La vita militare: bozzetti

Part 27

Chapter 273,881 wordsPublic domain

Tre mesi dopo quel giorno il reggimento fu trasferito in Ascoli. Era trascorsa una settimana dall'arrivo alla nuova stanza, quando il colonnello ordinò che l'indomani tutto il reggimento vestisse l'uniforme di parata per assistere a una solennità militare sulla piazza principale della città. Si doveva decorare un soldato della medaglia al valor militare.

--Così presto? pensò il nostro capitano, quando gli fu detto l'ordine del colonnello. E corse subito alla camera del furiere e gli domandò ansiosamente:--Ha sentito l'ordine? Ha fatto tutto?--Tutto, fin da tre giorni.--Oh respiro! Vediamo dunque; carta, penna e calamaio; voglio esser sicuro del fatto mio.

Sedettero a tavolino e il furiere prese a tracciare sopra un brano di carta certe strade e certe case, parlando a bassa voce, e ripigliando di tratto in tratto il discorso.

Dopo un po' di tempo s'alzarono tutt'e due, e il capitano, accomiatandosi, soggiunse:--Terza casa a destra, seconda porta?--Terza casa, seconda porta.--Di sicuro?--Il furiere fece un atto come per dire:--Diavolo, ne può dubitare?

Un'ora dopo il capitano era a cavallo sulla via che da Ascoli corre ad Acquasanta, piccolo paese posto sulla riva del Tronto, a mezza distanza, credo, o presso a poco, fra Ascoli e Arquata.

Giunse ad Acquasanta sul cadere del sole. Prima di entrare si sbottonò la tunica per nascondere il numero dei bottoni e ripiegò all'insù la tesa del berretto. Entrò. All'udire lo scalpitìo del cavallo qualcuno delle prime case si fece sull'uscio; altri s'affacciarono alle finestre; i ragazzi accorsero nella via. Il capitano guardò incerto a destra e a sinistra, e poi si diresse verso una porta dov'era un crocchietto di donne, le quali, al suo apparire, si schierarono timidamente contro il muro e lo guardarono attonite.

--Chi mi dà un bicchier d'acqua, buone donne?--disse il capitano fermando il cavallo e affettando un'aria sbadata.

--Io--rispose vivamente una delle donne, e disparve.--È lei! pensò il capitano, non può esser altra che lei.--

La donna tornò di lì a un minuto con un bicchier d'acqua, e lo porse al capitano. Questi la guardò attentamente e si pose a bere a lenti sorsi; quella, intanto, lo squadrava da capo a piedi, piegava la testa a destra e a sinistra e si alzava sulla punta dei piedi per vedere di scoprire il numero del reggimento, e si stropicciava le mani, e dondolava la persona, e non istava ferma un momento, e dallo sguardo intento e vivo e dai rapidi moti della bocca lasciava trasparire una contentezza timida e ansiosa, un desiderio intenso e irrequieto, che non sapeva risolversi a palesare. Il capitano la osservava.

--C'è nessuna di queste donne che abbia dei figliuoli soldati?--domandò poi restituendo il bicchiere e simulando, come prima, una indifferenza distratta.

--Io!--rispose risoluta la donna che gli aveva porto il bicchiere.--Ne ho uno!--e fece cenno col pollice e restò in atto d'aspettare, immobile come una statua.

--In che reggimento?

La donna disse il reggimento e soggiunse in fretta:--Dov'è, signor colonnello? Lo conosce? L'ha veduto?

--Io no.... Ma come mai non sapete dove sia?

--Mah!--esclamò la donna facendo un viso serio serio e incrocicchiando e lasciando cadere abbandonatamente le mani;--sono due anni che non lo vedo; un mese fa non era mica molto lontano di qui; era a far la guerra ai briganti, povero figliuolo, e mi ha scritto; ma d'allora in poi non ne ho più saputo nulla, non m'ha più mandato nessuna lettera. O me n'avrà fors'anco mandata qualcuna, e non mi sarà arrivata. Quei signori che devono spedire le lettere chi sa cosa n'avranno fatto! (E andava man mano infervorandosi e imprimendo alle parole una crescente espressione di dolore e di dispetto). Le lettere della povera gente quei signori le conoscono dalla soprascritta e le buttano in un canto. Lo so, io, come vanno le cose. Quei poveri figliuoli scrivono, e le famiglie non ricevono niente. Ma gli uffiziali che comandano dovrebbero badarci a queste cose; mi perdoni, sa, signor colonnello, io non dico mica di lei; ma è una cosa che non mi par giusta, perchè noialtre, povere donne, passano dei mesi senza che si sappia niente dei nostri figliuoli, e si sta sempre in pensiero, e qui le mie amiche lo possono dire, che mi vedono tutto il giorno e sanno che vita io faccio da un tempo a questa parte, i batticuori, le paure, le pene che soffro per quel povero ragazzo; e ci son dei momenti che proprio.... non posso più reggere. Oh no! no! me lo lasci dire, signor colonnello, non è una cosa giusta!--E si coperse la faccia col grembiale e si mise a piangere.

Tutte l'altre donne acconsentirono collo sguardo e coi cenni; il capitano taceva.

--Guardate, buona donna!--disse poi improvvisamente.--La donna scoprì il volto lagrimoso e lo guardò.

Guardate!--ripetè il capitano e si levò il berretto e glielo porse. Essa lo prese facendo un viso di sorpresa e di stupore, lo guardò di sotto e di sopra, girò gli occhi sulle amiche in atto d'interrogare, poi li fissò in volto al capitano....

Il capitano rideva.

--Non c'è nulla che vi riguardi in codesto berretto?

La donna tornò a guardare e mise un grido:--Ah! il suo reggimento! e afferrò con ambe le mani il berretto e lo baciò e lo ribaciò con trasporto, e in un istante affollò il capitano di tante domande, di tante preghiere, di tante dimostrazioni di gratitudine, di gioia, d'affetto, ch'egli ne fu sopraffatto e non potè prima risponderle una parola che la foga della dolcezza non le avesse spossate le forze e interrotta la voce.

--Domani vedrete vostro figlio,--le disse poi.--Egli è in Ascoli, e vi aspetta.--

La buona madre si slanciò per baciargli la mano; ei la ritrasse.... Mezz'ora dopo si rimise in cammino alla volta della città. Aveva lungamente parlato con quella povera donna; ma della medaglia al valor militare non le aveva detto parola.

Appena arrivato in Ascoli, appena entrato in casa, chiamò l'ordinanza.--Eccomi.--Senti bene.--E spiccando le sillabe con gran significazione e segnando gli accenti colla mano, filò un lungo discorso, che l'ordinanza ascoltò cogli occhi spalancati e la bocca aperta.--Hai capito?--Sì signore.--Farai tutto appuntino?--Non dubiti.--Mi fido.--Ed uscì. L'ordinanza lo segui coll'occhio sin sul limitare della porta, stette un minuto sopra pensiero e poi, infilato con una mano uno stivale e afferrata coll'altra una spazzola, si mise a lustrare di tutta forza mormorando:--Sei un vero galantuomo; meriti un premio; domattina i tuoi stivali saranno i più lucidi stivali del reggimento.

L'indomani mattina, intorno alle otto, l'ordinanza, appostata all'angolo di una via che sbocca nella piazza principale della città, vide venire innanzi lentamente una vecchia contadina, vestita in gala, con due grandi buccole alle orecchie, un bel vezzo di corallo intorno al collo e la gonnella screziata di tutti i colori dell'iride; veniva innanzi guardando intorno con una cera tra l'allegro, l'attonito e il curioso. La osservò attentamente e le si avvicinò.

--Buona donna!

--Oh! siete voi quel soldato?

--Io.

--Oh grazie, grazie di cuore. E il mio figliuolo? Non è qui? Dov'è? Perchè non è venuto ad aspettarmi? Non glie l'hanno detto che venivo? Ditemi subito dov'è, mio buon giovane; conducetemi subito da lui.

--Eh, un momento; ci vuole un po' di pazienza, subito subito non lo potrete vedere. Bisogna aspettare una mezz'oretta. Bisogna star qui a vedere una certa parata che deve fare il reggimento. Si tratta di dare la medaglia del valor militare a un mio compagno; è un affare di pochi minuti; ci vuole un po' di pazienza.

--Ancora mezz'ora! Oh Dio mio! E come faccio io ad aspettare una mezz'ora?

--Lo capisco, buona donna, lo capisco; per voi una mezz'ora è un mezzo secolo; ma non si può fare altrimenti; bisogna aspettare. Faremo due chiacchiere; il tempo passerà presto.

--O Dio buono! mezz'ora! Ma.... ditemi, ditemi; devono venir qui, qui in questa piazza, i soldati?

--Sicuro.

--Ma dunque lo vedrò subito, gli potrò subito parlare....

--Ma non si può, cara mia.

--Ma sono due anni che non lo vedo....

--Lo capisco; ma al soldato, quando è in riga, nessuno gli può parlare, lo dovete sapere anche voi; il regolamento parla chiaro; qui comanda il colonnello, mia buona donna; la mamma non c'entra; e s'anco venisse la mamma del colonnello, anch'essa dovrebbe aver pazienza e tirarsi in disparte e aspettare. Capite bene che il regolamento non l'han mica fatto le donne.

--Capisco; ma....

In quel punto, s'intese un lontano rullo di tamburi e tutta la gente ch'era nella piazza si rivolse da quella parte.--Ecco il reggimento--disse il soldato.--La vecchia si sentì un forte tremito al cuore, stette un istante perplessa, e poi improvvisamente fece atto di slanciarsi verso il reggimento.--Aspettate!--le gridò il soldato trattenendola pel braccio, e facendo cenno colla mano che stesse quieta,--aspettate; fatemi questo piacere; s'egli vi vede, siamo a guai. Volete farlo mettere in prigione? Basta poco, veh! Basta voltar la testa a sinistra quando si deve tenerla voltata a destra.

--È vero!

E si contenne.

--Non si tratta che d'aspettare un quarto d'ora; è ben poca cosa; avete aspettato due anni!--

La donna alzò gli occhi al cielo, sospirò e poi fissò lo sguardo immobile allo sbocco della via per cui doveva comparire il reggimento.

Il rullo dei tamburi s'avvicina; la folla si apre in due ali; ecco gli zappatori; ecco i tamburini, ecco la musica, ecco il colonnello a cavallo....

--E i soldati?--domandò ansiosamente la vecchia.

--Un momento. Tra il colonnello e i soldati c'è sempre una diecina di passi. Eccoli.--

La donna si slanciò un'altra volta, e un'altra volta il soldato la trattenne.--Oh Dio benedetto! abbiate un po' di giudizio. Volete che ve lo caccino in prigione a tutti i costi?--

Il reggimento è schierato.

--L'ho veduto! L'ho veduto!--grida la buona vecchia battendo palma a palma.--Guardatelo là.--

--Dove?--La donna gli indica dove.

--Non è quello là; v'ingannate; ve lo assicuro io; Di qui non lo potete conoscere; siamo troppo lontani.

--Allora è quell'altro là.

--Quale?--La donna gli indica quale.

--Ma no, vi dico, non è neppur quello là; è impossibile che lo possiate vedere; è in seconda riga.

--In seconda riga?

--Già.

--Che cosa vuol dire in seconda riga?

--Vuoi dir dietro gli altri.

--Oh santa pazienza!--esclamò la donna e si passò la mano sulla fronte e sospirò.--E adesso cosa fanno?

--Non vedete? Il colonnello è venuto a mettersi di fronte al reggimento per fare un discorso. Prima di dare la medaglia a un soldato si usa di fare un discorso, in cui si racconta il fatto com'è accaduto, e si dice agli altri soldati che seguano l'esempio del loro compagno, che è un bravo soldato, che ha fatto il suo dovere, che ha onorato il suo reggimento e via discorrendo. Ecco; sentite.--

Il colonnello ha cominciato a parlare.

--Non sento niente. Cosa dice?

--Ecco, il fatto è questo. Il soldato che deve aver la medaglia, un giorno è stato assalito da tre briganti, che gli tirarono nello stesso punto tre fucilate. Non fu colpito, non si spaventò; scaricò subito il fucile contro uno di quegli assassini, e lo stese morto; all'altro piantò la baionetta nella pancia; al terzo tolse il coltello di mano e glielo piantò nella gola.

--Oh Dio mio!

--È o non è un bel fatto?

--E gli hanno dato la medaglia?

--Gliela danno adesso.

--Sarà contento, povero giovane?

--Figuratevi; i suoi compagni gli vogliono un bene dell'anima; i suoi superiori lo trattano come un figliuolo; tutti lo rispettano, tutti lo stimano; e se lo merita, sapete? se lo merita davvero; è uno dei più bravi soldati del reggimento; ce n'è pochi, sapete, come lui; ve lo assicuro io.

--Ma dov'è questo soldato?

--A momenti il colonnello lo chiamerà fuori delle file.--

Il colonnello tacque.

--Guardate! guardate! esclamò improvvisamente l'ordinanza facendo voltar la donna dalla parte opposta al reggimento e accennandole le finestre della casa di fronte.--Guardate quanta gente s'è affacciata alla finestra! A momenti batteranno tutti le mani; vedrete; le altre volte mi fu detto che hanno sempre fatto così, e faranno così anche adesso.--

Intanto il soldato era uscito dalle file, era venuto accanto al colonnello, e s'era volto di fronte al reggimento, per cui la donna, rivolgendo la faccia verso i soldati, non lo potè vedere nel viso.

--È quello là il soldato?

--Già.

--E cosa fa adesso?

--Non vedete? Il colonnello gli mette la medaglia sul petto.

--Oh santa Vergine, mi batte il cuore per lui. Come dev'essere contento, povero giovane! E adesso cosa fanno?

--Adesso tutto il reggimento gli presenta le armi.

--Davvero? domandò la donna con gran meraviglia.

--Sicuro.

--Oh che onore!--esclamò la buona vecchia giungendo le mani e rimanendo immobile in quell'atto, cogli occhi sfavillanti d'un bellissimo sorriso, misto di contentezza, di meraviglia e di affetto.

Il colonnello si volse verso il reggimento e con voce alta, sonora, vibrata, così che ne echeggiò tutta la piazza, gridò:

--Presentate le armi!

La donna si senti correre un fremito per tutta la persona, e si accostò al soldato e gli si strinse ai panni come se avesse paura.

Al grido del colonnello i quattro maggiori del reggimento si volsero ciascuno al suo battaglione e ripeterono, con un grido poderoso, il comando.

Quasi in un sol punto, come se fossero stati mossi da un unico braccio, mille duecento fucili si sollevarono, lampeggiando, da terra, e risonarono simultaneamente percossi da mille duecento mani, e tutti i volti restarono immobili e tutti gli sguardi si fissarono in faccia al soldato. Gli uffiziali salutarono colla sciabola. La folla spettatrice die' in uno scoppio d'applausi. La banda suonò.

--Ma chi è questo soldato?--proruppe la povera madre meravigliata, intenerita, affascinata da quello spettacolo stupendo.

L'ordinanza si voltò, la guardò, aprì la bocca, mandò fuori una voce articolata, girò gli occhi sul soldato, li rivolse di nuovo alla donna....

La musica continuava a sonare; il reggimento era sempre immobile.

--È vostro figlio!--gridò l'ordinanza.

La vecchia diè un grido, stette un istante immobile cogli occhi spalancati e la bocca aperta, si cacciò le mani nei capelli bianchi, sorrise, gemette, singhiozzò; quegli applausi, quella musica le risonarono in fondo all'anima come un'armonia di paradiso; quei mille fucili scintillanti le si confusero allo sguardo in un torrente di luce; la mente le si intorbidò tutto ad un tratto, le si velarono gli occhi, vacillò.... Fu sorretta.

Quando rinvenne, il reggimento era sparito; suo figlio le s'era già avviticchiato al collo, e i due cuori eran così stretti l'un contro l'altro che la medaglia d'argento ci stava compressa in mezzo a gran pena. E stettero lungamente in quell'atto.

--Ma come mai?--furon le prime parole del figliuolo, appena sciolto da quell'abbraccio divino.--Come sapevi ch'io era qui? Chi te l'ha detto? E come sei capitata qui in questo giorno e a quest'ora?--

La donna narrò concitata e affannosa che il giorno innanzi un uffiziale a cavallo era venuto nel suo paesello, che s'era fermato dinanzi alla sua porta, che le avea detto dove fosse il figliuolo, e le s'era offerto di darle del danaro perchè ella potesse venir subito alla città in carrozza, e questo denaro glie l'avea dato, ed ella era venuta, e avea trovato subito un soldato che d'incarico dell'uffiziale stava nella piazza ad aspettarla....

--Dov'è questo soldato?--

Guardarono tutti e due intorno; l'ordinanza era scomparsa.

--Ma adesso capisco, vedi, ripigliò la donna, capisco perchè quell'uffiziale volle ch'io venissi qui stamattina; voleva che io vedessi....

Guardò il figliuolo, sorrise e l'abbracciò.

--Voleva ch'io vedessi tutto, e non mi disse nulla per farmi una sorpresa, e il soldato era d'accordo con lui. Oh che sant'uomo! Ma come ha fatto a saper dove sto? E che interesse aveva di procurarmi questa felicità, se non mi conosceva neppure? Dimmelo tu, figliuolo!

Il figlio pensava.

--Ma dov'è quest'uffiziale! quest'uomo! Io lo voglio vedere; voglio baciargli il vestito, io; io gli debbo la vita. Voglio andar da lui, sai, figliuolo? Conducimi subito da lui.

--Subito!--esclamò il soldato, riavendosi dai pensieri che lo tenevano assorto.

E prese per mano sua madre; attraversarono a passi frettolosi la piazza, imboccarono la via della caserma, vi giunsero, si fermarono a una trentina di passi dalla porta, davanti a cui erano affollati quasi tutti gli uffiziali aspettando il gran rapporto, e la vecchia cominciò a cercare avidamente cogli occhi, e il soldato a sollecitarla cogli atti e colle parole, cercando, per moto istintivo, anche lui, senza sapere chi volesse trovare.

--Chi è? L'hai veduto? Accennalo.

--Non l'ho ancora trovato.

--Cerca, cerca.

--Quello là, guarda, quello che si appoggia ai muro.... no, no, sbaglio, non è quello, non è quello. Quell'altro, piuttosto; quello che accende il sigaro.... aspetta che si volti, aspetta.... aspetta.... no, non è lui....

--Ma chi è dunque!

--Ah! eccolo là! Questa volta ne son sicura. È quello che ha messo la mano sulla spalla al suo compagno che gli è accanto.

--Chè!

--È proprio lui.

--Mamma!

--Ne sono sicura, ti dico.

--Davvero? non t'inganni? ne sei proprio sicura?--gridò il soldato afferrando per le mani sua madre.

--Sicura come della luce del giorno.--

Il soldato fissò gli occhi sul capitano e stette immobile a contemplarlo.

Intanto la madre, che più che al capitano aveva il cuore e la testa a suo figlio, gli si strinse ai panni, e pigliandogli la medaglia fra l'indice e il pollice della destra, vi avvicinò il viso, la guardò attentamente di sotto e di sopra, e disse sorridendo al soldato, che stava tuttavia immobile a guardare il capitano.

--Scommetto che, a questo mondo, dopo tua madre.... la cosa che hai più cara.... è questa.--E sollevò la medaglia per tutta la lunghezza del nastro.

--No,--rispose il figliuolo senza voltarsi.

--No! E qual'è dunque la cosa che hai più cara al mondo dopo tua madre?--domandò la donna con un sorriso affettuoso.

Il soldato levò il braccio e stese l'indice verso il capitano e rispose:

--Quell'uomo là.--

PARTENZA E RITORNO.

RICORDI DEL 1866.

Alberto, amico mio, copio qualche pagina dal libro dei tuoi ricordi; non te n'avere a male; se queste pagine non ti faranno onore come letterato, non ti faranno torto sicuramente come soldato e figliuolo. Acconsenti e contentati della mia discrezione, chè se volessi veramente abusare della nostra intimità, potrei pubblicare di te ben altri segreti.

IN CASA.

I.

Perdute le illusioni e le gioie della giovinezza, quando non mi resterà che il conforto di ricordarle, più che ad ogni altro giorno della mia vita ripenserò spesso e lungamente e con sempre viva tenerezza agli ultimi d'aprile e ai primi di maggio del mille ottocento sessantasei.

Io non aveva mai veduto Torino così allegra, così bella. L'imminenza della guerra nazionale da tanti anni aspettata e invocata, aveva risvegliato improvvisamente tutta l'indole generosa e guerriera di quella città. Bastava passare la sera in una delle strade principali, per accorgersi dal brulichìo, dall'atteggiamento insolito della gente, da quei drappelli d'operai, di studenti e di fanciulli, che qualcosa v'era, che qualcosa bolliva nell'animo di quel popolo, che qualche gran fatto era seguito o stava per seguire. Parevan tutte sere di festa.

Eran que' giorni che, incontrando un soldato, si guarda; e si almanacca sul cavalleggere che traversò la strada con un plico nell'abbottonatura della tunica; e la gente si ferma a veder passare i convogli del treno d'armata; e nelle scuole de' ragazzi non c'è più modo di tenere un po' di quiete; e i vecchi ufficiali pensionati parlano ad alta voce nei crocchi dei caffè battendo il pugno sul tavolino; e le madri si fanno pensierose; e i giovanotti diventano pazzi; e le donne si veggono guardate un po' meno del solito, e cessano un po' d'intromettersi, come fanno sempre, in tutti i pensieri, in tutti i desiderii, in tutti i disegni; ch'è una fiera tirannide anche quella.

E Torino sentiva quei giorni; essa è la città di quei giorni. La mattina, i viali della piazza d'arme eran pieni di gente; le famiglie, i parenti, gli amici dei soldati della seconda categoria, chiamati da pochi giorni alle armi, la più parte ancora coi loro vestiti: cappelli a cilindro e papaline rosse, eleganti calzoncini chiari e grandi ghette da pastore alpigiano, soprabiti neri e giacchette cenciose, tutti alla pari: bello! Intorno alle caserme un girandolare continuo di mamme co' fagotti sotto il braccio, un va e vieni di ufficiali e di messi della Divisione e della Piazza, e una folla di curiosi davanti alla porta; dentro, un chiasso assordante. La sera, dietro le fanfare e i tamburini della ritirata, una immensa turba che marciava in cadenza, a schiere di dieci o dodici insieme a braccetto; canti, fischi, grida, che n'echeggiavano tutte le strade d'intorno. Nel punto che la musica e i soldati rientravano in caserma, applausi, evviva, strette di mano, saluti:--a domani! a domani!--Parevan tutti soldati. Là ti sentivo, Piemonte!

II.

Quanto eravamo tutti migliori in quei giorni!

L'aspettazione di quella guerra solenne per cui doveva esser rivendicata la libertà e restituita la patria a un popolo tanto illustre, tanto amato, che aveva tanto patito; il sapere che anche il popolo delle classi più povere capiva, sentiva che quella era una guerra giusta, santa, ch'era necessità e dovere di farla; il vedere que' poveri giovani della campagna, rozzi, ignari di tutto, venire anch'essi a fare i soldati con tanto buon volere, con tanto buon cuore, e partecipare così presto, se non dell'entusiasmo, dell'allegrezza comune; l'udire che dappertutto seguiva lo stesso, che dappertutto accorrevano ad iscriversi fra i volontari centinaia e centinaia di giovani d'ogni condizione, e che i padri e le madri stesse li accompagnavano, e il popolo li salutava e li benediceva; che in quella meravigliosa unanimità di speranze e di voti si componevano le discordie politiche e non si udiva più che un sol grido; tutto questo metteva negli animi una serenità, una letizia così piena e viva che pareva felicità. Ogni mala passione ci fuggiva dal cuore; si perdonavano antiche offese, si sopivano antichi rancori, si cercavano, o si ritrovavano, per ufficio d'amici comuni, i nemici, e si metteva una pietra sul passato. Quel pensiero sempre presente, quell'affetto profondo che ci occupava di continuo, ci dava un'energia, una vitalità insolita e vigorosa, che traspariva dagli accenti, dagli sguardi, dagli atti, dai passi. Che giovialità, che affettuosa armonia tra gli amici! Come tutti i nostri pensieri eran più alti, più puri, e tutti i nostri affetti più forti! La primavera non rideva soltanto nei fiori, non si sentiva soltanto nell'aria e nel sangue; rideva nell'anime, si sentiva nei cuori; era come il soffio di una vita vergine che ci aveva penetrati. Che giorni! O patria! se potessimo sentirti sempre così!

III.

Fin dai primi giorni che si parlava della probabilità della guerra, mi s'era cominciato a far nella testa un po' di confusione; la quale crebbe poi a mano a mano che la probabilità si venne mutando in certezza. Confusione, dico, e non saprei dir altro: pensavo, parlavo e operavo come per l'effetto d'un liquore inebriante. Dapprima agitazione, poi irrequietezza, poi febbre addirittura; ondate di sangue infuocato alla testa, gran prurito di menar le mani, grande smania di moto, d'aria, di luce, di musica e di versi, e assoluta impossibilità di fissare la mente in un qualunque pensiero. Neanco nel pensiero della guerra; però che il rappresentarmene coll'immaginazione gli avvenimenti, per quanto meravigliosi e terribili, gli era pure un togliere qualcosa a quell'idea d'un avvenire indeterminato, avventuroso, che m'infondeva tanta allegrezza e tanta pienezza di vita.