La rivoluzione di Milano dell'Aprile 1814
Part 5
Fra le altre opposizioni del conte Guicciardi vi fu quella, che i senatori attaccati da un giuramento all'osservanza de' statuti costituzionali, non potevano dimenticare il primo ed il quarto tra essi, li quali accordavano la successione, in preferenza di un adottivo, ad un figlio legittimo naturale del Re, quando non sia per portare nel suo capo la corona di Francia, e che era tra i possibili, che questo caso si verificasse nel Re di Roma. Motivò in risposta il conte Prina, un nuovo articolo da lui redatto in questi termini: «È incaricata la deputazione di far conoscere alle AA. PP. il dritto eventuale acquistato dal principe Viceré alla corona d'Italia in forza del primo e del quarto statuto costituzionale, diritto reso piú sacro dall'amministrazione, dalla gratitudine, dai voti e dal desiderio della nazione». Con molte ragioni dimostrò il conte Guicciardi, che non era lecito di porsi in campo il dritto eventuale, finché non fosse escluso il positivo, ed accennò l'inconvenienza di ricercare alle potenze alleate, e specialmente all'Austria, il principe Eugenio in sovrano. Il conte Massari insistette che non si dovesse improntare il nome della nazione; ma solamente quello del Senato, qualunque fosse la sua deliberazione. Il conte Verri fece delicatamente conoscere d'essere in dubbio che in questo momento concorressero a favore del principe i suffragi della nazione.
Dopo lungo dibattimento si decise di porre prima a partito il progetto della commissione, il quale, qualora non fosse accettato, poteva mettersi alle voci il progetto del duca di Lodi, e cosí le modificazioni proposte. Il conte Dandolo fece istanza che ciascuna delle proposizioni subisse lo sperimento dello scrutinio segreto per via di ballottazione. Il conte Presidente si rifiutò, avendo ordinato che i singoli dassero apertamente i loro voti per alzata in piedi e seduta, e con tal metodo la massima parte dei Senatori approvò le considerazioni e gli articoli dalla commissione proposti. Il solo terzo articolo subí la seguente modificazione, proposta dal conte Moscati, e redatta dal conte Mengotti: «Li deputati saranno incaricati di presentare in quest'occasione alle AA. PP. li sentimenti di ammirazione del Senato per le virtú del principe Viceré, e della sua viva riconoscenza per il di lui governo» (Allegato lettera C). Qui fu che gli individui del contrario sentimento, e sopratutti il conte Vaccari, si diedero a declamare fortemente contro l'ingiustizia e l'ingratitudine del Senato. Tacquero gli altri, ed ognuno si fece un riguardo di non dar luogo a contestazione in quest'argomento. Chiese la parola il conte Luosi, ed espose che, sebbene non si potesse piú proporre il progetto del duca di Lodi, come contradetto dall'altro adottato, pure gli sembrava che non fosse in opposizione con questo l'articolo redatto dal conte Prina, sul dritto eventuale del principe Eugenio. Domandò ed ottenne di interpellare su di esso la volontà del Senato, ma essendo stato confutato di nuovo dal conte Guicciardi, fu posto alle voci e fu escluso.
Altro allora non restava che la nomina dei deputati. Il conte Paradisi credette di proporre, che gli sembrava opportuno di rimettere la scelta di essi alla prudenza del governo. Questa istanza non si poté porre in deliberazione, perché un grido generale la escluse appena pronunciata. Posteriormente poi si vociferò che il governo aveva destinato di spedire lo stesso conte Paradisi ed il conte Prina. Si passò dunque allo scrutinio e dallo spoglio delle schede risultò che il conte Castiglioni fu contemplato da 27 voti, il conte Testi da 25, Guicciardi da 23. L'ulteriore maggioranza de' voti concorse nel conte Paradisi il quale però non fu favorito che da sei solamente.
Il conte Testi si scusò di non poter presentarsi a tale onorifico incarco, per la sua manifesta malattia d'occhi. Il conte Guicciardi soggiunse, che se ammettevano scuse egli era il primo a proporre le sue, perché ognuno conosce le fisiche indisposizioni che soffre, non che il danno nell'allontanarsi da una famiglia di 14 figli. Alle rispettive deduzioni credette d'imporre silenzio il conte Presidente, col pronunziare che la seduta era sciolta; rispose alcuno che era in sua facoltà il chiudere la discussione, e passare la proposizione, se avesse avuto il suo sfogo. Egli però ripeté piú volte, che credeva di essere investito di tale facoltà, e perciò dichiarava onninamente sciolta la seduta. Non si poté insistere in ciò, perché i conti Paradisi e Carlotti erano partiti, e sebbene dagli uscieri richiamati, non furono raggiunti.
LETTERA A.
_Messaggio del duca di Lodi, Cancelliere guardasigilli della Corona._
SENATORI,
Le nuove che ci pervengono ogni dí dalla Francia sono di tale natura, che il Senato del Regno d'Italia si renderebbe infallibilmente colpevole verso la patria, se differisse piú a lungo di occuparsi del di lei destino, e di cercare nella sua saviezza que' mezzi migliori di conciliare la sua esistenza.
Un accesso di gotta, che questa notte mi ha assalito, è cagione, o senatori, ch'io non possa oggi recarmi in persona nel vostro seno, come mi era proposto, e provo di questa circostanza un profondo rammarico.
Ma tutti gli istanti sono talmente preziosi, che ho giudicato di non poter differire oltre la comunicazione, che doveva farvi. In conseguenza, autorizzato nella mia qualità di rappresentante lo Stato, in assenza di S. A. I. il principe Viceré, vi dirigo, o senatori, un progetto di risoluzione, che sottopongo al vostro patriottismo ed ai vostri lumi, e sul quale invoco da voi una pronta deliberazione.
I sentimenti che vi animano tutti mi garantiscono già, o senatori, che la vostra risoluzione sarà conforme ai veri interessi dello Stato, ed ai voti del popolo, di cui siete oggi il primo corpo rappresentante.
Aggradite, o senatori, l'espressione della mia alta considerazione.
Milano, li 17 aprile 1814.
_Per ordine di S. E. il Duca di Lodi, Cancelliere guardasigilli, impedito dalla gotta alla mano destra._
_Firmato_ CARLO VILLA, _Segretario_.
LETTERA B.
_Progetto di deliberazione del Senato, unito al messaggio del Duca di Lodi._
IL SENATO DEL REGNO D'ITALIA:
Considerando, che le circostanze politiche d'Europa sono intieramente cambiate, che le AA. PP. alleate hanno solennemente proclamata la pace del mondo, e che non si potrebbe senza ingiustizia temere che volessero eccettuare dalle loro benefiche intenzioni un regno che lontano dall'averle mai dato verun motivo di malcontento, professa per esse quei sentimenti che le sono dovuti;
Che di già è venuto il momento nel quale il regno può e deve sollecitare l'indipendenza della quale è degno e che sospira da cosí lunga stagione;
Che non di meno le truppe di una di queste potenze occupano una parte del regno, e minacciano in questo stesso momento il rimanente del suo territorio;
Che la potenza, alla quale appartengono queste armate, è precisamente quella sulla benevolenza di cui il regno d'Italia è assueffatto ed ama di contare di piú;
Che finalmente nello stato attuale di cose, la continuazione della guerra sul nostro territorio Italiano sarebbe senz'oggetto, e ciò null'ostante accrescerebbe le calamità, che da lungo tempo affliggono il regno;
DECRETA:
Art. 1. Una deputazione del Senato si recherà senza dilazione presso S. M. l'Imperatore d'Austria, Re d'Ungheria e di Boemia, affine di presentarle i rispettosi omaggi del Senato, e di supplicarla d'ordinare, che cessino da quel momento tutte le ostilità sul territorio italiano, e sino a tanto che il destino d'Italia sia stato definitivamente stabilito dalle AA. PP. coalizzate.
2. S. M. l'Imperatore d'Austria sarà egualmente supplicata di volere interporre la possente sua mediazione appresso i suoi augusti alleati, perché l'indipendenza del regno sia finalmente consecrata e riconosciuta, e che il regno sia ammesso a godere dei benefici tutti che le AA. PP. disegnano di spargere sopra la grande famiglia.
3. Che S. M. sarà egualmente supplicata di concorrere con tutto il suo interesse presso gli Augusti Alleati suoi, perché il Regno d'Italia, ricevendo in fine in tutta la sua estensione, l'applicazione del suo primo e quarto Statuto costituzionale, sia sottomesso una volta a un Re libero e indipendente, e segnatamente al principe Eugenio, che colle sue virtú, co' suoi lumi e colla sua onorevole condotta, tanto in pace che in guerra, ha meritato del pari l'amore, la riconoscenza e la fedeltà dei popoli del Regno d'Italia, ed anche la stima di tutta l'Europa.
Fatto e deliberato in Senato, nel palazzo ordinario delle sue convocazioni.
LETTERA C.
_Decreto adottato dal Senato._
Il Senato radunato nel numero prescritto dall'art. 29 del sesto statuto costituzionale.
Sentita l'esposizione del cancelliere guardasigilli della corona, sulle attuali circostanze e sulla necessità di una istantanea providenza;
Considerando che le AA. PP. alleate hanno proclamata la pace del mondo, e che quindi si avvicina la fortunata epoca in cui i popoli dell'Europa, dopo tante dolorose vicende potranno godere dell'insigne beneficio di liberali costituzioni;
Che in tali circostanze, la continuazione della guerra nel territorio italiano non ha piú alcuno scopo, e che anche questo regno può e deve sollecitare il godimento dell'indipendenza, e la calma che da sí lungo tempo sospira e che gli fu garantita ne' pubblici trattati;
Che in una convenzione fra le armate del regno e quelle delle AA. PP. alleate, è stabilita una provvisoria sospensione d'armi, che deve durare fino al ritorno di una deputazione del regno, che sarà spedita alle suddette AA. PP. alleate.
Ritenuta l'iniziativa per la convocazione della presente seduta straordinaria risultante da' dispacci del cancelliere guardasigilli:
DECRETA:
Art. I. Una deputazione del Senato, composta di tre individui, si recherà presso le AA. PP. coalizzate, affine di presentare loro i rispettosi omaggi del Senato, e supplicarle per la finale cessazione delle ostilità.
» II. La deputazione richiederà alle AA. PP. che il regno venga ammesso al godimento reale della sua indipendenza, garantita da' pubblici trattati.
» III. Li deputati saranno incaricati di presentare in questa occasione alle AA. PP. i sentimenti di ammirazione del Senato per le virtú del Principe Viceré, e della sua riconoscenza per il di lui governo.
» IV. I membri di questa deputazione saranno nominati dal Senato, seduta stante.
» V. Il cancelliere guardasigilli della corona sarà pregato di dare ai medesimi le opportune istruzioni, e procurare le necessarie credenziali e passaporti.
» VI. Il presente decreto sarà spedito al cancelliere guardasigilli, con messaggio del presidente, anche all'oggetto che sia col di lui mezzo trasmesso al Principe Viceré in nome del Senato.
Milano, dal Palazzo del Senato, li 17 aprile 1814.
_Firmato, il presidente ordinario_
CONTE VENERI.
CONTE LAMBERTI } _Segretari_ CONTE MENGOTTI }
Successivamente essendosi messa alle voci la nomina dei deputati, dallo scrutinio delle schede risultarono nominati i Senatori conti GUICCIARDI, CASTIGLIONI e TESTI, il quale ultimo si è scusato a motivo dell'attuale sua malattia d'occhi.
Milano, dal palazzo del Senato 17 aprile 1814.
_Firmati come sopra._
N. II.
_Istruzioni di S. E. Duca di Lodi, Cancelliere guardasigilli della Corona del Regno d'Italia, partecipate alli deputati del Senato, signori Conti Guicciardi e Castiglioni._
Non avendo in questo momento il Regno d'Italia corrispondenza colle corti di Russia e di Prussia, e non potendosi nella circostanza attuale, a seconda di quanto ha assicurato il sig. Conte Senatore Testi, incaricato del portafoglio delle relazioni estere, rilasciare credenziali nelle solite forme, si è supplito colla qui unita lettera di credito per il signor Principe di Metternich, ministro di Stato di S. M. l'Imperatore d'Austria, Re d'Ungheria e di Boemia; i signori deputati si recheranno in Mantova per ricevere da S. A. I. il Principe Viceré i necessari passaporti e lettere di credito presso gli altri sovrani alleati. I signori deputati si presenteranno colla suddetta lettera al signor Principe di Metternich, domanderanno al medesimo di essere presentati a S. M. l'Imperatore d'Austria, ed insisteranno in seguito per essere presentati agli altri sovrani alleati.
I signori deputati domanderanno a S. M. l'Imperatore d'Austria, perché venga consacrata l'indipendenza del regno d'Italia, già stata riconosciuta, e garantita l'integrità del suo territorio a termini dei trattati, e specialmente di quello di Luneville.
Nel caso che i signori deputati si accorgessero che vi fossero delle difficoltà su questo articolo, perché le potenze alleate avessero già diversamente disposto del territorio Modenese, faranno osservare tutti gl'inconvenienti che ne deriverebbero da questo distacco, il quale mentre priverebbe il Regno d'Italia di una diretta comunicazione colle legazioni, stante l'impraticabilità delle strade del Ferrarese per gran parte dell'anno, gitterebbe lo Stato di Modena, già unito al Regno d'Italia dal trattato di Luneville, ed accostumato alla legislazione ed alli metodi del Regno, in una vera confusione, cosicché sarebbe assai piú conveniente all'interesse delle AA. PP., di sostituire ne' compensi stabiliti un altro stato.
Qualora i deputati trovassero insuperabile questo punto, insisteranno perché venga accordato al Regno d'Italia un compenso, il quale potrebbe essere gli Stati di Parma e Piacenza, con una porzione di Genovesato, compresa la città di Genova, ed una linea del Piemonte per una facile comunicazione.
I deputati non mancheranno di far sentire, che uno dei primi oggetti, che la nazione si propone nel chiedere il riconoscimento solenne della sua indipendenza, è quello di darsi una costituzione conforme ai veri principi, ed ai suoi bisogni naturali, e tale da assicurare la sua felicità.
I deputati insisteranno pure perché lo Stato d'Italia conservi sotto le forme suddette il titolo di Regno, il quale era già stato riconosciuto da tutte le potenze, e che non ha meritato di perdere.
I deputati cercheranno prudentemente di mettersi in corrispondenza co' ministri del Regno in Parigi, onde valersi dei loro lumi e notizie; in tutti i casi poi non preveduti, i deputati si regoleranno con la conosciuta loro saviezza e prudenza.
Milano, 18 aprile 1814.
_Per ordine di S. E. il Duca di Lodi, impedito dalla gotta alla mano destra._
_Firmato_ CARLO VILLA, _Segretario_.
N. III.
_Credenziale di S. E. il signor Duca di Lodi, Cancelliere guardasigilli, diretta a S. E. il signor Principe di Metternich onde accreditare presso di lui i deputati del Senato, Conti Guicciardi e Castiglioni._
_A S. Ex. monsieur le Prince de Metternich, Ministre d'État de S. M. l'Empereur d'Autriche._
MONSIEUR LE PRINCE,
Dans le moment dans lequel les intérêts de ma patrie me mettent dans le cas d'invoquer pour elle l'intervention de V. Ex. en sa faveur, il est bien doux pour moi de pouvoir me rappeler l'époque à laquelle j'ai eu le bonheur de faire sa précieuse connaissance.
Entraîné dans une guerre qui ne le regardait pas, le royaume d'Italie a dû passer par tous les malheurs qui en sont la conséquence; mais les événemens qui ont changé la face des choses en France, et doivent nécessairement influer sur tout le reste de l'Europe, lui présentent enfin une perspective heureuse, et l'espoir fondé de jouir de ses droits et de son indépendance, que les traités ont reconnue. Le voeu de la nation est tout-à-fait conforme aux principes proclamés par les Hautes Puissances coalisées: l'on réclame l'indépendance reconnue spécialement dans le traité de Lunéville, et l'étendue de territoire qui lui fut alors assignée; que si, par des combinaisons quelconques, une partie de ce territoire dût en être séparée, la nation se croit fondée à en demander la compensation. L'on desire, pour premier fruit de son indépendance, d'établir sa constitution sur le vrai principe, et d'une manière plus conforme aux intérêts du pays, sous le gouvernement d'un roi indépendant.
La première démarche que dans cette position nous avons cru devoir faire, a été celle d'apporter nos voeux avec confiance aux pieds des Hautes Puissances coalisées, et principalement à ceux de S. M. l'empereur d'Autriche, dont la rectitude nous est depuis long-temps connue, et dont nous avons toujours éprouvé la bienveillance. Le Sénat du royaume d'Italie, en conséquence, a nommé les comtes sénateurs Guicciardi (Diego) et Castiglioni (Louis), députés auprès d'elles pour les leur présenter. Je prends la liberté d'adresser à V. Ex. ces députés, et de les recommander à sa bonté. Les circonstances qui ont brisé chez nous les formes établies, me font espérer que V. Ex. voudra les regarder comme accredités par cette lettre auprès du gouvernement autrichien. Ses nobles principes me sont trop connus, pour que je ne doive pas fonder mes espérances pour son intervention efficace, dans une circonstance où il s'agit des droits et du bonheur d'une nation qui n'a jamais démérité par sa conduite ni par ses sentimens envers l'auguste maison d'Autriche.
Tout ce que V. E. pourra faire pour appuyer nos voeux, lui assurera notre vive et éternelle reconnaissance, et ajoutera encore ces nouveaux sentimens à ceux de mon estime pour V. E. et de mon profond respect.
Milan, le 18 avril 1814.
_Le chancelier garde-des-sceaux de la couronne: par ordre de monsieur le Duc de Lodi, empêché per la goutte à la main droite._
_Signé_ CHARLES VILLA, _Secrétaire_.
N. IV.
Li 20 aprile 1814.
_Il Podestà di Milano a S. E. il sig. Presidente del Senato._
Mi viene indirizzata l'unita dichiarazione di molti rispettabili individui di questa capitale, affinché sia da me presentata alle autorità superiori.
Credo quindi del mio dovere di fargliene l'innoltro in copia conforme, e cosí secondare il desiderio di questi miei concittadini, i quali rimangono nella fiducia che ella vorrà degnarsi nella di lei saviezza di prenderla in considerazione, e compiacersi di farmi conoscere le deliberazioni che saranno state prese dal Senato.
Ho l'onore di attestarle le espressioni del maggiore rispetto
_Firmato_ DURINI, _Podestà_.
N. V.
Milano, 19 aprile 1814.
Dopo l'adunanza del Senato del giorno 17 del corrente mese, delle cui deliberazioni nulla fu comunicato al pubblico, è opinione universale esservi stato proposto, discusso e definito un affare della maggiore importanza per il nostro Regno. Se nelle attuali straordinarie vicende è necessario d'invocare straordinari provvedimenti, credono i sottoscritti indispensabile, in coerenza de' principi della costituzione, che siano convocati i Collegi elettorali, ne' quali solamente risiede la legittima rappresentanza della nazione.
_Seguono le firme per copia conforme, delle quali si garantisce l'autenticità:_
Conte Pino Generale di Divisione, elettore Conte Porro Luigi, elettore Conte Trivulzio Giacomo, elettore Conte Confalonieri Federico Conte Fagnani Federico, consigliere di Stato Conte Borromeo Giberto Ciani Giacomo, elettore Fossano Luigi Pallavicini Giuseppe Traversi Giovanni, elettore Visconti di Cremona, Capo battaglione Melzi Giacomo, consigliere comunale Serbelloni Gio. Batt., della guardia Civica Crivelli Ferdinando elettore Castiglioni Alfonso, consigliere comunale Conte Durini, Podestà di Milano Giulini Cesare, Savio municipale Frisiani Giovanni, Savio municipale Bolognini Alessandro, Savio municipale Londonio Carlo, Savio municipale Brambilla Cesare, Savio municipale Arese Marco, Savio municipale Visconti Annibale, colonnello della guardia Civica Cozzi Giovanni, possidente Parea Carlo, ingegnere Conti Luigi, consigliere comunale Vigoni Gaetano, possidente Peceis Giovanni Odoardo Trecchi Sigismondo, possidente Silva Sigismondo Silva Ercole, elettore Sormani Alessandro Sormani Lorenzo Sormani Giuseppe Borromeo Carlo, possidente Serpenti Angelo, possidente Somaglia Antonio, elettore Somaglia Carlo, possidente Agretti Ambrogio Manzi Ignazio Somaglia Gio. Luca, presidente del consiglio comunale Cardoni Luigi, possidente Banfi Ferdinando, possidente Spella Luigi Carli Carlo, consigliere comunale Acerbi Pompeo, possidente Bernardino Maurizio Mori Ambrogio Rivolta Cristoforo Volpi Caneriggi Benedetto Castiglioni, avvocato Vitali Gaetano, possidente Raesini Rodolfo, possidente Raesini Carlo Luigi, possidente Muggiasca Gio. Battista, possidente Rosmini Carlo, membro dell'Istituto Bolognini Luigi, giudice della Corte Gentili Antonio, tenente della guardia Civica Mellerio Giacomo, consigliere comunale Andreani Gio. Maurizio, elettore Cagnola Luigi, membro dell'Istituto Monteggia Carlo Mojana Pietro, possidente Eulbrucca Carlo Spreafico Pietro Manara Baldassare Ferrario Carlo, possidente Pizzagalli Angelo, negoziante Scotti Gallerati Francesco, possidente Scotti Gallerati Costanzo, possidente Crivelli Ignazio, possidente Zanella Carlo, cons. comunale ed elettore Trotti Lorenzo, possidente Perego Luigi, elettore Balabio Pietro, elettore, capobattaglione della guardia Civica Besana Carlo, elettore Barbò Viscardo, possidente Porta Carlo, possidente Soresi Giovanni, elettore Appiani Gabriele, possidente Giovio Lodovico, elettore Martini Francesco, possidente Severini Gerolamo, possidente Nava Ambrogio, possidente Ottolini Giulio, consigliere comunale Monticelli Giovanni, capitano della guardia Civica Crivelli Mesmer Giuseppe, capo battaglione della guardia Civica Zanella Carlo, possidente, negoziante Greppi Antonio, possidente Cicogna Giovanni, possidente Cagnola Giuseppe, possidente Vestarini Belingeri Carlo Frecarelli Prospero, possidente Bossi Benigno, capitano della guardia Civica Medici Pietro, possidente Bonet Domenico, negoziante Tagliabue Francesco Zenghi Luigi Filippo Castelbarco Cesare, possidente Cananda Pietro, possidente Ghirlanda Girolamo, capitano della guardia Civica Manzoni Alessandro, possidente Crespi Antonio, medico, possidente Castiglioni Carlo, possidente Cantú Giuseppe, possidente D'Adda Ferdinando, consigliere comunale Melzi Giuseppe, possidente Mezzoni Ottavio, possidente Bazzoni Giovanni, possidente, negoziante Monticelli Strada Gio. Battista, possidente Prevosti Giulio, negoziante Villa Carlo, consigliere comunale De-Capitani Giovanni De Carli Nazzari Luigi, elettore Crevenna Francesco, possidente De Agostini Agostino, possidente Sacchini Girolamo, avvocato, consigliere Carozzi Luigi, possidente Guerrini Camillo, possidente Gorio Carlo, possidente Bossi Francesco, possidente De Simoni Baldassare, possidente Meloni Abele, possidente Segri Antonio Bozzi Galeazzo, possidente Barinetti Carlo, possidente Busca Antonio, possidente.
_Vi sono molte altre firme, che per brevità di tempo si omettono, e che in seguito si faranno conoscere._
_Per copia conforme_
_Firmato_ DURINI, _Podestà_.
N. VI.
_Memoria data alla Reggenza del governo provvisorio di Milano, dal Conte Guicciardi Cancelliere del Senato del Regno d'Italia._
Un'erronea opinione circola già da alcuni giorni, e sembra diretta a scemare quella stima e confidenza che io ho procurato di conservarmi per il lungo corso di ben 56 anni di pubblico servizio, e che era per me il piú lusinghiero compenso della mia politica carriera.