La Repubblica di Venezia e la Persia

Part 27

Chapter 273,999 wordsPublic domain

Per lettere vostre de ultimo del passato son avvisado, esser nove importantissima venuta al clarissimo Gritti da Ragusi, come el signor turco Selim a dì 23 agosto su la campagna de Choi ha fatto zeneral battaglia col signor Sophì con crudelissima strage dell'esercito suo. Tandem era restato victorioso et era fugito detto signor Sophì e lo signor Selim dovea andar in Tauris, pregandomi che io vogli far risposta sopra di ciò. Io desideroso di satisfar al voler vostro, anchor che sii occupatissimo in diverse cose et abi dei gran fastidj in questo locho, non resterò che io notifichi li lochi et siti che potrà andar detto Selim, et dove si potrà ritrager el detto Sophì, per ritornare iterum a la campagna; ben ve dirò questo che Selim è entrato troppo dentro, che da Choi dove me scrivete esser sta la battaglia fin al principio del so paese sono giornate 25, et avendo avuto una tal rotta qual me scrivete non potendose refar per esser el paese tutto per el signor Sophì non so come el farà se iterum un altro esercito adosso li venirà, nonostante questa vittoria, facio mal juditio del fato suo come qui soto intenderete.

Choi è uno casale grande sopra la campagna, non è murato e da questo luoco fin in Tauris sono sei zornate. In tuta campagna, se ritrovano due loci grandi, due zornate lontani l'uno dall'altro chiamati Moriam et Sophiam, come vedrete ne le mie lettere per avanti scritteve. Sichè dicto signor Turco anderà in Tauris, et sono certo che li se affirmerà, perchè el signor Sophì s'era lontano da lui, et volendo andar a trovarlo vorrà del tempo. S'el Sophì serà vivo potrà far gran numero di zente et presto in diverse provincie come è nella Persia, Kerman, Eri, Ghan, Fars, et Shirvan. Tutti questi paesi sono abbondantissimi de uomini. Accostato a qual voi di questi loci con quelle poche zente se ritrova ritornerà iterum alla campagna e serà alla condizione di Antheo che reassumeva le forze tante volte quante la terra toccava. Et acciò intendiate li paesi scripti de sopra:

Tauris è in li confini de la Media et Armenia, guardando dal dicto locho di Tauris verso levante a banda destra è la Persia, Cherman Irak. La principal cità de presente della Persia è Schraz, la quale è lontana da Tauris per levante e scirocco zornate 20, e da lì in Kar altre 20. Shiraz è di sotto da questo verso ostro per mezzo l'isola de Ormus. Da tutte queste tre provincie se pol trazer una gran quantità de zente et massime de Schiraz et Persia. La dicta cità de Schraz fa 200,000 anime ed è murata. Altre volte ribellò a Ussun Cassan de volontà de un suo figliuolo che voleva farse signor, sicchè da questi loci potria esser tratto esercito potentissimo, ma tengo non andrà a questa banda, ma anderà ad altra parte verso tramontana per aver li Georgiani con lui, quali sono inimicissimi col Turco ancor che venissero nel suo campo. Questo farieno per non se lo retirar adosso per confinar loro con Trapesonda.

Or torniamo a Tauris; partendosi de lì, andar per greco per 7 giornate se trova Ardevil, confina da ponente con el paese de Shirvan dove è la gran cità de Schiamachi. Et il paese de Schirvan confina con li Giorgiani verso maistro dove è Emircapi dicta e porte de ferro, et da questa banda potrà aver soccorso numeroso sì dai Giorgiani come da quelli altri paesi nominati. Puol aver etiam soccorso grande de Azerbigian che confina da levante col paese de Ardevil, et etiam de Sara che è sopra el mar Caspio. Se potria dir che el potesse trager zente assai dal paese de Corassan, ma per esser novi sotto el suo dominio non credo che vorrà di quelle. Se potria anco servir di bona zente de Ispaan et altri paesi che sono in la Media. Sicchè per concludere tengo farà grandi eserciti per esser ben voluto da tutti e liberalissimo. Sta che, come ho dicto di sopra, mi dubito assai del fatto de Selim.

_Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX._

DOCUMENTO LXXXIII.

_Relazione di Persia, del clarissimo messer Teodoro Balbi console veneto nella Siria dall'anno 1578 al 1582._

_Serenissimo Principe,_

Dalla guerra di Persia, nella quale con numerosissimo esercito e con gran spargimento di sangue contendono insieme due potentissimi re del mondo, non mi ha parso poter avere informazione della quale la Serenità Vostra possa in parte rimanere soddisfatta, se non coll'aver minutamente inteso se le forze del presente esercito come di ogni altra particolarità con cui si possa far giudicio, come il re persiano sia per resistere alli assalti turcheschi, e con che ordine e fondamento possa muover le armi contro un tanto forte inimico. Così mi sono andato, con più certezza che ho potuto, informando delle entrate e spese di detto re, della milizia che egli ha, dell'ordine del guerreggiare e stipendiar li soldati, dell'obbedienza che gli porta il suo popolo, di molti altri successi nelli tempi passati nella creazione di re, dalla quale si può comprender la durazione di quell'imperio, e di molte altre cose pertinenti alle forze e poter suo; le quali tutte ho voluto far sapere alla Serenità Vostra con questa mia scrittura, non aspettando di farlo personalmente nel mio ritorno a Venezia, per sapere quanto più ora, che si fa questa guerra famosa appresso tutti li principi del mondo, erano desideratissimi tali avvisi, di quello sarà di qui a tre anni, quando forse sarà compito il guerreggiare in quelle parti. Supplico intanto Vostra Serenità che in questa mia relazione attenda più alla volontà e desiderio con che io la faccio, che è di darle quanto più per me di sua soddisfazione; perchè del resto sono sicuro che per la mia poca esercitazione nel dire non sarà degna del suo cospetto, e per non essere stato io nella Persia, nè aver ragionato con persone maggiormente istruite di quel regno, potrà parere in molte parti imperfetto.

È posta la Persia sotto il clima stesso di Venezia e dell'Europa, e nella parte di tramontana dove è il mar Caspio è montuosa e freddissima, da quella di mezzogiorno è pur anco montuosa ma fertilissima e calda. Ha molte fontane e fiumi, e dove è il golfo d'Ormuz è dal mare perfino bagnata. Confina coi Tartari e con altri re idolatri. Dove è la città di Vastan ed altre città dalla parte di ponente confina con Turchi e Georgiani.

Ebbe questo imperio molti re, dei quali siccome è stato scritto copiosamente da molti scrittori, così ora non tocca a me ragionare che di quelli che della legge maomettana in quà hanno regnato.

Il primo dei quali fu Ismail Gioneid che seguendo la legge di Alì et per questa cagione perseguitato dai Turchi fuggì in queste regioni nella città di Ardevil, dove vivendo vita esemplare e da tutti i circonvicini tenuto per santo, venne in tanta reverenza appresso ciascuno che ridusse molti di quei popoli alla fede di Alì, essendo da loro tenuto per capo. Così visse molto tempo e dopo la sua morte successe Haider, il quale non stette molto che in guerra fu morto restando suo erede Ismail che dopo gli idolatri di Nembrod fu il primo che ebbe titolo di re della Persia, e quasi di tutta se ne fece padrone sottomettendola al suo impero con molti regni e ducati di fede turca. Combattè con sultan Selino, e per causa delle artiglierie fu rotto. Fu uomo liberalissimo e sopratutto coi soldati spendeva quanto aveva, e la sua morte ne diede il segno che pochissimo oro se gli ritrovò. Fu bellicoso e sopramodo si dilettò della caccia. Fabbricò una gran moschea nella città di Ispahan, morì ad Ardevil, dove era andato a visitare la tomba di suo padre l'anno 1523, avendo xv anni con assai buona fortuna amministrato il regno.

Il figliuolo per nome chiamato shàh Thamasp padre del presente re successe nel regno in età di 11 anni e ne regnò 50. Guerreggiò con Selim quantunque non volesse mai seco venire a giornata, per la esperienza che ebbe dal padre dell'artiglieria; prese Tauris città principale di quel regno e di nuovo la riacquistò, fece la pace con detto Turco e promise di mai rompergli guerra, siccome fu veduto nelli capitoli fatti tra loro, nè fu detto che la fortezza di Kars fosse gittata a terra, e che per 8 miglia da una parte e dall'altra fosse fatto deserto affinchè in niun tempo potesse nascer mai fra circonvicini dissensioni. Così mai l'uno contro l'altro mosse le armi, anzi in occasion di bisogno si promisero soccorso. Il detto shàh Thamasp andando contro un re georgiano a questo e quello inimico così fece, e lo vinse a tempo che d'ogni altra cosa pensava che alla guerra per esser l'invernata e d'ogni intorno la neve, ed oltre il sacco e bottino che fece menò un 30 mille anime fra uomini e donne da 15 fino ai 30 anni.

E perchè si trovavano del re morto 24 figliuoli tutti in diverse città del regno divisi, che intendendo la perdita del padre e della città regia, nissuno se ne fece padrone chiamandosi re di quelle, e ne restò il regno in 14 parti diviso. Uno di questi fratelli è Simbes che è quello che l'anno passato era in poter del re di Persia e che prometteva andar ad infestar li passi e non lasciar andar niuna cosa all'esercito dei nemici, ed acciocchè gli fosse data credenza si fece turco-persiano. Siccome scrissi a Vostra Serenità è uomo di grandissima stima, e tanto che in qualcuno è animo che se questi è da parte dei Persiani, basti lui a metter in gravissima necessità i nemici. Son tutti i suoi georgiani soldati veterani dati a vita comoda, che non hanno alcun pensiero nè cura della cavalleria. Dicono discender da una figliuola di Salomone. Tengono altari e chiese come le nostre con figure del Salvatore e della Beata Vergine. La sua sede è ora a Tiflis che rende tributi al regno di Persia.

Fu quel Shàh Thamasp il primo che andò ad abitare Kasbin ed ivi poner la sedia; e quella città era per avanti antica villa suddita del re di Ghilan, il territorio della quale per lunghezza è 18 leghe e per larghezza 14, situata in mezzo di alte montagne dalla parte di tramontana, dove la neve in ogni tempo dell'anno si trova; e questo fece per sicurtà e per esser in mezzo del suo regno in sito fortissimo, e di essa ne ha fatto una città principalissima. Si chiama questa villa Kasbin che in sua lingua non vuol dir altro che castigo, perchè a quel tempo in essa erano rilegati tutti i malfattori che non erano giudicati a morte; ed ora è città nobilissima adorna di grandissime fabbriche e giardini di molta spesa, fra li quali ve n'è uno del proprio re, di spesa di più di 12,000 ducati, per la cui bellezza lo chiamano reest che in lingua loro intendono paradiso. È città popolatissima che dicono che ad ogni richiesta del re gli sono sempre pronti 30,000 cavalli, il circuito della quale è intorno a leghe tre. Ebbe il suddetto shàh Thamasp dal re dei Tartari il regno di Candar in dono per l'aiuto e soccorso che egli diede per rimetterlo in stato al tempo che fu rotto nel regno di Cambaia.

Fu questo shàh Thamasp crudel tiranno, che chi vedeva ricco e di qualche autorità nel suo regno lo privava della roba, e se non gli toglieva la vita gli faceva cavare gli occhi; di niuno suo capitano o cavaliere si fidava, nè d'alcuno voleva consiglio; era avarissimo e per accumular danari mandava perfino al bazar le proprie vesti, tratteneva il soldo che prometteva ai soldati, per il che 15000 e più abbandonarono la Persia facendosi vassalli dei Tartari ed altri re delle Indie, per non esser sottoposti a un tanto tiranno. Usava d'anno in anno rinnovar la moneta facendola fare di metà valor, e non si stampava dell'altra, proibendo quella, e quasi tutta la colava nella zecca, e di questa ragione nelle altre città del regno cavava danaro grandissimo, che non si mette in computo delle sue rendite. Alla sua morte gli fu trovato fra oro argento e gioie, cosa che par impossibile, nondimeno mi è stata confermata da più bocche più di 80 milioni di ducati, tra li quali v'erano 17 milioni battuti a maidini d'oro. Lasciò fra cavalli, cavalle e cammelli al nº di 100,000. Morì del 1576 ai 11 maggio, avendo regnato 50 anni. Poche ore avanti conoscesse la sua morte, ordinò il suo testamento, e avanti che nel suo regno succedesse shàh Ismail suo figlio secondogenito, per trovarsi il presente Mohammed Kodabende dedicato alle cose della sua legge e per aver corta vista: e si fidò pur di 4 suoi capitani che essi chiamano sultani, il nome dei quali sono: sultan Ibraim mirza, suo nipote che si trovava in alcuni suoi castelli discosti da Kasbin 6 in 7 giornate dalla parte di levante, al qual fece intender venisse con quante più forze potesse, così fece venendo con 12 mille cavalli: mettendosi nella casa regale, e datogli dal detto re autorità del governo, e fattolo camerier principale con autorità di portar la spada che a niuno è concessa; il secondo era mirza Alì sultan; il terzo Absalon bey; e del quarto non si è potuto aver il nome, e solo per il tratto intendeva andar attorno dal Derogi che a loro usanza vuol dir governatore del regno, il quale era quarto visir creato di più dell'ordinario, già per avanti trattava di far morir shàh Thamasp e suo figliuolo shàh Ismail per metter in sedia sultan Aider altro figlio di shàh Thamasp e di madre georgiana, sol perchè lui saria stato, sopraintendente di tutto il maneggio del regno.

Sapendo adunque shàh Thamasp questo disegno del governatore consultò coi sultani, di tor di vita sultan Aider figliuolo suo, e lo mandò a chiamar con fargli dire che avanti chiudesse gli occhi desiderava vederlo e farlo suo successore, alla qual richiesta fu il figliuolo obbediente, e giunto al cospetto del padre disse il re ad un suo capitano chiamato Absalon bey che facesse il suo ufficio; per il che fu il figliuolo legato e posto in catena in una stanza con sicurissima guardia. Mancato il re fu tenuta detta morte secreta facendo serrar tutte le porte del palazzo. Il che vedendo il terzo giorno che fu li 8 detto, il governatore ribelle non volse più tardare che Aider non fosse pronunziato re, corse armata mano alla casa regale con 15000 fanti suoi seguaci, gettando a terra la prima, seconda e terza porta gridando a loro usanza Aider suo re. Questo vedendo li sultani che erano alla custodia del palazzo, mandarono nella stanza dove era Aider serrato, Samal bey di sangue circasso e fecero che gli troncasse la testa; e troncata che l'ebbe la portò in mano gettandola dalle scale del palazzo a piedi del cavallo del governatore nemico, che pur attendeva a gridar Aider re: dicendogli, piglia la testa del tuo re con molte parole vituperose. Ed essendo ancor essi provvisti di gran banda di gente e soccorsi, attaccarono la zuffa, tagliandone quanti ne trovavano che ascesero al numero di 4 mille e più, non lasciando in vita nè grande, nè piccolo, nè dell'uno, nè dell'altro sesso della sua prole, mettendo a sacco le case loro e dispianandole fino alle fondamenta; e lui togliendo la fuga con non più di 2000 cavalli se ne uscì fuori della città, e per necessità di fame ed altri disagi fu abbandonato nel viaggio dalle sue genti, e dal proprio figliuolo che si ricorse nella città di Kom a Sultania madre di Ismail e del presente re di nazione turcomanna zia di Emerkan, il quale al presente è capitano generale, ed è detto per sopranome Spada di Persia, sperando che per mezzo di lei gli fosse salvata la vita; ma non gli riuscì perchè de li a poco fu morto insieme con sei altri fratelli. E vedutosi detto governator abbandonato da ognuno si vestì da medico in alcune montagne fuggendo per venirsene al Turco, fu da alcuni cacciatori inviati da Absalon bey suo nemico, conosciuto e preso e condotto ad esso e tenuto fino alla venuta di Ismail che lo fece morire, siccome dirò più abbasso. E perchè per le rapine e morti che si facevano nella città, per non vi essere il re, pochi erano sicuri nelle case proprie, il giorno 17 Absalon bey ed alcuni capitani del re morto, con gran banda di gente andarono per la città e per li bazari assicurando e dando animo a ciascuno che tornasse ai suoi negozi: dicendo che il re Ismail non poteva far che ogni ora non comparisse: mandando bandi attorno che sotto pena della vita niuno avesse ardire di molestare nè cosa, nè persona della città; e dove si trovava un malfattore gli erano troncate le mani e i piedi o tagliata la testa siccome pareva meritasse il delitto, ponendola sopra le lancie e portandola attorno per la città e bazari, e con questi mezzi fecero cessare il spavento ed assicurare l'animo di ognuno. Facevano al mezzogiorno e alla sera che fossero sonate gnacchere, e fatta allegrezza con gridi altissimi che il re era vicino, e questo solo per tenere il freno a qualcuno che avesse animo di perseverar nelle stesse rapine.

Il giorno dietro che fu alli 18 fu pubblicato shàh Ismail re, nella moschea grande, e di subito tutti li capitani e soldati che erano alla custodia della città e di tutte le circonvicine, andarono a levare il re che ancora si trovava in un castello sottoposto alla città di Ardevil discosta da Kasbin giornate dieci dalla parte di tramontana, dove fu dal padre relegato, per il mal animo che lui credeva avere contro i Turchi, et per esser di natura feroce dubitava calasse alli confini e fosse cagione di romper la guerra col Turco, e per questo lo tenne in quella fortezza appresso anni sedici. E giunti in vista di detto castello cominciarono a gridar shàh Ismail che vuol dire re Ismail, facendo molti segni d'allegrezza; al che però da lui non fu dato ascolto nè manco dal capitano che era in sua custodia congiunto di sangue col governator ribelle, e diceva voler combatter con loro; ma fu da Ismail ordinato che non facesse motto alcuno perchè in breve la visita si sapria, sì come fu che non stettero molto che da ogni luoco vedeva comparir gente ed empiersi le campagne di soldati che gridavano colle stesse voci Ismail re. Del che fatto certo discese dalla fortezza, ed il capitano che primamente non volse credere fu il primo a baciargli il piede, e dimandargli perdono con la spada legata al collo se l'aveva offeso, perchè tutto aveva fatto per non esser disobbediente al re morto padre suo, che già tanti anni glielo avea dato in custodia; e così gli perdonò, anzi concesse ad un suo figliuolo il governo di Tauris; e di poi gli corse ognuno a baciare il piede: e veduto che già si erano adunati più di 85 mille cavalli con forse 5 mille padiglioni deliberò incamminarsi verso Kasbin ed a mezzo cammino fu incontrato da sultan Mirza suo germano da parte di padre e cognato, e smontato da cavallo, volse il re fare il medesimo abbracciandolo e raccogliendolo caramente, e dopo molte parole di complimento lo creò suo capitan generale, confirmandolo nella stessa dignità la quale il padre gli aveva data, ordinando che il suo padiglione fosse posto all'incontro delli reali ancorchè ciò non fosse solito a farsi in niun tempo. E giunto alli 14 luglio alla vista della città di Kasbin, ivi si accampò ed alli 15 gli fu menato in catena per il capitano Absalon bey il governatore ribelle, e da esso re gli furono dette molte parole come conveniva alla sua infedeltà, e se lo scacciò davanti serbando la sua morte a pochi giorni. Dopo, lui stette fino li 17 facendo molte giustizie crudeli. Venne fino alle porte della città sopra 12 cavalli cavalcando or sopra l'uno or sull'altro, per segno delli 12 figliuoli di Alì suo profeta; e per timore non gli fosse tirata qualche archibugiata e fosse morto, con 20 suoi più fidati si mise in una strada dove non era aspettato e per la porta del giardino ascosamente se ne andò nel palazzo reale, facendo che il suo capitano generale andasse sotto l'ombrello per la strada ove tutto il popolo stava aspettandolo.

Non stette molto che divenne crudele sopra ogni altro non perdonando ad alcuno della stirpe del governatore ribelle, nemmeno al cognato creato da lui capitano generale che tutti fece morire insieme con dieci fratelli, chi di veleno e chi strangolandoli, fuori che il presente re il quale si trovava in Schiraz discosto da Kasbin due giornate che non lo potè aver mai in così poco tempo che regnò; ma bensì il suo figliuolo con due suoi germani e tutti li principali sultani che erano nella corte del padre; et soleva dire che non si potevano sostentar i padiglioni reali con corde vecchie, e con le sue proprie mani ne ammazzò infiniti, dicendo voler vedere se la sua spada tagliava, e per il computo fatto delli morti di mano sua e di suo ordine ascesero al numero di dodici mille, senza quelli che in così breve tempo che regnò privò degli occhi e scacciò in esilio. Fu di pensiero per qualche suo fine di lasciar la fede di Aly e pigliar quella di Omar, ne diede segno col cavar gli occhi ad un suo califfo persona principal della fede; e con far molte altre offese ed insulti a molti altri suoi santoni; il che pressentito da' principali che restarono nel regno fecero congiura insieme con una sua sorella alla quale lui aveva fatti molti oltraggi e toltigli 200,000 ducati e più che si trovava e li schiavi e schiave, facendola star in vita ristretta e piena di disagi; donna di 30 anni astuta e prudente e che dal padre suo era stimata e si fidava di lei; e così insieme ordinarono il veleno ponendolo in alcune palle di teriaca che soleva mangiare, e postate in una busteta che soleva portare il figliuolo di un suo capitano confidente che sempre gli stava a lato; egli al solito ne prese e la notte seguente restò morto, essendo in età di 44 anni e fu alli 24 novembre 1577, la vigilia di santa Catterina avendo regnato solamente 1 anno 7 mesi e 6 giorni, morto a tempo che disegnava far pubblicar la legge che voleva firmare all'ultimo del suo Ramadan, e diceva pubblicamente che avria fatto doni e tenuti in sua grazia tutti quelli i quali l'avessero seguitato ed altri che avessero voluto star ostinati nelle sue opinioni gli avria fatti andar a fil di spada; e per non lasciar andar più avanti questo suo disegno gli fu dato il veleno. Fu tenuta dalla detta sorella la morte del re secreta, mandando a chiamar li capitani principali complici della morte del detto re, e lor disse che nelle sue mani stava quell'abbondantissimo regno, e se volevano essi con gli odi particolari vederle il fine facevano gran peccato; ma che allora era tempo di rimettere ogni malanimo che avessero, l'uno contro l'altro, e non dar questa allegrezza ai Turchi e Tartari che dall'una e dall'altra banda confinano che goderiano di beverli il sangue, e di veder la desolazione di quell'impero, e quello diceva, lo diceva per loro e suoi successori non per lei che ne aveva la minor parte, essendo donna e di sangue regio che da qualche banda avria pur avuto un pezzo di pane; e non voler che tante fatiche del padre ed avolo suo rimanessero distrutte per le lor dissensioni in questo momento, e fusse annullata la casa del suo profeta, e con parole assai maggiori, cosa insolita in una donna e massime in quelle parti, e con tanta eloquenza che fece risolver ogni mal animo che era tra loro ed aquietar l'uno e l'altro alla sua presenza, facendo loro dopo giurare sopra il suo mufti di conservare il regno per il fratello.