Part 36
--... Non è più mio, è di Cesare e di Luisa.--Tutti i commensali proruppero in un grido; Luisa e Cesare restarono senza parola, immobili, cogli occhi pieni di lagrime fissi sul colonnello.
--E adesso beviamo alla vostra salute, miei bravi soldati, miei buoni figliuoli; vi assicuro che in vita mia ho fatto ben pochi brindisi di cuore come questo. Avevo proprio bisogno di stare un po' in mezzo a voialtri. Ci sono stato tanto tempo, ci ho passata la mia gioventù, ci sono diventato vecchio. Quelle poche consolazioni che ho avute in vita mia, le ho avute tutte da voialtri soldati. Ne ho visti tanti entrar coscritti nel reggimento, ne ho visti tanti partire in congedo, ne ho avuti tanti amici, tanti che hanno fatta la guerra con me.... Mi ricordo di tutti, li riconoscerei tutti. Io non li vedrò più; ma penserò sempre a loro, come a gente di casa mia. E quando andavano in congedo, io li radunavo sempre, come ho fatto adesso di voi, e li salutavo, e, a vederli partire, provavo una tristezza come se fossero partiti dei miei figliuoli. I miei soldati erano tutto per me: compagni, amici, famiglia. Che bei giorni abbiamo passati insieme! Che bei campi! Che vita allegra! Oh, ma adesso che vi conosco, non vi perderò mica più d'occhio, sapete; no, no; di tanto in tanto vi vorrò qui, tutti assieme, in famiglia, a discorrere un po' di caserma; sicuro! E verrò anche a immischiarmi nelle vostre faccende di casa. Quando qualcuno di voi piglierà moglie, io lo vorrò sapere, e gl'insegnerò io come dovrà tirar su i suoi figliuoli, glieli darò io i buoni consigli. E gli dirò: fateli crescere con un bel cuore di soldato i vostri figliuoli, un bel cuore grande così che, se avranno da mettersi il cappotto, se lo mettano di buona voglia, e si facciano onore. Non è un buon figliuolo chi, al bisogno, non sa fare il suo dovere di soldato, e chi ha fatto il suo dovere di soldato è sempre un buon padre di famiglia; credetelo, e lasciate che gridino i tristi e gli svogliati. Appendete il vostro cappotto al muro nella stanza dove mangiate, accanto al ritratto del vostro re, e lasciatelo là che i vostri figliuoli lo vedano e lo rispettino, e se ne tengano d'avere un padre che l'ha portato e che ha fatto questa bella guerra che avete fatto voialtri. Io gli volevo bene al mio cappotto di soldato, e l'ho conservato con tutte le cure, e l'ho ancora, e quando lo guardo mi batte il cuore, e mi pare di essere ancora soldato, perchè io ho fatto il soldato, sapete; quattordici anni l'ho fatto, e adesso, a trovarmi in mezzo a voi, a parlare con voi, non so... mi sento... vorrei ritornare come allora.... vostro camerata... e... guardate se lo torno... Eccomi qua!--
Tutti si alzarono in piedi gettando un grido e protendendo le braccia.
Il colonnello, con un rapido moto, s'era levato il vestito, ed era rimasto col suo vecchio cappotto da soldato, logoro, riciso, d'un panno grigio chiaro, svariato d'ogni maniera di mezze tinte dalla pioggia e dal tempo; aveva cinque medaglie sul petto. Quell'atto era stato fatto con una vivezza così pronta e spontanea, ed accompagnato da un sorriso così modesto ed ingenuo, che ne sarebbe stato commosso anche chi, non conoscendo quell'uomo, avesse sospettato in quel suo entusiasmo giovanile un po' di ostentazione e di sforzo.
Se non erano a tavola, i soldati gli si slanciavano addosso.
--Alla salute dei miei buoni soldati!--gridò il colonnello alzando il bicchiere.--Alla vostra salute!--ripeterono i contadini toccando coi soldati.--Alla vostra--i soldati risposero.
Un bersagliere fe' cenno di voler parlare; tutti tacquero.
--Adesso..., egli cominciò con voce malferma tenendo una mano sul petto e reggendo coll'altra il bicchiere;--adesso noi beveremo alla salute del signor colonnello, che dobbiamo ringraziarlo della bontà che ha avuto d'invitarci, e si vede il bene che vuole ai soldati, tanto più che noi non avevamo nemmeno l'onore di conoscerlo di persona, e da questo si può veramente capire il buon cuore che ha, come se fosse nostro padre e noialtri i suoi figliuoli, e per questo beviamo alla sua salute....
Tutti si alzarono.
--Un momento.... e dirgli che noi non dimenticheremo mai questo bel giorno, che è una delle più belle soddisfazioni che si prova di essere stati al servizio, e ricorderemo i suoi buoni consigli che egli ci ha dati, che sono giusti e preziosi, che tutti li dovrebbero tenere a mente, e imitare il suo esempio, che dopo tanti anni ha ancora il cappotto di soldato, che è una cosa che gli fa onore a lui e c'insuperbisce noi; e beviamo dunque, alla sua salute e viva il signor colonnello che è così buono coi soldati!
--Viva!--gridaron tutti con trasporto.
--Viva il nostro Re! gridate,--esclamò il colonnello.
Tutti gli altri risposero:--viva il nostro Re!--
--Signor colonnello, c'è il Re!--gridò una donna accorrendo.
I soldati s'alzarono impetuosamente da tavola rovesciando seggiole e panche, e si slanciarono per uscire. Il Re comparve in quel punto sotto il pergolato, a cavallo, vestito da cacciatore. Rimasero tutti interdetti per un istante, e poi tutti assieme, come di concerto, ripeterono entusiasticamente:--Viva il nostro Re!
Il Re salutò e guardò intorno meravigliato.
Tutti fecero silenzio.
--Come mai tutti questi soldati?--domandò sorridendo.
Nessuno ardiva di parlare. Un soldato si fece innanzi e rispose disinvolto e vivace:
--Ecco, Maestà! Noi siamo tutti soldati in congedo; questo è il signor colonnello in ritiro che s'è messo il suo cappotto per star con noi; questi due sono gli sposi, e adesso si faceva il pranzo di nozze, e noi siamo stati invitati dal signor colonnello.--
Detto questo, egli volse intorno uno sguardo trionfante, come per dire: Vedete se lo so io come si parla coi re!
Il Re sorrise, chiese al colonnello il suo nome, guardò la villa, le bandiere, gli sposi, i soldati, e poi disse:--Bravi, mi piace di vedere i soldati allegri,... bravi;... avete fatto tutti la campagna?
--Tutti!--risposero i soldati ad una voce.
--Maestà!--gridò uno di essi, scoprendosi un braccio fino al gomito e battendo la mano sopra una cicatrice;--questa è della Cernaia!
--Questa è di Palestro, Maestà! gridò un altro segnando una cicatrice che aveva sulla fronte.
--E questo di San Martino!--gridò un terzo mostrando una mano a cui mancavano due dita.
--Bravi ragazzi!--rispose il Re con voce commossa;--qua la mano, tutti.--
I soldati gettarono un grido di gioia, e s'affollarono intorno al cavallo, e strinsero l'un dopo l'altro la mano al re; l'ultimo fu Cesare.
--Bel giovanotto!--disse il Re.--Tutte le contadine guardarono Luisa; Luisa sorrise e tremò.
--E lei, colonnello?--domandò il Re, dopo ch'ebbe stretta la mano a tutti i soldati. Il colonnello, che era rimasto fino allora in disparte, immobile come un estatico, venne innanzi colla bocca aperta e gli occhi lucenti di lagrime, e strinse la mano al Re.
--Domani mattina lei verrà a far colazione con me, a Valdieri, non è vero?--
Il colonnello non potè rispondere, fece segno di sì e guardò il Re cogli occhi spalancati.
--Maestà!--gridò un bersagliere avvicinandosi;--le domando una grazia!
--Quale?
--Eccola!--il soldato rispose, e gli porse un bicchiere di vino.
Il Re bevve.
--Viva il Re! gridarono tutti, e la folla che era nel prato e nella strada ripetè:--Viva il Re!
--Signor colonnello, permetta! disse il bersagliere ripigliando il bicchiere vuoto e mettendoselo in tasca. Tutti risero.
--Che voglion dire quelle bandiere laggiù?--domandò il Re accennando verso il confine del podere.
Un soldato glielo spiegò.
--Allegri, giovanotti; buona sera, colonnello; a domani.--Detto questo, voltò il cavallo, e via di galoppo. Tutti gli si slanciarono dietro gridando.
* * * * *
Un'ora dopo era quasi notte; il prato era tutto illuminato dai palloncini accesi; una folla di contadini, uomini e donne, misti ai soldati, andavano e venivano tra la strada e il prato levando un festoso gridìo; si cominciavano a sentire gli accordi dei flauti e dei violini.
--S'ha da cominciare questo ballo?--domandò il colonnello agli sposi.
Cesare si voltava per rispondere quando gli comparve dinanzi un ragazzo affannato, che voleva dir qualche cosa e non riesciva a tirar fuori la voce.
--Che cosa c'è? domandarono--Luisa e Cesare quasi spaventati.
--C'è....
--Che cosa?
--C'è che le bandiere che io avevo messo sul confine del podere, adesso non ci son più!
--Come? Perchè? Dove sono?
--Le hanno trasportate un mezzo miglio più in là, sull'altra collina...
--E chi è che le ha fatte trasportare?
--Indovinate.
--Chi?
--Il Re.
--Eccovi ricchi!--disse una contadina agli sposi.
--Musica!--gridò il colonnello colla voce tremante.
La musica cominciò; tutti corsero a ballare; Luisa e Cesare rimasero immobili come due statue.
--E voi altri?--domandò il colonnello più stordito di loro.
Si misero a ballare anch'essi.
Non avevano fatto quattro passi che Cesare gettò un grido, la musica cessò, e tutti s'affollarono intorno a lui domandando:--Che c'è? Che è accaduto?
--Mi s'è svenuta Luisa tra le braccia,--Cesare rispose; la sorreggeva infatti perchè non cadesse in terra.
Il colonnello s'avvicinò a Luisa e la chiamò per nome.
Luisa aperse gli occhi, guardò in torno, mise un sospiro e sorrise.
--Ah! non è nulla!--esclamò Cesare riavendosi.
--È stato un eccesso di gioia--soggiunse il colonnello.--Musica!
Ricominciarono a ballare.
* * * * *
Due ore dopo il prato era deserto e silenzioso. Qua e là, fra i rami degli alberi, risplendeva ancora qualche lumicino. Tutte le finestre della villa eran chiuse, tranne una, quella di mezzo, aperta e illuminata. Ci si vedeva qualcuno seduto colle braccia incrociate sul davanzale e la testa appoggiata sulle braccia: era il colonnello. Spirava un fresco ventolino d'autunno, che faceva stormire le foglie dei castagni; la bandiera che sporgeva dalla finestra, sventolando, s'andava a posare di tratto in tratto sulla testa del vecchio; il cielo era stellato e limpido; lontano lontano, in fondo alla valle, si sentiva un canto confuso di molte voci, di momento in momento più fioche: erano i soldati che tornavano a casa.
Tutt'ad un tratto, una delle finestre a terreno s'illuminò e vi passarono due ombre; poi tornò buia.
--I miei figliuoli sono felici,--mormorò il vecchio porgendo l'orecchio al rumore dei loro passi;--io ho visto i miei soldati, il mio Re... Morirei tranquillamente così.
--Oh! no morire!--proruppe una tenera voce alle sue spalle.
--Ah! sei tu, mio buon ragazzo! Vieni, vieni qui fra le braccia di tuo padre! No, morire, no! Vivere! Vivere per te! Vivere ancora!
FINE.
NOTE DEL TRASCRITTORE
-Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.
-L'indice è stato spostato all'inizio dell'opera.
End of Project Gutenberg's La vita militare; bozzetti, by Edmondo De Amicis