La Signorina: Romanzo

Part 18

Chapter 183,904 wordsPublic domain

-- Sta bene, quelli sono i conti che mi deve rendere.... il mio dipendente, o se le accomoda meglio, il dipendente del signor Roero, prima di lasciare il servizio e la casa. Guarderò, e non dubito, saranno in piena regola. Ma ci sono ben altri conti da regolare fra me e lei, i conti che un uomo di cuore e un vero galantuomo deve sempre poter rendere al suo benefattore.

-- Benefattore? -- Esclama il Nino Moro, balzando in piedi.

-- Sissignore! Benefattore! -- Ripete l'Olivieri alzandosi a sua volta. -- Oh, no, no, non è il caso di sorridere e tanto meno di sogghignare! Non creda già che io voglia ricordarle i pochi aiuti materiali che posso aver dati a suo padre, i pochi vantaggi che posso aver procurato anche a lei. Ma che! Di tutto ciò, tanto lei, quanto suo padre, si sono già sdebitati col lavoro, coll'attività, colla fedeltà. Ma io, a lei.... Ma io, a te, _a te_, ragazzo mio, ho fatto del bene, del gran bene, non materiale, del bene morale. Io ho consigliato a tuo padre di mandarti a Milano a studiare; io, parlando, discorrendo con te famigliarmente, ti ho dato le mie idee sui diritti e sulla eguaglianza. Sono io, che ti ha aperto, rischiarato l'orizzonte, che ha spazzato via da Lodignola quegli avanzi del medioevo, quegli avanzi del feudalismo che vi regnavano ancora quando tu eri un ragazzo. È per questo, che io sono anche il tuo benefattore e che mi vanto di esserlo, ed è per questo che oggi io ti domando che cosa intendi di fare e in che modo intendi di lavorare. Voglio saperlo e ho diritto di saperlo! Sì, guardami pure: se ti senti del coraggio in faccia mia, anche questo lo devi a me: la tua fierezza, la tua coscienza d'uomo, te le ho date io!

Nino è diventato pallido, smorto, il suo sguardo è smarrito, si perde, il suo respiro si fa sempre più affannoso, vorrebbe rispondere, non può, non sa, ha un tremito, un sussulto.... Finalmente, dopo uno sforzo, balbetta colla voce rotta, rauca:

-- Lo ha detto anche lei.... Il mondo non può più andar avanti così!

-- Ma non l'ho detto per me! L'ho detto per gli altri... Pei molti altri che soffrono assai più di me... e di te.

-- Lei non può sapere come soffro io! Quanto soffro io!

Lo sguardo vivo rilucente dell'avvocato sembra spegnersi in una malinconia profonda. Egli ha un lungo sospiro, poi riprende:

-- Chi sa?... Forse potrei anche saperlo... più assai che tu non creda! Mettiti, per altro, ben in mente, che il mondo non potrà mai cambiarsi... come intenderesti tu. Al mondo ci saranno sempre delle belle ragazze che bisogna assolutamente dimenticare... perchè non si potranno mai sposare.

Il Nino Moro irrigidisce, aggrotta torvo le ciglia.

L'Olivieri gli si avvicina e gli prende una mano, affettuosamente.

-- No, non irritarti, non l'ho detto per offenderti!... E continuo a darti del tu, come a un mio figliuolo. -- Poi soggiunge con voce più sommessa: -- Finchè al mondo ci saranno degli innamorati, ci saranno sempre dei felici e degli infelici. Coraggio, ragazzo mio! Finora hai agito da galantuomo, da uomo dignitoso e forte; continua così. Tu ami e non sei riamato? Ebbene per il momento sarà anche una disgrazia, ma non renderla più grande, forse irreparabile... E sopra tutto, ricordati, che questa disgrazia tua non diventi una disgrazia per nessun altri, nè per tuo padre, povero vecchio, che per te s'è levato il pane di bocca e che ti adora come il suo Dio in terra... e neanche per un'altra persona..... Specialmente per lei, se proprio le vuoi bene: per la signorina Elena.

Solo a sentire quel nome semplice e chiaro, «signorina Elena», il povero Nino scoppia in un pianto dirotto.

-- Su! Su! Calmati! Coraggio! Sii uomo! -- L'Olivieri a sua volta, allo spettacolo di quel dolore, alla vista di quelle lacrime, si sente sossopra. -- Vivaddio, sii uomo!.... Quanto più si soffre, tanto più bisogna esser forti!

Il Nino Moro ha un impeto di rivolta contro sè stesso. Si asciuga le lacrime coi pugni chiusi, con dispetto, con rabbia:

-- Sissignore... ha ragione lei; e anch'io, posso giurarlo, ho sempre pensato così: dev'essere una disgrazia soltanto per me. Per questo non sono più tornato alla Casa Vecchia, per questo rimanevo nascosto, non mi lasciavo più nemmeno vedere. Ma il signor Francesco, lui, non doveva mai fare ciò che ha fatto.

-- Il signor Francesco? -- L'Olivieri non capisce. -- Che cosa ha fatto il signor Francesco?

-- No! Non aveva nessun diritto! Sono il figlio del suo fattore, questo lo so e non l'ho mai dimenticato. Ma, come dice anche lei, signor avvocato, sono un uomo anch'io e, lo ripeto, il signor Francesco non aveva nessun diritto di trattarmi... come mi ha trattato!

-- Ma, insomma, che cosa ha fatto?

-- Mi ha mandato via dalla mattina alla sera, mi ha mandato a Casalpò con una scusa qualunque, perchè a Lodignola... gli davo ombra.

-- In questo ha agito prudentemente! Ha fatto quello che, al suo posto, avrei fatto anch'io. Ti ha allontanato per distrarti, pel tuo bene.

-- Nossignore! Soltanto... perchè gli davo ombra.

-- Appunto, e lo approvo. Una ragazza, specialmente in un piccolo paese, è tenuta d'occhio, è subito compromessa. Basta un'imprudenza da parte tua anche involontaria, per far succedere dei pettegolezzi, dei guai. Il signor Roero ha l'obbligo di tutelare e di guidare la signorina Elena perchè è come suo padre.

-- Ma che padre! Creda a me! C'è una bella diversità! Ah! Ah! Suo padre!

Il giovinotto dà in una risata ironica e l'Olivieri lo guarda attentamente.

-- Suo padre? Comincia alla mattina a caracollare sotto le sue finestre a cavallo! Poi, tutto il giorno alla Casa Vecchia, a colazione, a pranzo, a insegnarle a giocare al _tennis_, a montare a cavallo; poi passeggiate, scarrozzate, anche di sera, col fresco e colla luna...

L'Olivieri lo interrompe indignatissimo:

-- Basta così! Non ti permetto più una sola parola! La signorina Elena aveva quattro o cinque anni quando le è morto il padre, e il signor Francesco l'ha sempre tenuta come una sua figlia!

-- Ma in tanto tempo che la signorina è stata a Lodignola, chi lo ha mai visto il signor Francesco? Ha aspettato che avesse... diciannove anni... a diventare suo padre!

L'Olivieri si arrabbia anche di più, non già contro il Nino, ma adesso contro Francesco.

-- Quello là crede di essere a Milano, -- pensa tra sè, -- di poter fare come a Milano, di portare a Lodignola gli usi di Milano! Balordo e leggero! Crede ancora di giuocare con... Lulù... e non si accorge nemmeno che adesso Lulù è diventata una signorina di diciannove anni!

Tutte le ragioni che ha per non dubitare del Roero, l'Olivieri le espone con tanta persuasione, con tanta sicurezza, che il giovinotto comincia ad esserne scosso, poi finisce a persuadersene.

-- Ma non sai che il signor Francesco ha due anni più di me?... E che ha altro in mente, caro mio, che le ragazze? Perchè è venuto a Lodignola?... Te lo dico io, perchè lo so... Cioè, no... A cagione di certi riguardi che doveva mantenere! Perchè a Milano per un po' di tempo... non era il caso! Adesso vedrai! In due o tre giorni sparirà di nuovo da Lodignola... e non si vedrà più! Ma diventi matto?... Sei diventato matto!

L'Olivieri questa volta scoppia in una grande risata che scende come balsamo nel cuore del Nino Moro.

-- Il signor Francesco far la corte alla signorina Elena?... Lui, più vecchio di me! Con due anni più di me!

L'Olivieri continua a ridere, ma la sua stizza contro il Roero si fa più viva.

-- Mettersi a fare l'elegante, il _lion_ a Lodignola, come a Milano!... Che senza testa! Non vuol mai decidersi a diventar vecchio... e ha due anni più di me.

L'avvocato si rivolge ancora al Nino Moro, e gli aggiunge qualche parola, sempre per persuaderlo, per calmarlo, per rabbonirlo.

-- Adesso va via, e domani a quest'ora, anzi un po' più tardi, dopo le quattro, torna qui da me. Devi restare a Milano, in questo sono d'accordo, e non dubitare: sei giovine... passerà. Oppure... resterà, non come un dolore, ma come una poesia, la bella poesia della prima giovinezza che si diffonde poi per tutta la vita. E amerai ancora, e più fortemente. Sì, sì. Credilo a me. È il tuo primo amore, questo! È come il sole che tramonta tra le nuvole, ma che risorge alla mattina a cielo sereno. Quello che porta con se tutte le illusioni, non è il primo, è l'ultimo amore, l'ultimo raggio che serve solo a mostrarci... il gran buio che ci sta dinanzi e dintorno.

L'Olivieri si interrompe, tace un momento, poi si sforza e riprende a parlare con foga, riscaldandosi mentre accompagna il Nino Moro fin presso l'uscio:

-- Torna domani. Discorreremo. Sì, sì, devi restare a Milano, devi lavorare per te... e per gli altri. E ti guiderò un po' anch'io! Anzi, lavoreremo insieme... non subito... quando sarai più calmo, più tranquillo, quando comincerai a dimenticare. E ricordati... per lavorare per gli altri... come intendiamo noi, non bisogna avere l'odio nel cuore, bisogna avere l'amore. È coll'amore, non coll'odio che si può riuscire a fare qualche cosa di buono, di bello ed anche di grande a questo mondo!

VI.

Gelosie.

Uscito il Nino Moro, l'avvocato continua a passeggiare su e giù per lo studio, arrabbiandosi, con degli scatti improvvisi contro il Roero.

-- E pensare che ci fu un tempo in cui io l'ho creduto davvero un uomo d'ingegno! Non è mai stato altro che un egoista, un gaudente!... Nient'altro!

Soffia, sbuffa, gira, rigira, si tira la barba, poi scatta di nuovo:

-- Si fa menare per il naso dalla baronessa Arcolei per tutta la vita e nei brevi intervalli si diverte, povero Dodò, a fare il gingillone colle celebrità internazionali dell'_Eden_, o a fare il papà con Lulù, dimenticandosi che gli anni passano e che Lulù è diventata la signorina Elena! Testa vuota, inconcludente! Uff!... Che testa leggera!... E quella candida innocentona della signora Eugenia che continua ad ammirarlo, estatica, a bocca aperta! E anch'io che aspetto adesso a persuadermene, e ne ho fatto un grand'uomo a scartamento ridotto, per Lodignola! Ha ragione il Nino Moro! In tanti anni non si è mai fatto vedere, ma ora che la bimba è diventata una ragazza, una signorina, capita d'improvviso alla Casa Vecchia, e vi prende domicilio! Ha ragione il Nino Moro!...

A questo punto l'Olivieri non soffia più, non sbuffa più: sospira profondamente.

-- Eh sì!... Proprio vero quel che ha detto la signora Eugenia... Nino è giovine, ha ragione, è innamorato, è nel suo diritto... E in fondo è anche un bravo giovine, onesto, intelligente, abbastanza educato. Forse ci siamo spaventati troppo... e forse siamo noi, invece, dalla parte del torto. Io specialmente!... Balordo e leggero anch'io!... C'è stato un momento in cui, proprio, avevo perso la testa!

L'Olivieri si ferma su due piedi, pensieroso: l'espressione del suo volto cambia a un tratto: non è più acceso dall'ira; s'è fatto smorto, coi segni di una grande angoscia. Gli appaiono sotto gli occhi due lividi, si fanno profondi, scendono giù giù, infossando le gote, tra la barba folta e grigia.

-- Proprio; avevo perso la testa!... Volevo persino farmi bello, per piacerle, brutto come sono!... Brutto, colla testa mezzo pelata... e vecchio. Sì, vecchio, perchè lei è la giovinezza, la vita, il sole, ed io, in confronto, non sono che un povero tizzone spento... Eh! Quando si perde la testa, si diventa ragazzi; peggio: si diventa cattivi! Con quel povero Nino, sono stato cattivo. In fine, è un bravo giovine ed anche un bel giovine. Non è ricco, ma ha coraggio ed ha carattere.... Chi sa?... Forse la felicità di Elena è proprio riposta lì, in quel buon ragazzo che l'adora!... Non ha una grande finezza di modi, ma ha la finezza del cuore! Dunque, perchè no? Perchè tanto spaventarsi? Perchè è figliuolo d'un fattore?... E anche la signorina Elena, in fine, di chi è figlia? Ella stessa conosce la sua condizione e non si lascia ingannare. È una ragazza di testa... buona... brava... cara. Ma per ora, fortunatamente, è ancora una bimba... dunque... Non ci pensa lei? Non pensiamoci noi. Per altro, se venisse a sapere che il povero Nino s'è disgustato con suo padre e minaccia di rompersi il collo per amor suo... Bisogna avvertire subito subito la signora Eugenia, per via di quella chiacchierona della Luisa!... Elena non deve saper niente. Mai niente! Intanto, è troppo presto per maritarla... e poi, così bella... È una vera bellezza... Intelligentissima... coltissima... Che occhi maravigliosi, e che capelli, quanti capelli!... No, no, no! Altro che un mezzo contadino di Lodignola!... A suo tempo un grande matrimonione, deve fare!

L'avvocato respira più liberamente, il suo viso si rischiara:

-- A suo tempo, fra qualche anno, farà un grande matrimonione. Sicuro! Basta, per altro, che quel bel tomo di Francesco... non faccia sciocchezze! Lodignola non è una capitale! I piccoli paesi sono invidiosi, pettegoli, maligni. Guai! Colle ragazze non si è mai prudenti abbastanza! Io, per esempio, sono stato sempre pieno di riguardi. Lui, invece, di mattina, di sera, sempre alla Casa Vecchia; si ferma a cavallo sotto le finestre! È diventato matto?

A questo punto, il giovine di studio, che stava copiando a un tavolino nell'anticamera, spalanca l'uscio annunziando festosamente il signor Roero, che si presenta sorridendo, con un gran fiore all'occhiello e coll'aria dell'uomo felice e soddisfatto.

-- Bravo l'amico! Bravissimo! Non ti fai più vedere a Lodignola!

Il Roero entra e, subito, nel dar la mano all'avvocato capisce che è in cattiva luna, ma non vi bada e continua allegramente:

-- Vengo a tirarti le orecchie anche per conto delle nostre signore della Casa Vecchia!

L'Olivieri gli dà un'occhiata di traverso, sembra che anche i peli ispidi della barbaccia si rizzino minacciosi contro Francesco.

-- Le orecchie, invece, dovrei tirarle io a te. Le orecchie si tirano ai ragazzi, e tu, a Lodignola, ti sei condotto come un ragazzo.

Francesco non ride più... Si avvicina d'un passo fissando l'avvocato:

-- Cioè?

-- Cioè... hai dimenticato che Lodignola non è Milano, e che la signorina Elena non è più Lulù!

-- Io non dimentico mai niente, nemmeno i diritti della tua vecchia e buona amicizia, compreso quello di sfogarti con me quando sei di cattivo umore! Ma non mettiamo in ballo la signorina Elena, te ne prego. Questo no!

L'avvocato fa un passo, un gesto di collera; poi cerca di frenarsi:

-- Non sono io che la metto in ballo. È la gente.

-- La gente? Che c'entra la gente? Elena non appartiene che a me. Io l'ho avuta da suo padre, io me la son tenuta; è come mia. Che c'entra la gente?

-- C'entra... in quanto... C'entra benissimo, perchè la gente, anche a Lodignola, ha gli occhi per vedere e la lingua per parlare.

-- Vedere che? Parlare di che cosa? Nessuno ha il diritto di intromettersi ne' fatti miei.

Il Roero alza la voce e l'Olivieri grida più forte:

-- Se non ha questo diritto, ha però ragione di pensare che è per lo meno... strano, il paterno zelo che ti ha acceso tutto d'un tratto per la signorina Elena... alla quale hai sempre provveduto, questo è vero, ma della quale finora non ti eri mai curato. Hai aspettato che avesse... quasi vent'anni a farle il papà.

L'avvocato ride nervosamente e, daccapo, gira e rigira, soffia e sbuffa.

Francesco, al contrario, invece di arrabbiarsi di più, si calma. Egli ormai è convinto che l'avvocato ha proprio un po' di bruciore per la signorina Elena, e in cuor suo lo compiange: -- Povero diavolo! Come è sempre sfortunato ne' suoi innamoramenti! -- Inoltre, quel giorno, egli non vuole arrabbiarsi, non vuole aver scene spiacevoli. Si sente di buon umore e desidera tornare a Lodignola di buon umore. Siede sul canapè, dondolando una gamba sull'altra.

-- Ciò che tu dici, può anche sembrar vero alla gente che non sa, che non mi conosce. Certo, io non mi sono occupato direttamente dell'educazione di... Elena; ma avevo la coscienza, e ormai ne ho anche la prova, di averla affidata a buone mani. Se poi, finora, non mi son fatto quasi mai vedere, tu meglio di qualunque altro, ne sai il perchè. Tu sai che molte volte, ciò che più di tutto avrei desiderato di fare, non ho potuto farlo.

Fra i due c'è un lungo silenzio. Anche l'Olivieri siede sul canapè e riprende per il primo il discorso, ma con tutt'altro tono:

-- Io so benissimo quanto il tuo cuore buono, affettuoso, generoso, ti ha sempre consigliato per la... signorina. So benissimo, meglio di chiunque altro, che, da vicino o da lontano, tu sei sempre stato per lei un padre... sì, un vero padre. A me, certo, non sarebbe mai venuto in mente di fare osservazioni, perchè ora tu passi le tue giornate colla signorina, e vai spesso, a piedi o in carrozza, di mattina o di sera, colla signorina. La cosa per me è semplice, naturalissima, innocentissima. Figurati!.. Ma può esserlo soltanto per me che ti conosco a fondo e che conosco a fondo i fatti tuoi. Per tutti gli altri, per tutti coloro, appunto, che non sanno come realmente stieno le cose... capirai, ti vedono arrivare da un momento all'altro, e ti vedono subito quasi domiciliato alla Casa Vecchia... la signorina è piuttosto... appariscente; anche tu dai nell'occhio... e si fanno supposizioni.

-- Irragionevoli! -- Interrompe Francesco, sempre dondolando la gamba ed ammirandosi la punta del piede.

-- Irragionevoli! -- Ripete l'Olivieri che trova la parola giustissima.

I due amici non si guardano ancora bene in faccia, ma l'astuccio delle sigarette passa amichevolmente dall'uno all'altro.

-- Irragionevolissimi, siamo d'accordo. Ma quando mai, caro Francesco, i gelosi sono stati ragionevoli?

-- I gelosi? Come i gelosi?... -- La gamba del Roero si abbassa di colpo, il suo occhio ricomincia a intorbidarsi. -- Che c'entrano i gelosi?

-- È stato qui, adesso, il Nino Moro. È andato via poco fa.

Il Roero balza in piedi e istintivamente stringe col pugno il bastoncino in atto minaccioso.

-- È stato forse quel villano che si è permesso di fare osservazioni sul conto mio? Punto primo, chi gli ha dato il permesso di muoversi da Casalpò?

Si alza anche l'avvocato.

-- Il permesso, caro mio, se lo è preso, senza domandar niente a nessuno.

-- Va bene. Stasera, appena arrivato a Lodignola, parlerò io con suo padre!

-- È inutile. Si è diviso da suo padre e si è stabilito a Milano.

-- Si è stabilito a Milano? Francesco ride ironicamente. -- Bravo!.... Uno spostato di più!.... Ce ne son tanti!

-- Scusa, -- ribatte l'Olivieri, -- un giovane onesto di più: e non ce ne son molti.

-- Onesto?... Lo vedremo alla prova. -- Il Roero diventa lui adesso, pallido e nervoso.

-- Alla prova?... Lo abbiamo già visto, -- insiste puntigliosamente l'avvocato. -- Invece di avvicinare la ragazza, invece di tentare di scaldarle la testa, d'imporsi, si è subito allontanato: è scomparso.

-- Bel merito! Non è del tutto uno sciocco! Lui! Un mezzo contadino! Capisce troppo che se Elena si fosse accorta di qualche cosa, ne avrebbe fatto una risata!

L'Olivieri continua, più che mai ostinato, più che mai insistente:

-- Eh, chi lo sa? Anch'io potrei essere di questo parere.... ma non lo giurerei! Con le ragazze non si può mai giurar di niente! Del resto, vedremo.

-- Come, vedremo? -- Francesco torna a perdere le staffe: invece l'Olivieri si mostra pacato, tranquillo, sorridente.

-- Vedremo. Della rottura del Nino Moro con suo padre, della sua partenza da Lodignola, si parlerà... e, chi sa mai?... Sono cose che potrebbero anche far colpo sulla signorina Elena. Nella guerra d'amor vince chi fugge! -- L'avvocato dice il proverbio cantarellandolo.

-- Elena non lo saprà. Non sentirà mai a parlare del Nino Moro!

-- No?... Ma tu allora non sai che cosa sono le ragazze!

-- Ci siamo noi a sorvegliarla! Io e la signora Eugenia.

-- Sorvegliare... una ragazza?

Francesco riesce ancora a frenarsi, per miracolo.

-- Si direbbe che tu fai apposta per farmi dispetto.

-- Dispetto? -- Ripete quell'altro, con un tono di maraviglia esagerata. -- Perchè dispetto?

-- Per lo spirito di contraddizione! Perchè tu, quando cominci a contradire non sai più quello che dici, o dici, e sei capace anche di sostenere, le peggiori assurdità.

-- Non è un'assurdità, niente affatto, il dubitare che la signorina Elena possa innamorarsi del Nino Moro.

-- Ma diventi matto! -- Vorrebbe mettersi a ridere anche il Roero... e non ci riesce! Fa solo smorfie. -- Tu, vecchio mio, sei diventato matto!

-- E tu sei diventato troppo.... savio! Fino al punto di non voler ammettere che una ragazza non possa perder la testa per un giovinotto, per un bel giovinotto, e già innamorato di lei, innamorato morto!

-- Ma è il figlio del mio fattore!

-- Che importa? È onesto, è intelligente, è un bravo giovine.

-- Ma non sai che la signorina Elena.... sarà ricchissima? Sarà lei la mia erede... di tutto? Che è mia, mia; perchè l'ho avuta da suo padre?

-- L'hai avuta da suo padre per farla felice, non per farla ricca!

È proprio vero: l'avvocato sembra lo faccia apposta a insistere, a contradire, per far dispetto a Francesco. È sempre sorridente e cammina per lo studio, dondolandosi, con una cert'aria quasi di trionfo.

-- Del resto, caro Francesco, devi sapere che la signorina Savoldi, -- è la prima volta e non a caso, che l'Olivieri, con astuzia da avvocato, la chiama col nome del padre, -- devi sapere che la signorina Savoldi conosce la sua condizione benissimo e ragiona, in proposito, con più logica di noi. Sai che cosa ha detto un giorno alla signora Eugenia? «Io non voglio maritarmi. Io resterò... come lei! Una ragazza che non sa nemmeno chi sia, dove stia la sua mamma, difficilmente trova un buon partito».

-- Appunto: nella sua logica, ha parlato di un buon partito. E tu, la gran testa quadra, troveresti che il Nino Moro sarebbe un buon partito?

-- Tutto sommato, il giorno in cui la signorina Elena lo amasse, come lui ama lei... sì!

Il Roero si alza e prende il cappello per andarsene.

-- Va bene, va bene. Ho capito. Tu, non so il perchè, vorresti attaccar lite: io, invece, non ne ho voglia e me ne vado. Ti saluto!

-- Buon viaggio! Una sola raccomandazione. Ne ho forse il diritto. Finora, hai sempre permesso anche a me di occuparmi un po' della signorina. Dunque, giudizio. E bada di non essere tu, colle tue imprudenze, a farle perdere poi le occasioni del famoso buon partito!

Questa volta ride allegramente anche il Roero e riesce a far montare la mosca al naso all'avvocato.

-- Ma a sentire tutte le tue raccomandazioni e a vederti così eccitato, così fuori di strada, si potrebbe quasi dubitare di aver a che fare con un.... geloso.

-- Ridi pure!.. Tutte le cose irragionevoli fanno ridere. Ho riso anch'io, poco fa, e molto, vedendo il povero Nino geloso.... di te!

-- Per caso, spieghiamoci chiaro, avresti davvero l'intenzione di offendermi?

-- Per offenderti, avrei dovuto trovare la cosa verosimile e crederti capace, durante gli intervalli che ti son concessi da donna Stefania, disvagarti... trattando leggermente, scherzando con ciò.... che dovresti avere di più sacro al mondo!

Francesco si avvicina all'Olivieri fissandolo: ha una faccia così stravolta da far paura.

-- Basta! Finiamola! Non ti permetto più una parola. Io avevo molti obblighi con te. Li ricordo ancora in questo momento.... e ti perdono. Siamo pari! Addio! -- E se ne va.

Egli non parte più alle tre, parte la sera, tardi. Si è troppo arrabbiato e uscendo dallo studio dell'Olivieri fa il proponimento di non tornar più a Lodignola.

Invece di andar subito a casa, passa dal _Club_, a vedere se il Faraggiola e l'Estensi, o almeno uno dei due, fossero a Milano. Avrebbero combinato di partire insieme per Zermatt, subito. Bisogna far presto; ormai la stagione è inoltrata.

-- Non voglio più tornare a Lodignola!

È furibondo contro tutti, anche contro Elena: anzi, sopratutto contro Elena. Solo donna Stefania non suscita le sue ire perchè non gli passa neanche per la mente.

-- Non voglio più tornare a Lodignola! No!... E la roba d'estate? Gli abiti di montagna? Sono a Lodignola. Come si fa?..... Farseli mandare? Impossibile! Patrizio è troppo bestia!