Le bocche inutili: dramma in tre atti

Part 1

Chapter 13,700 wordsPublic domain

ANNIE VIVANTI

LE BOCCHE INUTILI

DRAMMA IN TRE ATTI

A. MONDADORI MILANO

_PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA_

_I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati per tutti i Paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._

_Per ottenere il diritto di rappresentazione teatrale, riduzione cinematografica o traduzione, ecc. di questo dramma, rivolgersi esclusivamente alla SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI Milano, via Sant'Andrea, 9_

_Copyright 1918 by «Annie Vivanti Chartres»._

DEDICA

Al tenente GIORGIO TOGNONI, cieco di guerra.

_Giorgio,_

_Vi ricordate come ebbe origine questo dramma?_

_Uscivamo dal Teatro alla Scala una sera piovosa del novembre scorso. Voi avevate parlato, esaltando la guerra, ad una folla delirante d'entusiasmo per l'Italia e per voi._

_Con la mano sul mio braccio, sotto al grigio porticato, vi fermaste. Ancora intorno a noi crepitavano gli applausi._

_«Annie Vivanti, volete scrivere un dramma per me?»_

_Io alzai gli occhi a guardarvi, a guardare il bel volto mobile ed espressivo, e le chiome ricciute, e il fiero portamento dell'alta ed agile persona — tutta la pittoresca bellezza dei vostri ventiquattr'anni, alla quale i grandi occhiali neri aggiungono un fascino speciale e indefinito._

_«Sì», dissi subito._

_E così nacque nella mia mente la figura di «Giorgio» in questo dramma di guerra._

_«Giorgio» siete voi. Le sue parole sono parole che da voi ho udito; l'anima di Giorgio è la sublime anima che è in voi._

* * *

_Era inteso che voi stesso avreste interpretato la parte del giovane ufficiale che ritorna dalle trincee con gli occhi per sempre chiusi._[1]

[1] _Nella prima versione del lavoro, scritta con questo intendimento, Giorgio non entrava in scena che al terzo atto._

_Dalle vostre labbra dovevano giungere — con la forza suprema di una sacra e tragica verità — le parole di fede al cuore degli ascoltatori._

_Quando la madre dice al figlio: «Fammi vedere i tuoi occhi!...» erano i vostri occhi, con la loro divina cicatrice, che dovevano essere svelati. Quand'egli, tentando di calmare la materna angoscia, dice: «Mamma! Chiudi anche tu gli occhi! Scendi nel buio con me...» e il teatro si oscura completamente — quel crepuscolo che calava sui nostri spiriti doveva essere un lembo della grande ombra che per sempre vi ravvolge..._

_Ma al momento della rappresentazione sorsero, come voi sapete, degli inattesi ostacoli. Gli amici discussero... sconsigliarono... dissuasero... E per timore che qualcuno potesse dire che si era voluto «sfruttare la sventura» il dramma — da voi ispirato e per voi scritto — fu dato senza di voi._

_A me parve che ne fosse tolto così l'elemento più alto di commozione, l'essenza stessa della poesia da me sognata._

. . . . . . .

_Ma ancora non mi so spiegare l'indescrivibile tumulto che il dramma suscitò alla sua prima rappresentazione. Certo, nella mente di una parte del pubblico vi fu un equivoco causato dal titolo. Ad alcuni — che ignoravano il significato militare dell'espressione _«le bocche inutili»_ — il titolo parve gaio; e il teatro si affollò di gente che, per distrarsi dalle tristezze della guerra, voleva vedere una commedia allegra._

_Credevano nelle «bocche inutili» di trovare le bocche che ridono, le bocche che baciano, le bocche che pronunciano delle soavi arguzie o delle parole d'amore... E rimasero stupiti e disorientati quando si trovarono davanti alle tragiche bocche di vegliardi, di donne e di bambini che la guerra apre agli urli e alla fame._

_La fame — primitivo e mostruoso supplizio! — doveva avere anch'essa una parte di protagonista in questo dramma._

_Ma da poi che l'ebbi veduta da vicino in tutta la sua ferocia e terribilità, ho compreso ch'essa mal si prestava ad infingimenti teatrali._

_Sì; l'ho veduta da vicino, Giorgio. L'ho veduta qui, negli ospedali della Riviera, al capezzale dei prigionieri che l'Austria, quasi un atroce scherno, ci rinvia moribondi dai suoi campi di concentramento._

_Sui corpi di quei martiri la fame è passata come una belva viva scannando e sbranando; pare che i lupi abbiano strappato da quei volti la carne, non lasciando al posto delle guance che due incavi nerastri; pare che dei vampiri si siano acquattati su quei petti concavi, a suggere fin l'ultima goccia di sangue di tra le anelanti costole; pare che qualche visione demoniaca sia passata davanti a quegli occhi che si aprono spauriti e smisurati... occhi in cui di vivo non vi è più che la morte._

_Quando uscii da quel luogo di sventura, mi sono detta che la fame non si doveva nè si poteva rappresentare sulle scene. E col cuore rovente d'odio e d'amore — d'amore per quei martiri, umili e sublimi; d'odio per coloro che freddamente, deliberatamente, tale tortura avevano potuto infliggere — mi parve che non avevo mai amato abbastanza; e che non avevo mai abbastanza odiato!_

_... Era una chiara notte invernale. Sopra al mio capo brillavano le stelle, calme, gelide, eterne._

_E pareva che dicessero:_

_«Noi non conosciamo l'odio; non conosciamo l'amore. Perciò siamo immortali»._

. . . . . . .

_Il nostro primo incontro — lo ricordate, Giorgio? — fu ad un ricevimento dato a Roma per me, dove voi eravate invitato a recitare alcuni celebri versi carducciani._

_Io non vi conoscevo ancora; ma d'un tratto vi vidi, alto e snello nella vostra uniforme, avviarvi al braccio d'un altro ufficiale verso il centro della sala. Vi chinaste verso l'amico, e vi udii dirgli sommesso:_

_«Mettimi dove io possa, recitando, guardare Annie!»_

_«Guardare Annie!» Quelle parole sulle vostre labbra mi fecero trasecolare. E mentre voi ritto, col viso pallido rivolto a me, dicevate i cari versi del grande Poeta ed Amico, dal fondo del mio cuore saliva come un controcanto la poesia che tale visione m'ispirava._

_E quella sera scrissi per voi i brevi versi che qui trascrivo._

LUCE

Cotanta luce io non la vidi mai Come all'istante in cui tu _mi guardasti!_ Ai miei occhi abbagliati tu sembrasti Circonfuso di rai. La luce che perdesti ti circonda, Luce di gioventù — luce di gloria!

Cotanta luce io non la vidi mai.

I tuoi due occhi sono torcie accese. Dove li volgi è un subito e potente Avvampare di fuoco e di virtù. Nessuno sguardo mai fu sì profondo Nessuno sguardo mai fu sì possente, Come lo sguardo tuo che non è più.

I tuoi due occhi sono torcie accese.

O tu, che hai dato la tua luce a noi, Volgi, volgi sui tristi e sui codardi La sacra ténebra degli occhi tuoi, E tutti i vili diverranno eroi Se tu li guardi!...

O tu che hai dato la tua luce a noi.

* * *

_Da quel giorno in poi ci siamo sempre ritrovati. Dalla Villa Aldobrandini, voi, con due vostri gloriosi compagni, vi facevate accompagnare a notte tarda sotto le mie finestre, e nella quiete delle chiare notti romane, udivo risonare d'un tratto le vostre giovani voci chiamandomi per nome._

_Talvolta l'ora era tardissima — a voi che importava dell'ora? — ed io mi destavo di soprassalto e m'affacciavo:_

_«Ma come mai siete qui? Sono le due del mattino!»_

_«Scendete! Vogliamo andare a passeggio», comandavate voi. — «Alla Trinità dei Monti», diceva il tenente Cotta Ramosino, alzando nella bianca luce lunare il classico viso._

_«Od anche a Monte Mario», soggiungeva il capitano Fogliero, con la sua bella risata di fanciullo._

_Io mi vestivo alla meglio, scendevo rapida — e via, a braccetto, tutti in fila, per le notturne vie della meravigliosa città._

_Oh belle notti in cui a me era concesso guidare i vostri passi, dirvi gli splendori di Roma dormente nella diffusa chiarità lunare, essere per un'ora, con umiltà orgogliosa, la luce degli occhi vostri!_

* * *

_Fin d'allora però ho avuto la strana sensazione che quando uno di voi mi prendeva il braccio era piuttosto per guidarmi che per essere da me guidato._

_Ogni qualvolta voi, Giorgio, posate sul mio braccio la vostra mano tranquilla e leggera, mi sembra che la rumorosa vita quotidiana dilegui e svanisca d'intorno a me, e ch'io scenda con voi in un mondo nuovo e profondo, dove una immensa pace, un'oscura calma mi sommerge. Sull'anima ferita, sugli occhi abbagliati dalle villane luci giornaliere, cala la morbida frescura delle tenebre, passa il silenzio come il vento di un'ala nera._

_La vita diviene un'armonia in tono minore._

. . . . . . .

_E in quel mondo di sogno in cui m'aggiro con voi, non s'incontra più nessuno che sia affrettato, o scortese, o indifferente._

_Ogni sguardo rivolto a noi è luminosamente annebbiato di dolcezza: ogni voce si fa piana e commossa, ogni passo si arresta o si ritrae per darci il passaggio, ogni sguardo oscilla in una lagrima o brilla in un sorriso._

_Certo io non ho mai veduto effulgere così la bellezza e la bontà umana come quando voi siete accanto a me, con la mano lieve e ferma sul mio braccio, col bel volto sereno un poco alzato verso il cielo._

* * *

_Così, nella vita, come in questo mio breve dramma siete voi, voi e i vostri compagni, gli apportatori di luce._

_Da voi giunge alle nostre anime — brancolanti nel buio alla ricerca della verità, smarrite nel labirinto dei nuovi oscuri dilemmi creati dalla guerra — il monito e l'esempio, il verdetto sereno e inappellabile su ciò che oggi è il nostro supremo dovere._

_«Ah, figlio mio!» grida la madre dal profondo del suo strazio, «tu che con quei chiusi occhi vedi forse più chiaro di noi — dillo, dillo, se il primo dovere d'un uomo non è verso le sue creature, verso le sue donne, verso i suoi figli, sangue del suo sangue?...»_

_E il figlio risponde — fiero, forte, sicuro; risponde come rispondeste voi al nemico, in quell'alba sul Monte Sabotino, quando i vostri grandi occhi italiani erano ancora aperti:_

_«No!»_

ANNIE VIVANTI

Nervi, 1918.

«_Je créai six commissaires pour faire la description des bouches inutiles, et après bailler ce rôle à un chevalier de Saint-Jean de Malte, accompagné de 25 ou 30 soldats, pour les mettre dehors.... Ce sont les lois de la guerre: il faut être cruel bien souvent pour venir à bout de son ennemi_....»

MONTLUC, «_Siège de Senne_»

«_Starvation is one of the weapons of a besieger — as history has proved, one of the most powerful_....»

OLE LUK-OIE, «_The Green Curve_»

PERSONAGGI

IL COMANDANTE SIR HARRY DE BELS — governatore inglese della piazzaforte. GIORGIO — suo figlio. IL CAPITANO LOUSSY — suo aiutante di campo. AUBREY RUSSELL — matematico. SIR GEOFFREY HARDING. IL TENENTE FLETCHER. UN CUSTODE. LADY MARY DE BELS — moglie del Comandante. LILLIA — sua figlia (16 anni). ANNA FARRELL — loro cugina (17 anni). DAISY FARRELL — madre di Anna. EDITH — una domestica anziana.

_Un bambino, tre bambine, soldati, esuli, ecc._

Il primo e il secondo atto si svolgono nel palazzo del Comandante De Bels, in un lontano possedimento inglese.

Il terzo atto ha luogo nella villa del Comandante, nella contea di Kent, in Inghilterra.

ATTO PRIMO

Grande sala a pian terreno nel palazzo del Comandante Harry De Bels.

Carte geografiche attaccate alla parete. Mobilio semplice e severo.

Sul davanti della scena, a destra, un tavolo, un piccolo divano e qualche poltroncina. Accanto alla parete destra un armadietto vetrato.

A destra, in secondo piano, breve scalinata che conduce agli appartamenti di Lady Mary.

A sinistra, primo piano, un caminetto. In secondo piano, una porta. Sul davanti della scena, pure a sinistra, una grande tavola ingombra di carte.

Nel fondo, verso la sinistra l'ingresso: una doppia porta vetrata che s'apre su una veranda. Da questa si vede, nello sfondo, una strada di campagna. Paesaggio estivo, esotico e triste; senza case.

Sulla soglia della veranda, Giorgio in _khaki_, si congeda da sua madre, Lady Mary, e da sua sorella, Lillia. I tre si parlano a bassa voce, con affettuosa commozione. Giorgio tiene le spalle rivolte al pubblico.

ATTO PRIMO

IL COMANDANTE

entrando dalla sinistra

Su, Giorgio, in carrozza!

LADY MARY

a Giorgio

Vengo con te.

GIORGIO

Ma, cara mamma, al Presidio non puoi venire.

Rivolto al Comandante

È vero, papà?

IL COMANDANTE

No, no! Ti accompagno io.

LADY MARY

a Giorgio, con impeto affettuoso

Vengo con te fino al cancello.

Lady Mary e Giorgio escono.

IL COMANDANTE

a Lillia che vorrebbe seguirli

Sta qui, Lillia. Lascialo solo un istante con sua madre.

LILLIA

Papà, quanto tempo starete al Presidio?

IL COMANDANTE

Poco. Tra mezz'ora saremo di ritorno.

LILLIA

piangendo

E poi ci lascierai andare alla stazione con Giorgio?

IL COMANDANTE

Ho già detto di no. Piangete troppo. Date un cattivo esempio alle donne della città. «Ma come?» diranno, «ecco la moglie e la figlia del Comandante che piangono perchè il figliolo va a fare il suo dovere! E a noi predicano il patriottismo». — Vergogna!

LILLIA

singhiozzando disperata

Ma io non piangerò!

IL COMANDANTE

con voce commossa

È difficile.... non piangere.

LILLIA

subitamente, con tenerezza, abbracciandolo

Oh, povero papà! So quanto soffri anche tu.

IL COMANDANTE

Soffrirei di più se Giorgio non avesse chiesto di partire. Del resto, le nostre piccole sofferenze personali non contano; hai capito?

LILLIA

Sì.

IL COMANDANTE

E tu, cerca di essere di conforto alla mamma.

LILLIA

asciugandosi gli occhi

Sì... sì... me l'ha detto anche Giorgio.

IL COMANDANTE

E senti, Lillia. Tu ormai non sei più una bambina, è vero? — Ebbene,

con gravità

cerca di persuadere la mamma a partire.

LILLIA

A partire!

IL COMANDANTE

Sì. A tornare in Inghilterra con te. Potreste partire con le cugine il mese prossimo. Di'; non ti piacerebbe fare il viaggio con la tua piccola amica Anna?...

LILLIA

Ma lasciarti qui, papà? Lasciarti qui solo?

IL COMANDANTE

Sarete più vicine a Giorgio.

LILLIA

Oh, la mamma non vorrà! Non vorrà certo! E anch'io non voglio lasciarti.

IL COMANDANTE

a voce bassa e rapida

Figliola mia... Se io insisto, è perchè è necessario. Prometti che cercherai di persuadere la mamma. Eccola! ed ora, su, sorridi!

le alza il mento

Su dunque!

Alla mamma che entra

Anche tu, Mary, non piangere. Saremo presto di ritorno.

LADY MARY

amaramente

Sì. Ma per ripartire quasi subito! Non potresti andar tu solo al Presidio e lasciar Giorgio con noi?

IL COMANDANTE

Sai pure che occorre la sua presenza e la sua firma sulle carte.

LADY MARY

È doloroso sacrificare a quelle formalità gli ultimi preziosi momenti...

IL COMANDANTE

Lo comprendo. Ma non c'è rimedio. E certo, cara, non vorrai rattristare Giorgio con delle inutili lamentele?

LADY MARY

No! no!

IL COMANDANTE

Brava. Lo sapevo.

Con rapido gesto di saluto, esce.

LADY MARY

accasciandosi piangente

Giorgio mio!

LILLIA

infantile e imbronciata

Poteva fare il soldato qui, accanto a papà, senza intraprendere quell'orribile viaggio, così lontano, per tornare a casa.

LADY MARY

Tuo padre non vuol chiedere favori. Suo figlio deve presentarsi in patria come tutti gli altri. Poi andrà dove sarà destinato.

LILLIA

ricordando l'ammonimento paterno

Ah! a proposito —

affettuosa, seduta accanto alla madre, posandole il capo sulla spalla

e se tornassimo a casa anche noi? Non ne hai abbastanza, mamma, di due anni in questo paese, così brutto... mezzo selvaggio?

LADY MARY

Lasciar qui solo tuo padre? Ah, no!

LILLIA

Ma... so che anche papà lo desidera.

LADY MARY

recisamente

Tuo padre ha bisogno di me; ha bisogno di affetto e di cure. Ora poi, con la guerra... con la minaccia sempre più grave ed incalzante, certo non penserei a lasciarlo. — Tuttavia, poichè ne parli, Lillia mia, ti dirò che ho intenzione di pregare le cugine Farrell di condurti a Londra con loro.

LILLIA

Tu vuoi mandarmi via? Via da te e dal babbo! Mamma, mamma! Non farlo! Non farlo!

LADY MARY

Vogliamo saperti al sicuro, angelo mio!

LILLIA

No! no! Non m'importa d'essere al sicuro! Voglio essere con te e col babbo. Giura, giura che non mi mandi via. Ma cosa fareste voi due, infelici! senza di me? E senza Giorgio?

LADY MARY

con nuove lagrime

Ah, Giorgio! Giorgio mio...

LILLIA

guardandosi attorno

Mi pare di non poter vivere senza di lui! Detesto tutto... detesterò sempre tutto...

LADY MARY

abbracciandola

Cara!... alla tua età, si dimentica presto.

LILLIA

sdegnata

Dimenticare? Come puoi dir questo? Credi — che dimenticherò mio fratello?!

LADY MARY

No. Ma dimenticherai di soffrire.

La bacia in fronte.

Entra la signora Daisy Farrell, seguita da sua figlia Anna.

Questa sembra svogliata e triste. Tiene in mano, dondolandolo pei nastri, il suo cappello da giardino.

DAISY FARRELL

Mary! Ti disturbo?

LADY MARY

No, no, cara cugina. Al contrario.

La saluta.

Anche Lillia le saluta entrambe affettuosamente.

E tu, Anna, come stai?

DAISY FARRELL

Anna oggi è di cattivo umore. Non so che cos'abbia.

LADY MARY

carezzando il viso della fanciulla.

È vero?

Anna china il capo.

DAISY FARRELL

Non potevo lasciar partire il tuo figliolo senza venirlo ad abbracciare. Più che la parentela mi lega a voi l'affetto, e mi sembra che il tuo Giorgio sia un poco anche figlio mio.

LADY MARY

Cara Daisy!

DAISY FARRELL

E dov'è?

LADY MARY

È andato con suo padre al Presidio. Le carte pel suo viaggio non sono arrivate che all'ultimo momento.

Sospira.

E pensare che tra un'ora parte!...

DAISY FARRELL

confortandola

Coraggio, Mary! Amica mia!...

LILLIA

ad Anna

Ma Anna! Cos'hai? Fai un broncio... hai gli occhi rossi.

Anna scuote le spalle; non vuol far vedere che piange.

D'improvviso si volge ed esce rapida in giardino.

LILLIA

la segue.

Anna!...

DAISY FARRELL

a Lady Mary, sedendole vicino.

Mary! Come mai non ti sei decisa a partire anche tu?

LADY MARY

con un sorriso triste

Mia cara, le mamme non possono accompagnare i loro figlioli quando vanno soldati.

con amarezza, quasi parlando a se stessa

Lui, piuttosto, poteva aspettare che lo chiamassero...

DAISY FARRELL

Oh!

con rimprovero

È la moglie del Comandante De Bels che parla così?

LADY MARY

a testa bassa

No. È la madre... di un unico figlio adorato.

DAISY FARRELL

Che pur parlando così... non è sincera.

LADY MARY

Ah, Daisy! non lo so. Com'è difficile essere veramente sincere quando si ha il cuore straziato. Se mio figlio non fosse qual'è, capace di ogni slancio generoso, io ne soffrirei. Ma come posso dire di non soffrire quando per sua volontà mi abbandona?... L'eroismo, vedi, è una virtù maschia. A noi donne non si dovrebbe domandare che la femminea e mite virtù della rassegnazione.

DAISY FARRELL

Ah no, Mary!

LADY MARY

Io invidio, invidio e ammiro la donna forte, l'amazzone che dice al suo figliolo: «Va!» Ma io non sono che un'anima debole, lo confesso; io non saprò che piangere e invocare il ritorno del mio diletto.

DAISY FARRELL

affettuosa

Povera Mary, ti comprendo.

Una pausa.

Ma ciò che non comprendo è che, malgrado le tue timidezze, tu non ti decida a tornare in patria; non già per accompagnare Giorgio, ma per mettere in salvo Lillia — e te stessa.

Un brevissimo silenzio.

Noi, lo sai, partiamo ai primi del mese prossimo. Vuoi che facciamo il viaggio insieme?

LADY MARY

Io non posso nè voglio lasciare mio marito. Il mio posto è accanto a lui, soprattutto nell'ora del pericolo.

DAISY FARRELL

Capisco. Ma non pensi a Lillia? E se le cose si aggravano? Se poi non poteste più partire? Considera... anche per il Comandante, che grave pensiero! Egli che ha già tante responsabilità...

LADY MARY

interrompendo

È mio dovere e mio diritto restare con lui. Ma giacchè ne parli ti chiederò un favore. Vuoi condurre a casa Lillia, con te?

DAISY FARRELL

Ma figurati! Con tutto il piacere.

LADY MARY

Poichè le nostre ville, nel Kent, sono attigue, Lillia potrebbe stare in casa nostra con la fedele Edith; e tu ed Anna andreste a vederla tutti i giorni...

DAISY FARRELL

Ma no! Lillia starà con noi. Sarà una gioia di averla, quella cara creatura.

LADY MARY

Grazie. Mi togli un grande peso dal cuore. Ora la difficoltà sarà di persuadere Lillia a lasciarci; essa adora suo padre, e l'idea di allontanarsi da lui e da me, le sembrerà terribile.

LILLIA

sulla veranda

Mamma! C'è il tenente Fletcher che cerca di papà.

Entra il tenente Fletcher.

IL TENENTE FLETCHER

Perdoni, Milady. Ho un messaggio per il Comandante.

LADY MARY

In questo momento non c'è. Si tratta di cosa urgente?

IL TENENTE FLETCHER

Non urgentissima, Milady.

LADY MARY

Se crede di dire a me?

IL TENENTE FLETCHER

Vengo da parte del capitano Loussy —

LILLIA

interrompendo vivamente

Ah! Il capitano Loussy è tornato?

IL TENENTE FLETCHER

Sì, signorina. È arrivato stamattina.

a Lady Mary

Mi ha detto d'informare il Comandante del suo ritorno; e di dire che è arrivato anche Sir Geoffrey Harding...

LADY MARY

Il fratello del ministro?

IL TENENTE FLETCHER

Sissignora. Saranno qui entrambi tra mezz'ora per vedere il Comandante.

LADY MARY

Lo dirò a mio marito appena entra. Non tarderà.

Il tenente Fletcher saluta ed esce.

LADY MARY

a Daisy Farrell

Se andassimo al loro incontro?

DAISY FARRELL

Sì, sì. Così saluteremo Giorgio per via.

Chiamando

Anna!... Andiamo, Anna!

LILLIA

Anna è qui fuori in giardino. La lasci un po' con me?

DAISY FARRELL

Se vuoi, cara. Tanto, dovrete poi farvi buona compagnia in viaggio...

LILLIA

spaventata

Che viaggio?

DAISY FARRELL

Tu verrai in Inghilterra con noi.

LILLIA

rivolgendosi con rimprovero a Lady Mary

Mamma! No! Non mandarmi via! Dillo, dillo che non mi manderai via da te.

Lady Mary la bacia teneramente in fronte; indi esce con Daisy Farrell.

LILLIA

rimane un istante pensierosa, poi va alla porta e chiama:

Anna! Vieni!

Esce sul terrazzo.

Ma vieni dunque.

Rientra traendo per mano la piangente Anna.

Insomma, si può sapere perchè piangi?

ANNA

Ma no che non piango.

LILLIA

Già, si vede. Mi dici che cos'è accaduto?

ANNA

stizzosa

Niente... Anche tu hai pianto.

LILLIA

Ma io piango perchè deve partire mio fratello.

Anna dà in un rinnovato scoppio di lagrime.

LILLIA

togliendole a forza le mani dagli occhi.

Oh, guarda un po'! Piangi anche tu... per Giorgio?... Ma saresti forse innamorata di lui?... Oh! che cosa strana!

in tono severo

E perchè non glielo dici prima che parta?

ANNA

Non si può — non si posson dire certe cose a un giovinotto.

LILLIA

A Giorgio? Ma figùrati! Puoi dire quello che vuoi. Forse gli farebbe anche piacere.

ANNA

Credi?... Credi che gli farebbe piacere?

LILLIA

Sì, sì. Quelle cose fanno sempre piacere. Sai, quando avevamo quella servetta indigena — la Hildaine — l'hai vista anche tu, quell'orrore di ragazza! Aveva certe braccia grosse così!... Come due _gigots_ di montone!...

ANNA

Sì, sì; me la ricordo.

LILLIA

Bene; un giorno papà ha detto:

«Giorgio! bada bene!... Mi pare che quella ragazza abbia una mezza cotta per te...» E Giorgio con le mani in tasca ha detto: «Poh! poh! poh!...» e aveva un'aria di grande soddisfazione.

ANNA

risentita

E cosa c'entra?

LILLIA

C'entra.... che certo gli farà piacere di sapere che anche tu l'ami.

ANNA

Tanto più che io non ho le braccia come dei _gigots_ di montone.

Alza la manica e scopre il braccio.

Ti pare?

LILLIA

No no, anzi! Hai le braccia come... come la Venere di Milo!

ANNA

lusingata

Quanto sei cara!

L'abbraccia.

Veramente... mi pare che la Venere di Milo non ne abbia di braccia.

LILLIA

Fa lo stesso... Come un'altra Venere. Senti, Anna! Adesso quando torna Giorgio, vogliamo dirgli subito che l'ami?

ANNA

Per carità!

LILLIA

Allora, niente.

ANNA

dopo breve esitazione