La Repubblica di Venezia e la Persia
Part 24
In quanto a quello si pratica in questo stato intorno al succedere all'eredità delle facoltà dei fratelli, cioè quando un armeno abbracci la legge maomettana, è costume sempre mai continuato e però tale essendo non si può alterare la legge antica: così lo rappresentiamo alla sua notizia poichè costà non può esser cosa alcuna a lei nascosta; tuttavolta per levare qualsisia inganno o pregiudizio dei medesimi si daranno ordini espressi ai giudici cui spetta, acciò questa nazione non abbi a soggiacere ad alcuna molestia, ma solo a quello comandano le leggi antiche, e ciò sarà fatto e intanto se ci sarà dato il modo di manifestare sempre più la nostra cordiale e sincera amicizia colla Ser. V. capitando qui alcuno dei suoi sarà in tutti i numeri ben visto, se li somministrerà ogni aiuto e si procurerà di fare il possibile acciò si adempisca la volontà della sua grandezza. Tanto desideriamo di corrispondere alle sue cordiali espressioni che si è compiaciuta darcene nelle sue lettere, le quali da noi al maggior segno sono desiderate, acciò sempre resti ferma e radicata questa buona corrispondenza, che come tale viene da noi sempre promessa, e per il resto il grande Iddio sii quello che prosperi e rendi fortunato il suo stato ed imperio.
Sigillo: _Il servo di Dio_, ABBAS _re di Persia_.
_Liber dominorum, Arch. gen., la sola traduzione._
DOCUMENTO LXII.
1663, 29 decembre.
_Al re di Persia._
Fra le glorie più insigni della M. V. quella particolarmente risplende della bontà colla quale si degna di riguardare ed amare li proprii sudditi; nè essendo li cattolici commoranti sotto il felice suo impero niente meno divoti ed affezionati alla di lei corona di quello sieno gli altri, a ragione si persuadono e promettono ogni favore. Di qui è però che dovendo la M. V. essere supplicata dal padre fra Antonio Fassi domenicano vicario generale in Oriente di una grazia a favore dei medesimi, come essi se la persuadono dalla generosità del di lei animo, così la Repubblica nostra, che professa grande osservanza verso il suo cospicuo nome e che tiene tanta parte nel vantaggio del cristianesimo, viene ad intercedere con tutta la sua svisceratezza dell'animo per la medesima, il che non anderà disgiunto dai riguardi del vantaggio della sua corona, e sommamente obbligherà la Repubblica stessa, la quale brama che dalla M. V. sia prestato cortese l'orecchio al padre suddetto in ciò che le rappresenterà in ordine alla suddetta istanza. E qua alla M. V. bramando gli incrementi delle maggiori felicità, gli auguriamo felice e prospero il corso degli anni.
De parte 125 De non 1 Non sinceri 2
TOMMASO PIZZONI _Seg._
Questa raccomandazione è stata chiesta dal granduca di Toscana per mezzo del suo residente a Venezia Celesi; il quale fatto venire in collegio nel 29 decembre ebbe oltre questa lettera un'altra pel granduca, acciò il padre Fassi per incarico di quello sostenesse in Persia gli interessi della causa comune, rispetto agli impegni colle armi turchesche in Ungheria, invitando lo shàh a coglier l'occasione di riacquistare alla propria corona l'antico patrimonio.
_Senato Corti, Reg. 40 e Filza 59._
DOCUMENTO LXIII.
18 luglio 1669.
_Serenissimo Principe,_
Quelle insegne gloriose che tiene spiegate la Serenità Vostra a difesa della cattolica religione sono tante ali della fama, che pubblicano le glorie di questa Ser. Rep. anco nelle più remote parti del mondo. Di qui è che per interceder l'alto patrocinio di V. S. sin dalla Persia son quì venuto; io Arachieli arcivescovo armeno servo umilissimo di Vostra Serenità.
Fiorisce in quelle parti tra le spine del maomettanismo la cattolica religione, e quei poveri cristiani bramano erigere nella città di Erivan una chiesa, e la pietà del sommo Pontefice è concorsa a scrivere al re di Persia perchè permetta questa erezione. Il stesso breve pontificio, accompagnato da molti testimoniali di quello eminentissimo porporato, humilio alla Serenità Vostra per comprobazione del tutto, e la supplico col solito di sua cristiana carità accompagnarmi anch'essa con sue lettere al re di Persia, acciò mediante le alte intercessioni della Serenità Vostra più facile riesca la permissione della erezione.
Humiliato pure imploro gli effetti della pubblica real munificenza, che valgano a sovvenirmi in un così lungo e disastroso viaggio, accertando la Serenità Vostra che così io nei miei sacrifici, come tutti quei poveri cristiani porgeremo fervide le preci alla Divina Maestà, perchè conceda vittorie e palme alle armi gloriose della Serenità Vostra. Grazie.
_Senato Corti, 83._
DOCUMENTO LXIV.
1669, 20 julii in Senatu.
_Ad Persarum Regem._
Pietatis impulsu digne excitatus venerabilis archiepiscopus Arachielis armenus prolixo plane despecto itinere Romam adiit, ubi humanitate ac virtute emicans vir habuit consequi apud Maiestatem Vestram officiosas ac enixas summi Pontificis commendatitias, ut generose ac perlibenter ipsi eadem largiatur facultatem construendi ecclesiam in civitatem de Erivan in cultum erga Deum et in Christi fidelium solatium qui illic incolunt. Eundem ergo huc perventum comiter excipimus cura suavitatis et honesti gratia ingenii causa, tum honoris, quo ipsum idem summus Pontifex suarum litterarum commenta prosecutus est, et ipsi Archiepiscopo nostrarum ibidem commendationum cupiditate flagranti, grato animo condescendimus, eas perlibenter concedendo, presertim ob sic nobis oblatam opportunitatem in Majestatis Vestrae memoriam redigendi veterem nostram observantiam. His igitur enixe rogamus, ut benigne de erectione eiusdem templi sua regia voluntas assentiatur, quam ipse Archiepiscopus suppliciter implorabit, non temere credentes Maiestatem Vestram consueta mira clementia imperturam hoc gratiae; quod certo fiet non absque sui nominis praeclarissimi gloria quae ab avectione divini cultu sibi emanavit, et inde magnus ad sua pristina erga nos studia cumulus accedet. Hoc interitu a Deo summopere petimus ut satis longum vitae spatium M. V. peragat et omnia sibi feliciter eveniant.
E da me sia preso che del danaro della Signorìa Nostra sia dato in dono per una volta tanto ducati cento buona valuta al sopradetto arcivescovo armeno.
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LODOVICO FRANCESCHI _Segretario_.
_Senato Corti, 83._
DOCUMENTO LXV.
Sia glorificato il nome di Dio.
_Silvester Valerius,_
Adorno di felicità, principe confederato e grande di Venezia e delli stati Bergamasco, Cremasco, Bresciano, Veronese, di Padova, del Polesine, del Cadorin, dell'Istria, della Dalmazia, d'Epiro, Lesina, Corfù, Cefalonia, Zante, Cerigo, Candia, Micone, del Vicentino, del Trevisano, Feltrino, Bellunese, Cherso, Arbe, Chersoneso, ecc. Siccome colle espressioni fregiate dell'amicizia e buona corrispondenza mi portate le notizie ripiene di congratulazione e testimonianza di affetto per la assunzione mia disposta dalla divina Provvidenza al trono monarcale ed ornamento del mondo, così bramo di accudire in questo tempo con diligenza acciò possa riescir bello e fruttifero il fine; e che un albero piantato di primavera faccia confidare un buon autunno nella raccolta dei suoi desideri.
Si dissiparono poi in un istante le nubi ai raggi luminosi della pace ed amicizia con la partecipazione favorevole del vostro ben stare ed abbondante del genio vostro sincero verso di me, assieme con le vaste idee che nutrite per l'avanzamento a gradi maggiori che io ve lo prego dal creatore, ed assicuro che dal mio canto si avrà sempre riguardo a quello concerne alla grandezza e dominio del mondo.
Intanto vi desidero un fine propizio ed una vita coronata di vittorie ed aiuto eterno, come pure la continuazione della vostra colleganza. Ed augurando al vostro dominio e governo potenza e fine fortunato, prego Dio vi concedi il suo perdono.
Con tali caratteri invia e rappresenta la dichiarazione della sua sincerità il servo dell'Altissimo.
_Sigillo_--SULTAN HUSEIM Monarca universale figlio di Suleiman.
_Questa traduzione è del dragomanno Fortis; l'originale ed il sigillo, fotografati, stanno a pag. 1 e 55 della presente memoria._
DOCUMENTO LXVI.
1697, 15 marzo, in Pregadì.
_Al re di Persia._
Passa negli stati felici di V. M. mons. rev. fra Pietro Paolo Palma carmelitano scalzo arcivescovo d'Ancira, per affari incaricatigli dal nostro sommo pontefice, e sebbene siamo certi che per le distinte condizioni di virtù e di merito che adornano questo degno soggetto, sarà benignamente accolto coi suoi compagni dalla bontà della Maestà Vostra, non lasciamo di raccomandarglielo, come pure li suoi negozi che anderà maneggiando, e stessamente monsignor Elia pure carmelitano scalzo, e tutta questa esemplar religione.
Confidiamo nell'animo invitto e grande di Vostra Maestà che queste nostre raccomandazioni saranno gradite dal suo molto stimato affetto, mentre noi siamo pronti a dare alla Maestà Vostra in tutti gli incontri vere prove dell'osservanza nostra sincera verso la reale persona di Vostra Maestà, a cui bramiamo incrementi sempre maggiori di gloria in anni lunghi di felicissima vita.
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L. S.
MICHEL MARINO _Segretario_.
_Filza Roma ordinaria, 1697._
DOCUMENTO LXVII.
1718, 23 decembre, in Pregadì.
_Al re di Persia._
Dar cuore magnanimo dei gloriosi predecessori di Vostra Maestà e dall'imperiale benignità sua, protetta sempre egualmente la cattolica religione nei suoi felicissimi stati, riesce alla stessa tanto più sensibile il vedersi perturbata, quanto più lontani dalla regia sua mente son li disordini arrivati a Tiflis in Georgia ad istigazione del patriarca armeno e di un certo Minas Vartutier, con danno personale dei cappuccini missionari e d'altri armeni cattolici e collo spoglio della loro chiesa.
Quanto degno è l'oggetto di presentarsi all'animo retto e pietoso di Vostra Maestà per esigere gli effetti della sua imperiale giustizia, altrettanto forte è il motivo che move gli animi del senato ad avanzarle le proprie premure, onde con ogni maggiore efficacia preghiamo la Maestà vostra a degnarsi di porger sollievo agli oppressi cogli ordini opportuni, affinchè cessino gli insulti e le animosità, e sia restituita la cattolica religione nella sua pristina quiete. Mentre però in favor della istanza parla con vigor sufficiente l'equità, ed essendo certo il senato che questo titolo sarà motivo bastante per meritarsi l'imperial sua protezione: così non ci resta che ravvivare con tale incontro alla Maestà Vostra l'antica stima ben distinta e la osservanza affettuosa che la Repubblica nostra professa alla serenissima sua casa ed imperiale persona, e pregare il grande Iddio che sopra di essa diffonda le grandezze e prosperità più copiose, con incremento di gloriosi successi, e che il giro degli anni della Maestà Vostra sia lungo e ricolmo di ogni più desiderabile felicità.
De si 96 De no 1 Non sinceri 0
GIOVANNI MARIA VINCENTI _Segretario_.
_Senato Corti, Registro 95._
DOCUMENTO LXVIII.
_Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori V Savi alla Mercanzia,_
Incaricata dal comando delle EE. VV. l'umilissima persona mia, di renderle informate di quali e quante spese occorrono sopra le mercanzie, le quali si distaccano da questa dominante per giungere in Astrakan, porto in ora dipendente dall'imperio di tutte le Russie e situato alle bocche del Volga, per mezzo delle quali esso gran fiume si scarica nel mar Caspio, non ho creduto di poterlo adempiere in modo migliore che con quello di rassegnare a VV. EE. l'inserto conto, il quale con chiarezza e preciso dettaglio dimostra ogni e qualunque spesa non solo, ma quale è altresì la strada per cui le mercanzie da queste lagune presentemente giungono, traversando li mari Adriatico e Arcipelago, li stati Ottomani, il regno di Persia ed il mar Caspio fino alle foci del Volga.
Dalla nota stessa rileveranno le EE. VV. che sopra colli 61 di libbre 500 sottili cadauno, in conseguenza pesanti fra tutti libbre 30,500, composti per la maggior parte di specchi, conterie, robe, allume, panni ad uso di Francia e carta tutte manifatture venete, come pure di qualche porzione d'oro cantarin, aghi e fil di citra, lavori germanici ascendenti al costo di L. 45,193 piccole, comprese le loro spese sino a bordo, nonchè le sicurtà sopra veneta nave sino in Alessandretta, rileveranno dico, che montarono le spese del loro distacco da questo porto sino al loro giungere per Aleppo in Babilonia a lire 20,313 piccole.
Nel caso poi che si avesse voluto far tradurre questi stessi colli 61 di merci sino in Astrakan per mezzo del Tigri e Bassora, indi per il seno Persico e Buscir ad Ispahan, poi nel Ghilan e finalmente per il Caspio in Astrakan, osserveranno che la aggiunta delle spese al proseguimento di un tal viaggio rileva oltre L. 41,310,15; sicchè unite queste alle precedentemente accennate spese da Venezia in Babilonia di L. 20,313 sommano assieme L. 61,623,15, che seco portano L. 45,193 di costo di mercanzie in peso di libbre 30,500.
Le spese adunque sopra le merci da Venezia sino a Babilonia montano a 15% sopra il loro capitale ed a soldi 14 per ogni libbra di peso veneto sottile, e giungendo poi esse merci sino in Astrakan arriverebbero le spese al 30% sopra il loro costo, ed a soldi 40 per ogni libbra del loro peso.
Oltre alla accennata strada per la parte meridionale della Persia, avvi per l'altra parte settentrionale di quel regno l'altra via di Tauris con cui si può passare dalli stati Ottomani nelli Russi, traversando li stati Persiani; ma quantunque questa sii strada più breve ed anco meno costosa, ciò non ostante praticata non viene attesi li gravi pericoli che incontrerebbero le merci e i loro condottieri attraversando il deserto, denominato deserto nero.
Ho l'onore di esponere tutti questi fatti, ed asserirli per indubitati per propria mia pratica o per asserzione non dubia degli Armeni miei compatrioti, li quali al presente a questa parte si trovano dopo averne incontrate le prove essi medesimi. Possiamo poi assicurare noi tutti con costanza a questo gravissimo Magistrato, che intanto limitatissimo si è il commercio tra questa dominante e la Persia con il Volga, che fanno gli Armeni qui domiciliati, come pure quelli che di continuo viaggiano trasferendosi dagli uni agli altri stati, in quanto che le spese sopra le merci dell'esporto e dell'introduzione, come le EE. VV. rilevano, sono maggiori del capitale, ed inoltre perchè a comodo delle differenti vetture del viaggio, ora con cammelli, che portano sino a libbre 1000, ora con muli capaci di libbre 600 solo, e qualche volta di altri animali da soma che non possono levare se non il peso di libbre 300, delle quali differenti vetture è necessità di servirsi, conviene più di una volta disfare e rifare li colli, ed assoggettarsi bene spesso alle ruberie, e per la difficoltà poi e lunghezza del viaggio soggiacere a rotture, le quali, massime nelli specchi e robe di allume lavoro di questo metropoli, sono assai significanti. Per altro qualora tutti questi ostacoli non si incontrassero, ed il cammino per giungere dall'Adriatico nel Caspio potesse riuscire più facile e più breve, anzichè limitato quale in oggi egli è per le difficoltà esposte, abbondantissimo e quasi immenso riescirebbe un tal traffico, tanto per ogni genere di prodotti e di manifatture che da questi stati si tradurrebbero nell'Asia, quanto delli effetti dell'Asia stessa che a questa parte giungerebbero.
Umilmente esposto quant'era a mia cognizione e quanto di vero ho potuto rintracciare da pratiche persone nel proposito ho l'onore di inchinarmi e di baciare le loro vesti. Grazie.
Li seguenti colli 61 merci diverse spedite per via di Alessandretta in Babilonia costano posti a bordo L. 45,193 »
Avvertendo che ogni collo pesava libbre 500 sottili compresa la cassa pel comodo del trasporto da Alessandretta in Babilonia sopra cammelli.
Seguono le spese occorse ai colli suddetti da Alessandretta sino in Babilonia, secondo il rispettivo loro contenuto cioè:
N. 2. Casse Luci dall'Ebreo con foglia Pezze 155 50 » 1. Cassa detti senza foglia » 74 20 » 6. Casse rubini n. 1 e n. 2 » 410 34 » 1. Cassa aghi gialli » 68 32 » 1. Cassa fil di citra » 79 08 » 2. Casse oro cantarino » 152 16 » 4. Balle panni ad uso di Francia » 327 63 » 2. Casse rubini n. 3 » 143 62 » 3. Casse olivette nere n. 2 » 217 58 » 3. Casse coralli falsi » 289 96 » 2. Casse di aghi da cucire » 170 91 » 3. Casse conteria diversa » 145 64 » 1. Cassa carta dorata » 57 21 » 30. Ballotti carta bianca » 1,241 89 --------- Pezze 3,534 04 fanno L. 20,315 » ----------- L. 65,508 »
Vi sono poi le altre spese da Babilonia fino in Astrakan, le quali sebbene ai suddetti colli non sieno occorse per non essere in detto luogo passati, non ostante spedendoli però sono le seguenti, cioè:
Da Babilonia a Bassora per acqua sul Tigri P. 5½ per % Pezze 335 50 A Bassora, dogana di sortita 2½ per % » 240 » Da Bassora a Buscir, pel seno Persico, a pezze 6 per collo » 366 » A Buscir, porto della Persia, dogana di entrata a 2% » 240 » Da Buscir a Shiraz sono giorni dodici di cammino a 4% » 1,464 »
Si avverte che a Buscir conviene disfare li colli e formarli di L. 250 l'uno, sottili, perchè vanno a schiena di cavalli e muli, e non più a cammelli, e qualche volta per mancanza di cavalli e muli convien farli condurre a schiena di somari, e per questi si devono formare li colli di L. 120 circa sottili; e qualche volta oltre lo smarrimento e patimento delle mercanzie vi è la spesa del disfare e far di nuovo le casse suddette che non è indifferente.
A Schiraz, dogana a 2½ per % sopra la stima » 300 » Da Schiraz ad Ispahan giorni 12 a P. 16 per collo di libbre 500 sottili » 976 » A Ispahan dogana a 2½ per % sopra la stima » 300 » Da Ispahan a Ghilan giorni 25 a P. 20 per collo di 500 libbre sottili » 1,220 » A Ghilan dogana a 5-1/6 sopra la stima » 600 » Da Ghilan in Astrakan per nave a P. 6 per collo di libbre 500 » 366 » In Astrakan dogana 7% sopra la stima di P. 12 » 840 » -------- Pezze 7,247 50 fanno L. 41,310 15 ---------- L. 106,818 15
Ascendendo l'importo delle suddette mercanzie qui fino a bordo L. 45193, quindi le spese che, come sopra, di poi occorrono, le aggravano di più di 35 per % circa.
Si avverte che da Babilonia può andarsi in Astrakan per la via di Tauris, passando per il deserto negro, e sono le spese all'incirca come sopra, e forse meno qualche cosa, ma per altro la strada è più pericolosa.
_Archivio Cicogna, codice MDCCXCVII, fra le carte che appartenevano al senatore storiografo Francesco Donà._
DOCUMENTO LXIX.
_Lettera scritta dal re di Persia all'ill.mo signor Giovanni Francesco Sagredo, console veneto in Aleppo, tradotta dal persiano in italiano._
Signore illustrissimo. Il desiderio mio, Re di Persia, da voi ill.mo signor console veneto nella Sorìa, degnissimo, onoratissimo, meritissimo e giustissimo giudice, il quale io molto amo, è che V. S. Ill. abbia per raccomandati li miei dipendenti, che vanno e vengono del continuo per coteste parti, e li favorisca, siccome io per il passato ho fatto, e per l'avvenire farò a tutti i suoi, che capiteranno in queste parti, alli quali resterò con obbligo di favorire per amore di V. S. Ill. e del serenissimo senato, stantechè tutti li miei predicano molto bene del favore che del continuo ricevono. Però per l'avvenire V. S. per amor mio non manchi di fare il medesimo, che io come affezionato alli cristiani non mancherò per l'amor suo di fare lo stesso in questi miei paesi: e così come V. S. è stata dal suo principe sostituita costì, così anco nel mio regno ha la medesima autorità e potestà; et inoltre in ogni altro che ella desideri da me in suo contento, me ne faccia consapevole che sarà soddisfatta. Et in fine etc.
_1608--11 Archivio Donà. Miscellanee._
DOCUMENTO LXX.
_A Giovanni Francesco Sagredo console veneto nella Sorìa._
D'ordine della maestà regia fo sapere a voi, onorato giudice e console della nazione cristiana, che avendo noi inteso da tutti li nostri messi, ambasciatori ed uomini che vanno e vengono di lì, li buoni trattamenti e le cortesie che voi li usate, e li favori che ci prestate per amor nostro, siamo restati di voi e delle opere vostre grandemente soddisfatti, e però giudicandovi degno dell'amore e grazia nostra, abbiamo voluto con questa regal carta darvi segno della buona volontà, ed affetto verso di voi, che è concepito in noi verso la vostra persona, la quale affezione anderà di giorno in giorno crescendo nella real nostra persona, si come anderete voi crescendo con questa volontà e amore nella divozione verso la nostra real corte, che sarà anche causa di accrescere maggiormente l'amore e la affezione che portiamo alla razza cristiana. E pertanto farete conto di risiedere lì non solo per il vostro altissimo e potentissimo principe di Venezia, ma anco per noi e per li nostri sudditi persiani, ai quali non resterete di prestar favore ed aiuto nelle occorrenze, e se da qui havete bisogno di cosa alcuna, lo farete senza alcun rispetto sapere alla nostra alta corte, che sarete da lei gratificato ed esaudito prontamente; così sappiate e prestate fede a questa nostra regal lettera.
_1610, Filza Atti turcheschi._
DOCUMENTO LXXI.
_Il regno è di Dio._
_All'onorevole e prudente fra li seguaci principali della nazione cristiana, eletto fra i più nobili della generazione credente al Messia Giovanni Francesco Sagredo, il cui valore sia in aumento._