Part 14
Ebbene, la signora Eugenia, coll'aiuto morale dell'Olivieri e coll'aiuto materiale del signor Francesco, si è assunta, nel nome di questi, l'applicazione pratica, quotidiana, e illuminata della giustizia e della provvidenza.
Senza sapere affatto che l'istituzione va maturandosi, compone una specie di collegio di probiviri, fatto delle persone più autorevoli del paese, le quali esaminano e compongono i dissidi e impediscono le spogliazioni, fissando con energica e intelligente equanimità i rapporti fra imprenditori e salariati dell'industria agricola.
Destando così le buone volontà intorno a sè, e sempre coi consigli dell'Olivieri, l'antica direttrice delle scuole di S. Celso porta un aiuto efficace all'istruzione, oltre le classi elementari, perchè i ragazzi dei contadini, dai dieci anni in su, non ritornino a mano a mano all'ignoranza e all'avvilimento di prima. Quindi lezioni e scuole serali, domenicali, invernali, quindi diffusione di buoni libri nelle case, libri di educazione, e libri d'istruzione agraria, istruzione pratica pei giovinetti, e infine creazione del podere «Francesco Roero», un podere modello, vastissimo e ricchissimo, ove si provano tutti i progressi dell'agricoltura, nuove macchine, nuove colture, nuovi sistemi. Al podere vanno annessi, mercè l'Olivieri, un gran caseificio cooperativo, e una latteria sociale.
Lodignola, così trasformata, non può più essere il borgo perduto tra i campi, al quale non si arriva che colla diligenza. Deve essere congiunta a Milano col tram a vapore, ed è per ottenere questa nuova linea che da un paio d'anni l'Olivieri non si dà pace.
La casa vecchia di babbo Roero a Lodignola... è un po' la casa del Governo. I vari rami dell'amministrazione di quel minuscolo Stato della filantropia moderna risiedono nella casetta bianca, sull'alto della collina. Lassù vengono divise le varie ingerenze, di là partono gli ordini, e all'occorrenza i soccorsi. Tutto ciò che si riferisce alle scuole, all'istruzione, al personale del caseificio, dipende direttamente dalla signora Eugenia e dalla signorina Elena: il resto è sotto la giurisdizione speciale dell'avvocato Olivieri. Segretario e _factotum_ delle signore, come dell'avvocato, è il figlio del fattore, un bravo giovinotto e anche un bel giovinotto, un po' rustico di modi, ma attivo e intelligente, e che tutti a Lodignola chiamano il Nino Moro per la faccia bruna e i capelli folti e crespi come un africano. Il Nino Moro che ha finito l'Istituto tecnico a Milano, è tornato a Lodignola col cappello a cencio sulle ventitrè, la cravatta rossa e la testa intronata e confusa da molte idee mal digerite sul patto sociale, la lotta di classe e il collettivismo marxista. Idee poi che invece di diventar chiare e ordinate, fermentano sempre più bislacche nel suo cervello, per la vicinanza appunto della signorina Elena Maria, della quale il povero Nino comincia a innamorarsi in segreto, disperato e rabbioso contro le ineguaglianze sociali.
Sono due i cuori che ardono segretamente per la signorina e se, fra tante fiamme, la buona e candida signora Eugenia pur rimane all'oscuro, Elena invece ha indovinato subito e perchè l'avvocato diventi sempre più brontolone e permaloso e perchè il Nino Moro si faccia sempre più fosco e più... collettivista!
-- Ho capito! -- Pensa Elena, sorridendo birichina come Lulù. -- Ho capito! Io non sono nata per mettere gli uomini di buon umore!... Oh, se potessi rendere un po' rabbioso anche quell'altro!
Sente una soddisfazione intima, segreta, anche un po' egoista per quel suo potere, per quel forzato omaggio che vien reso da due uomini, i soli che l'avvicinino, alla sua bellezza ed al suo fascino; e ne gioisce, ma fantasticando dietro a quell'altro che non vede più e che pure un giorno, presto o tardi, dovrà rivedere....
Però non ha da rimproverarsi la minima civetteria. Capisce tutto, ma gli altri due credono invece che non abbia capito niente. Onesta e fiera, non lascia nè vuol lasciar sussistere il più leggero inganno. Sempre Lulù e nient'altro che Lulù per l'Olivieri; sempre la signorina, buona, affabile, gentile, ma sempre la «signorina» per il Nino Moro.
Grandi affari vanno maturandosi in quei giorni nella casa vecchia: la linea del tram a vapore da Lodignola a Milano, e la festa dei saggi scolastici e delle premiazioni. Per il tram, l'avvocato Olivieri, aiutato anche in questo dal Roero, ha già costituito il Comitato promotore e ha quasi raccolto tutto il capitale in azioni, mentre il Nino Moro ha lavorato e corso intere settimane cogli ingegneri, per fissare e rilevare il primo tracciato della strada. La signora Eugenia e la signorina Elena sono invece in grandi faccende per la festa delle premiazioni.
È vicina l'ora del pranzo; si aspetta da Milano l'Olivieri, il quale deve aver conferito appunto col signor Francesco pel tram a vapore, e nella saletta da pranzo, le signore danno gli ultimi ordini alla Luisa, che in quei dieci anni è diventata lunga e magra come una pertica, ha sposato Giovanni ed è già rimasta vedova... e chiacchierona.
La signora Eugenia è seduta alla scrivania e discute animatamente con Elena a proposito dei premi. La signora Eugenia vuol dar libri; la signorina Elena, che è la passione di tutte le ragazze di Lodignola, vuol dare vestiti; la Luisa, come sempre, senza mai volerne convenire, è del parere della signorina.
-- Un bel libro è sempre il più bello dei premi! -- Sentenzia la signora Eugenia, alzando la testa dai conti e accomodandosi gli occhiali che non le vogliono stare sul nasino profilato.
-- Bel premio, un libro da studiare! -- Esclama ridendo la signorina Elena.
-- Un premio ha da essere un premio e non un castigo! -- Brontola la Luisa, levando la tovaglia e i tovaglioli dalla credenza.
La signora Eugenia fa un moto di stizza, si distrae, perde il filo della somma che sta facendo, torna da capo scrollando la testa, bisbigliando i numeri a fior di labbro e segnandoli colla punta del lapis. Poi si toglie dal viso gli occhiali e si volta.
-- Non si tratta già di regalare un libro soltanto di studio, un libro noioso!
-- Oh scusi sa! -- Ribatte ancora la Luisa. -- In confronto di un bel vestito, tutti i libri sono noiosi!
-- Sta zitta! Non sai niente e non capisci niente!
Elena ride -- Ha già fatto la scelta la mammetta!... Sai Luisa?... La mammetta ha già fatto la scelta! Dica un po'... -- Ed Elena, sempre ridendo, si avvicina alla signora Eugenia che per precauzione torna a levarsi gli occhiali. -- Dica un po', ha deciso tra i divertentissimi _Ricordi di Massimo D'Azeglio_ e i _Promessi Sposi_?...
-- Un bel vestito per trovarselo lo sposo, altro che _Promessi Sposi_! -- Mormora ancora la Luisa.
La signora Eugenia aggrotta un momento le ciglia ed Elena al solito, le salta addosso coprendola, soffocandola sotto i baci, mentre continua a ripetere cantando: -- La mammetta si arrabbia! La mammetta va in collera! Va in collera! Va in collera!
-- Gli occhiali! Sta attenta! Gli occhiali! -- Geme la signora Eugenia alzando la mano cogli occhiali. Poi, quando Elena è stanca, si sforza per tornar seria ed assume un tono severo che non fa paura a nessuno.
-- Coi baci... non devi creder sempre di accomodar tutto e di farti perdonar tutto! Questa volta hai torto, tortissimo. Anche tu dovresti invece aiutarmi nel far loro amare i libri!
-- Sicuro, ma per farli amare, bisogna farli desiderare!
In quel punto, una carrozza entra nel cortile.
-- L'avvocato! L'avvocato! -- Elena corre alla finestra a vedere e poi si volta verso la signora Eugenia: -- È proprio l'avvocato! Faremo giudicare dall'avvocato!
-- Brava! Un altro famosissimo per darti torto! -- La signora Eugenia sorride colla sua ironia bonaria, chiude nel tiretto della scrivania i libri dei conti e si alza per andare anche lei alla finestra a salutare l'Olivieri.
-- Ben arrivato! Bravo! È stato di parola! Lo si aspettava a pranzo!
L'avvocato che sta per scendere dal legnetto alza gli occhi verso la finestra, levandosi il cappello.
-- Non ho ragione? -- Gli domanda Elena ad alta voce. -- Non è vero che per farsi amare bisogna farsi desiderare?
-- Oh, ci vogliono tante cose per farsi amare!
L'Olivieri, che al primo vedere la fanciulla aveva sorriso, torna serio a queste parole e quasi imbronciato, scende pesantemente dalla carrozza. Non ha ancora quarant'anni, ma è molto invecchiato. È troppo grasso, colle spalle incurvate, comincia a diventar calvo, ha la barba folta, rotonda, brizzolata.
Sono corse tutte giù per incontrarlo e fargli festa, ed anche la Luisa per prender la valigia e l'altra roba.
Corre per staccare il cavallo anche Nicodemo, un ometto ancora rubizzo, l'ortolano, il giardiniere, il cocchiere, ed anche il servitore della casa vecchia.
È una folata di voci allegre, di risa, di saluti, che circonda l'Olivieri, mentre egli leva dalla carrozza prima i pacchi e i pacchettini inerenti alle commissioni eseguite a Milano, poi le ceste e le scatolette dei regali che l'avvocato porta alle signore.
-- Ti sei ricordato i cioccolatini di menta? -- Gli domanda Elena, sempre un po' golosa.
L'avvocato la guarda di traverso, e presentandole un'enorme scatola di dolci, borbotta come se le offrisse del veleno:
-- Qui ci sono cioccolatini di menta, cioccolatini di vaniglia, cioccolatini d'arancio, cioccolatini al pistacchio, al croccante, al caffè, al rosolio...
-- Che bravo! -- Elena prende lo scatolone con un salto di gioia. -- Ma guarda se mi devi regalare tante dolcezze... con quella brutta faccia!
L'avvocato non può a meno di ridere e ride anche la signora Eugenia.
Elena lo afferra per il soprabito e subito gli sottomette il gran quesito del premio: il libro o l'abito.
Povero Olivieri! Ha vicino quel bel visetto, quegli occhi, quei capelli, quella bocca, sente quel profumo caldo dei diciott'anni..... Come potrebbe darle torto? Anche lui vota per il vestito, poi, sentendo la Luisa che dall'alto della scala chiama: «In tavola, signori!», passa nella stanza terrena riservata a lui nelle gite frequenti a Lodignola per lavarsi in fretta e darsi una spazzolata.
Quel giorno l'Olivieri, oltre le provviste e i regali, ha portato molte novità.
È stato dal Roero ed è soddisfattissimo della visita. Ne parla subito, mentre rigirando il cucchiaio nella scodella, lascia che la minestra raffreddi:
-- Ormai, per la linea del tram, siamo in porto. Ho con me l'atto costitutivo della Società. Francesco questa volta ha fatto miracoli! Mi ha procurato una grande quantità di firme e tutte di persone influentissime. Ora tocca a noi, per le altre, qui nei paesi interessati. Il Nino Moro è stato avvertito del mio arrivo?
-- No, -- risponde la signora Eugenia. -- Credevo sempre di vederlo, e invece sono tre sere e anche più che non si fa vivo.
-- Bisognerebbe farlo chiamare.
-- Da un po' di tempo quel ragazzo mi sembra cambiato. Una volta era sempre qui, adesso invece bisogna mandarlo sempre a cercare!
-- Già! Precisamente! -- L'Olivieri approva col capo la signora Eugenia. -- Anch'io lo trovo molto cambiato! È diventato irascibile, puntiglioso... Una volta capiva le cose per aria, adesso non capisce più un'acca e in compenso risponde di traverso.
Tutti e due, l'Olivieri e la signora Eugenia, guardano un momento Elena, come in atto d'interrogarla, di sentire in proposito anche il suo parere. Ma la signorina Elena, la quale sa benissimo perchè il Nino Moro è diventato un altro, continua quietamente a mangiare con appetito il pollo alla cacciatora facendone ben scricchiolare gli ossicini.
È per lei che il Nino Moro sta lontano dalla casa vecchia; per vederla il meno possibile e poter guarire, dimenticarla.
Elena, in questo, gli dà ragione; il Nino Moro mostra di aver giudizio, e lei lo stima anche di più.
Intanto l'Olivieri ha cominciato un altro discorso... e lei, pur non perdendo il buon appetito, sente il sangue che ora le monta alla testa, ora le fa un tuffo, e la fa diventare rossa rossa.
La signora Eugenia se n'accorge, ma crede sia effetto del caldo e del pranzo.
L'avvocato parla con aria di mistero, con circospezione, fissando la signora Eugenia e commentando le parole coi cenni e le strizzatine d'occhio. Tutto ciò per Elena che non deve capir niente di quei discorsi, ed Elena, in fatti, da signorina ben educata, sembra tutta dedita a preparare il solito piatto di bucce e di torsoli per un povero coniglio zoppo che ha preso sotto la sua protezione.
-- Sicuro, signora Eugenia! -- Grande occhiata espressiva dell'avvocato. -- Don Giulio è ammalato seriamente, pare, di nefrite. La moglie, da vera moglie modello, sempre, -- altra occhiata che colpisce in pieno come in un bersaglio la faccia attonita e intenta della signora Eugenia, -- da vera moglie esemplare, lo cura, lo veglia giorno e notte e a Borgoprimo sono sospesi i ricevimenti... anche degli amici più intimi.
Elena si alza, dà alla Luisa il piatto da portare al coniglio e va alla credenza, dove voltando le spalle alla tavola si mette a preparare il caffè.
La signora Eugenia e l'Olivieri, sentendosi più liberi, aumentano i cenni e le occhiate esplicative.
-- Già, appunto... Francesco... non avendo da fare a... Milano... e nemmeno a.... -- soltanto colle labbra dice «a Borgoprimo» -- verrà probabilmente per qualche giorno a Lodignola.
Sulla credenza si sente un forte tintinnio argentino: un cucchiaio è caduto di mano ad Elena, nel vassoio di metallo.
Anche la signora Eugenia ha gli occhi scintillanti e ripete contenta:
-- Il signor Francesco?... a Lodignola?
L'Olivieri le impone la calma, con un'occhiata... sempre per non suscitare sospetti nella signorina.
-- Sicuro! Come le ho detto, e trovandosi pel momento disoccupato, si interessa molto alla linea del tram...
-- Buona sera, signori!
-- Oh, buona sera, Nino!
-- Arrivate in punto a prendere una famosa tazza di caffè! Oppure, senza complimenti, -- domanda sorridendo la signora Eugenia, -- preferite un bicchier di vino?
-- Nè vino, nè caffè, grazie! -- Risponde in fretta un po' bruscamente il Nino Moro, che non ha guardato dalla parte di Elena, ma che la sente muoversi alla credenza, ed è già tutto in orgasmo. -- Sono venuto a prendere gli ordini per domani e poi torno a casa, perchè è a momenti ora di cena. Da noi si cena presto.
-- Sedetevi almeno un minuto! Se non volete nè il caffè, nè il vino, prendete un bicchier di vermut, vecchio! Squisito!
La signora Eugenia abbonda in offerte e in garbatezze. -- Può darsi, -- pensa fra sè, non sapendo spiegarsi il cambiamento del giovinotto -- che io qualche volta senza accorgermi non sia stata con lui abbastanza gentile. Luisa!
-- Non c'è! -- Risponde Elena sempre dalla credenza. -- È andata un momento nel brolo col piatto del coniglio.
-- Allora fa il piacere, porta tu il vermut.
-- Subito, mammetta! -- Elena, calma e sorridente, mette con grazia signorile un bicchierino dinanzi al giovinotto che si alza e ringrazia confuso, e gli versa il vermut con mano fermissima.
Intanto l'Olivieri riferisce anche al Nino Moro tutto ciò ch'egli ha ottenuto a Milano pel tram a vapore.
Ma il giovinotto, invece di mostrarsi soddisfatto, sfodera una quantità di critiche, di timori, di difficoltà. Si direbbe gli dispiaccia che l'Olivieri riesca nel suo intento, e cerchi ogni pretesto per contrariarlo e litigare.
L'Olivieri per un po' cerca di persuaderlo, poi perde la pazienza ed alza la voce.
-- Lei non ha da discutere, nè da approvare. Domattina inforchi la sua bicicletta e via. Nicodemo porterà la nota dei nomi e lei andrà dove deve andare per le firme.
-- Sissignore. Buona sera!
Il Nino Moro, i cui occhi hanno un lampo nella faccia bruna, ripete: -- Buona sera! -- E se ne va in furia guardando la signora Eugenia e non guardando la signorina.
L'Olivieri è seccato. Passeggia in su e in giù per la saletta, borbottando:
-- Villani ignoranti! La cravatta rossa, arroganza e prepotenza, ed ecco per loro il socialismo!
La signora Eugenia ride e mette pace:
-- Un ragazzo; un povero ragazzo!
Escono tutti insieme a far quattro passi, nel fresco della sera.
Elena si è attaccata, saltellante, al braccio dell'Olivieri. Egli si lascia prendere un po' in giro per la bianca luna che gli vien sorgendo tra i capelli radi, e pur borbottando è quasi felice.
-- No, -- pensa Elena sorridendo fra sè, mentre entra e si chiude nella sua camera. -- No, povero Nino! Non è il socialismo che lo rende furioso... È invece la gelosia; è geloso dell'Olivieri! Che matto!... Ma non capisce che non amo l'Olivieri, che non lo amerò mai?
Dopo averla fatta ridere, quella gelosia così male a posto finisce per irritarla istintivamente.
Ella non ama l'avvocato, non lo avrebbe mai amato, dunque... perchè l'altro diventava geloso?.. In questa irritazione c'è anche un senso arcano di pudore; e fra il geloso e l'oggetto della gelosia, tra il Nino Moro e l'Olivieri, l'Olivieri finisce ad esser quello dei due che ha il torto maggiore. Il povero Nino soffriva, doveva soffrire molto! Amare e non essere corrisposto doveva essere certo un gran martirio!
-- Ma e d'altra parte, che cosa io ci posso fare? Non amerò mai neanche lui; dunque?... A quella semplice interrogazione tutto il suo cuore, tutto il suo sangue, rispondono no; nè l'uno, nè l'altro; impossibile.
Per un istante la faccia turbata del povero Nino suscita in lei un senso di compassione.... Ma scompare presto.
Gli innamorati non corrisposti fanno più dispetto che compassione....
-- No! No!... Mai! Mai!... -- Ed ha come un brivido, una rivolta di tutta sè stessa.
Va a chiudere la finestra, la notte è chiarissima e la villa, laggiù in mezzo alla macchia buia degli alberi del parco, s'intravede misteriosa, fantastica e romantica. Spogliandosi lentamente, ella continua a vederla.
-- Forse verrà!... Egli verrà.... Oh se venisse davvero a Lodignola!... Intanto, adesso a Borgoprimo non c'è! In questo momento non è con lei!... È il primo momento in cui sono sicura che non è con lei!...
Elena ride di gioia.... Salta sul letto, si caccia, sotto, ha ancora un sussulto, un fremito.... è felice.
-- Verrà!... Forse verrà!... -- Continua a pensare, a pensare a quella donna cattiva, alta e bionda.... Con che aria di trionfo l'aveva veduta uscire quella volta, l'ultimo giorno, dalla camera dell'_hôtel de la Ville_....
Come aveva fatto quella vecchia Stefania ad impadronirsi di lui.... in quel modo?
-- Oh, se egli venisse qui a Lodignola, con me!....
Il sonno a poco a poco si avvicina.... ed ella vede sempre la villa, ma adesso la vede in mezzo al piano verde, colle finestre tutte aperte, spalancate.... È piena di voci, piena di gente, coi due grossi cani che corrono, saltando dall'allegrezza, incontro a lui, al signor Francesco, a _Cochi_.... Il sonno la prende ed Elena si stende con un sospiro e si addormenta come Lulù, mormorando: «Io ti sposo».
II.
Malinconia.
In quell'estate, col gran caldo, la signora Eugenia ha cominciato a prendere un piccolo vizio: dopo colazione siede nell'angolo fresco della finestra, sotto la scrivania, sfoglia un vecchio fascicolo della _Revue des Deux Mondes_, e poi subito -- trac -- piega la testa e fa il suo bravo pisolino d'una mezz'oretta.
Un giorno, per altro, mentre la _Revue_ le è appena caduta dalle mani sulle ginocchia, è destata bruscamente da un'interrogazione della Luisa.
-- Ma lei, signora, dica un po'... non ha proprio capito che cosa c'è di nuovo?
-- Capito?.... Di nuovo?.... Che cosa c'è?
La Luisa, che ha quasi finito di sparecchiare, si avvicina con aria di mistero, ripiegando un tovagliolo:
-- Ma sicuro! Non ha capito il vero motivo di tutte le lune, di tutte le stranezze del signor Nino? Non ha ancora capito niente?
-- Io no... cioè sì! A Milano gli hanno montato la testa colla politica!
-- Ma che politica! Ma che Milano! Qui! -- La Luisa abbassa la voce, e si curva un poco, parlando all'orecchio della padrona: -- La signorina Elena!
-- Come?...
-- È innamorato morto della signorina!
La signora Eugenia, che alle prime parole aveva spalancato gli occhi, balza in piedi spaventata.
-- Diventi matta!... Non farti nemmeno sentire! -- E guarda dalla finestra, inquieta, spiando il ritorno di Elena che è andata nel brolo a portare al coniglio il suo piatto di bucce.
-- Non sono matta, no! Soltanto, io ci vedo bene, e lei, invece, ha bisogno di occhiali.
-- Di' su presto! Prima che torni Elena! Spiegati!
-- La paglia vicina al fuoco!... Il signor Nino ha preso fuoco! Sfido io! A noi non fa colpo, perchè l'abbiamo sempre sotto gli occhi!... Ma non sa che s'è fatta una bellezza?... Fosse soltanto due dita più alta!
-- Non far chiacchiere! Sempre chiacchiere! Chiacchierona insopportabile! che cosa hai saputo? Che cosa hai visto? -- La signora Eugenia dà un'altra occhiata dalla finestra, poi ripete più forte: -- Fa presto!
-- Che cosa ho saputo! Che cosa ho visto!.... Non ci son fatti precisi da poter raccontare! Guardi anche lei, la prima volta che vien qui il Nino Moro! Sopratutto quando la signorina gli rivolge il discorso; quando gli dà la mano! Guardi, e vedrà, e saprà tutto anche lei! L'amore e la tosse non si nascondono!
-- Ma Elena?... Elena?...
-- Da questo lato, stia tranquillissima. La signorina, in certe cose, è ancor più ignorante di lei, che è tutto dire! Si conserva un bicchier d'acqua in ghiaccio! Io le sto accanto, non la sento mai in tutta notte! Tira dritto filato le sue otto ore di sonno -- beata lei! -- svegliandosi la mattina allo stesso posto dove si è addormentata la sera!
-- Silenzio, allora! Non una parola ad Elena del Nino! Che non sospetti di niente, per amor di Dio!
-- Ma se non sospetta nemmeno che gli uomini possano cominciare a innamorarsi di lei!
-- Per questo appunto... le prime impressioni... Chi sà che turbamento! Che sconvolgimento!
-- Io non parlo! Io, del resto, non parlo mai con nessuno!... Basta che un giorno poi... non finisca a parlar quell'altro!
-- Eccola! Sst!...
-- Sst! -- risponde la Luisa, alzando la mano in atto di fare giuramento.
Elena entra di corsa, cantando e rischiarando tutta la saletta col vestito di batista color rosa; poi si ferma dinanzi alla signora Eugenia, mostrandole giuliva il piatto vuoto:
-- Guardi, mammetta! Mangiato tutto! Che appetito, oggi, il mio Rolando! -- Rolando è il nome dato al coniglio. -- E non zoppica quasi più! Le compresse han fatto miracoli! Ma, sai, Luisa?... Dobbiamo continuare ancora un bel pezzo, almeno tre volte al giorno!
La signora Eugenia e la Luisa si scambiano un'occhiata sorridendo: ancora non c'è proprio nessun pericolo. Elena non ha capito niente di niente.
Però il pericolo c'è sempre, dall'altra parte. Se il Nino Moro fa qualche sciocchezza?
Il pisolino per quel giorno è mancato. La signora Eugenia è in tutte le pene.
-- Che cosa fare?... Trovare la persona e il modo per parlargli?... Per dirgli che cosa?... La Luisa non ha riferito nessun fatto positivo. Non si può proibire ad un giovinotto di cambiar di colore e di confondersi dinanzi ad una ragazza.... e non si può proibire a nessuno d'innamorarsi!
La signora Eugenia fa un lungo sospiro: pensa a quel suo quarto d'ora, quando anche lei è stata una vecchia matta!
-- Basta, -- conclude poi, -- speriamo bene. Sabato sera o domenica, l'avvocato Olivieri tornerà a Lodignola: sentirò l'avvocato.
Intanto, in que' giorni, invece di mandar a chiamare e di adoperare il Nino Moro, fa sempre sgambettare il povero Nicodemo dalla casa vecchia al caseificio, dalla latteria alle scuole.
Il pensiero che più la conforta è quello del signor Francesco.
-- Ha promesso di venire a Lodignola!... Lui può accomodar benissimo tutto quanto! Lui sì! Può allontanare il figlio del suo fattore, con una scusa qualunque. Il signor Francesco ha un altro stabile in Piemonte: può mandarlo in Piemonte per un paio di mesi.