Part 2
--Eccomi, caro papà, disse avvicinandosi a lui e baciandolo in fronte, che vuoi dalla tua Adriana?
--Vorrei essere ubbidito.
Il tuono brusco con cui furono pronunziate queste parole, fecero trasalire la giovinetta.
--Non l'ho sempre fatto?--replicò.
--No, giacchè persisti nel rifiuto a sposare il marchese Diego.
--Ma io non l'amo, il mio cuore è di un altro.
--Che non sarà giammai tuo marito.
Adriana tremava d'una inaudita commozione, pure nel suo immenso amore per il giovane attinse coraggio, che in altra circostanza forse le sarebbe mancato.
--Ebbene sia--disse con voce sicura--rinunzierò a Gabriele, ma non sarò di Diego.
--E se io te l'imponessi?
--Non puoi volere la mia morte, perchè ti giuro che prima di appartenere a lui, mi ucciderei.
--Ma che ti ha fatto Diego perchè tu l'odia tanto?
--Nulla, ma un vago istinto mi dice di diffidarne e mi sembra che tu stesso ne abbia paura.
Il conte pallido come un morto, guardò Adriana con uno sguardo fisso e stralunato, mentre colla mano destra increspata, stringeva convulsamente la spalliera della poltrona.
--Io!--esclamò sordamente--Tu sei pazza e giacchè cerchi tutti i mezzi per sottrarti alla mia volontà, ti ripeto che in breve dovrai adempirla.
--No, mille volte no!--proruppe la fanciulla, benchè nell'accento del padre risuonasse una formidabile minaccia.
Parve che il conte volesse scagliarsi su di lei, tanto era l'impeto con cui si sollevò dalla poltrona; ma vi ricadde tosto, con un gesto di noncuranza e di disprezzo.
--Esci,--disse indicando freddamente l'uscio.
Adriana si ritirò senza rispondere. Il conte ebbe appena il tempo di passarsi una mano sulla fronte per scacciare qualche cruccioso pensiero, che da un altro uscio entrava nel salotto Diego.
Era il giovane che l'ultima notte di carnevale aveva cercato rifugio nel negozio della bella guantaia, sconvolgendole il cervello ed il cuore. Vestito colla raffinatezza degli eleganti suoi pari, sembrava più seducente, sebbene una lieve ruga attraversasse in quel momento la sua bianchissima fronte.
--Ebbene?--chiese sdraiandosi con famigliarità su di un divano, incrociando una gamba sull'altra e gettando sul conte uno sguardo audace e sprezzante--Adriana si ostina a rifiutarmi?
Il conte alzò bruscamente il capo.
--L'hai sentita?
--Sì.
--Dunque ho nulla a risponderti. Ed il meglio che tu possa fare, è di cambiare idea.
--Niente affatto, perdio! Non cedo con tanta facilità. Tua figlia si rivolta, fa l'orgogliosa, ma basterebbe che io le sussurrassi poche parole all'orecchio, per vederla piegare: ti è noto se, quando voglio, voglio!
Il conte aggrottò le ciglia, si morse le labbra.
--Che vorresti dirle?--balbettò.
--Ciò che siamo io e te, perbacco. Le racconterei per filo e per segno il tuo passato, mostrandole l'epistolario che ebbi da mio padre. E quando ella saprà che l'uomo, il quale adesso si fa chiamare conte Patta, è stato nel quarantotto un infame spia che si vendette successivamente, contemporaneamente a tutti, salvo a tradire a tempo opportuno, chi meno lo pagava, per chi gli offriva di più; allorchè le racconterò la tua fuga da Milano nelle famose cinque giornate, lasciando preda al furore popolare, che voleva far giustizia sommaria della spia, una moglie innocente, una tenera bambina...
--Taci, taci...--interruppe balbettando per l'ira il conte, rizzandosi con impeto, per avvicinarsi al giovane.
Questi non si mosse, sembrava sfidarlo con gli sguardi arditi.
--Non è la verità?
--Taci ti dico, ho sopportato tutto da te, parole crudeli ed insultanti, ricatti, angherie, umiliazioni; mi sono piegato a quanto volesti, non risparmiandoti cure, denari, pagando qualsiasi tuo debito. Ma se per rendere Adriana tua schiava, tu adoperassi i mezzi usati con me, se dalle tue labbra uscisse una sola delle rivelazioni che a me ti compiaci ripetere per tormentarmi e minacciarmi, giuro che non uscirai vivo dalle mie mani, mi succeda poi quello che si voglia.
Il suo accento, il suo gesto erano tali da spaventare chiunque altro si fosse trovato al posto di Diego. Ma il giovine non dimostrò alcuna emozione.
--Via, via, credo che tu scherzi--disse alzando le spalle--come io ho semplicemente voluto avvertirti, che volendo, avrei il mezzo di abbassare l'orgoglio di Adriana e vedermela piangente fra le braccia. Tuttavia credo di aver trovato ancor meglio per farla mia moglie e vendicarmi al tempo stesso del mio rivale.
Spiegò il suo progetto che fu approvato dal conte. Erano tornati in apparenza calmi e quando si separarono si strinsero da buoni amici, la mano.
Ma il conte rimasto solo, cadde annichilito sul divano e celando il volto in un guanciale di seta, in un parossismo d'ira impotente, pianse come un fanciullo.
CAPITOLO QUARTO.
Il Genio del male.
Per alcuni giorni nessuno si recò al negozio di Maria a riportarle gli abiti ed a riprendere il costume da maschera.
La bella guantaia si era fatta triste e pensierosa, tanto che Annetta non potè a meno di accorgersi che qualche cosa di strano avveniva in lei e l'interrogò con somma dolcezza, accarezzandola come quando era bambina.
Maria dapprima non rispose; ma ad un tratto due ardenti lacrime le sgorgarono dagli occhi.
Annetta ne fu spaventata.
--Tu piangi? Ti è accaduto dunque qualche cosa ben di grave?--domandò ansiosa.
--No, no, rassicurati, mamma,--rispose Maria, mentre un sospiro sfuggiva dal suo petto oppresso.
E con tronchi accenti, raccontò quanto le era successo l'ultima notte di carnevale.
Annetta aggrottava le ciglia.
--Perchè non mi svegliasti?
--Non volevo disturbarti.
--Ed intanto ti sei messa nel rischio di vederti usare qualche violenza. Quel giovinotto poteva essere un birbante inseguito dalle guardie.
--Oh! mamma, se tu avessi veduto che fisonomia gentile...
--L'apparenza spesse volte inganna: intanto, lo vedi, non ha rimandati i tuoi abiti.
--I suoi valgono molto più.
Li svolse per mostrarglieli e nel far ciò un oggetto cadde con lieve rumore in terra. Annetta si affrettò a raccoglierlo. Era un portasigari di velluto, con sopravi ricamate in oro le iniziali D. e T.
Mentre stavano ammirandolo, entrò in negozio una specie di facchino, portando un grosso involto.
--Sta qui la signorina Maria?--chiese.
Annetta si avanzò.
--È mia figlia, che volete da lei?
--Consegnarle questa roba.
--So cos'è, posatela sul banco ed aspettate ho da rendervene dell'altra.
--Non ho avuto ordini in proposito--disse il facchino volgendole le spalle--a rivederci.
Annetta lo richiamò, ma invano. Allora si rivolse alla figlia, che rimaneva confusa, turbata.
--Guarda se sono i tuoi abiti.
Maria svolse il fagotto e gettò un lieve grido di sorpresa. In mezzo agli abiti, eravi un cofanetto tutto a dorature, che conteneva un magnifico finimento in perle ed un biglietto così concepito.
«Signorina--Non ricambierò mai abbastanza il servigio che mi rendeste; tuttavia serbate per mio ricordo il piccolo dono che vi mando e rivolgete qualche volta il pensiero a _Gabriele Terzi_, la _maschera misteriosa_, alla quale deste rifugio l'ultima notte di carnevale.»
--Gabriele Terzi--ripetè Annetta--allora quel portasigari non è suo, perchè non corrispondono le iniziali: basta, non mi soddisfa affatto il regalo dei gioielli, che intendi farne?
--Ciò che vorrai, mamma.
--Ebbene, siccome qualche cosa mi dice che quel signor Gabriele lo vedremo ancora, così ci penserò io a restituirglieli: deve essere un furbo colui, ma troverà pane per i suoi denti.
Maria non replicò: le faceva male udire sua madre parlare così. Non divideva quelle idee, perchè sentiva di amare il giovane di profonda ed irresistibile passione. E soffriva per timore di non rivederlo più e si faceva ogni giorno più pallida, destando nel cuore di Annetta un acuto dolore.
La popolana malediva fra sè il giovane venuto a turbare la pace della sua casa; ma trascorso quasi un mese e colui non essendo ricomparso, Annetta tornò affatto tranquilla, tanto più perchè Maria aveva ripresi i suoi bei colori, l'allegria di prima.
Povera donna! Se ella avesse seguiti i passi della fanciulla, ogni qualvolta questa usciva alla mattina per alcune compere o per delle commissioni di clienti, l'avrebbe spesso veduta entrare furtiva in una modesta casa presso il Mercato delle erbe, salire all'ultimo piano dove il marchese Diego Tiani, sotto il nome del suo rivale Gabriele Terzi, stava ad attenderla.
La prima volta che Maria l'aveva incontrato, uscendo sola, credette venir meno dalla gioia; tuttavia quando egli le si accostò, apparve fredda, quasi indifferente. Ma presto il ghiaccio si ruppe: il giovane le aveva parlato dapprima timido, commosso, poi si abbandonò al linguaggio artificioso, fiorito, seducente di tutti i libertini che hanno designata una vittima, affascinando Maria, facendole battere il cuore a colpi precipitosi.
Coi più vivi colori, Diego le dipinse l'amore che l'aveva infiammato per lei, la gioia che avrebbe provato sentendosi corrisposto, l'avvenire pieno d'inebrianti speranze, di continua felicità che li attendeva.
E l'incauta cadde nel laccio.
Ella si recò agli appuntamenti nella casa designatele, in un quartierino ammobigliato, che Diego aveva preso in affitto per lei, dicendole essere costretto ad agire così, fino a quando avrebbe ottenuto da suo padre il consenso al suo matrimonio.
Maria non aveva alcun sospetto dell'inganno di cui stava per essere vittima. Credeva realmente che quel bellissimo giovane, il quale le giurava con tanto calore di farla sua moglie, si chiamasse Gabriele Terzi. Non prendeva informazioni: le sarebbe sembrato offenderlo: fidava in lui come in Dio: gli aveva offerta, donata la sua intera esistenza.
Eppure Maria non era in fondo così lieta come per il passato: se provava delle gioie vivissime, inebrianti, aveva altresì dei momenti di disperato rimorso. Ed era quando sua madre la stringeva al seno, la baciava, fissandola negli occhi, chiamandola la sua dolce, la sua pura creatura.
Sorrideva la misera fanciulla e per celare le sue angoscie, aveva impeti di allegrezza folle, che Annetta non comprendeva.
Intanto Diego, il Genio del male, andava diritto al suo infame scopo.
CAPITOLO QUINTO.
Tradimento.
Adriana si era levata ed avvolta ancora nell'accappatoio da notte, coi capelli disciolti, scarmigliati, passò nel suo spogliatoio e sedette dinanzi all'alto specchio, attendendo la cameriera che venisse a pettinarla.
La fanciulla era pallidissima e appena seduta rimase immobile, pensosa, con le candide mani abbandonate sulle ginocchia, come dimentica di quanto la circondava, assorta in un sogno di amore e di tristezza. Due figure si staccavano luminose dal fondo della sua meditazione: quella di Gabriele e quella del padre. Il primo le richiamava sulle labbra un angelico sorriso di speranza; l'altro le empiva gli occhi di lacrime amare.
Dall'ultimo colloquio che ella aveva avuto col conte, questi non le aveva più rivolta un'amabile parola, un sorriso affettuoso, una carezza. Si mostrava di una freddezza pungente, di una placidità irritante.
L'unica cosa che consolava alquanto la fanciulla, era di non dover più sopportare la presenza del marchese Diego: egli non si faceva più vedere da lei, pareva essersi allontanato dal palazzo.
Adriana si trovava già da alcuni minuti assorta nei suoi pensieri, allorchè si alzò pianamente una portiera e comparve il conte.
Egli si fermò un istante a contemplare la figlia, il cui languido atteggiamento, mostrava un abbandono, uno sconforto indicibile, poi la chiamò dolcemente a nome.
Adriana a quella voce balzò in piedi confusa, arrossita di essere sorpresa in quello smarrimento. Il suo cuore batteva con violenza.
--Papà,--mormorò.
--Giungo forse male a proposito, mia cara--disse il conte avvicinandosi--ma avevo da parlarti.
Sedette al posto lasciato dalla fanciulla, attirò questa sulle sue ginocchia.
Adriana era sbalordita: sperava e temeva al tempo stesso: quel cangiamento improvviso del padre la turbava, mentre abbandonavasi dolcemente nelle braccia di lui.
--Dammi ascolto, Adriana--disse il conte baciandola--io mi sono mostrato un po' troppo severo con te; ma ciò che tu forse attribuisti a poco affetto, era invece il desiderio di vederti felice. E non lo saresti cara figlia mia, se tu dessi ascolto ai sogni del tuo cervello, perchè l'uomo che la tua fantasia ti dipinge come il più nobile e leale dei cavalieri, ne è invece il più indegno.
Adriana alzò con impeto la testa, fissando gli occhi lucenti in quelli del padre.
--Parli di Gabriele?
--Sì...
--Se qualcuno ti ha parlato male di lui, è un infame calunniatore.
--Nessuno l'accusa, figlia mia: sono le sue azioni stesse che lo disonorano...
Adriana si sentì freddo al cuore.
--Che ha dunque fatto? Parla.
--Egli tiene una condotta indegna di un giovane onesto, che vuol sposare una fanciulla tua pari. Sebbene riprovassi il tuo amore per lui, feci tacere tutti i miei sogni, le mie speranze e mi diedi ad informarmi minutamente sul suo conto, a spiare tutti i suoi passi. Una voce interna mi diceva che Gabriele t'ingannava.
La fanciulla soffocò un grido.
--È una menzogna--disse, mentre il cuore le batteva con indicibile violenza.
--È la verità--ribattè il conte con voce che parve commossa.--Mentre giurava d'amarti sempre, faceva le stesse promesse ad un'altra povera giovane, che fidente in lui, gli ha tutto sacrificato.
--No, no, è impossibile, non lo credo.
Ella sentiva il sangue congelarsele nelle vene e chinava il capo per nascondere le lagrime d'ira, di dolore, che le velavano le ciglia. Ma quell'emozione non durò a lungo. Adriana alzò gli occhi divenuti asciutti e con accento freddo, scevro da ogni irritazione.
--Padre mio--disse--voglio conoscere quella fanciulla, parlarle; se ella mi conferma i tuoi detti, ti giuro che disprezzerò Gabriele quanto l'ho amato, realizzerò i sogni che facesti per me.
Ella non vide il lampo di trionfo, che solcò le pupille del conte.
--Il tuo desiderio--rispose--può essere appagato. Quell'infelice vittima di un vile seduttore, è Maria, la bella guantaia di Porta Vittoria, una fanciulla che aveva fama di onestissima. Tu puoi mandarla chiamare colla scusa di fare degli acquisti.
Adriana si alzò tremenda per sangue freddo, bella di un livido pallore.
--Hai ragione--disse--lo farò tosto.
E mentre il conte usciva dalla stanza, suonò con violenza il campanello ed alla cameriera accorsa, dette le istruzioni necessarie, per appagare il desiderio di vedere la sua rivale.
Come soffriva, povera Adriana! A momenti sentiva venirle meno il coraggio, mancarle il cuore, gonfiarlese gli occhi di lacrime. Poi pensò che mostrandosi così sconvolta alla guantaia, poteva farle concepire qualche sospetto, onde cercò di frenarsi, si rinfrescò il viso, gli occhi, indossò un abito da casa, color corallo, ricamato in oro, che le stava a meraviglia, avvolse in giri capricciosi attorno al capo la stupenda capigliatura; fermandola con un pettine tempestato di brillanti; poi passò nel suo salottino da lavoro, un gioiello di buon gusto, di eleganza artistica. Vi era appena entrata, che la cameriera comparve annunciando la giovane guantaia.
--Avanti,--disse Adriana con voce alta e ferma, sebbene il cuore le battesse da spezzarsi. Maria entrò tenendo fra le mani alcune eleganti scatole. La premura con cui era accorsa all'invito della contessina, le aveva infiammato il viso, dando maggior risalto ai suoi occhi ammirabili, al suo sorriso affascinante.
Adriana provò come un capogiro alla vista di quella splendida beltà, ma si rimise subito e disse con dolcezza:
--Mi avete portato qualche cosa di nuovo, di bello?
--Ho scelto i migliori campioni del negozio--rispose Maria, deponendo le scatole sul tavolino, dove stava appoggiata Adriana ed aprendolo. Ne sprigionò un profumo delicato di violetta ed alla vista apparvero guanti di ogni lunghezza e colore, tenuti insieme da fili invisibili di seta.
La contessina parve per un istante tutta assorta nell'esaminarli.
--Sì, mi piacciono--mormorava--però mi sembrano un po' grandi per la mia mano.
E mostrava la sua manina candida, affusolata, dalle unghie rosee e lucenti.
--Ne abbiamo dei più piccoli, della stessa qualità--disse Maria--e se la signorina si compiacesse dirmi il suo numero...
--Cinque e mezzo.
--Allora ho indovinato senza volerlo; ho scelto appunto tal numero e se volesse provarsene un paio...
Adriana acconsentì, e siccome le andavano a pennello, disse che teneva per sè tutte le scatole.
--Tanto devono servire per il mio corredo di nozze,--aggiunse sorridendo forzatamente.
--Ah! la signorina si fa sposa?--chiese con indifferenza Maria.
--Sì, e forse avrete sentito a nominare il mio fidanzato: il marchese Diego Tiani.
Maria scosse la leggiadra testa: Adriana la fissava intensamente.
--Eppure il mio fidanzato è amico intimo di un giovane, che gli ha parlato molto di voi,--aggiunse marcando le parole.
Maria trasalì, divenne pallida.
--Di me? Forse s'inganna...
--Credo di no. Quel giovane si chiama Gabriele Terzi e si dice vostro amante,--esclamò la contessina con accento ironico, mordente, perchè il dolore la rendeva quasi cattiva.
Maria alzò con alterezza il capo: il suo sembiante parve irradiato da una sublime fede...
--Gabriele non è mio amante, ma il mio sposo--proruppe con una specie d'impeto.--Fra pochi giorni dobbiamo essere uniti ed egli ha rinunziato per me ad una fanciulla ricchissima, che non amava.
Adriana dovette fare uno sforzo sopra sè stessa per non mostrare la sua straziante emozione; ma il sorriso che dischiuse le sue labbra, apparve un'orribile smorfia.
--Vi disse anche il nome di quella fanciulla?--chiese a denti stretti.
--Che m'importava saperlo, dal momento che ero sicura del cuore di Gabriele?
--Ah! sì tenetevelo caro il suo cuore--replicò la contessina con tale inflessione di voce, che fece trasalire la guantaia--soltanto pregate il vostro sposo di essere più prudente e non parlare con tanta leggerezza di voi cogli amici.
Poi, colla massima disinvoltura:
--Siamo intese, mia cara, tengo i guanti per me: la mia cameriera passerà a pagarli.
Senza dare alla giovine il tempo di rispondere, suonò il campanello ed alzata una portiera scomparve. Rientrò nel suo spogliatoio profondamente accasciata e lasciatasi cadere su di un divano, nascose il viso sconvolto in un guanciale di velluto ricamato e pianse, pianse lungamente, mormorando fra i singhiozzi:
--Oh!... infame, infame... ed io che l'amavo tanto.
Una mano che si posò sopra il biondo suo capo, la fece trasalire, alzare di botto... Era suo padre pallidissimo, commosso...
--Ebbene Adriana, avevo ragione?
--Sì, papa, sì... perdono...
Gli si gettò nelle braccia singhiozzando, nascose sul petto di lui, il viso scolorito...
--Non piangere così: colui non merita le tue lacrime, ma il tuo disprezzo.
Ella si scosse, un vivo rossore le salì alla fronte: gli occhi ridivennero asciutti.
--Hai ragione, non voglio pensarci più--disse alzando risoluta il capo.--E puoi avvertire Diego che accetto la sua mano.
Gli sguardi del conte lampeggiarono.
--Dici il vero? Non ti pentirai?
Ella soffocava fra i palpiti tumultuosi del cuore, tuttavia rispose con voce ferma:
--Non ho che una parola e per mostrarti quanto la mia risoluzione sia irrevocabile, ti prego ad effettuare il matrimonio al più presto possibile.
--Ma è ciò che io e Diego desideriamo, cara figlia mia,--mormorò il conte con espansione.
E mentre le sue labbra menzognere si posavano sulla fronte incontaminata di Adriana, pensava fra sè, con un sospiro di sollievo:
--Il briccone l'ha proprio indovinata!
CAPITOLO SESTO.
Vittime e seduttore.
Da circa due ore il marchese Diego Tiani si trovava nell'appartamento ammobiliato preso in affitto presso il mercato delle erbe, attendendo Maria. Egli passeggiava impaziente nel salotto, mormorando fra sè:
--Tarda quest'oggi; per fortuna sarà l'ultima volta: cominciava a pesarmi questa commedia di sentimento, non adatta certamente per me.
Un leggiero tintinnio del campanello lo scosse, gli fece spuntare un sorriso sulle labbra.
Corse ad aprire e la giovane guantaia era appena entrata, che Diego senza osservarla, la strinse fra le sue braccia, ne cercò le labbra, imprimendovi dei baci lunghi, ardenti.
Maria però, lungi dal corrisponderlo come altre volte, si svincolò sdegnosa e mostrando il suo viso alterato, pallidissimo.
--Lasciami,--disse freddamente.
Diego aggrottò le ciglia.
--Che vuol dire questa novità? Ti sono forse venuti a noia i miei baci?
--No, ma non voglio che essi formino argomento di scherzo fra i tuoi amici.
Era rimasta in piedi così parlando. Diego dinanzi a lei, la fissava con sorpresa.
--Che intendi dire? Non ti comprendo.
Le labbra rosse di Maria avevano perduto il loro splendido colorito: erano livide e tremavano convulse.
--Conosci un certo marchese Diego Tiani?--chiese.
Il giovane non battè palpebra.
--È uno dei miei migliori amici--rispose con perfetta calma, impudenza--un buon ragazzo, al quale ho promesso di ricambiar presto i confetti di nozze, perchè egli prende moglie fra poco...
--È vero che gli hai parlato di me?
--Senza dubbio e ciò deve provarti l'immensità del mio affetto. Diego mi vantava un giorno la sua fidanzata, una sciocca che nutre molto dispetto per me, non essendomi mai schierato nel numero dei suoi ammiratori, e diceva che nessun'altra fanciulla a Milano poteva starle al pari: allora io non seppi resistere e risposi al mio amico che se ti avesse conosciuta, certamente avrebbe cambiato parere.
--Ed aggiungesti che ero tua amante, gli parlasti dei nostri ritrovi qui...
Il furfante fece un gesto di dolore. E gravemente, con una tristezza infinita:
--Io?--esclamò--E mi crederesti capace di un'azione così vile?
--Perdono, perdono--proruppe Maria come fuori di sè, gettandogli con impeto le braccia al collo--è stata quella contessina che me l'ha detto e mi fece tanto male.
E mentre il giovane la traeva dolcemente sul divano, raccontò quanto le era avvenuto, piangendo a calde lacrime.
Diego le prese le manine e lo baciò.
--Suvvia asciuga quei begli occhi--disse con una voce dolce coma una carezza--tu hai avuto ragione di dubitare di me; ma io perdono i tuoi ingiusti sospetti.
--Quanto sei buono, come ti amo!
Egli sorrise, la strinse al suo petto: la pace era fatta.
Passò un'ora che per Maria parve un lampo. Sul punto di dividersi, Diego le disse ad un tratto:
--A proposito... mi dimenticavo una cosa. Ella sollevò gli occhi su lui, timidamente, interrogandolo con lo sguardo.
--Per qualche settimana non potremo vederci, Maria trasalì, divenne pallida, inquieta.
--Perchè?--chiese a stento.
--Devo intraprendere un viaggio di alcuni giorni.
Tutta la gioia provata poco prima dalla guantaia, disparve.
--Tu parti? Per dove?
--Curiosa: non volevo dirtelo. È un viaggio che deve assicurare la nostra felicità.
--È proprio vero?
--Ecco che tu dubiti nuovamente di me...
Il rossore salì alla fronte di Maria, che temette averlo offeso.
--No, no, perdonami, sono pazza--disse congiungendo le mani in atto di preghiera--ma se tu potessi vedere il mio cuore, comprenderesti che i miei dubbii, le mie paure, provengono dall'affetto ardente che ti porto.
--Lo so ed è per questo che non ti serbo rancore.
L'abbracciò di nuovo e la disgraziata sorrise per mostrare la sua felicità; ma gli occhi aveva pieni di lacrime...
Allorchè lo lasciò, Diego mise un sospiro di soddisfazione.
--Finalmente me ne sono liberato--pensava--Certo mi dispiace un poco l'ingannarla così, il perderla, ma sarei uno sciocco se per Maria mi lasciassi sfuggire Adriana.
Per ora, tutto mi è andato a seconda; ho il demonio dalla mia. Gabriele non immagina il tiro che gli ho giuocato e quando verrà a saperlo, sarò ben lungi da Milano con mia moglie.
Si passò una mano sulla fronte, poi le sue idee presero un altro corso.