Le avventure di Pinocchio: Storia di un burattino
Part 11
— Dunque, tirami su cento secchie d'acqua, e io ti regalerò in compenso un bicchiere di latte.
— Sta bene. —
Giangio condusse il burattino nell'orto e gl'insegnò la maniera di girare il _bindolo_. Pinocchio si pose subito al lavoro; ma prima di aver tirato su le cento secchie d'acqua, era tutto grondante di sudore dalla testa ai piedi. Una fatica a quel modo non l'aveva durata mai.
— Finora questa fatica di girare il bindolo — disse l'ortolano — l'ho fatta fare al mio ciuchino; ma oggi quel povero animale è in fin di vita.
— Mi menate a vederlo? — disse Pinocchio.
— Volentieri. —
[Illustrazione: E chinatosi fino a lui, gli domandò in dialetto asinino: — Chi sei? —]
Appena che Pinocchio fu entrato nella stalla; vide un bel ciuchino disteso sulla paglia, rifinito dalla fame e dal troppo lavoro. Quando l'ebbe guardato fisso fisso, disse dentro di sè, turbandosi:
— Eppure quel ciuchino lo conosco! Non mi è fisonomia nuova! —
E chinatosi fino a lui, gli domandò in dialetto asinino:
— Chi sei? —
A questa domanda, il ciuchino aprì gli occhi moribondi, e rispose balbettando nel medesimo dialetto:
— Sono Lu....ci....gno....lo. —
E dopo richiuse gli occhi e spirò.
— Oh! povero Lucignolo! — disse Pinocchio a mezza voce: e presa una manciata di paglia si rasciugò una lacrima che gli colava giù per il viso.
— Ti commuovi tanto per un asino che non ti costa nulla? — disse l'ortolano. — Che cosa dovrei far io che lo comprai a quattrini contanti?
— Vi dirò.... era un mio amico....
— Tuo amico?
— Un mio compagno di scuola!...
— Come?! — urlò Giangio dando in una gran risata. — Come?! avevi dei somari per compagni di scuola?... Figuriamoci i begli studi che devi aver fatto!... —
Il burattino, sentendosi mortificato da quelle parole, non rispose: ma prese il suo bicchiere di latte quasi caldo, e se ne tornò alla capanna.
E da quel giorno in poi, continuò più di cinque mesi a levarsi ogni mattina, prima dell'alba, per andare a girare il bindolo, e guadagnare così quel bicchiere di latte, che faceva tanto bene alla salute cagionosa del suo babbo. Nè si contentò di questo: perchè a tempo avanzato, imparò a fabbricare anche i canestri e i panieri di giunco: e coi quattrini che ne ricavava, provvedeva con moltissimo giudizio a tutte le spese giornaliere. Fra le altre cose costruì da sè stesso un elegante carrettino per condurre a spasso il suo babbo nelle belle giornate, e per fargli prendere una boccata d'aria.
Nelle veglie poi della sera, si esercitava a leggere e a scrivere. Aveva comprato nel vicino paese per pochi centesimi un grosso libro, al quale mancavano il frontespizio e l'indice, e con quello faceva la sua lettura. Quanto allo scrivere, si serviva di un fuscello temperato a uso penna; e non avendo nè calamaio nè inchiostro, lo intingeva in una boccettina ripiena di sugo di more e di ciliege.
Fatto sta che con la sua buona volontà d'ingegnarsi, di lavorare e di tirarsi avanti, non solo era riuscito a mantenere quasi agiatamente il suo genitore sempre malaticcio, ma per di più aveva potuto mettere da parte anche quaranta soldi per comprarsi un vestitino nuovo.
Una mattina disse a suo padre:
— Vado qui al mercato vicino a comprarmi una giacchettina, un berrettino e un paio di scarpe. Quando tornerò a casa — soggiunse ridendo — sarò vestito così bene, che mi scambierete per un gran signore. —
E uscito di casa, cominciò a correre tutto allegro e contento. Quando a un tratto sentì chiamarsi per nome, e voltandosi, vide una bella Lumaca che sbucava fuori dalla siepe.
— Non mi riconosci? — disse la Lumaca.
— Mi pare e non mi pare....
— Non ti ricordi di quella Lumaca, che stava per cameriera con la Fata dai capelli turchini? non ti rammenti di quella volta quando scesi a farti lume, e tu rimanesti con un piede confitto nell'uscio di casa?
— Mi rammento di tutto, — gridò Pinocchio — rispondimi subito, Lumachina bella; dove hai lasciato la mia buona Fata? che fa? mi ha perdonato? si ricorda sempre di me? mi vuol sempre bene? è molto lontana di qui? potrei andare a trovarla? —
A tutte queste domande, fatte precipitosamente e senza ripigliar fiato, la Lumaca rispose con la sua solita flemma:
— Pinocchio mio! La povera Fata giace in un fondo di letto allo spedale!....
— Allo spedale?...
— Pur troppo. Colpita da mille disgrazie, si è gravemente ammalata, e non ha più da comprarsi un boccon di pane.
— Davvero?... Oh! che gran dolore che mi hai dato! Oh! povera Fatina! povera Fatina! povera Fatina! Se avessi un milione, correrei a portarglielo.... Ma io non ho che quaranta soldi.... eccoli qui! andavo giusto a comprarmi un vestito nuovo. Prendili, Lumaca, e va' a portarli subito alla mia buona Fata.
— E il tuo vestito nuovo?
— Che m'importa del vestito nuovo? Venderei anche questi cenci che ho addosso, per poterla aiutare! Va', Lumaca, e spicciati! e fra due giorni ritorna qui, che spero di poterti dare qualche altro soldo. Finora ho lavorato per mantenere il mio babbo: da oggi in là, lavorerò cinque ore di più per mantenere anche la mia buona mamma. Addio, Lumaca, e fra due giorni ti aspetto. —
La Lumaca, contro il suo costume, cominciò a correre come una lucertola nei grandi solleoni d'agosto.
Quando Pinocchio tornò a casa, il suo babbo gli domandò:
— E il vestito nuovo?
— Non mi è stato possibile di trovarne uno che mi tornasse bene. Pazienza!... Lo comprerò un'altra volta. —
Quella sera Pinocchio, invece di vegliare fino alle dieci, vegliò fino alla mezzanotte sonata! e invece di far otto canestri di giunco ne fece sedici.
Poi andò a letto e si addormentò. E nel dormire, gli pareva di vedere in sogno la Fata, tutta bella e sorridente, la quale, dopo avergli dato un bacio, gli disse così:
— Bravo Pinocchio! In grazia del tuo buon cuore, io ti perdono tutte le monellerie che hai fatto fino a oggi. I ragazzi che assistono amorosamente i propri genitori nelle loro miserie e nelle loro infermità, meritano sempre gran lode e grande affetto, anche se non possono esser citati come modelli d'ubbidienza e di buona condotta. Metti giudizio per l'avvenire, e sarai felice. —
A questo punto il sogno finì, e Pinocchio si svegliò con tanto d'occhi spalancati.
Ora immaginatevi voi quale fu la sua meraviglia quando, svegliandosi, si accòrse che non era più un burattino di legno: ma che era diventato, invece, un ragazzo come tutti gli altri. Dètte un'occhiata all'intorno, e invece delle solite pareti di paglia della capanna, vide una bella camerina ammobiliata e agghindata con una semplicità quasi elegante. Saltando giù dal letto, trovò preparato un bel vestiario nuovo, un berretto nuovo e un paio di stivaletti di pelle, che gli tornavano una vera pittura.
Appena si fu vestito, gli venne fatto, naturalmente di mettere le mani nelle tasche e tirò fuori un piccolo portamonete d'avorio, sul quale erano scritte queste parole: «La Fata dai capelli turchini restituisce al suo caro Pinocchio i quaranta soldi, e lo ringrazia tanto del suo buon cuore.» Aperto il portafoglio, invece di quaranta soldi di rame, vi luccicavano quaranta zecchini d'oro tutti nuovi di zecca.
Dopo andò a guardarsi allo specchio e gli parve d'essere un altro. Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide l'immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con un'aria allegra e festosa come una pasqua di rose.
In mezzo a tutte queste meraviglie, che si succedevano le une alle altre, Pinocchio non sapeva più nemmeno lui se era desto davvero o se sognava sempre a occhi aperti.
— E il mio babbo dov'è? — gridò tutt'a un tratto; ed entrato nella stanza accanto trovò il vecchio Geppetto sano, arzillo e di buon umore, come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione d'intagliatore, stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali.
[Illustrazione: Gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola.]
— Levatemi una curiosità, babbino: ma come si spiega tutto questo cambiamento improvviso? — gli domandò Pinocchio saltandogli al collo e coprendolo di baci.
— Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo — disse Geppetto.
— Perchè merito mio?
— Perchè quando i ragazzi, di cattivi diventano buoni, hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche nell'interno delle loro famiglie.
— E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?
— Eccolo là! — rispose Geppetto; e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto.
Pinocchio si voltò a guardarlo: e dopo che l'ebbe guardato un poco, disse dentro di sè con grandissima compiacenza:
— Com'ero buffo, quand'ero un burattino! e come ora son contento di esser diventato un ragazzino perbene!... —
FINE.
INDICE
I Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino Pag. 5
II Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali 10
III Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il nome di Pinocchio. Prime monellerie del burattino 15
IV La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro 23
V Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul più bello, la frittata gli vola via dalla finestra 27
VI Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano, e la mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati 31
VII Geppetto torna a casa, e dà al burattino la colazione che il pover'uomo aveva portata per sè 34
VIII Geppetto rifà i piedi a Pinocchio, e vende la propria casacca per comprargli l'Abbecedario 40
IX Pinocchio vende l'Abbecedario per andare a vedere il teatro dei burattini 46
X I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e gli fanno una grandissima festa; ma sul più bello esce fuori il burattinaio Mangiafoco, e Pinocchio corre pericolo di fare una brutta fine 51
XI Mangiafoco starnutisce e perdona a Pinocchio, il quale poi difende dalla morte il suo amico Arlecchino 56
XII Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d'oro a Pinocchio perchè le porti al suo babbo Geppetto: e Pinocchio, invece, si lascia abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va con loro 64
XIII L'osteria del «Gambero Rosso» 72
XIV Pinocchio, per non aver dato retta ai buoni consigli del Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini 78
XV Gli assassini inseguono Pinocchio; e dopo averlo raggiunto lo impiccano a un ramo della Quercia grande 84
XVI La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino: lo mette a letto, e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto 89
XVII Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi; però quando vede i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga. Poi dice una bugia, e per gastigo gli cresce il naso 96
XVIII Pinocchio ritrova la Volpe e il Gatto, e va con loro a seminare le quattro monete nel Campo dei miracoli 105
XIX Pinocchio è derubato delle sue monete d'oro, e per gastigo si busca quattro mesi di prigione 113
XX Liberato dalla prigione, si avvia per tornare a casa della Fata; ma lungo la strada trova un serpente orribile, e poi rimane preso alla tagliuola 122
XXI Pinocchio è preso da un contadino, il quale lo costringe a far da can di guardia a un pollaio 127
XXII Pinocchio scuopre i ladri, e in ricompensa di essere stato fedele vien posto in libertà 132
XXIII Pinocchio piange la morte della bella Bambina dai capelli turchini: poi trova un Colombo, che lo porta sulla riva del mare, e lì si getta nell'acqua per andare in aiuto del suo babbo Geppetto 137
XXIV Pinocchio arriva all'isola delle «Api industriose» e ritrova la Fata 147
XXV Pinocchio promette alla Fata di esser buono e di studiare, perchè è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo 157
XXVI Pinocchio va co' suoi compagni di scuola in riva al mare, per vedere il terribile Pesce-cane 163
XXVII Gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni: uno dei quali essendo rimasto ferito, Pinocchio viene arrestato dai carabinieri 169
XXVIII Pinocchio corre pericolo di esser fritto in padella, come un pesce 180
XXIX Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo. Gran colazione di caffè-e-latte per festeggiare questo grande avvenimento 189
XXX Pinocchio, invece di diventare un ragazzo, parte di nascosto col suo amico Lucignolo per il «Paese dei balocchi» 204
XXXI Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con sua gran meraviglia, sente spuntarsi un bel paio d'orecchie asinine, e diventa un ciuchino, con la coda e tutto 212
XXXII A Pinocchio gli vengono gli orecchi di ciuco, e poi diventa un ciuchino vero e comincia a ragliare 226
XXXIII Diventato un ciuchino vero, è portato a vendere, e lo compra il Direttore di una compagnia di pagliacci, per insegnargli a ballare e saltare i cerchi: ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra un altro, per far con la sua pelle un tamburo 238
XXXIV Pinocchio, gettato in mare, è mangiato dai pesci, e ritorna ad essere un burattino come prima: ma mentre nuota per salvarsi, è ingoiato dal terribile Pesce-cane 252
XXXV Pinocchio ritrova in corpo al Pesce-cane.... chi ritrova? Leggete questo capitolo e lo saprete 264
XXXVI Finalmente Pinocchio cessa d'essere un burattino e diventa un ragazzo 276
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's Le avventure di Pinocchio, by Carlo Collodi