La signora Morli una e due: Commedia in tre atti

Part 6

Chapter 61,736 wordsPublic domain

Sì, ma per quello che ne pensano loro, intendo. (_Si ferma un po’ a guardarlo, come per confermare un patto_) Oh, non più per te, ora! Almeno spero.

LELLO

(_approvando ironicamente, con un inchino rabbioso_)

Benissimo! Ma bisognerebbe che lo credessero anche gli altri! Non basta, cara, che lo creda io! E vai, vai tu adesso a farlo credere agli altri!

EVELINA

Scusa, se sono ritornata a te....

LELLO

(_con un grido_)

Peggio! Dopo essere stata là!

EVELINA

(_stanca_)

Oh, insomma, senti, Lello, a me basta la mia coscienza, e che mi creda tu. Non m’importa degli altri. Pensino quello che vogliono.... come vogliono....

LELLO

Ma importa a me, se permetti! A me! a me! Per la tua reputazione! E anche per me stesso!

EVELINA

Per te stesso, no, scusa; perchè tu, comunque pensino gli altri, non ti dovresti lamentare.

LELLO

Ah, nemmeno?

EVELINA

Nemmeno. Perchè, se è peggio per me, è meglio per te: che io sia ritornata, dopo essere stata là — l’hai detto tu stesso. Suppongo, perchè la gente, mio marito adesso — almeno legalmente — sa che è quello là....

LELLO

(_gridando_)

Ma no! Nient’affatto! Perchè io non mi sono mai considerato come il tuo amante! Il mio studio è stato sempre questo!

EVELINA

Lo so. E infatti non mi viene di dirlo, credi, neanche a me, che sei il mio amante. Io forse non capisco ancora bene: scusa, ti lamenti per gli altri o per te?

LELLO

Per me e per gli altri mi lamento!

EVELINA

E allora hai torto doppiamente. (_Pigiando sulle parole_) Ho lasciato là mio marito, per ritornare a te. Per la gente, come amante, puoi esserne contento, mi pare. Ma siccome poi non hai voluto mai considerarti, mai essere il mio amante, ma mio marito, è vero?

LELLO

Mi pare!

EVELINA

Ecco, dunque: marito, con tutto il diritto di pretendere alla fedeltà della propria moglie, è vero?

LELLO

Mi pare!

EVELINA

Oh, e allora come marito puoi anche essere contento e soddisfatto, perchè t’assicuro che ho osservato per te tutto il mio dovere di moglie, ed eccomi qua! — Che vuoi di più?

LELLO

(_scattando_)

Ah, bello! Ah, grazie così! Là l’amore, e qua il dovere? Grazie, cara, no! Io preferisco allora il contrario!

EVELINA

Ah, ora, il contrario?

LELLO

Il contrario! il contrario, sicuro! Che fosse stato lui, là, tuo marito, un sacrifizio per te, e non il tuo ritorno qua — così!

EVELINA

Ma se non è stato....

LELLO

L’hai detto tu stessa! tu! E viene a essere per me un insulto — guarda!; — così, la tua fedeltà!

EVELINA

Anche un insulto?

LELLO

Sì, cara, un insulto! un insulto! E non so che farmene!

EVELINA

Ma sai? credetti che bisognasse a me — se tu non sai che fartene — per potermi riaccostare, senza arrossire, a «tua» figlia. — Se mi dici che non sai che fartene....

LELLO

(_accecato dall’ira_)

Ma che vuoi che m’importi, in questo caso, di mia figlia!

EVELINA

(_ironica e con forza_)

Ah, ecco! Benissimo! Anche lui là mi disse: — «Che vuoi che m’importi di mio figlio, se vieni qua per lui?»

LELLO

(_impressionato_)

Ti disse così?

EVELINA

(_con foga appassionata_)

Così! così! Ed è tempo che la finiate tutti e due! Perchè importa a me, se non importa a voi! — Oh, insomma! Tu hai qua la Titti; lui s’è preso Aldo là. Ciascuno di voi può stare per sè, con tutta la sua vita. Ma io no, perchè Aldo là è mio e suo; la Titti qua è mia e tua. Lui mi vuole per sè; tu mi vuoi per te! Non posso mica dividermi, io, metà qua, metà là! Sono là e qua! Una e una!

LELLO

Là e qua? Ah no! Là e qua, no! Là e qua, no! — O qua o là, cara! o qua o là!

EVELINA

E non capisci che non toccherebbe di dirlo a te, questo?

LELLO

No no: te lo dico io! te lo dico io! Qua e là, no!...

EVELINA

(_sdegnata, fiera_)

Ma come intendi ch’io dica qua e là? Dico per i miei figli; non per te e per lui! E perciò potevo farti osservare che non conveniva a te di ribellarti e di fare lo sdegnoso! — Se con qualcuno io avrei l’obbligo di stare, non l’avrei con te!

LELLO

Come?

EVELINA

No! Perchè se sono qua con te, nessuno può credere che sia per «obbligo», nè per convenienza; tanto più ora, se è vero che per questa mia andata là la mia reputazione è irrimediabilmente compromessa! Starei con te perchè voglio starci, ad onta della mia reputazione.

LELLO

Ma se ora so che non vorresti....

EVELINA

Come non vorrei, se sono ritornata, se ho difeso là, contro me stessa, il mio diritto di ritornare! (_Minacciosa, recisa_) Vuoi che vada là? Mi respingi tu, allora! E allora il diritto di rivedere qua mia figlia io non lo perdo, bada! Me ne starò là, e faremo, come tu preferisci, al contrario!

LELLO

(_stretto dall’argomentazione, con un viso molto inebetito_)

Io, preferisco? io, preferisco?

EVELINA

Eh, mi pare....

LELLO

(_irritato di non potersi in alcun modo riprendere; con violenza_)

Io non preferisco niente! non preferisco niente!

EVELINA

(_prima placida, sicura; poi, man mano, con foga crescente_)

Oh, e neanche io, vedi? Niente. M’impongo di non preferire niente, perchè non voglio perderlo il diritto di rivedere i miei figli. Se pretendi che non veda più Aldo, rompo con te. Sì, sì, caro mio! Proprio come là ho respinto lui, per ritornare a vedere qua mia figlia. Siete uomini, voi — e basta! Io sono madre! Messa in una situazione impossibile! Una là con quello che mi fa essere.... come qua con te, Dio mio, non mi passa, non mi passa neppure per il capo di poter essere! Un’altra — un’altra. — Ma non rimpiango, oh, non credere che rimpianga nulla per questo! Perchè io.... non so.... sono pure «questa», qua. Non soffro, non soffro, ti giuro, Lello, d’essere qua, questa, come per tanti anni sono stata! Non mi costa nulla volermi anche per me, come tu mi vuoi, placida, sennata, ordinata; tutt’al contrario di come.... io non so perchè.... divento subito per quell’altro, appena.... appena mi guarda dentro gli occhi.

LELLO

E ti grida: «Iviù!»

EVELINA

Già, così.... Vedi, m’è corso come un brivido per tutte le carni....

LELLO

(_furioso, sprezzante_)

E vai dunque là, vai dunque là, dove c’è chi ti fa correre di codesti brividi per le carni!...

EVELINA

(_forte, gridando, quasi piangendo dalla rabbia di non esser compresa_)

Ma no! Sei sciocco! Non farmi impazzire, ora! Sento che impazzisco, io, così! E non voglio impazzire! Non sono mica impazzita, io, là, ti prego di credere! Ho tenuto a posto me e lui! Mi è parso piuttosto d’impazzire durante il viaggio, pensando.... pensando... (_Parandoglisi davanti improvvisamente_) Tu non sei mica lo stesso, scusa, con me e con un’altra donna!

LELLO

(_stordito_)

Come? io? che c’entro io ora? Quale donna?

EVELINA

Dico una qualunque; una donna che per caso.... (_non dico che sia vero_), una donna che ti facesse essere diverso da quello che sei per me....

LELLO

(_scrollandosi, non comprendendo_)

Come, diverso? Ma che dici?

EVELINA

No, senti, senti quante cose ho pensato! — Tu, per me, lo sai perchè sei così? Pare facile; una sciocchezza. Sei così, perchè naturalmente il sentimento che io t’ispiro, il sentimento che tu hai per me ti fa essere così.

LELLO

Naturalmente.

EVELINA

Ma se t’ispirassi domani un altro sentimento? Se tu non sentissi per me quello che ora senti? Tu diventeresti un altro.

LELLO

Perchè non t’amerei più, sfido! Un altro, per te. Ma sarei sempre io.

EVELINA

No! no! Ecco, è questo! Non è vero! Perchè tu, anche adesso, anche adesso, potresti avere un diverso sentimento per un’altra donna; e basterebbe questo perchè tu fossi _uno_ con quella, e _uno_ con me: diverso! — Vedi? è questo! L’ho provato io, con tutto l’orrore di vedere in me _un’altra_ — quell’altra — oltre questa che sono qua per te e per me stessa: — _due_, in una persona sola! In un solo corpo, ma che potrebbe essere di «questa» e di «quella», se non dovesse parere mostruoso e assurdo che allora, per se stesso, questo corpo, non sarebbe più nulla, fuori di quel sentimento che lo fa essere ora di «questa» e ora di «quella»; e con la memoria intanto dell’una e dell’altra — vedi? questo è il terribile! — terribile perchè rompe quell’illusione che ciascuno si fa, ricordando, di essere «uno», sempre lo stesso. Non è vero! L’ho veduto, l’ho provato io! Se tu m’avessi vista là, a cavallo....

LELLO

Sei andata a cavallo?

EVELINA

Sì; come prima! una cavallerizza! e Giorgio Armelli m’ha sorpreso sull’altalena.... Se m’avesse visto la Titti! Dio, Dio.... Non m’avrebbe più riconosciuta; avrebbe esclamato: «Ma come! Quella, la mia mamma?» Eppure per me, là, allora, era naturale, naturalissimo.... E io stessa, ora, guardandomi di qua.... mi pare un sogno.... vedendomi poi anche «questa», qua.... un’altra; irriconoscibile.... Una qua, una là.... E l’una che non ha nulla da vedere con l’altra, se non questo tormento di scoprirsi, di sentirsi «due» veramente, fino a respingere là — com’ho fatto — mio marito, non già perchè non mi sentissi viva di tutta quell’altra mia vita là; ma perchè qua c’era quest’altra, che sentii, sentii ugualmente viva di tutt’intera quest’altra mia vita — così diversa — capisci?

LELLO

E vorresti, dopo questo, ritornare ancora là, «a quell’altra tua vita?»

EVELINA

(_precipitosamente_)

Nonononononò! Basta! basta! Impazzirei! Verrà lui, Aldo, qua, d’ora in poi! Per me, basta; puoi esserne sicuro! Mai più! — Vedersi un’altra? È la pazzia. Sono anche quell’altra, sai? È certo! Ma non debbo più vedermi così, qua e là, questa e quella. Basta! basta!

Si schiude l’uscio a sinistra e compare la TITTI, palliduccia, spettinata, non ben sicura sulle lunghe gambette. Da questo punto, con stacco netto, dia la scena la sensazione della vita che si riassetta tranquilla su le sue basi naturali.

TITTI

Mamma!

EVELINA

(_subito voltandosi e accorrendo a sorreggerla e abbracciandola_)

Titti! Titti mia! Come? Oh Dio! Ti sei levata da te?

TITTI

(_fremente_)

Sì, sì....

EVELINA

Hai ragione, la mia Titti! Tanti discorsi inutili, sciocchi, inconcludenti qua, e ho lasciato sola di là la mia Titti! (_Se la guarda; se la carezza; le ravvia i capellucci_) Come sei pallidina! come sei magrolina! (_Mostrandola a Lello_) Ma guarda: più alta.... sì, guarda! non ti pare che si sia fatta più alta?

LELLO

(_tranquillissimo ora anche lui, chinandosi a guardare la figlia_)

Eh sì, eh sì.... oh guarda: t’arriva quasi alla spalla....

EVELINA

(_serrandosi di nuovo al seno la figlia_)

Quasi alla spalla.... quasi alla spalla, la mia piccina bella! la mia piccina! (_E prende a dondolarla, a dondolarla piano, così dicendo, mentre Lello le guarda tutt’e due, rasserenato e sorridente_) Ma non voglio, non voglio, sai? che tu mi diventi presto una donnina, piccolina mia, piccolina mia, non voglio, non voglio....

TELA

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.