La signora Morli una e due: Commedia in tre atti
Part 5
Ma no.... non dormivo.... M’ero un po’ appoggiata.... così.... (_Si stropiccia con le mani le braccia, come per freddo_).
LELLO
Povera signora, si sarà infreddolita....
SIGNORA TUZZI
Sì.... un po’. Fa ancora freddo di notte.
LELLO
Passare una nottata così!
SIGNORA TUZZI
Ma non lo dica nemmeno, caro avvocato! Ho tenuto compagnia a lei, a Lucia....
LELLO
E io le sono proprio grato. Ma ora, guardi, mando giù la Lisa a prendere una vettura, e lei se n’andrà a riposare.
SIGNORA TUZZI
No, no, no....
LELLO
Ma sì — comodamente a casa!
SIGNORA TUZZI
No, guardi: prenderò un caffè, e sarò perfettamente a posto. — Lei, piuttosto, avvocato....
SIGNORA ARMELLI
Ma gliel’ho già detto tre volte!
SIGNORA TUZZI
Vada, vada a riposarsi un momento!
LELLO
Ma che! Non posso.... non posso....
SIGNORA ARMELLI
Come non può! — Col da fare che ha avuto jeri, per giunta: — solo — capisci? nell’assenza di mio marito. — Tutto il peso dello Studio addosso....
SIGNORA TUZZI
(_scotendo amaramente il capo_)
E un simile colpo a tradimento! — Via, via, faccia questo piacere a noi, avvocato!
LELLO
Vi assicuro, signore mie, che non potrei.
SIGNORA ARMELLI
Si stenda almeno sul letto per un pajo d’ore!
SIGNORA TUZZI
Ecco, anche senza dormire....
LELLO
Sarebbe peggio, credano! Non posso neanche star seduto. — Ho bisogno di muovermi.... Una smania!
SIGNORA TUZZI
Eh, ha ragione....
LELLO
Vadano, vadano loro, piuttosto.
SIGNORA ARMELLI
(_alla signora Tuzzi_)
Tu; se vuoi....
SIGNORA TUZZI
Ma no; quando andrai via tu....
SIGNORA ARMELLI
Io ho lasciato detto a casa jersera di mandar questa mattina il cameriere alla stazione per avvertire Giorgio, appena arriva, che venga a prendermi qua....
SIGNORA TUZZI
Ecco, brava! Così sapremo. Porterà certo qualche notizia.... se l’ha veduta....
SIGNORA ARMELLI
(_sospirando_)
Speriamo!
SIGNORA TUZZI
(_a Lello_)
E forse — chi sa! — le darà, avvocato, una spiegazione plausibile....
LELLO
(_fosco, agitato_)
Oh, una spiegazione ci sarà.... ci sarà.... (_E all’improvviso, colto da un capogiro, si porta una mano su gli occhi_) Dio mio....
SIGNORA ARMELLI
(_subito, premurosa_)
Che cos’è?
SIGNORA TUZZI
(_c. s._)
Si sente male?
LELLO
Niente.... niente.... un piccolo capogiro....
SIGNORA ARMELLI
Ma vede? ma vede? — Su! su! su! Non le permettiamo più di stare in piedi....
SIGNORA TUZZI
Sia buono, via!
SIGNORA ARMELLI
Obbedisca, obbedisca — a letto!
LELLO
(_lasciandosi portare dalle due signore fino all’uscio a destra_)
Sì, grazie.... sì; un po’ di stanchezza.... La notte perduta.... (_via_)
SIGNORA ARMELLI
Mi fa una pena! mi fa una pena!
SIGNORA TUZZI
(_scotendo il capo con sdegno, con l’aria di dire: «Che cosa è il mondo!»_)
Mah! dopo essere stato così esemplare....
SIGNORA ARMELLI
Esemplare? Eroico!
SIGNORA TUZZI
Col suo valore, con la sua posizione, avrebbe potuto costituirsi attorno....
SIGNORA ARMELLI
Ma sì, una famiglia, tersa come uno specchio! — Invece, è andato a confondersi con una donna compromessa in.... in chi sa che pasticci!
SIGNORA TUZZI
Già. Dicono tra l’altro, che il marito....
SIGNORA ARMELLI
Sì, se ne dovette scappare! E l’abbandonò col figlio. Capitò qua, in cerca d’un avvocato; scelse lui; egli la vide; se ne innamorò.... — Lottare, come ha lottato, pover uomo, per farla entrare in relazione con la gente per bene — ed essere alla fine compensato così!...
SIGNORA TUZZI
Io non so! C’era parsa a tutte così.... seria, tranquilla....
SIGNORA ARMELLI
Oh, senti: lei sostiene che il figlio se n’è voluto andar lui col padre, con la scusa che qua ormai non poteva più stare.... — Figurati che scusa! Noi tutte, amiche, la migliore società, avevamo reso normalissima la situazione e nessuno più, nessuno, trattando con Aldo, stava a pensare che la madre e l’avvocato non fossero marito è moglie; egli lo chiamava papà.... — Per me non c’è dubbio: dev’essere stata lei! è stata lei!
SIGNORA TUZZI
A indurre il figlio ad andarsene col padre?
SIGNORA ARMELLI
Nessuno me lo leva dalla testa!
SIGNORA TUZZI
Per avere il pretesto di.... di fare la spola tra Roma e Firenze?
SIGNORA ARMELLI
Precisamente! — Io non credo, non credo che Aldo.... (_si corregge_) il figlio, altrimenti, se ne sarebbe andato!
SIGNORA TUZZI
Ma allora può darsi che anche....
SIGNORA ARMELLI
La malattia del figlio, dici?
SIGNORA TUZZI
Sia una commedia concertata.
SIGNORA ARMELLI
Ma sì! Tutti d’accordo, là! — È chiaro, ormai! Scusa, più chiaro di così?
SIGNORA TUZZI
(_nauseata_)
Ah! mettere avanti il figlio.... — la malattia del figlio, per.... — ah! È ributtante!
SIGNORA ARMELLI
Ributtante! ributtante! (_Poi, risoluta_) Io non so che decisione prenderà qua lui (_allude a Lello_).
SIGNORA TUZZI
Oh, ma credo che, se è così....
SIGNORA ARMELLI
No, sai — è tanto.... troppo debole.... troppo debole.... — per bontà....
SIGNORA TUZZI
Supponi che....
SIGNORA ARMELLI
Ah, ma io, no! — io, basta! — Io, per me, qua, se lui se la tiene, non rimetterò più piede!
SIGNORA TUZZI
Ma figurati — neanch’io!
SIGNORA ARMELLI
Ma tutte, credo!
SIGNORA TUZZI
Che sciocca, infine! Aver fatto accettare una simile situazione, e perderla, rovinarsi, così, in un momento!
SIGNORA ARMELLI
Mi dispiace sinceramente per questo poverino (_allude a Lello_) che poi, capisci? è anche socio di mio marito. Ma non transigo! Avrà un bel persuadermi Giorgio: — non transigo, non transigo!...
Si schiude cautamente l’uscio a sinistra, ed entra Miss WRITE col suo cappello a cuffia annodato sotto il mento, pronta per andar via.
SIGNORA ARMELLI
(_alludendo a Titti_)
S’è addormentata?
MISS WRITE
Sì, signora.
SIGNORA TUZZI
Ah, finalmente!
MISS WRITE
Io, signora, adesso — ho pensato, ho pensato — desidero andare via.
SIGNORA ARMELLI
Ma no, per carità; adesso, no....
SIGNORA TUZZI
Aspetti almeno, prima, che ritorni lei.... la signora!
MISS WRITE
Ah no, ah no — desidero andare via prima, prima. Adesso.
SIGNORA ARMELLI
Dio mio, ma parli almeno con l’avvocato! Adesso è impossibile.... È andato a riposare un po’... Abbia pazienza ancora per qualche ora.
MISS WRITE
Per qualche ora, sì — bene.
SIGNORA TUZZI
E intanto, se non le dispiace, ci faccia portare....
SIGNORA ARMELLI
Ah già.... sì, da Lisa, la prego.... un po’ di caffè....
MISS WRITE
Caffè. Bene. Farò portare.
Miss Write, via per la comune.
SIGNORA ARMELLI
(_subito, in tono di grazioso rimprovero_)
Hai avuto troppa fretta, troppa fretta!
SIGNORA TUZZI
Io? Ma no.... È stata lei! M’assicurò che qua non sarebbe più rimasta, assolutamente!
SIGNORA ARMELLI
(_con ammirazione, alludendo alla moralità della governante inglese_)
Ma come sono!
SIGNORA TUZZI
Proprio assolutamente, ti dico! E allora, vista questa risoluzione irremovibile di licenziarsi, sapendo che la Nori cercava una governante....
Entra dalla comune LISA con un vassojo e l’occorrente per il caffè.
SIGNORA ARMELLI
Oh, ecco — brava, Lisa!
LISA
Aspettavo che venissero a prenderlo di là.... Avevo apparecchiato anzi per la colazione....
SIGNORA ARMELLI
No no, basta una tazza di caffè.... Grazie.
Si sente sonare il campanello, lontano.
SIGNORA TUZZI
Suonano, mi pare....
SIGNORA ARMELLI
(_guardando l’orologio da polso_)
Ah, ma forse.... — son già le sette e mezzo — può darsi che sia lui, Giorgio....
La Lisa va ad aprire. La signora Armelli verserà intanto il caffè per la signora Tuzzi e per sè.
SIGNORA TUZZI
Sentiremo, sentiremo....
Si ode dall’interno la voce di EVELINA, ansiosa.
VOCE DI EVELINA
Titti! Titti mia! Dov’è la Titti?
Subito la signora Armelli e la signora Tuzzi si turbano, posano le tazze e si irrigidiscono.
SIGNORA TUZZI
Ah, eccola!
SIGNORA ARMELLI
È arrivata con mio marito! Io allora vado subito via!
Entra EVELINA, seguita dall’avvocato GIORGIO ARMELLI.
EVELINA
Ah, tu qua, Lucia? Anche lei, signora? (_Si spaventa_) Ma dunque? Dio mio! (_E si precipita verso la camera di Titti_)
SIGNORA ARMELLI
(_cercando d’impedirle l’entrata_)
No — guarda, è tranquillissima.
EVELINA
Lasciami, voglio vederla!
SIGNORA ARMELLI
Già, ma dorme....
EVELINA
Farò piano.... Non la sveglierò....
Evelina entra nella camera di Titti. Subito le due signore corrono a prendere sul cassettone i loro cappelli e se li calcano in capo, chinandosi per guardarsi allo specchio dell’alzata, con movimenti sincroni e uguali.
SIGNORA ARMELLI
Andiamo via!
SIGNORA TUZZI
Andiamo via!
GIORGIO
Non così subito, per carità!
SIGNORA ARMELLI
Subito!
SIGNORA TUZZI
Subito!
SIGNORA ARMELLI
Ci dirai, via facendo....
SIGNORA TUZZI
Ci dirà.... ci dirà....
GIORGIO
Uh.... cose!... cose!...
SIGNORA ARMELLI
Ah sì?
SIGNORA TUZZI
Ah sì?
SIGNORA ARMELLI
E hai il coraggio di dire «non così subito»?
SIGNORA TUZZI
Cose indecenti?
GIORGIO
Follie.... Cavalli.... altalena....
SIGNORA ARMELLI
Circo equestre! — Andiamo via!...
SIGNORA TUZZI
Andiamo via!
Le due signore stanno per andar via con Giorgio, quando s’apre l’uscio da destra ed entra LELLO CARPANI, il quale, vedendoli andar via, chiama, meravigliato, dolente:
LELLO
Giorgio!
GIORGIO
(_voltandosi_)
Oh, Lello.... Buon giorno, caro....
LELLO
Ma come! Ve ne andate?...
SIGNORA ARMELLI
Sì, sì, avvocato!
SIGNORA TUZZI
È arrivata!
LELLO
Arrivata?
GIORGIO
Sì, con me.... È corsa di là!
LELLO
(_alle signore_)
E loro.... se ne vanno?
SIGNORA ARMELLI
Ah sì, mi dispiace, avvocato.... ma....
SIGNORA TUZZI
Ormai....
LELLO
(_a Giorgio_)
E anche tu?
GIORGIO
Ma io ritorno subito! È.... per.... sì, per lasciarti in libertà adesso....
SIGNORA ARMELLI
Ma certamente! certamente!
Rientra dall’uscio a sinistra EVELINA. Si sarà liberata del cappello e del velo da viaggio. Lieta d’aver trovato la figlia già guarita, non s’accorge in prima del contegno freddo, ostile, impacciato di tutti e quattro.
EVELINA
Ah, niente! M’ero spaventata, vedendovi qua.... (_Guarda le amiche; le vede col cappello in capo_) Ma come?... State per andar via?
SIGNORA ARMELLI
Sì. E tengo a dichiarare, che siamo state qua questa notte, non per la bambina già guarita, che non aveva più bisogno di noi — ma per lui! (_Indica Lello_)
EVELINA
(_stordita, volgendosi a Lello_)
Per te? (_Non capisce e balbetta_) Come.... perchè?
LELLO
(_indispettito nel vederla così, come ignara di tutto_)
Ma dopo il suo telegramma, Lina! (_Indica Giorgio_)
EVELINA
(_più che mai stordita, volgendosi a Giorgio_)
Telegramma? Che telegramma?
LELLO
(_c. s._)
Che m’annunziava che Aldo non è stato mai malato!
EVELINA
(_che non sa di questo telegramma, rivolgendosi di nuovo a Giorgio_)
Ah, come! Lei? (_Sottintende: «Ha spedito a tradimento questo telegramma?»_)
GIORGIO
(_subito, imbarazzato_)
Per tranquillare, veda.... per tranquillare....
EVELINA
Ma io le ho pur spiegato in viaggio.... (_Dirà questo, sospettando ch’egli abbia perpetrato il tradimento di quel telegramma durante il viaggio_)
GIORGIO
(_intuendo_)
Ma è stato prima! è stato prima!
EVELINA
E quando, prima?
GIORGIO
Sì.... perchè, veda.... ero venuto jeri alla villa, prima che lei ritornasse dalla sua passeggiata a cavallo (_movimento di sorpresa delle due signore e di Lello_) e, saputo dal cameriere che Aldo, grazie a Dio....
EVELINA
Ah, ecco.... — per tranquillare....
LELLO
(_con forza, insorgendo a difesa di Giorgio_)
Per tranquillare, sì! Perchè noi tutti qua, per otto giorni....
EVELINA
(_subito, dolente, affettuosa_)
Ma l’ho già detto a lui in treno, Lello! Ti giuro che io non ho visto nessuno, nessuno dei tanti telegrammi spediti da voi, di cui lui mi ha parlato! Vi avrei tranquillato subito io stessa!
LELLO
Te li hanno dunque nascosti?
EVELINA
Certo per trattenermi là con loro, temendo che, se avessi saputo della vostra inquietudine, mi sarei affrettata a ripartire! Ah, ma son sicura che in nessuno di quei telegrammi tu avrai accennato alla disperazione di Titti, perchè non posso credere che Aldo mi avrebbe tenuto nascosto anche questo! Ti prego di dirmelo! È vero?
LELLO
È vero, sì! Ma perchè abbiamo creduto che lui, là, stesse, a dir poco, per morire! Darti l’annunzio che qua la Titti piangeva per te — metterti come tra due fuochi — c’è parso troppo.... Tanto più che qua, per lei (_allude alla Titti_) c’erano queste buone amiche, che non si son mica divertite, sai?...
SIGNORA ARMELLI
Basta, la prego, avvocato....
SIGNORA TUZZI
Queste son cose....
SIGNORA ARMELLI
Sì, ecco — che vi direte tra voi. Noi non dobbiamo, nè vogliamo più entrarci. (_Ostentatamente, rivolgendosi soltanto a Lello_) A rivederla, avvocato!
EVELINA
Ma io sono stata, infine, in compagnia di mio figlio, che non vedevo più da circa due mesi!
SIGNORA ARMELLI
(_con uno scatto d’indignazione_)
Ah, via.... (_Rivolgendosi alla signora Tuzzi_) Andiamocene, andiamocene!
SIGNORA TUZZI
Sì, ecco è troppo....
EVELINA
Ve ne indignate? Anche tu, Lucia?
SIGNORA ARMELLI
(_fremente, contenendosi a stento_)
Ma sì, cara! Il figlio.... (_atto di nausea_) — ah! Avrei almeno il pudore di non nominarlo, ecco!
EVELINA
(_con scatto spontaneo, sbalordita_)
Tu?... Mio figlio? E dici il pudore?... Ma Lucia!
SIGNORA ARMELLI
(_facendosi torbida_)
Che?
EVELINA
(_subito, sorridente, calma, arguta_)
No, niente, cara! — Ti faccio soltanto osservare che, anche per tutto il peggio che tu possa sospettare, io — dopo tutto — sto tornando, mi pare, dalla casa di mio marito.
SIGNORA ARMELLI
Ah, basta, basta, via! andiamo! Via, via, Giorgio! Andiamo!
La signora Armelli, via, con la signora Tuzzi e con Giorgio.
EVELINA
(_piano, quasi più stupita che sdegnata_)
Oh guarda. Sono proprio indignate.
LELLO
(_macerato dalla bile_)
E te ne meravigli? Ma ti pare davvero una scusa che ritorni dalla casa di tuo marito?
EVELINA
(_di scatto_)
Ah sì! Per loro, sì! Perchè la signora Lucia Armelli (_l’altra, non lo so_), ma la signora Lucia Armelli, quando ritorna in casa, non lo può mica dire, sai? a suo marito, dove è stata.
LELLO
Ma lascia star quella! Voglio sapere che cosa puoi dire tu, ora, a me!
EVELINA
(_offesa, ma fors’anche più addolorata che offesa, lo guarda un po’; poi si passa una mano sulla fronte e dice, stanca_)
No, per carità. Così, no, Lello.
LELLO
(_investendola_)
No? Come no? — Chiaro! chiaro! — Voglio che tu mi risponda! — E chiaro!
EVELINA
(_c. s. ma con più recisione_)
Oh Dio, ti prego! Lello, per te stesso!
LELLO
(_c. s. più violento_)
Ma io voglio sapere! Ho diritto di sapere! Lo sai quello che hai fatto?
EVELINA
Lo so. Mi sono trattenuta là otto giorni.
LELLO
(_la guarda, e vedendola così placida e semplice, quasi si sente mancare il fiato per proseguire_)
E.... e ti par poco? Lasciando credere a tutti, qua....
EVELINA
Io? Che ho lasciato credere? Senza codesta tua aggressione, t’avrei detto tutto io stessa, ritornando; perchè non ho proprio nulla da nascondere, io.
LELLO
Nulla, eh? nulla! — Otto giorni là con lui, e....
EVELINA
(_profondamente avvilita per lui, più che per sè, troncando_)
Ma no, caro!
LELLO
Come no?
EVELINA
Non «con lui» — «in casa di lui», se mai.
LELLO
Ah, brava! «In casa» — così, innocentemente? E non «con lui»; con tuo figlio soltanto, eh?
EVELINA
(_c. s._)
Ma sì, anche con lui.
LELLO
Ah, ecco! Ammetti. Ma come con un fratello, è vero? Un fratello che ti chiama Eva, no? che ti chiama.... come ti chiama?... non so.... «Iù!», come una cavalla!
EVELINA
(_turbata da questo richiamo a quell’altra sua vita là, col marito; offesa per la crudezza del richiamo e, nello stesso tempo, più che mai addolorata, si nasconde il volto con le mani mormorando_)
Oh Dio mio.... oh Dio mio....
Pausa. Lello passeggia concitato. Si ferma. La guarda.
LELLO
Ma non la trovi intanto una scusa, d’esserti trattenuta là otto giorni, senza che tuo figlio fosse malato; non la trovi! non la trovi! Stai con la faccia nascosta.... Parla! Di’ almeno qualche cosa.... (_Stupito, come davanti a un vuoto che gli s’apra sempre più davanti, per quel silenzio nascosto che sempre più gli s’appalesa come una confessione tacita della colpa_) Non hai nulla da dire? E allora? Ah, dunque, allora....
EVELINA
(_levandosi, piano, con tristezza grave e quasi sorda, avendo intuito il sospetto di lui, ma sentendo altresì che, pur potendo subito distruggerlo, le resterà sempre da dire una cosa di maggior peso per lei_)
Ma no, caro, non è questo.
LELLO
Non.... non è questo? E che cos’è? che cos’è? che intendi dire? Parla, perdio!
EVELINA
Parla.... sì, parla.... Che vuoi che ti dica, così? Dico che m’hai fatto sentire, con la crudezza delle tue parole.... non so, vedere che là.... (_resta sospesa: vorrebbe aggiungere: «che là ho pure una mia vita, a cui tu hai il torto di richiamarmi così crudamente, mentre già a me par quasi un sogno, trovandomi adesso qua, in quest’altra mia vita, da cui mi frastorni e m’allontani, con questa scena che m’offende»_)
LELLO
(_rimasto in attesa angosciosa, premendola a dire, con sgarbo_)
Che là? Che cosa?
EVELINA
No.... niente.... niente di male.... Sono stata con Aldo e con lui, ma sempre, ogni giorno, col pensiero di dovere ritornare a casa mia.
LELLO
Vivendo, intanto, e sollazzandoti là?
EVELINA
(_non sopportando più la naturale, scusabilissima volgarità dei sospetti di lui_)
Per carità, taci! Non finire di rompere ora, così, il sogno che mi tenne là, di questa casa, di te, di mia figlia, e che sentii subito — subito, appena vi ho rimesso il piede — come la mia vera vita! — Sì, qua.... te.... tutto.... — E un sogno adesso, là.... quella che fui là, quello che feci....
LELLO
(_dapprima quasi sbalordito di sentirle dire così; poi, subito, accendendosi di nuovo_)
Ma io.... io ancora non lo so, non lo so che cosa fosti là, che facesti! Sei rimasta otto giorni — questo solo so — quando l’obbligo tuo, trovando che lì ti avevano (_con un violento scatto di nausea_) oh, vigliaccamente, vigliaccamente, sai? brutalmente ingannata — l’obbligo tuo era di ritornartene subito qua!
EVELINA
Sì, sì, è vero, è vero! — Ma Aldo....
LELLO
Che Aldo! Dici Aldo? Senti: ci vuole una bella sfrontatezza! Come se non sapessi che fu «lui», «lui!» E il figlio, d’accordo! Un inganno da mascalzone, sì, sì, una trappola per riprenderti «americanamente», servendosi del figlio! E tu ti sei lasciata riprendere!
EVELINA
(_con forza_)
Ma no!
LELLO
Come no? Non sei rimasta, invece di ripartirtene subito?
EVELINA
Ti giuro che volevo ripartirmene subito, appena alla stazione mi vidi davanti Aldo, sano, che rideva.... E glielo dissi, sai? glielo dissi. (_Con l’aria grave della signora Lina, ma sincerissima_) Manifestai tutto lo sdegno. — Ma sai Aldo com’è.... quello che cominciò a dire, a fare....
LELLO
(_sempre convinto che non sia stato Aldo soltanto_)
Aldo, eh?
EVELINA
(_non comprendendo l’ironia della domanda_)
Sì, al suo solito, tante pazzie....
LELLO
(_c. s._)
Aldo! — Non mi dici quello che cominciò a far lui!...
EVELINA
(_ingenuissima_)
Eh, lui no, non venne alla stazione.
LELLO
Ah, non venne? Consentisti però ad andare con tuo figlio in casa di lui....
EVELINA
(_c. s._)
No, prima no; prima andai all’albergo. E non mi sarei mai arresa ad andare in casa di lui, se....
LELLO
(_troncando con sdegno_)
Ma via! Poi ci andasti! E allora, sotto lo stesso tetto, con tuo marito.... tutti i ricordi antichi, eh? (_Sghignazzando_) Ma niente di male, niente di male, si sa! Era, dopo tutto, tuo marito!
EVELINA
(_irrigidendosi, con alterezza dolente_)
Ti prego di credere che, se sono ritornata, vuol dire che puoi essere sicuro che «ho sentito» di poter ritornare.
LELLO
Grazie, grazie di codesto sentimento! Ah, mi piace tanto! «Hai sentito» di potere ritornare?
EVELINA
Sì. E ti dico che non merito affatto codesto tuo dileggio. (_Cangiando aria e tono_) Sbagli, sbagli, Lello, a mostrarti, a parlare ancora così con me. Perchè mi costringi allora a una sincerità di cui nessuna donna avrebbe l’obbligo — guarda! — neppure con sè stessa; figurati poi col proprio marito! E tu non sei neanche mio marito.
LELLO
(_subito, quasi trionfante nell’ira_)
Ah, eccola, eccola la confessione che ti sfugge senza volerlo!
EVELINA
(_stordita, quasi tra sè_)
La confessione?
LELLO
Ma sì, ecco, lo dici tu stessa che è quello adesso tuo marito!
EVELINA
(_di nuovo, altera, recisa, contenendosi_)
Non è «quello!» — Io lo dicevo a te. — Ma dunque davvero puoi credere che sia «quello» come intendi tu, e farmi poi capace di ritornare a te, a mia figlia? (_Pausa. Lello resta come interdetto. E allora con sdegnoso rammarico, come per un’imposizione della coscienza a cui non può più opporsi, aggiunge_) Ah, ma vedi? vedi? io mi sento costretta ora a dirti una cosa, che avrei potuto risparmiare a te e a me; che avevo sentito, venendo, di non doverti più dire. Ma ora debbo dirtela! debbo dirtela!
LELLO
Che cosa?
EVELINA
Questa. Che se sono ritornata, non devi credere che non mi sia costato nulla il ritorno.
LELLO
Ah, confessi.... confessi anche che t’è costato molto?
EVELINA
Sì. Là, sì. Ma appena mi sono staccata di là, no. Ho sentito soltanto il desiderio di ritornare al più presto.
LELLO
E vuoi, di’, vuoi che ti ringrazii anche di codesta sincerità?
EVELINA
L’hai voluta tu, mostrandoti così diverso, nemico, a me che ritornavo alla mia casa perfettamente rimessa nel sentimento che ho di tutta questa mia vita qua e con l’unico pensiero della mia bambina malata....
LELLO
Ah, ecco — per lei! Sei dunque ritornata unicamente per lei?
EVELINA
Ma no — anche per te.
LELLO
Grazie di nuovo, cara! Ma come vuoi che ci creda più, se m’hai detto che t’è costato molto staccarti di là? È segno che tu là con lui....
EVELINA
(_subito, arrestandolo_)
No! Ah, no! Tu mi costringi prima a ferirti con la mia sincerità, strappata così, per forza, e vuoi fartene poi un’arma contro di me? — No! Perchè, se pure essa m’ha costretto a dirti che m’è costato molto, questo — se mai — farebbe più grave il sacrifizio con cui avrei pagato il diritto di poter ritornare a te e a mia figlia!
LELLO
Ah, di bene in meglio! Il sacrifizio! Altro che molto, dunque, t’è costato! Dici sacrifizio, ora!
EVELINA
(_pigiando sulle parole_)
Ho detto «se pure»; ho detto «se mai». Non l’ho più sentito, venendo. La mia vita è qua — questa. — Sono stordita ancora.... (_Con la meravigliosa ingenuità di una che non può fare a meno di dire, quasi senza pensare che cosa dice a chi la dice_) È così strano, è così strano quello che sento, che.... — tu forse avrai ragione — ma sono ora qua così tranquilla, che non capisco più — ti giuro — di che cosa ti lamenti ancora....
LELLO
Sei diventata incosciente? Come, di che mi lamento? Ti par poco adesso lo scandalo? Ne hai pure avuto una prova tu stessa, or ora!
EVELINA
Dici di quelle due pettegole?
LELLO
Ma puoi esser certa che tutti, adesso.... È la rovina, la rovina della tua reputazione, lo vuoi capire? È finita!
EVELINA
(_come se parlasse d’un’altra_)
Finita.... la signora Lina? (_E aggiunge sotto voce, come se lo dicesse Aldo_) Muffa della signora Lina! (_E ride_)
LELLO
(_più che mai trasecolato, mirandola_)
Ma che dici? sei impazzita?
EVELINA
(_riprendendosi, ma sempre un po’ stordita_)
No.... È che.... (_E si butta a ragionare con ambigua serietà_) — dico che, se quelle due pettegole non fossero accecate dall’invidia o dal dispetto....
LELLO
E dàlli! Lasciale stare, quelle due! Non saranno quelle due sole, ti dico! Ma tutti! tutti!
EVELINA
(_seguitando come sopra: Eva e Lina; la voce di Eva, l’aria di Lina_)
Aspetta, scusa. Tutti sanno, mi pare, perchè sono andata da mio figlio.
LELLO
Già! Ma sanno anche, ora, che non era vero niente, che tuo figlio fosse malato, e che, non ostante questo....
EVELINA
(_subito dice per lui_)
Sono rimasta là otto giorni con mio marito. (_E non potendone più, sbuffa_) Auff!
LELLO
Sotto lo stesso tetto!
EVELINA
Questo lo dicono loro.
LELLO
No, questa è la verità!
EVELINA