Le cronache italiane nel Medio Evo

Part 21

Chapter 213,378 wordsPublic domain

[6] Cassiodorus Senator.... invenis adeo, dum patris Cassiodori patricii et praefecti praetorii consiliarius fieret et laudes Theodorichi regis Gothorum facundissime recitasset, ab eo quaestor est factus. _Anecdoton Holderi_, ap. Usener, pag. 4.

[7] Intorno a questa severità di giudizio, T. Hodgkin (_Op. cit._, pag. 29) osserva argutamente: «When he [Mommsen] makes this unfortunate chronicle reflect suspicion on the other works of Cassiodorus and especially on the Gothic History, the german scholar seems to me to chastise the busy Minister more harshly than he deserves.» Questa cronaca è stata ripubblicata recentemente dal Mommsen tra le _Chronica Minora_ in _Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum_, t. XI.

[8] Originem gothicam historiam fecit esse romanam.

[9] _Variarum_, IX, 25.

[10] WATTENBACH, _Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter_, I, 70. Berlino, 1893-1894. Di questa opera magistrale mi sono giovato molto in queste prime pagine, e avrò frequente occasione di giovarmi in seguito.

[11] «Vidit intrepidus quem timebat Imperium: facies illas terribiles et minaces fretus veritate despexit, nec dubitavit eius altercationibus obviare qui furore nescio quo raptatus mundi dominatum videbatur expetere. Invenit regem superbum sed reliquit placatum.... Erigebat constantia sua partes timentes, nec imbelles sunt crediti qui Legatis talibus videbantur armari. Pacem retulit desperatam.» _Variarum_, I, 4.

[12] _Variarum_, I, 27.

[13] _Variarum_, III, 13.

[14] «.... nostra fecisti eximia tempora praedicari. Ornasti de conscientiae integritate palatia, dedisti populis altam quietem.» _Variarum_, III, 23. Un bell'esempio di tolleranza antica trovasi in queste parole di una lettera motivata dall'incendio di una sinagoga in una sedizione contro i Giudei, «quia nolumus aliquid detestabile fieri unde romana gravitas debeat accusari.... Hoc enim nobis vehementer displicuisse cognoscite ut intentiones vanissimae populorum usque ad eversiones pervenerint fabricarum, ubi totum pulchrum volumus esse compositum.» _Variarum_, IV, 43. Anche il codice Teodosiano, pur così poco tollerante, favorisce i Giudei e impone che sieno rispettati. _Cod. Theod._, lib. XVI, tit. VIII, 9. _De Iudaeis_.

[15] _Variarum_, I, 45.

[16] _Variarum_, X, 31.

[17] A questa storia col nome di _Historia Tripartita_ per essere compilata dalle opere dei tre scrittori greci Socrate, Sozomene e Teodoreto, rimase per secoli una grande e popolare autorità nella Chiesa d'Occidente. La traduzione di questi autori fu eseguita da Epifanio amico di Cassiodoro.

[18] MAGNI AURELII CASSIODORI SENATORIS, _Opera Omnia_.... opera et studio J. GARETH, Venetiis, 1729; CASSIODORI SENATORIS, _Variae_, rec. Th. Mommsen, _Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum_, t. XII; e cf. MOMMSEN, _Die Chronick des Cassiod. Senator_ in _Abhandlungen der Koen. saechs. Ges. der Wiss. phil.-hist. Kl._, vol. III, 1861; A. OLLERIS, _Cassiodore conservateur des livres de l'antiquité latine_, Paris, 1841; KOEPKE, _Anfänge des Königthums bei den Göthen_, Berlin, 1859; A. THORBECKE, _Cassiodorus Senator_, Heidelberg, 1867; A. FRANZ, _Cassiodorius Senator_, Bresslau, 1872; I. CIAMPI, _I Cassiodori_, Imola, 1876; USENER, _Anecdoton Holderi, Ein Beitrag zur Geschichte Roms in Ostgothischer Zeit_, Bonn, 1877; A. GAUDENZI, _L'opera di Cassiodorio a Ravenna_ in Atti e Memorie della R. Deputazione di Romagna, 1885; WATTENBACH, _Op. cit._, I, 65; A. EBERT, _Hist. Générale de la littérature du Moyen Age_, trad. Aymeric e Condamin, Parigi, 1893. Citando l'Ebert mi valgo di questa traduzione che fu approvata e arricchita di qualche aggiunta dall'autore; T. HODGKIN, fa precedere il lavoro suo già citato sulle _Variae_ da uno studio notevolissimo intorno alla vita e agli scritti di Cassiodoro. Egli e l'Ebert riassumono con molta chiarezza le opere teologiche di questo scrittore e specialmente il trattato _De anima_, e le _Institutiones divinarum et saecularium lectionum_. Un altro studio interessante è quello del Church intitolato _Cassiodorus_. CHURCH, _Miscellaneous essays_, London, Macmillan, 1891.

[19] Giordane afferma ch'egli ebbe in mano per soli tre giorni il libro di Cassiodoro, ma a questa asserzione nessuno degli scrittori moderni sembra prestare molta fede.

[20] Quasi universalmente finora si tenne, dietro la scorta di Giacomo Grimm, che il Vigilio a cui questo libro è dedicato fosse papa Vigilio. Il Mommsen, e ancor prima di lui l'Ebert, hanno però notato che un semplice ecclesiastico come era Giordane, mai non avrebbe potuto nella dedica trattar familiarmente un papa, e meno ancora rivolgergli le esortazioni che si leggono nel passo seguente: «Tu vero ausculta Iohannem apostolum qui ait: carissimi, nolite diligere mundum neque ea que in mundo sunt, quia mundus transit et concupiscentia eius: qui autem fecerit voluntatem Dei, maneat in aeternum. Estoque toto corde diligens Deum et proximum ut adimpleas legem et ores pro me, novilissime et magnifice frater.» Veggasi la prefazione del Mommsen alla recente edizione di Giordane pubblicata da lui nei _Monumenta Germaniae Historica_ (_Auctorum Antiquissimorum_, tom. V, Pars Prior). Al Wattenbach tuttavia le ragioni addotte dall'Ebert e dal Mommsen non sembrano abbastanza persuasive. _Op. cit_., I, 77, e anch'io mi accosto al Wattenbach.

[21] Per dare un saggio del libro di Giordane reco tradotto qui in nota questo ritratto di Attila ch'egli però attinse da Prisco: «Uomo nato a desolazione di popoli, a sgomento d'ogni terra, il quale, non so per qual sorte, atterriva tutti colla formidabile fama che si spargeva di lui. Incedeva superbo girando gli occhi qua e là per mostrar l'altera potenza sua pur col muovere del corpo. Amante di guerre ma temperante di mano, validissimo di consiglio, arrendevole ai supplicanti, propizio a chi una volta egli avea ricevuto nella sua fede. Breve di statura, largo del petto, grosso il capo, piccoli gli occhi, rada la barba sparsa di canizie, schiacciato il naso, pallido il colorito, segni di sua razza. Il quale, avvegnaché per natura confidasse molto, pur gli cresceva fiducia la ritrovata spada di Marte sempre sacra agli Sciti. Questa, narra Prisco lo storico, ritrovossi in tal modo. Un pastore, egli dice, vedendo zoppicare una giovenca dell'armento nè potendo trovar la cagione di quella ferita, seguì attento le tracce del sangue e finalmente arrivò alla spada che la giovenca aveva calcato incauta pascendo, e trattala di terra subito la recò ad Attila. Questi rallegratosi di quel dono, di gran core com'era, stimò d'esser fatto principe dell'universo e per la spada di Marte essergli concessa la potestà della guerra.»

[22] Per gli studi particolari che ebbi una volta occasione di fare su quei luoghi, inclino a credere con T. Hodgkin (_Italy and her Invaders_, IV, 278) che il cozzo dei due eserciti avvenisse nella località detta _ad Ensem_, presso l'attuale villaggio della Scheggia dove la via biforcandosi procede da un lato verso Fossato e dall'altro va a Gubbio. Cf. _Rivista Storica Italiana_, vol. III, pag. 753.

[23] Esaminando in questa ristampa del mio lavoro le opere di Procopio, ho adoperato per la storia della Guerra Gotica la edizione del Comparetti pubblicata dall'Istituto Storico Italiano nelle _Fonti per la Storia d'Italia_. Per gli altri scritti mi sono giovato della edizione del Dindorf che trovasi nel _Corpus Scriptorum historiæ Byzantinae_, stampata a Bonn, 1833-1838, in tre volumi. Oltre le storie, rimane di Procopio un altro lavoro intitolato _Degli Edificî_, nel quale si descrivono i monumenti e le opere pubbliche eseguite sotto Giustiniano.

[24] «Illud vero sciebat Author, condendae huic historiae idoneum se esse maxime omnium; ob aliud certe nihil, nisi quia cum a consiliis fuerit Belisario Duci, quidquid fere gestum est vidit. Hoc etiam persuasum habuit, arti Oratoriae convenire eloquentiam; Poeticae, fabularum figmenta; Historiae veritatem. Quare ne amicissimorum quidem peccata texit; sed cuiusque actus, pravos iuxta atque honestos, quam potuit accuratissimis literis prodidit.» — PROCOP., _De Bello Persico_, I, 1. Adopero per questa citazione la versione del Maltreto.

[25] «Tucidide che, oltre ad Erodoto, è suo principale modello.» COMPARETTI, _Op. cit._, I, IX.

[26] Lib. III, cap. 17.

[27] La parola _Romani_ è qui usata genericamente per indicar gl'imperiali.

[28] La continuazione di Agatia è pubblicata nella citata edizione di Procopio a cura del Dindorf.

[29] Entrambe ripubblicate dal Mommsen tra le _Chronica Minora_ in _Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum_, tom. XI.

[30] Tale è l'opinione del conte CARLO CIPOLLA nell'_Archivio Storico Italiano_, XI, 3 (1883). Il MAGANI (_Ennodio_, Pavia, 1886) è d'opinione contraria, ma il Cipolla mantiene le sue conclusioni in uno scritto pubblicato negli _Atti e Memorie della R. Accademia di Scienze Lettere ed Arti in Padova._ N. S., IV, 1888.

[31] Oltre l'edizione delle opere d'Ennodio curata dal Sirmond e pubblicata a Parigi nel 1611, se ne ha una edizione critica comparsa nel VI volume del _Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum_ col titolo: M. F. ENNODIi, _Opera Omnia recensuit et commentario critico instruxit G. Hartel_, Vindobonae, 1882. Un'altra a cura di F. Vogel, fu pubblicata nel 1885 pei _Monumenta Germaniae Historica_ (_Auctorum Antiquissimorum_, tom. VII).

[32] MALFATTI, _Imperatori e Papi_. Hoepli, 1876, I, 163. Quanto alla discendenza di Gregorio dal papa Felice, cfr. DUCHESNE, _Liber Pontificalis_, I, LXXVI; DE ROSSI, _Inscript. Christ_., I, 372.

[33] Una sua frase mostra che Gregorio non aveva familiare la lingua greca: «Quamvis Grecae linguae nescius» dice egli di sé stesso in una sua lettera. _Epistolarum_, VII, 29.

[34] _Dialog_., Lib. I, nell'esordio.

[35] Intorno alla cronologia delle lettere Gregoriane gioverà riferire alcune parole di una avvertenza premessa dal caro e compianto amico mio Paolo Ewald al regesto di esse nella seconda edizione della raccolta dello Jaffé: «.... Nam cum argumentis meis certe probatum sit, non Registri illius authentici libris charticeis scripti apographum nobis traditum esse, sed tria excerpta solummodo extare et haec excerpta, quamvis ratione et numero epistolarum eligendarum maxime secum dissentiant, tamen pari modo in eo consentire, quod ad certum temporis ordinem respiciant, hoc iudicium non paucis locis priorum editionum auctoritatem tollit. Ad quem annum et mensem epistolae antea incerti temporis regerendae sint, hanc rationem excerptorum intelligentes penitus pernoscere possumus. Sed hoc praemittendum esse videtur de signis illis chronologicis, quae epistolis adscriptae sunt, notas annorum et mensium non tempus edicere, quo epistola quaeque scripta sit, sed quo scriptores Registri eam receperint; ita ut mirari non liceat interdum et epistolas diversis temporibus scriptas sub eodem mense coniunctas esse, et alias loco disiunctas ad idem tempus spectare. Registri igitur seriem talibus locis relinquentes secundum chronologiam epistolas hic ordinavimus. Authenticum autem, ut ita dicam, datum in epistolis Gregorianis non invenitur, nisi in eis perpaucis, quae etiam diem non tacent.» _Regesta Pontificum Romanorum_... edidit PH. JAFFÉ, _ed. secunda_. Anche vuolsi qui menzionare il notevolissimo studio dell'EWALD, _Studien zur Ausgaben des Registers Gregors I_, pubblicato nel _Neues Archiv_., III, 433-625.

[36] È singolare che l'Ebert il quale espone con cura le altre opere di San Gregorio faccia appena menzione delle lettere considerandole utili bensì allo studio dei tempi gregoriani ma prive d'interesse letterario. _Op. cit._, I, 590.

[37] «Inerat denique ei tanta abstinentia in cibis, vigilantia in orationibus, strenuitas in ieiuniis, ut infirmato stomacho vix consistere posset. Sustinebat praeterea assiduas corporis infirmitates et maxime ea pulsabatur molestia, quam graeco eloquio medici syncopin vocant; cuius incommodis ita dolore vitalium cruciabatur, ut crebris interceptus angustiis, per singula pene horarum momenta ad exitum propinquaret.» _S. Gregorii Magni Vita_, auctore PAULO DIACONO.

[38] GREGORII I PAPAE, _Epistolarum_, V, 38. Per questa lettera e per la seguente diretta a Maurizio imperatore, riproduco, con alcune poche e lievi modificazioni, la bella traduzione che ne dà il Balbo nella _Storia d'Italia sotto ai Barbari_. Per le lettere di Gregorio mi son valso della edizione dei _Monumenta Germaniae_. (GREGORII I PAPAE, _Epistolarum_, pars I et II) curata da PAOLO EWALD e da L. M. HARTMANN; per le altre opere ho seguito l'edizione dei Maurini.

[39] _Homiliarium in Ezechielem_. Lib. II, Hom. 10.

[40] _Epist_., V, 36.

[41] Intorno alla avversione che Teodelinda incontrava tra i Longobardi presso il partito nazionale ariano, ed i sospetti che ispiravano le sue relazioni con la Baviera, la Francia e Roma, vedansi tra altri SCHUPFER, _Istituzioni politiche longobarde_, Firenze, 1863; TAMASSIA, _Longobardi, Franchi e Chiesa Romana_, Bologna, 1888; HODGKIN, _Italy and her Invaders_, VI, 150.

[42] _Epist_., XIV, 12.

[43] Questa corrispondenza di Gregorio con la fiera regina dei Franchi ha chiamato su lui il rimprovero d'alcuni storici. Secondo essi Gregorio non avrebbe dovuto trattar con forme tanto amichevoli una donna di cui la memoria è discesa ai posteri così macchiata d'infamia. Il rimprovero non mi par giusto. La Chiesa pativa a quel tempo grave danno nelle Gallie per le frequenti elezioni simoniache dei vescovi, e contro questo scandalo Gregorio appuntava tutte le sue forze adoperandosi del continuo presso Brunichilde affinché s'inducesse a farlo sparire. Il Pontefice adunque trattando con quella singolar donna trovavasi in posizione assai delicata e difficile, della qual cosa è da far conto nel giudicare la condotta d'un uomo la cui virtù e la purezza delle intenzioni sono riconosciute dall'universale. Più grave parrebbemi l'altro rimprovero che gli è mosso per la lettera colla quale riconobbe l'autorità del tiranno Foca usurpator sanguinoso del trono di Costantinopoli, ma pur qui è da riflettere alla responsabilità che pesava su Gregorio per la sorte di tanto popolo che si volgeva a lui come ad unico protettore, e di cui, come si rileva anche dalle lettere citate qui sopra, egli aveva invano narrate le miserie e difesi fieramente i diritti innanzi al predecessore di Foca.

[44] Non ricordo se altri l'abbia notato: a me pare non improbabile che la leggenda di Beda tragga in qualche modo origine dalla fuga da Roma che, secondo il biografo suo Giovanni Diacono, Gregorio tentò per sottrarsi all'onore della dignità papale.

[45] JOHANN., V, 17.

[46] LUC., V, 7.

[47] _Epist._, XI, 36.

[48] SANCTI GREGORII PAPAE, _Dialogorum Libri IV, de Vita et miraculis Patrum italicorum et de aeternitate animarum_.

[49] Cfr. A. VOGELER, _Paulus Diaconus und die Origo gentis Langobardorum_. Berlin, Gaestner, 1887.

[50] «Possiamo credere che il monaco (Secondo), come altri dopo di lui, si sia limitato a registrare i fatti più notevoli di cui fu testimonio, o che giunsero a sua notizia. Lavoro ad ogni modo prezioso, massime per quei tempi, e da considerarsi come l'ultimo riflesso della cultura romana nel Trentino. Non sono difficili a rintracciarsi i passi dove Paolo s'ebbe a giovare della _Historiola_. Oltre alle notizie d'accidenti atmosferici e d'inondazioni, di carestie e di altri disastri che travagliarono le regioni alpine e la valle dell'Adige, sono certamente desunte da Secondo le informazioni intorno alle imprese del duca Evino, ai dissapori fra il duca Gaidoaldo e al re Agilulfo, ed al battesimo di Adaloaldo. Ma soprattutto i capitoli IX e XXXI del terzo libro di Paolo sono desunti da Secondo e narrano fatti taciuti dagli altri cronisti e molto importanti per la storia dei Longobardi in relazione coi re Franchi e i Duchi Bavari.» Così B. MALFATTI, _I Castelli Trentini distrutti dai Franchi_, in _Archivio storico per Trieste_, II, 289.

[51] WATTENBACH, _op. cit._, vol. I, c. 2, § 6.

[52] PAULI, _Historia Langobardorum edentibus L. Bethmann et G. Waitz_, nel volume degli _Scriptores rerum langobard. et italic, saec. VI-IX_ nei Monumenta Germaniae Historica. Le poesie di Paolo sono raccolte in un altro volume dei _Monumenta: Poetae Latini aevi carolini recensuit E. Duemmler_. Intorno alla persona e agli scritti di Paolo Diacono s'è in quest'ultimo mezzo secolo affaticata con amore tenace una schiera d'eruditi, tedeschi pressoché tutti. Oltre al Dahn, al Wattenbach, allo Jacobi e al Mommsen, noto i nomi del Bethmann, del Waitz e del Duemmler come di quelli che hanno meglio meritato del grande cronista friulano. Il Bethmann iniziò gli studi lunghi e pazienti che proseguiti dal Waitz hanno condotto ad una eccellente edizione della _Historia Langobardorum_; al Duemmler poi devesi la raccolta delle poesie paoline e la possibilità di raffrontarle utilmente colle altre poesie dell'età carolina. Non è nei propositi di questo libro il discorrere degli studi che i critici sono venuti facendo intorno al Varnefrido fino alla edizione del Waitz. Chi ne desidera notizia potrà consultare con profitto uno studio fatto con gran diligenza e gran lucidezza dal professor P. Del Giudice, pubblicato col titolo _Lo storico dei Longobardi e la critica moderna_, Milano, Hoepli, 1880, e ristampato da lui nei suoi _Studi di Storia e diritto_ presso lo stesso editore nel 1890. L'Istituto storico Italiano si propone di pubblicare una nuova edizione della _Historia Langobardorum_.

[53] Celebrandosi a Cividale il millenario di Paolo Diacono, il P. Amelli di Montecassino ha dato in luce un trattato grammaticale inedito ed un epigramma pure inedito ch'egli dimostra doversi attribuire a Paolo. _Ars Donati quam_ PAULUS DIACONUS _exposuit, nunc primum ex cod. Vaticano-Palatino 1746 Monachi Archicoenobii Montis Casini in lucem properunt_. Typ. Montis Casini, 1899, e _Paolo Diacono, Carlo Magno e Paolino d'Aquileia in un epigramma inedito, intorno al canto Gregoriano e Ambrosiano_. Montecassino, 1899.

[54] Vedasi intorno a queste storie il bel lavoro di GABRIEL MONOD, _Études critiques sur les sources de l'histoire carolingienne_, Paris, Bouillon, 1898, pagg. 21 e 56.

[55] Un necrologio cassinese indica il giorno della morte di Paolo che fu un tredici d'aprile, ma si è incerti dell'anno. Il Waitz ed altri stimano ch'egli morisse prima dell'incoronazione di Carlo Magno, e forse nel 799. Ebbe nel monastero parecchi discepoli tra i quali un Ilderico che verseggiò a ricordo di lui un epitaffio pregevole.

[56] C. BALBO, _Storia d'Italia sotto i Barbari_, II, pag. 18. Firenze, 1856.

[57] _Historia Langobardorum_, III, 30.

[58] _Historia Langobardorum_, V, 1, et seq.

[59] _Pauli Continuationes nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica_.

[60] MURATORI, _Annali d'Italia_, ad an. 860.

[61] _Le Liber Pontificalis, texte introduction et commentaire par l'abbé_ LOUIS DUCHESNE, Paris Thorin, 1886-1892. Quel che si dice qui si riferisce al primo volume di questa edizione. Avrò più oltre occasione di giovarmi del secondo volume quando dovrò parlare delle vite pontificie da Leone IX in poi. Un'altra edizione del Libro Pontificale pubblica ora il Mommsen pei _Monumenta Germaniae Historica: Gestorum Pontificum Romanorum_, vol. I. _Libri Pontificalis pars prior edidit_ THEODORUS MOMMSEN, Berlino, 1898.

[62] «Il Libro Pontificale utilissimo per le preziose notizie che ci fornisce delle riparazioni e de' lavori fatti da romani pontefici in que' luoghi venerandi» (le catacombe).... DE ROSSI, _Roma sotterranea cristiana_, I, 8. Roma, 1864. Lo stesso De Rossi e il Duchesne pongono la data della primitiva redazione del _Liber_ al principio del sesto secolo. Il Waitz riteneva, e con lui s'accordano lo Harnack ed il Mommsen, che questa data debba portarsi al secolo settimo, ma il Duchesne non s'arrende a questa opinione.

[63] _Gesta Episcoporum Neapolitanorum_ edidit G. WAITZ, nel volume _Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica_. Per queste notizie sul testo delle Gesta seguo l'autorità del Waitz e quella del Capasso che ne ha pubblicato dopo il Waitz un'altra eccellente edizione col titolo di _Chronicon Episcoporum S. Neapolitanae Ecclesiae_ corredandola di note dottissime. Entrambi questi eruditi lavorando contemporaneamente e indipendentemente un dall'altro, sono arrivati a molto simili conclusioni intorno al testo del libro e agli autori di esso. Noto tuttavia che il Waitz reputa che l'anonimo autore della prima parte abbia scritto sul finire del secolo ottavo mentre il Capasso reca gravi ragioni per credere ch'egli scrivesse verso la metà del secolo nono. _Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia.... cura et studio_ BARTHOLOMAEI CAPASSO, vol. I. Napoli, 1881.

[64] «De Petri subdiaconi auctario, utpote minimo, nihil singulare dicendum est.» CAPASSO, Op. cit.

[65] Il signor abate Duchesne vede una relazione tra alcuni passi di Agnello ed altri del Pontificale Romano, ma a me questa relazione non par chiara abbastanza.

[66] Dalla prefazione al _Liber Pontificalis_ di Agnello pubblicato nel volume _Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX_ dei _Monumenta Germaniae Historica_.

[67] «Cadaver namque per novem menses sepultum de sepultura extraxisti. Si interrogabatur quid responderet? Si responderet, omnis illa horrenda congregatio timore perterrita ab invicem separata discederet.» Intorno a questi polemisti è da vedere come fondamento a quanto se ne è detto appresso, lo studio del DÜMMLER, _Auxilius und Vulgarius_, Lipsia, 1866. Il DÜMMLER pubblicò la _Invectiva_ insieme con l'edizione delle _Gesta Berengarii_ di cui si terrà parola più innanzi. Cf. anche il WATTENBACH, Op. cit., I, 305.

[68] Nel render conto di questi scritti monastici non posso seguir sempre l'ordine cronologico come ho cercato di fare finora. In qualche caso per motivi di affinità che il lettore potrà veder facilmente, mi è stato necessario aggruppare insieme alcuni scritti lontani di tempo fra loro, oltrepassando fors'anco il tempo che dovrebbe limitare questo capitolo.

[69] Un frammento della _Constructio_ fu pubblicato dal benedettino Caetani, secondo il testo unico che se ne conserva, nel terzo volume degli _Acta SS. Ord. S. Benedicti_, e riprodotto nella raccolta dei Bollandisti al volume terzo di settembre. Il BETHMANN pubblicando per primo l'intero testo nei _Monum. Germ. Hist. SS._, vol. XI, credette che esso contenesse la Constructio completa e genuina quale prima fu scritta. Il dotto tedesco, del resto assai benemerito degli studi farfensi, era in errore, e l'amico mio Ignazio Giorgi ha dimostrato con evidenza che il vero testo originale è perduto. _Archivio della Società romana di Storia patria, anno II_, p. 409.

[70] Stimo tuttavia opportuno il riferire un tratto in cui si accenna all'opera colonizzatrice del monachismo, la quale sembrami essersi poi continuata in Italia anche verso la metà del nono secolo quando molti monasteri eran caduti giù nel più profondo della corruzione. In questo passo che segue, Tommaso di Morienna consiglia i tre giovani a fondare il loro monastero sulle rive del Volturno: «Est autem, dilectissimi filii, locus, ad quem vos ire desidero, in Samnii partibus super ripam Vulturni fluminis, ubi initium sumit a mille fere passibus. In quo videlicet loco situm est oratorium martyris Christi Vincentii nomine dedicatum; ex utraque vero parte fluminis silva densissima, quae tantum habitationem praestat ferarum latibulaque latronum. Omnipotens autem Dominus, cui vos famulatum exhibere desideratis, et vos in eodem loco illaesos servabit et cunctis iter agentibus a timore latronum pacatum atque securum constituet, necnon et erutis dumis ac sentibus, lignis fructiferis habundare faciet. Ite, ait, filii, ite, et in eodem loco, sine metu cuiuscumque permanete.» _Vita Paldonis Tatonis et Tasonis Vulturnensium_, nel volume citato degli _Scriptores Rerum Langob. et Ital._