La rivoluzione di Milano dell'Aprile 1814
Part 7
III. _Consiglieri di Stato in servizio straordinario:_ GALLINO Tommaso, primo presidente della corte d'appello di Venezia--STRIGELLI Antonio, Segretario di Stato in Milano--AGUCCHI Alessando, prefetto del Passariano--GALVAGNA Francesco, prefetto dell'Adriatico--D'ALLEGRE Paolo Lamberto, vescovo di Pavia--RONNA Tommaso, vescovo di Crema--SMANCINI Antonio, prefetto dell'Adige.
IV. _Consiglieri di Stato onorari:_ PEDROLI Carlo Antonio, primo presidente della Corte di cassazione--TAVERNA Francesco, primo presidente della Corte d'appello di Milano--BECCALOSSI Giuseppe, primo presidente della Corte d'appello di Brescia--ERIZZO Guido, dimorante in Venezia.
CORTE DI CASSAZIONE:
PEDROLI Carlo Antonio, primo presidente.
NEGRI Antonio, presidente.
DE LORENZI Antonio--TONNI Luigi--SOPRANSI Fedele--PIZZOTTI Francesco--VILLATA Guido--SOPRANSI Luigi--BAZZETTA Giovanni--REPOSSI Francesco--RAGAZZI Giuseppe--PELEGATTI Cesare--CONDULMER Pietro Antonio--PREDABISSI Francesco--CISOTTI Giovanni Battista-- SCACCABAROZZI Cesare--AUNA Giovanni Vincenzo--LUINI Giuseppe, giudici.
VALDRIGHI Luigi, Regio procuratore generale--BORSOTTI Giovanni Gaudenzio, sostituto procuratore generale.
CORTE DEI CONTI:
DE BERNARDI Stefano, primo presidente.
SABATTI Antonio--SOMMARUGA....., presidenti.
PAMPURI Giacomo--BUSTI Cristoforo--UNGARELLI Pietro--TEULIÉ Filippo--PALLAVICINI Giulio--BECCARIA Giulio--ARRIGONI Galeazzo--SILVA Bernardino, giudici.
NOGHERA Giovanni Battista--SOMAGLIA Gaetano--SANNER Baldassare--PECCHIO Pietro, giudici per i conti arretrati.
CRESPI Luigi, Regio procuratore generale.
SEGRETERIE DI STATO E MINISTERI:
_Segreteria di Stato in Parigi:_ ALDINI Antonio, predetto, Ministro Segretario di Stato--MARINONI Francesco, segretario generale.
_Segreteria di Stato in Milano:_ STRIGELLI Antonio, Consigliere Segretario di Stato--NARDUCCI Giampietro, APPIANI Giuseppe, GERMANI Giuseppe, capi di divisione.
_Ministero della giustizia:_ LUOSI, predetto, Ministro--BIELLA Felice, segretario generale--LUOSI Luigi, STOPPANI Pietro, ALBERTI Francesco, PRANDINA Gaetano, capi di divisione.
_Ministero degli affari esteri: Prima divisione in Parigi:_ MARESCALCHI, predetto, Ministro--JACOB, capo di divisione--Seconda divisione in Milano: TESTI Carlo, incaricato del portafoglio del dipartimento degli affari esteri--BORGHI Carlo Jacopo, capo di divisione.
_Ministero dell'interno:_ VACCARI, predetto, Ministro--DE CAPITANI Paolo, segretario generale--CERIANI Giuseppe Cesare, BERNARDONI Giuseppe, CARMAGNOLA Paolo, capi di divisione.
_Ministero della guerra e marina:_ FONTANELLI, predetto, Ministro--ZANOLI Alessandro, segretario generale--ARESE Francesco colonnello, LOCATELLI Luigi Annibale ispettore alle rassegne, Patroni Giuseppe colonnello, CRUVELIER Giovanni Pietro, ispettore di marina, capi di divisione--CORTESE Francesco, direttore delle rassegne e della coscrizione.
_Ministero delle finanze:_ PRINA, predetto, Ministro--CUSTODI Pietro, segretario generale--SOLDINI Andrea, PETRACCHI Angelo, AMANTE Giovanni, REINA Giuseppe, MARCHINI Bartolomeo, capi di divisione.
_Ministero del tesoro:_ VENERI, predetto, ministro--TARCHINI Giovanni Battista, segretario generale--CARNAGHI Amedeo, ispettore generale--TORDORÒ Luigi, capo della contabilità--CORRIDORI Girolamo, cassiere generale del regno.
_Ministero del culto:_ GIUDICI Gaetano, segretario generale, ff. di ministro--FARINA Modesto, CASNATI Filippo, capi di divisione.
DIREZIONI GENERALI:
_Acque, strade e porti marittimi:_ COSSONI Antonio, direttore generale--NEGRI Gaetano, segretario generale--ARTICO Angelo, ASSALINI Antonio, MASETTI Agostino, PAREA Carlo, ispettori generali--BRUNACCI Vincenzo, BONATI Teodoro, COSSALI Pietro, ispettori generali onorari.
_Polizia:_ LUINI Giacomo, direttore gen.--BRUSA Paolo, segretario gen.
_Istruzione pubblica, stampa e libreria:_ SCOPOLI Giovanni, direttore gen.--POGGIOLINI Giovanni Luigi, segr. gen.--PINI Ermenegildo, ROSSI Luigi, ispettori generali degli studi.
_Censo e imposizioni dirette:_ BRUNETTI Vincenzo, direttore generale--LUPI Carlo, segr. gen.
_Dogane:_ BARGNANI Cesare, dirett. gen.
_Privative e dazî di consumo:_ BARBÒ Francesco, dirett. gen.--CALDARINI Giovanni Battista, seg. gen.
_Monte Napoleone_ (col titolo di _Prefettura del M. N. e della liquidazione del debito pubblico_): MAESTRI Giovanni, prefetto--CALDERARA Giuseppe, luogotenente prefetto--NEGRI, segretario gen.
_Poste:_ Darnay Antonio, direttore gen.
_Zecche e monete:_ ISIMBARDI Innocenzo, direttore gen.--PRINA Luigi, segr. gen.
_Lotto:_ SOLDINI Ambrogio, direttore gen.--PALMIERI segretario gen.
ESERCITO E MARINA:
_Stato maggiore generale dell'esercito._
_Generali di divisione:_ PINO Domenico--LECHI Giuseppe--SEVEROLI Filippo--FONTANELLI Achille--BONFANTI Antonio--PEYRI Luigi--FIORELLA Pasquale Antonio--PALOMBINI Giuseppe--ZUCCHI Carlo--FONTANE Giacomo.
_Generali di brigata:_ POLFRANCESCHI Pietro--BIANCHI D'ADDA Giovanni Battista--LECHI Teodoro--BALABIO Carlo--MAZZUCCHELLI Luigi--BERTOLETTI Antonio--VILLATA Giovanni--RENARD BRIZIO Giovanni Battista--DEMBOWSKI Giovanni--BALATHIER Carlo--MARTEL Filippo Andrea--ROUGIER Gillo-- SCHIAZZETTI Fortunato--SAINT PAUL Verbigier--MORONI Pietro-- JACQUET Giuseppe--SANT'ANDREA Pietro--BELLOTTI Gaspare--JULHIEN Giovanni Francesco--CAMPAGNOLA Luigi--MILOSSEWITZ Andrea--BERTOLOSI Giovanni Battista--GALIMBERTI Livio--RAMBOURGT Pietro Gabriele--PAINI Giulio--PAOLUCCI Amilcare--PERI Bernardo.
_Aiutanti comandanti:_ LECHI Angelo--CAVEDONI Bartolomeo--MONTEBRUNO Andrea--MAZZUCCHELLI Giovanni--RIVAIRA Luigi--CASELLA Giovanni Battista.
_Marina Reale._
_Commissario generale:_ MAILLOT Stefano.
_Capitani di vascello:_ PASQUALIGO Nicola--MILIUS Pier Bernardo.
_Capitani di fregata:_ COSTANZI Giovanni Battista--ARMENI Antonio--RODRIGUEZ Francesco--BURATOVICH Vincenzo--DANDOLO Silvestro--AYCARD Romano--SAINT PRIEST Filiberto Luigi--TEMPIÈ Giacomo.
_Direttore dell'artiglieria di marina:_ TROUCHON Domenico.
_Direttore delle costruzioni navali italiane:_ SALVINI Andrea.
_Comandante del porto di Venezia:_ GIAXICH, capitano di fregata.
DIPARTIMENTI:
1. _Adda_, capoluogo Sondrio, popolazione 76,129, cantoni 6, comuni 29: REZIA Carlo prefetto; RENARD generale comandante.
2. _Adige_, capoluogo Verona, popolazione 302,161, distretti 4, cantoni 15, comuni 76: SMANCINI Antonio prefetto; MILOSSEWITZ generale comandante.
3. _Adriatico_, capoluogo Venezia, popolazione 290,112, distretti 4, cantoni 10, comuni 38: GALVAGNA Francesco prefetto; DAURIER generale francese comandante.
4. _Agogna_, capoluogo Novara, popolazione 348,429, distretti 5, cantoni 19, comuni 136: LUINI Stefano prefetto; BERTOLOSI generale comandante.
5. _Alto Adige_, capoluogo Trento, popolazione 266,734, distretti 5, cantoni 20, comuni 121: DAL FIUME Filippo prefetto; MILOSSEWITZ generale comandante.
6. _Alto Po_, capoluogo Cremona, popolazione 363,196, distretti 4, cantoni 17, comuni 129: TICOZZI Francesco prefetto; BALABIO generale comandante.
7. _Bacchiglione_, capoluogo Vicenza, popolazione 314,479, distretti 5, cantoni 14, comuni 99: MAGENTA Pio prefetto.
8. _Basso Po_, capoluogo Ferrara, popolazione 241,265, distretti 3, cantoni 11, comuni 82: ZACCO Costantino prefetto.
9. _Brenta_, capoluogo Padova, popolazione 285,185, distretti 4, cantoni 12, comuni 85: PORRO Ferdinando prefetto.
10. _Crostolo_, capoluogo Reggio, popolazione 167,123, distretti 2, cantoni 7, comuni 52: ZECCHINI Bonaventura prefetto.
11. _Lario_, capoluogo Como, popolazione 310,664, distretti 4, cantoni 23, comuni 168: TAMASSIA Giovanni prefetto; RENARD generale comandante.
12. _Mella_, capoluogo Brescia, popolazione 312,778, distretti 4, cantoni 18, comuni 127: SOMMENZARI Teodoro prefetto; FONTANE generale comandante.
13. _Metauro_, capoluogo Ancona, popolazione 305,037, distretti 5, cantoni 16, comuni 76: GASPARI Giacomo prefetto; BARBOU generale francese comandante.
14. _Mincio_, capoluogo Mantova, popolazione 232,163, distretti 3, cantoni 15, comuni 51: VISMARA Michele prefetto; JULHIEN generale comandante.
15. _Musone_, capoluogo Macerata, popolazione 220,643, distretti 5, cantoni 13, comuni 48: VILLATA Michele prefetto.
16. _Olona_, capoluogo Milano, popolazione 580,436, distretti 4, cantoni 20, comuni 155: CACCÍA Gaudenzio prefetto; BERTOLOSI generale comandante.
17. _Panaro_, capoluogo Modena, popolazione 181,130, distretti 2, cantoni 7, comuni 52: MINOIA Giovanni prefetto.
18. _Passariano_, capoluogo Udine, popolazione 289,770, distretti 4, cantoni 18, comuni 136: AGUCCHI Alessandro prefetto; SCHILT generale francese comandante.
19. _Piave_, capoluogo Belluno, popolazione 138,028, distretti 3, cantoni 11, comuni 67: FERRI Francesco prefetto.
20. _Reno_, capoluogo Bologna, popolazione 405,845, distretti 4, cantoni 12, comuni 76: TADINI OLDOFREDI Girolamo prefetto; ROIZE generale francese comandante.
21. _Rubicone_, capoluogo Forlí, popolazione 280,034, distretti 5, cantoni 14, comuni 41: FROSCONI Alessandro prefetto; VILLATA generale comandante.
22. _Serio_, capoluogo Bergamo, popolazione 305,202, distretti 4, cantoni 18, comuni 145: CORNALIA Francesco prefetto.
23. _Tagliamento_, capoluogo Treviso, popolazione 301,114, distretti 5, cantoni 16, comuni 93: DEL MAINO Carlo prefetto.
24. _Tronto_, capoluogo Fermo, popolazione 185,423, distretti 3, cantoni 10, comuni 72: STAURENGHI Leopoldo prefetto.
_Riassunto:_ Dipartimenti 24, divisi in 91 distretti, 344 cantoni, 2155 comuni; popolazione 6,703,200 abitanti; superficie 84,043 miglia quadrate italiane.
[29] Il Saint-Edme riferisce in questa nota: 1º il testo francese della Convenzione militare di Schiarino Rizzino, 16 aprile 1814 (vedasi anche nel FABI, pag. 102-108); 2º il proclama del principe Eugenio ai soldati francesi, Mantova, 17 aprile 1814 (in FABI, pag. 108-109); 3º l'indirizzo dell'armata francese al principe Eugenio, dello stesso giorno, firmato dai generali Grenier, Verdier, Vignolle, Marcognet, D'Anthouart, Fressinet, Quesnel, Rouyer, Mermet, Sainte-Laurent e Bode.
[30] «Semblable en cela à tous les peuples et même à tous les hommes qui espèrent toujours ce qu'ils desirent, les Italiens crurent que les projets du roi Joachim tendaient à former un seul royaume de l'Italie, trompés par sa conduite envers son bienfaiteur, et par les bruits qu'il faisait courir à ce sujet. Admis dans la coalition, pensaient les Italiens, l'empereur d'Autriche, qui lui avait confié des troupes, préférait sans doute aider ses prétentions, et le voir monter sur le trône de l'Italie ou se placer à la tête d'une confédération des états et princes italiens, à laisser ce pays sous la domination de Napoléon ou de son fils adoptif.
Les idées, les rêves d'indépendance troublaient entièrement leur raison, et excluaient tout jugement. Partout où un souverain marche en conquérant, il faut s'attendre à y retrouver longs-temps encore les empreintes de son pouvoir. Ainsi ils devaient d'autant moins douter des plans de l'empereur d'Autriche, que ce n'était qu'à la force qu'il avait cédé l'Italie; qu'en sacrifiant son gendre, sa fille et son petit-fils, il n'avait point agi dans les intérêt de l'Europe, mais bien dans le siens propres, c'est-à-dire pour recouvrer ses anciennes possessions. Ils ne devaient donc aucunement compter sur Murat, qui appartenait d'ailleurs à une famille que les coalisées voulaient proscrire, et je n'examinerai pas ce poins délicat de leur politique.
Les Italiens espéraient-ils que l'Autriche serait assez généreuse pour leur donner un roi libre?... Je m'expliquerai dans une des notes suivantes».
[31] «Il est impossible de croire que les sénateurs n'aient point eu connaissance le tous ces projets, que la craint des plus grands malheurs ne les ait pas portés à s'éclairer, à preparer dans le silence les moyens de les éviter. Je ne leur ferai pas l'injure de les supposer capables d'une indifférence odieuse de la part d'aussi grands magistrats, sur qui le royaume devait se reposer du soin d'assurer sa tranquillité. Mais comment expliquer leur inertie? Car, indépendamment qu'ils avaient à redouter les ennemis de l'intérieur, et ils ne pouvaient point l'ignorer, la conduite de l'Autriche était-elle de nature à leur inspirer quelque sécurité? Si je ne les comdanne point pour leur indifférence, je n'hésite point à les accuser d'un manque total de caractère; et les Italiens doivent les poursuivre de leur haine pour avoir, ou par volonté, ou par une lâche indolence, méprisé le voeu national, en ne s'occupant pas exclusivement de l'indépendance si ardemment desirée. En supposant qu'ils ne partageassent pas ce voeu, ils devaient le connaitre: les grands corps d'un état n'existent que pour le bien de plus grand nombre, et ils auraient dû se soumettre. En supposant que l'esprit révolutionnaire ne leur fût pas exactement démontré, ce qui n'est pas croyable, l'Autriche était-elle environnée des ténèbres? La politique de cette puissance et la marche de tous les événemens, ne suffisaient-elles point pour les éclaircir? Il est juste que j'appuie mon accusation, et c'est ce que je vais faire le plus rapidement possible.»--E qui il Saint-Edme, esaminando la condotta politica dell'Austria verso Napoleone I dal 1812 al 1814, rileva come, dalla richiesta fatta nella conferenza di Praga per la cessione delle provincie italiane dal Mincio a Venezia e dall'_ultimatum_ presentato al congresso di Châtillon che esigeva l'abbandono totale dell'Italia, risulti manifesto che la cessazione del Regno italico fosse uno dei fini della politica austriaca; e conclude: «Les sénateurs devaient être instruits de tous ces faits, en tirer les conséquences naturelles que Napoléon serait écrasé, que l'Autriche menacerait l'existence du royaume, qui ne consentirait point à lui accorder son indépendance, et qu'il fallait employer des mesures énergiques. Mais que doit-on attendre de la débonnaireté du peuple italien? Avec de l'audace et de la fermeté, en flattant ses desirs, on en eût peut-être tout obtenu. Pour attendre l'abdication de Napoléon, il fallait réunir les colléges, prononcer la consolidation du royaume, proclamer un chef, faire un appel au patriotisme du peuple, appeler tous les princes d'Italie à une confédération, mander a Milan les troupes de Cremone et de Lodi, et se défendre enfin, pour tenter de réussir ou succomber avec gloire, en se mettant à même de discuter avec l'Autriche un traité d'abaissement. N'eussent-ils fait autre chose que proclamer une seconde fois la constitution de 1802, et nommer un président ou un vice-président, ils auraient sauvé le peuple de lui-même, le collége n'aurait pas compromis la nation: et qui sait si cette attitude nouvelle n'eût pas amené quelque résultat avantageux? Oui, les sénateurs d'Italie n'ont rien fait pour sauver la patrie.»
[32] «Les Français étaient assez généralement aimés, et on les regrette aujourd'hui; tandis, au contraire, que les Autrichiens ont toujours été détestés, qu'on les hait encore plus, et que le nom de _Tudesco_ (Tudesque, ou Allemand) donné à un Italien, est une injure des plus vives. Sous la domination des Français, les Italiens jouissaient des apparences de toutes leurs libertés; ils embellissaient leur pays; ils protégeaient les arts, l'industrie, le commerce; la presque totalité des emplois étaient occupés par des nationaux. Maintenant ils ne rencontrent que des entraves, et les Autrichiens gouvernent en conquérans».
[33] «Cette déclaration concorde parfaitement avec la note précédente».
[34] Il SAINT-EDME riporta qui, tradotta in francese, la Costituzione della Repubblica Italiana adottata nei Comizi di Lione il 26 gennaio 1802: il testo originale di essa si ha nel _Bollettino delle leggi della Repubblica Italiana, Anno I,_ Milano, Veladini [1802], pp. 1-19.
[35] «Relatifs au système continental».
[36] In questa nota il Saint-Edme dà il testo delle costituzioni del Regno d'Italia tradotte in francese, e cioè:
_I. Statuto costituzionale_, Parigi 17 marzo 1805, preceduto dal discorso di F. Melzi in nome della Deputazione della Repubblica Italiana [Marescalchi, Caprara, Paradisi, Fenaroli, Costabili, Luosi e Guicciardi, membri della Consulta di Stato; Guastavillani, Lambertenghi, Carlotti, del Consiglio legislativo; Dabrowki generale di divisione; Rangone oratore del Corpo legislativo, Calepio membro del Corpo legislativo; Litta, Fè, Alessandri, del Collegio elettorale dei possidenti; Salimbeni generale di brigata, Appiani, del Collegio elettorale dei dotti; Busti, Giulini, del Collegio elettorale dei commercianti; Negri, commissario presso il tribunale di cassazione; Sopransi, presidente del tribunale di revisione in Milano; Valdrighi, presidente del tribunale di revisione in Bologna], dall'atto della Deputazione stessa che invoca la trasformazione della Repubblica in Regno d'Italia, dalla risposta di Napoleone I che dichiara di accettare la corona italica; tutto ciò riferito dalla _Raccolta de' fatti, documenti, discorsi e cerimonie, il tutto relativo al cangiamento della Repubblica Italiana in Regno d'Italia_, Milano, Sonzogno, 1805, pp. 10-23, 48-51. Il testo ufficiale del primo Statuto costituzionale fu pubblicato col proclama della Consulta di Stato, Parigi 19 marzo 1805, che si legge nel _Bollettino delle leggi del Regno d'Italia_, Milano, Veladini [1805], PP. 33-43.
_II. Statuto costituzionale_, Saint-Cloud 29 marzo 1805 [Reggenza--Grandi ufficiali del Regno--Giuramenti]; nella _Raccolta_ cit. pp. 98-112 e nel _Bollettino_ cit. pp. 54-63.
_III. Statuto costituzionale_, Milano 6 giugno 1805 [Beni della Corona--Viceré--Collegi--Consiglio di Stato--Corpo legislativo--Ordine giudiziario--Diritto di far grazia--Ordine della Corona di ferro--Disposizioni generali] firmato dai membri della Consulta di Stato [Marescalchi, Caprara, Paradisi, Fenaroli, Costabili, Luosi, Moscati, Guicciardi] e della Censura [Aldini presidente, Stanislao Bovara e Giovanni Tamassia segretari, Giuseppe Taverna, Giuseppe Soresina Vidoni, Lorenzo Scazza, Barnaba Oriani, Fè Marcantonio, Brunetti Vincenzo, Vertova Giambattista, Conti Francesco, Piazzoni Giambattista, Castiglioni Luigi, Bignami Carlo, Bentivoglio Carlo, Salina Luigi, Peregalli Francesco, Bologna Sebastiano, Massari Luigi, Odescalchi, Bazzetta]: è nel _Bollettino_ cit. pp. 91-112.
_IV. Statuto costituzionale_, Parigi 16 febbraio 1806 [adozione del Viceré Eugenio]: è nel _Bollettino_ cit., Milano, R. Stamperia [1806], pp. 62-64.
_V. Statuto costituzionale_, Milano, 20 dicembre 1807 [creazione del Senato consulente]: è nel _Bollettino_ cit., Milano, R. Stamperia [1807], pp. 1120-1221.
Degli altri Statuti del Regno non ebbe cognizione il Saint-Edme, il quale solamente accenna a un «sixième et dernier Statut constitutionnel» del 9 novembre 1809, sotto la qual data si ha invece il _Regolamento che stabilisce la natura e la forma delle relazioni del Senato col Governo_ (nel _Bollettino_ cit., Milano, R. Stamperia, pp. 302-312). Invece gli altri, veri e propri Statuti, furono i seguenti:
_VI. Statuto costituzionale_, Parigi 21 marzo 1808 [Organizzazione del Senato--Attibuzioni--Dotazione--Disposizioni speciali]: è nel _Bollettino_ cit., Milano, R. Stamperia [1808], pp. 216-222.
_VII. Statuto costituzionale_, Saint-Cloud 21 settembre 1808 [Titoli e maggioraschi del Regno]: è nel _Bollettino_ cit., pp. 824-847.
_VIII. Statuto costituzionale_, Parigi, 15 marzo 1810 [Dotazione della corona e appannaggi dei principi e delle principesse d'Italia]: è nel _Bollettino_ cit., Milano, R. Stamperia [1810], pp. 194-210.
_IX. Statuto costituzionale_, Parigi 15 marzo 1810 [appannaggio del Principe Viceré d'Italia]: è nel _Bollettino_ cit., pp. 211-213.
Finalmente il SAINT-EDME, dopo aver notato che gli elettori del Regno, i quali secondo la Costituzione di Lione erano 300 nel Collegio dei possidenti, 200 in quello dei Dotti e 200 in quello dei commercianti, erano poi cresciuti di numero per i decreti del 5 dicembre 1807 e 17 luglio 1808, sí che nel 1814 ammontavano a 1153 (possidenti 495, dotti 329, commercianti 329), conchiude la sua nota cosí: «Les électeurs aux colléges réunis à Milan en avril 1814, étaient au nombre de 170; et, conformément aux constitutions, ils ne pouvaient délibérer: si les sénateurs avaient eu plus d'énergie, ils auraient évité à ce collége le ridicule dont il s'est couvert, et auraient été sans doute utils à leur pays. Ils ont été chassés par quelques factieux: que méritaient-ils de plus?»
SUGLI AVVENIMENTI DI MILANO
_17-20 Aprile 1814_
RELAZIONE DEL CONTE CARLO VERRI
SENATORE DEL REGNO ITALICO E PRESIDENTE DELLA REGGENZA PROVVISORIA
SCRITTA IN NIZZA Inverno 1817.
SUGLI AVVENIMENTI DI MILANO
_17-20 di Aprile 1814_
RELAZIONE.
Trascorsi ormai due anni dagli avvenimenti accaduti in Milano nell'aprile 1814, io, Carlo Verri, intraprendo a stendere una Memoria relativa a quella sfortunata epoca, che rimarrà lungamente scolpita negli animi dei Lombardi. Era mia intenzione di ciò fare, sino dal primo giorno nel quale seguí il movimento popolare; ma non mi è stato possibile. Le molte persone che vennero da me e l'essere io stato nominato Presidente del Governo non mi hanno lasciato libero il tempo. Avendo poi continuato a servire il Governo sino a tutto il 1815, distratto dagli affari ed essendo in debole salute, non ho saputo determinarmi a scrivere. Ora però che mi trovo in piena libertà e senza incombenza alcuna, io penso di esporre quanto la memoria saprà suggerirmi, né mi dilungherò in riflessioni, attenendomi a' soli e semplici fatti, dei quali io stesso fui personalmente testimonio e che constino per pubblici documenti, o tali, per pubblica fama, che non se ne possa dubitare, non avuto riguardo alle voci sparse e prive di sodo fondamento. Narrerò quanto io stesso ho veduto e quanto è accaduto a me: cosí questa mia relazione, che penso deporre nell'archivio di famiglia, darà qualche idea della cosa pubblica ed una notizia certa di quanto è accaduto a me come uomo pubblico in quell'epoca ed in seguito. Né sarà discaro agli individui della famiglia se, scrivendo di me, sarò forse diffuso, e se brevemente discorrerò degli impieghi ai quali sono stato chiamato prima dell'epoca che intendo descrivere, giacché il principale mio scopo è appunto quello di stendere una Memoria intorno a ciò che mi appartiene come uomo pubblico.
* * * * *
Nel 1802, mentr'io da qualche tempo viveva quasi abitualmente in campagna attendendo all'agricoltura, il conte Francesco Melzi, fatto vicepresidente della Repubblica Italiana, chiese di me e mi offrí una prefettura. Contavo già il cinquantesimonono anno d'età e con salute debole. Presi tempo a riflettere, poi accettai, sempreché fossi destinato alla prefettura del Lario in Como, città triste, ma che offriva la vicinanza dei miei fondi, della patria e del fratello cavaliere Giovanni in essa domiciliato. La fondata speranza di un buon Governo, lo Stato stabilito con pubblico trattato politico, il dovere che incombeva a qualunque probo cittadino di secondare la felice circostanza per il pubblico interesse mi determinarono all'assenso, avendo nei tempi antecedenti di rivoluzione della Cisalpina e dei variati governi vissuto affatto alieno da qualunque impiego. Erano le prefetture in quella loro istituzione di grado assai decoroso, ed erano i Prefetti quasi veri governatori; ma in seguito decaddero assai dal loro lustro.