La vita militare: bozzetti

Part 6

Chapter 63,648 wordsPublic domain

Giù nel cortile della caserma scoppiò un fragoroso rullo di tamburi. Tutti balzarono dal letto. Egli si vestì in fretta e fece cogli altri le solite cose della mattina, ilare e sereno in volto; ma colla febbre addosso e col cuore violentemente agitato. Andava soffregando coi piedi il pavimento, si morsicava or l'uno or l'altro labbro, si passava e ripassava la mano sulla fronte calda calda, e chiedeva tratto tratto ai vicini che ora fosse, e si guardava ogni momento dal petto ai piedi s'era pulito e se aveva ogni cosa al suo punto. Finalmente giunse quel sospirato mezzogiorno. Sospirato, però che sua madre, partendo da casa, come era detto nella lettera, intorno alle nove del mattino, avrebbe dovuto giungere in città fra il mezzogiorno e il tocco, tenuto conto della via ch'ella aveva a percorrere e della lentezza con cui, povera vecchia, l'avrebbe percorsa. Appunto in quell'ora i soldati doveano uscir di quartiere per attendere alla scuola del bastone. Il nostro buon figliuolo, facendo valere la lettera di sua madre, ottenne la dispensa da quella scuola. I soldati uscirono; i cameroni rimasero deserti; egli salì di corsa le scale, volò al suo letto, vi si appoggiò colla mano, e stette un istante fermo, chè gli pareva non potersi reggere sulle gambe, e il petto gli ansava forte forte.

Di lì a un poco, sedette sul letto; appuntellò i gomiti sulle ginocchia, appoggiò la faccia sulle palme, fissò gli occhi sul pavimento, e pensò:--Essa verrà. Verrà qui; proprio qui; in questa caserma. Oh Dio!--E ridendo in suoni tronchi e repressi si grattava con le mani la fronte.--Quattro anni che non la vedo! Quattro anni!--E faceva cenno colle quattro dita della mano.--Come sono stati lunghi!--E riandava colla mente le malinconie, gli scoraggiamenti e le ambasce patite.--Oh!--esclamava poi con un accento soave e tremante di amorosa pietà, giungendo le mani e scuotendo lievemente la testa cogli occhi fissi sur un punto del muro, come in atto di dire: povera mamma! e diceva infatti:--Povera mamma! E tu parti di così lontano per venirmi a vedere, e vieni sola sola, e a piedi, e fai tante ore di cammino sotto il sole, e arriverai qui in questa città così grande, in mezzo a tanta gente, senza saper dov'io mi sia, e dovrai domandare qua e là dov'è la mia caserma, e stare ancora in piedi per tanto tempo, tu, sola, vecchia, malaticcia, spossata, e forse ti perderai per le vie della città e vagherai senza saper dove e ti piangerà il cuore di non trovarmi.... Oh povera vecchia!--E seguitava a tener le mani giunte e gli occhi fissi sul muro, e andava serrando con rapida vicenda fra i denti ora un labbro ora l'altro e battendo celere celere le palpebre come per ricacciar giù il pianto ch'era in procinto di uscire. E ripeteva di tratto in tratto:--Povera vecchia!--

Poi si passava tutt'e due le mani sul viso, scuoteva la testa, mandava un sospiro, si rizzava in piedi impetuosamente e passeggiava per la stanza col passo d'un viaggiatore frettoloso. Dopo un po' s'arrestava tutt'ad un tratto:--Sarà ora?--Correva alla finestra che dava sulla strada, si sporgeva fuori del parapetto, guardava a destra e a sinistra, una, due, tre volte:--nessuno. Gli saliva il sangue alla testa.--Pensiamo ad altro!--diceva a sè stesso; e si metteva di proposito a scacciar dalla mente l'immagine di sua madre per ingannare così il tempo dell'aspettazione penosa. Scacciar quell'immagine! Poveretto! Era impossibile; vi rinunziò.

--Guarda, mamma,--diceva poi a viva voce scuotendo dinanzi al viso le due mani aperte, io ti voglio un bene, sai, un bene....--Guardò attorno; non c'era alcuno; proseguì:--Un bene che a questo mondo non si può volerne di più!--E lasciando cader le mani giunte sul letto, seguitava a scrollar dolcemente la testa come per significare più chiaramente coll'atto il senso delle sue ultime parole:--Non si può volerne di più.--Poi, all'improvviso, si scuoteva e:--Sarà ora?--domandavasi un'altra volta, e un'altra volta si lanciava verso la finestra, e, giuntovi presso, si fermava ad un tratto e le volgeva le spalle:--no--dicendo a sè stesso--non devi guardare. E batteva col piede il pavimento come per ripetere:--no.--Ma sorrideva, e quel sorriso voleva dire: Eh, non ci riesco! E difatti, dopo un istante, si riaffacciava alla finestra e guardava:--nessuno.

Ritornava accanto al letto e studiava un modo di ingannare il tempo. Piegava un braccio coll'indice teso contro il mento, sorreggeva il gomito di quel braccio colla palma dell'altro, e, figgendo gli occhi sul letto e appoggiando sulla sponda un ginocchio, correva colla mente a casa, vedeva sua madre fare un involto di camicie e di fazzoletti per portarlo a lui, la vedeva pigliar comiato dai suoi, mettersi in strada; l'accompagnava cogli occhi della mente lungo la via, quella via così lunga! sotto la sferza del sole, in mezzo ai nuvoli di polvere sollevati dai carri e dalle carrozze trascorrenti rapidamente. Quei carri, ei li vedeva rasentare le gonnelle della povera donna, toccarle, scoterle; ella, vecchia e stanca e mal ferma sulle gambe, non faceva in tempo a scansarli, quei carri; ecco, uno ne sopraggiunge di gran corsa, le è vicino, sta per urtarla.--Ah! scansati--esclamava a fior di labbra il figliuolo, facendo, senza addarsene, un cenno della mano come per afferrarla pel braccio e trarla da un lato. E le indicava col dito i paracarri da evitare, e i punti della via ingombri di pietre e i tratti sdrucciolevoli delle sponde; e, dopo molto andare e andare, gli pareva di vedere la povera vecchia camminar vacillando, curva sotto il peso dell'involto, stremata di forze, assetata, ed ei se ne struggeva in cuore e ne gemeva e andava dicendo fra sè:--Oh, povera donna, dammelo a me quell'involto; lascia che io te lo porti; dammi il braccio.--E scostava il gomito destro e gli pareva di sentirsi entrare fra il braccio e la vita un braccio tremante, e colla mano manca, sempre tenendo gli occhi attonitamente immoti, andava tastando l'aria verso destra, all'altezza del fianco, in cerca della mano di sua madre.

Poi ritornava in sè; il pensiero che indi a pochi minuti avrebbe abbracciato sua madre gli ritornava limpido nella mente, e ne sentiva, come per la prima volta, tutta la dolcezza; gli occhi gli si animavano, le labbra gli fremevano, tutti i tratti del viso gli si tramutavano dalla gioja. Un lieve sorriso, poi un sorriso aperto, poi gli veniva su un singhiozzo di riso convulso, il petto e le spalle gli si andavano alzando e abbassando come per l'affanno di una corsa; un altro singhiozzo, un altro più forte, un altro ancora, uno scoppio di pianto, e si lasciava cadere sul letto colla faccia nelle mani e soffocava contro le coltri quel misto violento di pianto e di riso, scrollando ancora la testa come se dicesse:--Povera mamma!--

--Diventi imbecille?--urlò un caporale attraversando il camerone e soffermandosi sulla soglia della porta per cui doveva uscire.

Il soldato si scosse, si rizzò in piedi, si voltò e lo guardò cogli occhi molli di lagrime e la bocca aperta a un sorriso; non aveva capito. Il caporale sparì mormorando:--Che stupido!--

Rimasto solo, stette un minuto sopra pensiero; quindi, come spinto dal sorgere improvviso d'un'idea, afferrò lo zaino appoggiato sull'asse del pane, lo trasse giù sul letto, lo aperse dopo aver gingillato un pezzo colle dita tremanti intorno alle fibbie delle cigne, vi frugò dentro in furia con ambe le mani e ne trasse frettolosamente spazzole, pettini, scatolette, cencerelli; ordinò tutte queste cose sulla coperta; afferrò una spazzola, appoggiò il piede sull'estremità d'un'asse del letto, si chinò e cominciò a lustrare a tutta forza le scarpe fermandosi tratto tratto a guardare se luccicassero per bene.--Voglio farmi pulito--diceva a se stesso facendo un viso serio serio e seguitando a dar di spazzola.--Sicuro; lustro come uno specchio voglio farmi. Voglio farmi un bel soldato, voglio piacerle.--Lustrate le scarpe, afferrò la spazzola da panni, poi il pettine, poi frugò un'altra volta nello zaino, ne trasse uno specchietto rotondo, l'aperse, si guardò.... Quando l'anima è profondamente agitata da un affetto forte e gentile, e la mente è tutta piena di pensieri e d'immagini ridenti, gli occhi e il sorriso s'improntano così della gentilezza di quell'affetto e della serenità di quei pensieri, che anche il viso men bello, in quei momenti, s'illumina d'un raggio di bellezza; ond'è che quel buon soldato, guardandosi nello specchio e vedendosi brillar l'anima sul viso, sorrise d'ingenuo compiacimento....

Si sente giù per le scale il rumore d'un passo accelerato; il soldato tende l'orecchio; il rumore s'appressa; si sente il passo nella stanza vicina; è il caporale di guardia; entra, guarda intorno, scorge il nostro buon giovane.--Di'--esclama chiamandolo a nome--c'è una donna alla porta che ti cerca.--

--Mia madre!--gridò con subito slancio il figliuolo, e prese la corsa; traversò, volando, i cameroni; si precipitò giù per le scale, divorò il cortile, si gettò nell'androne, intravvide una figura di donna, si slanciò verso di lei, essa gli aperse le braccia, egli le cadde sul seno, e tutti e due gettarono un grido. Il figliuolo posò le palme aperte sulle tempie alla mamma, gliele fe' scorrere dentro i capelli grigi, le piegò indietro la testa, la guardò, guardato, negli occhi; poi si serrò quel caro capo contro la spalla, lo coprì colle braccia e le inchiodò la bocca sui capelli, rimasti scoperti per la pezzuola caduta. La buona donna soffocava i singhiozzi contro la spalla del figlio e, strettolo attorno alla vita, gli faceva scorrere le scarne mani sul ruvido cappotto, che per lei, in quei momenti, valeva cento volte il più bel manto di re. I soldati di guardia, trattisi rispettosamente in disparte, guardavano, immobili e silenziosi, quel santo amplesso, col volto atteggiato a una commozione profonda. Io, che quel giorno era di picchetto al quartiere, stavo là presso ritto sulla porta della mia stanza, e guardavo.

--Via, rimettiti, mamma; fatti coraggio; non pianger così. Oh, Dio buono, o che c'è ragione di piangere?--andava dicendo con voce carezzevole il figliuolo, e con ambe le mani le rimetteva dietro gli orecchi i capelli che le s'erano scarmigliati e sparsi sulla fronte nell'impeto di quel primo abbraccio. La vecchia seguitava a singhiozzar forte, senza pianto e senza parola; finchè, alzati gli occhi in volto al figliuolo, sorrise, mise un respiro aperto come le fosse tolto un peso dal cuore, e mormorando:--mio figlio!--lo abbracciò un'altra volta.--Sei stanca?--domandò premurosamente il soldato svincolandosi delle sue braccia.--Un po'--rispose sorridendo la donna. E girò gli occhi attorno in cerca d'un luogo ove posare il grosso involto che avea recato con sè.--Entrate qua--diss'io spalancando la porta della mia stanza.--Oh! l'ufficiale--diss'ella volgendosi verso di me e facendomi un inchino.--Grazie, signor ufficiale.--Suo figlio restò un po' confuso.--Entrate,--io ripetei--entrate pure.--Entrarono timidamente e s'avvicinarono al tavolino; la vecchia vi posò su l'involto; io mi ritrassi in disparte.

--Fatti vedere, figliuolo; voltati indietro; lasciati guardare.--Il soldato, sorridendo, si rigirava per essere osservato da ogni parte. E la madre traendosi indietro, squadrandolo da capo a piedi, e giungendo le palme esclamava affettuosamente:--Come sei bello così!--E si sentiva ringiovanire, la poveretta; e le veniva quasi voglia di mettersegli a saltellare intorno. Gli si accostava, si riallontanava, ritornava a farsegli presso, e se lo divorava cogli occhi; gli posava le mani sulle spalle e gliele faceva scorrer giù lungo le braccia fino a prendergli le mani; gli appressava il volto al petto per guardargli i bottoni; poi, accortasi di avergli appannato coll'alito la croce del cinturino, gliela soffregava colla cocca del grembiale; finalmente, dopo averlo guardato e riguardato un pezzo, gli gettò ancora una volta le braccia al collo chiamandolo amorosamente per nome. Poi si staccò ad un tratto da lui e gli domandò sollecitamente: E la guerra?--Il figliuolo sorrise; essa ripetè:--E la guerra, dimmelo figliuolo, quando la fate la guerra?--Oh, Dio benedetto! Ma chi ha mai parlato di guerra, buona donna che sei?--Dunque non c'è la guerra?--domandò tutta contenta;--non la farete mai più, non è vero?--Mai più? Mai più non si può dire, mia cara....--Ah! dunque la fate! Dimmi la verità, figliuolo.--Oh buona donna, e che cosa vuoi che se ne sappia, noi soldati?--Ma se non lo sapete voi altri che la fate,--rispose con un accento di convinzione profonda la madre--se non lo sapete voi altri, poveri ragazzi, e chi l'ha da sapere?--

E dette queste parole, rimase immobile ad aspettare la risposta in un atteggiamento di volto e di persona così caramente curioso, con un sorriso così affettuosamente piacevole sulla bocca, e con un certo lume ineffabile negli occhi, che suo figlio, sorridendo anch'esso, rimase quasi estatico a mirarla, e gli piacque tanto in quel momento, si sentì nel cuore un nuovo e così veemente impulso verso di lei, che le fu sopra d'un salto, le strinse la testa fra le mani, gliela baciò, gliela scosse scherzevolmente come si fa ai bambini, e, posatale un'altra volta la bocca sulla fronte, mormorò sorridendo:--Povera la mia vecchierella!--

Ed io, sempre là fermo, colle spalle appoggiate al muro e le braccia incrociate sul petto, pensava:

--Ecco, quello là è un uomo che adora sua madre! Non può non essere un buon soldato, rispettoso, docile, pieno di amor proprio, e di coraggio. Sì, anche di coraggio, perchè le anime che sentono profondamente e fortemente l'amore non possono essere anime codarde. Quel soldato là, condotto sul campo, si farà ammazzare senza paura e morirà col nome di sua madre sul labbro. Insegnategli che cosa è patria, fategli capire che la patria son centomila madri e centomila famiglie come la sua, ed egli amerà la patria con entusiasmo. Ma bisogna cominciar dalla madre. Oh! se di tutti gli affetti gentili e di tutte le azioni oneste e generose di cui andiamo superbi si potesse scoprire il primo e vero germe, noi lo scopriremmo quasi sempre nel cuore di nostra madre. Quante medaglie al valor militare dovrebbero splendere sul petto, invece che ai figli, alle madri, e quante corone d'alloro invece che su una testa giovane e chiomata si dovrebbero posare sopra una vecchia testa calva! Ah madri, voi non dovreste mai morire! O dovreste almeno star al fianco de' vostri figliuoli e accompagnarli fino al termine del cammino della vita. Davanti a voi, anche vecchi, noi saremmo sempre fanciulli, e v'ameremmo sempre dello stesso amore. Voi, invece, ci lasciate soli.... Oh no, no! non soli; la vostra soave memoria ci resta, la vostra diletta immagine sempre viva dinanzi agli occhi, i vostri amorosi consigli sempre presenti allo spirito. E questo ci basta. Ogni volta che ci assalga l'anima un tedio sconsolato della vita e qualche duro disinganno ci faccia nascere nel cuore un sentimento d'odio o di avversione per gli uomini fra questi uomini e noi sorgeranno le vostre immagini sante, benigne, pacificatrici; ne parrà di sentirci chiamare per nome da quella vostra cara voce con cui ci ammonivate quando eravamo bambini, e piegheremo irresistibilmente i ginocchi e giungeremo le palme dinanzi alle vostre immagini, e vi chiederemo perdono!--

In quel punto capitò in quartiere brontolando il capitano d'ispezione.--Dov'è l'ufficiale di picchetto?--domandò a qualcuno fuori della porta. Intesi, mi scossi, uscii, me gli piantai davanti ritto, impalato, colla mano alla visiera:--Presente!--

Egli mi guardò fiso e fece una certa faccia come per domandarmi:--Che diavolo ha?--

IL FIGLIO DEL REGGIMENTO.

I.

Tra i fanciulli dell'uno e dell'altro sesso, fin che non v'è differenza apparente nelle forme, v'è comunanza di giocattoli e di sollazzi; ma quando, rimanendo alle bambine la soavità e la mollezza dei contorni infantili, cominciano nei fanciulli a pronunciarsi le forme dell'uomo, allora quella comunanza a poco a poco si rompe; l'un sesso si volge e si attiene definitivamente alle bambole; l'altro agli schioppi, alle trombette e ai tamburi. Insieme alla passione delle armi suol nascere nei fanciulli la passione dei soldati; in alcuni temperata e fugace; in altri violenta, irresistibile e duratura. Ed è in ciò appunto che prima e più notabilmente si manifestano diverse le due nature, chè, mentre la donna cerca ed ama tutto ciò che significa pace, debolezza ed amore, l'uomo si slancia con trasporto verso tutto ciò che rappresenta la forza, la potenza e la gloria.

Dopo le persone della famiglia e della casa, il nostro primo affetto, il nostro primo palpito d'entusiasmo è il soldato. Soldati sono i primi fantocci che rabeschiamo sulle pareti della scuola e sulla coperta dei libri; soldati le prime persone che ci voltiamo indietro a guardar per la via, fermandoci ed obbligando a fermarsi chi ci conduce per mano; il primo soldo che ci si regala lo spendiamo da un libraio per una stampa di soldatini coloriti; e tutto ciò che ai soldati appartiene, armi, assise, galloni, pennacchi, ciondoli, ciarpe, tutto diventa oggetto dei nostri desiderii più ardenti, dei nostri sogni, delle nostre speranze più care; a tal segno da farci fermar nell'animo che a prezzo di qualunque sacrificio e malgrado qualunque contrarietà, appena giunti all'età voluta, ci arroleremo soldati; sì, sì, soldati, soldati, assolutamente, a qualunque costo; la mamma piangerà, il babbo manderà fuori quel certo vocione che tiene in serbo per le scappatelle più ardite: non importa; la è decisa, soldati.

E qui comincia la manìa delle armi; e cerca, e fruga, e rimugina, non vi sarà in casa tua una canna, un bastone, o una gamba di tavola rotta, che, risparmiata dalla lama del tuo temperino, non t'abbia a fare per molto o per poco il suo servizio di stocco o di daga o di fucile. Chi di noi non passò lunghe ore a cavalcioni d'una seggiola, col petto contro la spalliera, dimenando le gambe come per ispronare un cavallo, agitando in alto il manico d'una granata, e mandando fuori certe voci lente, profonde, solenni come d'un generale che comandi una divisione? Chi non si ricorda della prima sciabola che ci regalò lo zio o il compare o qualche ufficiale in riposo, vecchio amico di casa, il giorno del nostro nome, o in premio dell'esserci fatti onore alla scuola? E intendiamoci, veh! non mica di quelle solite sciabole di legno, che si fasciano di carta argentata, roba da ragazzi piccini che non serve neppure a uccidere una mosca; chè! proprio una sciabola vera, una vera lama, di quelle che si adoperano alla guerra.... Oh! la prima sciabola è una grande felicità.

E quelle belle mattinate di primavera, (che fanno uscir la voglia dei libri, come dice il Giusti, e mettono la smania nelle gambe) quando, seduti a tavolino, sbadigliando e sonnecchiando sopra una favola di Fedro da voltare in italiano, sentivamo prorompere all'improvviso giù nella via un gran frastuono di tamburi o di trombe, e noi subito al diavolo quaderni e libri, e via a rompicollo giù per le scale, dietro ai soldati, fino alla piazza d'armi, a contemplare estatici quel vivo sfolgorìo delle baionette che appare e dispare come un lampo al di sopra delle teste dei battaglioni, e a sentire quel clamoroso e prolungato urrà degli attacchi, che già fin d'allora ci rimescolava il sangue e facea sì che stringendo involontariamente i nostri piccoli pugni ci sentissimo raddoppiate le forze; chi non le ricorda quelle belle mattinate? È vero che, tornati a casa, c'era da subire gli occhiacci del babbo o anche di peggio; ma quel poter dire:--sono stato in piazza d'armi--ah! gli era pure un grande sgravio di coscienza, e una ragione che si poteva addurre e s'adduceva in fatti senza umiltà e senza paura.

E il primo soldato con cui, a forza di ronzargli attorno, riuscimmo a stringere un po' d'amicizia, chi non se lo ricorda? E chi non ricorda la prima volta che, in piazza d'armi o al tiro al bersaglio, abbiamo avuto l'onore di andargli ad attingere un po' d'acqua alla fonte vicina colla sua stessa gamella? Noi gliela portavamo piena, ricolma, lì lì per traboccare al menomo moto; eppure non se ne versava una goccia, così attentamente cogli occhi, colle braccia, con tutta la persona, con tutta l'anima ci sforzavamo di riuscire degnamente nell'onorevole incarico! E poi, farsi vedere al passeggio con un caporale, per esempio, dei bersaglieri! Ma è una di quelle felicità, vedete, che quando io mi metto a pensarci su, vorrei ritornare fanciullo per poterla riprovare, o provarla, pur rimanendo un uomo, anche a costo di parer rimbambito. E noi, la sera, all'ora della ritirata, si accompagnava il nostro caporalotto sino alla porta del quartiere, e gli si dava e se ne riceveva la buona notte o la promessa d'un convegno pel domani, ad alta voce, perchè sentissero gli altri ragazzi ch'erano là attorno; e il domani si faceva assieme una bella passeggiata fuori di città, e giunti in un luogo solitario, pregavamo il nostro amico che ci facesse veder la daga, ed egli rispondeva che è proibito, e noi continuavamo a pregare ed egli:--no,--e noi:--sì, mi faccia il piacere, bravo, un momento solo, appena un momento;--e il povero caporale, data un'occhiata intorno se nessuno venisse, tirava fuori la daga dal fodero con una cert'aria di mistero, e la vista di quella bella lama nuda e luccicante ci metteva un fremito nelle vene, e ne toccavamo leggermente la punta col dito, e domandavamo se fosse affilata e se con un colpo avrebbe ammazzato un uomo.... Oh poi, l'amicizia d'un caporale vi porta di gran bei frutti! Quello, fra gli altri, di aver sempre in tasca qualche capsula bella e nuova, qualche volta anche della polvere, e fors'anco una bella croce d'una piastra vecchia, o dei bottoni di stagno ammaccati, e persino,--ma son fortune che capitan di rado,--è possibile persino che diventiate possessore d'un paio di galloni, un po' logori forse, ma sempre tali da fare una stupenda figura sulle maniche della vostra giacchetta da casa. E tutta la ragazzaglia del vicinato vi porterà rispetto.