La Repubblica di Venezia e la Persia
Part 23
Colla parte del Senato 10 giugno 1662 fu poi stabilito che si dessero all'arcivescovo oltre alla presente lettera zecchini 50 per una volta tanto, per spese di viaggio, stante la molta sua povertà, e per contrassegno di conosciuto merito.
_Filza Corti, 66._
DOCUMENTO LV.
1673, 19 luglio.
Per comando delle Eccellenze Vostre trasferitomi io Pietro Fortis, dragomanno pubblico, nel convento dei santi Giovanni e Paolo, dove si attrovano li padri domenicani venuti di Persia, nominati Maria di san Giovanni, e Antonio di san Nazaro, parlando in turco, ai quali dissi di aver le Eccellenze Vostre inteso il loro arrivo in questa città con qualche commissione del re di Persia, che saranno ben veduti, desiderando Sue Eccellenze d'intendere quali sieno gli ordini che tengono. Risposero render umilmente ed ossequientissime grazie alla Maestà pubblica, che si è compiaciuta degnarsi di ricercar di loro, et dissero essere tre anni che sono partiti dalla presenza del re di Persia, con lettere dirette al ser.mo principe di Venezia, tre per la sede apostolica, una pel re cristianissimo, ed una pel granduca di Fiorenza. Essere partiti per via di Moscovia, ma per le guerre d'allora aver convenuto fermarsi nel viaggio 22 mesi, che poi liberatosi il paese continuarono il loro viaggio, e passando per la Germania capitorno qui dopo un lungo e disastroso viaggio.
Ricercati da me se hanno qualche cosa da dire oltre alle predette lettere, dissero che già 4 anni fu spedito dalla sede apostolica con titolo di ambasciador di S. Santità. Matteo arcivescovo di Naschiwan dell'ordine di san Domenico con lettere al medesimo re, alle quali risponde, come pure ebbe lettere di Sua Serenità al medesimo re, e quelle che s'attrovano avere, sono le risposte. Mi dissero non aver d'avvantaggio, rimettendosi alle lettere e supplicando bene Vostre Eccellenze delle risposte che così hanno commissione dal re, perchè continui la buona corrispondenza colla Ser. Rep. instando d'esser spediti con celerità.
Aver nel viaggio così lungo patito molto e con un dispendio sopragrande, su di che si raccomandano alla somma benignità delle Eccellenze Vostre: instando pure di essere provveduti perchè possino far il viaggio per Fiorenza, che di là poi si porteranno a Roma e Parigi.
Tanto ho ricavato dai medesimi, in ordine ai comandi delle Eccellenze Vostre.
_Esp. Principi._
DOCUMENTO LVI.
_Serenissimi Signori,_
Richiedevano le mie obbligazioni che in propria persona fossi venuto a render le dovute grazie a questo ecc.mo senato, ma la mia senile età, la lunghezza del viaggio, li gravissimi pericoli che si incontrano, mi impediscono e la soddisfazione del mio debito e la esecuzione del mio desiderio. Che però quel tanto non mi è permesso far di persona vengo a farlo colla penna, significandogli, come dopo gravissimi pericoli e di mare e di terra, singolarmente in Erzerum dove fui accusato per spia, giunsi in questa mia provincia e da qui poi mi trasferii in Ispahan, dove ritrovai appunto giunto l'ambasciatore di Polonia. Per molti affari del re fu ad ambidue procrastinata l'udienza per tre mesi. Venuto poi il tempo presentai le lettere delle Vostre Signorie Eccellentissime quali furono affettuosamente ricevute, et poi con la maggior efficacia possibile esposi la mossa della guerra contra del turco Ottomano conforme l'impostomi dalle Eccellenze Vostre e fui benignamente ascoltato. Mi domandò poi il re minutamente di tutti i principi cristiani, del loro numero, grandezza e potenza; e di codesta Ser. Rep. dissi quel tanto che in verità si doveva che non era ad altri inferiore. Per ottenere poi l'espedizione sono stato trattenuto sette mesi. La causa di tanta dilazione fu la nuova che sopraggiunse della resa di Candia dal re sentita al maggior segno, che mi disse queste parole:
Come! principi cristiani m'invitano alla guerra col turco, mentre essi hanno resa una piazza tanto tempo difesa, quasi che temano della loro propria potenza?
Non mancai far ogni sforzo per giustificar questo fatto, procurando di renderlo capace nel miglior modo fosse possibile.
Circa agli interessi della mia provincia ho ottenuto, mercè l'intercessione di Vostra Serenità, quanto per addesso desideravo. È ben vero che assai più avrei ottenuto se non fosse stato l'accennato disturbo di Candia. Intorno al negozio della guerra non mi ha dato risposta alcuna a bocca, dicendomi che nelle lettere risponsive si contenevano li suoi sentimenti; che però consegnatemi le lettere dirette a questo ecc.mo senato, insieme colle altre dirette al sommo pontefice, mi comandò che per due dei miei frati a posta le inviassi, acciò avessero sicuro recapito, e che colle scritture non toccassero i passi dell'Ottoman, ma che si inviassero per la strada di Moscovia, e che si accompagnassero con il suo ambasciatore quale egli inviava al re di Polonia. Tanto appunto eseguisco inviando per i miei frati alle Signorie Vostre Eccellentissime l'accennate lettere con affezionatissimo rendimento di grazie, promettendomi dalla loro benignità ogni possibile aiuto, in ogni altra occorrenza e bisogno di questi poveri cattolici, posti nel mezzo di tanti voracissimi lupi di scismatici ed infedeli, che fanno del continuo ogni sforzo per divorarli. E però le mie forze non sono sufficienti per difenderli se non vengo aiutato dalla pietà dei cristiani principi, e singolarmente da codesta Ser. Rep. che in pietà ogni altro eccede. Raccomando alla vostra benignità questi due padri, che invio; mentre per fine profondissimamente me le inchino augurandogli dalla Divina Maestà ogni bramata prosperità.
Da Naschirvan provincia dell'Armenia maggiore 10 agosto 1670.
Delle Vostre Signorie Serenissime
Umilissimo ed obbedientissimo servo FRA MATTEO AVANISENS _Arcivescovo di Naschirvan_.
_Esp. Princ. Filza 87._
DOCUMENTO LVII.
Laudato sia il grande e onnipotente Iddio.
Potentissimo, maestosissimo ed altissimo principe, padrone e possessore del vasto dominio veneziano, signore e monarca di grandezza, maestà, giustizia e magnanimità, serenissimo possessore del manto della gloria, potente dominatore fra li re cristiani, di carità e di equità che non ha pari, qual s'assomiglia all'oceano che non ha paragone nella immensità, essendo nota a tutto l'universo la sua grandezza e potenza.
Dopo di che le portiamo colla presente che avendo la Serenità Vostra inviate sue da noi stimatissime lettere, per mano di Matteo vescovo di Naschirvan, dirette alla felice memoria del potentissimo nostro padre che ora gode stanze serene e gloriose nel paradiso; quali lettere sono state invece di lui a noi presentate, ed intesone il contenuto, alle quali si è fatta quella stima che meritano le grandezze cospicue di chi le ha inviate.
E sopra il motivo della raccomandazione per li popoli cattolici, della credenza di Gesù che si attrovano nel nostro dominio, acciò godino tutte le immunità e privilegi, abbiamo comandato che per tutte le città, castelli, terre e villaggi dove vi sono abitazioni sieno rispettati ed onorati, comminando che non li sia inferita molestia alcuna: anzi per maggiormente far palese la stima che facciamo delle raccomandazioni di Vostra Serenità, abbiamo comandato che attrovandosi in qual si sia castello e villaggio alcuno dei sopradetti, molti o pochi dei sudditi cattolici in molto o poco numero, a causa di loro restino anco immuni tutti gli altri di qualsivoglia condizione o setta, e ciò per esservi colà abitanti cattolici; e questo perchè si veda la nostra intenzione che è sempre per incontrare nelle soddisfazioni di un principe così a noi amico, al quale professiamo osservanza non ordinaria. Ma nonostante le immunità ed esenzioni da noi concesse ai popoli non solo cattolici, ma anco agli altri abitanti in quelle terre e castelli, hanno essi voluto colla direzione del suddetto vescovo Matteo contribuire un semplice segno di ricognizione al mio erario come dominante, e questo per goder perpetuamente le concessioni da noi fatteli, dove per consolarli abbiamo così confermato. Onde con questo decreto restano immuni da qualsivoglia altra contribuzione, cui per l'avanti soccombevano, non solo all'erario regio, ma anco alli rappresentanti che colà si attrovano e che per l'avvenire vi saranno; quali dovranno in tutta puntualità adempire ed eseguire i nostri comandi nel ben governarli, proteggerli e difenderli da qualsivoglia molestia, i quali popoli potranno a loro piacere e con sicurezza attendere ai loro negozi. Abbiamo avuto notizia come la guerra che vertiva sopra l'isola di Candia con l'Ottomano resti ora cessata, ed il tutto aggiustato con la pace stabilita e convertita in buona amicizia, ed attrovarsi al presente la predetta isola di Candia in potere del medesimo Ottomano e restate sopite tutte le differenze. Nonostante però se nell'animo della Serenità Vostra insorgesse altro di nuovo sopra ciò, la preghiamo che senza alcun rispetto o riguardo si compiaccia darci avviso e manifestarci l'animo suo, assicurandola di una prontezza nell'abbracciare e poner in esecuzione quanto ci dirà e quanto desidera.
Nel resto le preghiamo dal Signor Dio tutte le felicità, prosperità e grandezze maggiori.
_Sigillo del re di Persia_ SULEIMAN.
PIETRO FORTIS _Dragomanno pubblico_.
_Esp. Princ. Filza 40._
DOCUMENTO LVIII.
1673. Luglio.
_Relazione presentata al senato dal dragomanno Fortis intorno al colloquio da esso tenuto coi padri domenicani venuti dalla Persia._
_Serenissimo principe,_
Avendo fatta istanza i padri domenicani, venuti dalla Persia, a voler conferire con me Pietro Fortis, alcuni particolari da portarsi alla notizia di Vostra Serenità, ne diedi parte agli ecc. Savj dai quali comandato di riferire tutto ciò che dai medesimi sarà rapportato, dissero:
Che il viaggio loro benchè sia stato lungo, ad ogni modo questi tre anni non sono stati spesi sempre nel cammino, ma bensì per esser stati fermati nelli confini della Persia e Moscovia 22 mesi continui, per causa delle guerre con alcuni ribelli del moscovita, e che fu comandato alli medesimi padri dallo stesso re con ordine espresso di non progredire il viaggio se prima non ricevevano altre commissioni, dubitando che arrestati o svaligiati in qualche parte per le turbolenze insorte potessero perdersi le lettere che tenevan per la Serenità Vostra e per altri principi.
Furono fermati medesimamente in Polonia più di tre mesi, non permettendoli di passar oltre quei comandanti, e ciò per non aver lettere del re di Persia dirette a quelli; ma capitato poi l'ambasciatore Polacco, si levarono di là e proseguirono il loro cammino.
Nel discorso che tenne il medesimo re di Persia con l'arcivescovo di Naschirvan prima della loro partenza, fu sopra ogni altro principe della cristianità esaltato il nome della Serenissima Repubblica di Venezia, riguardevole a tutto il mondo, ma particolarmente per aver sola contro la potenza dell'ottomano imperio, non solo sostenuti gli incontri tanti anni, ma desertati tanti paesi, ed ottenute tante vittorie contro il medesimo, colla distruzione delle sue armate marittime, il che ha reso stupore a tutto l'universo. Dagli avvisi che capitarono in Persia si seppe la pace seguita, e sebbene l'isola di Candia rimase in potere del Turco, fu però col cambio di altri Stati e particolarmente di alcune piazze invece dell'isola predetta, rimaste sotto il comando della Repubblica. Ma che però la pace non poteva sussistere stantechè i principi cristiani avrebbero mosse le armi al Turco per la ricupera del detto regno. Esser molto tempo che il Persiano nutrisce stimoli di vendetta contro l'Ottomano; ma la tregua seguita fra loro nella presa di Babilonia, di 30 anni, con giuramento solenne lo obbligava all'osservanza. E benchè spirata sette anni orsono, furono tante le cause di ambe le parti che si prorogò da se stessa; perchè il Persiano occupato nella guerra con il Magor per la contesa di Conducar, fortezza di considerazione nei loro confini, ed il Turco impegnato in quella di Candia, fu cagione che ambidue simularono l'odio implacabile che verte tra queste due nazioni; ma l'assunzione al trono del regnante re d'età d'anni 28, con desiderio di riavere il perduto e restituire al nome persiano l'antico splendore, che sempre nei tempi andati fu superiore al Turco, lo stimula ad una generosa risoluzione, annuendo pure alla sua inclinazione i governatori delle provincie, nelle quali sono investiti dalli re in forma di feudo e vi continua la successione nei loro posteri, non come i bassà dell'Ottomano che di niente e senza meriti vengono innalzati al comando il quale appena principiato svanisce, e finisce senza memoria e senza posterità.
Vive dunque nella Persia la brama di cimentare le armi contro il Turco, e si andava disponendo l'armamento con gran coraggio, essendo capitati avvisi ai detti padri in Polonia della mossa di 60,000 cavalli con altri ancora che si attendevano dalle provincie più lontane, oltre la provisione che si faceva di fanteria, benchè lo sforzo di quella milizia consiste nella cavalleria. Essersi già pubblicamente promulgala la intenzione del Persiano, disponer l'armi contro l'Ottomano; essere seguite alcune fazioni nei confini di Erivan. La ribellione di un bassà turco, ricoveratosi sotto il Persiano, e mediante quella di un comandante persiano portatosi nello stato del Turco colle continue scorrerie che si fanno in quei confini, come pure la invasione dei cosacchi con saiche nelle paludi del mar Nero verso la Tana, che obbligava il Turco a spedir colà l'armata di galere. L'unione poi del Moscovita e del Polacco contro del medesimo Ottomano, lo potrà metter in grande apprensione, poichè l'invasione che possono far nel mar Nero, con il mezzo dei cosacchi con le saiche in forma di barche armate con 70 o 80 soldati armati per ciascheduna può opprimerlo molto, mentre lo sforzo dell'alimento di Costantinopoli d'altra parte non gli è permesso, che da quel mare, poco d'altrove avendone rispetto al bisogno di una così grande e popolosa città. Le qual saiche possono con facilità impedire alli vascelli che transitano per quel mare l'ingresso nel canale di Costantinopoli come altre volte è seguito, e che pose in gran costernazione il Turco; sicchè invaso nel mar Nero, molestato per terra nelle Provincie di Valacchia, Moldavia e Transilvania, possono senza difficoltà gli aggressori inoltrarsi fino a Costantinopoli, non vi essendo fortezze nè passi che lo impediscano, per aver anco uniti al loro partito buona parte di quei tartari che non obbediscono al gran Khan di Tartaria e che solo mirano al loro provecchio colla speranza di gran bottino.
L'esibizione del re di Persia fatta alla Serenità Vostra non essere senza gran fondamento, mentre stimate da lui queste forze nella cristianità maggiori di qualsiasi altro principe, si prefigge che possono far molto per mare e reprimere qualsivoglia tentativo del medesimo, perchè oppresso per terra dall'esercito polacco e moscovita, invaso dai medesimi nel mar Nero, che sarebbe un trafiggerlo nelle viscere più interne, assalito dal Persiano nell'Asia, e lontano dalli soccorsi, combattuto nel mar Bianco dalle armi di Vostra Serenità, portandosi le armate fino ai castelli dello stretto, caderà inevitabilmente quella potenza che con tirannide possede tanti regni e che va occupando alla giornata li Stati altrui.
Essere il Persiano propenso molto nell'incontrare le soddisfazioni della Serenissima Repubblica, e va meditando il modo di far conoscere il suo desiderio e di impiegare le sue armi a pro di questa, facendo gran capitale della medesima, per il beneficio che ponno ricevere con tale unione gli interessi di quella corona, come pure la Serenità Vostra.
Ma perchè quel principe non è come gli altri più vicini, e che si internano cogli avvisi nel comprendere lo stato degli altri, sarebbe molto giovevole agli interessi di Vostra Serenità e della cristianità tutta, che si compiacesse spedire qualche persona pratica a quel re colla istruzione di quello che ricerca lo stato presente delle vicende che corrono: perchè nè il vescovo suaccennato, nè altri di quel paese non avendo il filo e la notizia delle cose d'Europa, e di quello ricerca il bisogno non ponno e non sanno rappresentare a quel re, benchè istrutti, una minima parte di quello che farebbe una persona versata in affari simili, perchè al sicuro indurrebbe quel re a deliberazioni molto giovevoli alla cristianità e sarebbe gradita al maggiore segno, essendo stato già in altri tempi fatta simile spedizione dalla Serenità Vostra, come pure capitarno qui ambasciatori di quel re.
E perchè la mossa delle armi persiane contro il Turco può causare che resti preclusa la via al commercio per la Turchia delle merci che capitano a questa piazza dalla Persia, si potrebbe, come il re lo desidera, avere reciproco concorso colle flotte da Ormuz o d'altra scala in fino Moscovia, e di là poi con le carovane per terra per la Polonia e la Germania la condotta delle sete e d'altre merci preziosissime, le quali si porteranno dai medesimi Persiani in questa città con più sicurezza, per mutarle in tante pannine d'oro e di seta e d'altre merci, come si praticava prima simile condotta con le navi d'Aleppo d'altro scalo delle Sorie; perchè se gli Olandesi e gli Inglesi ne vorranno, capiteranno in questa città a comprarne, e non avranno per l'avvenire quelle forme così vantaggiose da loro praticate nella compreda delle medesime sete a loro piacimento, per non saper quei popoli altrove esitarle, e lo facevano a vilissimo prezzo.
Tanto mi dissero di portare alla notizia delle EE. VV. in ordine a quello è stato loro comandato.
_Reg. Esp. Princ. pag. 43._
DOCUMENTO LIX.
1673, 23 luglio, in Pregadi.
_Al re di Persia._
Dai padri domenicani in Europa spediti da monsignor reverendo arcivescovo di Naschirvan, ci sono state rese in questi giorni lettere di V. M. ricevute da noi con quel contento che può esser ben concepito dalla conoscenza della stima rispetto ed affettuosa osservanza professata sempre dalla Repubblica nostra alla sua serenissima casa, e continuata alla sua imperiale persona, secondo l'istituto dei maggiori nostri, dell'assunzione della quale al trono colle più cordiali espressioni dei nostri cuori, ce ne rallegriamo; come alla perdita della Maestà del padre, contribuimo affettuoso sincero compatimento, consolandosi nel vederla compensata colla successione di sì degno erede, d'ogni più squisita prerogativa adornato. Li favori dalla M. V. impartiti nei suoi felicissimi Stati a monsignor vescovo di Naschirvan ed ai cattolici con il riguardo di esimerli da ogni aggravio, che da tenue volontario solo all'imperial cassa, è degno effetto della sua generosità, che obbligando noi a' più sinceri ed efficaci rendimenti di grazie, impetrerà dal grande Iddio alla degnissima persona e casa di V. M. la affluenza d'abbondanti concorsi di prosperi eventi, al singolar merito che la adorna corrispondenti ed adeguati. A' sudditi però di codesto serenissimo imperio saran nei stati nostri sempre e per propension propria nostra, e per corrispondere alle cortesissime deliberazioni sue, prestato ogni miglior trattamento, assistiti li mercanti nei loro negozi, e fattegli godere tutte le prove di affetto e dilezione, e quanto più abbondante sarà il loro concorso sarà tanto maggiore il nostro godimento, di poter con più copiosi effetti far conoscere la stima che per Vostra Maestà havemo, ed il desiderio di comprobargliela con effetti. Con grandissimo sentimento si ricevono pure li cortesi sensi della M. V. verso le cose pubbliche, che ad ogni occorrenza saran sempre corrisposti dalla Repubblica nostra con pari affetto e propensione alle grandezze e vantaggi del suo serenissimo dominio.
Terminando le presenti col pregar a V. M. copiose prosperità e grandezze con incremento di gloriosi successi e lungo corso di anni felici.
E da mo sia preso: che nel darsi nel collegio le lettere ai padri domenicani pel re di Persia, sian dal Serenissimo Principe spese parole che indicando la stima delle lettere e persona reale, dichiarino soddisfazione e godimento per le loro espedizioni verso monsignor vescovo di Naschirvan che li ha mandati.
Sia pur deliberato che a' padri predetti che sono due con li compagni sia pagato il viaggio sino a Fiorenza che importa ducati cinquanta. Ed alli stessi, delli danari della Signorìa nostra sien dati in dono scudi d'argento cento per una volta tanto, che doveran esserli fatti capitar dalli Savi del collegio con la notizia del deliberato per il viaggio, come meglio loro parerà.
De parte 148 De non 0 Non sinceri 2
PADAVIN _Seg._
_Senato Corti._
DOCUMENTO LX.
1695, 4 giugno.
_Al re di Persia._
Quanto ha sempre la Repubblica nostra tenuto in considerazione di veri amici, e quanto ha professato di affetto e di particolarissima stima a tutti li degnissimi progenitori della M. V., altrettanto conosce opportuno e convenevole nella esaltazione di sua persona presentemente al dominio di codesto celebre regno, portargliene un pieno testimonio con esprimergliene il contento del Senato di veder appoggiata la mole del governo alla grande sua direzione, che tale viene a ripeterlo il mondo tutto per le doti singolari che la adornano e che sono universalmente acclamate.
A questo sentimento di nostra sincera inalterabile osservanza, non potemo non unire quelli delle speranze che giustamente concepimo, nella costanza e nel vigore coi quali da noi si versa, con profusioni d'oro e di sangue, per far argine alle vaste immagini della potenza ottomana di predominare l'universo intiero, veder anco dal canto della M. V. date le mosse ai proprii vittoriosi eserciti contro sì potente inimico, per tener abbassato non solo il di lui fierissimo orgoglio, ma per restituire a codesta corona quei stati che con violenta ed ingiusta usurpazione gli sono stati dal medesimo smembrati, onde vagliano le glorie di V. M. a divertire le vessazioni comuni, augurando noi al suo grande merito li avvenimenti più fortunati e le felicità più desiderabili, congiunte con lunghezza d'anni.
De parte 125 De non 0 Non sinceri 1
_Senato Secreta._
DOCUMENTO LXI.
_Sia lodato il grande Iddio, Sia sempre benedetto il nome del potente Iddio, Sia lodato e salutato il profeta Macometto et suoi seguaci._
Al sublime, eccelso, magnanimo signore, imperatore e monarca, supremo duce, glorioso, trionfante, cospicuo tra i più grandi imperatori. A voi che siete il re più potente fra i nazareni credenti, ed arbitro degli affari tra i più maestosi principi della religion del Messia e di tutto l'imperio della cristianità, quello che porta sopra il capo la corona universale e possiede la fortuna di Alessandro Magno, possessore del manto della gloria concessa ab eterno dalla maestà del sommo e potente Dio, signore che viverà in tutti i secoli glorioso e trionfante, che così le viene da noi augurato con tutta la credenza maggiore.
Si porta li più sinceri, amichevoli, cordiali ed affettuosi saluti quali possono derivare dalla corrispondenza pronta di buon amico. Dopo di che si notifica alla S. V. e grandezza esserci pervenuta una lettera scritta dalla sua magnanimità e presentataci in ora propizia da Antonio Doni, il quale ha in tutti i numeri adempiuto il comando che dalla sua sublimità gli è stato commesso, e dal quale ci è stata con tutte le forme più efficaci rappresentata la buona disposizione che la grandezza sua si compiace conservare verso di noi.