La zampa del gatto Teatro in prosa vol. II

Part 3

Chapter 31,788 wordsPublic domain

E perchè no? La mia casa è diventata così indegna di voi? Solo perchè l'ho conceduta ai piaceri di quel gaudente, essa è così profanata da non poter udire dalla vostra bocca una parola di speranza? Ma non è venuta quella donna, ma Fabrizio è partito... e fosse anche venuta essa non è della vostra specie, voi, così nobile, così pura, essa... una femmina volgare, una cercatrice di avventure galanti... Che c'è di comune con voi? Il suo contatto non vi contamina, voi purificate il luogo dove entrate come profumo d'incenso. Oh Livia, questa è la casa mia, la confidente dei miei dolori e delle mie speranze. La sera, dopo che vi ho lasciata, quando entro in casa, ancora tutto pieno della vostra immagine, rimango qui solo per delle ore, ripensando i nostri colloquii, e chiudo gli occhi e vi rivedo e risento la vostra voce, e respiro la fragranza che reco con me negli abiti dal vostro salotto.

Oh! questa stanza vi conosce come una vecchia amica, sa il vostro nome, me l'ha inteso ripetere tante volte! Guardate, ho qui il vostro ritratto. L'ho rubato a mia sorella... (_apre il cassetto e ne toglie una fotografia_) E questi versi... leggeteli...

LIVIA

Ah sono vostri questi versi?

MARCELLO

E di chi potrebbero essere? Li ho scritti ieri sera. Ero uscito per venire da voi, ma giunto al vostro portone vidi la carrozza che vi aspettava. Allora mi ricordai che andavate al ballo, fui tentato di salire a darvi la buona sera, ma il pensiero di vedervi in una toeletta che detesto mi trattenne. Me ne tornai coll'anima piena di tristezza e ho buttato giù quelle otto povere righe. Li avete letti?

LIVIA

Sì.

MARCELLO

Or ora aspettandomi?

LIVIA

Sì.

MARCELLO

E non avete indovinato che parlavano di voi? Rispondete? Non potevate certo immaginarli ispirati da un'altra; mi conoscete oramai da tanto tempo e se anche nella mia selvatichezza rifuggo dal parlarvi di me, tuttavia dovevate sentirlo che per me non c'era al mondo altra donna, fuori di voi. Io stesso, io che vi supplico invano di una buona parola, non oso sperare di essere amato da voi, ma sono certo che non amate altri.

LIVIA

Lasciatemi andare. Verrete stassera da me?

MARCELLO

No, rimanete.

LIVIA

Non posso.

MARCELLO

Ma perchè, perchè?

LIVIA

Non chiedetelo, Marcello, ve ne scongiuro, vi aspetto stassera.

MARCELLO

Ciò non è naturale, il vostro aspetto... le vostre parole... avete l'aria di temere qualche...

LIVIA

Marcello... vi amo... Prima che tu giungessi, prima che tu parlassi; sapevo il tuo amore e te lo ricambiavo intero; il tuo silenzio era il tormento dei miei giorni, ogni sera ero tentata di vincere la tua timidità, di costringerti ad una confessione che leggevo nei tuoi occhi e che tu cieco dovevi leggere nei miei; sono stata corrucciata con te per la tortura che mi infliggevi. Perchè hai taciuto tanto? Ho creduto di smarrire la ragione! Ho cercato di punirti dimenticandoti, non ho potuto. Mi vuoi? Sono tua, ma non qui, ma non ora: questa casa mi brucia i piedi, lasciami andare, Marcello, lasciami andare; se rimango qui sento che la nostra felicità può essere distrutta in un momento e per sempre.

MARCELLO

Perchè guardi da quella porta? Di chi temi? Chi aspetti?

LIVIA

Oh sei crudele!

MARCELLO

Ebbene va. Non voglio cercare altro. Mi ami, mi basta, perchè me lo dicesti se non fosse vero? Hai ragione, non sarei più padrone di me. Vieni... io t'accompagno fino alla tua carrozza.

LIVIA

Ah!

MARCELLO

La tua carrozza... non l'ho veduta dabbasso. Perchè l'hai rimandata?

LIVIA

Non io.

MARCELLO

Non tu? E chi? Chi ha rimandato la tua carrozza?

LIVIA

Abbi pietà, Marcello... non so... lo vedi in che stato sono.

MARCELLO

Dammi la lettera.

LIVIA

Che lettera?

MARCELLO

La lettera di mia sorella... che sei venuta a portarmi... La lettera di mia sorella... Non sei tu qui per questo? Non l'hai? Non l'hai! Ma dunque...?

LIVIA

È vero.

MARCELLO

Tu sei l'amante di Fabrizio!

LIVIA

Ascoltami.

MARCELLO (_cadendo su di una poltrona_)

Oh!

LIVIA

Marcello, non precipitare il tuo giudizio, non farmi quell'offesa, ora che mi hai detto il tuo amore, ora che ti ho detto il mio.

MARCELLO

È giusto. Voi comprate con promesse d'amore il silenzio di chi scopre le vostre tresche.

LIVIA

Insultami, so quello che soffri, lo sento in me, ma è impossibile che non ci sia modo di persuaderti dell'immenso errore in cui sei caduto. L'atto di cui io stessa mi accuso, non è disonesto, esso ti appare tale per le vanterie di un vanitoso; fui imprudente, fui leggiera, ma ti giuro che nell'anima mia, ero ben lontana dal dare alla mia venuta il valore che gli ha attribuito il tuo amico.

MARCELLO

Perchè tremavate tanto, temendo che venissi a scoprire?...

LIVIA

Perchè fin dalle prime parole che mi hai detto, tu hai mostrato di giudicare la condotta di quella donna, che non conoscevi, in modo che mi fa rabbrividire, perchè ero venuta anch'io a conoscere l'inganno del barone, avevo scoperto che egli mi aveva invitata in una casa non sua, sapevo che nella sua cinica cecità egli mi aveva creduta una facile e sicura conquista, e la coscienza di ciò, mi umiliava tanto, e questa stanza mi ripeteva così brutalmente l'insulto delle sue intenzioni, e la tua presenza, e la possibilità di un tuo sospetto mi agghiacciavano tanto, che avevo paura e ardevo di fuggire, di levarmi dall'atroce supplizio che mi bai fatto indurare.

MARCELLO

Perchè sei venuta?

LIVIA

Ti dirò... ma credimi... ieri sera a quel ballo il barone...

MARCELLO

Sì, vi ha parlato di una raccolta di incisioni...

LIVIA

Lo sai?

MARCELLO

E sapete che mi disse Fabrizio, un'ora fa, in questo luogo stesso?--Quando una signora per bene va a trovare uno scapolo c'è sempre un oggetto d'arte che fa da Galeotto!

LIVIA

Oh!

MARCELLO

Fabrizio vi amava da cinque anni.

LIVIA

Mi amava... lui? Oh!

MARCELLO

Non discuto la natura del suo amore, era la buona, dacchè lo ha condotto a raggiungere la sua mira.

LIVIA

Che, tu credi?...

MARCELLO

Provatemi il contrario.

LIVIA

Non te lo posso provare. Non ho che la mia parola, ed i miei giuramenti. Il barone potrebbe venir qui e attestare sul suo onore che io l'ho mandato via; io potrei morire invocando i più tremendi scongiuri a testimonio della mia innocenza; tuttociò non proverebbe nulla se il tuo animo non si dispone ad accogliere questa fede. Marcello, tu hai veduto la mia vita da due anni, conosci tutte le mie azioni, sei venuto a casa mia, ad ogni ora del giorno, ci hai mai trovato nulla che potesse metterti in sospetto, non dico di un'infamia come questa di cui mi accusi, ma di una condotta leggiera, di nulla insomma che ti volessi nascondere. Avrei rubato la riputazione che ho di onesta donna? sarei diventata di un colpo quella miserabile che mi fai? Ti pare possibile? Pensa che per condannarmi devi annientare tutto il mio passato, devi tenermi per una tale simulatrice da far paura a immaginarla. Va, se fossi la donna che tu credi, non saremmo qui, tu ad accusarmi, io a difendermi; quelle che fanno il male, non si smarriscono per essere colte di sorpresa. E poi, perchè mi difenderei? Che potrei temere di te? Ti conosco troppo per sospettarti capace di tradire il secreto di una donna, anche di una donna perduta. Se mi torturo così a cercare argomenti, si è perchè ti amo e con questo amore nell'anima, l'avrei prostituito alle cupidigie di... Rifletti, Marcello, non è soltanto ingrato quello che tu pensi di me, è assurdo. Vieni qui, guardami, ti amo, accusami ancora.

MARCELLO

È vero. Tutto il mio essere si solleva contro quell'idea, essa mi ripugna come una colpa, ma non posso levarmela di mente e lo potessi ci ricadrei domani. Ti credo, ma non mi basta; tu non puoi darmi altre prove che i tuoi giuramenti, io non posso far tacere le atroci ironie del mio dubbio.

LIVIA

Addio.

MARCELLO

Livia... Livia... non partire... studiati ancora di convincermi. Se ci lasciamo così tutto è finito.

LIVIA

Ho detto quanto era umanamente possibile, altro non so. Sono spossata. Mi si è fiaccato persino il desiderio di persuaderti. Non provo più che un immenso bisogno di pace e di silenzio.

MARCELLO

Senti. Dimmi solo perchè hai accettato l'invito di Fabrizio; la curiosità di una collezione artistica non basta, basterebbe con un uomo della mia natura, ma di lui che ti corteggiava da tanto tempo, dovevi per forza diffidare. Ci deve essere una seconda ragione, sottile, intima.

LIVIA

È vero.

MARCELLO

Dimmela.

LIVIA

Non mi crederesti. Ti parrebbe una scusa speciosa, e sarei troppo umiliata della tua incredulità. Mi hai già accusata di vendere il mio amore in cambio del tuo silenzio. E poi, ho diritto di ribellarmi contro l'insulto che mi fai, ho diritto di opporre a tutte le apparenze che mi incolpano la mia semplice affermazione d'innocenza e di pretendere che questa prevalga. Se non ti basta non sei degno di me. Una carrozza. È Fabrizio.

MARCELLO

Che? ritorna! l'aspettavi? E io dovrò... Ah... (_s'avvia verso la porta di fondo_).

LIVIA

Marcello, non scordatevi di essere gentiluomo.

MARCELLO

È giusto. Vi lascio col vostro amante. (_via per la laterale_).

LIVIA

Marcello, v'impongo di rimanere.

MARCELLO

E sia. Ma vi avverto che non crederò ad una sola delle sue parole.

SCENA X.

CLEMENTE e detti.

(_Clemente entra e porge un biglietto a Livia_).

LIVIA

Che è ciò?

CLEMENTE

Da parte del mio padrone.

LIVIA (_a Marcello_)

A voi... Ignoro che vi sia scritto. Leggete.

MARCELLO

Oh!

LIVIA

Leggete. (_a Clemente_) Il vostro padrone è ripartito?

CLEMENTE

No, signora, è di sotto in carrozza che aspetta la risposta della signora.

LIVIA

Pregatelo di salire. (_Clemente via_).

MARCELLO (_dopo letto_)

Livia, Livia, perdonami, ti ho ingiustamente accusata.

LIVIA

Ah!

MARCELLO

Perdonami, Livia, ti amo come un pazzo, e ho sofferto mille morti.

LIVIA (_prende il biglietto, legge_)

«La pioggia reca consiglio. In carrozza ho avuto tempo di meditare intorno la mia stupida condotta e di persuadermi che sono un somaro. Non oso ripresentarmi a voi se prima non mi accordate il perdono e mi promettete di dimenticare. Vi scrivo queste cose colla matita su di un foglio del mio taccuino avvezzo pur troppo a biglietti di ben altro tenore. Ma dite all'uomo felice che amate, che faccia senno anche lui. Ditegli che la colpa è in gran parte sua. Chi ama una donna come voi siete, non la mette col suo pecorile silenzio sul punto di...»

MARCELLO

Basta. Ha ragione.

SCENA XI.

FABRIZIO e detti.

FABRIZIO

Vi ringrazio. (_vede Marcello_) Marcello, tu non avevi diritto di entrare qui dentro.

LIVIA

La sua presenza è giustificata.

FABRIZIO

Ah era lui? E io non l'ho capito! Era lui il...?--Accetto i vostri ringraziamenti.

MARCELLO

La tua leggerezza mi ha fatto ingrato verso...

FABRIZIO

Se lo dico. La colpa è mia. Contentati. Una zampa del gatto ci fu, solo che invece di quella è stata questa.

_Sic vos non vobis mellificatis apes._

(_Cala la tela_).