La vita militare: bozzetti

Part 16

Chapter 163,705 wordsPublic domain

Tutti si assisero. Il rumore delle seggiole smosse e quell'oh! lungo e beato che mandan fuori gli epuloni impancandosi a mensa, non lasciaron sentire un lieve strepito che fece l'ordinanza per trattenere Carmela, la quale esclamando:--È un giorno che non lo vedo!--aveva aperto la porta e tentato di slanciarsi verso l'ufficiale. L'ordinanza la trattenne, pose una sedia vicino alla porta e ve la fece sedere; poi apri le imposte tanto da lasciarci in mezzo il vano d'un palmo, ed essa pose la faccia in quel vano e stette guardando. Nessuno dei commensali si volse da quella parte, nessuno guardò nè in quel momento nè poi, e Carmela non fece altra mossa.

Cominciò e crebbe a poco a poco un frastuono confuso di forchette, di coltelli, di bicchieri e di piatti percossi e di risa e di voci discordi che cercavano a vicenda di soverchiarsi. Tutti, tranne il dottore e l'ufficiale, mangiavano col miglior appetito del mondo, e trincavano allegramente. Cominciarono dal profondere altissime lodi alla disciplina, alla virtù, al valore e alla cortesia dei soldati, dei caporali e dei sergenti del distaccamento; poi magnificarono la squisitezza del vino e dei piatti; poi parlarono del tempo, che era bellissimo, una notte incantevole, e del viaggio che doveva riuscir delizioso; poi ragionarono di politica, poi di nuovo dei soldati, poi un'altra volta del viaggio, e via via, vociando sempre più alto, ridendo sempre più forte, votando i bicchieri sempre più in fretta, finchè tutte le faccio si fecer rubiconde e tutti gli occhi scintillarono e i moti delle labbra cominciarono a diventar difficili e le parole a succedersi senza aver molto a che fare l'una coll'altra. Senza quasi accorrersene, ciascuno avea preso la sua parte sul serio e la rappresentava a meraviglia. Ma quanto più gli altri scordavan lo scopo per cui eran venuti là e si infervoravano nell'allegria, tanto più l'ufficiale si sentiva crescere il batticuore e mostrava apertamente nel viso la tempesta dell'anima. Nessuno però se ne accorgeva, fuor che il dottore, il quale tratto tratto gli andava ripetendo a bassa voce che si facesse coraggio, e teneva d'occhio Carmela. Questa stava sempre immobile e intenta col viso stretto fra le imposte. L'ordinanza, colto il momento opportuno, se n'era andata.

A un certo punto entrarono nella stanza tre soldati, si recarono in spalla ciascuno un de' tre bauli ch'erano in un canto, e se ne uscirono Carmela seguì coll'occhio tutti i loro movimenti fin che furono scomparsi, e ritornò a guardare alla tavola.

Il dottore mormorò una parola nell'orecchio al sindaco.

--Un brindisi!--questi esclamò subito, levandosi stentatamente in piedi col bicchiere in mano.--Un brindisi alla salute di questo valoroso signor luogotenente che comanda il bravo distaccamento del paese che parte e che resta per sempre e perpetuamente in questo nostro stesso paese una bella memoria imperitura immortale del bravo distaccamento che comanda questo valoroso....

Pensò un momento e poi risoluto:

--Viva il signor luogotenente che va via!

E tutti gli altri cozzando rumorosamente i bicchieri e spandendo il vino sulla tavola:--Viva!--

Il sindaco ricadde pesantemente sulla sua seggiola; c'era da sospettare che fosse brillo davvero.

Altri fece qualche altro brindisi dello stesso tenore, e poi si ricominciò daccapo a discorrere tutti in una volta di soldati, di politica, di vino e di viaggio.

--Signor ricevitore, una canzonetta!--gridò il dottore.

Tutti gli altri gli fecero eco. Il ricevitore fece una smorfia, si scusò, si fece pregare un pochino, poi sorrise, tossì, prese la chitarra e cantò due o tre versi. I commensali, ricominciando a schiamazzare, l'interruppero.--A me!--gridò allora l'ufficiale, e tutti tacquero. Prese la chitarra, l'accordò, si levò in piedi fingendo di barcollare, e cominciò.... Era pallido e gli tremavan le mani come per febbre; nulla meno cantò la sua canzoncina con una soavità e un affetto veramente incantevole.

Carmela, ai tuoi ginocchi Placidamente assiso, Guardandoti negli occhi Baciandoti nel viso Trascorrerò i miei dì....

Carmela ascoltava sempre più intenta, corrugando tratto tratto le sopracciglia come chi è assorto in un pensiero profondo.

--Bravo! Bene! Proprio benone!--dissero ad una voce tutti i commensali. E l'ufficiale ripigliò:

L'ultimo dì, sul seno Il volto scolorito Ti celerò, sereno Come un fanciul sopito, E morirò così.

Eran quelle parole, era quella musica, tutto intorno era come quella notte.--Bravo! bene!--ripeterono i commensali. L'ufficiale ricadde come spossato sulla seggiola; tutti ricominciarono a gridare; Carmela era immobile come una statua e teneva l'occhio dilatato e fisso in viso all'ufficiale; il dottore la guardava colla coda dell'occhio.

--Silenzio!--gridò il tenente. Tutti tacquero e, la finestra essendo aperta, s'intese giù nella piazza un'allegra musica di flauti e di violini e un ronzìo come di gente affollata. Erano i dieci o dodici musicanti del paese, circondati da gran parte della popolazione, la quale credeva che il distaccamento partisse davvero.

Carmela si scosse e si voltò verso la finestra. Il suo viso cominciò ad animarsi lievemente, e i suoi grand'occhi a muoversi senza posa dalla finestra al tenente, da questi ai commensali, dai commensali alla finestra, come s'ella volesse intender bene la musica e nello stesso tempo non perdere il menomo moto che si facesse da tutta quella gente.

Cessata la musica, gran parte della gente affollata nella piazza si mise a batter le mani come avea fatto nella stessa occasione tre anni prima.

In quel punto sopraggiunse a passi concitati l'ordinanza:

--Signor tenente, il bastimento aspetta.--

Il tenente si levò in piedi dicendo forte:

--Bisogna partire.--

Carmela si levò in piedi adagio adagio tenendo l'occhio fisso sopra di lui e scostando lentamente la seggiola.

Tutti i commensali si levarono in piedi e si strinsero intorno al tenente. Nello stesso istante comparve la madre di Carmela, entrò non vista nell'altra stanza, abbracciò la figliuola e le disse affettuosamente:--Fatti coraggio; fra due mesi tornerà.--

Carmela piantò gli occhi in viso alla madre, svincolò lentamente l'uno e l'altro braccio dal suo amplesso, e senza far parola, girando la testa adagio adagio, rifissò gli occhi sull'ufficiale.

Tutti gli invitati strinsero la mano all'ufficiale levando un mormorìo confuso di ringraziamenti, di augurii e di saluti; egli cinse la sciabola, si mise il cheppì, si pose a tracolla la borsa da viaggio....

Mentre faceva tutto questo, Carmela, senza addarsene, aveva aperta la porta, avea fatto un passo avanti, e cogli occhi spiritati guardava rapidissimamente ora l'ufficiale, ora gl'invitati, ora l'ordinanza, ora la madre che gli era accanto, e con tutt'e due le mani si stropicciava forte la fronte e s'arruffava i capelli e sospirava affannosamente e tremava convulsa in tutta la persona.

Echeggiò un'altra volta la musica nella piazza, s'udì un altro scoppio d'applausi....

--Andiamo!--disse risolutamente l'ufficiale, e s'avviò per uscire....

Un grido altissimo, disperato, straziante proruppe dal seno di Carmela. Nello stesso punto ella si slanciò d'un salto sul tenente, se gli avviticchiò con sovrumana forza alla vita, e prese a baciarlo furiosamente nel viso, nel collo e pel petto, dove le veniva, singhiozzando, gridando, gemendo, palpandogli le spalle, le braccia, la testa, come farebbe una madre al figliuolo recatole in salvo fuor dell'onde, da cui poco prima travolto, ella l'avesse visto tendere le braccia e domandare soccorso. Dopo pochi momenti la povera fanciulla cadde senza sensi sul pavimento colla testa ai piedi dell'ufficiale.

Era salva.

L'ufficiale si gettò nelle braccia del dottore che già stavano aperte ad aspettarlo. La madre si chinò a baciare e bagnar di lagrime la figliuola. Tutti gli astanti alzarono il volto e le braccia in atto di ringraziare il Cielo. La musica continuava a sonare.

* * * * *

Quattro mesi dopo, in una bellissima notte di settembre, chiara che pareva di giorno, il bastimento che era partito la sera da Tunisi e s'era fermato, come sempre, dinanzi al porto del nostro piccolo paese, s'andava avvicinando rapidamente alla costa siciliana. Le acque erano così tranquille, che il bastimento pareva non si movesse. I passeggieri eran tutti saliti a poppa e stavano contemplando in silenzio il cielo purissimo e il mare illuminato dalla luna.

Appartati dagli altri e volti dalla parte opposta alla direzione del legno, v'erano un giovanotto e una signorina appoggiati al parapetto, stretti pel braccio, e colle teste ravvicinate in modo che quasi si toccavano. Lontano lontano si vedeva ancora confusamente l'isola da cui erano partiti, ed essi guardavano quell'isola. Stettero lungo tempo senza moversi da quell'atteggiamento, finchè la donna, sollevando il viso, mormorò:

--Eppure mi sento stringere il cuore allontanandomi dal mio povero paese, dove ho sofferto tanto, dove ho veduto te per la prima volta, dove tu m'hai ridato la vita!...

E appoggiò la fronte sulla spalla del suo compagno.

--Ci ritorneremo un giorno!--le disse questi facendole volgere leggermente la testa per poterla guardare negli occhi.

--E ritorneremo nella tua casa?--ella domandò dolcemente.

--Sì.

--E la sera ci metteremo a discorrere a quella finestra da cui tu mi chiamavi una volta?

--Sì.

--E sonerai di nuovo la tua chitarra, e canterai di nuovo quella canzone?

--Sì, sì.

--Cantala adesso!--esclamò con trasporto Carmela;--cantala piano.

E l'ufficiale avvicinandosele colla bocca all'orecchio:

Carmela, ai tuoi ginocchi Placidamente....

Carmela gettò le braccia al collo del suo sposo e ruppe in pianto.

--Povera e santa creatura....--gli disse questi stringendosela contro il petto;--qui, qui, sul mio cuore, sempre qui!--

La poveretta si scosse tutt'ad un tratto, guardò intorno, guardò il mare, guardò l'isola, guardò il suo sposo, ed esclamò:

--Oh! è un sogno!--

E il giovane interrompendola:

--No, angelo, è lo svegliarsi!--

Il bastimento andava che parea portato dal vento.

QUEL GIORNO.

--A voi,--diceva una volta una signorina a un uffiziale reduce dalla guerra;--ditemelo voi che cosa proprio si sente, che cosa veramente si prova in quei momenti terribili. E siate schietto, ve ne prego. Voi altri militari, quando parlate della guerra, ne spacciate delle grosse, e trovate chi le beve; ma io non son di questo numero, ve ne avverto. Ditemi la verità, nulla più che la verità, e senza tanto rettoricume, chè di descrizioni di battaglie, sui libri, ne ho già lette anche troppe, e son tutte calcate sullo stesso disegno.

--Dire, dire, gli è presto detto; così senza prepararmici? Datemi almeno tempo a raccogliere e ordinare le mie rimembranze, se no vi farò un guazzabuglio senza capo nè coda.

--No, signorino; preparativi no. Io non voglio una dissertazione di filosofia, e tanto meno una pagina di storia militare. Ditemi su, alla buona, come vien viene, tutto quello che avete visto; animo, non vi fate pregare; parlate.

--Lo volete assolutamente?

--Parlate.

--Parlerò; ma badate: io non dirò una parola di più di quanto ho veduto; se il racconto vi divertirà poco, non sarà tutta colpa mia.

--Siate schietto, e non cercate più in là; cominciate.

--Comincio, e prima di tutto.... un'idea del terreno. Attenta. Poniamo che questa sia la catena delle Alpi: quel contrafforte che si stacca....

--Della topografia? Oh per carità!

--Non ne volete? Mi spiegherò in altro modo; sarà meglio. Poniamo di essere in mezzo alla campagna, all'aperto, di mattina, un bel giorno d'estate, limpido e tranquillo. Poniamo che a cominciar di qua, sotto i nostri piedi, il terreno si vada dolcemente sollevando e salga e salga e salga fino a formare una bella collina, larga, alta, a curve regolari, di cui la cresta si disegni là sull'orizzonte, a un quarto d'ora, a una mezz'ora di strada da noi; una bella collina verde, sparsa fino a mezzo il declive di siepi, d'alberi e di lunghi filari di viti; solcata da fossi, percorsa in tutti i sensi da sentieri e da muricciuoli di ciottoli ammonticchiati, come si usano per segnare i confini delle terre; qui un tratto di terreno tutto coperto di erbicelle e di piante; là smosso, rossastro, ingombro di sassi; qui un tratto facile, quasi piano; là un tratto subitamente ripido e nudo. L'avete presente? La vedete?

--La vedo.

--Bene. Supponete ancora un'altra cosa. Supponete che una buona parte della collina, dalla cresta in giù, sia affatto sgombra d'alberi e di case, rasa, netta, e vi batta il sole, così che vi si scorga distintamente ogni solco, ogni arboscello, ogni persona; se persone vi fossero. Una persona la si vegga, supponiamo, alta così, tanto da distinguere s'ella è un uomo o una donna. Ridete? Vi dico questo per darvi un'idea della distanza.

--Capisco.

--E dunque? Ora.... volgetevi indietro. Supponete, qui, là, a destra, a sinistra, lontano, dietro gli alberi, dietro i cespugli, in mezzo alle viti, nei fossi, ritti, seduti, coricati, chi col capo scoperto, chi coi panni sbottonati, chi col fucile a terra, chi col fucile a traverso le ginocchia, taciti, seri, molti soldati;--trecento, supponiamo, o quattrocento;--più ancora;--un battaglione, via. Benchè divisi e sparpagliati serbano tuttavia una certa apparenza d'ordine di colonna. Gli ufficiali stanno in crocchio lì dinanzi, e parlano sommessamente fra loro, a brevi parole, a monosillabi, a cenni; di quando in quando volgon gli occhi lassù, e intorno, e indietro. Ma più lungamente lassù; pare che tutti attendano qualche cosa di là; tutti gli sguardi sono diretti a quella cima; a momenti deve comparire qualche cosa da quella parte. E difatti, guardate là a sinistra, sulla cresta, lassù dove c'è quel folto di cipressi; la vedete quella macchia nera, lunga, che si muove, che s'avanza adagio adagio, e somiglia uno di quegli sprazzi d'ombra che i nuvoletti isolati disegnano sul terreno passando dinanzi al sole? Guardate, guardate come si fa innanzi e come si allarga! Quella è una colonna di soldati: quanti, non è vero? A noi pare che procedano molto a rilento; ma gli è per effetto della lontananza; in realtà, essi vanno a passo spedito, e come spedito! Guardate dove son già. Vedete quel balenìo che corre rapidamente dall'un capo all'altro della colonna e par che ne accompagni l'ondeggiamento? È il balenìo delle baionette; hanno il fucile in spalla; si veggono già più distinti di prima. Guardate un po' la gente che abbiamo dietro, adesso. Tutti muti, tutti immobili, le bocche semiaperte, gli occhi fissi a quella schiera, a quelle baionette; ne seguono tutti i passi, ne notano tulle le oscillazioni; non si sente un alito, non si vede un cenno; son tutti di marmo. All'improvviso una voce grida:--Là, là dall'altra parte.--Tutti si volgono dall'altra parte. E difatti, guardate lassù, a destra, sulla sommità, dove c'è quella casuccia; guardate che cosa viene. Un'altra schiera più larga, più profonda, più formidabile, irta anch'essa di baionette sfolgoranti, s'avanza in direzione opposta alla prima, serrata, rapida, risoluta. Volgetevi indietro: che mormorìo!

Quanti saranno?--Un reggimento.--No, due battaglioni.--O uno.--No, no, due.--Tre.--Sembrano bersaglieri.--Sono bersaglieri.--È linea.--Bersaglieri.--Ma no.--Ma sì; si vedono i pennacchi.--Si fermano.--Ti è parso.--Sì, son fermi, ti dico.--Ma no, non vedi che si muovono?--

Intanto il terreno, fra quelle due schiere, scemava. Noi lo misuravamo, trepidando, di momento in momento. Lo sguardo correva senza posa da questa schiera a quella, da quella a questa, rapido come il pensiero, avido, teso; tutta l'anima era negli occhi; tutta l'anima era lassù. E il terreno framezzo diminuiva, diminuiva; e le due schiere erano molto vicine, e camminavano rapide rapide e già un po' disordinate e confuse; e noi sempre cogli occhi dilatati, immobili, inchiodati là; il cuore batteva, batteva; il respiro era sospeso.

Tutt'ad un tratto, quasi ad un tempo, una vivida luce balenò sopra quelle due schiere, calò, si spense: avevano abbassato le baionette; subito dopo, di corsa. Un urlo, che dovette essere formidabile, giunse fioco fioco fino a noi.

Rispondemmo con un fremito.

Eccole, sono a pochi passi, stanno per urtarsi, si sono urtate: una di esse cede, si allarga, indietreggia, si rompe, si sparpaglia a destra, a sinistra...; è in fuga.

Un nuovo grido, un grido di gioia, ci giunse; e questa volta rispondemmo anche noi. Il nostro grido, da tanto tempo preparato nelle viscere, ma compresso, soffocato, strozzato, venne su, si sprigionò, eruppe, dal più profondo dell'anima, selvaggiamente lungo ed acuto.

La schiera vincitrice sostò un istante, poi riprese l'andare, incalzò i fuggenti, si allontanò dietro a loro, si fe' piccina piccina, si fe' un punto nero, disparve.

In quel punto una voce alta e vibrata risuonò in mezzo a noi:--A voi altri adesso! Al posto!--

Era la voce del nostro maggiore.

Provate a lasciar cadere un pezzo di carta in fiamme sopra uno di quei formicai larghi e fitti, che lontani un passo vi sembrano immobili, e rendono l'immagine d'una macchiaccia nera, di cui non si sa a primo aspetto distinguere la natura. La piccola turba atterrita si sconvolge in tutti i punti vertiginosamente, si getta in furia ai varchi sotterranei. Avventurose le prime! Le altre si serrano, si urtano, si accavallano; quel varco è chiuso? presto ad un altro; anche questo? via, ad un terzo; chiuso anch'esso? di nuovo al primo. E poi che la più parte si sono cacciate alla rinfusa nel covo, molte, sfortunate! errano ancora disperate di qua, di là, alla cieca, in cerca d'uno scampo, da un buco ad un altro, già più morte che vive, finchè trovano anch'esse un po' di posto al sicuro, benchè un po' tardi e forse a prezzo di qualche scottatura.

A parte il terrore, così accadde al sonar di quella voce fra quei soldati.

In un lampo tutti su, tutti in armi; gli ordini si ricomposero precipitosamente; un gran fermento, un gran bisbiglio, un gran serra-serra; poi quiete. Qualcuno corse ancora qua e là in cerca del suo posto; chi lo trovò, vi si spinse; chi nol trovò, a forza di gomiti, sel fece: tutti al posto.

Guardatela là quella moltitudine poc'anzi sparpagliata, giacente, cogli abiti aperti, colle cinture sciolte, colle armi a terra, guardatela là, in un lampo, ritta, schierata, immobile, muta, e nei sembianti ilare e calma. Guardateli nel viso, e mi direte che quella è gente che vedrà le spalle del nemico, o morrà. Guardate la bandiera; è immobile; il braccio che la regge non trema. Guardate bene quei soldati che le fanno attorno una siepe di baionette: sono spaventosi! Vi sono degli occhi che somigliano folgori.

--Avanti!--tuona la nota voce.

Un moto subitaneo in tutta la colonna, un fremito, un sussurro; poi quiete.--Avanti!--ripetono i capitani.

Avanti dunque, su, alla collina. La compagnia ch'è alla testa indugia un istante dinanzi ad una prima siepicella che le fa inciampo; le compagnie che seguono le si accalcano dietro; la colonna pesante si serra, oscilla, ondeggia dall'un capo all'altro sull'ineguale terreno; poi si rompe, si allarga, si restringe, si allunga, si ricompone, torna ad accalcarsi con vece continua, a subiti impeti, a subite fermate, a passi ineguali, a sbalzelloni. Chi è alla coda ora è balzato indietro dallo zaino di chi precede, che lo urta nel petto; ora su chi gli è avanti si precipita improvvisamente e lo spinge in su barcolloni; chi è alle ali, sbattuto di qua e di là a fiancate, a colpi di gomito, a urti di zaino, va su serpeggiando e vacillando, a capo basso e a gambe larghe. Qui una siepe: su le gambe, alti i fucili. Lì un fosso: svelti, è passato. Qua un rialzo di terra: animo, sopra, senza scomporsi. Là un intreccio di rami che scendono sul viso: via colla mano, giù le teste. Una vite fa intoppo: giù una sciabolata, è a terra, avanti. Erbe, arbusti, siepi, viti, solchi, sentieri, tutto si sforma, tutto cade, tutto sparisce sotto quell'onda, sotto quel peso, sotto quella pesta precipitosa, sotto quella moltitudine scatenata. Qua il terreno si fa erto d'un tratto e sassoso: il piede scivola, molti cadono; su coi gomiti, su, forza, in piedi, avanti. I più si aiutano colle mani, col calcio del fucile, colle ginocchia; i tronchi, le zolle, le pietre, le radici, tutto serve di presa alla mano convulsa; la turba s'arrampica, striscia, s'abbarbica, qui densa, là rada, scompigliata, sparsa; ma tenace, ma risoluta, ma rabbiosa. E intanto le forze vengono meno, e il sole ci saetta, ci arrovella, e qui, dentro il petto, si brucia.... Non monta; coraggio; un'occhiata in su a veder quanto resta:--poco.--Un'occhiata indietro:--una lunga striscia di caduti tendono le braccia; molti tentano di rialzarsi; indarno; ricadono.--Ci siamo, quasi; ci avranno già scorti; a momenti.... Oh!--Un sibilo, lungo, acuto, stridente, rabbioso passò sulle teste della colonna. Un lieve grido, un profondo fremito, tutti a terra.--Su quelle teste!--tuona la nota voce; quando si sente il fischio è passata--Tutti in piedi; ci siamo; ci han veduti; serriamoci; giù le baionette, svelto il passo: sotto.[1]--Un altro sibilo più lungo, più sottile, più mordente, più vicino, più spaventoso: tutti a terra.--Su perdio! figliuoli!--sempre quella voce;--guardatela in faccia la morte. Niente paura.--Un altro fischio; un altro; tutti illesi; siamo al sicuro; eccoci sulla vetta; alto; aspettiamo.

[1] _Sotto_, in linguaggio militare, significa «serrate» ossia fatevi innanzi così da stringer bene le file.

Tutti girano l'occhio intorno meravigliati: che pianura immensa, stupenda! Il cielo, com'era, purissimo ne concedeva allo sguardo le lontananze estreme. Da un lato, lontano lontano, monti e dietro monti ed altri ancora, alti, azzurri, chiari; dall'altro lato pianura, sempre pianura. Tutta quella superficie verde appariva solcata qua e là da lunghe e sottili strisce bianche, che s'intersecavano in molti punti e si perdevano fra gli alberi lontani, sollevando in certi tratti grossi nuvoli di polvere che apparivano, percossi dal sole, candidissimi, e si allungavano lentamente nella direzione delle vie; quelle strisce bianche erano le vie che avevamo fatto il mattino; quei nuvoli rivelavano l'avanzarsi di alcune colonne italiane. Poche casuccie qua e là, mezzo nascoste fra gli alberi, com'avessero paura, e non volessero vedere che cosa accadeva lassù. Di sotto poi, proprio sotto, spettatrice avanzata e silenziosa, Villafranca. Dall'altra parte, verso i nemici, certe macchie scure in mezzo al verde dei campi ed uno sfolgorìo interrotto di baionette, che ora si avanzavano, ora sostavano, ora accennavano a destra, ora a sinistra, quasi fossero incerte sul dove dirigersi e procedessero circospette. Più presso a noi, sempre sul piano, cinque, parevano, o quattro cannoni austriaci che faceano un trarre continuato e lento. Dalla parte opposta, e proprio ai piedi del nostro colle, tiravano continuatamente come i primi, ma più a rilento, altrettanti cannoni dei nostri. Dietro a noi, alle falde d'una collina vicina, si vedeva un denso fumo bianco e crepitava un rapido fuoco di fila; era l'ala estrema d'un'altra divisione. Null'altro vedemmo, o, almeno, null'altro mi ricordo d'aver veduto. Stavamo là ad aspettare, contemplando quello spettacolo meraviglioso.