La Signorina: Romanzo

Part 5

Chapter 53,706 wordsPublic domain

-- Tutto ciò che ci sarà da pagare, la dozzina, le spese fatte, pagherò io. Anche la cambiale la ritirerò io.

-- Questo va benissimo e, dato il caso, bisognerà intendersi col maestro, con mio marito. È lui che comanda. Io le farò ancora soltanto notare, che il cuore, il cuore, non si paga e non si compra, nemmeno coi milioni! Io, ed anche il maestro, ormai ci siamo affezionatissimi. E poi, caro signore, è pure una quistione di puntiglio, di amor proprio! La creatura è stata affidata a noi: che cosa direbbe il mondo, se noi, per esempio, l'abbandonassimo, così su due piedi, nelle mani... del primo che capita? Del resto, caro signore, ella capirà benissimo, come lo capisco anch'io: questi son tutti discorsi accademici. Io mi riscaldo perchè toccata nel mio debole, nel cuore, nel sentimento, nel punto d'onore, ma senza nessunissima voce in capitolo! Parlerà col maestro; sentirà il maestro; deciderà il maestro! Mio marito è padronissimo, dispotico di strapparmi... anche le viscere!... Soltanto, per oggi, la mia Lulù, me la porto a Bergamo. Lei, se crede, venga a Bergamo. Il maestro sarà prevenuto.

Il Roero, invece di arrabbiarsi, scoppia in una gran risata:

-- No, no! Non ho tempo di andare a Bergamo e la figlia del Savoldi resterà a Milano! -- Poi si volta, sempre sorridendo, alla Suzannina: -- Siete tanto buona, tanto gentile, volete farmi un favore? Volete permettermi due paroline alla signora?

-- Devo andar via? -- Esclama la bella ragazza. -- Subito! Subito! -- E infervorata in quella contesa, in quel piccolo dramma per la figlia di nessuno, e già parteggiando, in cuor suo, per il Roero e per Lulù, corre via saltellando, sbattendo gli usci, sollevando colle due mani il lungo strascico della sua vestaglia molto estiva, di crespo rosa.

Uscita la ragazza, il giovinotto si avvicina alla signora Carlotta fissandola bene in faccia.

La vecchia, istintivamente, indietreggia d'un passo:

-- Perchè?... V'ho detto che io non c'entro...

-- Pagherò tutto, vi ripeto. Ci volete anche guadagnar sopra in questo affare?... Si capisce. Avrete anche una somma in regalo; ma poi _basta_; ricordatevelo bene, _basta_. Non voglio nè voi, nè maestro, nè nessuno tra i piedi! Il mio avvocato, l'avvocato Olivieri, verrà lui stesso a Bergamo e metterà tutto in regola.

-- Ma la mia Lulù... -- fa per ricominciare la vecchia.

-- La povera creatura di quel disgraziato voi, voi... l'avete messa qui, in questa casa; l'avete affidata alla bella Suzann, alla Suzannina!... Ah, vivaddio, finitela colla sfacciataggine! Se non volete cedere colle buone, peggio per voi! Io ho avuto l'ultima raccomandazione, l'ultima preghiera del povero Savoldi. Lulù, è stata la sua ultima parola, il suo ultimo grido disperato. Datemi Lulù, e subito. O se preferite che fra me e voi, intervenga il magistrato, se volete che nei fatti vostri, _in casa vostra_, intervenga il magistrato.... o la questura.... come volete. Io sono pronto a tutto pur di finirla in fretta e di aver subito Lulù.

La signora Carlotta capisce che non c'è da scherzare.

-- Ma se poi mio marito va in furia e mi strapazza?...

-- Vostro marito starà cheto e zitto com'un olio! Garantisco io. Dov'è Lulù? Andiamo; datemela. Facciamo presto.

-- Nina! Nina! -- Grida forte la signora Carlotta, chiamando.

-- Che cosa c'è?... Posso tornare? -- Risponde subito Suzann, e caccia dentro l'uscio la piccola testolina ricciutella.

Il Roero torna a sorridere, appena vede la ragazza.

-- Sì. Venite pure!... Ormai ci siamo messi d'accordo. Datemi la bambina e, vi prego, per favore, fatemi chiamare una carrozza.

-- Elisa!... Va a chiamare un brum! -- Grida la ragazza alla cameriera. Poi, rivolgendosi al Roero sorridendo: -- Lulù è in camera mia, sul mio letto, che dorme.

VII.

Papà!....

Lulù dorme vestita, sul letto basso e ampio, sotto il baldacchino dal parato giallo. Ha una bambola accanto, colla testina posata sul guanciale: una povera bambola sudicia e sdruscita, col nasino rotto.

La signora Carlotta si precipita nella camera, si slancia sulla bimba, la scuote, la solleva fra le braccia, la stringe al petto.

-- Viscere mie!... Amore!... Gioia!...

La piccina sbarra gli occhi, non capisce nulla: attonita, spaventata, sta per mettersi a piangere.

Anche la Suzann s'intenerisce; vuol prender lei la bimba e la stringe a sua volta coprendola pure di baci sonanti.

-- Com'è carina! Com'è bella!... No, no, non piangere, tesoro! Guarda il signore!... Ti piace il signore?... Sai, è venuto a prenderti per condurti a spasso! Per condurti in carrozza!...

La bimba, passata dalle braccia della vecchia in quelle della ragazza, pare rasserenarsi, e fissa «il signore» cogli occhi grandi, rotondi e neri, nerissimi, come i capelli folti e riccioluti, che le coprono la fronte e le spalle.

-- Ti piace il signore?

La bimba guarda ancora il Roero per un momento, sempre fissa, sempre seria, poi a un tratto si volta verso la sua bambola, stendendo una manina:

-- _Titi!_

-- Vuole _Titi_!

-- Vuole la sua bambola!

La vecchia prende la puppattola e la porta alla bambina.

-- Ecco gioia, cara!... Ecco la tua _Titi_!...

Lulù corruga la fronte quando la signora Carlotta le si avvicina, afferra Titi, la stringe col braccino contro il petto e volta le spalle alla vecchia per non rispondere a' suoi baci.

La Suzann accarezzandola con una mano, continuando a ravviarla, a lisciarle i bei capelli lucenti, le volta di nuovo la testolina rotonda verso il Roero:

-- Al signore, non vuoi darlo un bel bacino?...

Il Roero si avvicina, ma la bimba rimane immobile e torna a guardarlo, a fissarlo, di nuovo molto seria, e tenendosi _Titi_ sempre stretta contro il petto.

Il giovinotto sorride, ma non osa avvicinarsi. Sembra quasi impacciato, esitante.

Appena ha veduta Lulù, appena s'è trovato dinanzi a quella bambina, egli pure ha subito compreso tutte le conseguenze dell'atto che sta per compire, dell'impegno morale e materiale che sta per assumere.

-- Da brava -- continua intanto Suzann. -- Perchè non vuoi dare un bacio al signore?... E tanto bello, guarda!... È tanto simpatico!...

-- Adesso -- continua pure la signora Carlotta, che ha già preso in mano un gran cappellone di paglia alla marinara -- adesso se sarai buona, il signore ti condurrà a trovare il papà! -- E la vecchia, soggiunge più sottovoce: -- È l'unica promessa colla quale si può ottenere tutto ciò che si vuole.

In fatti Lulù alza gli occhi e fissa di nuovo il Roero:

-- Papà.... gelato... rosso!

-- Vuol dire che il suo papà la conduce a prendere il gelato di lampone! -- Spiega Suzann facendo da interprete.

-- Sì, cara! Sì! Sì! Il gelato rosso! -- Esclama il Roero con uno slancio vivo del cuore che vince in lui ogni esitazione.

Ma Lulù continua a guardarlo, a fissarlo, poi con una mano si prende la punta del piedino, mostrando la scarpina rotta:

-- Papà.... belle scarpine nuove.

-- Vuol dire che il suo papà le ha promesso di portarle un paio di scarpini nuovi -- spiega ancora la ragazza.

La signora Carlotta si avvicina per metterle il cappello, ma la bimba non vuol lasciarsi toccare.

Suzann, mettendola in piedi sul letto, le domanda:

-- Vuoi che ti vesta io?

-- _Cì._

-- La carrozza è pronta! -- viene a dire l'Elisa.

Allora Suzann, in fretta e in furia, le mette il cappellone, e sull'abitino di lana bianca, tutto macchie, le infila una giacchettina di panno blu coi bottoni dorati, corta corta e stinta.

-- Ecco fatta la toletta!

La Suzannina prende Lulù colle due mani sotto le ascelle e la posa per terra.

-- Adesso vai a spasso col signore?...

Lulù, seria seria, si stringe _Titi_ contro il petto e cammina diritta verso il Roero, prendendolo per una mano.

-- E non ti vedrò più?... Non verrai più a trovarmi?... -- Suzann dà un altro bacio alla bimba e appoggiandosi, con amoroso abbandono, alla spalla del Roero avvicina ancora al viso del giovine la bocca ridente.

Il Roero, questa volta, avvicina anche la sua e un bacio è ricambiato. Poi si avvia per uscire, tenendo sempre la bimba per la manina.

-- Ma guarda com'è sfacciata la mia Lulù!... -- esclama la signora Carlotta, che al rumore del bacio ha fatto una smorfia. -- Stringe subito amicizia coi bei giovinotti!

Il Roero pure è maravigliato e soddisfatto della confidenza, dell'amorevolezza che gli dimostra la bambina. Si china, un momento, verso di lei e le domanda sottovoce:

-- E adesso?... Vuoi darmelo un bacino?

La bimba alza ancora gli occhioni, che in quel momento sembrano più neri e più grandi, lo fissa sempre seria, poi ad un tratto, per non lasciar andare _Titi_, scioglie la sua manina dalla mano del Roero, piega di colpo la testolina rotonda, e riversando innanzi i lunghi riccioli dei capelli offre al bacio del giovine il candido solco della piccola nuca.

La ragazza e la vecchia a quell'atto danno in ismanie:

-- Come col suo papà!

-- Tal'e quale, come col suo papà!

-- Il povero signor Savoldi faceva sempre così! La baciava sempre lì, sotto i capelli!

Il Roero sfiora appena il collino fine, delicato, respirando l'odor dei capelli, e sentendo sulle labbra il calore della piccola vita.

-- Dunque.... andiamo?

Lulù con una scrollata di testa si riaccomoda i riccioli sulle spalle, stringe più forte la bambola contro il petto, prende di nuovo la mano del giovinotto e si avvia, tirandoselo dietro, per uscire.

Quando sono nel brum, il Roero torna pensieroso guardando la piccina, che sembra solo intenta nel pettinare e nello strappare i capelli di stoppa di _Titi_.

-- E adesso che cosa fò? Che cosa si fa?... Non ho pensato a niente e bisogna pensar a tutto!... Bisogna intanto vestirla di nuovo!... Poi?... Ci vuole una donna!... Metterla in collegio è troppo presto... Tenerla con me?... È impossibile!...

Continua a osservarla, a studiarla.

-- È bellina assai.... È molto bella!... È una bellezza!... Soltanto è sformata da quel cappellone orribile, da quei brutti vestiti....

-- Voi bene... a _Titi_?

-- No.

-- No?... Perchè no?

-- Oggi _Titi_ cattiva. Cattiva col suo papà.

Il Roero tace un momento, continua a osservar la bambina, e le domanda di nuovo:

-- Sei stata altre volte in carrozza?

-- _Cì._ Col mio papà.... -- Poi il pensiero del papà gliene fa sopravvenir un altro: alza la gambina e si prende di nuovo colla mano lo scarpino rotto: -- Papà.... belle scarpine... nuove. -- Poi domanda cogli occhi inquieti: -- Papà?... Papà?...

-- Sì! Sì... Il papà! Ti condurrò dal papà!... E andremo a prendere anche il gelato, subito, il gelato rosso. Sai che il papà.... ha tanto da fare.... Forse è lontano oggi.... ma torna... andremo domani dal papà.... Intanto ti prenderò io il gelato rosso e anche le belle scarpine nuove.

La bimba non sembra persuasa; si mostra invece sempre più inquieta.

Il Roero allora le domanda:

-- Se non torna oggi il papà, vuoi aspettare il papà con me, o vuoi tornare dalla signora Carlotta?

-- Con te, -- risponde risoluta la bimba.

E di nuovo torna ad occuparsi attenta, seria, dei capelli di _Titi_.

-- Cattiva _Titi_? -- Domanda ad un tratto al Roero.

-- Sì, cattiva.

Ma quando sono giunti a casa s'intorbida la pace.

Lulù, sempre colla bambola stretta contro il petto, ha presa una mano di Francesco e non c'è verso, non vuol lasciarlo più; gli sta sempre attaccata, seguendolo per tutte le stanze, non lasciandogli far nulla.

E la bimba non vuol Giovanni!...

Giovanni, vedendo la piccina, sapendo chi è, e com'è disgraziata, ha voluto farle subito una carezza; ma la bimba ha allontanato il capo fieramente.

Non vuol Giovanni. Se egli fa per parlarle ella si stringe più dappresso al Roero; se fa appena un atto per toccarla, comincia a strillare.

-- È un affar serio!... -- Il giovinotto, fissa inquieto il servitore, come per chiedergli consiglio.

-- Sicuro: il signor padrone ha trovato il suo bel da fare!

-- Bisognerà vedere... Parlerò anche coll'avvocato Olivieri. Ci vuole una donna, una governante.

-- Metterla in collegio è troppo presto.

-- Non ha ancora cinque anni!...

-- Potrebbe collocarla da una qualche maestra privata. Raccomandarla molto...

-- Andrei a trovarla tutti i giorni...

-- Ma, intanto, dove la farà dormire?

-- Per stasera in camera mia. C'è un sofà: ne fai un lettino.

-- Se la piccina vuol star sempre con lei... sarà un affar serio!

-- È impossibile!.... Ci mancherebbe altro!

Si sente suonare il campanello: Lulù, guardando sospettosa verso l'uscio, corruga la fronte e si stringe più forte al Roero.

È il portinaio con un libro.

-- Da parte di donna Stefania Arcolei. Il servitore ha raccomandato di consegnarlo subito.

Il Roero ha un lampo di gioia:

-- La Fáni! La Fáni!... Come ho fatto bene stamattina a non farmi vedere!... È lei, adesso, è lei stessa che mi cerca!

Scioglie la mano, con forza, dalla manina di Lulù, e in fretta toglie il libro dalla carta che lo avvolge.

-- Gyp! Gyp! L'autore favorito!

Un libro di Gyp, vuol dire: «Venite subito; sul momento». Il libro invece di un autore italiano: «Aspettate. Venite soltanto prima di pranzo.»

Il Roero non pensa più ad altro e ordina a Giovanni di portargli di nuovo -- subito! -- il cappello e il paltò, per uscire.

Ma Lulù, lasciata la mano, gli ha presa, stretta, una falda dell'abito.

-- Senti, Lulù, -- le dice serio il giovinotto con tono più risoluto. -- Tu devi voler bene anche a Giovanni che è tanto buono e che ti farà giocare.

La bimba sta attentissima a quello che dice, non risponde... ma la manina non si stacca dalla falda dell'abito.

-- Lasciami andare: tu stai qui con Giovanni e con... _Titi_; e giocate insieme tutti e tre.

Gli occhioni della bimba gettano un lampo; le sue ciglia s'increspano.

-- Lasciami andare. Torno subito, subito!

E il Roero crede di aver trovato un espediente buono soggiungendo:

-- Vado a prenderti il gelato rosso e le scarpine nuove!

Povero Roero! Non avesse mai detto!

Lulù scoppia in un piatto dirotto; slancia la bambola con ira addosso a Giovanni, poi si butta a un tratto per terra, rotolandosi sul tappeto e strillando:

-- Papà! Papà! Papà!... No gelato! No gelato!... Papà! Papà! Papà!...

Era una disperazione; era una convulsione di grida, di lacrime, di dolore, da rabbia.

Il Roero comincia un po' anche a spaventarsi:

-- No! No! No!... Lulù! Ma Lulù! Resto qui!... Resto qui con te!

-- Papà!... Papà! Papà!... No gelato!... Papà!

Il Roero non sa più che cosa fare, prega e supplica:

-- Non esser cattiva, Lulù, la mia Lulù! Non piangere più!... Calmati!... Il papà verrà domani! Lo vedrai domani!... Intanto resterai con me! Sempre con me!

-- Il padrone ha trovato il suo bel da fare, -- mormora Giovanni sottovoce, senza più cercare di avvicinarsi alla bambina, che continua a piangere, a strillare e a rotolarsi per terra.

-- Può farsi anche del male! Che non batta la testina contro qualche mobile!

-- Vuoi che lo mandi via Giovanni?... Sì! Lo manderò via!... Va via! -- Poi, più piano, il Roero soggiunge al servitore: -- Va dal signor Olivieri... che venga subito! Che venga a vedere, ad aiutarmi!

Appena uscito Giovanni, le strida, le convulsioni, cominciano a calmarsi e Lulù si lascia di nuovo prendere in braccio dal Roero. A poco a poco i singhiozzi si fanno più radi, i begli occhi tornano a fissare il Roero... poi ad un tratto stende la manina per riprendere _Titi_.

Il Roero, tenendo Lulù sempre in braccio, si china, prende la bambola e gliela dà.

-- Cattiva, _Titi_? -- Domanda la bimba sorridendo.

-- Cattivissima! -- Risponde il Roero.

Lulù guarda la bambola, la stringe di nuovo contro il petto, e chinando la testolina, solleva coll'altra mano i capelli e offre ancora al giovinotto il collino da baciare. Poi quando ha ricevuto il bacio, dà la solita scrollatina ai capelli, guarda _Titi_, guarda il giovinotto, e torna a sorridere: ha vinto lei, e s'è rappacificata con tutt'e due!

Che fare?... Bisogna aspettare l'Olivieri. Chi sa che l'Olivieri non le sia simpatico...

-- Mi consiglierà!... Vedremo insieme che cosa si potrà fare... combinare...

Francesco siede sul canapè, e Lulù, sforzandosi colle braccia e colle gambine, si arrampica sui cuscini e gli siede accanto, vicinissimo.

Quell'attaccamento della bambina, così improvviso e così forte, finisce però col commuovere il Roero e anche, quasi, col lusingarlo, per quanto gli renda impossibile in quel momento di correre da Stefania.

-- Andrò più tardi... e forse è meglio. Meglio così!

Rivede Stefania come l'ha veduta quella mattina sul corso, tra l'Estensi e il Faraggiola, e sente ridestarsi in cuor suo, contro «quella civetta», un impeto d'ira e di gelosia.

-- Meglio così!... Vedrà che non può fare di me tutto ciò che vuole!... Capirà che io non sono senza fierezza, senza dignità, come quelle due marmotte! No! No! Deve chiamarmi ancora molte volte! Deve aspettarmi ancora per un pezzo!

E il Roero ha un sentimento di gratitudine, di riconoscenza verso la bimba, verso la piccola Lulù, che gli ha dato tanta forza... che gli ha impedito di correre subito dalla Fáni, come un imbecille innamorato!

Si volta a guardarla; Lulù è occupata ad avvolgere _Titi_ nel fazzoletto col quale il Roero le ha asciugato le lacrime. È seria, tranquilla, intenta. Egli si china, l'accarezza, poi le rialza colla mano tutti i capelli, e la bacia sulla fossetta morbida e tepida della piccola nuca.

La bimba non si muove: continua quietamente, attentamente a vestire e a svestire la bambola col fazzoletto.

PARTE SECONDA

STEFANIA

I.

I consigli dell'amico.

L'avvocato Olivieri si ferma a Bergamo soltanto fra una corsa e l'altra e si mette subito d'accordo coll'arrendevole marito della signora Canzi, col quale, del resto, s'era già inteso prima per lettera. L'avvocato sborsa un migliaio di lirette tutto compreso, a nome del suo cliente, il cavalier Francesco Roero: cinquecento, per il ritiro della cambiale, un altro centinaio di lire per i due o tre mesi arretrati di pensione; il resto, come si esprime poeticamente il maestro Canzi, «a titolo di sovvenir».

E patti chiari, espressi anche ben chiaramente nella lettera di ricevuta: i coniugi Canzi, si ritengono, colle mille lire, pienamente soddisfatti. Non hanno, nè avranno più niente da dire, nè da pretendere rapporto alla bambina del povero signor Savoldi.

Il maestro, prima di separarsi, fornisce anche gentilmente tutte le informazioni e le notizie, che può dare intorno a Lulù.

-- La piccina è nata a New-York; è stata regolarmente riconosciuta dal Savoldi; ha nome Elena-Maria. La madre, ignota. Una...

Il pudibondo maestro si ferma e lascia indovinare il resto con un sospiro; quindi prosegue mal celando il proprio disgusto:

-- Quando la mia Carlotta, nell'assumere la grave responsabilità dell'allevamento e dell'istruzione della neonata, volle prima chieder conto, naturalmente, anche della madre, l'Americano rispose, scandalizzandomi, con una delle sue più ciniche risate: «Lulù, non ha nessuna madre. L'ho fatta far io di commissione, a prezzi ridotti, alla fabbrica dei bebè Jumeau!...» Era un povero giovine disorientato e stonato!... Non il sentimento della famiglia; nessun rispetto alla società, alle istituzioni; non un principio, almeno, di un culto o di una religione qualsiasi, magari la turca! Niente! Il pandemonio! Soltanto gridare, contradire, distruggere, vituperare! E nessunissima educazione! Io ripetevo sempre, alla mia Carlotta, appunto per tenerla in guardia: costui non lasciartelo entrare in camera così facilmente; non è un gentiluomo, è un soqquadro.

Ritornato a Milano, dopo aver riferito al Roero l'esito del colloquio e le informazioni avute, l'Olivieri, onde meglio rassicurarlo, gli promette di scrivere al console italiano a New-York per identificare lo stato civile con l'età precisa della piccola Elena-Maria Savoldi.

-- Così avrai già provveduto e sarai in regola anche per tutti i casi avvenire, che possano succedere.

-- Sai, -- esclama il Roero, dopo aver stretta la mano e ringraziato l'amico, -- sai che adesso Lulù comincia a non far più capricci e a esser buona con Giovanni e anche con la Luisa?

La Luisa è una bella ragazzotta, una nipote di Giovanni, che il Roero ha preso provvisoriamente per bambinaia.

-- Oggi, per la prima volta, Lulù mi ha visto uscire e non ha fatto tragedie.

-- Me ne congratulo! -- L'avvocato ride allegramente.

I capricci, le scene, le lacrime, il buono o il cattivo umore della bambina hanno ormai una grande importanza per il quieto vivere del Roero. In pochi giorni ella ha finito per entrare, spadroneggiando, nella sua vita, per riempire tutta la sua casa. Lo fa diventar matto; è un vero tormento, una disperazione certe volte, ma lo diverte anche, assai!

Adesso Lulù s'è abituata, dorme in camera con la Luisa; ma la mattina, appena il Roero suona per il caffè, gli portano la bimba in camiciolina sul letto, e ormai egli deve rinunciare all'ultimo pisolo e alla lettura della _Lombardia_ e della _Perseveranza_ per lasciarsi spettinare e pettinare e arricciare i baffi da Lulù. E tutte le mattine, immancabilmente, si ripete il solito giuoco: egli deve prendere _Titi_ con sè, nel suo letto, sullo stesso guanciale, chiuder subito gli occhi, e finchè Lulù comanda, deve fingere di dormire profondamente accanto a _Titi_.

-- Sonno... _Titi._

-- Sì, _Titi_ ha sonno.

-- Buona... _Titi?_

-- Buonissima!

Poi, quando il Roero è nel suo studio a lavorare, Lulù mette su casa sotto la scrivania; vi apre il salotto e la sala da pranzo e fa grandi ricevimenti e grandi inviti a _Titi_.

-- E il papà? -- Domanda l'avvocato al Roero. -- Comincia ad essere dimenticato?

-- No! No! Ma oramai l'ho persuasa che è in viaggio, un gran viaggio, lontano, lontano! Tornerà.... dopodomani. Dopodomani per Lulù è il futuro indefinito. Quando poi fa i capricci e ricomincia ancora col «mio papà, voglio il mio papà», la fo star zitta minacciandola di condurla ad aspettare il suo papà dalla signora Carlotta. Allora -- vedessi! -- aggrotta le ciglia, mi pianta tanto di muso, ma non fiata più.

-- Povera piccina!

I due giovani rimangono per alcuni istanti silenziosi e pensierosi.

Quella bimba, così costante nelle simpatie e nelle antipatie, che ricorda tutto, che vede tutto, alla quale non sfugge una parola, un ette, non avrebbe certo dimenticato tanto presto «il suo papà!»

Ormai, per prudenza, non bisogna più parlare di gelato rosso. Col gelato, Lulù comincia a volere anche il papà e se non si fa presto a distrarla, sono lacrime e strilli.

Anche a proposito delle scarpine nuove c'è stato un po' di pericolo, ma poi la vanità femminile ha finito per avere il sopravvento.

-- Anche il mio papà, ha promesso... belle scarpine... nuove... dopodomani.

-- Sì; anche il tuo papà.

-- Voglio scarpine mio papà!... Scarpine mio papà! Più belle... scarpine del mio papà!

-- Sì cara; molto più belle! Ma intanto queste che hai, bisogna cambiarle. Sono rotte! Sono brutte!... Guarda come sono brutte!

-- Brutte... rotte... brutte... -- continua a borbottare Lulù, ma docilmente allunga intanto i piedini, si lascia mettere le scarpette nuove e dopo, compiacendosene, rimane un pezzo seduta per terra a guardarle, a toccarle, a palpeggiarle, stringendo i piedini colle manucce.

Il Roero si rivolge a un tratto all'Olivieri, domandandogli:

-- E la signora Eugenia, ha poi risposto?

-- Sì. Domattina sei libero, verso le dieci?

-- Sempre; sono sempre libero, tutto il giorno.

-- Allora vengo a prenderti e si va insieme dalla signora Eugenia, per combinare.

-- Speriamo che non dispiaccia a Lulù!

-- Speriamo!

Questa signora Eugenia è la maestra, l'educatrice, l'istitutrice proposta dall'Olivieri.

-- Domattina, alle dieci... -- pensa fra sè il Roero. -- Allora, aspetterò domani mattina.