La Repubblica di Venezia e la Persia

Part 28

Chapter 284,084 wordsPublic domain

Fu per questi sparsa voce per la città che il re fosse morto e fu dal popolo levato tumulto, il quale andando alla casa reale e gridando voler vedere il suo re, la sorella con li capitani deliberarono di far comparire uno vestito cogli abiti regali sopra una terrazza eminente, intonando la voce come Ismail era solito fare, mostrando colle mani segni di comandare ai suoi, e diede a creder al popolo che quello fosse il re e lo aquetò ed ordinò di subito che tutta la milizia fosse posta sotto quei capitani che erano sette e che cadauno avesse cura delli sottoposti, ed a detta signora furono fatti venire tutti li capitani in loro lingua sultani, dicendoli sotto che banda di capitano volevano stare, perchè il re era morto e bisognava tenere il regno senza confusione fino a che venisse il fratello. Tutti assentirono e nominarono il capitano, cui volevano essere sottoposti colle sue genti fra li 7 antedetti; ed ordinata la città in sette quartieri ed a cadauno consegnato il suo con li soldati sottoposti, spedirono quante più genti poterono sì di Kasbin come delle città circonvicine con padiglioni ed altre cose necessarie per levare il nuovo re che era pure in Schiraz.

Così venne a far l'entrata ai 25 di gennaio 1577 essendo di età di anni 41, tutto canuto ancor che si tinga la barba; di bella faccia, e proporzionata persona, impedito della vista e non vede niente a basso, ma guardando all'alto vede così ben come ciascuno; ma avanti venisse a Kasbin, mandò a dimandar al zio della sorella, come quello che l'amava, dubitando che al disegno avea fatto di farlo morir questo suo zio non se li opponesse con vederla difender; e perciò non gli nascesse tumulto, ed essendo questo buon capitano ed amato sopra ogni altro dai suoi soldati ed era chiamato Samahal sultan, il quale andò se ben con timore, ed avea fatto per avanti andar la nipote sorella del detto re a casa sua, avendo fortificato benissimo il suo palazzo, e messovi grandissimo numero di gente colla guardia e donatogli quanto aveva d'importanza, acciocchè in ogni occasione fossero pronti a morir con lui; dove dal re fu accolto caramente e non mostrando segno di animo cattivo, anzi confermatolo gran cancelliero; siccome era stato fatto dal fratello; avendo ordinato prima che fosse strangolato, subito fosse partito da lui, come fu eseguito spedendo di subito a far morir la sorella a compiacenza della prima moglie di shàh Ismail fratello del marito; ma più per l'invidia che le portava per esser donna accorta e prudentissima facendo anco far il medesimo ad Alì sultan uno dei 7 capitani che gli conservarono il regno, sol perchè trovandosi lui governatore per avanti dove lui abitava gli usò molte stranezze e per esser stato molto amico del fratello morto, e che teneva ancora un suo figliuolo di mesi 4 in governo che lo fece anche morire. Entrò nella città, fece doni liberalissimi di centinaia e migliaia di ducati; i banditi fece venir nella città e restituir loro le dignità, fece di subito liberare gli ambasciatori dei Tartari che si trovavono in un castello postivi dal fratello, e con doni e cortesi parole gli dimostrò il dispiacere che sentiva del mal procedere loro usato, e che lui era prontissimo di conservar la stessa amicizia che li usò il padre suo; e si partirono soddisfattissimi da lui. Fece il medesimo a molti ambasciatori di re delle Indie e ciaus turchi che si trovavano in Bagdad e Caraemit che in tutto erano otto, e li fece consegnare a 4 di quei capitani principali acciò li custodissero fino ad altro suo ordine. E questo per li moti che già erano stati sentiti al tempo del fratello che i Turchi volevano mandare a fortificar Kars e che intendevano voler il kasnadar e facoltà a loro modo lasciate in quel regno alla morte di sultan Bocafir, fuggito in Persia al tempo di sultan Selim suo padre, che lo perseguitava per farlo morire per la discordia e disamore che le venne coi fratelli, e che alfine di ordine di sultan Soliman fu morto nella Persia in un banchetto che shàh Thamasp gli fece, e non per altro che per non voler romper la guerra col Turco secondo la fede promessa, facendo anche morire insieme col padre, due suoi figliuoli e tutta la corte che ascendevano al numero di 2000 persone; e restatigli 17 pezzi di artiglieria minuta, uno di 50 e gli altri di 21, con numero grande di archibugi, che aveva seco, del che sultan Amurath al presente re dei Tartari, gli mandò a ricercar dette facoltà, ovvero come essi dicono tesoro, ed anco perchè fino l'anno avanti al tempo di shàh Ismail era concertato di aver Shirvan a tradimento colli propri terrieri, avendo veduta una lettera che prometteva alli detti di Shirvan di mandargli 50,000 archibugi, se loro si contentassero d'accettarlo per loro re; la quale ebbe per mezzo di un proprio di Shirvan con industria, e se ne fuggì al re suo, narrandogli particolarmente quanto era allora seguìto, e per questo si diede voce di guerra, e tanto più era tenuta per certa, quanto che Ismail era in pensiero di andar a cingersi la spada e far le solite cerimonie siccome fecero li suoi predecessori in Babilonia; del che essendo morto e successo il presente re nominato Mohammed Khodabende e trovati gli umori alterati, le opinioni di Amurath di voler fortificare Kars, anzi che tuttavia lo fortificava (fortezza che per li capitoli del padre sultan Soliman con il suo shàh Thamasp non poteva ad alcun modo fare), commesse a quei sangiacchi vicini che non permettessero che tal fortificazione andasse avanti, d'onde per necessità ne seguirono scaramuccie e danni all'uno e all'altro nelle città e castella vicine; e furono mandati da una parte e dall'altra per propria difesa gente e soldati con sangiacchi ed altri venendo in questo modo a guerra odiosa ed a scoperta battaglia. Fu per questo spedito in diligenza da Costantinopoli Mustafà che se ne andò con potentissimo esercito verso quelle bande, nè per altro sono venuti questi due barbari e potentissimi re a definizione di armi, ancorchè alcuno voglia che tutto sia nato più per causa della fede che per altro. Ma le cause sono state le sopradette che furono prima origine di tante guerre. Questo è quanto alle condizioni delli re che fino al tempo presente hanno avuta la Persia.

Li regni sottoposti a questa corona sono Korassan, Candar, Shirvan, Kuhistan, Curdistan, Ghilan, Laristan, Avaz e il regno di Ormuz; ma questi tre ultimi gli rendono solo tributo, e la sede è posta in Kasbin. Ma dalla parte di ostro le città Kom, Kashan che è la principal di mercanzia, Jepaham, Shiraz, che anticamente era la sedia del regno di Kars e che fu fabbricata da un pastore, dal qual portò il nome, divenne città grandissima, e per causa delli suoi cittadini che non volsero accettar il suo re che fuggiva per una rotta che ebbe dai suoi nemici, fu da lì a poco tempo da lui rovinata fino alli fondamenti, le sono situate attorno più ville e moltissimi castelli; seguono la città di Ardistan Abircà, la quale fu rovinata da Ismail primo per la poca obbedienza. Dalla parte di tramontana è posta Tauris che prima era la sedia reale discosta dieci giornate da Kasbin, Ardevil, che era già loco dove si dava sepoltura alli re, la città di Erzengian, Naschivan, Shirvan ed altre. Da levante tiene il regno del Korasan con molte città e castelle. La città di Mohamedsal, così chiamata per il nome del suo profeta, in cui vi è una moschea, nella qual dicono essere un grandissimo tesoro ammassato d'oro e d'argento, che è discosto da Kasbin giornate 24; inoltre Bistam, Sistan. Dalla parte di ponente ha un regno di Kurdi nelli confini di Bagdad, il cui re si dimanda Rustan ed ha per moglie una figliuola che fu di shàh Thamasp re di Persia e mette in campagna 12000 cavalli. Questo rende tributo e non si sa di quanto, tiene anco alcune città di Georgiani sebben ora si sono ribellate al Turco; gli è anco reso tributo a Lar che è regno discosto 5 giornate da Ormuz; ha più abbasso la città di Bursa che è sedia di un re d'Arabi nelli confini della Balsera appresso il fiume Tigri che d'ogni intorno la bagna, il re della quale gli rende tributo di 20 fra cavalli e cavalle di pregio grandissimo. Ma ora si è ribellato da lui e datosi ai Turchi, che è quello che per avanti scrissi, confina con Babilonia da una banda, e dall'altra con Mossul ancor città della Persia e molte altre città e castella.

Le entrate del regno suddetto, ancorchè non si abbiano potuto aver particolarmente di provincia in provincia, nondimeno si diranno succintamente in somma, la quale molti vogliono che ascenda a 4 milioni e ½ d'oro. Ma la più parte dice che ha 4 milioni soli all'anno; se bene non doveriano arrivarci di gran lunga, ma per la tirranide dei re loro, che di uno ne traggono cinque finchè viene a questa somma.

Oltre di questo ha una infinità grande di ville e castella tutte applicate a stipendi della cavalleria, che il minor salario che dà, è di ducati 100. Ma perchè essi le fanno lavorare non cavano d'ognuno tre; a questo modo ha anco parte della fanteria pagata che tiene alla sua guardia; se tutto questo danaro le venisse nel suo Kasnada avria grandissima quantità d'oro, avendo oltre la cavalleria, come la S. V. intenderà alla sua guardia 6000 gentiluomini, li quali sono pagati per li 4000, come ci ha detto, in ville ed assegnatoli da 300 fino a 2000 ducati l'anno, e per il resto delli 2000 entra nella spesa, siccome dirò: questo è quanto ho potuto sottrarre delle rendite del regno di Persia.

La spesa che fa e tiene dirò alla Serenità Vostra con la medesima brevità: ha 70 sultani che sono deputati al governo delle città pagati de proprio kasnà con partito di 10 fino a 30000 ducati all'anno per uno, con obbligo di tener chi 3 chi 4 chi 5 cento fra cavalli e pedoni li quali tutti sieno pronti ad ogni servizio del re. Paga li due mille Turchi della sua guardia da 100 a 160 ducati all'anno per uno, fino a tanto che nasce occasione di premiarli in ville come dissi sopra e la maggior parte dell'arcobugieria è pagata dallo proprio kasnà, e queste sono le maggior spese che ha quella corona.

Le dignità e gradi che sono appresso il re sono queste: la prima è _Mirza_ che vuol dir principe, e si dà solo a' figliuoli o nipoti regii. Segue la dignità di _Kan_ e questi sono adoperati solamente per capitani generali nelli negozi principali del regno; tiene anco una specie di vicerè che tiene cura di tutte le cose, così in pace come in guerra. Oltre questo sono tre visiri, uno delli quali attende a riscuoter l'entrada; il secondo ha carico delle scritture; il terzo ha il governo del Kasnadar, cioè del denaro della corona. Ha un Curchi bassi che è capo della guardia dei 6000 curchi: come anco ha un capo dei portinari, che ascendono al n. di 700. Ha due gran Kan che uno dei quali porta sempre il bollo reale detto _homajon_ appeso al collo. Seguono poi li sultani cioè capitani, e di questi se ne serve il re oltre il tener la gente ad essi sottoposta all'ordine e pronte in mandarli al governo di città e provincie. Vi sono anco molti altri gradi e dignità che per non tediar Vostra Serenità lascio da parte.

La dignità pontificale è chiamata da loro _Mugieteed_, che vuol dire papa della legge; il qual titolo sebbene è nella persona delli propri re, nondimeno è conferito in altre persone per non occuparsi egli in tal negozio. Tiene il Califfo che è persona sacerdotale che ha il carico di poner il corno al re ed a tutti quelli che sono fatti degni da esso re del corno. Vi è il cadì che attende alle cose civili e criminali della città, e che col tempo poi ascende alle dette due dignità.

La milizia che tiene il suddetto re è di 100,000 cavalli pagati come avanti ho detto; tutta gente conosciuta ed esercitata nell'armi, e fedelissima al loro re e potrà anco valersene, siccome intendeva, pagandola. Ha pedoni in grandissimo numero, che dicono che ad ogni bisogno ne caveria 200,000, ed anco 250 mille è questo, è affermato per cosa certa che non ha 100,000 archibugii, i quali in parte sono pagati in ville e castelle, ma la più parte dal kasnà del proprio re.

L'arme che usa la cavalleria sono la lancia non più lunga di 5 braccia; l'arco e la scimitarra, della quale fanno professione sopra ogni altra nazione e la stimano principal arma sopra tutte che usano. Per difesa usano camicie di maglia, alcune corazze a similitudine delle nostre corazzine; portano il braccio destro armato di brazzaletto come fa il cavalleggiero, e questo per sicurtà nell'adoperare la spada. Li cavalli sono armati di piastre, groppa, testa, petto e collo, ma dicono che sono lame sottili e che la frecciata li offende, e di questi non ne ha che pochi armati. La fanteria porta la scimitarra e l'arco, gli archibugieri lo schioppo e la scimitarra, alcune calate a foggia di corona con 12 stringhe attorno per memoria dei 12 profeti coi quali morendo dicono che vanno in paradiso, ed altri portano certe catenelle in vece di calate e di queste calate e catenelle ne porta anche la cavalleria.

Il modo che tiene a poner in battaglia è questo: alla parte destra per uso antico pone 20,000 cavalli della stirpe che adesso la chiamano del traditore per il già detto governatore; alla banda sinistra vanno 10,000 della stirpe di quelli che dicono esser venuti da Damasco; mettono poi anco altri 28,000 della gente tenuta in minor conto, compartiti sotto due capi uno con 18 mille a banda sinistra e l'altro con 10,000 a banda destra. Nel corpo della battaglia sta il Sovrano che è sempre solito andar cogli eserciti: se ben questo, per quanto dicono, non andava per causa della vista, ma mandava un suo figliuolo di anni 14 che questo anno ha fatto cose notabili per quella sua età, e che vivendo riescirà un gran cavaliere. In tutto si stima che potrà metter in campagna 200,000 cavalli.

Nel regno vi sono cavalli da soma eccellenti di prezzo di 1000 fino 2000 ducati l'uno, assuefatti al maneggio a loro usanza che sono il galloppar, correre e volgersi all'una e l'altra mano, e sono sotto l'uomo ferocissimi e pare che niuno possa domarli.

Il popolo persiano era a tempo di shàh Thamasp popolo obbediente, il che nasceva per la disunione che era fra li sultani principali; ma dopo che la principessa prudentemente accompagnò e congiunse in matrimonio quelle famiglie, par che sia ridotto sotto miglior obbedienza e non seguano più quelle rivolte che erano solite a nascere: che quanto al re, quando mandava qualche sultan alle città, se le sottometteva in breve tempo come cosa propria, si opponeva al re, donde nascevano le morti e provvisioni di roba che esso shàh Thamasp quasi prudentemente per questo capo a quei tali usava.

Sono li Persiani uomini dediti alla fatica, e nella milizia gente che combatte fino alla morte, persone ben disposte, di bella faccia, e con comparazione in questa superiore alla gente turca; che se non avessero il timore che hanno della artiglieria, poco stimeriano quelle forze nemiche. Le donne sono bellissime, cavalcano molte di esse meglio degli uomini, credono agli augurii e nel giorno che se ne presenta qualcuno non vogliono far niuna cosa fino alla sera, essendo in questo assai superstiziose.

Questo regno non ha mai fatto lega con altri, perchè di altri non si fida; ma se pur avesse da domandar aiuto e di fidarsi di qualcheduno lo faria col governo di Ormuz per aver comodo di vascelli e andar per mare alla Balsera e di lì poi a Babilonia, tenendo con lui tal confidenza che mai in alcun tempo le saria negato.

Questo mi parve di doverle riferire. Ed alla Serenità Vostra mi raccomando.

_Arch. Cicogna. Cod. MDCCLXII._

DOCUMENTO LXXXIV.

_Di Persia l'anno 1586-87, nel qual tempo il signor Turco acquistò Tauris._

Da Venezia in Alessandria d'Egitto, quindi al Cairo, di dove attraversando l'Egitto arrivai in Sorìa, passando per mezzo la città di Damasco e di Aleppo, e di là passando oltre al fiume Eufrate giunsi in Caraemit città posta sopra la riviera del fiume Tigri e di quindi per l'Armenia maggiore pervenni in Van, ultima fortezza dei Turchi, frontiera de' Persiani, di onde passai in Tauris.

Sultania è città di Persia, lontana da Tauris 8 giornate e da Kasbin sei.

Gengie città di Persia non molto lontana dal mar Caspio e da Tauris giornate sei incirca.

Turcoman castello dei Turchi posto sulla strada tra Tauris et Kasbin.

Da Tauris a Kasbin et poi attraversando la Persia, et passando per le principali città Kashan, Ispahan, Schiraz, etc. pervenni ad Ormuz. Sono città di deboli fortezze.

Le armi dei Persiani sono solamente in certa qualità di gente chiamata chisilbaschi, che viene a dir testa rossa perchè sogliono portare in testa una cuffia rossa; ma non sono comunemente nelli popoli. Li quali teste rosse godono terreni pubblici assegnati loro per paga, et sono circa 30,000 non compresi quelli di Corassan o di Sciraz. Nelli quali si armerieno altri 30,000. Il qual numero è considerabile perchè 30 mille sanno far gagliarda resistenza a 100,000. È militia quasi tutta da cavallo di forte nerbo et valorosa con la spada con la lancia et con l'arco. Archibusi non usano perchè non li curano, non perchè non avessero modo da farne quanti volessero. Artiglierie non hanno, nè uomini da fortification e da espugnation.

Il re è anzi povero che no di danari. Non riscuote dazio di roba alcuna. Ma le arti contribuiscono un tanto per uno, e la rendita sua è di terreni propri di certa contribuzione fatta dalli possessori dei beni stabili, e dal ricavato dalle miniere di stagno, di ferro et di rame che vi sono ricche, e da miniere di turchesi e lapislazzuli da' quali si fa l'azzuro e l'oltremarino da noi tanto stimati.

Il regno di Persia è diviso in sette regni principali, e ciascuno di essi in molto più piccoli regni: come veggiamo il regno di Castiglia haver sotto di sè Granata, Toledo, Lione, Murcia et simili.

L'uno è detto Irak di cui è capo la città di Ispahan dal quale dicono che cava il re trentacinque mille tomani che è 700,000 ducati.

L'altro è chiamato Agiem di cui è capo Sciraz ed è el proprio regno di Persia, da cui ha preso il nome tutto il paese, come la Francia da quella parte ove siede Parigi, et questo dicono che è della medesima entrata.

Il terzo è Corassan di cui è capo Herat grande et famosissima città.

Il quarto Aderbigian di cui è capo Tauris. Et questi due sono di maggior rendita che li due primi.

Gli altri tre chiamati Mazendaran, Shirvan e Ghilan, di cui è capo Taberistan, possono essere tanto più ricchi come quei due primi, in modo che a quella rendita possono l'uno per l'altro agguagliar.

E dicendo che quel re abbia in tutto di rendita in tempo di pace 5 milioni di poco si può errar.

Le spese sono molto piccole, perchè la militia è pagata de' terreni come s'è detto, et la corte ancora è di poco costo. Perchè li signori che vi stanno sono alli governi dei regni ed alle città, quando uni quando altri, lasciando alli governi loro luogotenenti che vivono da certi terreni pubblici et utili, che dà l'ufficio. Tal che della sua corte non viene a pagare altro che i cortigiani, che servono la sua persona, nè questi sono di molto numero.

Resta la spesa del mangiar et del vestir, et questa anchora è piccola, essendo in quel paese poco deliziosi et molto parchi nell'uno et nell'altro. Talchè quel re, quando non corre guerra, può parere di starsi assai ricco.

Li confini di quel reame sono dalla parte di Persia, verso tramontana i Tartari che sono della stessa religione che li Turchi. Da ponente stendendosi verso mezzogiorno il re di Spagna col regno di Ormuz. E da levante verso tramontana il re delle Indie da noi detto il Gran Mogol, che finora non si mostra al Persiano nè amico nè inimico. Ma da questo lato si trammezza il piccolo regno di Conducar posseduto parimenti da questo re. E da ponente e tramontana non molto lontan dal mar Caspio, stanno in un angolo i Georgiani, cristiani di religione, valorosissimi soldati et devotissimi alla corona di Persia se ben sono signori liberi. Questi han fatto in suo servitio el tuttavia fanno dai lor confini, mortal guerra col sig. Turco, con perdita di qualche parte del loro stato et della loro più principale fortezza detta Tiflis (1587).

La città di Ormuz è capo non solo di quel piccolo regno che nel golfo di Persia si contiene, ma con la sua riputazione lo mantiene. Perchè qui è la fortezza, qui stanno li soldati, qui abitano li portoghesi e di qui si cavano le rendite che vengono al fisco. Il rimanente come di poca importanza e di meno considerazione si lascia quasi sotto la cura di quel re moro, re solo di nome vano et senza soggetto, perchè egli di quelle rendite viva et abbia qualche sembianza di governare.

Questa città per piccola che ella sia è popolosa e ricca di danari, sendo la più mercantile del mondo.

È posta in una piccola isoletta tanto sterile ed infelice che solo pare cosa maravigliosa a dire, perchè così essendo sia pur abitata. Poichè non produce non solo cosa alcuna al vivere necessario, fuori che sale, ma ne anche una gocciola d'acqua si ritrova. Nè fin ora hanno trovato modo de far cisterne o conserve per servirsi di quella che piove; come che una sola conserva sia nella fortezza, la quale per ogni occorrente necessità sogliono tener piena.

Ma questo si tien per certo che in tempo di battaglia si aprirebbe per il trono delle artiglierie. Et per questo Mattia de Alburcherch capitano di quella città, ha in quel cambio alcune tine di legno rimedio poco bastante, et di qualche incomodo come dicono alcuni.

Questo elemento con tutti gli altri elementi, sono condotti dalla costa di Persia, che tutta gli è amica e da alcun altro luogo sotto la sua giurisditione. Et ancora che di quivi gli siano somministrate vettovaglie tuttavia molto spesso ne hanno grandissima carestia et dell'acqua massimamente nelli mesi di giugno, luglio et agosto che soffiano per lo più venti contro la costa, di onde gli viene la migliore e la più dolce. Onde bisogna che si vada a torre con le spade et a comperarla col sangue.

E la gente bassa e la maggior parte delli habitatori se ne passano in terraferma, nè si trova in quella città artigiani o gente meccanica che facciano alcun servitio.

Questo esempio mostra chiaramente che ciascuna volta che sarà ad Ormuz vietata la costa di Persia, esso non sarà più Ormuz. Et posto che per qualche mese si sofferisse questo disagio a lungo andar bisognerebbe disabitarlo o darlo senza spada in mano di chi lo volesse. Al che aspira il sig. Turco per la comodità delle mercanzie et per esser questo il vero passo donde si traghetta alla India. Et perchè nella costa di Persia havrebbe comodità di fabbricar galere, che oggidì li costano come se si facessero d'argento.

Da Tauris in Ormuz ci sono cinquanta giornate di carovana. Ma la vittoria fa adito a tutti.

Il regno di Persia è pieno di ribelli, et è tutto posto in iscompiglio; et i popoli stanchi della guerra e della spesa, e dal non poter attender a' negozi.

_Fra i nostri Codici._

DOCUMENTO LXXXV.

_Relazione per li viaggi di Persia._

1673, 20 luglio.

Il viaggio da Venezia fino in Ispahan, dove s'attrova il re di Persia facendolo per via di Germania si arriva a Vienna in 14 o 15 giornate e di là in Varsavia in 20 giornate o poco più, ed altrettante fino a Mosca ove risiede il Granduca. È necessario poi attrovarsi nel tempo della partenza da Mosca nelli mesi di maggio, giugno, luglio e agosto, perchè dovendosi imbarcare nel fiume Volga, nel qual si cammina per lo spazio di 40 giorni sopra barconi senza remi con le sole vele ed in tempo di bonazza, vengono remorchiati da marinari coll'alzana. In altra stagione non si naviga quel fiume perchè in ottobre si gela e dura così gelato fino alla metà di aprile.