La rovina

Part 5

Chapter 5 1,894 words Public domain Markdown

Avevo finito per gettarmi a capofitto nel vortice dei rumori e delle distrazioni cittadine. Avevo voluto stordirmi, visitando un'esposizione d'arte, frequentando assiduamente i teatri e i caffè, annodando effimere amicizie. Una sera ero anche andato a un comizio di popolo. Ed avevo, la prima volta, inteso a parlare dell'infinito cumulo di miserie e di dolori che grava e accascia e atterra la grande maggioranza dell'Umanità. E d'un ideale di Eguaglianza che spuntava, come un grande astro recente, sull'orizzonte della storia, lucente messaggero d'un'êra di Giustizia e di Pace, e d'una Umanità rigenerata. Un ideale che soltanto un manipolo di buoni e di forti osava oggi proclamare e difendere: ma che tutto il mondo in un prossimo avvenire avrebbe riconosciuto e inchinato.

Era un giovane, che parlava; una pallida figura d'asceta: pallida e luminosa.

La sua voce tonava nella sala, veemente e commossa, in un silenzio di tempio. Brividi di consenso attraversavano la folla. E il radioso ideale emergeva, con la sua gran luce abbagliante. E la sospirata Vita si offeriva, leggiadra di armoniche bellezze.

Ero uscito di là col cuore che mi scoppiava. La sera avevo lungamente passeggiato sulle _terrazze_, meditando ciò che avevo udito, fantasticando, e promettendo a me stesso di togliermi alla colpevole accidiosa inerzia in cui poltrivo,--e iniziare la nuova Vita stringendomi a quel manipolo di buoni, e sposando la loro causa.

E l'indomani avevo voluto conoscere quell'uomo.

Egli era venuto a trovarmi lassù nella mia stanzetta al quarto piano, dove solo il volo delle rondini di quando in quando arrivava con certi gridi prolungati, ebbri anch'essi di azzurro e di sole. E m'aveva stretto la mano come a un fratello, parlandomi a lungo con quella sua voce che pareva una musica, e fissandomi con que' suoi occhi stellanti in cui risplendeva tutta la luce del mondo ch'egli predicava.

--Perchè non scrivi?--m'aveva detto.--Sotto il magico velo dell'Arte l'Idea passa più fulgida di fascino e di bellezza.--Scriverò!--avevo risposto io, col cuore gonfio di tenerezza e di ambascia. Ed avevo avuto un momento di debolezza: ero stato lì lì per prender la sua mano, la mano affilata e rigata di vene azzurre che posava sulla ringhiera,--e confessargli il peso insopportabile del mio passato.--Lassù, dinanzi a quella finestra, a quell'ora, mentre le ultime rose del sole appassivan sulla parte alta della città, e nembi di violette si rovesciavan sul porto, e qualche goccia d'oro cadea brillando sulla nera folla dei vapori.

Erano stati quelli i miei migliori giorni!

A traverso le agitate febbrili letture nelle quali m'ero sprofondato, la mia fantasia s'era eccitata; era tornata fervida ed agile. Nelle lunghe passeggiate notturne avevo ordito la tela d'un nuovo romanzo, in cui avrei a piene mani versati i freschi fiori odorosi della mia fede e le folli candide spume del mio entusiasmo: e m'ero accinto all'opera sorridendo, forte di fiducia e di amore.

Ma d'improvviso, pari a una molla lungamente compressa, era risorto il terribile pensiero flagellatore.

Una sera che m'ero messo, senza disegno, a vagar pe' vicoli della città bassa, sfinito da un'intera giornata di fatica cerebrale,--l'ululo della tramontana era passato sul mio capo con un'ala di spavento. Una voce interiore aveva gridato:--Come puoi vivere quì, mentre l'avvenimento di morte laggiù si matura?--E l'antico gelo m'era sceso nell'ossa. E il pensiero d'una notte di attesa mi aveva atterrito,

Ero come l'infermo che peggiora, e sa di peggiorare, e tuttavia si strugge di scoprire la piaga, mosso dalla irragionevole speranza di potersi trovar di fronte a un miglioramento.

Volevo accertarmi s'_ella_ vivesse ancora. S'ella fosse ancora _laggiù_. E se il suo corpo recasse già, manifesti, i segni della maternità imminente.

Delirando, pensavo:--Se per isfuggire alla nuova onta ella fosse migrata lontana non lasciando di sè traccia nessuna? O se, presaga delle nuove tempeste che il futuro le addensava sul capo, stanca della vita, fiaccata, si fosse risolta a un estremo atto di disperazione?

Ma l'indomani, nella tormentosa corsa del viaggio, avevo lasciato, ad ogni fermata, un brandello di coteste pazze speranze, E le avevo viste spenzolar sanguinanti al vento, tra le lagrime, mentre mi allontanavo.

A capo chino m'ero avviato a casa, premuto alle calcagna da una paura inenarrabile.

Poi a notte alta m'ero strascinato laggiù, avevo di lontano vista la finestra gialla di luce, e me n'ero tornato via senz'ardire di avvicinarmi, colpito in pieno petto da una pugnalata.

Che cosa dunque sarebbe stato di me s'io l'avessi un giorno incontrata?

Pure anche questo era accaduto!

Un unico pensiero: salvarmi fuggendo.--Ma un bisogno più possente aveva vinto. Ed io m'ero sentito trattenere da una mano di ferro, e cacciare innanzi, come alla morte.

Così l'immagine, più detestabile della morte medesima, mi si era impressa negli occhi. Sempre la vedevo. E pensavo, perduto:

--Che ti rimane oramai?

Un mattino che avevo sorpreso Giovanni nel mio studio e m'ero udito chiedere, con una voce che passava le viscere, l'elemosina d'una parola che gli rivelasse il mistero,--Lasciami!--avevo risposto,--Son scivolato nel fango. E non mi levo più!

Ero come coloro che un morbo incurabile affligge: i quali, pur assistendo al progressivo dilatarsi del male, pur non nutrendo illusioni sul proprio stato e sulla propria sorte,--stanno tuttavia attaccati alla vita perchè quel tenue filo ve li lega ed essi non trovano in sè il coraggio di spezzarlo.

VIII.

Appena restai solo in faccia alla realtà, caddi in un abbattimento mortale.

Ma sulla sera improvvisamente mi levai, pensando che l'ora di agire era venuta.

Ed uscii, e rifeci quella strada, senza un piano prestabilito, senza neppur confusamente sapere a che mirassi.

E arrivai sotto la finestra di fuoco, e tesi gli orecchi, aspettando, con un brivido nelle reni, l'eco d'un vagito.

--Volete salire?--chiese un'ombra accennante verso me.

Io volevo a mia volta muovere una domanda, e non potevo. Battevo i denti, nella febbre.

L'ombra, indovinando, soggiunse:

--La levatrice tornerà prima dell'alba.

Poi replicò:

--Volete forse salire?

Io fuggii.

Un'ora dopo salivo le scale della levatrice.

E attendendo che qualcuno venisse ad aprirmi, mi domandavo se la decisione fosse veramente stata improvvisa o non piuttosto maturata assai prima, nelle più oscure cavità del mio essere, fino dal giorno che avevo incominciato a temere l'evento.

Una fanciulla bionda aperse, con in mano una lucerna a petrolio; e mi fece passare in una piccola sala dov'erano due poltrone, un divano, un tavolo ed uno specchio alto, con mazzi di fiori finti a' lati della cornice dorata. M'invitò ad accomodarmi, posò il lume sul tavolo, ed uscì.

Nell'istante che rimasi solo, alzando a caso gli occhi, mi riconobbi nello specchio, e raccapricciai.--Sono io conscio di me?--pensavo a capo chino.

Una voce gridò:

--Fuggi!

Ed io mi slanciai, per fuggire.

Ma la chiamata stava già davanti a me, sulla soglia.

--Fate andar via questa fanciulla!--pregai, vedendo che la tenera creatura, ritta accanto al tavolo, non si moveva.

Quando fummo soli, ed ella intese ciò ch'io voleva da lei, si turbò forte.

--Chi vi dette questo coraggio?,--mi fece, bianca come un cencio lavato.

--La vita di un minuscolo essere incosciente vale forse la mia?--obiettai.

Ella giunse le mani, esterrefatta.

--Iddio mi guardi!

E soggiunse che la legge infliggeva severissime pene a chi si rendesse reo di quel delitto.

Dopo agitò le mani aperte nell'aria, per iscacciar la peste; e ripetè, con crescente avversione:

--Mai più! Mai più!

Allora me le gettai a' piedi, e le proffersi tutto ciò che possedevo, purchè mi salvasse, mi salvasse.

--Promettetemi!--gridavo piangendo.--Promettetemi!

--Mai più!

--Lasciatemi almeno un filo di speranza!

Cavai dalle mie dita i due preziosi anelli della mamma, strappai la perla dalla mia cravatta: ogni cosa le deposi in grembo.

--Maria Vergine aiutami!--combatteva ella, con le mani nei capelli.

--Non temete! Dirò al giudice che vi costrinsi a viva forza. Il castigo cadrà tutto su me!

--Andate! Andate!

Mi alzai, e presi quelle mani.

--La mia vita dipende da voi!

Ella si svincolò, e si ricoperse la faccia, singhiozzando.

--Sull'alba ritornerò!

--Ch'io non vi veda più!

--Tornerò,--gridai, fuori di me.--Pensate che in casa ho un'arma. Che cosa volete ch'io faccia?

Ella scoteva il capo, sempre singhiozzando.

--Promettetemi almeno che tenterete!

--Tenterò! Lasciatemi!

Io uscii.

E andai, nella notte, molte ore, con le gambe spezzate.

Perseguitato da un grido atroce, pensavo:--Egli avrà appena forza di mettere un vagito: un vagito soffocato che nessuno udirà.--Eppure il grido mi feriva ancora!

Più tardi, verso l'alba, un'immagine di adolescente da' capelli bruni m'era entrata nella mente, incutendomi un gran terrore.--Non vivrà!--pensavo.--Non sarà mai un adolescente.--E tuttavia l'immagine viveva. Invano mi affannavo a distruggerla. Rinasceva con le medesime fattezze, co' medesimi riccioli bruni. E il mio terrore cresceva!

Dappertutto la ritrovavo, e la riconoscevo. Inutile fuggire: mi teneva dietro sorridendo, mentre io fuggiva con ribrezzo. Quel sorriso! Mi velavo gli occhi: e lo vedevo ancora, tra i brividi.

Sull'alba risalii quella scala, picchiai di nuovo a quell'uscio.

Ricomparve la ragazza bionda col lume.

--Tua madre?

L'aspettata irruppe, pallida come la morte.

Io le afferrai un braccio. Sospeso tra la morte e la vita gridai:

--Ebbene?

--Ah perdonatemi!--scoppiò.--Ci vorrebbe un cuore di tigre! Se vedeste che bel bambino!

... Quando riapersi gli occhi, la lucerna era spenta; e la bianca luce mattutina penetrava per l'unica finestra, rischiarando il profilo dell'estranea, che mi vegliava.

Io mi levai, e mi avviai; sulla soglia ritirai come dalle spire d'un serpe la mano ch'ella mi teneva fra le sue, e ridiscesi.

Tre volte, andando, mi rivolsi a vedere chi m'inseguisse. Tre volte mi dissi ch'era l'eco de' miei passi che risonavan sul selciato della via vuota come una tomba.

Davanti al piccolo cancello pensai:

--A che questo supremo strazio?

Ma più di mille braccia mi sforzarono.

E salii, ed entrai.

E vidi, con questi occhi.

La culla di là del letto; e in mezzo al bianco, sotto il velo, la macchia rossastra.

Chi mi spinse sulla culla? Chi mi curvò sovr'essa? Chi alzò quel velo?

Orribile!

E una voce pregò:

--Bacialo!

Ed io mi chinai; e lo baciai.

Ebbi ancora la forza di rialzarmi, di stringere una mano che nell'aria mi si tendeva, e di scendere quelle scale.

Fuori l'aurora saliva, lasciando cader fasci di rose sulle cose che si risvegliavan sorridendo.

Ed io pensava, incamminandomi, che era forse quello l'ultimo loro sorriso.

FINE

PUBBLICAZIONI DELL'ANNO 1897

Edite:

__A. Fogazzaro.__ _Valsolda_, poesia dispersa. (B. P.) L. 3 -- __Contessa Lara.__ _Nuovi versi_, edizione postuma » » 3 -- __L. Donati.__ _Ballate d'amore e di dolore_ » » 2 -- __G. Tecchio.__ _Le visioni_ » 3 -- __E. Castelnuovo.__ _Il fallo di una donna onesta_, romanzo » 3 -- __S. Farina.__ _Madonnina bianca_, narrazione » 3 -- __A. Vertua Gentile.__ _Da un natale all'altro_, romanzo » 3 -- __D. Valle.__ _Cuor di maestrina_, memorie » 1 50 __A. S. Novaro.__ _La rovina_, racconto » 2 50 __G. De Rossi.__ _L'Addolorata_, romanzo » 3 -- __G. Molli.__ _Le spedizioni marittime militari moderne e i trasporti militari a Massaua_ » 3 -- __E. Werner.__ _Presso l'altare_, romanzo (B. M.) » 1 -- __Marchesa Colombi.__ _Serate d'inverno_, racconti » 3 -- __Marchesa Colombi.__ _La Cartella N. 4_, racconti » 3 -- __S. Lopez.__ _Ninetta_, commedia in tre atti » 1 50 __D. Oliva.__ _Robespierre_, dramma in cinque atti » 2 -- __S. Pagani.__ _Selve pagane_, azione drammatica » 2 -- __E. Marlitt.__ _Fantasima_, due volumi » 3 -- __Mercedes.__ _Laura Dalmeno_, romanzo » 2 50

__In preparazione:__

__G. Anastasi.__ _La fine_, romanzo. __A. Avancini.__ _Idolo infranto_, romanzo. __G. Antona Traversi.__ _La civetta_, commedia in tre atti. __A. Colautti.__ _Mezzo soprano_, romanzo. __E. Conti.__ _Il gobbo_, romanzo. __F. De Roberto.__ _Spasimo_, romanzo. __F. De Roberto.__ _Gli amori_, novelle. __G. Gigli.__ _Le sorelle_, romanzo. __A. Galli.__ _Liriche dell'universo_. __C. Giorgeri Contri.__ _Sulle trame del sentimento_, novelle. __S. Lopez.__ _Il destino_, commedia in tre atti. __G. P. Lucini.__ _I drami delle maschere_. __Neera.__ _Per la bellezza_, note d'estetica. __Neera.__ _Prime novelle_. __O. Novi.__ _L'Esca_, romanzo. __U. Ojetti.__ _Il vecchio_, romanzo. __C. Varese.__ _Danton e Robespierre_, tragedia di Roberto Hamerling.

Dirigere commissioni e vaglia alla __CASA EDITRICE GALLI__ di _G. Galli & Lelio Omodei-Zorini_, successi a _Chiesa-Omodei-Guindani_, Galleria Vittorio Emanuele, Milano.