La Repubblica di Venezia e la Persia

Part 25

Chapter 253,821 wordsPublic domain

Dopo molti amorevoli ed amichevoli saluti che si convengono alle onorate sue qualità e condizioni, le si fa sapere con questa nostra regal lettera che sono state da noi ricevute per mano dell'onorato fra i sapienti della religione cristiana fra Vincenzo carmelitano le sue lettere piene di amore ed osservanza verso la nostra regal corte, insieme coll'onorato presente che le è parso di mandarci, il quale è stato da noi ricevuto ed accettato volentieri, perchè pervenuto dalle mani di persona che da noi è amata molto per la sua prudenza e buona disposizione che ha mostrato sempre in ogni occorrenza del nostro real servizio in Siria. Però ringraziandola molto le diremo di aver presentemente inteso da esse sue lettere il servizio prestatoci nel custodire ed inviare qui quelle robe che si ritrovavano costì di nostra ragione, e li favori e le cortesie usate alli nostri mercatanti ed agenti in quelle parti, la qual cosa avendo portato molto piacere e contento al nostro real animo è stata cagione di accrescere in noi la buona volontà ed affezione verso la sua persona ed il desiderio che abbiamo di gratificarla in ogni occorrenza: intanto augurando noi buono ed onorato fine alle sue azioni e prosperità maggiore alla sua casa, l'abbiamo ora per segno di questa nostra buona volontà ed affezione, come amico et curatore della nostra inclita eccelsa corte, eletto nostro procuratore generale nella città e stato di Venezia, volendo che tutti li nostri agenti e mercanti che capiteranno in quelle parti sieno ricevuti ed accettati da lei e fatti spedire delli loro negozi e faccende, ed in particolar di quelli così che si saranno da noi commessi ad uso della nostra regal corte; e offerendoci ancor noi pronti di far prestare dalli nostri qui ogni aiuto e favore alli suoi agenti e dipendenti che verranno nella Persia: desiderando noi che siano sempre aperte le porte fra l'una e l'altra parte alli negozii e commerci per servizio ed utilità comune di ambedue li stati; ed occorrendo particolarmente cosa alcuna qui in questa provincia per uso della sua persona ne la faccia sapere che sarà da noi adempito ogni suo desiderio, e la si assicuri del nostro amore in ogni tempo.

Dato nella luna di.... dell'anno del nostro Profeta 1020. (1611).

_Filza Atti turcheschi._

DOCUMENTO LXXII.

_Il regno è di Dio._

Con questa real carta si fa sapere a Voi, onorata turba di mercanti venetiani, a' quali il signor Dio sia sempre propitio e favorevole, che avendo noi avuto sempre particolar mira di favorire et accarezzare nel nostro florido regno tutti li mercanti forestieri, sia di che grado et conditione esser si voglia, et in particolar quelli della natione cristiana amata et stimata da noi molto, non abbiamo mancato di procurare in ogni tempo di dar così a quelli, come a questi, et più a questi che a quelli ogni possibile satisfazione, acciò che ognuno di essi ritornasse alla sua patria et paese contento e satisfatto delli nostri buoni et onorati trattamenti, siccome potranno far di ciò fede tutti li mercanti della nazione franca et armena che sono stati finora in questa provincia; nè avendo mai permesso, nè consentito che niuno delli nostri sudditi e vassalli li possi far alcuna minima offesa et oltraggio, nè meno dargli danno che possi importar tanto quanto importa un semplice capello della testa sua.

Ma nondimeno vedendo noi che per tema e rispetto di questi presenti moti di guerra, li mercanti cristiani non ardiscono di venire così liberamente qui in questi paesi, come fanno tutti gli altri, abbiamo voluto colla presente nostra esortarli ed invitarli a voler frequentare senza alcun rispetto questo nostro amplissimo regno, et continuar con animo libero et franco nelli soliti negotii et faccende, per servizio ed utilità comune delli sudditi di ambedue le parti, che saranno da noi ben veduti ed accarezzati in ogni città et loco del nostro stato, dandoli libertà di poter comperare e condur fuori del nostro regno seta et ogni altra mercanzia senza tema di essere molestati od impediti da alcuno: siccome abbiamo anco di ciò scritto all'onorato fra i grandi e principali della nazione cristiana Giovanni Francesco Sagredo che è stato da noi eletto commesso generale nella città et stato di Venezia, il quale facendo consapevole di questa nostra buona volontà e desiderio tutti li onorati mercanti di Venetia, farà ad ognuno di loro palese questa nostra reale patente.

Data nella luna di Rabilsan dell'anno del nostro propheta 1020, cioè nel 1611.

_Fra i nostri Codici._

DOCUMENTO LXXIII.

Il regno è di Dio

_Al famoso et eccelso fra i Principi et signori grandi della nazion cristiana, sublime fra i più nobili e potenti del popolo vivente nella legge del Messia, ornato di virtù, valore et prudenza, pieno di gravità, pompe e grandezze il Principe di Venezia et altri onorati signori et giudici della Repubblica veneziana: che il Signor Dio conduca a fine ogni loro buono et onorato desiderio._

Dopo molti honorati et affettuosi saluti che derivano dall'amore ed affezion grande che portiamo alla sua eccelsa persona, et a tutta la sua famosa Repubblica, le facciamo sapere, con questa nostra real lettera, come abbiamo ricevuto, per mano dell'honorato et scientifico padre fra Vincenzo carmelitano, le sue onorate lettere, con le quali avendoci fatto sapere la buona e sincera volontà et affezion grande che lei e tutti li signori della sua Repubblica portano a questa nostra sublime corte, hanno accresciuto nel nostro real animo la stima che facciamo della loro buona amicizia, tanto maggiormente che abbiamo da esse sue lettere inteso li favori prestati, le cortesie usate costì alli nostri agenti, et anco la buona espedizione delli loro negozi, seguita mediante la loro honorata protezione et aiuto. Del che restando noi grandemente satisfatti, le auguriamo all'incontro da Dio felice avvenimento in ogni loro azione, et aumento di maggiore prosperità et potenza conforme al loro desiderio. E le facciamo di più saper con questa nostra real lettera, che essendo da noi e dalla nostra sublime corte osservate perfettamente le condizioni della buona e sincera amicizia e confederazione con tutti li principi e signori grandi della cristianità, siccome per le continue legazioni ed ambascerie che sono state mandate e ricevute fin'ora d'ambedue le parti s'ha potuto chiaramente vedere, così desideriamo che facendo ancor loro il medesimo con noi e con la nostra eccelsa corte, non voglino mancare di darci segno di questa loro sincera volontà et affezione in ogni occasione, che le si rappresenterà concernente il suo reale servizio et interesse; e sopra il tutto desideriamo di vedere spesso loro lettere per segno della continuazione et perseveranza loro nella suddetta buona volontà et amicizia: come che non mancheremo di far anco noi il medesimo dal canto nostro, esortandoli a comandar liberamente alli mercanti et sudditi del loro stato che debbano frequentar sicuramente con li loro traffichi et mercanzie il nostro custodito paese, perchè saranno benissimo veduti et accarezzati in ogni città et luoco del nostro stato, sì come possono far di ciò fede tutti quelli mercanti et altri della nazion franca, che l'hanno veduto et esperimentato; et noi li assicuriamo da ogni molestia, et travaglio, dandogli autorità di comprar, trager, et condur fuori dal nostro stato seta et ogni altra mercanzia che li parerà; et saranno sempre honorati et stimati meglio di ogni altra nazione et anco delli medesimi sudditi mussulmani; e se tanto per suo uso, che della eccelsa Repubblica, occorresse cosa alcuna qui nella Persia, ce lo faccia sapere che sarà da noi adempito volontieri ogni loro onorato desiderio, come si conviene alla buona amicizia et unione d'animo che è tra noi, la quale desideriamo che sia sempre in augumento.

Dato nella luna di Rabilsan dell'anno di Macometto 1020, cioè nel 1611.

_Archivio Donà, Miscell._

DOCUMENTO LXXIV.

_Lettera del re di Persia al nob. Alvise Sagredo._

Giunta che sarà al glorioso, nella religion del Messia, Alvise Sagredo gentiluomo del Consiglio dell'Ecc. Signoria di Venezia, questa nostra regia lettera, sia noto come dal canto nostro regio gli desideriamo ogni onore, e che le nobilissime sue azioni sieno sempre sublimate; e che sono capitate nell'Eccellentissima nostra Corte molte sue lettere scritte al padre Taddeo, dalle quali siamo stati ragguagliati dell'allegrezza da lei sentita per le nostre gloriosissime vittorie, avvisategli da Alvise Parente uomo grande fra i suoi pari: il che ha fatto maggiore la nostra benevolenza verso di lui.

Quello che scrive poi circa al mandar detto Parente in questo nostro regno, per comprar le nostre sede e per trattar con noi importantissimi interessi, gli dicemo che non può far se non bene, perchè finora tutti quelli che sono venuti nelli nostri paesi, così li uomini come le mercanzie, espediti che hanno li suoi affari se ne ritornano contenti alle patrie loro, e potendo ognuno venire ed andare a suo piacimento, tanto maggiormente potranno farlo li agenti suoi, li quali così nelle compere come nelle vendite saranno sempre protetti e favoriti, nè mai riceveranno molestia alcuna. Scriveressimo volentieri nostre lettere all'Eccellentissimo ed Eminentissimo Principe di Venezia, signore dei popoli cristiani, ma non avendo noi sentita nuova alcuna di Sua Serenità stimiamo superfluo il farlo; speriamo però in Dio Altissimo di doverne ricevere, ed allora poi non mancheremo di corrispondere a quella Repubblica in conformità della buona amicizia che tenemo seco, ed è quanto si conviene.

Già molto tempo Riza agà, uomo delli grandi della nostra Corte, ha mandato a quella volta con i suoi agenti 30 in 40 some di sete delle nostre regie entrate, e quelle ivi giunte sono state vendute, come dalle lettere del console veneto in Aleppo siamo avvisati, e che anco per il buon governo di quella città sono stati custoditi li retratti nella zecca dove tuttavia s'attrovano. Pertanto è convenevole che giunto che sarà in quella città Mehemet Alì servitore del gran ministro sopradetto abbi lui cura in conformità della buona amicizia che tiene con la nostra regia persona di farli aver il tratto a esse nostre sete, procurando che il detto Mehemet con li agenti e servitori predetti, pervenghino sani e salvi con la sopradetta facoltà nella nostra eccelsa Corte. Del resto se lei potesse venirsene con licenza dei suoi superiori in questo nostro regno, proverà favori tali che maggiori non saprà desiderarne, e tratteressimo negozi di gran rilievo per servizio di ambe le parti. Venga dunque allegramente che sarà sempre ben veduto e trattato e farà esperienza dell'amore che le portiamo.

Data nel mese di settembre 1627.

_Archivio Cicogna, codice MDCCXCVI._

DOCUMENTO LXXV.

1629, 13 marzo in Pregadi.

_Al Serenissimo re di Persia._

Quanto maggiore il desiderio della Repubblica nostra che fra li sudditi di Vostra Maestà e li nostri, passi reciproca buona intelligenza e traffico mercantile, utili ad ambi li stati, altrettanto ne riesce caro tutto ciò che viene dirizzato a questo fine. Per tanto carissimo ci è stato quello che abbiamo inteso dalle lettere della Maestà Vostra scritte al diletto nobile Alvise Sagredo, soggetto da noi per le sue ben degne condizioni grandemente amato, conducendosi nella Persia a negozio mercantile sarà ricevuto con quel candido e sincero animo che viene da lei espresso nelle medesime lettere, con la confirmazione in esse della buona disposizione della Maestà Vostra verso la Nostra Repubblica; e consolati rimanemo grandemente del buon zelo che vi tiene Vostra Maestà.

Noi ancora dove conosceremo poter riescire profittevoli ai suoi mercanti ed al comune interesse non mancheremo di porgere l'opera nostra, con quella prontezza vivezza ed affetto che avemo sempre fatto, e ne può essere stato riferto da suoi essendone grandemente a cuore la libertà del negoziare nel stato nostro a tutte le nazioni, specialmente alli Persiani; e siccome ricevemo a favore ogni testimonio che provenga da lei a maggior espressione della sua buona volontà verso il predetto diletto nobile nostro, così insieme col ringraziarnela di vivo cuore, venimo a renderla certa che tutte le volte che ne sarà dato modo non mancheremo con veri affetti di corrispondere a così graziosa dimostrazione e di conservare la nostra sincera cordialissima osservanza e comprobazione della buona amicizia che abbiamo tenuto sempre colli Serenissimi suoi Precessori; e che conserviamo e conserveremo sempre sincerissima colla Maestà Vostra affettuosa volontà verso le sue soddisfazioni, desiderandole sempre ogni maggior prosperità e contento; e gli anni di Vostra Maestà sieno lunghi e felicissimi.

De parte 114 De non 4 Non sinceri 7

ALBERTO ZUNTANI _Nodaro Ducal._

_Archivio Manin, codice MCCCLVII._

DOCUMENTO LXXVI.

_Copia di capitolo contenuto nella parte dell'eccellentissimo senato 7 dicembre 1548._

L'anderà parte: che salve e riservate tutte le parti prese a questa non repugnanti, sia per l'autorità di questo consiglio preso et etiam confirmato nel nostro M. C. che l'elezione del nuovo console et successori, se faccia per anni _3_ in loco de anni _2_ che stanno ora, e il titolo suo sia _Console della Sorìa_, il qual console star debba in quel luoco della _Sorìa_ che per questo Consiglio sarà deliberato più comodo alli mercadanti et mercanzia, e che sia di minor spesa al cottimo; il quale console aver debba de salario ducati _600_ all'anno a v. l. 6,4 per ducato, netti da ogni angaria per sue spese, et etiam habbi tutti li consulagi di Tripoli e della Sorìa, il che sarà di buona utilità al predetto console per esser compita la concessione facta per il Consiglio nostro dei X alli figliuoli del n. h. Angelo Michel come avevano loro giusta la parte presa in questo Consiglio sotto li 2 zugno 1544, e debba cessar alli detti consoli la utilità che aveano dal cottimo delli 5 p. %, per iscoder li 3 p. % ed ora li 2 da marine permessi a detti consoli fino a che compiva detta concession dei Micheli, giusta el tenor della predetta parte. Intendendo che la elezion del console di Tripoli sia fatta per il Consiglio dei XII per anno uno, e così di anno in anno s'abbia a continuar; et esso vice-console sia nobile nostro nè altrimenti possino far, ed il vice-console che sarà eletto ut supra debba dal cottimo aver il salario solito a darsi di asraffi 270 all'anno da grossi 5 per asraffo. Quanto veramente al scoder li 3 p. % ed ora due di cottimo et altre angherie alle marine, il console nostro sia obbligato lui far el scoditor, el qual console si intendi piezzo e servador di buona administrazion del danaro che si scoderà a dette marine, il qual scoditor sia pagato delli danari di esso console, e perciò il cottimo non abbia spesa alcuna come porta il dover.

Preterea, detto console sia eletto con li modi della regolazion fatta per li Savi nostri sopra la mercanzia e provvigioni di tutti li cottimi nelle revision delle spese, che hanno fatte juxta la imposition fatta alli predetti, per la parte presa in questo consiglio sotto dei 11 febbraio 1545. In reliquis vero, sia con tutti li modi, autorità, giurisdizioni et utilità che sono tra li altri consoli e che è al presente.

Et acciocchè si ottenga il detto console stii dove stanno li mercadanti, e dove si trattano le faccende che è in Aleppo, però sia preso che sia data commission alli Baili nostri overo Oratori nostri, over altro che paresse comodo et atto a far tal officio, che debba tentar con ogni mezzo la permission che detti consoli abbino la sua ferma sede in Aleppo, con que' modi, forme e virtù per li Savi nostri sopra la mercanzia e provvigioni di cottimi sarà accordato, per beneficio del cottimo e mercanti nostri.

_1548 die 19. Dic. In majori Consilio posita fuit suprascripta pars, et capta fuit._

GIACOMO AUGUSTO PRETTI _Nodaro ducal._

_Archivio Manin, Codice Svaier, n. LVIII._

DOCUMENTO LXXVII.

_Ill.mi ed Eccell.mi signori Savi alla Mercanzia,_

Avendo io Andrea Benedetti servo e fedel suddito del mio principe serenissimo, ed umilissimo delle Eccellenze Vostre arricordato alli signori capi di piazza alcuni affari appartenenti al negozio della Sorìa e Palestina, trovo anco dovuto presentare alle Eccellenze Vostre i seguenti capitoli; ciò per la lunga pratica di quelle parti per avervi dimorato circa anni undici con privati e pubblici impieghi, dei quali circa 6½ come vice-console in Tripoli di Sorìa e Palestina, istituito dall'eccell.mo signor Marco Bembo e confermato dall'eccell.mo signor Francesco Foscari, furono ambidue consoli in Aleppo. Nel qual loco chiamato dall'eccell.mo Foscari, fui obbligato a restare in sua vece per interveniente della nazione veneta, dove vi ho dimorato anni 3, mesi 6 e giorni 13, come dalle carte quali con la presente saranno sotto il riflesso dell'Eccellenze Vostre, sino a che il sig. Giovanni Andrea Negri entrò in mia vece che fu li 5 agosto 1681.

Dove stimolato da zelo di vedere rindrizzato quell'importante negozio di questa piazza, e incoraggire li signori mercanti, offerisco ai piedi delle Eccellenze Vostre la mia persona per intraprendere gli affari medesimi, e sacrificare quando occorresse la propria vita con più dimorarvi anni 6, o quanto parerà alle Eccellenze Vostre, sino che sieno quelli affari ben stabiliti, il che non può essere se non colla lunghezza di tempo e con la mutazione di quei bassà e grandi che sogliono essere dalla Porta mandati al governo di quei paesi, che confidando in S. D. M. in tale affare spero ogni buon successo.

I. Per sollevare il negozio ed estinguere i debiti è necessario scansare le gran spese, che si sogliono fare in Aleppo ai grandi ed altri turchi del paese, e quelle che si va civanzando resti a diffalco dei debiti, il che sarà con il far trasportare la carica da Aleppo in Tripoli di Sorìa, e sarà facile nel primo ingresso, maggiormente che nelle capitolazioni stabilite l'anno 1670 non si fa menzione di Aleppo, ma solo di Tripoli e Beiruth.

Nei tempi andati, il console abitava in Damasco, ma per le gran spese, d'ordine dell'eccell.mo senato l'anno 1545 11 febbraio portò la residenza in Tripoli per sollievo del negozio, e per l'essere alle marine per il cottimo di entrata ed uscita e perchè il negozio dei veneti in quei tempi era florido ed opulento, ora al tutto diverso, l'eccell.mo senato decretò l'anno 1548 7 decembre che il console dovesse andare ad abitare in Aleppo invece di Tripoli.

Essendo dunque stato trasportato il console di Damasco in Tripoli e da Tripoli in Aleppo, non sarà difficile il trasportare di nuovo da Aleppo in Tripoli, conservando quella casa consolare per abitazione a suo tempo del console nobile, che sarà quando il cottimo sarà sollevato dai debiti presenti, tanto più che molte volte hanno fatto li signori mercanti tanto nazionali quanto forestieri passare le loro mercanzie da Aleppo in Tripoli, per caricare sopra navi venete per Venezia.

II. Quando io venghi graziato e istituito in carica in Tripoli di Sorìa in luogo di Aleppo, con quel titolo che parerà alle Eccellenze Vostre, ricerco che mi sia fatto sicuro assegnamento, acciò non sieno molestati gli effetti dei signori mercanti e che con onore del mio principe possa decorosamente sostenere quella carica, annualmente, di paga e panattica dalle Eccellenze Vostre con l'assenso dei signori mercanti se così li piace senza poder pretender qualsisia altra cosa, e sia tenuto con esso assegnamento fare tutte le spese al bassà, cadì, musalem, kachia, agà dei gianizzeri, agà di marina, doganieri, e ad altri turchi, sì pure ad altri del paese, tanto ordinarie quanto estraordinarie, con più salario di cancelliere, di dragomano, giannizzeri, capellano, cera per la capella, affitto di casa, vino ed aceto che si dispensa ai turchi, fattori di marina dove approdano le navi con bandiera di San Marco per gli interessi del cottimo ed altra servitù, che il decoro della carica richiede, il tutto io debba fare coll'assegnamento, senz'altro aggravare il cottimo. L'ancoraggio delle navi dover esser pagato dalli capitani o interessati di quelle, il quale è stato moderato e non pagano come prima. E le avarìe che cadessero, che Dio non voglia, benchè nel corso di anni 11 oltre ultimi anni 3 che io per particolari affari dimorai in Tripoli di Barberia, da me mai provate, nè alla nazione fatte sentire, quelle vadino a conto di cottimo, o di chi ne fosse l'autore, come le Eccellenze Vostre ordineranno.

III. Che appresso di me sieno eletti due mercanti della nazione per deputati, uno dei quali debba esser per mesi 6 cassiere e finito quel tempo debba far la consegna delle chiavi al successore, che sarà d'una cassa nella quale si ponerà il danaro di entrata ed uscita del cottimo che dalle mercanzie s'anderà scuotendo: così pure li libri e scritture appartenenti al medesimo, qual cassa doverà esser custodita appresso il rappresentante, serrata con due chiavi.

IV. Tutte le polizze e tratte d'entrada e d'uscita doveranno essere viste da me e dai suddetti deputati, e tenuta nota distinta sopra li libri, che saranno segnati con il solito san Marco, che dalle Eccellenze Vostre colle tratte e tariffe mi verrà consegnato, ciò dal scontro del cottimo per cauzione delli stimatissimi mercanti, i quali libri doveranno di tempo in tempo essere sottoscritti per cauzione ut supra.

V. Che non sieno permesse nella Sorìa e Palestina tratte di navi forestiere per Venezia, ancorchè volessero pagare li soliti diritti del cottimo, ciò per non levare il traffico alle nostre navi.

VI. Che tutte le mercanzie che saranno state caricate nelle scale della Sorìa e Palestina da Veneti o da loro fatte passare sotto nome supposto, del che venendo in cognizione siano per Livorno od altra parte, e poi quelle fatte passare in questa dominante a dazi del cottimo, sieno quelle mercanzie obbligate al pagamento di 20 p. % di pena conforme alla tariffa, qual dalle Eccellenze Vostre irremissibilmente verrà fatta levare, la metà di qual pena dovrà essere trasmessa in Sorìa, dove risiederà la carica di Aleppo per i bisogni di quel cottimo, e l'altra metà come le Eccellenze Vostre determineranno. E tanto si intendi di tutte quelle mercanzie che dalle scale medesime della Sorìa ut supra fossero fatte passare con nave barche in Cipro senza aver pagato il cottimo.

VII. Quando il debito di cottimo preso sopra di se il signor Giovanni Andrea Negri non sia stato da lui soddisfatto con il ricavare dalla tansa di 3 p. %, el qual nel principio della sua carica in anno uno e mezzo gli è capitato a quelle scale 17 navi, oltrecchè dovea riscuotere il cottimo e tansa della nave san Giovanni Battista, che sotto di me partì per Venezia senza tratte, verranno li creditori in Tripoli, con li quali et con li deputati si potrà con vantaggio aggiustare come sarà dalle Eccellenze Vostre stabilito.

VIII. Che con ogni convoglio o almeno ogni anno siano mandati al Magistrato delle Eccellenze Vostre note distinte di quello sarà entrato in cassa di cottimo e pagato per cauzione alli signori mercanti.

IX. Quando le Eccellenze Vostre terminassero, che io dovessi risiedere in Aleppo e non in Tripoli di Sorìa pure mi esibisco nella conformità del II capitolo. Con che genuflesso alle Eccellenze Vostre mi inchino.

ANDREA BENEDETTI.

_Archivio Manin, Codice Svaier n. DCCXLII._

DOCUMENTO LXXVIII.

_Serenissimo Principe,_

Nella sollecitudine in cui siamo di mantenere e coltivare per ogni modo il veneto commercio, e procurar da esso i possibili vantaggi, abbiamo fatto nostro singolare studio per ravvisare quali traffici e quali profitti derivino alla nostra nazione solita a commerciare colla piazza di Aleppo.