La Repubblica di Venezia e la Persia

Part 21

Chapter 213,785 wordsPublic domain

Et siccome ci siamo grandemente compiaciuti della presente occasione, che ci ha data V. M. di rinnovare nella sua memoria l'ottima disposizione del suo sincerissimo animo verso di lei, così in maggior dichiarazione di essa, abbiamo commesso che sieno prontamente consignate al detto chogia Seffer, il quale è stato da noi gratamente veduto ed accarezzato, quelle poche robe che furono ritornate in questa città colle nostre navi gli anni passati, quando seguì all'agente di V. M. chogia Fethy bei il mal incontro nella Sorìa, et sono state conservate esse robe di ordine nostro dal magistrato che ne ha la cura, per consegnarle a chi le poteva legittimamente ricevere per nome di V. M. La quale desideriamo che resti persuasa della prontezza che sarà sempre in noi di conservare et aumentare maggiormente con ogni termine di ufficio quella sincera amicizia et ottima corrispondenza, che per lunghissimo corso d'anni si è mantenuta tra quella potentissima corona e la Repubblica Nostra. Con che auguriamo alla valorosissima persona di V. M. accrescimento di grandezza, con perpetuo corso di gloria e di felicità.

_Arch. Donà Miscell._

DOCUMENTO XLII.

Il regno è di Dio.

_Al famoso ed eccelso fra i principi e signori grandi della nazione cristiana, eletto fra i più sublimi e potenti della generazione vivente nella legge del Messia, dominator di paesi e di provincie, amministratore della giustizia, ornato di virtù valor e prudenza, pieno di gravità e di grandezza, il principe di Venezia, al quale l'Altissimo Dio sia propizio e favorevole._

Dopo molti onorati e sinceri saluti che si convengono alla sua dignità e grandezza, ed all'amore, amicizia ed unione d'animo che è tra noi, le si fa con questa nostra real lettera amichevolmente sapere che per grazia dell'altissimo Iddio le cose nostre passano fin quì prosperamente mediante le orazioni dei nostri buoni e sinceri amici, che con puro e sincero animo desiderano l'aumento della nostra felicità e grandezza, ed in questo onorato numero crediamo fermamente che siano tutti li principi cristiani, ed in particolare la vostra magnanima ed eccelsa persona: onde abbiamo determinato nel nostro _puro e real animo che a guisa del sole non riceve in se nè macchia nè menda di cattivi pensieri_, di continuar con tutti i principi ed in particolare colla sua onorata e felice persona, come principe grande, potente e giusto, nella solita buona amicizia ed unione d'animo, e tanto maggiormente quanto che per relazione di tutti li nostri agenti e dipendenti che sono stati in quelle parti e che sono ritornati qui a salvamento abbiamo con soddisfazion dell'animo nostro intesa la stima e conto che si fa in tutto il suo stato e paese della nazione e del nome _persiano_ per amor nostro, ed anco delli buoni trattamenti e cortesie che sono stati usati così da lei come dalli ministri della sua eccelsa ed onorata corte, alli suddetti nostri agenti, i quali sono perciò ritornati alla nostra felice corte contenti e soddisfatti laudando molto la sua buona ed onorata giustizia e l'amor grande che ella ci porta: e però desiderando noi che per maggiore confermazione di essa amicizia, che siano sempre tra noi aperte le porte ai negozi e pratiche, e che tra li sudditi dell'una e dell'altra parte si continui amichevolmente nel commercio e traffico come si faceva prima che succedessero questi ultimi moti di guerra, abbiamo voluto destinar ora costì alcuni nostri agenti, così per provvedersi di alcune cose necessarie alla nostra real corte, come anco per rinnovar la pratica ed il commercio e per dar animo ed esempio alli mercanti del suo paese di far il medesimo. Però giunti che saranno essi a salvamento, desideriamo che sieno da lei raccomandati alli suoi onorati ministri, acciò che siano da loro protetti e favoriti nelle loro occorrenze e massime nel contrattare e comperare quelle cose che le sono state da noi espressamente ordinate, ed in particolare delli zacchi di maglia che sieno di somma bontà ed eccellenza, perchè ne fanno grandemente di bisogno per essere noi quasi sempre in guerra ed in contesa, con li ostinati e temerari, che cercano di contrapporsi a noi e alle nostre forze e di perturbare il nostro reale animo. Insomma desideriamo che per amor nostro gli sia dato ogni aiuto e indirizzo necessario acciocchè eseguendo essi bene le nostre commissioni possano ritornare qui con buona espedizione delli loro negozi.

E se li mercanti cristiani delle sue città e paesi si disponeranno di venire qui per traffico, la assicuriamo che saranno da noi ben veduti e ben trattati, dandoli autorità di fornirsi di tutte quelle robe e mercanzie che le faranno bisogno, e si partiranno tutti di qui contenti e consolati. Non permettendo noi che siano essi molestati d'alcuno, over danneggiati per quanto importa un minimo capello della testa; e oltre di ciò occorrendo particolarmente cosa alcuna qui per uso o servizio della sua felice persona, ne la facci sapere che sarà da noi adempito ogni suo desiderio; e sopra il tutto la esortiamo a scriverci e visitarci spesso con sue lettere come che faremo anche noi; acciocchè rinnovandosi tra noi sempre più l'amore e la benevolenza si stabilisca tanto più il fondamento della nostra amicizia; e per fine desideriamo che le sue grandezze sieno perpetue.

Senza data; in luogo della sottoscrizione il sigillo.

_Filza atti turcheschi._

DOCUMENTO XLIII.

1621, 1º febbraio.

Venuti questa mattina nell'eccell. Collegio alcuni persiani ultimamente capitati in questa città con le galere di mercanzia, uno di essi che è il principale chiamato Sassuar disse che aveva lettere del suo re da presentar a S. S., come agente suo per negozi mercantili era capitato in queste parti, il che avendo esposto il dragomanno Nores, fu il sopradetto fatto sedere sopra gli ill.mi sig. savj di terraferma e presentata la lettera che fu data al Nores da tradurre, disse in sostanza:

Che il felicissimo e potentissimo Abbas re di Persia suo signore mandava molte affettuose ed onorevoli salutazioni a S. S. ed a tutti gli altri signori del governo, che aveva espressa commission di Sua Maestà di significare a viva voce la buona volontà ed affezione che portava a questa eccelsa Repubblica, e la stima grande che fa di essa per la fama che nel mondo era sparsa della sua buona e retta giustizia, della prudentissima et esemplar maniera del suo ottimo governo, commendato grandemente da S. M. ed ammirato da tutta la nation persiana. Che il suo re amava tutti li cristiani, ma particolarmente portava grandissima affezione a quelli della nazion veneziana. Che quando capitano in Persia sudditi veneti erano dal suo re accarezzati, ed usato verso di loro ogni buon e cortese termine, non inferiore a quello che ben sapeva usarsi verso la nazion persiana in questa città.

Rispose l'ill.mo signor Benetto de ca Taiapiera, consigliere di maggior età in absenza di S. S., che si riceveva con particolare contento da cadauno di questi SS. EE. le lettere che egli aveva portate per nome del serenissimo re di Persia, amato dalla Repubblica e tenuto in quella stima che conveniva al suo gran merito e degnissime condizioni di principe così grande come era la M. S.; che si aveva ricevuta soddisfazione grande del loro venire in questa città, nè si avrìa tralasciato cosa che avesse potuto comprobare cogli effetti quella buona volontà che si portava a tutta la nazion persiana, e che si avrìa dato ordine al magistrato dei V savj alla mercanzia, acciocchè dove li occorresse il bisogno, fossero giustamente favorite le cose loro.

Rese umilissime grazie il persiano suddetto delle cortesi esibizioni che li erano fatte, delle quali nelle occorrenze si sarebbe valso: disse poi che il suo signore aveva voluto accompagnare la sua onorata lettera con un nobil presente a S. S., et fece introdurre alcuni persiani, quattro dei quali avevano un tappeto per cadauno, e due altri l'uno con 25 pezze di giurini, l'altro con 25 lizari d'India, e soggiunse che uno dei sopradetti tappeti era stato donato dal suo re da quello di Magor, e che S. M. lo aveva stimato degno di Sua Serenità.

Fu dall'ill.mo sig. consigliere de ca Taiapiera suddetto ringraziata la M. S. di così cortese dono, e detto che si avrìa tenuto dalla serenissima Repubblica e conservato per degna ed onorata memoria del cortese affetto di S. M. verso di lei; e dopo alcune parole di reciproco complimento, si levò il persiano ed unito con dei suoi principali volse far reverenza a cadauno degli ecc.mi signori cons., capi dei XL, savi del Consiglio, savj di T. F. e savj agli ordini, e sceso i scalini del tribunale disse che si teneva obbligato riferire e ringraziare di Sua Serenità del buon trattamento che aveva ricevuto a Spalato per lo spazio di 5 mesi tra il far la contumacia ed aspettar le galee, che era seguito per così lunga dimora con molto patimento, nel quale era stato sollevato da quell'ill.mo sig. console con infiniti comodi e cortesie, onde perciò li restava grandemente obbligato, ed il medesimo le era stato fatto nella città di Zara da quelli ill.mi sig. rettori, ed anco nel viaggio di mare dall'ill.mo sig. capitano delle galee che hanno accompagnato quelle di mercanzia; e che con questa occasione non voleva restar di dire per l'amore e riverenza che portava a questa ser.ma Repubblica che sarìa di molto comodo ai mercanti e maggiormente frequentata quella scala, e condottevi da lontanissime parti mercanzie di gran rilievo, se le galere che vi sono destinate andassero più sollecitamente a quel viaggio e con maggior comodo dei mercanti, senza dubio sarìa se una sola vi andasse e l'altra ritornasse, per accomodar di questo modo così quei mercanti che vengono in questa città come quelli che partono di quà per le case loro; ed essendogli detto che si averia avuto considerazione a questo suo prudente ed amorevole raccordo, licenziati partirono li persiani sopradetti.

_Commemoriale XXVIII._

DOCUMENTO XLIV.

_In nome di Dio vero re e imperator del mondo._

Al famoso ed eccelso re di Venezia, dominator di paesi e di provincie, osservator della buona e retta regola di governo, ornato di bontà, gravità, e grandezza, pieno di equità, giustizia e clemenza, a cui lo Altissimo Dio sia sempre propizio e favorevole.

Dopo molti onorevoli e sinceri saluti che si convengono all'amore ed amicizia ed alla buona intelligenza unione e corrispondenza d'animo che è tra noi, le si fa colla presente nostra real lettera amichevolmente sapere, che essendo sempre stato nostro real costume di conservar buona sincera amicizia con li re e principi grandi della cristianità, ed in particolare colli re e signori di Venezia, antichi amici ed amatori di questo nostro felicissimo regno, avendo perciò noi sempre tenute le porte aperte alle ambascerie ed alli traffici e mezzi mercantili, concedendo libera pratica alli loro sudditi e vassalli in ogni luogo del nostro amplissimo regno, abbiamo voluto ora, che sono aperte le strade, mandar costà uno delli nostri onorati agenti chiamato Sassuar in compagnia di agi Aivas da Tauris, ed altri nostri sudditi, così per confirmare la buona amicizia con la sua eccelsa persona, e rinnovare la pratica ed il commercio colli sudditi dell'una e l'altra parte, come per fornirsi anco di diverse cose necessarie per uso e servizio della nostra real corte.

Però giunti che saranno essi a salvamento, desideriamo che sieno da lei raccomandati con ogni efficacia alli suoi onorati ministri, acciocchè mediante la loro protezione ed ajuto, eseguendo la nostra volontà e commissione, debitamente possino ritornare qui quanto prima; e medesimamente occorrendo cosa alcuna qui nel nostro stato per uso e servizio della sua felice persona la preghiamo ad accennarci confidentemente, che sarà prontamente adempito ed effettuato ogni suo desiderio.

Del resto desideriamo che le sue grandezze sieno sempre in aumento.

Senza data.

In luogo di sottoscrizione è posto a tergo della lettera il bollo regale che dice:

_Servo del re dei re_ SHÀH ABBAS.

(_Espositioni Principi_).

DOCUMENTO XLV.

1621, 4 febbraio, in Pregadì.

Che li quattro tappeti portati a donar alla S. N. per nome del serenissimo re di Persia dai persiani ultimamente stati nel Collegio nostro, e le 25 pezze di giurini e le altre 25 dei lizari d'India sieno fatti consegnare alli Proc. de supra perchè se ne abbino a valere ad onore del Signor Dio, nella chiesa nostra di S. Marco e nelle pubbliche cerimonie. E ne sieno fatte le note, dove e come sarà di bisogno.

_Delib. Senato._

DOCUMENTO XLVI.

_Serenissimo Principe,_

Mentre io Domenico de Santi q.m Luca suddito e servo umilissimo della Serenità Vostra, era pronto per imbarcarmi sopra la nave Tomaso Bonaventura inglese per Sorìa, ed indi per andarmene in Persia, con lettere del sommo pontefice, della sacra M. Cesarea, della maestà di Polonia e dell'altezza ser.ma di Toscana, tutte dirette al re di Persia, per occasione dei presenti moti della cristianità, e con certa istruzione del pontefice al padre maestro Paolo Pietromali dominicano assistente in Persia per detti principi, fui fatto chiamare nell'ecc.mo Collegio, e poi subito fatto uscire con ordine che prima di partire dovessi farne motivo alle E.E. V.V. Ma più non avendo avuto chi mi introduca ed essendo frattanto la predetta nave partita, ora che si trova lesta la nave Margarita Costante per fare fra 4 giorni il medesimo viaggio, colla quale disegno imbarcarmi, vengo conforme all'ordine predetto e alla mia riveritissima osservanza verso la Ser. Vostra a darle notizia di ciò, prontissimo di eseguire ogni cenno che mi sarà dato con l'ossequio ben dovuto alla mia fedelissima devozione.

1646, 26 giugno.

Che sia rimessa ai Savi dell'una e l'altra mano.

6 Cons.

Pisani Pier Corner Antonio Venier Ser.º Dolfin Benedetto Polani Lorenzo Draghi

FRAN. VERDIZOTTI _Segretario_.

_Filza secr. 1646, pag. 97._

DOCUMENTO XLVII.

1645, 2 decembre.

_Al re di Persia._

Grandemente sempre ha incontrate la Repubblica le occasioni di rendere veri segni a vostra Maestà ed a' potentissimi precessori suoi di affetto e di stima. Nella stessa valida sincera costituzione d'animo se le confermeranno in ogni tempo avvenire colle opere le nostre ottime intenzioni. Già saranno pervenute alla Maestà vostra le gravissime emergenze che passano, le quali meritano il riflesso di ogni principe, potendo gli incendj delle armi turchesche coll'ardire e coi progressi molto diffondersi e turbare ogni confine. In questo stato di cose li generosi concetti di vostra maestà saranno dricciati alle più degne risoluzioni a comune profitto. Ed intanto preghiamo il Signor Dio guardi vostra Maestà con continui incrementi di felicità e di salute.

Voti Affermativi 109. Negativi 0. Non sinceri 2.

VALERIO ANTELMI _Segretario_.

_Senato Corti._

DOCUMENTO XLVIII.

1646, 17 luglio.

_Al Re di Persia._

Sarà a quest'ora pervenuto all'orecchio di V. M. l'ostilità ingiustamente ed in sprezzo di parola e di fede promossa a' Stati della nostra Repubblica dall'impero Ottomano. Proviene il motivo del Turco da sete inestinguibile di rapire or all'una or all'altra parte l'altrui, e dilatando la sua grandezza rendersi infine oppugnatore e dominatore dell'universo. Così a danno dei potentissimi predecessori di V. M. ha mosse più volte l'armi, e col manto di amicizia e di pace agevolatisi furtivamente i più notabili acquisti. Come vasta e formidabile sempre più si va formando quella potenza, deve comunemente svegliare i riflessi ed accrescere le gelosie. Se dalla riconoscenza del fatto e dalle prudentissime massime dei progenitori è eccitata V. M. alla depressione di quell'orgoglio, altrettanto l'invita ad imprese gloriose l'opportunità della presente occupazione di quelle armi da questo canto, e la certezza di essere secondata e seguitata dagli altri principi.

Costantissima è la Repubblica di conservarsi e difendersi col petto esposto dei cittadini e con la profusione dei tesori, di già dai nostri vascelli datosi il buon principio della presente campagna, assalita ed in gran parte dannificata vicino ai Dardanelli l'armata dell'inimico.

Valeranno però le presenti a testimonio non meno di confidenza, che dell'affetto e nostra osservanza sempre sincera verso la M. V., e del pubblico desiderio ardentissimo di vederla con i dovuti riacquisti coronata di nuove glorie, ed a V. M. auguriamo in fine lunghissimi e felicissimi gli anni.

Affermativi 102 Negativi 0 Non sinceri 0

FRAN. VERDIZOTTI _seg.º_

_Senato Corti 1646._

DOCUMENTO XLIX.

Iddio immacolato. Iddio eccelso.

Al comandante dello Stato Veneto, che S. D. M. gli conservi ed esalti il dominio con prosperità e felicità, prestate le salutazioni e benedizioni che provengono da stima e vagliono per segni di onore e di pregio, offerte da una pura sincerità al possessore della magnificenza e signorìa, vigilante nell'amministrazion di giustizia, scelto fra i signori imperanti, stimato fra i potentati retti nella religione del Messia, e principe fra cristiani di alto stato e condizione sublime, il cui fine Iddio termini in bene, con le benedizioni del cielo, ed accresci in grandezza ed augumento il suo posto reale con disposizioni del cielo adattate ad una prosperità: quello però che se le porta a cognizione è che la lettera inviataci con amichevole contenuto, per la quale resta innovato il vincolo di amicizia e di amorevolezza, è stata come si conviene aggradita e corrisposta con termini di osservanza amichevole dovuti a' Principi grandi e potentati di cristianità, che pure anco in avvenire saranno d'impulso alla continuazione per discendenza e apriranno l'adito alla comunicanza di lettere.

Nel resto, continua esaltazione etc.

_Commemoriale XXIX._

DOCUMENTO L.

1649, 28 marzo.

_Questa mattina ritornato il padre domenicano all'ecc. Collegio, e fatto introdurre, disse essersi partito di Persia già un anno in circa, aver avuto da quel re la lettera presentata, e parimenti da Domenico Santi che colà si ritrovava un'altra che consegnò; e dimandatogli da Sua Serenità alcune particolarità rispose nel tenore appunto che si contiene nella scrittura che poi ha dato, ed è la seguente:_

_Serenissimo Principe,_

Desiderando io l'esaltazione della santa Fede Cristiana e di questa Serenissima Repubblica, che con tanto valore tanti anni sono si impiega combattendo contro il comune nemico, non ho perdonato a fatica alcuna nell'andar da Polonia in Persia e venire di Persia a Venezia, a portare lettere di quel re di Persia a Vostra Serenità; e per obbedire ai suoi comandamenti di por in carta alcuna relazione di quello che ho potuto fare, dirò a Vostra Serenità tre cose:

Primo: il viaggio in Persia e come si può ivi per la più breve e facile via andare, e li onori che nel viaggio come ambassadore dei Cristiani mi furono fatti.

Secondo: quello che ho trattato col re di Persia.

Terzo: quello che si può sperare da quel re in nostro aiuto.

Io mi ritrovavo in Polonia nel tempo che ivi era il signor Tiepolo Giovanni ambasciatore a quella corona, il quale oltre a quello che aveva negoziato con quel re e fattolo armare, ha anche fatto che inviasse un ambasciatore al re di Persia, e subito egli spedì uno che si dimandò Slich nobile polacco, per invitarlo a muover la guerra contro i Turchi, e destinò ed elesse S. M. me per suo compagno nella ambasceria, e ci furono date dall'ill.mo Giovanni Tiepolo lettere di Vostra Serenità al suddetto re di Persia.

Si inviassimo dunque con 25 nobili polacchi a quella volta. Li 2 ottobre 1646 partii da Varsavia, per compagno del detto ambasciatore e giunsimo a 20 decembre in Mosca città metropoli e residenza di quel granduca. Ricevuti con grandissimo onore ed affetto, li 23 fossimo introdotti alla udienza pubblica.

Li 12 gennaro partissimo provvisti di cavalli, soldati ed ogni altra cosa necessaria dal suddetto granduca pel nostro viaggio in Persia. Li 18 giunsimo a Vladimiria città anticamente sedia delli granduchi di Moscovia. Li 21 a Murom, li 24 a Nisni Novogorod città bellissima e grande.

Il primo di febbraio a Cosma e Damiano, li 12 giunsimo in Cazan città bella e mercantile, dove siamo svernati per li gran freddi che vi erano e li pericoli delli tartari calmuchi.

Li 3 di maggio provvisti di barche e di uomini ed ogni altra cosa necessaria per la navigazione, ci imbarcassimo per la Volga fiume grandissimo, e li 22 giunsimo in Astracan città bella e grande, ben munita di presidio, ove stassimo fino alli 7 di giugno che si imbarcassimo, provvisti di comitiva e di ogni cosa necessaria dal granduca per il mar Caspio, nel quale fossimo un mese con grandissimi pericoli.

Li 4 di luglio sbarcassimo in Nizova, spiaggia di Persia, li 22 partissimo di là per Sciamachia, città capitale della provincia di Schirvan. Li 25 giunsimo colà ove fossimo ricevuti con grandissimo onore dal Khan di quella città.

Li 3 agosto partimmo per Ardebilla città bella e grande onorata dal sepolcro del re Saladino quale tengono per gran santo. Vi è quivi un ospitale fondato dal detto re che sostenta ogni giorno 500 persone.

Li 18 partimmo da questa città e giunsimo in Zenghian città, e di là a Sultaniè, da Sultaniè a Com città molto bella, e quivi si ammalò il signor ambasciatore. Di Com addì 5 settembre giunsimo in Cascian città bellissima e ricca dove si lavorano molto belli panni di seta.

Li 10 partimmo e li 15 giunsimo in Ispahan sedia e residenza di S. M. di Persia. Fossimo incontrati da molti cortigiani e signori spediti da S. M. per introdurci dentro la città, i quali ci condussero ad un bellissimo palazzo preparato per nostro alloggio, la sera S. M. ci mandò la cena preparata in piatti d'oro ed altri vasi.

Poco si passò che s'ammalò il signor ambasciatore gravemente e non gli fu possibile di andare all'udienza; crescendo il male, fece chiamare uno dei principali cortigiani di S. M. al quale disse:

Giacchè così piace al signor Iddio di chiamarmi ad altra vita, e che non posso pienamente adempire la volontà del re e della serenissima Repubblica veneta in questa ambasceria; questo presente signor padre, datomi dal mio re per compagno dell'ambasciata, soddisferà intieramente a quella. Perciò in presenza dello stesso signor persiano mi consegnò l'istruzione, le lettere ed ogni cosa, e li 7 di ottobre, munito dei nostri ss. Sacramenti, rese l'anima sua al creatore, e fu sepolto il giorno seguente con gran pompa nella chiesa dei padri M. R. Carmelitani scalzi.

Li 17 io fui introdotto all'udienza pubblica del re, accompagnato da molti sì persiani come franchi, e salutato che ebbi S. M. da parte del serenissimo re di Polonia ed anco da parte della serenissima Repubblica di Venezia, gli resi le lettere. S. M. mi fece sedere e per molto tempo mi trattenne interrogandomi della salute e stato delli serenissimi re e principi cristiani: io risposi conforme a quello stato che avevo saputo nella mia partenza.

Li 31 io fui invitato da parte di S. M. alla loro pasqua che chiamano Bairan: risposi che molto volontieri avrei servito S. M. mentre ciò non seguisse in mio pregiudizio col cedere il luogo ad altri ambasciatori che si ritrovassero ivi, mi risposero che per certo non mi sarebbe fatto pregiudizio nè torto veruno. Il dì seguente vennero a levarmi con cavalli di S. M. per me e per tutta la mia gente.

Giunto a palazzo feci riverenza a S. M. e mi fu dato luogo conveniente.