Chapter 2
Egli era stato fino a quel giorno un ragazzo ingenuo con grandi ambizioni. Celso Ornavati, tirando a indovinare, non aveva sbagliato di molto; pure Vittorina sua moglie non era andata molto lontano dal vero: una donna era nella vita di Folco Filippeschi: Gioconda; ed egli sperava di poter essere, non troppo tardi, uno scrittore celebre.
Staccatosi da Perugia per recarsi a compire certe ricerche letterarie alla Biblioteca Nazionale di Parigi, e fermatosi qualche tempo a Milano, aveva conosciuto la famiglia Dobelli, al caffè dove si recava di solito dopo pranzo, e grazie a Dick, il piccolo spinone di Piero Dobelli, padre di Gioconda. Piero Dobelli, ruvido e sospettoso verso tutti i giovani che ronzavano intorno alla figlia, visto e apprezzato col suo infallibile colpo d'occhio il conte Folco Filippeschi, aveva lasciato che Dick si recasse tutte le sere a chiedergli un dado di zucchero e a fargli festa.
Gioconda contava diciotto anni; semplice nel vestire come voleva la sua condizione, non era priva nè di gusto nè di grazia. E spiccava tra mille ragazze per il carnato così bruno che pareva di chiaro bronzo, e per gli occhi i quali avevano nel fondo qualche cosa come una gradazione leggera e tenera di quel colore, e le pagliuzze e i punti d'oro dall'avventurina li facevano brillanti; i capelli tra il bruno e il biondo, a ciocche striate; una flessuosità morbida, molle, che poteva un giorno diventar voluttuosa, era in tutte le sue movenze.
Folco Filippeschi teneva, dalla prima sera che l'aveva vista, gli sguardi su di lei; ma ella parlava poco, non rideva mai, sembrava lontana dal sospettar l'attenzione destata nell'animo del giovine, così com'era indifferente al muto omaggio che le tributavano gli altri, passando e ripassando presso il tavolino innanzi al quale sedeva colla famiglia.
Al padre di lei, Folco ebbe a confidare una sera, parlando di studi e di libri, ch'egli aveva seco certi manoscritti concernenti un poeta, francese, del decimoquinto secolo, e che desiderava farli copiare.... Ma perchè non ci si sarebbe provata Gioconda?... L'osservazione veniva dalla madre, la signora Delfina.... La fanciulla conosceva bene la dattilografia, aveva una certa coltura per la quale il poeta francese del decimo quinto secolo non l'avrebbe forse impacciata.... L'osservazione veniva dal padre, il signor Piero.... Folco non avrebbe mai osato; la signorina poteva annoiarsi; il francese del millequattrocento è un po' ostico.... Ma no, ma no, si poteva provare....
Così Folco entrò in casa Dobelli e prese a poco a poco dimestichezza con la fanciulla; fu tralasciata l'abitudine serale del caffè; i due giovani sedettero alla stessa tavola, gomito a gomito, l'uno dettando, l'altra scrivendo rapidamente a macchina, poi rileggendo e correggendo i manoscritti....
Ella era tutta lieta, instancabile: ci si divertiva.... Che cosa significa «esme» e «fetart» e «changon» e «hucque»?... Ascoltava la traduzione, sorrideva mostrando i piccoli denti, che Folco ammirava bianchissimi tra le labbra porporine.... La mamma sul tardi appariva,--il padre non s'allontanava quasi mai dal poco illuminato salotto,--recando due tazze di tè, preparato con le sue mani, anche perchè la domestica se ne andava subito dopo pranzo.... E i due ragazzi sospendevano il lavoro e prendevano il tè, a centellini, guardandosi.
Folco sentiva sorgere dal cavo delle mani, dall'onda dei capelli semplicemente divisi nel mezzo con una nitida scriminatura, dalle pieghe dell'abito, da tutta la persona di Gioconda, un profumo discreto, e pur penetrante, che mai non aveva prima avvertito.... Si perdeva a fissarla, riprendendo il lavoro di soprassalto, quando la fanciulla ve lo richiamava.
Una sera, leggendo la _Ballade des menus propos_, la fanciulla disse con piacere: «Com'è moderno questo poeta del quattrocento!» Folco ne fu tutto commosso e felice. Giudicò straordinaria l'intelligenza di lei: sentiva dunque le bellezze dell'antica lirica, la nostalgia delle belle cose lontane? Nessuna donna poteva arrivare a tanta percezione senza avere un'anima letteraria.... E si sarebbe chinato a baciarle la mano, la mano agile e povera che non aveva anelli, se in un canto non fossero stati il padre Piero e la madre Delfina a giuocar con un bisunto mazzo di carte, ridacchiando d'ora in ora.
Folco si aperse con Gioconda: Francesco Villon era pel momento il suo poeta prediletto, e intorno alla vita e alle opere, ma sopratutto intorno alla fine di lui, voleva ricercar nuovi documenti: per ciò doveva andare a Parigi.... Perchè di Francesco Villon nulla si sapeva con certezza; nemmeno il vero nome: quel poco che si sapeva era terribile.... Sì, terribile! E Folco atteggiava il volto a una smorfia, come si fa coi bambini per impaurirli, vedendo che la fanciulla aveva spalancato gli occhi e inarcato le sopracciglia.... Che sopracciglia delicate! due archi d'un finissimo pennello....
Si sapeva ch'egli aveva ucciso, rubato, era stato capo d'una banda di malfattori; aveva commesso altre cose disoneste, onde l'avevan condannato al capestro; ma salvatosi per prodigio, grazie ad alte protezioni, era partito, scomparso per sempre e la leggenda aveva creato per gli ultimi suoi giorni le ultime sue gesta, di cui la storia dubitava.
Ladro e assassino?... Gioconda allontanò un poco le cartelle dattilografate.... Quant'era carina in quell'atto, come avesse temuto che la parola del malvivente la contaminasse!... Ma no, il poeta era altro che l'uomo; e quel contrasto fra l'anima e la vita, fra il sentimento e l'azione, non faceva più ambigua, più ermetica, più degna di studio la figura del grande primo lirico di Francia?
Come mai in quel guasto cuore di ribaldo germinavano i versi del _Rondeau_: «Deux étions et n'avions qu'un coeur»?
Folco guardò dentro gli occhi la fanciulla, che sembrò smarrita, fuor del mondo, sorpresa. Ella si levò per affacciarsi alla finestra a respirare. Nel triste salotto, sotto la luce d'una lampada a petrolio poco pulita s'erano stese le ali gigantesche della lirica che traversa i secoli, e fatto schermo della mano al volto, Folco Filippeschi si vide illuminato da un raggio di sole.
Ma la signora Delfina, con cautela e trepidanza, dovette far capire poche sere di poi al conte Folco Filippeschi che sarebbe stato opportuno per tutti diradare un poco le visite. Un tal Carlo Albèri, che possedeva, giù a sinistra, voltato il canto della strada, quel bel negozio di pelliccerie, ed era giovane per bene, aveva chiesto di frequentare la famiglia, col proposito di domandar poi la mano di Gioconda. Il padre, uomo prudente, non aveva risposto nè sì nè no; ma per giudicare se i due giovani, Gioconda e Carlo, potevano accordarsi, conveniva ammettere quest'ultimo in casa, vedere come si comportava, come Gioconda lo accoglieva.... E il conte--finì la signora Delfina con un sospiro--si sarebbe trovato forse a disagio....
Folco ebbe un istante le vertigini.
Gioconda moglie di un pellicciaio; la compagna dei suoi studii prediletti, il tesoro inestimabile inviatogli dalla sorte, la purissima, bellissima fanciulla.... con quella squisita anima letteraria che comprendeva Francesco Villon: «Prince, je connais tout en somme.--Je connais tout, hors que moi-même....»!
Folco ne rimase esterrefatto.
Aveva dimenticato il carattere particolare della sua famiglia. Un padre e una madre che credevano all'origine divina della nobiltà e de' suoi privilegi, e custodivano severamente le tradizioni della casata; una sorella, che nè credeva, nè dubitava, perchè allevata lungi dal moderno sudiciume democratico, viveva, pensava, sentiva secondo il modello rigido e perfetto impostole da sua madre; e a diciassette anni era andata sposa a un uomo di trentotto, il solo che soddisfacendo alle esigenze morali e sociali del padre, vantasse nome e censo adeguati alla nascita della giovinetta.
Interrogato a proposito di Gioconda, il padre non avrebbe ordinato a Folco che questo: dimenticarla. Non era lecito, se pure fosse stato possibile, farsene un'amante; sposarla, darle il nome dei Filippeschi, equivaleva a commettere un vero crimine.... D'altra parte non aveva, quella.... come si chiamava?... quella Gioconda, come tutte le buone ragazze, un bravo fidanzato, conveniente alla sua piccola sorte, nella persona di quel.... di quel negoziantucolo.... di quel Pianteri, Albèri; Albèri Carlo?... O perchè Folco voleva portargliela via?... Perchè era bella?... Ah, là, là, il mondo è così grande, e a ventidue anni non ci si ferma alla prima osteria!... Folco doveva ancora apprendere la vita invece che rompersi il collo con una ragazza del popolo, dirò meglio della plebe.... La quale ragazza pretendeva dunque entrare nella famiglia, essere accolta come figlia dal conte e dalla contessa, dar del tu a Giselda, la sorella di Folco, e a Corradino Àutari marchese di San Fiorano, suo cognato?
Ah, là, là, Folco scherzava!
Ben certo che non metteva conto nemmeno di parlarne in casa, Folco si sentì morire: ma nonostante l'avviso della signora Delfina, seguitò ad andar tutte le sere dai Dobelli, senza mai incontrar quel Carlo Albèri; e si bruciò al fuoco degli occhi dalle pagliuzze d'oro, nei quali scorgeva una disperata malinconia, una silenziosa rinunzia, qualche cosa tragica venuta certo dall'orrore di quel prossimo fidanzamento.
Andò anche, un giorno, a spiar dalla vetrina dentro la bottega del pellicciaio, giù a sinistra, voltato il canto della via. E scorse il giovane per bene; ma che giovane!... Era uno di quei pupazzi che si vedono nei figurini di mode; roseo in volto, con un sorriso insipido venuto dall'abitudine di servire; i capelli abbondantemente impomatati eran lucidi e grassi; due baffi arricciati col ferro caldo gli ornavano il labbro superiore. Teneva con la sinistra alta una stola di martora, che con la destra accarezzava lievemente, soffiandovi dentro e fiutando.
Folco si perdette a fissarlo, impietrito da un rabbioso disgusto. Quell'uomo voleva possedere per sempre e dominare Gioconda?... bevere ingordamente la giovinezza venusta di lei?...
Si muoveva, usciva da dietro il banco per aprire una scansia. Dietro il banco doveva esservi un rialzo di legno, perchè nel mezzo del negozio Carlo Albèri si presentava improvvisamente piccolo, mingherlino, le spalle strette, i calzoni troppo ampi per le gambe secche. Egli dovette sentire l'occhiata intensamente cruda di Folco: si volse quasi infastidito, fissando il giovane con faccia di maraviglia; poi tornò alle pelliccie e alle stole, e riprese a curarle, soffiandovi dentro. Folco si allontanò.
Oltre tutto, poi, quanto poteva guadagnare quell'Albèri Carlo con la botteguccia di pelli da gatto? D'estate le pelliccie non si vendono.... E come, con quali cure, avrebbe egli espresso la sua efficace protezione, in quale ambiente avrebbe fatto vivere la fanciulla, degna veramente per la inquietante bellezza del nome di Gioconda?
A grandi passi Folco si recò dalla bottega del pellicciaio al negozio del suo gioielliere. Chiese se la sua commissione era stata eseguita; guardò, prese un astuccio, pagò, uscì.
Aveva ormai irrevocabilmente deciso; per sè, pel suo amore; per Gioconda, per la sua salvezza.
La sera, fece la scena solenne, con la cecità impetuosa di chi si chiude dietro le spalle tutte le porte che possono condurlo a salvazione. Presenti il signor Piero e la signora Delfina, pregò la fanciulla di stendergli la destra; poi con grave lentezza, quasi compiesse un rito, levò dall'astuccio uno stupendo anello, un unico grosso rubino, e lo infilò all'anulare di Gioconda, la quale come trasognata sorrideva, corrugava la fronte, riprendeva a sorridere.
L'anello non aveva alcun significato, spiegò Folco, volgendosi all'uomo e alle due donne; voleva dire soltanto la gratitudine per la dolce intelligentissima collaboratrice.
Che se i signori Dobelli,--e la voce di Folco Filippeschi si fece timida, mentre gli si scoloriva il volto pel batticuore,--avessero voluto vedere in quel dono una speranza, una promessa, un vincolo, egli ne sarebbe stato felice; e allora avrebbe pregato Gioconda di leggere ciò che l'anello diceva nella faccia interna. La fanciulla trasse precipitosamente l'anello dal dito, e quasi con un grido di gioia lesse forte:
«Deux étions et n'avions qu'un coeur».
Il volto del signor Piero si era fatto paonazzo; la signora Delfina pur non comprendendo parola di quel motto, comprendeva il resto; e istupidita dalla sorpresa, pensava se non fosse conveniente abbracciare il conte Filippeschi; Gioconda aveva bianche le labbra; sentiva sui capelli il peso di un diadema di brillanti.... Folco si riebbe più presto degli altri e disse calmo:
--Allora possiamo riprendere il nostro lavoro?... Non verrà più il pellicciaio a cacciarmi?
Il signor Piero si decise a far tre passi, pesanti, e ad afferrare la mano di Folco:
--Dio vi darà la sua benedizione!--dichiarò con sicurezza.
La signora Delfina attrasse fra le braccia sua figlia e singhiozzò leggermente....
Toccò a Folco di nuovo ristabilir la calma e dissipar l'emozione smisurata.
--Gioconda,--disse alla fanciulla, prendendola per mano.--Andremo insieme a Parigi, a cercare il nostro Francesco Villon....
III.
Le due coppie.
Era una signora o una signorina?
Addossata a una delle colonne che sostengono l'arco nel peristilio del grande albergo di Stresa, Vittorina Ornavati rivolgeva a sè stessa quella domanda a proposito d'una giovanissima donna, chiusa in un ampio mantello azzurro, la quale guardava insistentemente dalla vetrata nella strada.
Vittorina si chinò verso il marito, che, sorseggiando una tazza di tè, leggeva un libro di filosofia bergsoniana, e rifletteva sulla facilità con cui si può diventar capo di una sètta filosofica.
--Peccato,--disse ad alta voce,--che io non ci abbia pensato prima.
--Celso,--domandò Vittorina,--che ti pare: è maritata o è nubile?
--Nubile!--rispose Celso, senz'alzar gli occhi dal libro.
--Ma se non l'hai nemmeno veduta!
--Chi?... Ah, il mantello azzurro?... Nubile, nubile, che diavolo!... Si capisce subito....
La giovanissima pareva nervosa. Si allontanava fumando una sigaretta, con gli occhi fissi al tappeto roseo e cilestre, che le segnava il cammino dalla porta ai piedi della scala; poi tornava a spiar dai cristalli sulla strada, lavata dalla pioggia dirotta e fatta gialliccia.
Soffiava il vento, agitando le chiome delle acacie, scombuiando le acque del lago; correvano pel cielo innumerevoli nubi biancastre gonfie d'acqua, mentre da ponente si dilatavano sprazzi repentini di luce rossa, verdognola, dorata, accompagnando il brontolìo del tuono.
--Non so da che cosa si capisca!--obiettò Vittorina. Io direi anzi che è maritata: fuma la sigaretta.
--Ciò non significa,--rispose Celso.--Io ho un amico, la cui figlia di diciotto anni fuma la pipa....
--E poi quella disinvoltura, quel portamento,--seguitò Vittorina.--Certo, è maritata.... Bella: i suoi occhi.... Non ne ho mai visti di simili....
Tacque, seguendo con lo sguardo la sconosciuta che dai piedi della scala si rivolgeva, ripercorreva la striscia di tappeto, andava nuovamente a guardar fuori.
La pioggia riprendeva a cadere a scroscio. Fermo innanzi al pontile, un piroscafo battuto dall'acqua rabbiosa dava idea d'una nave deserta abbandonata sotto la pioggia.
--Celso,--riprese Vittorina,--chi sarà?...
--Mi sembra che il tempo vada di male in peggio,--borbottò Celso con un'occhiata malinconica al soffitto. Non potremo tornare a casa che per l'ora di pranzo....
--Chi sarà quella signora?--insistette Vittorina.
--È una signorina, ti dico,--s'ostinò Celso.--Come vuoi ch'io sappia? Domandalo al portiere.
Vittorina per seguire il consiglio di suo marito s'accingeva a chiamare un ragazzo dalla giubba rossa, quando la giovanissima si fermò al passo d'un signore che le teneva dietro; e Vittorina stette a osservarli.
Era il nuovo venuto un giovane sui trentacinque, precocemente segnato da un'esistenza troppo irregolare o dalle stimmate delle razze che si estinguono. Camminava incerto, e, quasi per ostentare la sua debolezza, s'appoggiava con gesto esagerato a un bastoncino d'ebano inghirlandato di pampini d'oro, che impugnava con la sinistra e che certamente era troppo esile per sostenere la persona piuttosto alta dell'uomo. Le fattezze di lui eran tese, come tirate da uno spasimo o da uno sforzo, la cui frequenza gli avesse ormai formato una maschera immutabile. Non si poteva giudicar l'età ancor fresca di lui se non dai baffi, dai capelli nerissimi, dalla vivacità dello sguardo, dalla mancanza di rughe alle tempie e intorno agli occhi.
--Ah, siete voi!--disse la giovane con un buon sorriso.--Guardate che tempo!... Sono molto inquieta; doveva esser qui da almeno tre quarti d'ora....
--Non c'è alcun pericolo,--assicurò l'uomo, chinandosi a baciar la mano inanellata della giovane.--Un modesto uragano che va allontanandosi.
--Io sto sempre col cuore sospeso, quand'egli parte coll'automobile. È difficile trovar due anime dannate come lui e il suo meccanico; fanno a chi più commette audacie....
--Volete che sediamo?--disse l'altro, gettando un'occhiata alle poltrone intorno.--Sapete che io ho l'onore di non poter reggermi in piedi più di dieci minuti.
--Come state oggi?--domandò la signora, prendendo posto in una poltrona, a due passi da Vittorina, della cui presenza non si era accorta o non si curava.
L'uomo trasse con la sinistra dalla tasca posteriore dei calzoni un astuccio d'oro, e offerse una sigaretta alla sua interlocutrice.
--Non ne parliamo!--esclamò poi.--Dormo malissimo; non ho appetito, non posso leggere senza che i moscerini mi ballino innanzi agli occhi; non posso camminare; ho un dolore acuto nel braccio destro, l'emicrania sta per riprendermi.
--Benissimo: un vero ospedale!--rilevò la giovane freddamente.--Non so perchè insistiate tanto a far l'ammalato; è una civetteria di cui non capisco lo spirito.
L'altro rise, mettendo il bastoncino sotto il braccio per accendere la sigaretta.
--Spero d'ottenere un giorno la vostra pietà!--dichiarò poscia.
--Vi dimenticate della parte,--rilevò di nuovo la giovane.--Avete l'onore di non poter reggervi in piedi, e non pensate menomamente a sedere; poi quel vostro bastoncino da teatro non servirebbe a sostenere un topo e vedo che ne fate senza benissimo.... Quanto alla mia pietà, vi assicuro che non l'otterrete mai. Non ho tempo per gli avanzi di antichi monumenti....
--Se volete,--rispose l'uomo, soffiando il fumo dalle nari,---io getterò lontano da me questo bastone, camminerò come il paralitico risanato dal calore della vostra parola. Voi potete tutto su di me....
--Sì, fatemi il favore, cominciate da oggi!--ribattè la signora.--Sarete meno rattristante.
--Daniele?--disse l'uomo al domestico in livrea che, sopraggiunto, si era posto a qualche distanza.--Prendi questo bastoncino, e ch'io non lo veda più!...
Daniele obbedì, e si allontanò portando il bastoncino sulle due palme stese, come i paggi recano nel corteo il cuscino col serto regale.
--Perfetto, non è vero?--rilevò il signore, osservando il suo domestico impettito.--Sembra che porti il Tabernacolo.... Tutto, intorno a me, deve avere uno stile....
--Anche, dovreste spianare un poco la faccia,--riprese la giovane, scotendo col mignolo le ceneri della sigaretta.--Voi non avete un'espressione naturale; vi siete formato un volto da matto ragionante o da.... che so io? da morfinomane, che non ispira la menoma fiducia.
--Vediamo,--fece l'altro, recandosi innanzi a uno specchio.--Quale faccia potrei presentarvi? Questa: il sorriso ingenuo, lo sguardo limpido, la fronte immacolata?... oppure questa: ecco, il sorriso diventa un po' meno insulso, mentre lo sguardo si fa umile e il solco del pensiero nobilita la fronte?... Non avete che a chiedere: la nostra Casa è lieta di poter rispondere ai gusti raffinati della sua numerosa clientela.
E piantato innanzi allo specchio, andava facendo sberleffi, accompagnati da gesti veloci, come avesse incarnato un personaggio carnevalesco.
--Su, su,--esclamò la giovane ridendo,--smettete di fare l'arlecchino! Non vedete che vi osservano?
--Aspettate: ho quello che vi occorre. Vi prego di guardarmi: Romeo è, al mio confronto, un utente caldaie a vapore....
Ma la giovane balzò in piedi, e, senza badargli, corse a passi leggieri verso la soglia. Aveva visto fermarsi innanzi all'albergo, con uno stridìo prolungato sulla ghiaia, un'automobile rossa, da cui scendeva svelto un signore alto e biondo, il viso del quale era incorniciato dal cappuccio dell'impermeabile.
--Amico mio,--disse la giovane con intonazione di lieve rimprovero;--mi hai tenuta in ansia per tre quarti d'ora.
Il signore la baciò in fronte, sorridendo, poi recò le due mani di lei alle labbra, e rispose:
--Una piccola panna al motore. Niente di grave, come vedi.... Dov'è Lillia?
E abbassò il cappuccio, togliendosi rapidamente l'impermeabile, che consegnò al meccanico, il quale lo seguiva.
--Lillia è su; aspetta anche lei il suo babbo,--rispose la signora.--Ora la faccio portare,
--O Celso,--esclamò Vittorina Ornavati, che fino a quel punto non aveva perduto nè un gesto nè una parola della scena.--Lascia il tuo stupido libro!... Guarda se non riconosci quel signore?
--Quale?--domandò Celso alzandosi.--Ah, il biondo?... Non l'ho mai veduto....
Vittorina fece un gesto di impazienza.
--Ma sì, ma sì,--disse poi.--Lo hai veduto e gli hai anche parlato. Non rammenti, due anni or sono, nel negozio di maglieria? quel conte che ti ha venduto le calze o le maglie? Il conte Filippeschi, mi sembra.... Tu dicevi che faceva il commesso dovendo lottare con la famiglia e darsi poi all'arte: io dicevo che c'era sotto una donna?... Poi non lo abbiamo visto più: aveva lasciato l'impiego, ci disse il direttore, perchè era entrato in possesso della sua sostanza.... Ed ora, eccolo qui.... Ed ecco la donna che io aveva presentito....
--Vedo, vedo, vedo,--confermò Celso.--È una bella donna; è una bellissima signora.
In quel momento ripassò innanzi a Vittorina Ornavati il ragazzo dalla giubba rossa.
--Giacomo,--chiamò Vittorina.--Chi è quel signore biondo laggiù?
Il ragazzo diede un'occhiata alla coppia che si avviava verso la scala, accompagnata dall'uomo che aveva fatto gli sberleffi innanzi allo specchio.
--Il conte Filippeschi,--rispose poi.
--E la signora?
--La contessa Filippeschi sua moglie.
--Ah, sua moglie!--ripetè Vittorina.--E l'altro?
--Il marchese Ariberto Puppi....
--È loro parente?
--No, signora. È un amico.
--E hanno anche un bambino?
--Una bambina: Lillia! Ha poco più d'un anno: ecco, la governante la conduce giù....
--O Celso,--disse Vittorina a suo marito, mentre con un cenno del capo metteva in libertà il ragazzo,--è sua moglie, quella bellissima giovane!
--Me ne rallegro,--rispose Celso, andando a guardar dalla soglia nella strada.
La pioggia era cessata; tra le nuvole bianche e dense si aprivano larghi squarci turchini: il profilo dei monti spiccava netto, duro, su quel fondo di smalto lucido.
--Io direi che è tempo di tornare a casa,--osservò Celso a Vittorina che lo aveva seguito.--Approfittiamo di questo istante, perchè tra un'ora la pioggia potrebbe ricominciare....
Vittorina gli si mise al fianco senza rispondere. Il suo pensiero era occupato dall'incontro con Folco Filippeschi e sua moglie.
--Non avevo ragione io?--riprese d'un tratto incamminandosi da Stresa verso la villa di Belgirate.--Ecco la donna per la quale lavorava; mentre non si capisce affatto che egli pensi alla letteratura e all'arte, come supponevi tu....
--Hai sempre ragione!--acconsentì Celso distrattamente.--Del resto, chi sa?...
Quell'altro,--seguilo Vittorina,--è il marchese Puppi, un amico. Credevo fosse loro parente....
Celso non potè nascondere un sorriso.
--L'amico non manca mai vicino alla coppia di giovani sposi,--osservò poscia.--Gli amici hanno la missione di tentare la virtù delle mogli.... Questa è un'idea che si potrebbe sviluppare.... Anche noi, quando eravamo sposati da poco, avevamo molti amici per casa....