La vita militare: bozzetti

Part 20

Chapter 204,030 wordsPublic domain

Raggiunse il suo reggimento sul cominciare di maggio, e d'allora in poi scrisse quasi ogni giorno una lettera a casa, e ne ricevette una quasi ogni giorno, o di sua madre, o di suo padre, o della sua sposa promessa; tutte scritte però dalla mano di quest'ultima, chè nessuno della sua famiglia era in caso di scrivere da farsi capire; solamente il babbo sapeva un po' d'abbaco pel suo consumo.

Fu alla battaglia del ventiquattro giugno. Dopo quel giorno trascorsero due settimane senza che i suoi ricevessero nemmeno un rigo da lui. Figuratevi le ansietà, i batticuori, il non sapersi dar pace di quella povera gente. Ma un bel giorno, come Dio volle, una lettera venne. Fu una festa. L'apersero colle mani tremanti.... Ah! non era scritta di suo pugno: impallidirono. Ma lettala, si rifecero un po' dal primo spavento, poichè egli scriveva d'una lieve ferita toccata in una mano il giorno della battaglia, una ferita lievissima, di cui tra pochi giorni sarebbe sparita ogni traccia; e che si sarebbe già levato da letto se non era la febbre venutagli addosso a cagione di quel po' di sangue perduto; stessero di buon animo che la era cosa da non darsene pensiero; solamente lo scusassero del non iscriver egli le lettere di suo pugno, la mano ferita essendo la destra, e dolendogliene le dita tuttavia; poco però, pochissimo, quasi niente. La famiglia a poco a poco si tranquillò. Dopo una settimana da quel giorno ricevettero una prima lettera coi suoi caratteri, seppero ch'egli era ritornato al suo reggimento, e di quella piccola sventura non fecero più parola se non per dire che a quel poveretto gliene potrebbe ancora incogliere di assai peggiori, e che si doveva ringraziare il cielo che la fosse andata a quel modo.

Povera gente! Se la fosse andata a quel modo, avrebbero proprio dovuto ringraziarne il cielo; ma non sapevano la verità. Il povero soldato era stato colpito da una palla di fucile nella gamba, presso il ginocchio, a un cento di passi dal nemico; la palla gli aveva spezzato le due ossa, la tibia e la fibola; trasportato all'ospedale, gli era stata recisa la coscia a quattro dita dal ginocchio.

Dopo una quarantina di giorni, gli diedero una gamba di legno, un par di stampelle, un foglio di via, e, apertegli le porte dello spedale:--Va, gli dissero, torna a casa, povero giovane, che la tua parte l'hai fatta.

Prima di partire alla volta di casa sua, scrisse alla madre per avvertirla della partenza, e del giorno e dell'ora in cui sarebbe arrivato a casa; scritte le quali cose, si risolvè, si sforzò, ma non gli bastò l'animo a svelarle la sua sventura; dieci e dieci volte gettò sulla carta la prima parola e vi die' di frego subitamente, quasi atterrito ch'essa gli fosse caduta dalla penna. Ma non era per anco partita la lettera, che gli si affacciarono per la prima volta alla mente tutte le conseguenze possibili, certe anzi, inevitabili e tremendamente dolorose di quel suo inganno troppo pietoso; si dolse amaramente d'aver sempre taciuto quella sua sventura; si meravigliò di non aver pensato mai per l'addietro a quanto dal suo tacere sarebbe seguìto di più tristo e di più desolante nella sua famiglia che non dal dire coraggiosamente tutta la verità; e internandosi, come non l'aveva mai fatto, nell'immaginazione di ciò che sarebbe accaduto in casa sua al suo primo apparire in quello stato, e presentendo il cuore e raffigurandosi la disperazione dei genitori a quella vista così inaspettata e terribile, e pensando alla fidanzata e agli amici, si cacciò le mani nei capelli in atto di desolazione disperata, e pianse.

Ma era tardi.

Giunse nella città vicina a casa sua la sera prima del giorno in cui, giusta la lettera, sarebbe arrivato tra i suoi. Dormì in un'osteria. L'indomani per tempo, aiutato dall'oste, salì sul baroccio di un mugnaio che aveva da passare per quella tal via della collina; posò le gruccie da un lato, si adagiò sopra due sacca di farina, il mugnaio die' una voce al cavallo, il carro partì.

Correndo la via per parecchie miglia in fondo alla valle, il carro non cominciò a salire su per la collina che alcune ore dopo ch'era partito. In quell'ore, il nostro poveretto che non aveva potuto chiuder occhio la notte, oppresso com'era stato da una rapida e torbida seguenza di pensieri, d'immaginazioni e di presentimenti dolorosi, in quell'ore era caduto in una specie d'assopimento, conciliato dalla monotonia della strada e dalla lentezza dell'andare, e non interrotto che a quando a quando dai sobbalzi del carro sulle ineguaglianze del terreno. Ma quando, sentendosi tutt'ad un tratto ferir gli occhi da una luce più viva e alitare nel volto un'aria più acuta, s'accorse che il carro era uscito di mezzo agli alberi e cominciava a salire, allora si destò di soprassalto, intravide quella collina, quella via, quelle case, richiuse gli occhi all'istante, torse la testa all'indietro come preso da un subito spavento e si gettò bocconi sulle sacca colla faccia tra le mani. Il cuore gli faceva un gran battere; il sangue gli si rimescolava violentissimamente; il cervello gli si era ad un tratto stordito come per un gran colpo sul capo. E restò lungamente in quella positura.

Se ne tolse poi a poco a poco, alzando prima la testa, appuntellando le mani sulle sacca per rizzarsi a sedere, rizzandosi poi, sempre colle spalle volte alla collina, e storcendo finalmente il capo verso quella parte, senza sollevare lo sguardo. Di lì a un poco cominciò a guardare il cavallo, poi a spinger gli occhi un po' più oltre, sulla via, a destra, a sinistra, innanzi: ah! eccole quelle benedette case. E il cuore gli die' un balzo improvviso come s'ei fosse capitato là per accidente e quelle case gli fossero apparse davanti all'impensata. Esse erano ancora molto lontane, non apparivano ancora distintamente, rendevano appena l'immagine d'una macchia biancastra mezzo nascosta fra gli alberi; eppure gli pareva che fossero vicine, molto vicine; gli pareva che indi a pochi minuti ei vi sarebbe arrivato, e i genitori e i congiunti e gli amici sarebbero accorsi attorno al carro, ed egli avrebbe dovuto discendere, e come! come discendere, Dio mio! E se le immaginava, e gli sembrava di vederle tutte quelle care persone che a quell'ora dovevano certamente essere radunate in crocchio sulla via, dinanzi alla porta di casa, o sparse per l'aia, ad aspettarlo! Gli sembrava di sentirsene venir all'orecchio fioche fioche le voci festose, e fra quelle voci di distinguerne una più caramente soave, e il cuore gli si stringeva, e avrebbe voluto che quelle case fossero ancora lontane, tanto lontane da non iscorgerle ancora; e invece erano lì, proprio lì, e pareva s'avvicinassero a lui molto più rapidamente ch'ei non si avvicinasse ad esse, e chinava la testa e chiudeva gli occhi per non vedere. Ma gli era un tormento peggiore perchè schiudendo, per un istante, le ciglia e risollevando lo sguardo, gli parea d'aver fatto, in quel frattempo, un grande cammino, un cammino a cento doppi maggiore di quel che aveva fatto in realtà. Allora pensò di volger le spalle al cavallo, e, girando adagio adagio la gamba monca, si volse. Ma non gli venne fatto di star lungo tempo così, chè ad ogni minuto si sentiva irresistibilmente sforzato a torcer la testa all'indietro, con grave incomodo di tutta la persona. Riprese la posizione di prima. E, gettando gli occhi a destra e a sinistra della via, scorse, poco lontano, una gran quercia col tronco spaccato nel mezzo, e i rami folti e frondosi, sotto la quale v'era un'assicella sorretta da due pietre a uso di sedile; fissò lo sguardo su quel sedile, si toccò con una mano la fronte come per accennare a se stesso il sorgere improvviso d'un ricordo; gli occhi gli sfavillarono, le gote gli si colorarono di fiamma, giunse violentemente le mani incrocicchiando le dita, e, sempre tenendo lo sguardo immobile là, andava abbassando e sollevando continuamente la testa, come per dire di sì a tutte le ricordanze che gli si andavano risvegliando, l'una chiamata dall'altra: di sì, di sì, che gli era proprio quello il sito dov'egli era venuto una sera, con lei, malgrado l'ammonimento della madre: Non v'allontanate di troppo! Ed ella non ci voleva venire, chè gli era un dilungarsi sconvenientemente da casa, e poi a quell'ora, a sera avanzata, sola con lui! Ma, Dio buono, ei l'aveva tanto pregata, e il cielo era così limpido, e l'aria così tepida, e tutta la campagna così odorosa, che le era stato forza cedere e venire, ed era venuta. E s'eran seduti là, su quell'assicella, e s'erano scambiate poche parole; ma rapide, accese, tremanti; ed egli aveva cercato la mano di lei, che, impaurita dal pensiero del trovarsi sola con quegli che amava, aveva stretto il pugno e lo ritraeva con gentile violenza, ed egli aveva dovuto vincerne le dita uno per uno, e mentre riusciva a stendere il secondo, si ripiegava il primo, finchè la manina indolenzita si schiuse, e fu sua... Rapito nella ricordanza di quella sera beata, il povero mutilato, per un'allucinazione in cui ci fa cadere frequentemente la fantasia alla vista d'un luogo a cui siamo legati per un caro ricordo, il povero mutilato rivisse in quella sera, dimenticò il tempo che era trascorso fra quella sera e quel giorno, dimenticò tutto ciò che era accaduto in quel tempo, la guerra, la ferita, la gamba recisa; il pensiero che di lì a poco avrebbe riveduto quella fanciulla gli si affacciò alla mente solo, staccato da quei tanti altri pensieri dolorosi che solea trarsi dietro; il sentimento d'una felicità sovrumana gl'invase l'anima, gliela inebriò, gliela oppresse; mosso da un impulso irresistibile del cuore, fece uno sforzo per rizzarsi in piedi senza l'aiuto delle braccia, e lo fe' sì violento, che i nervi estremi della gamba monca, premuti forte contro il legno, ne furono offesi e gli trasmisero alle reni un senso di dolore tremendo, che gli strappò un grido dal labbro e, rigettandolo duramente dalla cara illusione nel sentimento della triste realtà, lo fece cadere bocconi sulle sacca del carro, colle mani nei capelli, mormorando in accento singhiozzoso e desolato:--Oh! in questo stato non mi vorrà più! non mi vorrà più!--

Il mugnaio, che andava a piedi dinanzi al carro, si volse e gli chiese:--Vi sentite male?--Il soldato rispose seccamente di no; egli non aggiunse parola. Il poveretto stette immobile a quel modo per un lungo tratto della via, e fu meglio per lui, poichè se avesse girato lo sguardo sulla campagna, ad ogni passo gli si sarebbe svegliata una rimembranza nuova, e con essa un nuovo dolore.

Intanto, a casa sua, egli era atteso dai parenti, dai congiunti, dagli amici, i quali, avvertiti il giorno innanzi di quel caro ed insperato arrivo, erano convenuti gaiamente alla sua casa paterna per fargli un po' di festa e un po' di onore.

Al primo rischiararsi del cielo, i due vecchi genitori s'eran levati e vestiti con quella lieta pressa dei fanciulli che si apprestano a una bella passeggiata in campagna; e s'eran messi a girar per la casa a passi frettolosi, spalancando porte e finestre, battendo forte le mani al capezzale dei dormienti, e vociando: animo, giù dal letto, ragazzi. I dormienti, destati così all'improvviso, spalancavano gli occhi e la bocca e giravano intorno uno sguardo pieno di sonno e facevano quella cera imbroncita e stizzosa di chi è sturbato nella pigrizia; ma, non appena riavutisi dal sonno, ed afferrata col pensiero la ragione di quell'improvviso gridìo, s'animavano tosto di una grande letizia, mescolavano allegramente le loro voci a quelle dei parenti, balzavano anch'essi dal letto, si vestivano in furia, e via per la casa, e per l'aia, per la via, e per gli orti, a sbrigare con inconsueta sollecitudine le usate faccende, sorridendosi l'un l'altro ad ogni incontro e facendosi dei cenni faceti da lontano e incitandosi a vicenda colla voce a far presto. Poco dopo giungeva ansando la giovinetta, la sposa promessa, la quale stava di casa là presso; giungeva di corsa, accompagnata da due amiche, vestita a festa, con un mazzolino di fiori nei capelli, tutta rossa nel viso; incontrò subito la madre, sorrise, arrossì, le si gettò nelle braccia, e poi scioltasene di repente e fattosi due e tre volte schermo col gomito da chi volea guardarla nel viso per dirle una cortesia, si pose in giro anch'essa per quella casa, che era come sua; e tutte assieme cominciarono ad assestare e spolverare arredi e masserizie, a lavorar di granata in ogni angolo più riposto, a rimuovere letti dalle pareti, a smuovere sacconi, a bilicar cavalletti, a scuotere fuor delle finestre lenzuola e coperte, a trar dagli armadi certi candelieri d'ottone tenuti in serbo per le grandi occasioni, e sulle rastrelliere, e nelle inferriate delle finestre, e attorno ai quadretti, e al di sopra delle porte, a disporre e a legar frasche e mazzetti di fiori campestri. Così che al primo apparir del sole, quella casa era netta, nitida e odorosa come un giardino; l'aia liscia e pulita come una lastra di marmo; non una foglia o un fuscello, chi lo avesse cercato un'ora.--E non si poteva far di meno, via, per ricevere come si deve un soldato che torna dalla guerra, e torna ferito!--Così, poichè ebbero finito di lavorare, diceva la buona vecchia all'altre donne, passando di stanza in stanza, ed indicando loro con compiacenza il bell'ordine e la nettezza di tutte le cose.--Sicuro!--risposero l'altre.

E uscirono sull'aia. La madre restò; chiamò per nome la fanciulla, che accorse tosto salterellando; la prese per una mano, la condusse nella sua stanza, e quivi, sospingendola dolcemente dinanzi a uno specchietto:--guardati,--le disse,--ti si è sciupata la divisa.--Dio mio!--esclamò la giovinetta facendo un viso tutto crucciato,--o come mai?--Spenzolano frasche da tutte le parti,--rispose la vecchia,--e tu corri di qua e di là come una pazzerella senza badare a chinar la testa.... Siediti.--E la giovinetta sedette, e la mamma le si fece dietro, e le sciolse le trecce, e le ravviò i capelli, e poi stringendoglieli tutti con una mano per tenerli ben tesi e potervi segnare coll'altra la dirizzatura, le faceva scherzosamente chinar la testa all'indietro abbassando il pugno a grado a grado, e le serrava fra il pollice e l'indice il mento o stuzzicavale con un dito la fontanella della gola, per cui ella si scontorcea sulla seggiola con quel riso convulso dei ragazzi solleticati. Le rifece le trecce, vi riappuntò le forcine, le fe' scorrere due o tre volte sui capelli le mani aperte e tese perchè riuscissero ben lisci e lucidi, e poi, posatele le mani sulle spalle e guardatala in volto, le die' un bacio e si allontanò dicendole:--Andiamo.--La fanciulla si alzò e la seguì tenendo la faccia rivolta verso lo specchio fin ch'entrò nella stanza vicina. Quivi, lasciata uscir la madre, sollevò leggermente un piede da terra, e, fatto perno del calcagno dell'altro, die' un doppio giro intorno a se stessa, e si accoccolò d'un tratto volgendo indietro la testa a rimirar con vezzosa curiosità le gonnelle gonfiate dal vento che parevano una veste co' cerchi. Subito dopo accorse anch'essa sull'aia.

Tutti gli altri, parte sparpagliati sull'aia, parte sur un tratto della via dinanzi alla casa, erano in continuo moto da quella a questa, da questa a quella, come se scottassero i piedi a restar fermi un momento. E in quel continuo girare, non si dava mai il caso di due persone, le quali, incontrandosi e guardandosi, non si scambiassero una lieta parola o un sorriso, però che lo sguardo dell'una rammentava all'altra la gioia comune, e glie ne rinfrescava, per così dire, il sentimento. Il fratello della fidanzata, passandole accanto, o le dava un gagliardo pizzicotto nel braccio pel maledetto gusto di strapparle un guaìto, o, sorpresala alle spalle, le afferrava ambo i gomiti e li forzava l'un verso l'altro in atto di voler ch'e' si toccassero, e quel: va via sgarbato! che gli toccava poi in castigo, accompagnato dalla minaccia d'un ceffoncino che non veniva mai, gli dava un gusto matto. Le amiche la traevano a volta a volta in disparte, e si aggruppavano intorno a lei per susurrarle nell'orecchio non so che parole, a cui soleva seguire uno scoppio di risa e un rompersi repentino del crocchio e uno sparpagliarsi di corsa. Di quando in quando il vecchio babbo, fermandosele dinanzi e facendo un visaccio serio serio, le diceva:--Non viene.--Come? perchè? chi ve l'ha detto? essa domandava concitatamente, tramutandosi in volto.--Mah!... me l'immagino--rispondeva sorridendo il vecchio.--Ah! esclamava essa mandando un sospiro e rasserenandosi ad un tratto--avete scherzato. Voleva ben dire, io! Oh stiamo a vedere perchè non avrebbe dovuto venire!

E poi volgendosi alla madre che era fuor del portone dell'aia e tendeva lo sguardo lungo la via:--Mamma,--le chiese,--vedi nessuno?

--Non vedo che un carro lontano lontano.--La fanciulla riprese a celiare col vecchio, senza darsi alcun pensiero.

Intanto il carro era giunto a poco più che trecento passi da quella casa, e nel cuore del soldato era seguìto uno strano mutamento. Pareva ch'ei non avesse più un vivo e vero sentimento del suo stato, che non sapesse più dov'era diretto e gli fosse sfuggita la memoria dei luoghi ove passava, tanto ei teneva lo sguardo stupidamente immobile sulla sua casa di cui cominciavano ad apparire distintamente le finestre e i terrazzini di legno, o lo girava lento e senza vita sui campi, sulle case e sugli orti vicini alla via. S'avvicinava a casa sua come ad un luogo sconosciuto. La sensitività del suo cuore si era, in certo modo, esaurita. Siffatta è la nostra natura, che subiamo con fredda impassibilità e con una specie di morto abbandono l'eccesso di quei dolori, che ci eran parsi insopportabili da principio. E però quel povero infelice, come se avesse smarrito affatto il presentimento della desolazione che andava a gettare nella sua famiglia, ora stava tutto intento, colla bocca aperta e gli occhi immoti, al rumore monotono del carro; ora, dato un colpo colla mano aperta sur un sacco, stava attonito a rimirar il bianco spolvero che se ne levava; ora sfibbiava e raffibbiava sbadatamente le cinghie tese fra quelle due stecche commesse al vasotto di legno in cui S'introduce la gamba monca (due stecche che stringon fra loro e tengon ferma la coscia sul suo sostegno); ora, impugnata una gruccia presso al puntale, ne andava battendo leggermente il manico sulla punta del piede.... Ma già da un po' di tempo risentiva un lieve dolore all'estremità di quella povera coscia, comunque l'avesse accuratamente ravvolta in certe pezzuole di cui gli avean riempite le tasche all'uscir dallo spedale; e però, quasi senza addarsene, sfibbiò un'ultima volta le cinghie, allungò il braccio, tolse quello sciagurato arnese, lo sollevò, e se lo pose allato. Rimasta libera la coscia, il dolore si attutì.

E il carro andava, andava, ed egli, senza darsi altro pensiero, passava e ripassava la mano sulla coscia come per addormentare quel po' di dolore che ancor vi rimaneva, quando, levati gli occhi, si tramutò improvvisamente nel volto, giunse le mani, die' un grido e stette immobile, come una statua, in quell'atto. Aveva veduto il tabernacolo di quella sera; era ritornato in sè stesso; tutte le memorie, già da qualche tempo sopite, gli si erano, in quel punto, ridestate tumultuosamente, e il suo cuore, assalito all'improvviso da una folla di affetti violenti, gli avea dato una terribile scossa. Guardò lungamente il tabernacolo colla faccia pallida e gli occhi dilatati e le labbra tremanti; poi tese le braccia in atto supplichevole e gridò:--Oh Gigia! Oh mia Gigia!--e ricadde bocconi sul carro.

In quel punto un grido acuto gli ferì l'orecchio e gli rimescolò il sangue da capo a piedi. Levò la testa, guardò, intravide, afferrò la gamba di legno, vi cacciò dentro la coscia, adunghiò colle dita convulse le cinghie, tentò, tentò, non riusciva ad affibbiarle, Dio mio! non riusciva; e intanto tutta quella gente si avvicinava, colle braccia aperte, colla bocca preparata ad un grido di gioia che non potea mandar fuori; e oramai il poveretto non faceva più che stropicciarsi con ambe le mani la coscia come un insensato.... Ah! eccoli, eccoli presso; fu la madre la prima; gli tese le braccia con un sorriso divino sul volto, chinò gli occhi, intravide, gettò un grido, dal più profondo dell'anima, tremendamente disperato, gli si avviticchiò al collo gemendo, e stette. Tutti gli altri si copersero colle mani la faccia.

Dopo un minuto egli era a terra; le cinghie gli erano state affibbiate senza ch'ei se ne accorgesse.--Lasciarlo andare da sè, pensarono tutti ad un tempo, vederlo camminare a quel modo? Oh no! bisogna portarlo. Portarlo? No! no! si portano i moribondi, e non.... no portarlo, no!--Questo pensiero passò, come un lampo, per la mente di tutti. In quel lampo il povero mutilato s'era messo le gruccie sotto le ascelle, e per abbreviare ai suoi cari quello spettacolo doloroso, s'era diretto, a lunghi salti, verso casa. Lo guardarono! Tutti, tranne la madre e la fanciulla; esse aveano celata la faccia l'una nel seno dell'altra.

Entrò in casa pel primo; subito dopo gli furon tutti intorno, gli tolsero di mano le gruccie, lo fecero sedere presso alla tavola; egli vi incrociò sopra le braccia e abbandonò sulle braccia la testa. Ma tosto una mano tremante gli si posò sulla fronte; egli alzò il capo, si vide innanzi un seno ansante con grande violenza, conobbe di chi era senza levar gli occhi, e nascose il volto in quel seno. Intorno intorno era un profondo silenzio; non si poteva piangere ancora.

Tutto ad un tratto scoppiò un singhiozzo. Il mutilato si svincolò rapidamente dalle braccia della madre, lanciò uno sguardo all'intorno:--Sei tu!--gridò, cogli occhi lucenti di pianto, ed aperse le braccia. La giovinetta vi si gettò con uno slancio che avea del delirio. La madre, colpita da una subita idea, si volse agli astanti, fe' loro un rapido cenno e tutti sparirono in un istante, ed essa li seguì.

La fanciulla girò l'occhio nella stanza, e, non vistovi alcuno, avvicinò in fretta una seggiola a quella del suo povero soldato, sedette, gli afferrò una mano colla manca, gli posò la destra sur una spalla, e col volto tutto sparso di lagrime e col petto ansante cominciò un dire sommesso, precipitato, rotto, affannoso, gettando all'uscio un'occhiata ad ogni ripresa di fiato, per veder se alcuno giungesse.

--Senti, Carlo, e credimi; credimi, che io ti parlo proprio col cuore; io ti voglio più bene di prima, io ti sposo più volentieri così.... come sei adesso, che se tu fossi ancora com'eri una volta; vorrei morire, guarda, morire in questo momento se non ti dicessi schietto schietto quello che sento; e se fossi tu,--sentimi, Carlo e non piangere a quel modo,--se fossi tu che non mi volessi più me, ebbene, e verrei io a pregarti colle mani giunte per essere tua, a dirti che senza di te io non posso vivere, ecco; e se tu mi rispondessi di no, io cadrei subito malata.--Ma via, non disperarti così.--E se tu non fossi ritornato dalla guerra, se io (e premette le labbra).... se il Signore m'avesse mandata questa disgrazia di doverti perdere, o che tu credi ch'io n'avrei preso un altro in vece tua? Nemmeno se fosse venuto il re, guarda. E adesso, sai, se prima ti voleva già un bene dell'anima, adesso (e in ciò dire si coperse il volto col grembiale e die' in un forte scoppio di pianto).... adesso ti starei davanti in ginocchio.

E scivolò giù dalla seggiola e cadde ginocchioni davanti a lui che, affatto fuor di sè dalla gioia, con certi gemiti tronchi, con certe voci inarticolate, e più coll'atto animato del volto che improntava divinamente il pensiero, e con un agitar convulso delle mani, le voleva dire una parola, una sola parola; ma non gli bastava il fiato a mandarla fuori intera, e si andava sforzando, sforzando, finch'ella eruppe tre volte, sonora, sviscerata, entusiastica:--Oh grazie! Grazie! Grazie!--

E la prese per le braccia e fe' atto di sollevarla.