La signora Morli una e due: Commedia in tre atti

Part 2

Chapter 23,553 wordsPublic domain

Shocking. Non retto dire così, signore! (_Rivolgendosi alla Titti_) Make your compliments and let us retire.

FERRANTE

(_comprendendo molte cose sulle condizioni del figlio in quella casa, dice con ironia_)

Ah, bene.... — Non credevo, scusi....

Rientra dall’uscio a destra LELLO, seguito da EVELINA. La signora Morli ha circa trentasette anni. È quale i casi della vita e la compagnia d’un uomo malinconico, posato e scrupoloso come Lello Carpani l’hanno ridotta: vale a dire seria, contegnosa, compresa del rispetto che una donna e una madre cosciente dei suoi doveri verso la società e la famiglia, deve ispirare con la sua dignità inappuntabile, temperata però da un misurato languore nello sguardo, nella voce, nei sorrisi, di nobile compatimento, ispirato da non si sa quale soave rimpianto lontano. Tutto questo, si badi, senza la minima ombra di affettazione, come una necessità naturale della sua convivenza col Carpani, la quale, senza concorso di volontà o di studio, abbia determinato istintivamente in lei questo suo modo d’essere, quasi che, volendo piacere all’uomo con cui convive, ella non abbia mai pensato di poter essere altrimenti. Penerà molto, però, in questo momento, a serbare questo suo naturale contegno, agitata com’è dalla notizia del ritorno del marito, ch’ella del resto riconosce subito nella persona di quel sedicente amico.

TITTI

(_accorrendo per abbracciare Lello_)

Oh, eccoti finalmente!

LELLO

(_arrestandola_)

No, Titti; vai, vai.... (_Poi, mostrando la ragazza a Ferrante, con intenzione:_) Ecco la mia (_indica Evelina_), la nostra figliuola.

FERRANTE

(_turbatissimo, guardando invece Evelina_)

Ho avuto.... ho avuto il piacere d’ammirarla.

TITTI

(_accorrendo verso la madre_)

Mamma sai? ho visto la signora Armelli. Ha detto che verrà con l’avvocato. Senti, mamma?

LELLO

(_a Titti_)

Vai, vai, cara! (_Ma vedendo che Titti, andata verso la madre, resta smarrita di fronte al turbamento di lei, esclama sorpreso, guardando Evelina_). Che cos’è?

EVELINA

(_quasi per venir meno; tra sè, guardando e non volendo guardare Ferrante, dice, convulsa_)

Ma.... la voce.... gli occhi.... (_Poi, risolutamente arrossendo, impallidendo, quasi con un grido:_) Ferrante?

FERRANTE

(_in un sussulto_)

Eva!

EVELINA

(_con la smania di chi non vorrebbe smarrirsi, e si smarrisce; portandosi le mani alla faccia_)

Oh Dio.... Dio mio.... (_casca a sedere_).

LELLO

(_a Ferrante_)

Ah, come! È lei? Ferrante Morli?

FERRANTE

Chiedo scusa.... (_accostandosi a Evelina_) No, Eva.... Su! su! Me ne vado subito.... Non ho saputo resistere alla tentazione di venire a vedere....

EVELINA

(_levandosi con franca fierezza_)

Venire a vedere che cosa?

FERRANTE

(_quasi sorridendo, nel vederla così_)

Ma no! Niente, Eva....

LELLO

Qua bisogna venir subito, Lina, a una spiegazione!

EVELINA

(_combattuta, fremente, vedendo il marito così placido_)

No! Basta! Che spiegazione? Non.... non c’è bisogno di nessuna spiegazione! (_Accorgendosi che Titti è ancora lì, stupita, smarrita_) Ma vai, vai, figliuola mia.... — (_Volgendosi a Miss Write_) Mi pare che lei, signorina, avrebbe potuto portarsela anche di là!

Titti e Miss Write si ritirano per la comune.

EVELINA

(_a Lello_)

Nessuno ha diritto di chiedere a me spiegazioni.

FERRANTE

Ma io non ne ho chieste. È stato lui, Eva....

EVELINA

Non so con quale ardire tu abbia potuto così.... all’improvviso, dopo tanti anni, presentarti qua....

LELLO

Sotto veste d’un amico, sai!

FERRANTE

(_ancor sorridente, ma già cominciando a seccarsi sul serio_)

Ma per non fare scene, Dio mio, come questa a cui tutt’a un tratto, senza ch’io potessi impedirglielo, ha voluto trarre qua te, Eva, e me.... — Ho rifuggito sempre dal farne! Tu lo sai!

EVELINA

E perchè allora.... perchè allora sei venuto?

FERRANTE

Ma l’ho detto a lui.... gliel’avevo già detto....

LELLO

No, no, scusi, lei ha manifestato anche l’intenzione....

FERRANTE

Nessuna intenzione, no! (_Con scatto d’impazienza_) Maledetto il momento che a uno viene l’ispirazione di fare un piacere agli altri!

LELLO

Ah per lei è un piacere questo?

FERRANTE

Ma sì, perchè mi sono preoccupato che v’arrivasse di sorpresa la notizia del mio ritorno, senza sapere con quali intenzioni fossi ritornato!

EVELINA

Ma io ancora non le so, le tue intenzioni!

FERRANTE

Nessuna! Eva! Nessuna, ti dico!

EVELINA

Sarebbe inconcepibile, difatti, che tu potessi averne ancora qualcuna!

FERRANTE

Avrei voluto, veramente, o scriverti, o mandare qualcuno. Decisi all’ultimo di venire io stesso, fidandomi che tu — anche se mi avessi visto — ormai, dopo tant’anni, così.... tutto grigio, senza barba.... Mi hai invece riconosciuto subito!

LELLO

(_seccato di questo tentativo d’approccio familiare_)

Aspetti, aspetti, scusi! Non è possibile! Se è venuto di persona.... qualche speranza, per lo meno....

FERRANTE

Ma no, le dico! Nessuna speranza! Un desiderio, al massimo, di vedere.... Oh, perdio! mi sembra naturale infine....

EVELINA

(_subito, intuendo, con uno scatto quasi ferino_)

Aldo tu dici?

FERRANTE

Mio figlio!

EVELINA

(_c. s. tutta vibrante d’ira e di sdegno_)

Ma che tuo figlio! Tuo figlio? Tu lo abbandonasti, lo lasciasti a me bambino, senza più curarti di lui....

FERRANTE

(_gridando più di lei, per interrompere la scena che lo secca enormemente_)

Ma sì! ma sì! Va bene! Basta! Ora l’ho visto e me ne vado!

EVELINA

(_restando_)

L’hai visto? Dove? Qua?

FERRANTE

Poco fa; ma non temere! Non sa d’aver parlato con suo padre!

LELLO

Ma lo saprà; verrà a saperlo! Non sarà possibile tenerglielo nascosto! — Ah, eccolo qua....

Entrano dall’uscio a sinistra ALDO e DECIO. Aldo ha il cappello in capo, per uscire; Decio lo tiene in mano. Subito Evelina si lancia incontro al figlio, come per ripararlo.

EVELINA

(_frenetica_)

No, no, Aldo! no! mio! mio soltanto! (_Volgendosi come una belva a Ferrante_). Se sei ritornato per questo, puoi andartene perchè non hai, non hai più nessun diritto su lui!

ALDO

(_sbalordito_)

Mamma, ma che cos’è? che dici?

EVELINA

(_seguitando, con foga crescente_)

No! Nessuno! nessuno! perchè tu sei rimasto a me; t’ho cresciuto io, Aldo; io soltanto ho sofferto per te, e soltanto la tua mamma tu ti sei trovata accanto!

ALDO

(_comprendendo e guardando l’estraneo_)

Ma che.... che forse.... lui?

EVELINA

(_abbracciandolo, riparandolo_)

No! Tu non devi neanche guardarlo!

FERRANTE

(_ad Aldo; impaziente e imperioso, vedendo ch’egli accenna di sciogliersi dal cieco abbraccio della madre_)

Stai, stai lì!

EVELINA

(_voltandosi di nuovo contro di lui, senza lasciare il figlio_)

Non c’è bisogno che glielo dica tu di stare qui!

ALDO

Ma no, mamma, aspetta! Non sono un bambino!

EVELINA

(_atterrita_)

Come!... Che dici, Aldo?...

ALDO

Dico che.... preso così, scusami.... — Ho diritto anch’io di sapere....

EVELINA

(_subito_)

No, niente, Aldo! niente! Perchè lo riconosce lui stesso di non avere nessun diritto su te! Ha detto che non vuole niente, e che se ne va! È vero?

FERRANTE

(_ridendo dell’agitazione di lei e della fretta di mandarlo via_)

Ma sì! Calmati! Calmati! Non voglio niente!

EVELINA

(_subito_)

Te ne puoi dunque andare!

FERRANTE

Ecco, me ne vado....

ALDO

(_risolutamente staccandosi_)

Aspetta, mamma! Ti dico che io voglio sapere!

LELLO

(_a Ferrante_)

Ecco, vede? vede? lei che non vuol niente!

FERRANTE

(_a Lello_)

Io? Ma no! È lui! (_indica Aldo_).

EVELINA

(_al figlio_)

Che vuoi sapere? Non ti basta quello che sai?

ALDO

Sì: quello che m’hai detto tu. Ma forse egli avrà ora esposto qua le ragioni per cui, per tanti anni, non s’è fatto vivo!

FERRANTE

Ah no, caro, nessuna ragione! nessuna!

ALDO

Ne avrai avute!

FERRANTE

Nessuna, davanti a tua madre che grida, giustamente, perchè l’abbandonai con te, bambino.

EVELINA

(_interrompendolo_)

E non è forse vero?

FERRANTE

Sì, e dico infatti «giustamente!»

ALDO

Ma davanti a me?

EVELINA

Ah no, nient’affatto! Ci devo esser io!

FERRANTE

(_ridendo_)

Temi che inventi? — Ma no! Perchè tu stia tranquilla, eccole qua a mio figlio spicce spicce, le mie ragioni. Volli abbandonarvi tutt’e due. Te e lei! Per andare a divertirmi! Va bene così?

EVELINA

Ah no! Perchè così tu vuoi fargli supporre....

FERRANTE

(_con scatto d’impazienza_)

Ma se non voglio averne per lui! non lo capisci? Prima di tutto perchè credo con te, che per lui debbano valere soltanto le tue; e poi perchè non ammetto che debba giudicarmi mio figlio!

LELLO

Ma egli ha pure tutto il diritto di sapere....

FERRANTE

(_subito, interrompendo_)

Nossignore! Perchè io non gl’impongo, nè gli chiedo di venirsene con me! — Potrei dirle a lei (_indica Evelina_), se mai, le mie ragioni; ma me ne guardo bene! — Io posso riconoscere le sue e accettarle in pace, — lei, le mie, no — per forza! (_Volgendosi subito a Evelina_) Perchè tu, Eva, hai ora — qua, lui (_indica Lello_) — e di là, tua figlia! — Due fatti, contro cui non potrebbero mai valere le mie ragioni, fossero pure le più giuste e le più vere! — Dunque, basta! — Me ne vado.

ALDO

E non pensi, che queste che sono ragioni per lei....

EVELINA

(_cercando d’interromperlo_)

Ma che dici?

ALDO

(_forte, reciso_)

Lasciami dire, ti prego, mamma! Tra te e lui, ci sono anch’io! — Dovete pure tener conto di me! — (_A Ferrante_) Tu non dovevi più ritornare, se volevi riconoscere e tener ferme soltanto queste ragioni di lei, nelle quali io non entro affatto!

EVELINA

(_con un grido_)

Come non entri? Che dici?

ALDO

(_pronto, con forza_)

Ma sì, mamma, scusa! Se son lui (_indica Lello_) e la Titti le tue ragioni, quelle ch’egli accetta, — io non c’entro; io ne son fuori!

EVELINA

(_subito, con forza_)

E che forse la Titti m’ha impedito d’esser mamma anche per te?

ALDO

(_tentando d’arginar quella foga, dolcemente_)

No, no, mamma!

EVELINA

(_c. s._)

Quando? quando mai? Sono stata tutta per te; tutte per te le mie cure!

ALDO

(_c. s._)

Sì, sì....

LELLO

Questa è ingratitudine!

EVELINA

E anche lui (_indica Lello_) è stato per te un padre affettuoso!

ALDO

Ma sì! va benissimo! E gliene sono grato! — Ma considera la mia situazione, ora, con lui qua! (_indica Ferrante_).

LELLO

Ah, questo sì, è giusto. Gliel’ho detto anch’io! Giustissimo!

EVELINA

(_stordita, non aspettandosi quest’approvazione da parte di Lello_)

Come? Che dici, giustissimo?

ALDO

Ma sì, mamma: se mio padre è tornato, ti par giusto ch’io stia qua ancora con lui? (_indica Lello; poi, scorgendo per caso Decio di cui s’era scordato_) È vero, Decio? Non ti pare? Su, su, di’! tu puoi giudicarne meglio d’ogni altro, da estraneo....

DECIO

Ma no.... io.... chiedo scusa....

ALDO

No, no. — Di’, di’ francamente.

DECIO

Ma io non so....

LELLO

È inutile! è inutile! Perchè è proprio così, Lina tuo figlio ha ragione!

ALDO

Finchè mio padre non c’era....

LELLO

Anche la nostra situazione, adesso, gliel’ho fatto notare (_indica Ferrante_) diventa falsa, con lui qua, agli occhi di tutti. — E tuo figlio naturalmente....

EVELINA

Ma se finora c’è stato, qua con noi!

LELLO

Sì; finchè non si sapeva nulla di lui, neppure se fosse in vita!

EVELINA

(_ad Aldo_)

Ma se lui, Dio mio, lui stesso te lo dice, di rimanere con me!

FERRANTE

O se no, me ne riparto....

LELLO

(_con uno scatto di sincerità_)

Ecco! Bene! Dovrebbe far questo, lei!

ALDO

(_subito_)

Sarebbe inutile! (_Voltandosi a Ferrante_) Te ne riparti? Vengo con te; e sarà peggio per lei!

EVELINA

Ma allora sei tu, Aldo?

ALDO

No, mamma! Dio mio, non so come tu non te ne persuada! Tu te ne stai con lui (_indica Lello_) e con la Titti — com’è giusto. Ma è giusto allora che anch’io me ne vada con mio padre....

FERRANTE

Volete lasciarmi dire due parole?

EVELINA

Ecco che parla lui, adesso!

FERRANTE

No, Eva, — con calma! con calma!

EVELINA

Lo so che cosa vuoi dire! Che non essendomi bastato lui bambino, è vero? e avendo io ora un’altra figlia e lui (_indica Lello_)....

FERRANTE

Ma non te ne fo un rimprovero!

EVELINA

E intanto mi porti via il figlio, senz’aver mai fatto nulla per lui! (_Voltandosi verso Aldo e abbracciandolo e stringendolo a sè con furia di disperazione_) Non è possibile! Non è possibile, Aldo! Io non ti lascio andar via! Io non potrei più vivere; non potrei più vivere senza di te, figlio mio! Come puoi pensare d’abbandonarmi, d’abbandonar la tua mamma?

ALDO

Ma no.... vedi....

EVELINA

Che vedo? Non capisci che viene a essere una condanna per me se tu te ne vai con lui, se mi lasci qua senza di te? E ti pare ch’io me la meriti, se lui stesso ti dice di no?

ALDO

Ma perchè condanna, mamma?

EVELINA

Condanna! condanna!

ALDO

Ma nient’affatto! T’ho detto che è giusto! E se tu non pensassi soltanto alla tua situazione....

LELLO

È certo che tu la renderai più falsa, andandotene.

EVELINA

(_con subitaneo contrasto, rivoltandosi contro Lello_)

No, no! — Ha ragione! — Dice che io non penso alla sua! — Che penso alla mia, e non penso alla sua! — Ha ragione! — (_Ad Aldo_) No, non me n’importa, della mia — è che io non voglio perderti, Aldo!

ALDO

Ma perchè perdermi? Chi ti dice che mi perderai?

EVELINA

Non starai più con me!

ALDO

Ma ci vedremo sempre....

EVELINA

Come? dove? sei stato con me sempre, da piccino; e non lo sai, non lo sai tutto quello che ho sofferto; tutto quello che io feci anche per lui (_indica Ferrante_)....

LELLO

(_con fermezza, turbandosi_)

Gliel’ho già detto, Lina!

EVELINA

(_subito_)

Io non lo dico per lui; lo dico per mio figlio!

FERRANTE

Ma Eva, scusa....

EVELINA

(_di scatto, dura, aggrottata_)

Che vuoi tu?

FERRANTE

Non per mio figlio; ma per te....

EVELINA

Non voglio saper più nulla, io!

FERRANTE

Ma non intendo parlare di te, come sei ora!

EVELINA

Di quello che fui, in me, non c’è più traccia!

FERRANTE

Non è vero! Ah! non è vero! Lo so per prova! Lo credetti anch’io, quando volli troncar tutto, di netto, fuggendo come un pazzo, senza lasciare più, apposta, nessuna traccia di me! — Scusa, tant’è vero, che t’è bastato risentir la mia voce, e sei cascata lì a sedere....

EVELINA

Ma sfido!

LELLO

Mi sembra perfettamente inutile....

FERRANTE

Inutilissimo! inutilissimo! Ma per mandare così una voce — a quattordici anni di distanza — a una certa piccola Eva folle....

EVELINA

Folle, sì! folle! folle!

FERRANTE

Non rimpiangere, saresti ingrata!

EVELINA

Ma lo scontai!

FERRANTE

Questo sì! Ma anch’io! E peggio di te! Non rimpiangere! Per questo, capisci? volli sparire. Quando una vita, come quella che vivemmo tu e io, per cinque anni, crolla — è tale il crollo, che: basta! serrare i denti! sparire! — So quello che volesti fare per me! Una pazzia.... Se il mio unico pensiero era stato quello di salvare almeno te e lui (_indica Aldo_) — così, proprio così come ho fatto — sparendo! — Vedi che, sì — avrai sofferto — ma non t’è finita male.... Con me, se fossi ritornato, sapendo a tempo dell’opera sua (_indica Lello_) — immagina che vita sarebbe stata.... Diversi, non si può essere se non con gli altri. — Tu, con lui.... (_indica di nuovo Lello_) — ma diversi noi due, Eva — dopo essere stati com’eravamo — no, ah! sarebbe stato per me una cosa impossibile! meglio niente!

ALDO

Avresti potuto pensare che c’ero io, anche.

FERRANTE

No! Anche per te, anche per te — meglio! Dopo quanto avvenne, per colpa d’altri, ma certo anche per il disordine mio — t’avrei fatto male e non bene, restando! (_Subito cangiando tono, calmo, arguto, sorridente, per richiamare ai fatti_) — Signori miei, insomma, io v’ho trovati qua in perfettissima pace. Mi pare che voi adesso rimpiangiate, non la mia fuga di tanti anni fa, ma ch’io sia ritornato!

LELLO

Appunto! appunto! — guastando tutto, con questo ritorno!

FERRANTE

Vediamo di guastare il meno possibile! Sono qua per questo.

EVELINA

(_ad Aldo_)

Dunque, tu vuoi andartene con tuo padre? Bada che io non so.... non so come farò.... quello che farò, se tu te ne vai....

ALDO

Ma se ti dico che ci vedremo sempre....

EVELINA

Voglio sapere dove!

LELLO

Già, perchè.... (_rivolgendosi a Ferrante_) spero che lei non penserà di domiciliarsi qua, nella stessa città....

FERRANTE

Ah, no.... certo....

LELLO

Sarebbe una condizione per me, per lei (_indica Evelina_) intollerabile!

FERRANTE

Stia tranquillo. Non mi domicilierò qua certamente.

EVELINA

E dunque, come sarà questo sempre?

ALDO

Ma si vedrà, mamma.... Combineremo....

EVELINA

No, no! — Ora! — Lo voglio sapere ora! lo voglio sapere prima! — Non verrà fuori che tu non potrai più venire qua perchè io sto con lui! (_indica Lello, guardando come a sfida, Ferrante_).

FERRANTE

(_sorridendo_)

Ma non ti rivolgere a me. Io non dico niente! Fate voi! Fate voi!

LELLO

(_schizzando stizza; irritato, non si sa se dalla gelosia o dal dispetto di vedersi tutto scombinato_)

Comoda, ah, comoda, la sua parte!

FERRANTE

E dalli! Ma non me lo dica lei, almeno, scusi!

LELLO

Glielo dico io, sissignori, glielo dico io!

FERRANTE

Oh bella! Ma abbia pazienza, si rende un po’ conto perchè la cosa le sembra così?

LELLO

Ma perchè è così! Non crede che sia comodo lasciar fare agli altri dopo aver messo tutto sossopra?

FERRANTE

Nient’affatto. Guardi. Le sembra così, perchè io proprio non voglio nulla, neanche mio figlio; di fronte a lei che invece vorrebbe tutto.

LELLO

Io?

FERRANTE

Sissignore. Tutto. Come se io non solo non ci fossi, ma non fossi mai stato nessuno nè per questa donna, nè per questo ragazzo. Bene. Io faccio come vuol lei, cioè appunto come se non ci fossi; ed ecco che lei se n’irrita e se la piglia con me. — Se la pigliasse almeno con lui! (_indica Aldo_) — Quantunque per esser logico, lei, dovrebbe riconoscere che mio figlio, qua, non dovrebbe metter più piede.

LELLO

(_stordito_)

Come per esser logico?

FERRANTE

Ma sissignore! Perchè lei si dà pensiero delle false situazioni e della buona reputazione, solo quando fanno comodo a lei. Bene. Voglio darmene pensiero anch’io. E posso pretendere — poichè il marito sono io, infine, io e non lei — posso pretendere che mio figlio, qua, non metta più piede!

EVELINA

(_subito, costernatissima_)

Ah, vedi? vedi?

FERRANTE

(_scoppiando a ridere_)

Ma no! ma no! Stai tranquilla, cara! Non pretendo nulla, io! — Non posso soffrire la pedanteria, lo sai! — Povera piccola Eva, sei diventata accanto a lui una brava saggia mammina feroce. Ti ricordi? Iviù! (_farà questo grido, che evidentemente era il modo con cui un tempo la chiamava, con una strana luce negli occhi e alzando tutte e due le braccia_) E tu mi saltavi al collo.

Evelina, che durante tutta la scena ha cercato di nascondere il vivo e profondo turbamento richiamandosi di continuo alla sua malinconica e austera dignità, tanto più soffusa d’una cert’aria di comicità, quanto più in lei vuol essere sincera, e che nella difesa del figlio ha messo tanta aggressività contro la sorridente remissione del marito, perchè in questa aggressività trovava anche una difesa contro il suo proprio turbamento, ora a quel grido di lui, per nascondere ancora una volta questo turbamento, ricorre a un fiero atto di sdegno.

FERRANTE

(_subito, notando quest’atto_)

No! Basta.... Scusami.... Mi pare impossibile che, pur essendo all’aspetto quasi la stessa, tu sii divenuta un’altra, così....

EVELINA

(_non potendone più_)

Ma insomma!...

FERRANTE

Basta, basta, sì.... Me ne vado. Non c’è da far tragedie, come vedete, disposto come sono alla massima condiscendenza. Tuo figlio se ne starà con te, con me, come vorrà. E standosene con me non soffrirà, perchè ho pensato per lui, credi, più che non paja. Da questo bel giovanotto (_posa una mano sulla spalla di Decio_) mi farete sapere quello che stabilirete fra voi due: dove, come e quando vi volete vedere; e non ne parliamo più....

Fa per avviarsi, con Decio, quando sulla comune si presenta la SIGNORA ARMELLI, sui trent’anni, molto ritinta e riccamente abbigliata.

SIGNORA ARMELLI

Permesso?

EVELINA

Oh, Lucia. Vieni, vieni.

FERRANTE

(_piano a Decio_)

Su, su, andiamo, andiamocene, noi due! (_Saluta con la mano Aldo, e inosservato dagli altri esce con Decio, approfittando della visita sopravvenuta_).

SIGNORA ARMELLI

(_a Lello_)

C’è mio marito in automobile che la aspetta giù, avvocato, per andare.... non so, al convegno per la causa....

LELLO

(_imbarazzatissimo_)

Già! Ma non è possibile, vede? (_Voltandosi a cercar nella stanza Ferrante_) Dov’è? Se n’è andato?

SIGNORA ARMELLI

(_stordita_)

Chi?

LELLO

Niente niente. Scenderò io stesso giù a portare a Giorgio le carte e a dirgli che faccia lui, perchè per oggi io non posso.... non posso.... (_Esce di fretta per l’uscio a destra_).

SIGNORA ARMELLI

Oh Dio, ma che cos’è accaduto?

EVELINA

Ah Lucia, che cosa! che cosa!... Vedi questo ingrato? (_indica Aldo. — Poi volgendosi a lui_) Perchè non te ne sei andato via subito con lui?

ALDO

Ma per carità, mamma.

EVELINA

(_alla signora Armelli_)

Lo abbiamo cresciuto insieme, è vero, Lucia? E ora....

SIGNORA ARMELLI

E ora?

EVELINA

Hai veduto quel signore che si disponeva a uscire quando tu sei entrata?

SIGNORA ARMELLI

Sì, col signor Decio....

EVELINA

È mio marito!

SIGNORA ARMELLI

(_sbalordita_)

Tuo marito?... tuo marito?

EVELINA

Sì, che si porterà via con sè Aldo!

SIGNORA ARMELLI

(_con un grido subito represso_)

Ah!

EVELINA

E lui è felicissimo d’andarsene!

SIGNORA ARMELLI

(_sentendosi vacillare e accennando di portarsi le mani al volto, esclama quasi sotto voce_)

Oh Dio.... Oh Dio.... (_E mentre Evelina e Aldo accorrono a sorreggerla, casca su una sedia, svenuta_)

EVELINA

(_guardando quasi impaurita il figlio_)

Che cos’è?

ALDO

(_confuso, premuroso chinandosi sulla svenuta_)

Signora Armelli.... Dio mio.... signora Lucia.... (_Poi, alla madre con un gesto espressivo delle mani_) Mamma.... mamma.... va’, corri pei sali....

EVELINA

(_trasecolata_)

Ma come, tu.... con lei? (_E si porta le mani alle tempie, come a reggersi la testa che le va via davanti alla rivelazione d’una cosa così enorme e incredibile_).

ALDO

(_piano, con una certa stizza_)

Anche per questo, vedi? è bene che io me ne vada.... — Su, corri, corri....

Evelina, con la bocca aperta, le mani per aria, fa per avvicinarsi, ma come se non sapesse più dove andare; poi si volta accora una volta verso il figlio come impaurita, ma Aldo con le mani le fa un atto iroso d’andare.

TELA

ATTO SECONDO

SCENA

Giardino della villa di Ferrante Morli a Roma. La villa è a sinistra; se ne scorge tra gli alberi la facciata, col portone aperto, a cui si sale per alcuni scalini d’invito, non più di cinque, che man mano si restringono fino alla soglia del portone. A destra è prima il cancello con un magnifico eucaliptus presso uno dei pilastri; poi, fino in fondo, la ringhiera che s’intravede di tra gli alberi, tutta coperta d’edera e di roselline rampicanti. Alberato è anche il fondo della scena, in parte sul davanti praticabile. Tra due alberi, un’altalena. In mezzo qualche tavolino e sedie e sedili da giardino.

Sono passati circa due mesi dal primo atto. È un dolcissimo pomeriggio d’aprile.

Sono in iscena il cameriere FERDINANDO, sui cinquanta anni, in marsina, TOTO, giovinastro equivoco, che accompagna una GIOVANE non meno equivoca, in cappellino, la quale viene a profferirsi per governante.

FERDINANDO

Per me, se volete, entrate pure (_indica il portone della villa_). Ce n’è di là altre due che aspettano. (_Osserva la giovane_) Ma per dir la verità, non mi pare il genere...

TOTO

(_aggressivo e provocante, facendosi avanti_)

Come sarebbe a dire, che non ti pare il genere?

LA GIOVANE

(_tirandolo indietro, non tanto per metter pace, quanto per far vedere che basta lei sola_)

Lascia, Toto; andiamocene. L’avviso del giornale diceva: «Donna eccepibile».

FERDINANDO

(_correggendo_)

Ineccepibile! ineccepibile!

LA GIOVANE

E va bene! «Governo casa signore solo».