# La trovatella di Milano

## Part 6

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La giovine obbedì senza dimostrare molta emozione. Ella non tardò a rinvenire l'oggetto designato e lo porse colle sue mani stesse al conte.

Egli non ebbe bisogno di esaminarlo molto per riconoscerlo: allora la maschera d'indifferenza che copriva il suo volto disparve; due grosse lacrime gli scorsero sulle guancie e tendendo le mani a Maria.

--Ho mentito, perchè temevo ingannarmi--esclamò--ma ora... non vi ha più dubbio; tu sei mia figlia...

Forse si attendeva che la fanciulla gli si gettasse nelle braccia, si aspettava un'esplosione di gioia e di sorpresa.

Ma questa non sfuggì che alla popolana.

Maria rimase fiera, tranquilla.

--Se sono vostra figlia--proruppe con accento amaro--ditemi che avete fatto di mia madre.

--È morta--balbettò avvilito il conte, mentre la popolana guardava stupita la giovine, senza comprendere.

--Morta? Dove? Quando? Voi non lo sapete eh? Mia sorella ha almeno una tomba su cui pregare, la sua delle madri ha goduto la stima del mondo, la pace della famiglia, è morta benedetta, compianta. Ma la mia? È stata vilipesa, maledetta, errante, esposta a tutti gli insulti, a tutte le umiliazioni, si è trascinata morente per le strade di Milano, chiedendo pietà per sè, per la sua creatura... Chi può dire come è riuscita a salvarmi? Che ne è stato di lei, del suo misero corpo? Voi l'ignorate, è vero? Conte, io non sono più una bambina adesso; so quello che dico e quello che faccio. Mio padre voi? Ditemi che avete fatto per meritare che io vi dia un nome così sacro, un nome che dovrebbe far battere il mio cuore di ebbrezza, di commozione. Quando ero bambina, preferiste salvare la vostra vita piuttosto che la mia; fatta giovane ed onesta con tanti sacrifizii da questa povera donna, che per appianare la strada a me, che pure non ero sua figlia, avrebbe data la vita, mi mandaste dinanzi uno sciagurato perchè mi perdesse, facesse di me una vittima, che dovesse servire al tradimento di un'altra.

Il conte che aveva chinato il capo, lo rialzò.

--È una menzogna: io nulla sapevo.

--Non negate... Diego stesso confessò il mercato infame concluso con voi, il cui prezzo, dovevano essere... le vostre stesse... creature...

--Ignoravo la vostra storia,--balbettò il conte colle labbra tremule, convulse.

--Credete di scusarvi col dirmi questo?--proruppe con impeto Maria.--Forse perchè figlia del popolo, ero meno degna di pietà, di rispetto, di vostra figlia? Ed avete voi risparmiata Adriana, che pur viveva al vostro fianco, che vi amava? E vi chiamate padre, venite a dirmi: «Tu sei mia figlia!» Ebbene no, io non vi conosco; è già troppo che abbia commesso un delitto per cagion vostra, vi abbia risparmiata una vergogna, porti il peso delle vostre colpe e non ne aggravi la mia innocente sorella: non voglio saper altro di voi, nè dovervi nulla. Io non avrò altro nome che quello datomi da mia madre adottiva, io non sarò che sua figlia!

Così dicendo s'inginocchiò su di uno sgabello, dinanzi alla popolana, le appoggiò la testa sul seno.

Annetta che l'aveva ascoltata in silenzio, in preda ad un'emozione indescrivibile, si curvò verso di lei, baciandola a lungo, con intensa passione; i suoi occhi erano pieni di lacrime.

Il conte era impallidito sotto la contrazione di una sofferenza acuta.

--Dunque mi rinneghi?--balbettò.

Maria non rispose.

--Sono stato molto colpevole--proseguì il conte--ma vorrai tu essere inesorabile con me, che venni qui per riparare i miei torti, renderti il posto che ti aspetta, le ricchezze alle quali hai diritto?

La popolana sussultò combattuta fra il timore e lo sconforto; lo sconforto per quella poveretta, che sentiva meritevole di miglior destino; il timore di separarsi da lei.

--Vi ringrazio, signore--disse Maria senza collera, ma senza emozione--preferisco la povertà vicino a lei, che la ricchezza al vostro fianco.

--Ma non io intendo dividervi: ella verrà con te, nel mio palazzo.

--Non più, signore--interruppe Maria con un accento d'indignazione frenata, che le rese la sua altera beltà--la moglie di Mario Durini, uno degli eroi caduti sulle barricate di Porta Vittoria, la popolana che arrischiò la sua vita per la libertà, non può vivere sotto il tetto di chi ha traditi i suoi fratelli, la patria. Ed io porto il nome di quel morto glorioso, e di mia madre adottiva.

--Maria ha ragione,--mormorò piano la popolana, che pur provò un senso di pietà per l'espressione di vergogna, comparsa sul viso infocato del conte.

--Sei crudele,--disse questi a mezza voce.

--Sono giusta.

Il conte cominciava ad irritarsi.

--E se io ti obbligassi a seguirmi?

Maria si alzò in piedi con impeto, incrociando le braccia.

--Con quale diritto?

--Sono tuo padre.

--Come potrete dimostrarlo? Forse raccontando le vostre gesta passate? Se vi abbassaste fino ad una così orribile confessione, forse avrei della compassione per voi, potrei perdonarvi, ma piuttosto che seguirvi, rinnegare chi mi ha dato più della vita, mi ucciderei.

Era chiara, risoluta: l'espressione del suo viso... mostrava abbastanza che non mentiva.

Il conte pure si era alzato e per un momento padre e figlia si tennero di fronte, guardandosi fissamente negli occhi; egli con una cupa rabbia nel cuore: Maria cercando dentro di sè la voce del sangue e non trovando che il grido della repulsione.

--Non vuol dunque proprio nulla da me?--disse il conte a denti stretti.

--Una sol cosa: che mi dimentichiate.

Egli non aggiunse parola; si diresse lentamente; verso l'uscio; forse sperava all'ultimo momento che la figlia lo richiamasse, ma la giovine rimase immobile, muta presso la popolana.

Il conte si morse le labbra e se ne andò sbatacchiando la porta.

Allora Annetta stese verso la giovine le sue mani scarne e tremanti e con un'angoscia dolorosa, che rendeva la sua voce fievole, velata.

--Non ti pentirai un giorno--balbettò--di esserti mostrata inesorabile, d'averlo respinto? Non rimpiangerai le ricchezze alle quali rinunciasti?

--Ma non vale il tuo cuore più di tutte le ricchezze del mondo? Chi non andrebbe orgogliosa di chiamarsi tua figlia? Io rimpiango di non averti amata, apprezzata abbastanza, come meritavi: io mi pento per i dolori che ti ho recati e le lacrime che ti feci versare. Ma non fu mia colpa: era destino.

Maria sentiva la sua mente trascinata in un turbinio di pensieri tristi, lugubri.

Però l'altera creatura si riscosse quasi subito e mettendo sulla guancia della popolana un bacio rovente.

--Io non voglio che te, madre mia--replicò--oh! chiamami sempre col dolce nome di figlia.

Annetta sentì passarsi nel cuore un'ondata di gioia e mentre ricambiava con trasporto i baci di Maria, due grosse lacrime le caddero dagli occhi su quella fronte, che il dolore, la sventura avevano purificata!

CONCLUSIONE.

Una scena dolorosa e sinistra si svolgeva nel palazzo del conte Ercole Patta. Adriana moriva. La scossa subita all'orribile, inaspettata rivelazione del marito, le aveva spezzata la vita.

Crisi nervose violentissime si erano succedute senz'intervallo l'una all'altra, logorando il suo corpo, mettendo nel suo cervello delle allucinazioni tremende, che la facevano prorompere in grida strazianti, contorcersi fra terribili convulsioni.

Erano stati chiamati a consulto le prime celebrità della scienza; si tentarono i rimedii più arrischiati, pericolosi, fu fatta viaggiare, la condussero in Isvizzera, in Germania, alle terme più rinomate; ma da tutti questi sforzi, queste prove, era uscita vieppiù affranta, coll'organismo intieramente distrutto. Ed allora i medici dichiararono che non vi era più nulla a fare.

Adriana espresse il desiderio di ritornare a Milano e fu esaudita. Vi giunse morente.

Il primo giorno che ella riacquistò la facoltà di sentire, riflettere, pensare, fu sorpresa, trovando Gabriele al suo fianco.

--Come siete qui?--sussurrò.

--Ebbi il permesso da vostro padre.

--E mio marito?

Gabriele non rispose...

--Ma dove siamo? Che è successo?

Tremava orribilmente e stringendosi colle mani la fronte...

--Ah! ricordo... ricordo tutto... ciò... che mi ha detto... Diego; andate... andate... Gabriele, se conosceste di chi sono figlia, se scopriste il tremendo segreto di mio padre.

--Quel segreto... è una menzogna.

--Che?... Che dite?...

--Che nulla vi ha nella vostra vita, nè in quella di vostro padre, di cui possiate arrossire.

Il giovane parlava coll'accento della verità, ma Adriana non era convinta.

--Voglio vedere mio padre, parlar solo con lui--esclamò--andate a chiamarlo.

Il conte non tardò a comparire. Benchè cercasse sorridere, il suo volto aveva un lividore di morte.

--Che desideri, mia cara?--disse accostandosi al letto.

--Voglio che tu mi prometta di ricercare la fanciulla che un giorno abbandonasti,--disse la giovane donna, con estrema emozione, fissandolo intensamente negli occhi.

Il conte cadde nel laccio. Con voce debolissima, curvando addolorato il capo.

--Lo farò, te lo giuro,--rispose.

Era una confessione, Adriana mandò un grido straziante.

--Ah! non mentiva adunque, Diego: oh! che infamia, figlia... di una spia... moglie di un miserabile... Dio... Dio... che ho fatto per punirmi così!...

Da quel momento non si ebbe più speranza di salvarla: ella non volle più vedere alcuno, nemmeno Gabriele; si diceva indegna di lui, di tutti.

Il conte fu costretto a non più varcare la soglia della stanza di sua figlia, perchè la presenza di lui, la faceva cadere in terribili convulsioni.

La sera in cui il medico annunziò che Adriana non avrebbe trascorsa la notte, il conte, come pazzo dal dolore, si trascinò sulle ginocchia al letto di sua figlia, balbettando fra i singhiozzi:

--Perdono, perdono...

Adriana lo sentì. Da qualche momento una gran calma si era succeduta nella sua anima... alla tempesta di prima.

Aveva ricevuti i Sacramenti e le parole che il Sacerdote, le aveva rivolte, allorchè essa gli confessò di non aver la forza di perdonare a coloro che le fecero tanto male, le rimasero impresse nella mente.

--Non dite così figlia mia, non siate meno clemente di Dio. Per ogni peccato misericordia, e ricordate che basta talvolta una lacrima sincera di pentimento a scontare una vita d'iniquità...

E suo padre piangeva ai suoi piedi, supplicava di perdonarlo?

Adriana non resistette, le sue labbra serrate si apersero a mezzo ed un nome ne sfuggi.

--Papà.

Era proprio lei che l'aveva chiamato?...

Il conte la fissò un istante cogli occhi velati, foschi, umidi, poi chiese tremando:

--Mi perdoni?

--Sì...

Oh! il grido delirante di gioia! Quanti baci lunghi, ardenti sulla fronte di lei!

Ma sentendo che diveniva di ghiaccio, impallidì spaventosamente...

--Adriana... non morire... non morire...

--È Dio... che lo vuole... E poi che farei ancora al mondo... legata... a quell'uomo...

--Tu sei libera, libera, puoi sposare Gabriele, che ti ama sempre... morrà senza di te...

Il conte non si aspettava l'effetto terribile, fulminante prodotto dalle sue parole...

Lo sciagurato credeva che facendo balenare una speranza di felicità avvenire nell'anima della figlia, l'avrebbe ritornata da morte a vita...

Ma l'esistenza di Adriana non era più attaccala che ad un lievissimo filo: la minima emozione avrebbe bastato a romperlo.

La notizia che si trovava libera, valeva come l'annunzio di morte del marchese Diego... E come era avvenuta? Era forse Maria che si era vendicata? E dove si trovava la giovane? Morta forse anche lei, dacchè nessuno gliene aveva parlato?

Adriana aprì la bocca per domandare, ma dal suo petto non sfuggì che un grido rauco, inarticolato, che si spense in un debole singhiozzo. E le labbra restarono aperte, l'occhio si estinse, il corpo divenne immobile...

Era spirata...

Il conte rimase per alcuni secondi a guardarla con occhio stralunato: i suoi denti si urtavano.

Poi quando cominciò a capire che tutto per Adriana era finito, ebbe un grido di belva ferita a morte e fuggì stringendosi le tempia fra le mani, gemendo, urlando:

--Sono io... io che l'ho uccisa!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il giorno che Adriana venne seppellita nel Cimitero Monumentale, un giovane che aveva assistito di nascosto, dietro un alto mausoleo, ai minimi particolari della funebre cerimonia, attese che tutti se ne fossero andati, poi lasciò il suo nascondiglio per avvicinarsi a sua volta a quella tomba scavata di fresco e inginocchiatosi si mise a piangere, a singhiozzare come un fanciullo...

Poi quello straziante dolore parve calmarsi... ed il giovane data una rapida occhiata attorno, trasse di tasca una rivoltella.

Ma allora una voce sorse dietro di lui...

--Fermatevi, signor Gabriele--disse--voi non avete il diritto di uccidervi su questa tomba.

Egli si rivolse con impeto e vide dietro a sè Maria, vestita a bruno, ancor pallida e sofferente, ma i cui occhi gettavano lampi, il cui fiero atteggiamento imponeva.

--Voi!--esclamò il giovane balzando turbato in piedi.--E perchè m'impedite di morir qui?

--Perchè invece di dare in tal modo un supremo segno d'amore all'infelice Adriana, disonorereste la sua memoria.

Gabriele ebbe un brusco sussulto.

--Che dite?

--La verità: il sangue che scorre sopra una tomba, lascia sempre una macchia, che nulla vale a detergere, è una profanazione, un sacrilegio. Non ha sofferto abbastanza la povera martire in vita, volete turbarla anche da morta? Se l'esistenza vi pesa, fate come me: dedicatela tutta a qualcuno che vi ami, pur avendo sacro il ricordo della donna amata. Non avete un padre... voi, una madre?

Gabriele divenne livido...

--Li avevo dimenticati--mormorò--grazie di ricordarmelo.

Un sospiro d'immenso refrigerio sollevò il petto di Maria: ella stese la mano al giovane.

--Voi siete buono---disse--siete onesto, nella vostra anima non vi sono rimorsi: potete essere ancora felice.

Egli scosse il capo...

--Ebbene vivete per il dolore--aggiunse dolcemente Maria--sarà questa la più splendida prova d'amore che darete ad Adriana, la quale vi sorriderà dal cielo.

Le lacrime velavano gli occhi di Gabriele.

--Piangete? Siete salvo--disse ancora Maria--ah! se potessi anch'io trovar delle lacrime.

Ebbe un fremito, ma si rimise tosto... e con accento velato, triste.

--Volete che preghiamo insieme sulla tomba di quella martire?--mormorò...

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il conte Patta, dopo la morte di Adriana, tentò altri passi verso Maria, sperando d'indurla a più miti consigli.

Ma la giovine si mostrò meno clemente della sorella: non seppe nè perdonare, nè dimenticare.

Ella evitò sempre di parlare di suo padre e sarebbe morta prima di rivelare il suo segreto, che Annetta solo conosceva.

Ma ogni settimana, Maria non mancava mai di recarsi a pregare sulla tomba di Adriana, dove veniva sempre raggiunta da Gabriele...

L'una serbava sacro il culto dei ricordi, l'altro quello dell'amore!

FINE.

INDICE

CAPITOLO I.--La maschera misteriosa Pag. 9 » II.--Cuore di popolana » 17 » III.--Il segreto di un milionario » 25 » IV.--Il Genio del male » 33 » V.--Tradimento » 39 » VI.--Vittime e seduttore » 47 » VII.--Le conseguenze di un'infamia » 53 » VIII.--Rivelazioni » 63 » IX.--La vendetta della tradita » 71 » X.--Le deposizioni » 87 » XI.--Un mistero svelato » 97 » XII.--Padre e figlia » 107 Conclusione » 117

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NOTE DI TRASCRIZIONE

Refusi corretti:

La bambina non era in grado di dare spiegagazioni: (P. 21)

--Ciò che siamo io e te, perbacco. Le racconconterei (P. 30)

che trascorrete le notti non si sa dove ne con chi. (P. 64)

mostrava abbbastanza che non mentiva. (P. 114)

End of Project Gutenberg's La trovatella di Milano, by Carolina Invernizio

