualità, in altri mancano assolutamente, e spesso una signorina graziosa che sa far valere la sua merce e sa dire a tempo una parola efficace farà più affari di una che abbia sudato parecchi anni sui libri. In ogni commercio c'è la concorrenza, ciò che costituisce una lotta in cui vince chi è più accorto e ben armato, sicchè non lo consiglierei a chi ama la vita tranquilla e senza rischi, a chi è troppo ingenua e credulona. È un campo che la donna ha invaso da molto tempo e dove è riuscita a superare l'uomo; nei magazzini, nelle botteghe della città e dei villaggi non si vedono che donne o come impiegate o come proprietarie dei negozî, le quali, trattandosi del proprio interesse, adempiono molto bene al loro ufficio. Per quelli che si contentano di rifornirsi alle solite fonti e servire la solita clientela con qualche profitto, riesce un'occupazione monotona, stagnante, della quale si contentano specialmente le donne che amano il quieto vivere e non hanno altre aspirazioni che quella di aumentare a poco a poco la loro clientela e arrotondare il piccolo gruzzolo.

Vorrei che la donna al giorno d'oggi aspirasse anche nel commercio più grandioso su vasta scala, ad una posizione superiore o potesse essere alla testa di grandi imprese. Naturalmente che per raggiungere questo scopo ha bisogno di una mente equilibrata e d'una coltura commerciale superiore, che può ottenere facilmente frequentando le scuole superiori istituite a questo scopo. Molte cognizioni ci vogliono per riuscire ad affermarsi in un campo dove esiste molta concorrenza, però si può ricavarne oltre che soddisfazione morale, anche molti compensi materiali. Ma ci vogliono molte qualità, che non è facile possedere; prima di tutto conoscere il mercato per poter provvedere ai generi migliori di cui c'è richiesta ai prezzi più convenienti, poi i paesi dove potrà venderli a migliori condizioni, i bisogni secondo la moda e le stagioni, la concorrenza straniera, gli usi dei diversi paesi, i diritti di dogana, le leggi vigenti nel proprio paese, i mezzi di trasporto; poi aver prontezza e chiaroveggenza per poter creare nuovi centri di affari, essere sempre vigili ad ogni mutamento di regime per cogliere al volo l'occasione di creare nuovi sbocchi per far conoscere la propria merce, saper distinguere con mente pronta ed occhi attenti gli affari da coltivare e quelli trascurabili, e sopratutto vedere di non essere ingannate, perchè il campo commerciale come quello della guerra, è esposto alle insidie del nemico, cioè dei concorrenti. Se esiste un difetto nel commercio è che trattandosi del proprio interesse qualche volta si va a scapito del senso di giustizia; ma io credo che la donna la quale in fondo possiede alto il sentimento altruista potrà, pure non trascurando il proprio interesse, apportare negli affari quel senso di probità e di giustizia tanto apprezzato nel mondo commerciale, e colla sua opera potrà contribuire alla prosperità e alla ricchezza del suo paese.

Anche il campo dell'industria è aperto alla donna, la quale dovrebbe essere coraggiosa e se si sente abbastanza forte ed armata da non badare ai vecchi pregiudizî, entrare nella lotta industriale dalla quale riceverà grandi soddisfazioni, aumentando la ricchezza del suo paese e riuscendo ad essere circondata di stima e d'ammirazione.

Ci vogliono qualità speciali e mezzi di fortuna abbastanza rilevanti per dedicarsi all'industria, ma poter trasformare la materia bruta in prodotti utili all'uomo, dar lavoro a tutta una schiera di operai, studiare di far bene e con minor spesa del vicino, vigilare su tutti i progressi di fabbricazione e adattarli con saggio criterio, saper spendere a tempo, far conoscere i propri prodotti fuori del proprio paese e migliorarli sempre è un'occupazione, un pensiero costante che può occupare tutta la vita. La donna si è mostrata maestra in molte industrie femminili, ma vorrei che potesse affermarsi anche nella grande industria come si sono affermate le operaie nel loro lavoro più modesto.

Con tanti aiuti recati dalle scoperte scientifiche l'industria ha un grande avvenire, perchè i bisogni aumentano colla civiltà, ognuno vuol viver meglio, e io vorrei che la donna capace potesse aver la soddisfazione di creare il lavoro, spargerlo per il mondo e con lotte e sacrifici affermarsi anche in questo campo; ma per riuscirvi dovrà essere molto forte, perchè deve lottare colla diffidenza che la circonda, coi pregiudizî inveterati e non basta che dia prova tutti i giorni del suo valore, deve fare sforzi inauditi per poter vincere, attirare l'attenzione sulla sua opera e fare in modo di esser tenuta nella considerazione che merita.

VII.

Nell'insegnamento.

Una delle principali aspirazioni del piccolo borghese, dell'operaio e del contadino è quella di avviare le figliuole nella carriera dell'insegnamento. Avere un diploma è per esse, secondo loro, un mezzo di elevarsi sulle compagne; e fanno spese e sacrifici affinchè le loro figlie riescano ad ottenerlo, ma spesso quando finalmente vi sono riuscite a furia di fatiche e rimettendovi qualche volta la salute a conquistarlo, si trovano spostate perchè obbligate a seguire una carriera per la quale non sentivano nessuna inclinazione, e devono lottare con immense difficoltà per ottenere dei posti meschini e male retribuiti. Sono molto più da compiangere delle contadine e delle operaie perchè provano il bisogno di una vita più agiata alla quale devono rinunciare per mancanza di mezzi, si logorano l'organismo in una occupazione sedentaria, sprecando il fiato per infondere un po' di scienza in cervelli ottusi, per disciplinare fanciulli irrequieti, e tutto questo senza speranza di migliorare la loro condizione nell'avvenire, specialmente per quelle destinate nelle scuole rurali. De Amicis, nel _Romanzo d'un maestro_, ha descritto al vivo le sofferenze delle insegnanti nelle scuole rurali e specialmente in quelle sperdute nei villaggi alpestri.

Nelle città si trovano in condizioni più favorevoli, sono più stimate e meglio retribuite, ma la vita è più costosa e le più intelligenti mordono il freno nel dovere assoggettarsi ad una disciplina che contrasta col loro carattere e le loro aspirazioni.

In ogni modo, la carriera dell'insegnamento è da molto tempo aperta alla donna, è onorifica e può dare anche delle soddisfazioni, ma non deve essere imposta dai genitori e deve esser scelta soltanto da quelle che vi si sentono chiamate ed hanno disposizioni naturali per adempiere il difficile còmpito come è richiesto dalla sua importanza.

L'insegnamento è una missione come quella del medico e dell'igienista. Se questi si curano del nostro benessere fisico, la maestra specialmente nelle scuole elementari agisce sullo spirito e sul carattere degli allievi, ne plasma la mente al punto che ne può derivare tutto il bene e tutto il male delle generazioni future.

Non è difficile trovare nella donna attitudini ad esercitarvi questa missione perchè in ogni donna c'è in germe il sentimento materno; ma non basta che sappia impartire l'insegnamento secondo il programma stabilito, deve dimenticare sè stessa, immedesimarsi nell'animo dei piccoli allievi a lei affidati, impadronirsi quasi della loro anima, educarli, prima d'istruirli, usare modi diversi secondo la diversità della loro indole e specialmente non avere preferenze per alcuno, essere severa ed indulgente secondo i casi e più di tutto non mostrare predilezioni e nei rimproveri essere severa ma giusta. Quelle che si dedicano all'infanzia devono essere profonde conoscitrici della psicologia del bambino, educarlo prima d'istruirlo, insegnargli a tenersi pulito e ad esercitare i sensi divertendolo senza costringerlo a troppa dura disciplina.

Lo studio del bambino è molto interessante, ma educarlo bene comporta una grande responsabilità e non è cosa alla quale una si possa dedicare senza una natura speciale. Nelle scuole rurali l'ufficio dell'insegnante è ancora più ingrato perchè la maestra oltre che con bambini indisciplinati e quasi selvaggi, deve lottare con genitori che non apprezzano il vantaggio dell'istruzione, e quasi guardano come nemica l'insegnante che si permette di rimproverare i loro figli e li distoglie dal lavoro dei campi.

L'insegnamento nelle scuole secondarie e nelle scuole superiori non è privo di soddisfazioni e se non e ancora retribuito come meriterebbe di essere, la professoressa può con qualche ripetizione arrotondare lo stipendio; ma anche in questo ramo d'insegnamento la donna ha molti scogli da superare, vi regna molta confusione che forse cesserà quando saranno attuate le riforme che da molti anni l'autorità superiore va studiando senza riuscire finora ad un risultato concreto; poi la donna in questo campo deve lottare colla concorrenza maschile che riserba per sè i posti migliori e si vede ingiustamente esclusa da molte scuole alle quali la sua istruzione e l'aver avuto nei concorsi punti superiori, le darebbe diritto.

In ogni modo la parte morale può in certi casi compensare i sacrifici fatti; sicchè la professoressa può essere stimata e diventare l'amica e la consolazione delle sue allieve, certa di farsi amare più che temere.

Nel periodo dell'adolescenza, in cui si forma il carattere, i giovanetti non sono più bimbi ma non ancora adulti, e sentono vibrare nel loro animo delle forze che non possono esplicare, ciò che li rende nervosi e ribelli. È un'età molto difficile da dominare e in questo caso il còmpito della maestra può incontrare molte difficoltà. Per adempiere la sua missione coscienziosamente l'insegnante deve avere forza fisica, seria coltura, calma e serenità di mente, molto tatto, molta pazienza e sopra tutto la facoltà di comunicare con chiarezza agli altri il proprio sapere. Ci sono al mondo delle insegnanti vere arche di scienza colla testa piena di dottrina, ma che non sanno trasmetterla nella mente degli altri; ora una persona che non ha un alto grado di facoltà di suggestionare gli allievi, non potrà essere un buon maestro.

Vorrei che una ragazza, prima di scegliere la carriera dell'insegnamento, facesse un esame di coscienza per vedere se ne sente l'inclinazione e se dedicandosi ai piccoli prova tanto sentimento materno da essere soddisfatta di spargere un buon seme in quelle menti infantili e vedersi intorno un gaietto stuolo vispo e sorridente, rallegrarsene e non chiedere di più; se invece aspira ai più alti gradi dell'insegnamento, a cattedre nei licei e nelle università, oltre all'aver la mente temprata a forti studi deve poter lottare contro mille difficoltà per ottenere un posto, pel quale molti sono gli aspiranti, ma pochi gli eletti, e sopportare talvolta un trattamento ingiusto, perchè non è ancora del tutto scomparso il pregiudizio che nega che una donna a parità d'istruzione possa valere quanto un uomo.

Vi sono parecchie signorine che pure avendo molta coltura e attitudine all'insegnamento sono timide e delicate, non hanno la forza di dirigere e di tener testa ad una numerosa scolaresca irrequieta, mentre riuscirebbero benissimo come istitutrici in case private. Non capisco come manchi in Italia il mezzo di poter nelle stesse scuole normali, intensificare la conoscenza delle lingue moderne, e combinare l'insegnamento in modo di poter far uscire dalle nostre scuole delle signorine col diploma d'istitutrici, come si usa all'estero, ciò che ha permesso un'invasione nelle nostre famiglie di istitutrici straniere, portando durante la guerra molto scompiglio e anche il sospetto di aver tenuto nell'intimità domestica delle nemiche. Spero che la guerra che ha mutato molte cose, che ha fatto conoscere a noi stessi il nostro valore, toglierà l'illusione che le straniere valgano meglio delle signorine della nostra patria; sarebbe certo un bellissimo esempio che nelle case signorili venissero accolte istitutrici italiane coi gusti e costumi simili ai nostri le quali oltre alle lingue straniere, insegnassero alle nostre figliuole l'amore al nostro paese e alle nostre istituzioni, e che le madri trovassero in esse delle amiche e collaboratrici per l'educazione delle loro figlie; come pure sarebbe bene che una signorina italiana ben educata, sola al mondo, potesse trovare quasi una nuova famiglia, e affezionarsi alla casa dove viene accolta.

Riguardo alla questione delle lingue straniere ora s'insegnano mollo bene nelle nostre scuole e quelle che vogliono perfezionarvisi possono o coi propri mezzi o con borse di studio passare le vacanze in paesi stranieri per famigliarizzarsi colla nuova lingua; questo sarebbe certo per tutti un beneficio, prima perchè non si accoglierebbero nelle nostre case persone quasi sconosciute che ci sfruttano per conoscere le nostre abitudini, i nostri pensieri, la nostra lingua, e ritornarsene poi a casa loro a congiurare contro il nostro paese. Sta a chi sopraintende all'istruzione trovare il mezzo che fra le nostre ragazze che si dedicano all'insegnamento possa avvenire una selezione, cioè una parte possa esser dichiarata idonea per le scuole e un'altra come istitutrici private, e così non solo potremo dire «va fuori d'Italia o straniero» ma esso sarà bandito anche dalle nostre case.

VIII.

Donne dottoresse.

È stato nell'anno 1876 che in Italia la donna venne ammessa alle Università e agli istituti superiori, e quantunque regnino ancora i pregiudizî che impediscono alla donna di esercitare le professioni libere, pure da quel tempo parecchie signorine frequentano i licei e le università ed ogni anno il loro numero va alimentando. Non sono però ben viste nè dai compagni nè dagli insegnanti, che per il momento le sopportano di malavoglia, ma speriamo che ci si abitueranno nell'avvenire, quando questo fatto sarà entrato maggiormente nei nostri costumi.

Però non avvenne nessun inconveniente di quelli che si temevano dagli studî in comune; i professori confessano che le ragazze, oltre ad avere un contegno serio, sono più studiose, più diligenti e riportano migliori classificazioni dei loro compagni. In conseguenza i ragazzi si trovano avviliti e spinti a far meglio, poi colla società delle signorine s'ingentiliscono e acquistano modi più cavallereschi, sono più ordinati nella persona; e di aver potuto ottenere simili risultati non c'è da lagnarsi. Del resto una fanciulla che vuol frequentare gli studî superiori deve essere di carattere serio, ed è nel suo interesse avere un contegno tanto corretto da allontanare qualsiasi causa di distrazione e da non permettere alcun scherzo di cattivo genere; ed anche i professori devono in questo caso essere molto severi per mantenere la disciplina. Nell'insieme, se le fanciulle danno prova della loro attitudine ad imparare cose difficili e della loro intelligenza svegliata, devono però esser preparate a fiere lotte prima di poter trar profitto degli studî fatti, e per ora almeno in Italia non possono aspirare che alle intime soddisfazioni che dà il sapere, aspettando dall'avvenire maggiore vantaggio e incoraggiamento.

Una delle facoltà più frequentate dalle donne nelle Università è quella di medicina; ciò che dà argomento nei giornali e in società a serie discussioni sulla donna medichessa.

È naturale che anche riguardo a questo argomento vengano fuori una quantità di pregiudizî che non dovrebbero essere più dei nostri tempi di civiltà e di progresso.

Alcuni trovano che l'istruzione data da uomini a donne sopra materie tanto delicate come la conoscenza del corpo umano e delle leggi che lo governano, è cosa molto imbarazzante e nella quale le donne perdono una parte della loro innocenza e del loro pudore. Eppure finchè non ci saranno delle professoresse di medicina che istruiranno le loro compagne, o delle Università esclusivamente femminili, come in Inghilterra e in America, non si potrà sottrarsi ad una simile necessità; ma poi bisogna pensare che chi si dà a studî serî deve essere tanto innamorato della scienza da sentirsi superiore a qualunque pregiudizio, a qualunque debolezza. E coloro che si dedicano alla scienza più alta, a quella che dovrebbe essere la più utile all'umanità, devono sentirsi tanto forti e coraggiosi da superare qualunque ostacolo. Sia uomo o donna, se uno sviene alla vista del sangue, se non si sente di squarciare col ferro la carne palpitante, se non può affrontare le miserie umane senza impallidire, si dedichi a qualunque altra professione, ma non faccia il medico. Se si sente invece la forza di superare ogni ribrezzo, di abituarsi a cose che sul principio gli ripugnano, e di amar la scienza sopra ogni cosa, non deve badare alle chiacchiere della gente, ma seguire la sua via anche se questa non dovesse esser sempre seminata di fiori.

Non so precisamente quanto accadrà, ma sono certa che in un tempo non lontano la donna eserciterà anche da noi come l'uomo la professione di medico, sarà chiamata e consultata, e in molti casi si farà onore e proverà come il suo compagno delle immense soddisfazioni.

In America, dove il progresso ha fatto passi più rapidi, si contano già più di duemila medichesse; ci sono degli ospedali diretti e curati soltanto da donne, dove l'ordine e la pulizia regnano su tutta la linea e dove la mortalità non supera quella degli ospedali affidati ai medici dell'altro sesso.

Nella Russia, che come libertà è agli antipodi dell'America, l'indifferenza verso le medichesse fu vinta dopo che venne constatato il grande aiuto che le donne recarono curando i feriti durante la guerra russo-turca nel 1877 e 78, nella quale vennero constatati i loro grandi meriti; ed ora le medichesse si contano a centinaia. Anche in Inghilterra in dieci anni si è veduto aumentare il numero delle donne medichesse che in poco tempo son diventate numerosissime.

In Francia ed in Italia si possono contare sulle dita, quantunque i professori che le occupano come assistenti nelle loro cliniche se ne lodino molto.