La vita comincia domani: romanzo
Part 28
-- No, attendi!... -- egli l'interruppe. -- _Già era tardi_. Lo avevo già condannato a spegnersi, avevo già cominciato ad impadronirmi della sua vita. Ma una sera, -- quella sera, ti ricordi? che tu fuggisti nell'udirlo venire. -- Giorgio entrò nella mia camera e mi disse: -- «Novella era qui.» Nel sangue gli camminava già il veleno, era esausto; mi parlò come forse nessun uomo ha mai parlato ad un altro. Mi disse: -- «Poichè vi amate e siete due creature vive, io, che sono un morto, debbo scomparire. Aiútami! Tu, che sei stato il mio fratello ed il mio nemico nel mondo, aiútami! Non ho la forza di colpirmi da me stesso: tu solo puoi avere per me questo grande coraggio. Aiútami, Andrea, dammi un veleno!»
Ecco quello che avvenne. Te lo racconterò, se vuoi, parola per parola; me ne ricordo con lucidità, come se fosse accaduto ieri. Vedi, è ancora più barbaro che se l'avessi ucciso in un momento solo, mettendogli una mano alla gola. Poichè, sebbene fosse un morto e io sapessi che la natura lo aveva ormai condannato senza scampo, tuttavia sarebbe certo vissuto fino a veder nascere il nostro bimbo, o vedere te, travolta da un atto di disperazione... Era questo, mi capisci, era questo che io non volevo!
Egli si fermò concitato. Bianchissima, l'amante lo ascoltava, seduta sull'orlo del letto, un poco protesa verso di lui, con le mani aggrappate alle coltri, i polsi, le braccia, le spalle che parevano irrigidirsi.
-- Allora? -- ella fece ansante, quasi non tollerasse quella pausa.
-- Egli ti amava e mi amava, Novella, ed aveva compreso quello che un uomo non comprende mai: l'inutilità del proprio amore. In lui tutte le passioni erano giunte al parossismo: la gelosia, l'amore, l'odio, la viltà, la bontà. Voleva chiudere gli occhi per non vedere oltre il nostro peccato. Mi ha detto: -- «Non posso più soffrire! abbi compassione di me! fa ch'io muoia...»
-- E allora?...
-- Allora, dopo avergli quasi confessato: -- Ma, bada _ch'io non posso più_ arrogarmi questo inesorabile coraggio... -- dopo aver avuta la tentazione di salvarlo ancora, di lasciare che l'uccidesse la morte, ho compreso mentalmente ch'egli aveva ragione, che lui ed io avevamo ragione, che la sua pace era fuori dal mondo... e gli ho preparata l'ultima dose di veleno.
Ecco, lo rivedo. Si avvicinò lentamente; senza paura, ma lentamente. «È questo il veleno?» -- balbettò. E sopra vi pose un dito, come per toccare la morte.
Parlava automaticamente, con un riso a fior di labbro; guardava quasi affascinato la siringa lucente, colma di un liquido senza colore, innocuo, limpido come l'acqua. Poi snudò il braccio sinistro, rimboccando la manica piano piano; torse un poco il viso, la bocca gli si fece obliqua, e prese la siringa fra due dita. -- «Come si fa?...» -- domandava ridendo.
«Così!» -- Gli strappai la siringa di mano, e mentre tenevo strettamente il suo polso, con l'ago pronto a pungere su la sua pelle rabbrividita: -- «_Io_ -- gli dissi, -- _io debbo finire di ucciderti_, non tu!» -- E per punirmi, per non volgere la schiena, l'ho avvelenato, io, forte, in un colpo, con la mia propria mano!
Ella strinse gli occhi; le sue dita contorsero la coltre; il suo busto barcollò indietro; ma si contenne ancora e soggiunse:
-- Dopo?...
-- Dopo l'ho dovuto sollevare, portare nella sua camera, svestirlo, piegare gli abiti, comporlo naturalmente nel letto; poi sono venuto a chiamarti, là, nella tua stanza...
Ella rimase immobile, con gli occhi fissi, e rivide forse nella chiara camera funeraria il raggio lunare che vestiva il cadavere dal piede alla fronte, poltrendo su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca elettricità.
-- Báciami! Báciami! -- d'improvviso ella gridò, scuotendosi tutta, come se volesse ubbriacare di voluttà la coscienza terribile. -- Báciami forte!...
Egli si chinò su quel grido, e furiosamente la possedette.
. . . . . . .
«Fai la ninna, fai la nanna, fantolino della mamma... . . . . . della mamma...»
Era l'alba; l'alba vaporosa, tenue, come un velo di caligine bianca. Il bambinello, forse per fame, s'era messo a vagire.
-- Senti?... -- mormorò Novella; -- ora piange...
-- Fra poco si riaddormenterà. Mi ami?
Un bacio ed ascoltarono.
Ma la vocina passava il silenzio, lunga, insistente dannosa. La mamma era inquieta; per la prima volta s'accorgeva d'amarlo, sentiva quella voce risuonare nell'eco della sua propria carne.
Improvvisamente una profonda volontà materna le fece dire: -- Andiamo a vederlo.
-- Sì?... vuoi?...
E furono _le stesse parole_, quasi _la stessa voce_ della notte quand'erano andati a vedere il morto.
Si levarono; egli la ravvolse nella vestaglia, si mise addosso qualche abito in fretta, e, presala per mano, aperse l'uscio verso il corridoio.
-- Fa piano, -- le diceva come allora, -- che nessuno si desti.
Addossati l'uno all'altra, scivolando lungo la parete, giunsero fin sul pianerottolo, dove già l'albore pertugiava con qualche striscia di pallido fumo. Cauti salirono le scale.
Si udiva il vagito del bimbo tra la cantilena della nutrice affievolire, affievolire... Batterono all'uscio, chiamando la donna per nome affinchè non s'impaurisse:
-- Lena, Lena...
Ed entrarono. Un lumino a olio bruciava tra il letto e la cuna spargendo per la camera un chiarore da presepio; ma la balia erasi levata e camminava in camicia, coi piedi scalzi, ninnando il pargolo su le sue braccia dai gomiti rotondi, e sempre cantilenava con una pazienza infinita:
«Fai la ninna, fai la nanna...»
-- Che c'è? -- disse con arroganza, quasi considerasse come due intrusi quei due signori. E tranquilla si fermò nel mezzo della camera, gravando il corpo discinto sui calcagni piatti.
-- Nulla, -- essi risposero con una certa confusione. -- Siamo venuti a vedere perchè piange il bimbo.
-- Voleva il latte. Ora dorme: guárdino.
Benchè sorpresa, non mostrava alcun pudore; traverso la camicia ruvida si delineavan controluce le sue forme tozze; dalla sua persona raggiava un certo splendore di robustezza e di maternità.
Ogni tanto lo stoppino scricchiolava nell'olio, poi la fiammella mandava intorno un guizzo tremolante, lasciava scappare in su qualche piccola vampa, simile a fiocchi di seta nera.
-- Dámmelo in braccio, -- disse paurosamente la madre.
Siccome le imposte non erano chiuse, dietro i vetri stava per nascere un po' di luce azzurra.
La nutrice affidò il pargolo malvolentieri alle braccia di Novella, ed anzi teneva le mani sotto i suoi gomiti, quasi per paura che lo lasciasse cadere. La madre lo baciò senza toccarlo, poi disse all'amante: -- Guarda!
Egli chinò sovra il suo bimbo dormente la persona tragica, ed infatti sentì una sensazione del proprio sangue trascorrere in quella fragile vena.
Era ciò che di più bello aveva creato l'uomo: sè stesso; era finalmente la ragione magnifica della vita, _la guisa di non morire_.
Con gli occhi pieni di luce guardò il bimbo addormentato su le braccia della donna che amava; un'ondata barbara di felicità gli travolse l'anima, e come se avesse guardato per la prima volta nella verità, nella bellezza del mondo, l'uomo che cercava il Dio nella materia comprese di averlo infine trovato.
Ora, dal cálice della notte, l'alba nasceva come un bianco profumo; nuda usciva dalle braccia d'un amante morto, nuda immergeva la sua bellezza in un colore d'aria e d'infinito. L'alba diceva come il Gran Nomade: -- _Ieri e domani_. Era il momento in cui, dalle case degli uomini, si vedeva il Tempo camminare.
Allora, quasi volesse offrirlo ad un battesimo di luce, la madre sollevò il suo bimbo in quella trasparenza che gli somigliava, poi disse all'amante con un sorriso:
-- Bácialo: è nostro!
Ed insieme, attenti, sorridenti, lo deposero nella cuna.
Ma d'un tratto, per l'alta casa, malvagiamente, come se scaturisse nel silenzio dalla sonora muraglia, scoppiò la Canzone Disperata sul violino singhiozzante dello scemo.
La Canzone diceva:
«Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di malinconìa;
«non c'è nessuno che dica un pater nè un requiem per l'anima mia.
«Non c'è nessuno che mi tessa una ghirlanda con le sue mani...
«Ahimè!... la campana del Tempo non dice che: -- Ieri e domani.»
«Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va?
«Lo scheletro ride e risponde: -- Lontano, lontano, chissà...
«Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di morti portando il mio scheletro su la schiena;
«coi piedi mi batte i ginocchi, mi stringe il collo con le mani...
«Cammina!... -- mi dice ridendo; -- la vita comincia domani.
«Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di nevrastenìa;
«non c'è nessuno che mi pianga; neanche l'anima mia...
«Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va?
«Risponde: -- Nel regno dei vivi, che ha nome l'Inutilità.
«Se corri, -- mi dice, -- si arriva stasera o domani mattina...
«Mi dice: -- Tu amavi una morta... cammina, cammina, cammina!...
«Sei stato a una festa da ballo, -- mi dice, -- con lei che ballava.
«leggera, frusciante, leggera, -- vestita, pareva, di biondo...
«Perchè -- se non vuoi che ti picchi -- mi hai fatto ballare nel mondo?
«Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di misantropìa...
«Sei stato in un letto odoroso -- con lei che giaceva supina,
«tremante, sperduta, tremante, -- nel solco del letto profondo...
«Perchè, -- se non vuoi che ti picchi -- mi hai fatto tremare nel mondo?
«Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di morti -- e vado a cercare altri morti, che sono i miei figli lontani...
«Cammina: la vita comincia domani, domani, domani... »
_Fine_
*Cominciato a scrivere quattro volte nella vita nomade; compiuto in Milano, la notte di Natale dell'anno millenovecentododici.*
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_DELLO STESSO AUTORE:_
L'amore che torna -- 1908 _Ottava edizione -- dal 101º al 150º migliaio -- Romanzo_ Colei che non si deve amare -- 1910 _Nona ediz. -- dal 131º al 180º migliaio -- Romanzo_ La vita comincia domani -- 1912 _Ottava ediz. -- dal 106º al 155º migliaio -- Romanzo_ Il Cavaliere dello Spirito Santo -- 1914 _Quinta ediz. -- dal 41º al 70º migliaio Storia di una giornata_ La donna che inventò l'amore _Ottava ediz. -- dal 96º al 145º migliaio -- Romanzo_ Mimi Bluette fiore del mio giardino -- 1916 _Settima ediz. -- dall' 111º al 160º migliaio -- Romanzo_ Il libro del mio sogno errante -- 1919 _Terza ediz. -- dal 51º all' 80º migliaio_ Sciogli la treccia, Maria Maddalena -- 1920 _Terza ediz. -- dal 101º al 150º migliaio -- Romanzo_
_Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la ristampa._
_Nota degli Editori_
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