Part 2
Compunti i fratelli incontrandolo, guardavan con occhio di dubbio spiccare in quel luogo un sì fresco sorriso, qual fiore scarlatto nel mazzo bianchissimo; guardavan da tempo la sosta a la cella. Là dentro era il pozzo del dolce sorriso, non quello nel mezzo al cortile del chiostro. Da tanto fiorito sul labro del frate, s'andava ogni giorno facendo più fresco e più vivo: soverchio sorriso. Le brocche posavano un giorno a la soglia, la porta lasciava uno spiro di luce: fu visto, con occhio d'orrore, che il frate vi aveva nascosto un peccato! Quel fresco sorriso girava impudente per gli anditi sacri vestendo un peccato! La cella fu aperta, frugata, vuotata. Nascosto fra i libri, fra i libri dei Salmi, fu visto un fantoccio coperto di logori stracci, di stracci dai vivi colori, figura profana di femmina! Soltanto una bocca che aveva baciato il peccato poteva sorrider là dentro! Coperte le immagini sacre di tele violette, l'oggetto profano fu tolto e portato al giudizio dal frate Maggiore, dal Padre. «Sia aperto il convento, «si lasci passare ogni gente, «si chiamin lontani fratelli! «Nel mezzo al cortile del chiostro «sia fatto un gran fuoco, «il frate peccante «vi posi l'oggetto del grande peccato, «rimanga tre giorni «nel mezzo al cortile prostrato!» A l'alba del giorno fissato, in file infinite lasciarono i propri conventi fratelli e sorelle lontani: saliron silenti quel colle le file. Nazarene bianche, Nazarene nere, i Valpassiti, le Rocchettine, i Nazareni, i Domiziani, le Valeriane, le Suore Vesse. Lontani romiti salirono, e gente di popolo anche: infine beghine. Schierati d'intorno al cortile del chiostro, attesero in basso pregare i fratelli, pregare sommesso, spirare leggero d'un soffio di pace. All'ora fissata, in fila, per coppie, entraron con testa chinata i Bianchi del grande convento diretti a la grande fascina nel mezzo al cortile ammassata. Con testa reclina a la terra, con occhi socchiusi e languenti, in ultimo Puccio indietro di un passo. Il vecchio avanzava con muovere affranto; le braccia incrociate sul petto stringevan l'oggetto del grande peccato, gli stracci scarlatti spiccavan nel manto bianchissimo siccome una macchia di sangue, siccome una grande ferita dischiusa nel petto del frate. Le file dei Bianchi s'aprirono, ognuno nel grande cortile d'intorno prostrato, in ginocchio, pregando sommesso. Il fuoco fu acceso. Chinaronsi i Bianchi in due file formando un viale di marmi. Sol l'ultimo, Puccio, in piedi rimase. Cricchiaron le grosse fascine nel fondo del bianco viale, le fiamme s'alzarono presto. Cadente, tremante, ricurvo, il piccolo frate si mosse. Fra i Bianchi prostrati a la terra, giungendo sfinito a la fiamma, con mano stecchita, la bambola pose nel mezzo a l'ardente fascina; un ultimo sguardo le diede con occhio sbarrato, e cadde, siccome fardello di cenci, nel mezzo al cortile, vicino a la fiamma prostrato. S'alzarono in piedi i fratelli, rimasero infine che il fuoco fu spento. In file infinite silenti, con testa reclina a la terra tornarono ai propri conventi.
FRATE PUCCIO.
Con viso emaciato, la bocca serrata, con occhio languente, pel grande convento dei Bianchi il vecchio si mena stentando. Il piccolo frate ricurvo con braccio stecchito trascina le brocche. Nemmeno un istante si sosta, con muovere stanco, sfinito, trascina le brocche pesanti.
LA GAVOTTA DI KIRÒ
KIRÒ.
La sala già posa nel buio scurissimo, leggera vi serpe l'ondata di lievi respiri rattratti. Già zeppa di gente è la sala, di gente che attende impaziente. Nel mezzo s'innalza il ripalco, un raggio viola dall'alto leggero vi scende. S'attende con ansia silente Kirò, il musico grande. Stasera Egli suona una Danza. Ognuno il respiro rattiene, soltanto il silenzio s'aggira nel buio. D'un tratto, come ombra, dal raggio viola traspare Kirò, traspare salendo leggero al ripalco, snellissimo, stretto ne l'abito nero, s'innalza e nel mezzo si ferma. Lo sguardo a la luce rivolge facendo brillare i begli occhi di mare sul pallido volto; e intanto la nebbia leggera viola si mischia frugando nell'oro dei ricci capelli biondissimi. Con rapido gesto dell'arco incomincia.
LA GAVOTTA.
Cominciano intorno alitando leggeri dei piccoli passi, leggeri, lentissimi, picchiettano il grande silenzio. Passare pian piano s'avverte frusciare di sete, tintinno minuto di gemme pendenti. S'accresce s'accresce s'accresce. S'affollano i piccoli passi d'intorno, si mischiano lesti e cinguettano, un gemito fioco di piccolo topo ferito ne manda un velluto calpesto, s'avverte passare volante, attorcersi avvolgersi a spire di veli lunghissimi. Un'onda più lenta si posa, si segue un inchino profondo. La Danza s'accresce e s'appresta. Si fanno ai portoni scarlatti baleni di perle bianchissimi, vi giocano presto apparire e sparire, vi sostan taluni, vi restano a lungo. Un presto cadere di sguardi, un mesto incontrarsi, un lieve incrociarsi di dita, un lesto rattrarsi, un lampo leggero di riso risplende nel lento piegare di teste fluenti. S'accresce s'accresce s'accresce. Serpeggia più ratta del fulmine, fra tante bianchissime mani una stretta, s'incontran d'un tratto tanti occhi fulgenti, pungenti, s'abbassan socchiusi, scompaiono presto i baleni bianchissimi, le porte scarlatte si chiudono. D'un tratto uno strappo repente, terribile strappo! Di seta o damasco, di ricco broccato? Ne cade una goccia! Non veste strappata, non manto! A un guardo è avvenuto lo strappo? La goccia è vermiglia! Più lento, più lungo, più piano diviene il frammisto romore, più radi si mischiano i piccoli passi, più cheto il frusciare, frusciare silente, passare di veli che cadono a poco a la terra. Si perde, si perde confuso ne l'ombra il romore, la danza pian piano svanisce, si perde.
KIRÒ.
La Danza è finita. La folla le braccia protende lanciando dei gridi di gioia a Kirò. Immobile e muto nel mezzo al ripalco soltanto un istante egli attende, gli brillano intorno i begli occhi di mare. Ognuno le braccia protende lanciando dei gridi di gioia! Ei piano nel raggio viola dispare, dispare leggero snellissimo, il giovine bianco biondissimo, il musico grande: Kirò.
INDICE
Torre burla _Pag._ 7 Tempio serrato 11 Il passo de le Nazarene 17 Comare Coletta 21 A Palazzo Oro Ror 25 Vela lontana 29 Festa grigia 33 Palazzo Mirena 37 Il Principe Bianco 43 Rosario 49 Gioco proibito 73 Parco umido 77 La veglia de le Tristi 81 La storia di Frate Puccio 87 La Gavotta di Kirò 95
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NOTE DI TRASCRIZIONE:
- Ovvi errori di punteggiatura sono stati riparati;
- Pag. 54, la particella pronominale «ci» è stata elisa davanti alla voce del verbo essere (Cucù non c'è più!);
- Pag. 77, l'aggettivo femminile plurale «grige» viene conservato come nell'originale (grige fanghiglie grondanti);
- Pag. 97, nell'originale l'errore di stampa «s'accrese» è stato corretto (S'accresce s'accresce s'accresce);