Part 2
— e dà questa terribile fredda febbre che inaridisce gli occhi e anche il suono della voce: chiara e crudele. (Io quasi mi volto, a sentirmi parlare, come se parlasse un’altra).
DONNA FIORINA
Tu dovresti riposarti un poco, Anna mia.
DONN’ANNA
Non posso. Mi vuole viva. — Ma guardi, Don Giorgio, guardi se non è tutto vero così com’io le dico. Mio figlio, voi credete che mi sia morto ora, è vero? Non mi è morto ora. Io piansi invece, di nascosto, tutte le mie lagrime quando me lo vidi arrivare: — (e per questo ora non ne ho più!) — quando mi vidi ritornare un altro che non aveva nulla, più nulla di mio figlio.
DON GIORGIO
Ah, ecco — sì, cambiato — certo! Eh, l’ha detto lei stessa, dianzi, di sua sorella. Ma si sa che la vita ci cambia, e....
DONN’ANNA
— e ci pare che possiamo confortarci, dicendo così: «cambiato». E non vuol dire un altro da quello che era? E se quello che prima era, ora non è più, che vuol dire «cambiato»? Io non lo potei riconoscere più come il figlio mio che m’era partito. — Lo spiavo, se almeno un volger d’occhi, un cenno di sorriso a fior di labbro, che so.... un subito schiarirsi della fronte, di quella sua bella fronte di giovinetto con tanti capelli fini — oh, d’oro nel sole! — mi avesse richiamato vivo, almeno per un momento, in questo che m’era ritornato, il mio figlio d’allora. No, no. Altri occhi: freddi. E una fronte sempre opaca, stretta qua alle tempie. E quasi calvo, quasi calvo. — Ecco, com’è là.
Accennerà alla camera mortuaria.
Ma deve ammettermi che io lo so, mio figlio com’era. Una madre guarda il figlio e lo sa com’è: Dio mio, l’ha fatto lei! — Ebbene, la vita può agire così crudelmente verso una madre: le strappa il figlio e glielo cambia. — Un altro; e io non lo sapevo. Morto; e io seguitavo a farlo vivere in me.
DON GIORGIO
Ma per lei dunque, signora; per come era per lei. Non morto per sè, se egli fino a poco fa viveva —
DONN’ANNA
— la sua vita, sì; ah, la sua vita sì, e quella che egli dava a noi, a me! Ben poco ormai, quasi più niente a me. Era tutto là, sempre!
Indicherà lontano.
Ma capisce che cosa orribile m’è toccato patire? Mio figlio — quello che è per me, nella mia memoria, vivo — era rimasto là, presso quella donna; e qua, per me, era tornato questo che — che non potei più sapere neppure come mi vedesse, con quegli occhi cambiati — che non mi poteva dar più niente — che se pur con la mano qualche volta mi toccava, certo non mi sentiva più come prima. — E che posso saperne io, della sua vita, com’era adesso per lui? delle cose, com’egli le vedeva; e quando le toccava, come le sentiva? — Ecco, vede? è così: quello che ci manca, ora, è solo quello che non sappiamo, che non possiamo sapere: la vita com’egli la dava a sè e a noi. Questa sì. Ma allora, Dio mio, si dovrebbe anche intendere che la vera ragione per cui si piange davanti alla morte è un’altra da quella che si crede.
DON GIORGIO
Si piange quello che ci viene a mancare.
DONN’ANNA
Ecco! La nostra vita in chi muore: quello che non sappiamo!
DON GIORGIO
Ma no, signora —
DONN’ANNA
— sì, sì: per noi piangiamo; perchè chi muore non può più dare — lui, lui — nessuna vita a noi, con quei suoi occhi spenti che non ci vedono più, con quelle sue mani fredde e dure che non ci possono più toccare. E che vuole ch’io pianga, allora, se è per me! — Quando era lontano, io dicevo: — «Se in questo momento mi pensa, io sono viva per lui». — E questo mi sosteneva, mi confortava nella mia solitudine. — Come debbo dire io ora? Debbo dire che io, io, non sono più viva per lui, poichè egli non mi può più pensare! — E voi invece volete dire che egli non è più vivo per me. Ma sì che egli è vivo per me, vivo di tutta la vita che io gli ho sempre data: la mia, la mia; non la sua che io non so! Se l’era vissuta lui, la sua, lontano da me, senza che io ne sapessi più nulla. E come per sette anni gliel’ho data senza che lui ci fosse più, non posso forse seguitare a dargliela ancora, allo stesso modo? Che è morto di lui, che non fosse già morto per me? Mi sono accorta bene che la vita non dipende da un corpo che ci stia o non ci stia davanti agli occhi. Può esserci un corpo, starci davanti agli occhi, ed esser morto per quella vita che noi gli davamo. — Quei suoi occhi che si dilatavano di tanto in tanto come per un brio di luce improvviso che glieli faceva ridere limpidi e felici, egli li aveva perduti nella sua vita; ma in me, no: li ha sempre, quegli occhi, e gli ridono subito, limpidi e felici, se io lo chiamo e si volta, vivo! — Vuol dire che io ora non debbo più permettere che s’allontani da me, dov’ha la sua vita; e che altra vita si frapponga tra lui e me: questo sì! — Avrà la mia qua, nei miei occhi che lo vedono, sulle mie labbra che gli parlano; e posso anche fargliela vivere là, dove lui la vuole: non m’importa! senza darne più niente, più niente a me, se non me ne vuol dare: tutta, tutta per lui là, la mia vita: se la vivrà lui, e io starò qua ancora ad aspettarne il ritorno, se mai riuscirà a distaccarsi da quella sua disperata passione.
A don Giorgio:
Lei lo sa.
DON GIORGIO
Sì, me ne parlò.
DONN’ANNA
L’ho supposto, don Giorgio.
DON GIORGIO
E mi disse come voleva che le fosse annunziata la sua morte.
DONN’ANNA
come se il figlio parlasse per la sua bocca:
Che l’amore di lui non le mancò mai, fino all’ultimo momento.
DON GIORGIO
Sì. Ma facendoglielo sapere con tutte le debite cautele, scrivendone alla madre di lei, là.
DONN’ANNA
c. s.
Che non le mancherà mai, mai quest’amore!
DON GIORGIO
stordito:
Come?
DONN’ANNA
con la massima naturalezza:
Se ella saprà tenerselo vivo nel cuore, aspettandone di qua il ritorno, com’io lo aspetto di là. — Se ella lo ama, m’intenderà. E il loro amore, per fortuna, era tale che non aveva bisogno per vivere della presenza del corpo. Si sono amati così. Possono, possono seguitare ad amarsi ancora.
DONNA FIORINA
costernata:
Ma che dici, Anna?
DONN’ANNA
Che possono! Nel cuore di lei. Se ella saprà dargli ancora vita col suo amore, come certo in questo momento gliela dà, se lo pensa qua vivo com’io lo penso vivo là.
DON GIORGIO
Ma crede, signora mia, che si possa, così, passar sopra la morte?
DONN’ANNA
No, è vero? «Così» non si deve! La vita, sì, ha messo sempre sui morti una pietra, per passarci sopra. Ma dev’essere la nostra vita, non quella di chi muore. I morti li vogliamo proprio morti, per poterla vivere in pace la nostra vita. E così va bene passar sopra la morte!
DON GIORGIO
Ma no. Altro è dimenticare i morti, signora (che non si deve), altro pensarli vivi come lei dice —
DONNA FIORINA
— aspettarne il ritorno —
DON GIORGIO
— che non può più avvenire!
DONN’ANNA
E allora pensarlo morto, è vero? com’è là —
DON GIORGIO
— purtroppo! —
DONN’ANNA
— ed esser certi che non può più ritornare! Piangere molto, molto; e poi quietarsi a poco a poco —
DONNA FIORINA
— consolarsi in qualche modo!
DONN’ANNA
E poi, come da lontano, ogni tanto, ricordarsi di lui: — «Era così» — «Diceva questo» — Va bene?
DONNA FIORINA
Come tutti hanno sempre fatto, Anna mia!
DONN’ANNA
Insomma, ecco, farlo morire, farlo morire anche in noi; non così d’un tratto com’è morto lui là, ma a poco a poco; dimenticandolo; negandogli quella vita che prima gli davano, perchè egli non può più darne nessuna a noi. Si fa così? — Tanto e tanto. Più niente tu a me; più niente io a te. — O al più, considerando che se non me ne dài più è perchè proprio non me ne puoi più dare, non avendone più neanche un poco, neanche una briciola per te; ecco, di quella che potrà avanzarne a me, di tanto in tanto, io te ne darò ancora un pochino, ricordandoti — così, da lontano. Ah, da lontano lontano, badiamo! per modo che non ti possa più avvenire di ritornare. Dio sa, altrimenti, che spavento! — Questa è la perfetta morte. E la vita, quale anche una madre, se vuol esser saggia, deve seguitare a viverla, quando il figlio le sia morto.
Si ripresenterà a questo punto sulla soglia dell’uscio in fondo Giovanni, il vecchio giardiniere, sbigottito, con una lettera in mano. Vedendo Donn’Anna, si tratterrà d’entrare e farà cenno a donna Fiorina della lettera, badando di non farsi scorgere. Ma Donn’Anna, vedendo voltare la sorella e Don Giorgio, si volterà anche lei e, notando lo sbigottimento del vecchio, gli domanderà:
DONN’ANNA
Giovanni — che cos’è?
GIOVANNI
nascondendo la lettera:
Niente. Volevo.... volevo dire alla signora....
DON GIORGIO
che avrà scorto la lettera nelle mani del vecchio, domanderà con ansia costernata:
Che sia la lettera ch’egli aspettava?
DONN’ANNA
a Giovanni:
Hai una lettera?
GIOVANNI
titubante:
Sì, ma —
DONN’ANNA
Da’ qua. So che è per lui!
Il vecchio giardiniere porgerà la lettera a Donn’Anna e andrà via.
DON GIORGIO
La aspettava con tanta ansia —
DONN’ANNA
— sì, da due giorni! — Ne parlò anche a lei? —
DON GIORGIO
Sì, per dirmi che lei doveva aprirla, appena fosse arrivata.
DONN’ANNA
Aprirla? io?
DON GIORGIO
Sì, per scongiurare a tempo, se mai, un pericolo che lo tenne fino all’ultimo angosciato —
DONN’ANNA
— ah sì, lo so! lo so! —
DON GIORGIO
— ch’ella commettesse la follia —
DONN’ANNA
— di venire a raggiungerlo qua — lo so! — Se l’aspettava! S’aspettava ch’ella abbandonasse là i figli, il marito, la madre!
DON GIORGIO
E a scongiurare questa follia mi disse, anzi, che aveva già cominciato una lettera —
DONN’ANNA
— per lei?
DON GIORGIO
Sì.
DONN’ANNA
Allora è là!
Indicherà la tavola da scrivere.
DON GIORGIO
Forse. Ma da distruggere ormai, per seguire invece l’altro suo suggerimento, di scrivere alla madre di lei. Ma veda, veda prima che cosa ella gli scrive.
DONN’ANNA
aprirà con mani convulse la lettera.
Sì, sì!
DON GIORGIO
M’ero trattenuto per lasciarle detto questo; e la lettera è arrivata.
DONN’ANNA
traendola fuori dalla busta:
Eccola, eccola.
DONNA FIORINA
A lui che non c’è più!
DONN’ANNA
No! È qua! è qua!
E si metterà a leggere la lettera con gli occhi soltanto esprimendo durante la lettura, con gli atteggiamenti del volto, col tremore delle mani, con le esclamazioni che a mano a mano le scatteranno dal cuore, la gioja di sentir vivere il figlio nella passione dell’amante lontana:
Sì — sì — gli dice che vuol venire — che viene, che viene!
DON GIORGIO
Bisognerà allora impedirlo —
DONNA FIORINA
— subito!
DONN’ANNA
seguitando a leggere senza prestare ascolto:
Non resiste più! — Finchè lo aveva là con lei... —
Poi con scatto improvviso di tenerezza:
Come gli scrive! come gli scrive! —
Seguiterà a leggere, e poi con un altro scatto che sarà grido e riso insieme, quasi lucente di lagrime:
Sì? sì? E allora anche tu potrai!
Poi dolente:
Eh, ma se ne dispera!
E ancora seguitando a leggere:
Questo tormento, sì —
Breve sospensione: seguiterà a leggere ancora un tratto, poi esclamerà:
Sì, tanto, tanto amore! —
Con altra espressione, poco dopo:
Ah! ah no, no!
Poi, come rispondendo alla lettera:
Ma anche, lui, anche lui, qua, sì, sempre per te!
Con uno scatto di gioja:
Lo vede: lo vede! —
Poi, turbandosi improvvisamente:
Ah Dio — ma ne è disperata, disperata. — No! ah, no!
Troncando la lettura e rivolgendosi a Don Giorgio e alla sorella:
Non è possibile, non è possibile farle sapere in questo momento ch’egli non le può più dare il conforto del suo amore, della sua vita!
DON GIORGIO
Suggerì egli stesso per questo —
DONNA FIORINA
— di non farglielo sapere direttamente!
DON GIORGIO
Penserà la madre a —
DONN’ANNA
Impossibile! Ne impazzirebbe o ne morrebbe! — No! no!
DONNA FIORINA
Ma pure, per forza, Anna, bisognerà —
DONN’ANNA
Ma che! Se sentissi com’egli è vivo, vivo qua, in questa disperazione di lei! — Come gli parla, come gli grida il suo amore! — Minaccia d’uccidersi! — Guai se non fosse così vivo per lei in questo momento!
DONNA FIORINA
Ma come, Anna mia? come?
DONN’ANNA
C’è lì la sua lettera cominciata!
Andrà alla tavola da scrivere; aprirà la cartella che vi sta sopra; ne trarrà la lettera del figlio:
Eccola!
DON GIORGIO
E che vorrebbe farne, signora?
DONN’ANNA
Avrà trovato lui le parole, qua vive, per riconfortarla, per trattenerla, per distoglierla da questo proposito disperato di venire!
DON GIORGIO
E vorrebbe mandarle codesta lettera?
DONN’ANNA
Gliela manderò!
DON GIORGIO
No, signora!
DONNA FIORINA
Pensa a quello che fai, Anna!
DONN’ANNA
Vi dico che la sua vita bisogna ancora a lei! — Volete ch’io glielo uccida in questo momento, uccidendo anche lei?
DONNA FIORINA
Ma scriverai alla madre nello stesso tempo?
DONN’ANNA
Scriverò anche alla madre per scongiurarla che glielo lasci vivo! — Lasciatemi, lasciatemi!
DON GIORGIO
La lettera non è nemmeno finita!
DONN’ANNA
Io la finirò! Aveva la mia stessa mano. Scriveva come me! — La finirò io!
DONNA FIORINA
No, Anna!
DON GIORGIO
Non lo faccia, signora!
DONN’ANNA
Lasciatemi sola! — Ha ancora questa mano per scriverle, e le scriverà! le scriverà!
TELA
ATTO SECONDO
La stessa scena del primo atto, verso sera; pochi giorni dopo. Accanto alla finestra, nella parete di sinistra, si vedrà da una parte e dall’altra un vaso da giardino con pianta d’alto fusto vivacemente fiorita. Un terzo vaso consimile, al levarsi della tela, avrà tra le mani Giovanni sulla soglia dell’uscio in fondo, presso la quale si vedranno anche Donn’Anna e sua sorella Donna Fiorina.
DONN’ANNA
a Giovanni, indicandogli il posto per il vaso: lì accanto all’uscio, a destra:
Qua, Giovanni; posalo qua.
Giovanni lo poserà.
Così. E ora vai per l’ultimo, che collocherai dall’altra parte. — Se ti pesa, fatti ajutare.
GIOVANNI
No, padrona.
DONN’ANNA
So, so che non ti pesa, vecchio mio. Vai, vai.
E come Giovanni andrà via, voltando alla sua destra, ella dirà a Fiorina, odorando la pianta:
Senti che buon odore, Fiorina?
E poi, indicando le altre piante presso la finestra:
E come sono belle, qua vive!
DONNA FIORINA
Ma tu ti rendi più difficile il còmpito, così, Anna, ci pensi?
DONN’ANNA
Follia per follia; lasciami fare! Non ne commettemmo mai nessuna, nè io nè tu, per noi, nella nostra gioventù!
DONNA FIORINA
Ma sei responsabile tu, ora, della sua!
DONN’ANNA
No. In tutti i modi, in tutti i modi egli la scongiurò di non commetterla. È voluta venire! L’aveva in mente! Non avrei più fatto a tempo a impedirlo, scrivendo! È partita!
DONNA FIORINA
Ma se tu già avessi scritto alla madre!
DONN’ANNA
Non ho potuto! Mi ci sono provata, tre giorni, e non ho potuto; per la paura che ancora ho —
DONNA FIORINA
— di che?
DONN’ANNA
— che possa non essere per lei, com’è per me! che «sapendolo», il suo amore debba finire!
DONNA FIORINA
Ma dovresti augurartelo, augurarglielo!
DONN’ANNA
Non me lo dire, Fiorina! — Gli ha scritto un’altra lettera, sai?
DONNA FIORINA
Un’altra lettera?
DONN’ANNA
con occhi accesi di cupa gioja vorace:
L’ho letta per lui!
E subito a prevenire:
Ma era più disperata della prima!
DONNA FIORINA
Dio mio, Anna, tu mi spaventi!
DONN’ANNA
Una mamma che si spaventa, come se non avesse tenuto vivi in grembo i suoi due figli e non li avesse nutriti di sè, con quella bella fame per due! — O che ti spaventavi allora? — Io ora mangio la vita per lui! — Se lo chiamo, che fai? torni a spaventarti?
DONNA FIORINA
s’otturerà le orecchie come se la sorella stesse per gridare il nome del figlio:
No, Anna mia! no! no!
DONN’ANNA
Temi ch’egli possa castigare il tuo spavento, comparendoti per burla di là?
Indicherà la camera del figlio.
Io non ho bisogno di credere alle ombre. So che egli vive per me. Non sono pazza.
DONNA FIORINA
Lo so! E intanto fai, come se fossi!
DONN’ANNA
Che ne sai tu come faccio? delle ore che passo? Quando, su, abbandono la testa sui guanciali, e lo sento, lo sento anch’io il silenzio e il vuoto di queste stanze, e non mi basta più nessun ricordo per animarlo e riempirlo, perchè sono stanca. «So» anch’io, allora! «so» anch’io! e m’invade un raccapriccio spaventoso! L’unico rifugio, l’ultimo conforto allora è in lei, in questa che viene e che ancora non «sa». — Me le rianima e me le riempie lei subito, queste stanze; mi metto tutta negli occhi e nel cuore di lei per vederlo ancora qua, per sentirlo ancora qua, vivo; poichè da me non posso più!
DONNA FIORINA
Ma ora che ella viene —
DONN’ANNA
Tu vuoi farmi pensare prima del tempo a ciò che avverrà! Sei crudele! Non vedi come smanio? Mi par di respirare come chi abbia i minuti contati e tu mi vuoi levare quest’ultimo minuto di respiro!
DONNA FIORINA
Ma perchè considero che con questo viaggio ella rischia di compromettersi; ora che tutto è finito.
DONN’ANNA
No. Gliel’ha scritto. Approfitta d’una assenza del marito, andato da Nizza a Parigi per affari.
DONNA FIORINA
E se il marito ritornasse all’improvviso e non la trovasse?
DONN’ANNA
Avrà lasciato alla madre qualche scusa da dare al marito, di questa sua corsa qua di pochi giorni. La madre ha ancora le sue terre a Cortona.
DONNA FIORINA
Ma com’ha potuto pensare, io dico, di venire a trovarlo qua, sotto i tuoi occhi?
DONN’ANNA
Qua? Ma che dici? Qua la condurrò io. Ella gli ha scritto di trovarsi ad aspettarla alla stazione.
DONNA FIORINA
E ci troverà te, invece? E come le dirai?
DONN’ANNA
Le dirò.... le dirò, prima, di venire con me. — Non le potrò mica dare la notizia lì alla stazione, davanti a tutti.
DONNA FIORINA
Ma come resterà lei, alla tua presenza? Che penserà, non trovando lui?
DONN’ANNA
Penserà che non c’è, perchè è partito. E che ha mandato me per farglielo sapere. — Ecco: dapprima, là, le dirò così.... — o in qualche altro modo.
DONNA FIORINA
Ma poi qua, almeno, le dirai tutto? tutto?
DONN’ANNA
Dopo che la avrò persuasa a seguirmi, sì.
DONNA FIORINA
E perchè allora prepari queste piante?
DONN’ANNA
Perchè ancora ella non lo saprà, arrivando! È lui! è lui! Non sono io! — Per carità non farmi parlare! — Ella arriva, e ci vogliono queste piante!
Vedendo rientrare Giovanni con l’altro vaso:
Là, Giovanni, come t’ho detto.
GIOVANNI
Dopo aver posato il vaso:
Questa è la più bella di tutte.
DONN’ANNA
Abbiamo scelte le più belle, sì. E ora di’, di’ che tengano pronta la vettura.
GIOVANNI
È già pronta, signora. In dieci minuti lei sarà alla stazione.
DONN’ANNA
Bene bene. Puoi andare.
Giovanni riandrà via per l’uscio in fondo. Donn’Anna in preda come sarà alla sua crescente impazienza, si farà presso l’uscio a destra a chiamare:
Elisabetta! Non hai ancora finito di preparare?
DONNA FIORINA
Ma come? Lì, Anna?
DONN’ANNA
No! Non per lei. Per lei ho fatto preparare su.
E chiamerà più forte, appressandosi all’uscio.
Elisabetta! E perchè hai aperto la finestra?
Entrerà Elisabetta di corsa annunziando fin dall’interno:
ELISABETTA
I signorini! i signorini!
A Donna Fiorina:
Sono arrivati i suoi figli, signora!
DONNA FIORINA
sorpresa, esultante:
Lida? Flavio?
ELISABETTA
Li ho sentiti gridare nel giardino! Sissignora! Vengono su di corsa!
DONN’ANNA
I tuoi figli....
DONNA FIORINA
Ma come? Un giorno prima? Dovevano arrivare domani!
Si udrà gridare dall’interno: «Mamma! Mamma!»
ELISABETTA
Eccoli! Eccoli!
Irromperanno nella stanza Lida, sui diciotto anni, e Flavio, sui venti. Partiti lo scorso anno dalla campagna per i loro studi in città, saranno diventati altri, pure in così poco tempo, da quelli che erano prima che fossero partiti; altri non solo nel modo di pensare e di sentire, ma anche nel corpo, nel suono della voce, nel modo di gestire, di muoversi, di guardare, di sorridere. Essi naturalmente, non lo sapranno. Se ne accorgerà subito la madre, dopo le prime impetuose effusioni d’affetto, e ne resterà sbigottita, per il tragico senso che all’improvviso assumerà ai suoi occhi l’evidenza della prova di quanto la sorella le ha rivelato.
LIDA
accorrendo alla madre e buttandole le braccia al collo:
Mammina! Mammina mia bella!
La bacerà.
DONNA FIORINA
Lida mia!
La bacerà.
Ma come? — Flavio! Flavio!
Gli tenderà le braccia.
FLAVIO
abbracciandola:
Mammina!
La bacerà.
DONNA FIORINA
Ma come? — Oh Dio, ma come? Voi? Così?
LIDA
Siamo riusciti a partire oggi, vedi?
FLAVIO
A precipizio! Sbrigando tutto in due ore!
LIDA
Ora se ne vanta! Non voleva —
FLAVIO
Sfido! Corri di qua! scappa di là! Dalla sarta, dalla modista — Chypre Coty — calze di seta! (che te ne farai poi qua in campagna, non lo so!)
LIDA
Vedrai, vedrai, mammina, quante cose belle ho portato, anche per te!
DONNA FIORINA
che avrà cercato di sorridere, ascoltandoli; ma che pure, avendo notato subito il loro cambiamento, si sarà sentita come raggelare; ora dirà, con gli occhi rivolti alla sorella che si sarà tratta un po’ in disparte nell’ombra che comincerà a invadere la stanza:
Sì... sì, — ma Dio mio.... — io non so.... — come parlate?
Subito, allora, a Lida e a Flavio, seguendo lo sguardo della madre, sovverrà d’essere in casa della zia: penseranno alla sciagura recente di cui nel primo impeto non si saranno più ricordati e, attribuendo a questa loro dimenticanza lo sbigottimento della madre, si turberanno e si volgeranno confusi e mortificati alla zia.
FLAVIO
Ah, la zia — già! —
LIDA
Scusaci, zia! Entrando a precipizio —
FLAVIO
Non vedevamo la mamma da un anno —
LIDA