Le cronache italiane nel Medio Evo
Part 22
[71] Di tutti questi scritti farfensi sta per comparire una nuova edizione nelle _Fonti per la storia d'Italia_ pubblicate dall'Istituto Storico Italiano.
[72] Par che il cronista alluda ai soldati lasciati in Roma dagli imperatori Franchi. Cfr. WAITZ nelle note a questo passo.
[73] _Chronica S. Benedicti Casinensis_, ed. G. WAITZ nel volume degli _Scriptores Rerum Langob. ed Ital._ nei _Monum. Germ. Hist._
[74] Dal volume citato qui innanzi tolgo i titoli di alcuni cataloghi che hanno relazione colla storia e specialmente colla longobarda. Sono i seguenti: _Catalogus regum Langobardorum et ducum Beneventanorum_ (è quello da cui traggo il brano tradotto qui sopra), _Catalogus comitum Capuae, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Brixiensis et Nonantolanus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Venetus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Lombardus, Catalogus regum tuscus, Catalogus regum Italicorum Oscelensis, Catalogus imperatorum, regum Italicorum, ducum Beneventanorum et Spoletinorum Farfensis_. Nel medesimo volume sono anche pubblicate una breve vita piena d'interesse di Sant'Anselmo fondatore della Badia di Nonantola ripubblicata dal Bortolotti nella sua _Vita di Sant'Anselmo_, Modena, 1892, e diversi racconti di traslazioni di reliquie meritevoli anch'essi d'attenzione. Com'è noto, nei secoli rozzi e superstiziosi dei quali si tiene discorso, tanto avida era la smania di possedere reliquie di santi, che spesso ora con buone or con male arti, esse venivano tolte da una terra e trasportate in un'altra. Sotto il nome generico di _translationes_ trovansi negli atti dei santi frequenti narrazioni di questi trasporti, le quali assai volte hanno un carattere storico.
[75] _Erchemperti historia Langobardorum Beneventanorum_, ed. G. WAITZ, in _Scriptores Rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX_.
[76] _Cronicon Salernitanum_ in _Mon. Germ. Hist. SS._ III e cfr. SCHIPA, _Storia del principato longobardo di Salerno_, Napoli, 1887.
[77] _Andreae Bergomatis historia, ed_. WAITZ in _Script. Rerum Lang. et Ital. saec. VI-IX_.
[78] _Panegyricus Berengarii Imperatoris_, in _Monum. Germ. Hist. SS. IV._ Un'altra edizione ne aveva già dato il DUEMMLER preceduta da uno studio notevolissimo: _Gesta Berengarii Imperatoris, Beiträge zur Geschichte Italiens im anfange des zehnten Jahrhunderts_, Halle, 1871. Cfr. anche WATTENBACH, Op. cit., I, 310. È notevole pure una lunga poesia in metro saffico dettata a Verona in lode del vescovo Adalardo che sembrami tanto più degna di nota perché pare accertato che anche il panegirico di Berengario uscì da penna Veronese. Alcuni altri versi di carattere indirettamente storico furono compilati da autore anonimo nell'anno 876 in lode del vescovo Azzone d'Ivrea ma non hanno nessun valore. Anche vuolsi far menzione dei versi composti da un monaco irlandese in lode dell'arcivescovo di Milano Tadone (A. D. 861-869, UGHELLI, _Italia sacra_, IV, 83. Ed. Venezia, 1719) e di Lotario imperatore. Queste produzioni poetiche attestano la presenza di letterati stranieri in Italia e collegano il nostro paese con un movimento letterario che uscito d'Irlanda sparse una certa luce di civiltà in parecchi luoghi d'Europa. E qui mi corre il caro obbligo di ringraziare pubblicamente il conte Costantino Nigra che in una dotta lettera mi corresse amorevolmente d'alcuni errori nei quali inceppai toccando di tale argomento nella edizione inglese di questo libro. E aggiungerò, approfittando di quanto l'illustre celtista mi scrisse, che il codice da cui furono tolti que' versi ne contiene altri, scritti probabilmente dallo stesso monaco irlandese, in lode di un Sofrido, ch'egli identificava col vescovo Sofredo o Seufredo che pontificava in Piacenza negli anni 858-867, ed in lode del Duca Lodfrido ch'egli identificava col Duca di Trento vivente nell'845. Inoltre qualche altro verso nel codice fa menzione di Angilberto Pusterla immediato predecessore di Tadone (A. D. 827-861, UGHELLI, _Italia sacra_, IV, 79). Ermanno Hagen ha pubblicato tali versi nella raccolta intitolata _Carmina medii aevi.... inedita, ex bibliothecis Helveticis collecta_. Bernae, Froben, 1877. Li trasse da questo codice prezioso che si conserva ora nella biblioteca di Berna e di cui lo stesso Nigra nella _Revue Celtique_ (luglio 1875) diede una descrizione assai precisa. In esso si contengono parecchie materie d'argomento vario, «e poi,» mi scriveva il conte Nigra, «nelle pagine rimaste vuote e di mano posteriore ma irlandese, i versi sopradetti, iscrizioni, prove di penna e chiose marginali e interlineari, non copiose, alcune delle quali in lingua irlandese del IX secolo. I nomi propri scritti nei margini appartengono alle tre nazionalità, irlandese, longobarda ed italiana. Fra i nomi irlandesi vi è quello di Dungal, il quale da un capitolare dell'anno 823 di Lotario I imperatore fu chiamato ad istituire la scuola di Pavia (MURATORI, _Ant. Ital_., III, 815).... Fra i nomi italiani, oltre quelli degli arcivescovi Tadone e Angilberto che sono longobardi italianizzati, vi sono quelli della maggior parte dei vescovi contemporanei dell'alta Italia. Sono notevoli alcune prove di penna nei margini scritte da mani longobarde che fanno supporre che il codice servisse alla scuola, probabilmente di Pavia. Certo fu scritto in Irlanda, ed era in Italia fino allo scorcio del IX secolo portatovi probabilmente da Dungal.» Così quell'erudito, e bene vorrei che i limiti del mio lavoro mi concedessero di stampar qui tutta la sua lettera a dimostrar sempre meglio come sia da tenere in gran conto un siffatto elemento irlandese nella storia difficile di questo periodo letterario. Certo farebbe pregevole studio chi, massime aiutandosi di paragoni paleografici, s'accingesse a indagare se vi sono traccie d'influenza irlandese nei monasteri dell'Italia centrale e del mezzogiorno.
I versi relativi ad Angilberto e a Dungal sono stati pubblicati nuovamente dal DUEMMLER, e quelli relativi a Tadone, Lotario, Sofrido e Lodfrido dal TRAUBE, nei tomi II e III dei _Poetae Latini aevi carolini_ in _Mon. Germ. Hist_. Il Traube dopo aver creduto anch'egli che Sofrido dovesse identificarsi col vescovo piacentino di quel nome, inclina ora a credere ch'egli fosse un nobile laico dell'Italia superiore.
[79] WATTENBACH, _Deut. Geschichtsqu_., I, 312. Mentre m'accordo con questa opinione, stimo debito di osservare che assai prima del Giesebrecht, la continuata esistenza delle scuole italiane era stata affermata e dimostrata dal Tiraboschi nella sua storia della letteratura. Vi accenna anche il Muratori nella Dissertazione XLIII delle _Antiquitates_. Su questo argomento l'Ozanam pubblicò un saggio eccellente intitolato _Des Écoles en Italie aux temps Barbares_, nel quale anche tien conto, forse con favore alquanto soverchio, della esistenza delle scuole ecclesiastiche. Un lavoro del signor Salvioli sulla istruzione pubblica in Italia dall'ottavo al decimo secolo, è scritto con uno spirito meno comprensivo ma è pregevole per molte indicazioni che reca. Si consulti anche A. DRESDNER, _Kultur und Sittengeschichte der italianischen Geistlichkeit in X und XI Jahrhunderten_, Bresslau, Koelner, 1890.
[80] LIUDPRANDI EPISCOPI CREMONENSIS _opera omnia in usum scholarum ex Monumentis Germaniae historicis recusa. Editio altera. Recognovit Ernestus Dümmler_. M. G. SS. III, 264-363. Hannoverae, 1877. Per quanto si riferisce alla vita di Liudprando mi appoggio molto alla bella e concisa prefazione del Dümmler il quale restringe con grande competenza i molti studî fatti nel corso di questo secolo intorno a Liudprando, di cui peraltro tende ad esaltare forse un po' troppo il valore. E vedansi WATTENBACH, _Op. cit._, I, 423; KOEPKE, _De vita et scriptis Liudprandi_, Berlino, 1842; GIESEBRECHT, _Geschichte der deutschen Kaiserzeit_, I, 779-81; PAOLUCCI, _Liutprando_, Bari, 1883; COLINI BALDESCHI, _Liudprando vescovo di Cremona_, Giarre, Castorina, 1888; HANTSCH, _Ueber Liutprand von Cremona_, Leoben, 1888.
[81] «Viro gravitate ornato et sapientia pleno.»
[82] «Joannes episcopus, servus servorum Dei, omnibus episcopis. Nos audivimus dicere quia vos vultis alium papam facere: si hoc facitis, excommunico vos _da_ deum omnipotentem, ut non habeatis licentiam _nullum_ ordinare, et missam celebrare.» È curioso che nella lettera diretta in risposta dal Concilio a Giovanni, gli si rimprovera anche l'errore di grammatica commesso scrivendo _nullum_ invece di _ullum_. Dell'idiotismo _da deum_, non è fatta parola.
[83] _Historia Ottonis_, 8-16.
[84] GREGOROVIUS, _Storia della città di Roma nel Medio Evo_. Lib. VI, c. IV, § 1. Traduz. Manzato.
[85] L'idea imperiale risuscitata dagli Ottoni e sostenuta così caldamente in Italia da Liudprando, già prima della discesa di Ottone il Grande aveva trovato un campione nell'autore di un _Libellus de imperatoria potestate in urbe Roma_ che ha molto valore storico (_Mon. Germ. Hist._ SS. III, 719-722). Di questo scritto hanno discorso particolarmente lo Hirsch e lo Jung. Il LAPÔTRE nel suo libro _Le Pape Jean VIII_, Parigi, 1895 dà ad esso grande importanza e lo attribuisce con molta verosimiglianza ad uno scrittore quasi contemporaneo di Giovanni VIII, d'origine longobarda e probabilmente nativo di Rieti. Quest'ultima asserzione non mi sembra abbastanza provata. L'opinione di chi vorrebbe attribuire il _Libellus_ a Benedetto di S. Andrea non mi pare in alcun modo accettabile. Del pari hanno valore storico e tendenze imperiali due poesie comparse nell'alta Italia nei primissimi anni del secolo XI. Una di queste poesie specialmente, in cui si rimpiange la morte immatura di Ottone III, contiene qualche strofa da fare impressione.
[86] _Chronicon Benedicti de S. Andrea_ (_Mon. Germ. Hist._ SS. III). L'autore di questa cronaca è stato chiamato finora Benedetto del _Monte Soratte_, ma il Tomassetti nei suoi studi sulla Campagna Romana dimostra che Benedetto era monaco della Badia di S. Andrea _in flumine_ posta presso Ponzano ai piedi del Soratte. Anche la vita di San Nilo fondatore del monastero di Grottaferrata, scritta in greco da un suo discepolo, e le lettere del famoso Gerberto che fu poi papa col nome di Silvestro II, contengono dati storici contemporanei intorno al periodo degli Ottoni. Sono parimenti degne di attenzione due vite di sant'Adalberto e specialmente la più antica di esse, scritta in Roma da GIOVANNI CANAPARIO abbate del monastero di sant'Alessio sull'Aventino. «Das werk» osserva giustamente il GIESEBRECHT nella sua _Geschichte der deutschen Kaiserzeit_, «schon dadurch interessant dass er das einzige namhafte litterarische Erzeugniss eines Römers iener zeit ist, gehört zu den wichtigsten Quellen der Zeitgeschichte.» Fu pubblicata dal Pertz (_Mon. Germ. Hist._ SS. IV, 615-618).
[87] «Ve Roma, quia tantis gentis oppressa et conculcata; qui etiam a Saxone rege appreensa fuisti et gladiati populi tui, et robor tua ad nichilum redacta est.... Celsa tuarum triumphasti gentibus, mundum calcasti, iugulasti regibus terre; sceptrum tenebat et potestas maxima; a Saxone rege expoliata et menstruata fortiter.... Nimium speciosa fuisti! Omnes tua moenia cum turris et pugnaculis sicuti modo repperitur. Turres tuarum tricenti octoginta una habuistis, turres castellis quadraginta sex, pugnaculi sex milia octocenties, portes tue quindecim. Ve civitas Leoniana! dudum capta fuistis, modo vero a Saxonicum rege relicta!»
[88] _Cronache Veneziane antichissime_ (vol. I) pubblicate a cura di GIOVANNI MONTICOLO dall'Istituto Storico Italiano tra le _Fonti della Storia d'Italia_. Questo primo volume oltre la _Cronaca Veneziana_ di GIOVANNI DIACONO e alcune brevi scritture storiche aggiunte ad essa, contiene una _Cronica de singulis patriarchis nove Aquileie_ e il _Chronicon Gradense_. Il PERTZ aveva pubblicato insieme la Cronaca Veneziana e quella di Grado intitolandole JOHANNIS DIACONI _Chronicon Venetum et Gradense_ ma più moderni critici tornano alla sentenza del Foscarini e staccano la cronaca di Giovanni da quella di Grado. Assai notevole è anche il _Chronicon Altinate_ che ci dà elementi antichissimi e pregevoli per la storia di Venezia. Ne ha dato una ottima edizione il SIMONSFELD, in _Mon. Germ. Hist_. SS. XIV, e un'altra ne promette il Monticolo nel secondo volume delle _Cronache Veneziane antichissime_. Veggansi intorno a tutte queste cronache il lavoro del SIMONSFELD sul _Chronicon Altinate_ pubblicato anche in Italiano nell'_Archivio Veneto_, e gli studî del MONTICOLO, _La Cronaca del Diacono Giovanni_ e la _Storia politica di Venezia sino al 1009_, Pistoia, 1882, e _I manoscritti e le fonti della cronaca del Diacono Giovanni_ nel _Bullettino dell'Istituto storico italiano_, n. 9.
[89] _Il Regesto di Farfa_, compilato da GREGORIO DI CATINO e pubblicato dalla _Reale Società romana di storia patria_, a cura di I. GIORGI e U. BALZANI, Roma, 1879-1892. Vol. II-V. Il primo volume contenente le prefazioni e gli indici è in corso di stampa.
Il solo regesto di una certa importanza che si conosca anteriore in parte al _Regesto di Farfa_, è quello del monastero di Subiaco. Esso per altro non è una compilazione unica e tutta di un tempo, ma opera di varî autori cominciata verso il principio dell'undecimo secolo e terminata verso il principio del decimoterzo. Contiene documenti antichissimi e ha molto valore per la storia locale di Roma, ma non così grande per la storia generale. _Il Regesto Sublacense del secolo XI_, pubblicato dalla _Reale Società romana di storia patria_, a cura di L. ALLODI e G. LEVI. Roma, 1885.
[90] _Il Regesto di Farfa_, vol. II, pag. 5.
[91] «Juxta meae scientiolae parvitatem.»
[92] Infatti nel Regesto s'incontrano qua e là lacune di qualche parola lasciata in bianco specialmente tra le sottoscrizioni.
[93] _Il Regesto di Farfa_, vol. II, pag. 6.
[94] _Rer. Ital. Script_., vol. II, pag. 2. Una nuova edizione del Chronicon sta per essere pubblicata dall'Istituto Storico Italiano tra le _Fonti per la storia d'Italia_.
[95] Generalmente a Gregorio di Catino si attribuisce un altro scritto polemico intitolato: _Orthodoxa Defensio Imperialis_, inteso a sostenere i diritti dell'Imperatore contro le pretese papali. Mi astengo dal notarlo tra i suoi lavori perché inclino forte a credere che egli non ne sia l'autore.
[96] Vedasi il capitolo precedente.
[97] L. TOSTI, _La Biblioteca dei Codici manoscritti di Montecassino_. Napoli, 1874.
[98] Specialmente i _Versus de situ, constructione et renovatione coenobii casinensis_, relativi alla riedificazione della Badia compiuta da Desiderio, hanno grande valore per la storia dell'arte al secolo XI, e vogliono essere paragonati con ciò che sullo stesso argomento scrisse Leone Ostiense nella storia di cui son per parlare. Li pubblicò primo l'Ozanam per intero nei _Documents inédits_, pag. 261-268.
[99] _L'ystoire de li Normant et la Chronique de Robert Viscart_ par AIMÉ moine du Mont-Cassin, publiées par M. Champollion Figeac. Paris, 1835. Lo Champollion Figeac attribuì erroneamente ad Amato la cronaca di Roberto Guiscardo che è soltanto un riassunto di una cronaca di Goffredo Malaterra. La più recente edizione porta per titolo: _Ystoire de li Normant_ par Aimé évêque et moine du Mont-Cassin, publiée avec une introduction et des notes par l'abbé O. Delarc. Rouen, 1892. La introduzione e le note di questa edizione sono molto accurate e contengono notizie pregevolissime. Del valore storico di Amato si sono occupati in vario senso lo Hirsch, il Baist, lo Schipa e il Giesebrecht. Nel _Bullettino_ dell'Istituto Storico Italiano il Gaudenzi ha pubblicato dei versi di Amato contenenti una vita di San Pietro nella quale egli crede vedere delle allusioni al contrasto tra il Papato e l'Impero.
[100] «Capuanae civitatis prudentissimum ac nobilem clericum et Richardi principis notarium.» Così Leone stesso nella sua cronaca, III, 24.
[101] LEONIS MARSICANI et PETRI DIACONI _Chronicon Monasterii Casinensis_ edidit W. WATTENBACH in _Mon. Germ. Hist._, § VII e cf. anche il Wattenbach, _Op. cit._, II, 234.
[102] L. TOSTI, _La Biblioteca dei Codici manoscritti di Montecassino_, Napoli, 1874. Veggasi anche ciò che l'illustre monaco scrisse del tempo di Desiderio nella sua storia di quella Badia; e il CARAVITA nel libro intitolato: _I codici e le arti a Montecassino_. E per citare altri giudizî, il Baronio chiamò il cronista Leone «_scriptor sui temporis integerrimus,_» il Muratori «_magnae gravitatis et auctoritatis_» e il Wattenbach che ne curò l'edizione pei _Monumenta Germaniae_ gli dà gran fede.
[103] _Mendacissimum Petrum Diaconum Casinensem_, lo chiama il BARONIO, all'anno 1131, e vedasi anche quello che ne dice il TOSTI nella sua _Storia della Badia di Montecassino_, II, 67.
[104] Così scrivevo nella prima edizione di questo libro e mi è caro vedere il mio desiderio in via d'attuarsi. Col titolo di _Tabularium Casinense_ i monaci di Montecassino vengono ora pubblicando in una serie di codici diplomatici le carte più importanti del loro archivio. Finora ha veduto la luce il _Codex Diplomaticus Caietanus_, raccolta pregevole di carte e diplomi che vanno dalla fine del secolo ottavo alla fine del decimoterzo.
[105] Un altro Regesto detto di San Placido, di minore importanza ma anch'esso pregevole, si conserva attualmente a Montecassino ed è opera di Pietro Diacono. Ivi si conservano anche due altri regesti pregevolissimi della stessa età e di monasteri connessi a Montecassino, quello di Sant'Angelo _in formis_, monastero del territorio di Capua, e l'altro del monastero di San Matteo, di cui avanzano le rovine in una montagna vicinissima alla madre Badia.
[106] _Annales Barenses_ e _Annales_ LUPI PROTOSPATARII in _Monumenta Germaniae Historica_, Script., vol. V; _Anonymus Barensis_ in MURATORI, _Rer. Italic._, Script., vol. V; _Annales Beneventani_ e _Chronicon Ducum Beneventi_ in _Mon. Germ. Hist., Script_., vol. III; FALCONIS BENEVENTANI _Chronicon_ in MURATORI, Op. cit., vol. V e presso DAL RE, _Cronisti e Scrittori Sincroni Napoletani_, vol. I; _Annales Cavenses_ in _Mon. Germ. Hist_., Script., vol. III, e più recentemente una edizione importante nel _Codex Diplomaticus Cavensis_, vol. V; _Chronicon Nortmannicum Breve_ in MURATORI, _Op. cit._, vol. V; GUILLERMI APULIENSIS, _Gesta Roberti Wiscardi_ in _Mon. Germ. Hist._, Script., vol. IX; GAUFREDI MALATERRA, _Historia Sicula_ in MURATORI, _Op. cit_., vol. V; cfr. anche HIRSCH, _De Italiae inferioris annalibus saec. X et XI_. Berlino, 1864.
[107] Edizioni complete del _Chronicon Novalicense_ furono pubblicate dal MURATORI, _Rer. Ital._, Script., vol. II, 2, dal TERRANEO, e dal COMBETTI, ed una migliore dal BETHMANN in _Monumenta Germaniae Historica_, Script., vol. VII. Ora ne porge un'altra e più perfetta edizione il conte CARLO CIPOLLA nel secondo volume della importante pubblicazione intitolata: _Monumenta Novaliciensia_ data in luce dall'Istituto Storico Italiano nelle _Fonti per la Storia d'Italia_. Oltre la molta cura con la quale ha pubblicato il testo, il Cipolla lo ha arricchito di note ed osservazioni molto pregevoli, rilevando anche la importanza storica del _Chronicon_, ch'egli per molti rispetti crede degno di stare al paragone col _Regestum Farfense_ di Gregorio di Catino e col _Chronicon Vulturnense_.
[108] La importanza di queste parole era stata già rilevata molto opportunamente dal Watterich nella prefazione alla sua raccolta sulle vite dei pontefici, lavoro di cui mi sono molto giovato nello scrivere questo capitolo. _Pontificum Romanorum Vitae.... ab aequalibus conscriptae_, edidit J. M. WATTERICH, Lipsiae, 1862. Per questa seconda edizione mi giovo anche molto della introduzione, densa di notizie e di osservazioni originali, premessa dall'abate Duchesne al secondo volume del suo _Liber Pontificalis_.
[109] È da notare che molti annalisti tedeschi del secolo undecimo e del principio del dodicesimo hanno importanza per la storia del Papato, tanto strettamente congiunta in quel tempo colla storia di Germania. Non essendo del mio ufficio il prenderli specialmente in esame, io mi limito qui a menzionar di passaggio tra i più cospicui gli annalisti Bertoldo, Bernoldo di Costanza e Lamberto di Hersfeld, scrittori che meritano tutta l'attenzione di chi studia la storia d'Italia.
[110] VILLEMAIN, _Histoire de Grégoire VII_. Paris, Didier, 1872.
[111] Ap. WATTERICH, _Vitae Pontificum_, I, pag. 501 e segg. Paolo di Bernried ci ha anche lasciata una relazione della vita e miracoli della Beata Herluca, una santa visionaria morta nel 1142, alla quale egli era legato di stretta amicizia.
[112] Nei _Monumenta Germaniae Historica_, SS. vol. V, e ripubblicati dal WATTERICH, Op. cit. e dal DUCHESNE, _Liber Pontificalis_, II, pag. 329 e segg.
[113] «Haec sicuti passi sumus, et oculis nostris vidimus et auribus nostris audivimus, mera veritate perscripsimus.»
[114] Una parte di questa continuazione era stata attribuita, dietro la scorta del Giesebrecht e del Watterich, al cardinale Pietro da Pisa che fu uomo di gran valore ai suoi tempi e l'anima dello scisma contro Innocenzo. L'abbate Duchesne ha dimostrato che tutto questo gruppo di vite pontificie fino ad Onorio II deve attribuirsi al solo Pandolfo. Queste vite ci sono state conservate in una redazione del _Liber Pontificalis_ compilata da un _Petrus Guillermus_ bibliotecario di un priorato _S. Egidii de Aceio_ in diocesi di Reims. Cf. DUCHESNE, _Liber Pontificalis_, II, XXIV e segg. e 199 e segg.
[115] Ai tempi di Pasquale II ebbe anche il comando di alcune milizie pontificie, e in genere si ferma sempre con molta compiacenza sulle frequenti fazioni combattute in quei tempi agitati delle quali fu spesso testimonio, e che descrisse con molta vivacità. Cf. DUCHESNE, _Loc. cit._
[116] Secondo il Guglielmotti la lezione di questo passo è errata nel manoscritto che ce lo ha tramandato, e Gelasio non fu portato ad Ardea (_ad castrum Sancti Pauli de Ardea_) ma alla men lontana Isola Sacra sul Tevere. GUGLIELMOTTI, _Storia della Marina Pontificia_, I, 262, Firenze, 1871.
[117] Il lavoro di Bosone, ripubblicato dal Watterich nelle _Vitae Pontificum_, e più di recente dal Duchesne, nel _Liber Pontificalis_, ci fu conservato da Cencio Camerario (più tardi papa col nome di Onorio III) il quale nel 1192 lo inserì nel suo _Liber censuum Romanae Ecclesiae_, compilazione indigesta ma di gran valore storico, ricavata dagli archivî per servire come registro di tutti i redditi della Chiesa. Circa le relazioni tra Bosone e Cencio Camerario cf. E. STEVENSON, _La Collectio Canonum di Deusdedit_, in _Archivio della R. Società romana di storia patria_, VIII, 371, e PAUL FABRE, _Les vies des Papes dans les mss. du Liber Censuum in Mélanges de l'École de Rome_, VI, 147.
[118] La pubblicò pel primo il GIORGI nell'_Archivio della R. Società romana di storia patria_, vol. II, ed è stata ristampata a cura di L. Heinemann nella raccolta dei _Libelli_ di cui si fa menzione più oltre.
[119] BENZONIS ALBENSIS, _Ad Heinricum IV_, libri VII, in _Mon. Germ. Hist._, SS. vol. XI, e cf. LEHMGRÜBNER, _Benzo von Alba ein Verfechter der kaiserlichen Staatsidee_. Berlin, Gaertner, 1887.