La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana
Part 6
Quando li consoli romani viddero che li Cartagginesi non rispondevano a quello che l'avevano comandato, ellino ordinaro d'assalire la città, e che se prendare la potessero per forza, sì l'abbattarebbero infino a' fondamenti. Allora incominciaro a fare grandi torri di legname e altri ingegni sopra le navi medesime de' Cartagginesi, delle quali giognevano insieme sei e sette e legavanle insieme, perchè potessero portare maggiore peso e fussero più forti, secondo le grandi mura alte e grosse di pietra murate con fina calcina; e d'altra parte verso terra ferma fecero molti trabocchi e manganelli e altri edifizii per abbattare le mura. Molto s'apparecchiaro bene li Romani per distruggiare la ricca città di Cartaggine, che la reina Dido, che Elisa fu chiamata, aveva primamente per suo grande senno e per sua grande ricchezza cominciata e fondata.
LXXV.
Non vi lassarò ora al presente, che io non vi divisi Cartaggine come ella era posta e fondata. La città era tutta intorniata di mura, ed era dieci miglia passi di longhezza; le mura erano alte quaranta gomita, tutte di pietra murate a fina calcina, ch'era altresì forte come la pietra, ed erano grosse le mura trenta piei. Tutta la città poca ne falliva ch'era cinta di queste mura, e sì aveva due braccia di terreno che si stendevano infino al mare, e là entro veniva il mare, il quale era largo tre milia passi dall'uno braccio della terra a l'altro; e quello mare ch'era inentro, chiamavano li Cartagginesi stagno, perciò ch'e venti non vi potevano, perchè le mura erano alte e grosse, e la torre dall'una parte e dall'altra sì lo difendeva dal vento. Sopra quello stagno infra li due bracci della terra, ch'io v'ô detto, era la ricca torre, la quale Bisse era chiamata; questa torre era più di mille passi larga, e tanto era forte e grossa e di grande altezza, che pareva che giognesse alle nuvile. A quella nobile torre, che sopra al mare era posta, giognevano li forti muri della città alti e grossi, e molte più altre torri v'erano alte e grosse dalla parte dov'era il terreno; e aveva intorno fossi larghi e profondi, e all'entrata della città sopra le porti erano due torri per difendare l'entrata.
LXXVI.
Molto era la città di Cartaggine forte in quello tempo e fornita di buona gente provata e molto vigorosa, ma d'armadure per loro difendare avevano la maggiore parte grande mancamento. Li consoli di Roma, che grande numaro di gente avevano appiè e a cavallo, fecero la città assalire per mare e per terra, e tanto fecero che per forza gittaro co' loro ingegni alle mura di verso terra ferma, delle quali mura abbattero una grande parte, e quelli della città si difendevano vigorosamente con archi e con saette e con altri ingegni, ch'elli avevano fatti per loro difendare; ma tanto gli assalsero e Romani in diverse parti, che Lucio Censorino e gran parte di sua gente si missero per la città per le rotture ch'eglino avevano fatte nelle mura; ma li Cartagginesi se lo' fecero alla rincontra, che li ricevettero arditamente coll'aiuto di coloro ch'erano in sulle mura, che lo' gittavano grandi pietre, sicchè li rimissero per forza fuore della città; e molto v'arebbero allora li Romani riceuto danno, se non fusse Publio Scipio, che suo corpo solamente ritenne la forza de' Cartagginesi, e sì li rimisse a malgrado loro dentro alle mura per sua grande prodezza.
LXXVII.
E così rimase allora il primo assalto di Cartaggine, e li Cartagginesi racconciaro le mura il meglio che potero per loro difendare. Intanto li Romani abbandonaro Cartaggine, però che Masinieno lo re de' Mirmidoni, e quali erano stati loro amici per più di quaranta anni, esso passò di questa vita; e sì lassò nelle mani di Scipio tutto il suo reame e tre suoi figliuogli, chè non voleva che appresso sua morte fusse infra loro discordia e mala voglienza, però ch'elli cognosceva lo consolo Scipio tanto prudente e leale, che ciascuno de' suoi figliuogli farebbe stare contento; e tutto fece Masimieno per l'amore che Scipio li aveva portato e per sua grande gentilezza.
LXXVIII.
Intanto Marco Manio e Lucio Censorino assediaro la città di Tezagao in Affrica, la quale presero per forza, e uccisero dodici migliaia d'Affricani e sei milia ne presero, e in quella città conquistaro molto grande avere, della quale città fecero le mura abbattare. In quello tempo si ribellò contra a' Romani Sicondo Filippo di Macedonia, che da loro medesimi teneva la signoria. Incontra a costui fu mandato uno alto principe di Roma, che Juvasio era chiamato, con molta grande gente e cavallaria; ma sì tosto come gionsero in Macedonia, eglino s'assembrarono a battaglia contra a Sicondo Filippo. In quella battaglia fu morto e sconfitto Juvasio con tutta sua gente, della quale cosa ebbero e senatori e tutti e Romani grande dolore ed ira.
LXXIX.
Allora tornò Scipio lo consolo a Cartaggine con sua gente, poi ch'egli ebbe tutto lo reame de' Mirmidoni partito e dato a' tre frategli, che tenere dovevano la signoria, e quando furo tornati a Cartaggine, Scipio che consolo era per li Romani, a gran pena assentì che la terra fusse guasta e diserta; ma li Cartagginesi l'avevano rifornita e sì acconcia in tutte parti, che non dottavano persona, se non fussero e Romani, contra a cui non potevano avere nè soccorso nè aiuto, e allora li Romani s'armarono per assalire la città per mare e per terra. Là fu molto crudo assalto e molta pericolosa battaglia, però che sei dì e sei notti li Romani non finaro d'assalire e di combattare la città in più parti; là fu molta grande distruzione fatta di pedoni e di cavalieri di quelli d'entro e di quelli di fuore.
LXXX.
Molte fiate gittaro li Cartagginesi lo fuoco ardente sopra alli ingegni de' Romani, ma i Romani erano apparecchiati, che tostamente lo spegnevano; e quando venne il settimo dì, che l'assalto e la battaglia era durata senza riposo prendare, quelli della città, che bene vedevano che la città non si poteva più difendare, perciò che Scipio l'aveva già prese le prime difese di loro fortezze, e tutti coloro che le mura difendevano, aveva fatti fuggire, e niuno non si osava più di difendarla, allora cominciarono li Cartagginesi molto fortemente a gridare che Scipio li ricevesse, salve le persone, rimanendo suoi servi.
LXXXI.
Così s'arrendero e Cartagginesi a Scipio, che più non si potevano difendare contra alla forza de' Romani che l'avevano assediata; e allora vennero le donne e le donzelle della città, che grande dolore facevano dinanzi a Scipio, a cui erano menate dinanzi. Appresso vennero le compagne de' cavalieri e de' pedoni e d'altri uomini della città, de' quali v'erano più di trenta milia, tutti sanguinosi per lo combattare ch'avevano fatto per loro difendare, e delle femmine ve n'erano più di venticinque milia, molto triste e molto dolorose, però che Asdrubal loro signore si rendè a Scipio di sua volontà; e tantosto Scipio fece mettare fuoco per tutta la città nelle torri e nelle case e nelle magioni. Coloro che s'erano fuggiti ne' templi, si gittavano ne' fuochi di loro volontà per ardarsi. Quando la città fu tutta arsa, la donna d'Asdrubal con due suoi figliuogli ch'ell'aveva, si lassò cadere per disperata nella maggiore fiamma del fuoco ch'ella vidde, e subito arse.
LXXXII.
Così morì l'ultima reina di Cartaggine, che s'uccise per sua grande follìa così come la primaia. Là guadagnaro li Romani grande tesoro, ch'e Cartagginesi avevano assembrato di più contrade di Italia, di Cicilia e di Spagna e di molte altre contrade e città, ch'egli avevano robbate e distrutte; e quando tutto l'avere fu tratto fuore della città, Scipio lo fece rendare a coloro, a cui era stato tolto delle contrade e città, ch'io v'ô nominate. Intanto arse la città, che bene diecisette dì pugnò ad ardare, e allora fu Cartaggine al tutto distrutta e tutte le mura abbattute infino alle fondamenta, e non vi rimase nè torre, nè casa, nè magione, che non fusse a terra abbattuta e in cénare e in polvare tornata; e tutti i prigioni che vi furo presi, venderono e missero in servaggio, fuori che Asdrubal e certi alti prencipi di Cartaggine, e quagli furono menati a Roma. E sappiate che in capo di settecento anni che Cartaggine era stata primamente fondata, sì fu ella distrutta e disfatta, siccome Macrobio e più altri savi dicono. Quattro anni stettero e sopradetti consoli in Affrica innanzi che la distruggessero. Scipio per sua prodezza e per suo senno e per sua larghezza acquistò il sopranome di suo zio, e sì fu poi chiamato Scipio Affricano tutti e dì di sua vita.
LXXXIII.
Quando e Romani ebbero fatto di Affrica tutta la loro volontà, eglino sì si missero in mare con sì grande avere, che non si potrebbe contiare; e sì navicoro tanto a vele stese, che vennero in Italia, e poi se n'andaro a Roma. Della allegrezza e onore che lo' fu fatta da' senatori e dall'altro popolo di Roma non vi voglio lunghe parole fare, che troppo arei a dire, se raccontare ve le volessi al presente; e così fu Cartaggine distrutta e tutta Affrica sottomessa per li Romani.
* * * * *
Finita la prima e la siconda guerra e la terza, ch'e Romani ebbero co' Cartagginesi, le quagli guerre duroro circa a cinquanta anni, e in fine fu distrutta la città di Cartaggine dal popolo romano.
* * * * *
Questo libro scrisse Jacomo di Buccio di Ghinucci da Siena; finissi di scrivare a dì XVII di ferraio anni M.CCCC.LIIII Deo gratias. Amen.
* * * * *
Nota che questo libro è di Muciatto Cierretani, il quale â comprato oggi questo dì 22 d'aprile 1491 da Battista Cozaregli orafo.
INDICE
PREFAZIONE pag. 5 DELLA SECONDA E TERZA GUERRA PUNICA » 17 I. » 17 II. » 19 III. » 20 IV. » 22 V. » 24 VI. » 27 VII. » 29 VIII. » 30 IX. » 32 X. » 34 XI. » 35 XII. » 38 XIII. » 40 XIV. » 41 XV. » 45 XVI. » 47 XVII. » 48 XVIII. » 49 XIX. » 50 XX. » 52 XXI. » 54 XXII. » 55 XXIII. » 56 XXIV. » 59 XXV. » 60 XXVI. » 64 XXVII. » 67 XXVIII. » 68 XXIX. » 70 XXX. » 72 XXXI. » 74 XXXII. » 75 XXXIII. » 77 XXXIV. » 79 XXXV. » 80 XXXVI. » 82 XXXVII. » 85 XXXVIII. » 86 XXXIX. » 88 XL. » 89 XLI. » 92 XLII. » 94 XLIII. » 97 XLIV. » 98 XLV. » 99 XLVI. » 101 XLVII. » 104 XLVIII. » 105 XLIX. » 107 L. » 108 LI. » 110 LII. » 112 LIII. » 113 LIV. » 115 LV. » 117 LVI. » 118 LVII. » 119 LVIII. » 120 LIX. » 122 LX. » 123 LXI. » 124 LXII. » 125 LXIII. » 127 LXIV. » 128 LXV. » 129 LXVI. » 130 LXVII. » 132 LXVIII. » 134 LXIX. » 136 LXX. » 138 LXXI. » 139 LXXII. » 140 LXXIII. » 142 LXXIV. » 143 LXXV. » 145 LXXVI. » 146 LXXVII. » 148 LXXVIII. » 149 LXXIX. » 150 LXXX. » 151 LXXXI. » 152 LXXXII. » 153 LXXXIII. » 154
VOLUMI GIÀ PUBBLICATI