Part 14
--E la ragazza, naturalmente, un po' per la sua bella voce, chè qui del canto e della musica vanno matti; un po' per effetto del suo prestigio di comandante supremo di tutte le forze militari dell'isola, e massimamente perchè era un bel giovanotto, s'innamorò di lui. Ma e come! Uno di quegli innamoramenti di qui, lei mi capisce; ardori che, in confronto, la lava dei vulcani non c'è per nulla; gelosie, spasimi, furori, cose da tragedia. Della famiglia le restava soltanto la madre, una povera donna che non vedeva che pe' suoi occhi e si lasciava comandare a bacchetta; dunque si figuri che libertà.... E in paese si mormorava; ma i fatti pare che abbiano provata la falsità dei sospetti, naturalissimi, a cui dava luogo la condotta della ragazza; tanto che adesso tutti credono e affermano che non ci sia stato nulla di male.... È strano, per verità; anzi poco credibile, perchè si dice che stessero assieme mezza la giornata. Ma sa, se ne danno di questi caratteri, specialmente in questi paesi; pochi, ma se ne danno; ragazze ardentissime e liberissime che son tutto il giorno tra i piedi all'innamorato, e che pare non abbiano mai saputo dove stia di casa la modestia, austere, invece, tenaci, inespugnabili come vestali. Basta; il fatto certo si è che l'ufficiale le avea promesso di sposarla, ed essa gli aveva creduto ed era andata a un pelo dal perdere la bussola dalla contentezza. Davvero, sa; si dice che vi furono dei giorni in cui si temeva sul serio che il suo cervello ne patisse. E io lo credo. Chi può sapere sino a che punto arrivi l'amore nelle donne di quella tempra? Un giorno, se non le levavan dalle mani una ragazza di cui s'era ingelosita per non so che motivo, o la finiva o la conciava male. Proprio qui dirimpetto al caffè l'aveva agguantata, in presenza di tutti, e fu una scena seria. E non è stata la sola. Non c'era più modo che una donna, passando dinanzi alla casa del suo ufficiale, alzasse gli occhi alle finestre, o si volgesse indietro a guardarlo incontrandolo per via, senza ch'essa minacciasse di fare qualche sproposito. Insomma, giunse il giorno del cambio del distaccamento; l'ufficiale promise che sarebbe tornato dopo un par di mesi, la ragazza lo credette, ed egli se n'andò e non fu più visto. La poveretta ammalò. Forse, risanando e perdendo a poco a poco quel barlume di speranza che le restava, sarebbe riuscita a dimenticare; ma prima ancora che si riavesse dalla malattia, seppe, non so come, che il suo amante s'era ammogliato. Il colpo giunse inatteso e fu terribile. Impazzò. Ecco la storia.
--E poi?
--Poi, come le dissi, fu mandata all'ospedale in Sicilia; poi ritornò, ed ora gli è più d'un anno che è qui.--
In quel punto un soldato si affacciò alla porta del caffè e cercò del dottore.
--Le dirò il resto più tardi; a rivederla.--Ciò detto, disparve. L'ufficiale, alzandosi per salutarlo, urtò forte colla sciabola nel tavolino. In quel punto s'udì una voce dalla piazza che gridava:--L'ho sentito, l'ho sentito! È là dentro!--E nello stesso tempo apparve la pazza sul limitare della porta.
--Mandatela via!--gridò l'ufficiale levandosi vivamente in piedi, come se fosse stato spinto in su da una molla; la ragazza fu fatta andar via.
--Andrò ad aspettarlo a casa!--la si sentiva dire allontanandosi;--andrò ad aspettarlo a casa, il mio ufficialino!--
Tra i pochi avventori là presenti vi fu un tale che, notando quel suo atto così impetuoso e quella sua faccia così mutata, disse nell'orecchio al vicino:--Che abbia avuto paura il signor tenente?--
IV.
La madre di Carmela abitava una casuccia posta ad un'estremità del paese, assieme a due o tre famigliuole di contadini, e campava stentatamente a cucire di bianco. Sulle prime soleva ricevere di tratto in tratto qualche soccorso di danaro dalle famiglie più agiate del paese; da ultimo niente. I benefattori avevan veduto che i loro soccorsi tornavano affatto inutili perchè la fanciulla non voleva dormire nè mangiare in casa, nè c'era verso di ridurla a conservare intero un vestito nuovo almeno almeno per una settimana. Non è a dire se la madre ne patisse, e se con instancabile perseveranza non ritentasse ogni giorno di ottener qualcosa dalla figliuola; ma sempre invano. Talora, dopo molte preghiere, ella si lasciava mettere una veste nuova, e poi tutt'ad un tratto se la stracciava, la tagliuzzava e la riduceva in cenci. Altre volte, appena uscita dalle mani della madre pettinata e lisciata di tutto punto, si cacciava le mani nei capelli e in un momento se gli scioglieva e se li arruffava come una furia.
Gran parte del giorno soleva andar vagando pe' monti più dirupati e solitari, gesticolando, parlando e ridendo forte da sè. Molte volte i carabinieri, passando per que' luoghi, la vedevano da lontano tutta intenta a fabbricar torricelle di sassi, o seduta immobile sulla sommità d'un balzo colla faccia volta verso il mare, o distesa per terra e addormentata. S'essa li scorgeva, li accompagnava collo sguardo fin che fossero spariti, senza rispondere nè colla voce nè cogli atti nè col sorriso a qualsiasi cenno le facessero. Tutt'al più, qualche volta, quand'eran già dimolto allontanati, essa faceva con tutt'e due le mani l'atto di sparare il fucile contro di loro; ma sempre col viso serio. Così coi soldati, con cui nessuno l'aveva vista mai nè trattenersi, nè parlare, nè ridere. Passava dinanzi a loro o in mezzo a loro senza rispondere parola ai motti che le lanciavano, senza volger la testa all'intorno, senza guardare in faccia nessuno. Nè v'era chi s'attentasse a toccarle pure un dito o tirarla per la veste o che so io, perchè si diceva che menasse certi ceffoni da lasciar l'impronta delle dita sul viso.
Dovunque si fosse, appena udiva un suon di tamburo, accorreva. I soldati uscivan dal paese per andare a far gli esercizi sulla riva del mare, ed essa li seguiva. Mentre i sergenti comandavano e l'ufficiale, a una qualche distanza, sorvegliava, essa ritiravasi in disparte e contraffaceva colla più gran serietà gli atteggiamenti dei soldati e imitava con un bastoncino i movimenti dei fucili, ripetendo a bassa voce i comandi. Poi, all'improvviso, buttava via il bastone e andava a ronzare intorno all'ufficiale, guardandolo e sorridendogli amorosamente e chiamandolo coi nomi più dolci e più soavi, a bassa voce però, e coprendosi la bocca con una mano, perchè non sentissero i soldati.
Quand'era in paese stava quasi sempre sulla piazza dinanzi alla casa dell'ufficiale in mezzo a un circolo di ragazzi che divertiva con ogni sorta di buffonate. Ora si foggiava un cappello cilindrico di carta con una gran tesa, se lo metteva in testa di sbieco, e appoggiandosi sopra un grosso bastone e brontolando con voce nasale scimiottava l'andatura del sindaco. Ora con certi frastagli di carta nei capelli, cogli occhi bassi, colla bocca stretta, movendo una mano come per agitarsi il ventaglio sul petto e dondolando mollemente la persona, facea la caricatura delle poche signore del paese quando vanno alla chiesa i giorni di festa. Tal'altra volta, raccolto dinanzi alla porta della caserma un berretto logoro buttato via da qualche soldato, se lo metteva e se lo tirava giù fino agli orecchi, vi nascondeva dentro tutti i capelli, e poi colle braccia tese e strette alla persona facea due o tre volte il giro della piazza, a passo lento e cadenzato, imitando colla voce il suono del tamburo, seria, rigida, tutta d'un pezzo, come un coscritto de' più duri. Ma checchè ella facesse o dicesse, la gente oramai non le badava più. I ragazzi, e specialmente i monelli, erano i suoi soli spettatori. Però le madri badavano a tenerneli lontani perchè un giorno, contro ogni sua consuetudine e chi sa per qual ghiribizzo, essa ne aveva agguantato uno, un fanciulletto sugli otto anni, il più bello dei suoi spettatori, e gli avea dati tanti e così furiosi baci nel volto e nel collo ch'ei s'era spaventato e messo a piangere e a gridare dalla paura che volesse farlo morir soffocato.
Qualche rara volta entrava in chiesa e s'inginocchiava e giungeva le mani come tutti gli altri e borbottava non so che parole; ma dopo pochi momenti si metteva a ridere e pigliava delle attitudini e faceva dei gesti strani e irriverenti, così che il sacrestano finiva col venirla a pigliare pel braccio e condurla fuori.
Aveva una bella voce, e quand'era in sè cantava benino; ma dacchè gli aveva dato volta il cervello non facea più che un canterellare inarticolato e monotono, pel solito quando stava seduta sulla soglia di casa sua o a piè della scala della casa del tenente, mangiucchiando fichi d'India, ch'erano, si può dire, l'unico suo alimento.
Aveva anch'essa le sue ore di malinconia in cui non parlava e non rideva con nessuno, nemmeno co' fanciulli; e soleva stare accovacciata come un cane dinanzi alla porta di casa colla testa ravvolta nel grembiale o il viso coperto col fazzoletto, non si scotendo, non si movendo dalla sua positura per qualunque rumore le si facesse intorno e per quante volte la si chiamasse a nome, anche da sua madre. Ma ciò accadeva assai di rado; era quasi sempre allegra.
Ai soldati, come dissi, non dava retta e non li guardava nemmeno; ma riserbava tutte le sue tenerezze per gli ufficiali. Non le largiva però a tutti nella stessa misura. Dopo ch'essa era tornata dall'ospedale, il distaccamento s'era mutato da sei a otto volte, e di ufficiali ce n'eran venuti d'ogni età, d'ogni aspetto e d'ogni umore. Si notò ch'ella mostrava un'assai più viva simpatia pei più giovani, anche a differenza di pochi anni; e che sapeva benissimo distinguere chi era più bello da chi lo era meno, comunque tutti fossero egualmente il suo «amore» e il suo «tesoro». A un certo luogotenente venuto de' primi, un uomo sulla quarantina, tutto naso e tutto pancia, con una vociacela stentorea e due occhi da basilisco, essa non avea mai fatto buon viso. Gli avea detto qualche dolce parola la prima volta che s'erano incontrati; ma quegli, infastidito, le avea risposto malamente, accompagnando le parole con un atto minaccioso della mano, in modo da farle intendere ch'era miglior consiglio desistere una volta per sempre. Ed essa avea desistito, non cessando però di tenergli dietro ogni volta che l'incontrasse per via e di passare molte ore della sera seduta appiè della scala di casa sua. Entrasse od uscisse, non gli diceva una parola; ma non si movea di là. E si portò nello stesso modo con due o tre altri ufficiali che vennero dopo a quel primo, d'indole, di aspetto e di modi non molto diversi da lui. Ma ne vennero anche dei giovanissimi e di bella persona e gentili, e di questi si sarebbe potuto dire che n'andava pazza, se pazza già non fosse stata. Qualcuno di loro si era fitto in capo di volerla guarire fingendo di esserne invaghito e di amarla davvero; ma avendo presa la cosa alla leggera, se n'era annoiato dopo due o tre giorni di prova, e aveva smesso. Qualcun altro, meno filantropo e più materiale, s'era domandato:--O che è sempre necessario che una bella ragazza abbia la testa a segno?--e risposto di no, avea cercato di persuadere a Carmela che per fare all'amore il cervello è un soprappiù; ma, stranissimo a dirsi, aveva incontrato una resistenza inaspettatamente ostinata. Non diceva proprio un no tondo e risoluto, perchè forse non intendeva chiaramente che cosa si volesse da lei; ma, quasi per istinto, ad ogni atteggiamento e ad ogni atto, chi mi suggerisce un aggiunto?... ad ogni atto che potesse parer decisivo, svincolava, l'una dopo l'altra, le mani, ritraeva le braccia e se le incrocicchiava sul seno e si stringeva in tutta la persona, ridendo d'un certo strano riso, come i bambini quando credono che si voglia far loro una burla, ma non san bene qual sia, e, ridendo, voglion mostrare d'averla capita, appunto per farsela dire. Ma in que' momenti, animandosele il viso e lampeggiandole lo sguardo, ella non parea pazza, ed era bellissima, e quel ritegno, quella ritrosìa imprimendo ai movimenti e alle attitudini della sua persona una certa compostezza e un certo garbo, dava uno straordinario risalto alla stupenda leggiadria delle sue forme. Insomma que' pochi che la tentarono si persuasero ch'era un'impresa disperata. Mi fu detto che uno di questi, narrando un giorno i suoi vani tentativi al dottore, esclamasse:--Donne colla virtù nel cervello, nella coscienza, nel cuore, in che diamine ella vuole, ne ho viste di molte; ma donne, come questa, che l'abbiano nel sangue, nel sangue! le confesso che non ne ho viste mai.--Alcuni dicevano che in ogni ufficiale che le piacesse ella credeva di vedere il suo, quello che l'aveva amata e abbandonata. Forse non era vero, perchè, qualche volta avrebbe detto qualcosa d'allusivo a ciò ch'era seguìto, e invece non diceva mai nulla. Frequentemente le veniva chiesto o dello qualcosa su questo proposito; ma non dava mai segno d'intendere o di ricordarsi di qualchecosa; ascoltava attenta attenta e poi rideva. Quando un distaccamento partiva lo andava ad accompagnare fino al porto, e quando il legno s'allontanava lo salutava agitando in alto il fazzoletto; ma non piangeva, nè faceva alcun'altra mostra di dolore. Andava subito a far le sue proteste d'amore al nuovo ufficiale. L'ultimo venuto pareva che le fosse piaciuto un po' più di tutti gli altri.
V.
Il dottore tornò poco dopo e raccontò all'ufficiale tutto ciò che abbiam finito or ora di dire. Questi, pigliando comiato, esclamò una seconda volta:--Peccato; è tanto carina!--Sicuro, e che fiera e nobile tempra di carattere doveva avere! soggiunse il dottore. L'ufficiale uscì. Era notte avanzata, e nella piazza non si vedeva anima viva. La sua casa era dal lato opposto a quello del caffè. Vi si diresse lentamente e quasi a malincuore.--Sarà là,--pensava sospirando, e aguzzava gli occhi, allungando il collo e piegando il capo a destra e a sinistra, per vedere se ci fosse nessuno dinnanzi alla porta; ma inutilmente, ch'era buio perfetto. Avanti, avanti, sempre più a rilento, soffermandosi, serpeggiando, guatando...--Se sapessi che là c'è un malandrino che m'aspetta col coltello in mano, mi pare che andrei innanzi più franco e più spedito,--disse tra sè, e fece risolutamente dieci o dodici passi.--Ah! eccola là.--L'aveva scorta; era seduta sopra uno scalino al di fuori della porta; ma buio com'era, egli non potea vederla nel viso.--Che cosa fate qui?--le domandò avvicinandosele. Essa non rispose subito, s'alzò, se gli mise proprio petto a petto, e, posandogli tutt'e due le mani sulle spalle, con una vocina soave e un certo accento che parea parlasse del miglior senno del mondo, gli disse:--T'aspettavo.... dormivo.--E perchè m'aspettavi?--domandò ancora l'ufficiale levandosi di sulle spalle quelle due mani che scesero subito a stringergli le braccia.--Perchè voglio stare con te,--essa rispose.--Che accento! egli pensò; in verità che si direbbe che parla da senno.--E cavato subito di tasca un fiammifero, l'accese e l'avvicinò al viso di Carmela per vederla bene negli occhi. La stanchezza,--poichè ella era stata in giro tutta la giornata,--e più quel breve sonno da cui allora si destava, avendo tolto alla sua fisonomia un po' di quella vivezza smodata e convulsa che le era abituale, e diffusovi invece una tinta come di languore e di malinconia, in quel punto il suo viso era veramente incantevole, e parea tutt'altro che di pazza.
--Oh caro, caro!--proruppe Carmela appena vide la faccia rischiarata del tenente, e allungando il braccio tentò di stringergli il mento tra l'indice e il pollice. Egli l'afferrò per un braccio; essa alla sua volti afferrò coll'altro il braccio che l'avea afferrata, gli inchiodò la bocca sulla mano, glie la baciò e glie la morse. L'ufficiale si svincolò, si slanciò in casa e chiuse la porta.
--Tesoro!--gridò ancora una volta Carmela, e poi, senza dir altro, si rimise a sedere sullo scalino colle braccia incrociate sulle ginocchia e la testa inclinata da un lato. Indi a poco prese sonno.
Appena entrato in casa e acceso il lume, l'ufficiale si guardò il rovescio della mano destra e ci vide la leggera impronta di otto dentini, intorno a cui luccicava tuttavia il madore di quella bocca convulsa.--Che razza d'amore è codesto!--disse forte a se stesso, e, acceso un sigaro, si mise a passeggiare per la stanza ruminando l'orario per il suo piccolo distaccamento.--Ci penserò domani--disse poi tutt'ad un tratto, e pensò ad altro. Sedette, apri un libro, lesse qualche pagina, riprese a passeggiare; poi daccapo a leggere; finalmente si decise di andare a letto. S'era già quasi finito di spogliare quando fu colto da un'idea; stette pensando un istante, corse alla finestra, allungò la mano per aprirla....; la ritrasse, scrollò una spalla e andò a dormire.
L'indomani mattina per tempo la sua ordinanza, entrando in punta di piedi nella camera, si meravigliò di vederlo già sveglio, che non era suo costume di svegliarsi da sè. E gli disse sorridendo:--Qui sotto, alla porta, c'è quella pazza....--E che fa?--Nulla; dice che aspetta il signor tenente.--
L' ufficiale si sforzò di ridere, e guardando poi il soldato mentre gli spazzolava i panni, diceva tra sè:--Questa mattina lavora a vapore costui.--Quando fu vestito, gli disse:--Guarda se c'è ancora.--Il soldato aprì la finestra, guardò giù e disse di sì.--Cosa fa?--Si balocca coi sassi.--Guarda in su?--No.--È proprio dinanzi alla porta o da un lato?--Da un lato.--Le potrò sfuggire.--E discese. Mail suono della sciabola lo tradì.--Buon giorno! buon giorno!--gridò, andandogli incontro su per la scala, la fanciulla; e quando gli fu accosto, gli si inginocchiò dinanzi, tirò fuori un fazzoletto e afferrandogli coll'altra mano una gamba sopra la noce del piede, si mise a spolverargli in gran fretta lo stivale mormorando:--Aspetta, aspetta, ancora un momento, un po' di pazienza, caro; ancora un momento, ecco, così, adesso va bene....
--Carmela!--gridò severamente l'ufficiale tentando invano di sprigionare la gamba dalla sua piccola mano;--Carmela!--
Come fu libero s'allontanò di corsa.--Ma che non ci sia proprio nessun mezzo di rimetterle la testa a segno?--domandava poco dopo al dottore.--Mah!--questi rispondeva;--forse! Col tempo, colla pazienza....
VI.
Dopo un mese il dottore e il tenente erano amicissimi. La conformità della loro natura e della loro età, e più quel trovarsi assieme dalla mattina alla sera in un paese dove si può dire che non ci fossero altri giovani della loro condizione, fece sì che in poco tempo si conoscessero l'un l'altro intimamente e si volessero bene come amici antichi. Ma durante quel mese l'un d'essi, l'ufficiale, aveva mutato abitudini in un modo singolare. I primi giorni s'era fatto mandar da Napoli certi libroni, e la sera, per un par di settimane, non avea fatto che leggere e pigliar degli appunti e intavolar delle discussioni lunghe ed astruse col dottore, terminando quasi sempre col dire:--Basta; io credo che in questo caso i medici ci abbian poco o punto che fare.--Vedremo a che cosa riescirai,--rispondeva il dottore, e si dividevano con queste parole, per ripigliare daccapo la discussione l'indomani.
Un giorno, dopo aver fatte certe domande al sindaco, l'ufficiale aveva mandato a chiamare l'unico sarto del paese, poi s'era recato alla bottega dell'unico cappellaio e poi a quella dell'unico merciaio, e quattro giorni dopo era uscito a passeggiare sulla riva del mare tutto vestito di tela di Russia, con un ampio cappello di paglia e una cravatta di colore azzurro. La stessa sera, incontrandolo, il dottore gli avea chiesto:--Ebbene?--Nulla.--Nemmeno un segno...?--Nulla, nulla.--Non importa; perseveranza.--Oh! non ne dubitare.
Il ricevitore del paese aveva fatto per molt'anni il cantante e sapeva sonare vari strumenti. Un giorno l'ufficiale era andato a lui e senz'altri preamboli:--Mi faccia il piacere,--gli aveva detto;--m'insegni a sonar la chitarra.--E il ricevitore, cominciando da quel giorno, dava lezione di chitarra, mattina e sera, al tenente, e questi imparava a meraviglia, e in poco tempo s'era messo al caso di fargli l'accompagnamento quando cantava.--Lei deve avere una bella voce,--gli disse un giorno il maestro. E di fatto aveva una voce gentile. Incominciò anch'esso a imparare a cantare, e in capo a un mese cantava sulla chitarra le canzoncine siciliane con un garbo e una soavità ch'era un varo diletto a sentirlo.--Abbiamo avuto un altro ufficiale che sonava veramente bene anche lui!--gli diceva a volte il ricevitore.--C'è un'arietta--soggiunse un giorno--ch'egli cantava sempre..... un'arietta.... aspetti; ah come la cantava divinamente! Cominciava.... Se l'era fatta lui, sa; cominciava:
Carmela, ai tuoi ginocchi Placidamente assiso, Guardandoti negli occhi Baciandoti nel viso Trascorrerò i miei dì.
L'ultimo dì, nel seno Il volto scolorito Ti celerò, sereno Come un fanciul sopito, E morirò così.
--Me la dica ancora una volta.--Il ricevitore la ripeteva.--Me la canti.--E la cantava.
Un altro giorno, dopo aver parlato a lungo col tabaccaio che avea la bottega accanto a casa sua, andò dal maresciallo dei carabinieri e gli disse:--Maresciallo, mi hanno detto che lei è un eccellente schermitore.--Io? Oh Dio buono, son due anni che non ho più preso la sciabola in mano.--Vuol che si scambi un par di colpi di tanto in tanto?--E come volentieri.--Allora fissiamo il quando.--E fissarono il quando. E da quel giorno in poi, ogni mattina, tutti coloro che attraversavano la piazza sentivano un gran cozzare di sciabole e un gran pestar di piedi e sbuffi e vociaccie nella casa del tenente. Era lui e il maresciallo che giocavan di scherma.--Quest'esperimento potevi risparmiartelo,--disse un giorno il dottore all'ufficiale;--ha dato segno di nulla?--Di nulla; ma era bene provare. M'han detto ch'egli tirava ogni mattina col maresciallo, appunto a quell'ora, e ch'essa, non piacendole di stare a vedere, scendeva in piazza....--Oh sì, ci vuol'altro, mio caro, ci vuol'altro!
VII.
Era trascorso un mese e mezzo dal giorno dell'arrivo del nuovo distaccamento. Una notte l'ufficiale stava a tavolino in casa sua, di fronte al dottore, e colla punta della penna stuzzicando la fiammella della candela che gli ardeva dinanzi, diceva:--Come vuoi che la vada a finire? Diventerò pazzo anch'io; ecco come finirà. Mi vergogno di me stesso, vedi; ci son dei momenti in cui mi pare che tutti m'abbiano a ridere alle spalle.
--Ridere di che?--domandava il dottore.
--Di che?--ripetè l'altro per pigliar tempo alla risposta.--Ridere di questo mio.... zelo, di questa mia pietà per quella povera disgraziata, di questi miei esperimenti, di questi tentativi.... inutili.
--Zelo! pietà! Queste non son cose che possano dare argomento a ridere.--E gli fissò gli occhi nel viso, e poi:--Dimmi la verità; tu sei innamorato di Carmela.
--Io?--esclamò vivamente l'ufficiale, e rimase immobile nell'atto di interrogare, facendosi rosso fino alla radice dei capelli.
--Tu,--rispose il dottore.--Dimmi la verità; sii sincero con me; non sono qui il tuo unico amico?
--Amico sì; ma appunto perchè voglio esser sincero non ti debbo dire ciò che non è,--rispose l'altro. Tacque un momento, e poi tirò innanzi a parlare in fretta, ora diventando pallido, ora color di fuoco, balbettando, imbrogliandosi e contraddicendosi, come un fanciullo colto in fallo e obbligato a raccontare la sua monelleria.