Part 8
-- Allora vieni un po' qui! Lasciamela vedere!
Il Roero spinge una poltrona verso la signora Eugenia, che siede ringraziando con un cenno del capo. Lulù le porta subito la bambola sulle ginocchia e vi si appoggia anche lei liberamente.
-- E come si chiama questa bella signora?
-- La mia.... _conteccia_!
-- Non si parla così. Bisogna pronunziar ben chiare le sillabe: _Con-tes-sa_, colla doppia esse, _ssa_. Proviamo insieme: Con-tess....
-- Con-tessa!
-- Brava! Ma brava la mia Lulù! Allora giacchè sei tanto brava, mi darai anche un bel bacio!
La bimba alza il visetto e subito le scocca un bacio sulla bocca, in fretta, non volendo perder tempo.
La signora Eugenia rizzando la bambola e tenendola in piedi sulle ginocchia, si effonde in grandi ammirazioni.
-- Che cappellino magnifico! E anche le sottane di battista ricamata?... Oh, oh! Ma che lusso!
Gli occhi della bimba sfavillano di gioia.
-- Ma sai che il signor Francesco è molto buono? Lo hai poi ringraziato, proprio bene, per averti fatto un così bel regalo?
Il visino di Lulù s'intorbida un istante: non ha ancora perdonato a... _quello là_, e colla sua furberia evita di rispondere.
-- Dorme più... _conteccia_!
-- Da brava! Da brava! Pronunzia bene la doppia esse come ti ho detto! Con-tess...
-- Con-tessa! -- Ripete la bimba con uno de' suoi piccoli gridi di allegrezza.
-- Dunque, dimmi, lo hai ringraziato il signor Francesco?... Ricordati che il signor Francesco ti vuol molto, molto bene.
Lulù torna a oscurarsi e le sue labbra hanno un leggero tremito, finchè il Roero prendendola in braccio esclama ridendo:
-- Facciamo la pace!... Facciamo la pace!
La bimba ride, gli si attacca al collo, lo stringe forte colle braccine, lo soffoca, gli tira i capelli, gli dà le botte, lo copre di baci.
La signora Eugenia riman lì come estatica e cogli occhi lucenti a guardare il Roero, a guardare Lulù. Quel «giovane papà» così buono, così affettuoso per quella bimba non sua... quella bimba così bella e così intelligente alla quale hanno ucciso il babbo, e che non ha la mamma, commuovono il suo cuore profondamente, esaltano la sua fantasia un po' romantica.
-- E _Titi_? E _Titi_? -- Domanda dopo un momento, riprendendo il suo ufficio, la sua parte di maestra. -- Adesso mi farai vedere anche _Titi_?
Lulù la guarda attonita per un istante: se n'era affatto dimenticata!..... Ma soggiunge subito, già coll'istinto femminile, volendo giustificare il proprio oblio:
-- _Titi_..... brutta!... Cattiva!
-- Se è brutta è una disgrazia e perciò bisogna anzi volerle bene anche di più.
-- Cattiva!
-- Cattiva no, non può essere! Qui non ce ne sono di cattivi! I cattivi sono tutti lontani lontani, noi non ne conosciamo di cattivi!
Ciò persuade molto e va molto a genio alla piccina:
-- Lulù... buona!
-- Sì, anche tu sei buona, e adesso andremo insieme a cercare la _Titi_.
La signora Eugenia, prima di entrare nello studio per incontrarsi con Lulù, si era informata di tutto, e aveva già visto nel salotto, dov'era la vecchia bambola.
-- Vuoi che andiamo insieme a cercarla?
-- _Cì!_
-- Ricordati; pronuncia bene la esse: _ssì_! Hai capito?
-- _Cì!_
La bimba, che le ha presa la mano, tira di forza la signora Eugenia nel salottino dove, sotto il pianoforte, giace distesa la povera _Titi_ senza una gamba e tutta a sbrendoli.
Lulù, fiera della sua _Contessa_, non vuol più saperne.
-- Brutta!... Brutta _Titi_!
-- Oh povera _Titi_! Povera la mia _Titi_! -- La signora Eugenia con un accento di dolore e di grande commiserazione, raccoglie la vecchia bambola e torna a sedersi accarezzandola, cercando in qualche modo di aggiustarla.
Lulù si ferma ritta, immobile, sempre colla bella _Contessa_ stretta fra le braccia, osservando la signora Eugenia.
-- Povera _Titi_! Povera la mia _Titi_!... Chissà che dolore non aver più le carezze, non aver più i baci di Lulù!
-- Brutta! -- Ripete forte la bimba, per vincere col disprezzo l'interno rimorso.
-- Brutta perchè Lulù non le vuol più bene!... Ma prenderò io a volerle bene, e tornerà bella. Adesso me la porto con me, vado a comperarle un bel cappellino; con una stoffa tutta a fiori, che ho a casa, le farò un magnifico vestitino nuovo, e quando sarà pulita e ben pettinata, e avrà ancora tutte e due le sue gambine, verremo qui insieme a trovarti e tu ritornerai a volerle bene. Quando dobbiamo venire?
-- _Stacera!_ -- Esclama subito Lulù.
-- No, _stassera_, -- e la signora Eugenia ripete apposta le _esse_, -- stassera è troppo presto. Non posso aver finito il vestitino. Verrò..... domattina. Sei contenta?
-- _Cì! Cì!_
-- No! Pronunzia bene la esse. _Sss..._
-- _Sss... cì._
-- Cara! -- La signora Eugenia le stampa un gran bacio sulla testolina rotonda in mezzo ai capelli nerissimi, fitti fitti e odorosi, mentre il Roero rimane sempre più stupito vedendo quel demonietto selvaggio così presto addomesticato, così tranquillo e ubbidiente.
-- Anche il cappellino a _Titi_?
-- Anche il cappellino.
-- Anche le scarpine a Titi?
-- Sicuro, povera _Titi_! Le prenderemo anche un paio di scarpine nuove. Come le vuoi? Di pelle nera o di pelle gialla, come ora sono di moda?
Lulù non risponde: sempre appoggiata alle ginocchia della signora Eugenia, alza gli occhi fissandola, mentre si prende un piedino con una mano:
-- Anche il mio papà... porterà belle scarpine nuove.....
Poi, dopo un momento, soggiunge scrollando dolcemente la testina:
-- _Stacera_ no!... No, _stacera_... Dopo... domani!
IV.
La Fáni innamorata.
-- Appena posso affidare Lulù alla signora Eugenia, -- aveva detto il Roero all'Olivieri, -- corro a prendere il treno e vado subito a Bordighera o a Mentone a finir l'_Arianna_.
In un paio di settimane Lulù è stata felicemente conquistata dalla bella _mammetta_, ma il Roero, sempre dichiarando a tutti di voler partire e di aver una voglia matta di mettersi a lavorare, non si muove mai, e non fa mai niente. L'_Arianna_, con tutte le esortazioni della signora Eugenia, ammessa alle confidenze letterarie dell'elegante commediografo, rimane ferma allo stesso punto.
-- Lavoro... qui! -- E si batte la fronte colla mano. -- Finchè non trovo il nuovo finale per il terzo atto, non posso ricominciare a scrivere.
Ma invece è un altro, è tutt'altro finale che ha sempre in mente il giovinotto! È il lieto fine di quella sua commedia di dispetti, di puntigli, di rabbia! Se l'_Arianna_ è rimasta ferma allo stesso punto, la Fáni, invece, progredisce ogni giorno, e sempre più velocemente, con molto scapito, s'intende, per il povero Olivieri.
-- Un chiacchierone che infila paradossi e paroloni e niente altro!..... Stefania un'intrigante? Una donna politica? Una donna pericolosa?..... Niente affatto! Ha dello spirito, ha del talento, vuol piacere e vuol che tutti le facciano la corte! L'Olivieri odia Stefania; è naturale: anche lui ha fatto fiasco! Però, sparlandone come fa, commette una indelicatezza!..... Carlo III, Emanuele II!..... Intanto nessuno può dir niente di positivo!..... Il ridicolo, la folla, il figlio di tuo padre... Tutta retorica avvocatesca! Oh, Rabagas, Rabagas, se la principessa di Monaco ti avesse concesso soltanto un'occhiatina!
È ormai pentito in cuor suo della risoluzione presa, della sua ostinazione di non metter più piede in casa Arcolei.
-- Ho sbagliato. Invece di andarmene, di non farmi più vedere, dovevo rimanere e impormi! Ma adesso, abbassare le armi, cedere, non si può; vorrebbe dire sottomettermi per sempre a tutti i capricci, le bizzarrie, le tirannie della Fáni! Sopportare, accettare d'ora in poi, tutte le tremende civetterie della Fáni! Cedere, con quella donna, vuol dire perder tutto! Bisogna invece mostrarsi forte, prepotente, indifferente! Allora è lei che si riscalda, che prende fuoco..... Eppure no! È una donna troppo volubile, troppo strana; imperiosa e orgogliosa; manca di logica e non c'è un sistema possibile!.... Mostrarmi indifferente?..... Bravo!.... Son più di tre settimane che non mi fò vedere, che aspetto... e lei non si muove!... Niente!... Ha mandato un libro, una volta, poi suo marito, poi... più niente! Che cosa c'è di nuovo?... Perchè ci deve essere qualche cosa di nuovo!..... Tanta indifferenza, tanta freddezza, se fossero vere, sarebbero inesplicabili! In fine, se non me l'ha detto chiaramente, mi ha fatto capire chiaramente di amarmi!.... È stata qui!.... È venuta qui!.... Qualunque donna innamorata, che ha perso la testa non può far di più... È rimasta piccata! S'è messa anche lei di puntiglio!... Ma è innamorata... cederà!
E ogni volta che esce di casa o che rientra, lancia un'occhiata ansiosa nella sua casella in portineria, ma il libro avvolto nella solita carta azzurra, il libro tanto desiderato, non c'è. Ad ogni suono di campanello, spera un bigliettino da casa Arcolei; e tutte le sere, dopo le cinque e mezzo, manda fuori Lulù, manda fuori la Luisa e aspetta, dietro l'uscio, spiando ogni passo, ogni rumore, aspetta coll'orgasmo, colla febbre chiamando la Fáni, invocandola, minacciandola:
-- Oh, se ritornasse!... Se ritorna!
Il campanello rimane sempre muto, la scala silenziosa. Nessuno entra in casa, nessuno si muove, nessuno vien mai a cercarlo a quell'ora! Almeno avrebbe un istante di speranza, di gioia!
Quando dopo aver atteso, sempre invano, per un'altra settimana, si persuade che la Fáni, ostinata, non cede e non si muove, manda al diavolo ragionamenti e risentimenti e pensa soltanto a trovar l'occasione, il pretesto di arrendersi, anche senza onore.
-- Ah, sì! Sì! Voglio finirla! Finiamola!
E subito, l'innamorato, respira più libero e si sente felice.
-- Sarà quel che sarà!... Dirà Rabagas tutto ciò che vuole, ma io non posso vivere, non posso stare senza quella donna!.... Sarà quel che sarà, e anche se non diventerò nè un grande scrittore, nè il drammaturgo della folla, poco male: tante seccature di meno! La Fáni, quando vuole, è molto più bella, più cara e più desiderabile anche della gloria!
E fischiettando la _Carmen_, ride alle spalle di... Rabagas.
Quel giorno stesso, alle cinque, l'ora solita di donna Stefania, va a fare una gran visita alla signora De Angelis; ma donna Stefania non si fa vedere. Anzi, è la signora De Angelis medesima che ne chiede notizia al Roero.
-- Come sta la Fáni?..... È un secolo che non la vedo!
La mattina dopo, egli gira su e giù per via Manzoni, per via Santa Margherita, attraversa più volte piazza San Fedele, all'ora della messa... niente. Gira su e giù per il Corso, niente; non solo non vede la Fáni, ma nemmeno Carletto e Manòlo!...
Comincia a diventar nervoso, a inquietarsi, ad arrabbiarsi.
Come sarebbe stato felice in quel momento se gli fosse apparsa da lontano la _devota voluttuosa_, sia pure anche fra i due suoi antipatici corteggiatori!
Disperando, ormai, per quel giorno d'incontrar la moglie, si mette sulle tracce del marito. Gli fa la posta nei dintorni del municipio, in piazza della Scala, al club: anche don Giulio è invisibile. Al club, per altro, il Roero riesce a scoprire Carletto e Manòlo, loro due soli, in un salottino appartato, che giuocano all'_écarté_, e la vista dei due rivali, invece di turbarlo, questa volta lo consola.
-- Finalmente!... Adesso saprò che cosa c'è di nuovo.
Il Faraggiola e l'Estensi lo accolgono con insolita cordialità e tutt'e due lo salutano chinando il capo allo stesso modo e tutt'e due torcendo le labbra, che stringono la sigaretta, colla stessa smorfia, che esprime il loro compiacimento, la loro simpatia.
-- Oh! Oh! Il nostro caro Roero!
-- Oh! Oh! Carissimo!
-- Che miracolo!
-- Un vero miracolo!
I due _lions_ invitano il Roero a sedersi al loro tavolino e a puntare: ma non parlano di donna Stefania, non accennano nemmeno a casa Arcolei, il che, data la fine diplomazia e il riserbo abituale dei due perfettissimi gentiluomini, non turba il Roero, non lo inquieta; anzi, tutt'altro!
È questa la prova evidente che nel regno della Fáni non è successo nessun rivolgimento. Anche quell'accoglienza amabile, quasi festosa è indizio certo di ordini emanati dall'alto, per richiamare a corte il disertore indispettito.
Così il Roero si trova bene a quel tavolino; punta, perde, e contentissimo di perdere continua a gorgheggiare la _Carmen_ in barba a Rabagas!
Lì, tra il Faraggiola e l'Estensi, tra Carletto e Manòlo, gli sembra quasi di aver vicina la Fáni e respirarne l'odore a pieni polmoni. L'ha ritrovata, finalmente, e finalmente egli riprende le abitudini e ricominciano per lui le ore dei giorni trascorsi, i giorni dell'amore e delle furie gelose che, visti da lontano e dopo il timore di averli forse perduti, risorgono ad uno ad uno e si distendono nella memoria sereni, incantevoli, pieni di sole.
Punta, perde, continua a perdere allegramente... ma poi, a poco a poco cessa dal gorgheggiare e diventa pensieroso:
-- Come mai?... Restano al club tutto il giorno?... Ma non devono trovarsi alla carrozza di donna Stefania sui bastioni, o con don Giulio a qualche seduta? Che la mia tattica risoluta e coraggiosa abbia determinata la disgrazia di Emanuele secondo e di Carlo terzo?
Ed il Roero ironico, dimentica d'essere Francesco primo e ha un lampo di gioia. Osserva più attentamente il Faraggiola e l'Estensi; non sono in abito da visita, c'è dello sforzo nella loro gentilezza, dell'amaro nei loro sorrisi.
-- Oh, poveri disgraziati!..... Adesso mi spiego perchè stamattina, sul Corso, non ho veduto nessuno!
Smette di puntare, si alza, paga in fretta e se ne va.
-- Farò io una corsa sui bastioni!... Voglio vedere, per curiosità, se c'è donna Stefania. Se ci fosse... potrei anche fermarmi un momento alla sua carrozza, e salutarla. Un semplice saluto, su due piedi, è un dovere di cortesia; è come portare il biglietto di visita..... Io resto irremovibile al mio posto; intanto..... sentiremo lei, che cosa dirà.
Sui bastioni la carrozza di donna Stefania non si vede.
-- Forse è troppo tardi! -- Francesco guarda l'orologio. -- Sicuro! Sono le cinque e mezzo!... Maledetto il giuoco!
La sera torna al club, naturalmente per far ancora la posta a Carletto e a Manólo. I due vi sono infatti; e quando egli entra nella gran sala, gli sembra di scorgere un cenno, un atto istintivo di dispetto, col quale il Faraggiola avverte l'Estensi della sua presenza. Tutti e due leggono il giornale e fingono di non vederlo. Allora il Roero mostra a sua volta di non vederli. Prende una rivista e passa nella sala attigua, sedendosi in modo da poterli sempre tener d'occhio.
-- Sono un uomo di spirito, diavolo! E non devo abusare..... dello spirito degli altri! Bastano gli sforzi di amabilità e di buon umore ai quali li ho costretti nella giornata!
Alle nove e mezzo Carletto e Manólo si scambiano il giornale e non si muovono..... Alle dieci si alzano..... ma tornano nel solito salottino appartato e si rimettono, lor due soli, serii e gravi, a giocare all'_écarté_.
Oh poveri infelici!
Francesco, in quel momento, è sicuro della loro disgrazia e abbraccerebbe dalla gioia non solo la Fáni, ma anche don Giulio.
-- Domani è il suo giorno; vado da lei e prestissimo.
E in fatti ci va.
-- La signora baronessa?...
-- La padrona non c'è! -- Risponde il vecchio portinaio affacciandosi all'uscio della porticina col berretto in mano.
-- Come non c'è? Oggi non è il suo giorno di ricevimento?
È il suo giorno di ricevimento, ma non c'è. È andata in campagna. È andata a Borgoprimo.
-- È andata a Borgoprimo? Con questo freddo? Ma da quando?
-- Da una settimana.
-- E ritorna?
-- Uhm!... Questo non si sa!
-- Don Giulio, per altro, è a Milano?
-- Don Giulio?.... -- Il portiere ha un risolino strano, tra l'ironico e il beffardo. -- Don Giulio pure è a Borgoprimo.
-- Anche don Giulio?..... Anche don Giulio da una settimana?... A Borgoprimo?
-- Così ha lasciato detto. Ma per le lettere, se il signore volesse scrivere, abbiamo ricevuto l'ordine di mandare quelle della padrona a Borgoprimo, e quelle del padrone, invece, al signor ragioniere.
-- Allora dunque... -- Il Roero sta per fare un'altra domanda, forse altre cento domande, ma il risolino del portinaio diventa sempre più significativo... Quel vecchio chiacchierone lo fissa in un certo modo...
Il Roero frena un impeto di rabbia; leva di tasca il portafoglio, lo apre nervosamente, prende un biglietto di visita, lo dà borbottando: -- Per la signora baronessa! -- e senz'altro volta le spalle.
-- Che cos'ha da ridere?... Ride di me quella faccia rasa da sagrestano?
Ma poi, del portiere si dimentica subito.
-- Partita! È partita! È a Borgoprimo da otto giorni!... Ecco spiegato perchè non l'ho più vista, perchè il Faraggiola e l'Estensi non si muovono dal Club! Ecco spiegato tutto!... Cioè no; non è spiegato niente... nientissimo! Come mai quei due _Kakatoa_ indivisibili non hanno spiccato essi pure il volo per Borgoprimo?
... La Fáni, a Borgoprimo, nell'alto Varesotto, quasi in montagna, con questo freddo e con Gajarre alla _Scala_? E don Giulio, il nuovo Belloveso, abbandona Milano che ha da rifare e parte per... non si sa dove?
Altrettanto il Roero è andato in fretta e giulivo verso casa Arcolei, altrettanto se ne ritorna passo passo, a capo chino, meditabondo.
-- È successo qualche cosa!... Certo, qui c'è sotto qualche cosa!...
La Fáni è partita! Questo è l'importante ed è questo il pensiero che lo addolora, che lo inquieta, che lo inasprisce.
-- Civetta!... Una gran civetta e nient'altro!... Ha proprio ragione l'Olivieri!... Partita, senza farsi più viva! Civetta e orgogliosa! Forse lo ha fatto apposta!... È sicuro, è sicurissimo anzi, lo ha fatto apposta; è partita per vendicarsi! Io non mi faccio più vedere e lei mi pianta. Civetta! superba e, come tutte le bigotte, anche vendicativa! E io, adesso, che cosa fò?... Andare per otto giorni all'_Excelsior_, a Varese?... Da Varese a Borgoprimo, un'oretta di strada... E don Giulio?... Lui non è certo partito per il dispetto di non vedermi più!... Ma che cos'ha la gente da voltarsi, da guardarmi con tanta curiosità?...
Passando dal _Cova_, entra nella confetteria per far mandare a casa i soliti dolci a Lulù. È l'ora di moda, c'è folla e vi ferve una discussione animatissima... Appena entra lui, si fa silenzio: tutti lo salutano in un certo modo, come per fargli le condoglianze.
Il Roero, senza spiegarsi il perchè, si sente impacciato e se ne va subito, dimenticando i dolci e Lulù.
-- Quante persone antipatiche ci sono a questo mondo! E come taglierei volontieri la faccia a qualcheduno!
Tanto per sfogarsi, entra nella _Patriottica_, che è lì accanto, e passa subito in sala di scherma.
-- Un assalto per stendere i nervi!... Mi farà bene!... Oh Dio, anche Nicoletto Loreda!
E borbotta fra' denti: -- Noioso seccatore!...
Nicoletto Loreda, in tenuta di scherma, strepita come un ossesso, facendo crocchio col maestro e con due o tre dilettanti.
-- Ma che nome! Ma che apparenze!... Prudenza!.. Paura bella e buona! Se fosse stato un uomo di fegato e se non avesse avuto di fronte un ufficiale, io credo che anche l'Arcolei sarebbe stato felicissimo di poter mettere le cose apposto a modo mio, così, -- e Nicoletto Loreda fa fischiare il fioretto partendo dalla guardia con una spaccata terribile!
Francesco impallidisce, ma poi si rimette subito e si avvicina al gruppo, stringendo la mano al maestro, a Nicoletto Loreda e salutando gli altri che non conosce o conosce appena di vista, con un inchino profondo.
-- Che cosa c'è? Chi vuoi ammazzare? -- Domanda al bollente Achille, sorridendo.
Il Loreda frequenta pochissimo la società ed è fuori del giro di casa Arcolei; gli altri, un commerciante tedesco e due giovani studenti, non hanno mai sentito a parlare... di Francesco primo: gli rispondono però tutti insieme, contenti di entrare in discorso con uno scrittore di moda, e di offrirgli un soggetto per un dramma o per una commedia.
-- La moglie dell'assessore Arcolei... -- Una bellissima signora!... -- Una signora della prima aristocrazia di Milano!... -- È fuggita con un tenente di artiglieria!... -- No, con un capitano di cavalleria!... -- Un principe romano! -- No, napoletano!... -- Torinese! Ve lo dico io, perchè lo so! L'ho conosciuto al _bar_!
-- Sia chissisia, questo non importa, è indifferentissimo! -- Strilla Nicoletto Loreda diventando più rosso d'un peperone. -- È il marito che bisogna... fotografare! Il marito che approfitta dell'occasione per fare un viaggio in Egitto!
-- Impossibile! -- Prorompe il Roero furibondo. -- Impossibile! Tutte falsità!
A quello scoppio improvviso di collera, il Loreda e gli altri ammutoliscono, guardandosi stupiti.
-- Ma pure...
-- Io l'ho saputo da un redattore della _Difesa_, la gazzetta ufficiale di casa Arcolei!
-- Falsissimo, ripeto!
-- È voce generale.
-- Lo dicono tutti, che sono scappati, moglie e marito!
Il Roero, dopo il primo impeto, riesce quasi subito a reprimersi, a dominarsi.
-- Tutti, -- risponde con un breve sorriso e assumendo a sua volta il sussiego amabilmente benigno del Faraggiola e dell'Estensi verso la gente spicciola. -- Tutti, vuol dire nessuno; precisamente! Io ho l'onore di conoscere quella signora da molto tempo; sono amico dell'Arcolei e posso assicurare che il racconto di questa doppia fuga può essere grottesco..... o spiritoso, secondo i gusti, ma niente affatto verosimile!
Nicoletto Loreda si risente e vorrebbe rimbeccare, ma il Roero, scrollando leggermente il capo, soggiunge appena qualche parola qualche motetto piacevole, poi si rivolge al maestro e mostrando d'esser venuto lì soltanto per questo, fissa un'ora per un assalto alla sciabola.
-- Ho bisogno di affaticarmi, di stendere i nervi.
Il maestro s'inchina a mezza guardia:
-- Il signor cavaliere sta troppo a tavolino!
Il Roero saluta tutti, assai cortesemente, da perfetto diplomatico, e se ne va, dopo aver accesa la sigaretta.
-- Tutte falsità! -- Borbotta fra sè. -- Tutte grottesche, stupide, volgari falsità! Eppure... tutto falso, no! Con niente non si inventa niente! Qualche cosa di vero ci dev'essere, c'è! Intanto... la Fáni è partita! Don Giulio è partito!... E il riso, il sogghigno petulante di quel vecchio custode di refettorio? Vivaddio qualche cosa c'è, c'è, c'è! Ah, infame! Maledetta!
E quel che c'è, se c'è un amante, bisogna saperlo! Subito!
-- Un amante?... Può darsi. Ma compromettersi? Far pazzie? Perdere la testa? Lei? Donna Stefania? Così astuta, così abile, così ipocrita, così calcolatrice? Impossibile! È impossibile.
Bisogna saper tutto, subito. Non ci sono più esitazioni, riguardi! Al diavolo l'amor proprio, la diplomazia, la gelosia. I due che possono sapere, che sanno qualche cosa, sono il Faraggiola e l'Estensi.
L'Estensi è il più vicino. Sta in via Bigli.
Il Roero salta in carrozza, e si fa condurre dall'Estensi a gran carriera.
Ma il servitore che apre al Roero non lo conosce, non l'ha mai visto, e sembra esitare, incerto. Non sa rispondere se il suo padrone c'è o non c'è, se riceve sì o no. Il Roero insiste e l'altro, finalmente, si spiega.
-- Il signor marchese è ancora a pranzo.
-- A pranzo?... Così presto?
-- Perchè deve partire, fra un paio d'ore.
-- Parte? -- Il Roero è fuori di sè. -- Parte?... Anche lui, per l'Egitto?
-- Nossignore; per Montecarlo, -- risponde tranquillamente il servitore.
-- Vi prego; consegnategli subito questo biglietto. -- E il Roero gli dà un biglietto di visita, sul quale ha scritto col lapis: _Una sola parola, in fretta!_
Il servitore lo fa entrare in un salottino, si allontana un momento e ritorna subito, seguito dal marchese in persona.
-- Voi, carissimo Roero?.... Avanti! Avanti!.... Trovate qui anche l'amico Faraggiola. Ha pranzato con me, perchè stasera partiamo insieme per Montecarlo!
-- Non vorrei disturbarvi....
-- Ma no; ve lo assicuro! Noi che abbiamo appena finito di pranzare prenderemo il caffè e voi invece berrete il vermouth!