La zampa del gatto Teatro in prosa vol. II

Part 1

Chapter 13,710 wordsPublic domain

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TEATRO IN PROSA DI GIUSEPPE GIACOSA

VOL. II.

TEATRO IN PROSA DI GIUSEPPE GIACOSA

RESA A DISCREZIONE

Commedia in 4 atti

LA ZAMPA DEL GATTO

Commedia in un atto

TORINO F. CASANOVA, LIBRAIO-EDITORE 1888

_Per guarentire la_ proprietà artistica _e la proprietà_ letteraria, _l'Autore e l'Editore hanno depositato copie di questo libro alla R. Prefettura di Torino, e si sono uniformati a tutte le disposizioni della Legge vigente._

Torino--Tipografia VINCENZO BONA.

LA ZAMPA DEL GATTO

COMMEDIA IN UN ATTO

PERSONAGGI

MARCELLO

FABRIZIO

LIVIA

ANSELMO, vecchio domestico di Marcello

CLEMENTE, domestico di Fabrizio

_La scena in casa di Marcello._

ATTO UNICO

Stanza da studio, vecchi mobili, molti libri, quadri e stampe antiche--Aspetto elegante.

SCENA I.

MARCELLO poi ANSELMO.

Appena levato il sipario si ode di fuori una scampanellata.

MARCELLO (_che stava scrivendo si alza_)

Ah! finalmente! (_lunga pausa_) Che tempo ci mette! (_suona due volte il campanello. Anselmo entra_).

È la posta?

ANSELMO

No, signore. È venuto Clemente.

MARCELLO

A che ora arriva la posta?

ANSELMO

Verso le tre.

MARCELLO (_guarda l'orologio_)

È appena il tocco e mezzo. Va pure.

ANSELMO

C'è Clemente che dice...

MARCELLO

Chi è Clemente?

ANSELMO

Il domestico del barone Fabrizio.

MARCELLO

E che vuole?

ANSELMO

Ha detto di avvertirla che è venuto.

MARCELLO

Che è venuto chi?

ANSELMO

Che è venuto lui Clemente.

MARCELLO

A far che?

ANSELMO

Non lo so.

MARCELLO

Domandaglielo.

ANSELMO

Sissignore. (_via_)

MARCELLO

La mia lettera l'ha avuta ieri. Vediamo (_guarda un orario delle strade ferrate_)... ieri alle tre. Ha risposto subito di certo: impostando ieri sera, la risposta doveva arrivare stamane; mettiamo un corriere in ritardo... arriva oggi. (_Anselmo torna_) Che c'è?

ANSELMO

Ho domandato a Clemente.

MARCELLO

Ebbene?

ANSELMO

Non ha altro da dire. Il barone lo manda e deve consegnarsi arrivando.

MARCELLO

Fallo entrare.

SCENA II.

MARCELLO, ANSELMO, CLEMENTE.

ANSELMO (_dall'uscio_)

Clemente. (_Clemente entra_).

MARCELLO (_a Clemente_)

Che ordini vi ha dato il vostro padrone?

CLEMENTE

Mi ha ordinato di venir qui e di non muovermi fino a nuovo avviso.

MARCELLO

Qui?

CLEMENTE

Dal signor cavaliere di Lerici.

MARCELLO

Vi ha dato il mio recapito?

CLEMENTE

No, signore, non occorreva. Noi altri in diplomazia conosciamo sempre il recapito dei signori che hanno relazione coi nostri padroni.

MARCELLO

E non vi ha detto altro?

CLEMENTE

Altro. Il mio padrone però sembra persuaso che il Signor Cavaliere conosca la ragione della mia venuta.

MARCELLO

Ne so quanto voi, cioè niente affatto.

CLEMENTE

Con licenza del Signor Cavaliere io credo di saperne qualche cosa.

MARCELLO

Ebbene parlate.

CLEMENTE

In presenza di un domestico...

ANSELMO

Guarda!

MARCELLO

Siete molto circospetto!

CLEMENTE

Noi altri...

MARCELLO

... in diplomazia, ho capito, avete imparato a diffidare delle persone di servizio; e a quanto posso giudicare non avete torto. (_ad Anselmo_) Va di là.

ANSELMO

Sissignore. (_via_).

MARCELLO

Dunque?

CLEMENTE

Prometto che parlo per induzioni mie.

MARCELLO

Avanti.

CLEMENTE (_sottovoce_)

Si tratta di una donna.

MARCELLO

Di una donna! E come?

CLEMENTE

Le mie informazioni non vanno oltre.

MARCELLO

Sono poche. E da che argomentate che si tratti di una donna?

CLEMENTE

Da che il mio padrone mi ha dato del tu invece che del voi.

MARCELLO

Mio caro, l'abitudine diplomatica vi ha reso incomprensibile.

CLEMENTE

Il mio padrone mi chiama col voi per ordinarmi tutto ciò che riguarda le relazioni internazionali o l'esercizio delle mie funzioni, ma quando mi fa l'onore di iniziarmi ai suoi intimi piaceri, allora adopera il tu, come per fare appello al mio cuore, anzichè al sentimento del dovere.

MARCELLO

È sperabile che il vostro padrone verrà a chiarirmi la cosa; per ora andate di là in anticamera e intavolate il meno che potete di relazioni internazionali col mio domestico. (_campanello all'interno_) Ah!

CLEMENTE

Il Signor Cavaliere non può dubitare della mia discrezione.

SCENA III.

Detti, ANSELMO e FABRIZIO.

ANSELMO

Il barone di Turbia.

FABRIZIO

Addio, Marcello. (_a Clemente_) Ah sei qui? Bene prega questo bravo ragazzo (_indicando Anselmo_) che ti impratichisca un po' della casa.

ANSELMO

Impratichirlo...?

FABRIZIO

Andate, andate. È una cosa intesa...

ANSELMO (_verso Marcello_)

Ma...

MARCELLO

Dacchè te lo dice! (_via Anselmo e Clemente_).

SCENA IV.

MARCELLO, FABRIZIO.

FABRIZIO

La presenza del mio domestico ti ha messo al fatto di tutto.

MARCELLO

Il tuo domestico parla in un modo tanto...

FABRIZIO

Solenne, non è vero? Ti dirò, è un bravissimo ragazzo, ma va così orgoglioso di servire un diplomatico che si tiene per poco meno di un ministro.

MARCELLO

Ciò non mi spiega...

FABRIZIO

Ti spiego subito. È inteso per oggi.

MARCELLO (_non capisce_)

Per oggi?

FABRIZIO

Sì, dalle tre alle sei, sei e mezza, mettiamo alle sette; anzi, tu hai un pendolo qui?

MARCELLO

Eccolo.

FABRIZIO

Ebbene se non te ne fa nulla lo metto in ritardo (_eseguisce_), è un'idea che mi è venuta per strada; caso mai essa gettasse gli occhi sul quadrante, che non affrettasse la partenza col pretesto che è tardi. Tu vai al Club?

MARCELLO

Io no.

FABRIZIO

Passeggi, fai delle visite?

MARCELLO

No.

FABRIZIO

Bene, farai quel che ti piace, questo non mi riguarda. Ora do un'occhiata in giro per orientarmi. Dove hai messo i fiori?

MARCELLO

Che fiori?

FABRIZIO

Non li hanno portati?

MARCELLO

Senti. È uno scherzo o una scommessa che hai fatto di venir qui a prenderti gioco di me?

FABRIZIO

Io no.

MARCELLO

Allora impazzisci.

FABRIZIO

Non credo.

MARCELLO

O impazzisco io, perchè non intendo nulla nè di quello che dici, nè della venuta del tuo domestico, nè della tua, nè de' tuoi modi, ed è un'ora che mi tieni sulla gruccia.

FABRIZIO

Se ti ho detto che è fissato per oggi!

MARCELLO (_impazientito_)

Che cosa?

FABRIZIO

Il giorno che mi fai padrone posticcio della tua casa, e tu sgomberi come hai promesso.

MARCELLO

Io ho promesso!?

FABRIZIO

Ieri l'altro.

MARCELLO

Ho promesso!?

FABRIZIO

Oh bada, non fai più in tempo a disdirti. C'è di mezzo una terza persona, una donna, la quale sarà qui alle tre e non deve trovarci nè te nè il tuo domestico.

MARCELLO

Una donna in casa mia!

FABRIZIO

Non sarà la prima.

MARCELLO

Sarebbe la prima di certo se ci venisse, ma non ce la voglio a nessun costo. Ora mi rammento il tuo discorso dell'altro ieri; mi hai detto che poteva nascere occasione ti occorresse il mio quartiere, e io ti ho risposto un: no, grosso tanto.

FABRIZIO

In principio, ma poi...

MARCELLO

Ma poi seccato, scusa, dai tuoi discorsi che non finivano più e dovendo uscire, ho conchiuso con un: basta vedremo. Parole testuali.

FABRIZIO

Ebbene è bell'e visto.

MARCELLO

Ah no, mio caro. Io ho sempre rispettato la mia casa, come il mio luogo di studio, di raccoglimento, e non c'è treccia nè finta nè vera di cocotte che possa vantarsi di averla appestata di muschio.

FABRIZIO

Prima di tutto il muschio non usa più, in secondo luogo le cocotte non si profumano le treccie, ma la biancheria, e finalmente quella che aspetto non è una cocotte.

MARCELLO

Sì, conosco le tue duchesse!

FABRIZIO

Non tutte le donne possono essere nell'almanacco di Gotha, ma se sei disposto a fare un'eccezione per le duchesse...

MARCELLO

Pare impossibile che alla tua età...!

FABRIZIO

All'età mia, bisogna affrettarsi a godere. D'altronde la mia età par grave a te che sai i miei anni, ma per le donne sono un giovinetto. Porto la barba intera perchè le si possano attribuire e sembrare apparenti i guasti reali che devo alla imminente quarantina. E sai tu quanto mi costi questa barba che vedi? Il mio ministro, che è un pedante, non mi vuol proporre a segretario d'ambasciata perchè pretende che un diplomatico non deve portar peli sul viso. Vedi bene che se le donne fanno qualche cosa per me, non è senza grave mio sacrificio. E difatti, il giorno che una donna mi farà accorgere dell'età mia, non me lo dovrà dire una seconda volta; uscendo da lei andrò diritto dal barbiere; mi vedrai raso come una zucca; lascierò le bugie d'amore per quelle della politica e le ambascie per le ambasciate. Ridi? Sei vinto.

MARCELLO

No no, non posso, ho da fare.

FABRIZIO

Sì dei versi.

MARCELLO

Che ne sai tu?

FABRIZIO

Li ho visti l'altro giorno sul tuo scrittoio e ne ho anche letti, discorrendo. Aspetta, mi ricordavo il primo... come dice?...

MARCELLO

Non sei discretissimo.

FABRIZIO

Oh dei versi non sono una lettera; nessuno mette i suoi secreti in rima. Erano versi d'amore; bella cosa! ne ho ordinati tanti a pagamento quando credevo che le donne si conquistassero con un sonetto.

MARCELLO

Insomma sono fermamente deciso a non uscir di casa.

FABRIZIO

E allora come faccio io?

MARCELLO

Aggiustati.

FABRIZIO

Non posso condurla ad un albergo! Una donna per bene!

MARCELLO

Se accetta di venirti a trovare...

FABRIZIO

In casa mia.

MARCELLO

Ah le hai detto...?

FABRIZIO

Che questa casa mi appartiene naturalmente.

MARCELLO

E tu ne sballi di queste?

FABRIZIO

Colle donne soltanto. La bugia è il pane quotidiano dell'amore.

MARCELLO

E se scoprisse?

FABRIZIO

Prima di venire è difficile che parli di me con nessuno, dopo non me ne importa.

MARCELLO

Ma perchè avendo in città tanti amici gaudenti come te e padroni di case più acconcie che non la mia a questa sorta d'improvvisate, vieni precisamente a cercar me che un'avventura simile imbarazza e disgusta in modo che non puoi concepire?

FABRIZIO

Perchè quelli vivono in piazza e tu in un romitorio, perchè il più discreto di quelli strombazzerebbe ai quattro venti la cosa, mentre tu che ne arrossisci, la terrai celata come una vergogna, perchè la loro casa spande un tanfo di vizio che metterebbe sull'avviso la persona che aspetto e la armerebbe alla difesa, mentre la tua così seria ed austera le inspirerà confidenza, e perchè finalmente il loro recapito è troppo noto e non potrei darlo per mio, mentre di te scommetto che nemmeno la donna che ami sa dove stai di casa.

MARCELLO

Infatti!

FABRIZIO

Ah c'è dunque una donna che tu ami?

MARCELLO

Perchè no?

FABRIZIO

Una vera donna, viva, in carne ed ossa?

MARCELLO

Perchè no?

FABRIZIO

Stranissimo. E di che parlate insieme?

MARCELLO

Di tutto.

FABRIZIO

Fuorchè d'amore, ci scommetto.

MARCELLO

Pur troppo!

FABRIZIO

L'avrei giurato. E il divertimento dura...?

MARCELLO

Perchè mi interroghi?

FABRIZIO

Per sapere. Tu sei un fenomeno; non raro ma sempre curioso. D'altronde cogli uomini sono galantuomo e chissà che non ti possa dare un buon consiglio. Dunque il divertimento dura?

MARCELLO

Da due anni.

FABRIZIO

È giovane? È bella?

MARCELLO

L'amo.

FABRIZIO

Hai ragione; questo dice tutto. È mondana?

MARCELLO

È elegante.

FABRIZIO

Ha marito?

MARCELLO

È vedova.

FABRIZIO

E ti ama?

MARCELLO

Non lo so.

FABRIZIO

Le vai per casa?

MARCELLO

Quando sono sicuro di non trovar gente.

FABRIZIO

Come fai a saperlo?

MARCELLO

Me lo dice.

FABRIZIO

Ah dunque le piace stare con te?

MARCELLO

Lo credo, mi stima assai.

FABRIZIO

Le parli di poesia, di filosofia, dei tuoi studi, dei tuoi libri, delle tue raccolte artistiche...

MARCELLO

No. Evito di parlare di me per paura di tradirmi.

FABRIZIO

Sarebbe un onesto tradimento che volterebbe in meglio le cose.

MARCELLO

Credo di aver trovato la via di uscirne.

FABRIZIO

La più corta sarebbe quella di parlarle.

MARCELLO

È la vostra sete di facili piaceri che ci fa timidi; se non ne aveste profanato il linguaggio, noi oseremmo parlare di quell'amore che voi avete fatto parere sempre bugiardo.

FABRIZIO

È la vostra timidità che rende così facili i nostri piaceri. In amore, chi si rimane alla poesia fa la zampa del gatto che cava per altri le castagne dal fuoco. Voialtri taciturni riuscite tanto più facilmente a sconvolgere l'animo delle donne quanto meno incutete loro paura. Ma quel veleno che andate loro inoculando nel sangue, non vi reca già la vostra immagine, non si chiama già l'amore di voi, si chiama l'amore semplicemente; un'essenza che sta da sè, che rende il cuore ed i sensi combustibili in sommo grado. Nella mia lunga carriera amatoria ho sperimentato per vero questo che a molti parrebbe un paradosso: che cioè il momento più proficuo per conquistare una donna è quando questa sta per innamorarsi di un altro. Coi vostri silenzi, cogli guardi, colla discretezza stimolante, colle ruvidezze rilevatrici, coll'ardore che irradiate intorno, voi portate il delizioso frutto d'amore a un tale grado di maturità che un soffio di vento lo spiccherebbe dal ramo, e non avete il coraggio di dare la scossa al tronco. Allora capita un goloso come me, vede il frutto proibito sospeso a un filo, dà una scrollatina alla pianta e para la mano. _Sic vos non vobis nidificatis aves._

MARCELLO

E la conclusione?

FABRIZIO

La conclusione è questa: che prima ti ho fatto ridere, poi ti ho fatto dire il tuo secreto, e poi ti ho fatto un discorso, e che tutto ciò merita in ricambio il favore che ti richiedo.

MARCELLO

Guarda, fra l'altre cose aspetto una lettera importantissima, la quale può decidere della mia sorte.

FABRIZIO

Ah briccone! Le hai scritto?

MARCELLO

No. Una lettera di mia sorella.

FABRIZIO

E deve arrivare?

MARCELLO

Verso le tre.

FABRIZIO

Ebbene se arriva prima, tu sei qui a riceverla, se dopo, apposti il tuo domestico in istrada e te la fai portare al Club. È inteso? Fammi questo piacere.

MARCELLO

Vada! Ma potevi almeno avvertirmi stamattina.

FABRIZIO

Sono venuto, e non c'era nessuno e la cosa s'è combinata ieri sera. È una donna che amo da cinque anni di un amore intermittente; l'incontro ogni estate alla stagione de' bagni, ma sai, gli amori ai bagni sono tele di ragni, un soffio li sfonda. Quest'anno ho preso la mia licenza in primavera apposta per coglierla qui. Dopo poche visite, mi accorgo che ha cambiato natura; gli altri anni amava ridere e scherzare, quest'anno la trovo lunatica, distratta, nervosa in una parola. Ne trassi buon augurio e fu allora che ti ho fatto quella domanda in aria, più per premunirmi che altro.

MARCELLO

E che bisogno hai di vederla in casa mia, dacchè puoi andare da lei?

FABRIZIO

Ho bisogno di far presto, che non mi scada la licenza. Venendo qui essa fa un primo passo che tira seco il secondo; rimanendo a casa, non c'è ragione che mi sia più benigna oggi di ieri.

MARCELLO

Ho capito.

FABRIZIO

Ieri sera la trovo ad un ballo. In un crocchio di signore, dov'era anche lei, cade il discorso sulle collezioni artistiche di quadri e d'incisioni, ed essa se ne mostra amantissima. Allora rammentandomi di certe stampe che mi avevi fatto comprare a Berlino per la tua raccolta, appena solo con lei mi do per raccoglitore, un raccoglitore misterioso e geloso, locchè serviva a giustificare il mio prudente riserbo. Sono persuaso che essa non se ne intende meglio di me, ma me ne intendo così poco che meno ne discorro più ci guadagno. Le dissi che possedevo tesori, che venisse a vederli. Essa accetta senza esitare. Le do il tuo recapito e si rimane che sarebbe venuta oggi alle tre.

MARCELLO

E tu ami una donna capace di accettare così su due piedi un appuntamento...?

FABRIZIO

Eh! se non l'accettasse, non varrebbe la pena di amarla.

MARCELLO

E le mie incisioni hanno l'insigne onore di procacciarti...

FABRIZIO

Già. Quando una signora per bene va a trovare uno scapolo, c'è sempre un oggetto d'arte che fa da Galeotto.

ANSELMO (_entrando_)

La posta. (_consegna e via_).

MARCELLO

Ah finalmente! Permetti? (_legge_).

FABRIZIO

Fa, fa. Dove tieni quelle famose incisioni?

MARCELLO

In quelle due cartelle.

FABRIZIO

Bene, leggi pure, ho tempo di dare una capata dalla fioraia a sollecitare quei fiori; perchè è inteso, eh? Alle tre te ne vai.

MARCELLO

Sì.

FABRIZIO

Che paura m'hai fatto! Figurati se avessi dovuto dare un contrordine.

MARCELLO

Lasciami leggere.

FABRIZIO

Vado subito. Ah! naturalmente il tuo domestico esce con te.

MARCELLO

S'intende.

FABRIZIO

Mi toccherebbe metterlo a parte del secreto e non conviene.

MARCELLO

S'intende.

FABRIZIO

Ah! un'altra cosa. C'è stato un imperatore romano incisore?

MARCELLO

Uh che dici?

FABRIZIO

C'è stato un incisore chiamato col nome di un imperatore romano? Un incisore famoso?

MARCELLO

No.

FABRIZIO

Eppure mi ha chiesto se avevo dei... dei... Caracalla... no. Dei... dei... già lo faceva per mostrarsi dotta... dei Silla... c'è un Silla incisore?

MARCELLO

No. E poi Silla non era imperatore.

FABRIZIO

Questo non monta. I romani antichi erano tutti dal più al meno imperatori.

MARCELLO

Tu vuoi dire Marc'Antonio.

FABRIZIO

Bravo! Vedi. Marc'Antonio, Silla, Pompeo, siamo lì già. E tu ne hai di codesti Marc'Antonio?

MARCELLO

Sicuro e di stupendi.

FABRIZIO

Io non ho detto nè sì, nè no. Stanno là in cartella?

MARCELLO

Sicuro.

FABRIZIO

E questo Marc'Antonio era...

MARCELLO

Marc'Antonio Raimondi contemporaneo di Raffaello, il quale...

FABRIZIO

Ne so abbastanza. Addio. Vado e torno.

MARCELLO

Non mi troverai più.

FABRIZIO

Lo spero bene. Bada che uscendo avverto il tuo domestico perchè sviti dall'uscio la lastra col tuo nome.

MARCELLO

Non c'è.

FABRIZIO

Meglio. Addio San Luigi.

MARCELLO

Addio Don Giovanni. (_via Fabrizio dal mezzo_).

SCENA V.

MARCELLO, poi ANSELMO, poi CLEMENTE.

MARCELLO

Seccatore, va. Vediamo. (_legge_) Caro fratello. Ma grullo che sei, perchè, scriverle a me le tue lettere d'amore? Che me ne faccio io? Dacchè mi richiedi del mio avviso ti dirò che sono persuasa che essa ti ama e ne ho anzi mille prove... (_smette di leggere_) Oh cara sorella! (_bacia la lettera, poi ripiglia_) che essa ti ama, e ne ho anzi mille prove e che non dimanda di meglio che di vederti uscire dal tuo incomprensibile silenzio. Quanto alla mia venuta, essa è in questo momento assolutamente impossibile... (_smette di leggere_) Oh! (_ripiglia_) la bambina convalescente non mi lascia partire... (_parlando_) dacchè è convalescente! (_legge_) d'altronde nei termini in cui siete, il tuo amore essa lo deve conoscere da te e non da altri. Ho pensato un momento a mandarle la tua lettera... (_parlando_) che idea! (_legge_) a mandarle la tua lettera, ma ciò non farebbe che metterla in imbarazzo, poichè essa non te ne potrebbe tener parola se tu prima non intavoli il discorso, e ti conosco troppo per sperare da te un simile ardimento. (_parlando_) Ha ragione (_legge_) Mio marito, non puoi figurarti quanto egli ride di te... (_parlando_) lo sciocco! (_leggendo_) mi propose allora di mandare a lei la tua lettera chiusa, avvertendola che tu saresti andato a leggergliela; ma ciò non servirebbe che a farti sospendere la tua visita. Però siccome in fondo l'idea era buona, abbiamo insieme deliberato di mandare a lei, chiusa in una busta e col recapito, la lettera incendiaria che tu mi scrivesti, pregandola, poichè tu sei tale uomo da poter ricevere in casa tua una signora per bene, senza pericolo di sorta per la sua riputazione, pregandola di recarla in persona da te, perchè tu glie ne dia lettura... (_parlando_) Oh! (_legge_) e così abbiamo fatto. Aspettala dunque quandochessia poichè questa lettera diretta a te e quella diretta a lei partono insieme collo stesso corriere. (_parlando_) Oh mio Dio! E ora se viene qui... e ci trova quegli altri! (_guarda il pendolo_) Non sono ancora le due. (_suona il campanello_) Fabrizio pensi lui ad accomodare... ha un'ora di tempo. (_Anselmo entra_)

Il barone Fabrizio è uscito?

ANSELMO

Sissignore.

MARCELLO

C'è di là il domestico?

ANSELMO

Sissignore.

MARCELLO

Gli dirai che corra subito a raggiungere il suo padrone, dev'essere andato dalla fioraia... egli saprà bene da quale fioraia, e che lo rimeni qui sul momento.

ANSELMO

Il barone ha detto che alle tre in punto sarebbe tornato.

MARCELLO

Non ho tempo d'aspettare le tre io.

ANSELMO

Mancano cinque minuti.

MARCELLO

Alle due.

ANSELMO

Domando scusa...

MARCELLO

E guarda là... (_sovvenendosi_) Oh! l'ha ritardato quell'altro. (_guarda l'orologio_) Hai ragione (_fra sè_) come si fa? A momenti quella donna è qui. Io la rimando. Impossibile... Ho promesso d'altronde... aspettarla... vederla... scoprir così il suo segreto... no... no. Andrò io ad impedire la venuta... di... già, non uscirà mica di casa appena ricevuta la lettera. Chissà se a quest'ora l'ha già ricevuta... è appena arrivata la mia... Vado, e se la trovo... ebbene, rompo il ghiaccio e la facciamo finita. (_ad Anselmo_) Il cappello. (_Anselmo via_) Chiudiamo queste carte sparse.

ANSELMO (_tornando col cappello_)

Eccolo.

MARCELLO

Ora tu esci subito e sei in libertà fino alle otto di stassera.

ANSELMO

Sissignore.

MARCELLO

E non rientri prima di quell'ora sotto nessun pretesto.

ANSELMO

Nossignore. Ma Clemente che è di là?

MARCELLO

Clemente rimane.

ANSELMO

Il signor Cavaliere è scontento dei miei servigi?

MARCELLO

No. Perchè?

ANSELMO

Perchè prende in prova un altro domestico.

MARCELLO

Non prendo nessun altro domestico, prova ne sia che starò io pure fuori di casa tutto il tempo che starai tu.

ANSELMO

E Clemente rimarrà qui solo?

MARCELLO

Solo o accompagnato non ti riguarda.

ANSELMO

Chiudo tutto?

MARCELLO

Al contrario lasci tutto aperto. Va che ho fretta di ordinare... (_Clemente entra correndo_).

Che c'è?

CLEMENTE

S'è fermata una carrozza di sotto e ne è scesa una signora.

MARCELLO (_ad Anselmo_)

Usciremo per la scaletta di servizio e per la porticina del giardino. (_scampanellata_) E quell'animale che non arriva! (_a Clemente_) Voi badate che quella signora domanderà del vostro padrone, ditele che sarà qui a momenti e fatela passare. Presto (_via Clemente dal fondo e Marcello ed Anselmo per la laterale_).

SCENA VI.

LIVIA, CLEMENTE.

CLEMENTE

Non può tardare più di due minuti, ha detto che alle tre in punto sarebbe tornato.

LIVIA

Va bene.

CLEMENTE

La signora comanda nulla?

LIVIA

Nulla. Il mio domestico è in anticamera?

CLEMENTE

Sissignora.

LIVIA

Andate pure. (_via Clemente_) È poco galante il barone! Com'è bello qui! Quieto, ordinato, dei libri che hanno l'aria di esser letti... pochi ninnoli... nessuna mostra di fotografie... bellissimo. Chi mai avrebbe immaginato così armonica la casa di quello sventato! La sua casa è migliore di lui. (_apre la persiana della finestra_) E il giardino! Com'è bello fiorito!--Non viene. Se me ne andassi? (_pausa_) Mi pare che passerei volentieri delle ore qui... sola... a leggere... a suonare (_siede allo scrittoio_). Curioso effetto che fa una stanza dove s'entra per la prima volta! Quante cose racconta del suo padrone! Quante abitudini palesa, quanti difetti tradisce con gran studio celati, quante qualità ignorate rivela subitamente. Qui difetti non ne appare. Tutto vi ha l'aria di dover servire senza sfoggio. Se non conoscessi il barone e me lo dovessi immaginare dalla vista di questa stanza, vediamo un po' come lo immaginerei? Precisamente l'opposto di quello che conosco. Fidatevi delle apparenze! o piuttosto fidatevi di questa sorta di induzioni! Quale sarà la sua vera natura? Quella che egli mostra di fuori o quella che appare qui? Sono più sincere le cose che gli uomini. (_prende un libro_) L'intermezzo di Heine... in tedesco...! e annotato in margine... di suo pugno. Sa il tedesco! (_prende delle carte_) Dei versi? O curiosa! Con una data: cinque Aprile, di ieri dunque. Vediamo (_legge_)

Io non la vidi e vommene Dolente; oggi lo sento Mi armava amor d'insolito Disperato ardimento, Oggi era certo l'impeto Della facondia mia, Sarò doman l'estraneo Che passa per la via.

Che tristezza in questi ultimi versi:

Sarò doman l'estraneo Che passa per la via.