La vita militare: bozzetti

Part 29

Chapter 293,664 wordsPublic domain

Tutti balzarono in piedi e fecero un passo verso di me. Il burbero mi si accostò e mi susurrò all'orecchio:--Sii uomo.--Pausa.

--....Dunque--io mormorai, mettendomi il cheppì.

--Dunque--disse risolutamente la signora stringendomi e scotendomi la mano ad ogni parola;--coraggio, fatevi onore, ricordatevi di noi, e scrivete.--Detto questo, si ritirò.

--Addio, Alberto!--esclamò mio fratello gettandomi le braccia al collo e baciandomi.

Le mie sorelle mi abbracciarono singhiozzando e fuggirono.

--Qua!--esclamò il vecchio aprendo le braccia;--qua figliuolo! E stringendosi la mia testa contro la spalla, mormorò colla voce tremante: Se questa fosse l'ultima volta che t'abbraccio.... voglia il cielo.... che questo segua per causa mia.--

Il burbero mi strinse la mano, mi guardò fiso, e si ritrasse.

Io e mia madre ci fissammo un istante; essa mi si slanciò tra le braccia, mi avvinse il collo con una forza virile, mi coprì di baci disperati, poi afferrandomi con una mano un braccio e premendomi l'altra sulla spalla, stretta, attaccata al mio fianco, si fece trascinare, più che condurre, sino alla porta. Là mi sciolsi a forza e mi slanciai giù per le scale. Nel punto istesso, come se m'avesse visto piombare in un precipizio, ella gettò un grido lungo, straziante:--Alberto! Alberto!--

Sentii, continuando a scendere, che erano accorsi tutti gli altri; udii un rumore confuso di voci; il mio soldato fra gli altri che diceva:--Coraggio, signora; io gli starò sempre vicino; glielo prometto!...--i singhiozzi disperati di mia madre; un ultimo e stanco grido di:--Alberto!--e poi più nulla.

Traversando frettolosamente il cortile incontrai i quattro nipotini del vecchio che tornavano dalla scuola; li fermai, li copersi di baci:--Oh! me li soffoca!--gridò la bambinaia spaventata.

--Signor tenente, se vedesse!--esclamò l'ordinanza raggiungendomi col fazzoletto agli occhi.

--Taci.--

E via di gran passo.

II.

Arrivai alla caserma ch'era quasi buio. Le compagnie eran già armate e schierate nel cortile. Fuori, una confusione indicibile; la strada stipata di gente e illuminata colle fiaccole da un gran numero di studenti dell'Università; la porta del quartiere ingombra di ufficiali; intorno a loro una moltitudine di mamme, di sorelle e di fratelli piccini che vogliono entrare e piangono e pregano a mani giunte:--Ce lo lascino vedere ancora una volta, un momento solo, appena una parola!--E l'ufficiale di picchetto a spingerli indietro e a gridare e a pregare anche lui:--Mi facciano questo favore, si tirino in là, lascino libero il passo; non possiamo lasciarli entrare; è proibito; noi facciamo il nostro dovere; li vedranno quando andranno via.--Un accorrere di mogli d'ufficiali coi bambini per mano venute a porgere gli ultimi consigli e l'ultime preghiere; più in là un va e vieni d'altre donne e d'altre ragazze, che non sono nè madri nè mogli nè sorelle, altre piangendo, altre fingendo di piangere per destare qualche utile simpatia in que' che restano, altre in disparte malinconicamente atteggiate; drappelli d'operai che passano cantando e sventolando bandiere; grida, applausi, e un ondeggiamento e un mormorio confuso come di mare agitato.

Scoppia un rullo di tamburi; gli ufficiali spariscono, nella folla si fa un improvviso silenzio. Di lì a un minuto vengon fuori gli zappatori del reggimento a sgombrare la strada.

Mi colse un pensiero:--Si va alla stazione.... Dio mio! Bisogna passare sotto le sue finestre!--

Echeggia la musica, il reggimento è fuori, fiancheggiato da due lunghe file di fiaccole; le famigliuole danno l'assalto alle file; gli ufficiali e i sergenti le respingono; respinte di qua, tornano di là; la gente s'affaccia alle finestre sventolando le bandiere; qua e là piovon sigari e aranci; una moltitudine precede il reggimento cantando; una moltitudine lo segue.--Viva la brigata Piemonte! Viva il vecchio reggimento del 637!--gridò un signore da una finestra.--E un altro:--Viva i valorosi di Calmasino!--

Siamo in via Santa Teresa, siamo in Piazza San Carlo, siamo in Piazza Carlo Felice; a misura che vado innanzi il cuore mi si stringe più forte; mi tremano le gambe.--Sentirà la musica, sentirà queste grida quella povera donna!--

Alzo gli occhi; ecco la casa, ecco la finestra illuminata; c'è una persona, non è lei, chi sarà? Non si può distinguere; saluta colle mani; guarda giù; Dio mio, chi sarà?

Tutt'ad un tratto spunta un lume sulla finestra di sotto.--Ah! l'ho visto; è il cieco. Dio ti benedica, papà!--

Ecco il mio amico; m'abbraccia, mi bacia, mi grida:--Buona fortuna, fratello! viva la guerra!--e scompare.

Siamo nel convoglio; sporgo fuori la testa; sempre la finestra illuminata, sempre il cieco solo che agita le mani in atto di saluto.--E questa musica che non si quieta mai! Oh povera madre!--

S'ode il fischio; il convoglio si muove; il cuore mi dà una scossa tremenda: chi altri è venuto alla finestra? Vedo due braccia prostendersi verso di me.... Dio mio! Ho sentito un grido?

La casa è scomparsa.

--Addio, mio buon angelo! addio, madre santa e adorata! Il cielo mi consenta di rivederti, o di morire così nobilmente, che l'orgoglio d'essermi madre t'alleggerisca il dolore d'avermi perduto.

--Adesso a noi!--dissi volgendomi vivamente al mio vicino e battendogli una mano sul ginocchio.

Il vicino immerso sino allora nella malinconia d'un abbandono amoroso, si scosse tutt'ad un tratto, e gridò forte anche lui:--Viva la guerra!--

E tutti gli altri:--Fuoco ai sigari!--

In un momento la carrozza fu piena di fumo, di strepito e d'allegria.

IN CAMPAGNA.

A questo punto trovo nel libro una lunga serie di lettere d'Alberto, e accanto a ciascuna la risposta della madre attaccata al foglio. Dall'esame dei caratteri della madre si potrebbe cavar la storia della guerra; il tremito della sua mano è certo il più sicuro indizio degli avvenimenti. Su per giù, le sue lettere dicon sempre lo stesso, è naturale; ma in quelle del figliuolo c'è qua e là qualcosa da notarsi. E io noterò questo qualcosa, che riuscirà come una cronaca slegata, incompleta, ma schietta e viva delle varie vicende, o, meglio delle varie impressioni che alcune tra le vicende della guerra lasciaron nell'animo del mio amico.

Do la mia parola ai lettori che copio letteralmente.

Piacenza, 8 maggio.

....Piacenza sembra una caserma; c'è più soldati che cittadini, e più medaglie che soldati; a ogni passo incontro qualcuno che n'ha il petto coperto; a ogni svoltata vedo un generale; i colonnelli non mi paion più niente. Come sento la mia piccolezza in mezzo a tutti questi galloni! Le grandi riunioni militari hanno questo di male, che noi poveri tenentucci nessuno ci guarda più; si scomparisce affatto. Scherzo, sai; io ho te, ho i miei soldati, ho i miei amici, ho il sangue pieno di fuoco, il cuore pieno d'Italia, l'anima piena d'avvenire; io son contento, io non desidero nulla, io non invidio nessuno.--Siamo alloggiati in un convento, e dormiamo sulla paglia.--È una disperazione con questi coscritti che non sanno nè vestirsi, nè camminare, nè mangiare. Si son fatte le cose troppo in furia. Se domani si aprisse la guerra ti dico io che ci troveremmo a cattivo partito; mezzo il reggimento non sa ancora caricare le armi; c'è un gran bisogno dei soldati provinciali; si aspettano.--In tutto il quartiere non s'è potuto trovare una camera per l'ufficiale di picchetto. L'altra notte mi son ricoverato nell'ufficio di Maggiorità e ho dormito sui registri....

In fondo alla risposta della madre trovo queste parole:--Bada di non guastare i registri; possono essere importanti. Hai almeno pensato a metterti qualche cosa sotto la testa? Erminia s'è ammalata dal dolore della tua partenza. L'altro giorno, spolverando la tua roba, piangeva; la vidi, glielo dissi, negò; ma piangeva proprio; tu non lo conosci ancor tutto quel suo bel cuore.--La lettera finisce:--Dove sono gli Austriaci?--

In un'altra lettera sua è posto questo quesito:--Di' un po', Alberto; mi hanno detto che i battaglioni degli Austriaci son più grossi dei vostri. Come va questo? Come farete?--

Il figlio risponde:--Ne manderemo due de' nostri contro uno dei loro.--

E la madre di rimando:--Allora va bene.--

Tutte queste lettere e quelle che vengono appresso son piene di saluti affettuosi del vecchio e della signora napoletana che aspetta «grandi descrizioni di grandi cose;»--e v'è a quando a quando un poscritto della mamma che domanda:--Cosa fa l'ordinanza?--

* * * * *

Rilevo dal libro che il colonnello, il burbero benefico, era al quartier generale dell'Esercito, e che da quella «superba altezza» vegliava amorosamente sull'oscuro cugino, per via di lettere e d'informazioni indirette; ma il cugino non ne sapeva niente. Il «burbero» nascondeva il protettore, per non coprire il colonnello; e ne lo lodo.

* * * * *

Il reggimento d'Alberto era da quattro giorni accampato presso S. Giorgio a poche miglia da Piacenza, ed egli non aveva scritto a sua madre che il giorno della partenza per annunziarle «che andava a dormire sotto la tenda.»

--Quattro giorni che non scrive! Povero Alberto, dorme per terra; soffrirà, si sarà ammalato; chi sa cosa gli sarà seguito! Oh Dio mio! Un telegramma al colonnello, subito.

E mandò il telegramma:--Datemi notizie di Alberto. Vi supplico. Non ricevo lettere. Tremo per la sua salute.--

Il colonnello le rispose subito:--Sta benone. Ma è tanto delicato!--

Mia madre capì l'ironia, e si stizzì un pochino, e prese la penna e cominciò:--Carissimo amico. Non dico che Alberto sia delicato; ma credo di poter....--Smise.

La divisione Cugia è partita per Cremona; da Cremona andrà verso Goito. Una lettera della madre dice così:

--....Dirai che sono una sciocca, che parlo di cose che non capisco; ma tant'è, io questa gran necessità di passar subito il Mincio non la vedo. Se fossi il generale La Marmora, mi pare che aspetterei ancora; non si sa mai cosa possa accadere; ad ogni modo farei prima andare avanti i soldati del generale Cialdini, che hanno la flotta vicina e che in ogni caso...--Ci si potrebbero rifugiar dentro?--domanda Alberto ripigliando la frase nella sua risposta. E la madre ribatte:--Non sono momenti da scherzare.--

* * * * *

La divisione Cugia è sul Mincio. La lettera della madre è scritta a precipizio, tutta puntini e punti di esclamazione e parole che s'accavallano e righe che si confondono e aste che serpeggiano per la lunghezza d'un dito.

--....Per carità, figlio mio; fa il tuo dovere, sono io la prima a dirtelo; ma non far troppo.... Gli eserciti hanno bisogno degli ufficiali, e se gli ufficiali si espongono più del bisogno, che cosa ne seguirà? Ne seguirà che i soldati resteranno senza guida e senza disciplina, e allora.... che cosa doventerà l'esercito? Per carità, pensa anche un poco ai soldati..., (o amor materno, come argomenti sottile!).... e pensa anche a me; fa il tuo dovere, sì, ma pensa....--Qui c'è qualche parola che non si capisce. E poi:--....La tua vita è la mia. Oh figlio mio! che giorni! che tremendi momenti! Non ti dico che cosa segue in casa tua per non contristarti, io prego per te....--Il resto non si capisce. C'è un poscritto incominciato:--Oh Alberto!--e poi non c'è più niente. Veggo certe curve tracciate dal figliuolo, che a prima vista si possono prendere per isole; ma credo ch'egli abbia inteso di passare la penna intorno ai segni delle lagrime di sua madre, e che ne sian riuscite così quelle figure.

* * * * *

Qui trovo una pagina intitolata:--Ciò che seguì il 28 giugno.--E dice:

--Mia madre era seduta alla tavola da pranzo, e aveva davanti un giovinetto, il figlio della nostra amica napoletana, e al fianco il mio vecchio papà. In mezzo alla tavola c'era una carta topografica.

--Se ne persuada, cara signora;--diceva il giovane;--la divisione Cugia non ha nè può aver preso parte alla battaglia; è evidente.

--Oh sì.... evidente!--esclamava mia madre scrollando la testa e passandosi la mano sugli occhi umidi di pianto.

--Ma sì; ma lo creda; e poi già... che serve ch'io lo dica? Lo dice la carta; guardi, senta. O la divisione Cugia è passata per ec. (e stringeva e scoteva l'uno dopo l'altro i diti della mano sinistra fra l'indice e il pollice della destra), e allora è impossibile che si sia trovata là nel momento in cui.... O è passata per quest'altra strada, e in questo caso non è ammissibile che possa esser giunta in tempo.... O finalmente, e questa è l'ultima, è passata dietro alla divisione che le stava a sinistra, e se questo è vero, è anche fuor di ogni dubbio, è chiaro, è indiscutibile, ch'essa si è spinta affatto fuori del campo di battaglia. Non le pare, ingegnere?--

Il vecchio senz'aver nulla capito nè veduto rispondeva:--Sicuro.

Mia madre continuava a guardare attentamente la carta topografica, rigirandola da tutti i lati, scorrendo col dito tutte le strade, levando gli occhi in su come per raccogliere i pensieri, e poi tutt'ad un tratto prorompeva con voce di pianto:--Oh sì, sì, non è arrivata in tempo! Chi lo dice? Chi lo può sapere? La carta? Cosa prova la carta? Non basta la carta. Intanto son passati tre giorni e non m'ha ancora scritto, e se non fosse seguìto nulla io saprei qualche cosa, e questo vuol dire che la divisione è arrivata in tempo, e che lui ci è stato, e che.... Oh figliuolo mio! Oh mio Alberto! mio povero Alberto!--

E battendosi le mani sulla fronte rompeva in pianto dirotto.

--Signora! Signora!--esclamavano ad una voce gli altri due--si calmi, per carità, si calmi; non sarà seguìto nulla, non può esser seguìto nulla!... Ce lo creda; il suo amore materno...

--Dio mio!--gridava mia madre, con un accento d'angoscia quasi disperata;--Dio mio! il mio amore materno! Ma se non ha scritto! Ma se due mie amiche che hanno un figliuolo ufficiale ne han già ricevuto notizia! Ed io no! io niente! Oh Erminia!--Mia sorella accorreva:--Che c'è?

--Signora!...

--Alberto! Alberto!

--Dio mio! Che è seguìto?

--Una disgrazia! Io la sento! Io morirò! Presto, un telegramma al colonnello, che dimandi, che cerchi, che sappia dire qualcosa, che mi tolga questa disperazione dall'anima, che....

Una sonata di campanello.--Silenzio.--Ecco la donna di servizio.

--Signora, una lettera.

Mia madre si slancia sulla donna, le strappa la lettera, la guarda, manda un grido, la riguarda, se la preme sul cuore con un gesto convulso, ansa, sorride, leva gli occhi al cielo ed esclama:--Grazie! Grazie!--e bacia e ribacia il foglio, e si stringe sul seno la testa della figlia, e mormora con voce fioca:--Alberto!--e si abbandona sulla seggiola. I due amici le sorreggono la testa e tentano di levarle la lettera di fra le mani;--indarno;--sono tanaglie.

* * * * *

Ecco alcuni squarci della lettera.

Cerlungo, 25 giugno.

--....T'ho detto tutto quello che ho visto, che è poco; non so però darmi ragione di certe lacune rimaste nella mia memoria; le quali, se non ricordassi molte altre cose, mi farebbero dubitare di aver perduto la ritentiva, tanto son strane e incredibili. Ho dimenticato affatto dove e quando si sia fermato il mio battaglione per la prima volta, e mi ricordo lucidissimamente d'un soldato d'un altro reggimento ch'io fermai mentre correva, e gli chiesi:--Donde vieni?--ed egli mi accennò una piccola casa sulla china del monte, esclamando:--_N'avimmo fatta na 'nzalata_,--per dire che in quella casa s'era fatto strage d'Austriaci, ed era vero. Me ne ricordo un altro ch'ebbe una palla nelle dita nell'atto che si chinava per toccare un morto; mise un grido, e si guardò intorno stupefatto ritraendo la mano dietro le reni, e mormorando lamentevolmente:--_A'm fa mal!_--Ricordo l'arringa fatta dal mio maggiore al battaglione, pochi minuti prima che ci movessimo, la quale fu d'una semplicità e d'un laconismo veramente singolare.--Soldati!--disse freddamente senza neanco voltare il cavallo verso di noi:--temo che oggi non avremo da far nulla; ma caso mai.... voglio credere che.... siamo italiani, diavolo!--E qui finì; precise parole. Poco prima, porgendo la sua fiaschetta piena di rhum a un piccolo crocchio di ufficiali che non gli parevano allegri, aveva detto sorridendo:--Prendano; si rinfranchino gli spiriti infermi.--

Mi sono profondamente convinto che il vero coraggio deriva dal cuore e dalla coltura dello spirito; e il vero coraggio consiste meno nel non aver paura che nel mostrarsi e nell'operare, avendola, come se in realtà non s'avesse; il che è effetto di ragionamento, o piuttosto d'un'infinità di ragioni, di ricordi, d'immagini, di esempi, che in quei momenti ti passano con fulminea rapidità per la mente e ti dicono:--Fermo.--E passano anche delle intiere strofe di poesie patriottiche; e mi passò e ripassò la tua immagine col braccio tremante, ma teso, e l'indice appuntato verso il nemico, e gli occhi lacrimosi fissi nei miei, e le labbra contratte dai singulti; ma che dicean con voce franca e vibrata:--Fa il tuo dovere.--O madre, quant'ero vicino a te in quei momenti!

....Non lo credere; i morti non fanno quell'orrenda impressione che si suol dire, almeno fin che il pericolo dura. Il mio battaglione era in ordine di colonna, e andava avanti, e i pelottoni si soffermavano man mano sull'orlo d'un fosso a guardare il cadavere d'un soldato a cui la mitraglia avea deformata la testa; io vi feci stendere una tenda sopra, e nessuno guardò più. È penoso il vedere quei soldati feriti, che a furia di avvoltolarsi per terra e di toccarsi qua e là, si riducono la camicia e i calzoni di tela a non vederci più un palmo di bianco, tutto sangue; e il più delle volte non hanno che una ferita leggera. Da principio si è così profondamente assorti nello spettacolo del campo, che non si bada, e non si pensa nemmeno che ci abbiano ad essere dei feriti. Ed è quasi una sorpresa il vederli poi venir giù a gruppi, colle teste fasciate, colle braccia al collo, sorretti sotto le ascelle, portati a quattro mani, bianchi come morti, chi premendosi una mano sur un fianco, chi sul petto, chi traendo alte grida, chi gemendo fioco; e i medici correre affannati di qua e di là, senza sapere dove cominciare, o da chi; e poi esaminare, lavare, tagliare, fasciare, alla lesta, dopo l'uno l'altro, dopo l'uno l'altro, e poi via tutti all'ambulanza, e poi altri gruppi, altre grida, altri lamenti; Dio, che scene! Ho visto un gruppo di soldati intorno a un medico che curava un ferito e ho sentito gridare: ahi! ahi! Mi sono avvicinato, il ferito era già in piedi.--Va all'ambulanza, va--il dottore gli disse. Quegli s'avviò a passo lento e tremante.--È già guarito? domandai.--Guarito? Vivrà ancora qualche ora,--mi rispose il dottore. Ne fui meravigliato.--Scherzi delle palle,--egli soggiunse.

Ho visto dei begli atti di fermezza e di coraggio. Un bersagliere venne a farsi cavare una palla dalla gamba e tornò indietro a raggiungere il suo battaglione sul campo. Un soldato di fanteria, gravemente ferito, portato a braccia da due compagni, pallidissimo, cogli occhi semispenti, teneva tuttavia un mozzicone di sigaro fra i denti e sporgeva il labbro di sotto in atto di noncuranza e di disprezzo. Passò accanto al mio battaglione; molti corsero a guardarlo; egli volse lentamente lo sguardo intorno e, vistosi osservato, per far parere anche meglio la sua freddezza, fece un movimento della bocca come per addentar meglio il sigaro che gli stava per cadere.

....È morto uno dei miei più buoni e più cari amici, di cui t'ho parlato molte volte, un sottotenente dei granatieri, lombardo, un bellissimo giovine, Edoardo B. Era nella mia compagnia in collegio; tu hai una fotografia in cui ci siamo tutti, cercalo, è il primo a destra, seduto in terra, col sigaro in bocca; me ne ricordo. Vedi com'è morto: il suo reggimento era fermo in faccia ai cannoni del nemico; egli stava seduto sopra un tamburo, a capo basso, e colla punta della sciabola andava sforacchiando per trastullo le zolle che aveva tra i piedi. All'improvviso cadde riverso mandando un grido; una scheggia di mitraglia aveva ferito lui nel petto e ucciso il cavallo dell'aiutante maggiore che gli stava dietro. Morì dopo cinque ore di spasimi atroci. Povero amico! Chi te l'avrebbe detto quando studiavamo pel nostro ultimo esame di collegio, in quelle stanzuccie del quinto piano, al lume di quel moccolo, con quei quaderni e quella brocca d'acqua tinta di fumetto; allora che avevi tante belle speranze, ed eri così felice!....

La risposta a questa lettera è del fratello; la madre s'era messa a letto colla febbre.--Di tratto in tratto--scrive il fratello,--essa cade in delirio e ti chiama.

* * * * *

L'esercito retrocede verso l'Oglio.

Piadena, 5 luglio.

....È una tristezza, è un dolore questo continuo attraversare villaggi e città, in mezzo a due ali di popolo immobile, muto, freddo, che ci guarda con gli occhi stralunati come se fossimo un esercito sconosciuto. Chi ha il coraggio di alzare gli occhi in faccia alla gente? Mi par di leggere su tutti i volti:--Ma bene! ma bravi! O che metteva conto di far tanto chiasso, per far poi di coteste figure?--I reggimenti sfilano a capo basso, silenziosi, che paiono una processione di frati. È uno spettacolo che mi fa male; il mio pensiero ricorre a te, madre; ho un infinito bisogno di te. Perdonami: avessi almeno la consolazione di tornare a casa senza un braccio; potrei dire:--per conto mio ho vinto un braccio di meno.--Ma tornare a casa intatto e sano e grasso e rosso da mettere invidia a un pascià, è veramente vergognoso e insoffribile. Quanta bile mi dà questo specchietto che per quanto io fatichi, e sudi, e mi roda dentro, s'ostina a riflettermi sotto il mento un altro mento che fa capolino! Io l'odio questo neonato insolente che ride sulle sventure della patria! Scherzo; ma è uno scherzo che va poco giù. Marciamo sotto il sole di mezzo giorno; a destra e a sinistra della strada, orti, campi floridi e ville; a traverso il cancello dei giardini vediamo in lontananza, in fondo ai viali, signori in maniche di camicia sdraiati all'ombra dei pergolati, e signorine vestite di bianco, vaganti pei poggi in mezzo ai pini e alle mortelle. Oh loro felici! Non perchè stanno all'ombra e riposano; ma perchè non portan sull'anima questo terribil peso di sconforto e di tedio.

Risposta:--Capisco; capisco tutto; le madri capiscono tutto; coraggio, figliuolo.

* * * * *

La divisione Cugia è a Parma; parte per Ferrara.

Parma, 10 luglio.