La Repubblica di Venezia e la Persia
Part 15
Domani si dice che anderà l'ambasciatore d'India, ed io faccio conto di riposare. Ma Luca Sofrano, portadore di questa è stato alla presente solennitade. Di nuovo el sarà anche a quella di domani, e narrerà tutto alla Magnificenza Vostra e tuorrà a mi la fadiga de scriver, che in verità stando scomodo come sto, con grandissimo caldo sotto di questo padiglione non mi vien voglia di far niente di ben, nè mai in vita mia ho visto più strano solazzo di questo che non avevo pur aqua fresca da bere. Ricevo per altro grandissima cortesia, ma ritardi e struzi inesplicabili, avendo anche alle spalle gli ambasciatori di tre città e se ne aspettano degli altri, e ognuno vorria essere spacciato dal dire e fare le cose sue. E questa corte contrapesa, e con tanti ambasciatori è occupatissima. Io peno di mezzo, e in verità, come altre fiate ho scritto, non bisogneria metter tanta carne al fuoco, nè creder ad un giovine che non sa niente e che ha riferido cosa non vera e poste le cose nostre in pericolo. Prego Dio me dia grazia che possa riescir con onore e alla Magnificenza Vostra mi raccomando.
Dat. in Kasbin in Persia, li 10 luglio 1485.
_Archivio Cicogna_, cod. MDCCXCVI.
DOCUMENTO XVIII.
Magnifice et generose domine. Hieri scrissi a Vostra Magnificenza come l'ambasciator del soldano era andato alla corte, e le cosse seguite, e mandai la lettera al detto nostro console la quale credo l'averà ben recata. Questa mattina doveva andare l'ambasciatore d'India, e io desiderava di riposare e aveva anche tolto un poco de medicina, e temporeggiando così sul mio stramazzo sentii venire un chiaus el qual me domandò da parte da questi signori sultani che io andasse a questa solennità; e così mi vestii e andai alla Porta accompagnato da quel medesimo chiaus, e presentandomi davanti il loro pavione fui chiamato e introdotto sotto, e sentai in quel scagno preparatomi secondo usanza, e dietro de mi per tre o quattro passi fora del pavione erano sentati tre di quei signori ungheri, e dietro di loro due servitori, e avevano del sole quanto volevano. Dopo buon pezzo venne l'ambasciatore indiano, il quale fu accettato honoratamente e sentò sotto Daut in mezzo delli altri signori; e averte le casse delli presenti li sultani hanno voluto vedere el pugnal e la cima che venivano presentate al signore, e portate avanti di loro, mi chiamarono che anch'io andassi a vedere, e sentando avanti di loro, me fu messo in mano, et era la vagina tutta d'oro, e la guardia di fora di rubini, cioè in mezzo vi erano 22 grossi rubini, e dalle bande rubinetti piccoli, ed in alcuni luoghi qualche turchese, e nella cima della vaina una perla grossa; e mentre vedevo et esaminavo detto pugnale furono chiamati e andorno dal signore. E la corte e tutto quel campo erano pieni d'uomini, che portavano suoi presenti e sono 2600 lizari e porcellane, code di cavalli, lanze di canna, uno bellissimo papagallo rosso ed altre gentilezze indiane, e parve miracolo a vedere in un tratto tanti presenti. E li signori sultani sentando così e vedendo me mandarono a dire, che tenissi bene a mente per fare e simile anca mi verso il signore. Et io risposi che valeva più al loro signore il buon amore dei miei signori, che non valeva tutte le cose del mondo. E così se voltarono da mi tutti insieme, e mi fecero atto che avevo risposto molto bene. Fu portato il desinare e avanti de mi solo fu portate diverse bandigioni. E alli ongheri fu dato di fuora, e mangiando quei signori, me invitarono che mangiassi, ed io lor facevo dire, che anco volevo bevere; e mangiammo molto bene e appetito e allegramente, e prometto alla Magnificenza Vostra che tra quelle bandigioni vi era una minestra con sugo de limone che mi ha saputo molto buona, e di questa sola ho desinato. E dicto pasto mi fu portato in piatti di porcellana, la vivanda era buona, ma mi averìa piuttosto bevuto una tazza di vino. Partito poi l'ambasciatore indiano anch'io tolsi licenza, e me ne venni al mio alloggiamento. Ed in tutto ciò è stato presente Luca Sofrano, e potrà ragionarle distintamente. Ne me accade altro che raccomandarmi alla Magnificenza Vostra.
dat. in Castris regis Persiarum 11 luglio 1485.
GIOVANNI DARIO.
_Archivio Cicogna, cod. MDCCXCVI._
DOCUMENTO XIX.
_Copia di una relatione facta per dom. Costantin Laschari, stato al Charaman per nome della Signorìa Nostra, narra delle cosse del Sophì, le quali furono lette in Collegio ed in Pregadi._
Ser.mo ed ill.mo principe, et excell.mi signori, post debitas comendationes io Costantin Laschari bon servidor di questa signorìa, per obedir a quella, che dovessi diponer in scriptura zercha ale cosse imposte per Vostra Serenità de le cose del sig. Caraman de inde del sig. Sophì el qual è principe de tuta la Persia, chel ser.mo imperador Uxon Cassan dominava: et prima zonto a Tarsus che fo adì 16 marzo, subito mandai uno messo a Tauris al sig. Caraman con letere di V. S. facendoli intender tanto quanto per questa signorìa me està imposto, de lo qual sig. ebbi aviso, siccome alla S. V. io ho scrito, et subito mi partii de Tarsus per andar a trovarme con el dito sig. el qual trovai in Astankief lontan da Tauris zornate 15 con circa cavalli 300; fate le debite revisitation da parte de Vostra Serenità narandoli quanto questa signoria era disposta a darli ogni favor et ajuto contro il Turco, azò potesse esser ritornato in suo stato, de che sua sig.ª ne ricevette grandissima consolation et insieme cavalchassemo in verso Aleppo, in la qual terra stessemo insieme zorni 5, et dapoi molti consulti e rasonamenti fatti insieme la sua sig.ª deliberò mandar uno ambassador in Cypro a le exellentie de quelli rectori de V. S., i qual invero i ha fato bona acoglientia al dito amb. et della promessa fatta al suo signor de artelaria et galie, che ne altra cossa desiderava questo signor; et tanto più chel signor Sophì li comesse che dovesse vegnir verso la Caramania che etiam lui li veniva drieto per metterlo in signoria, lo qual sig. Caraman et da tuta la sua zente fu certificato aver cavalcato insieme col sig. Sophì tre zornade in verso alo paexe del Turco, con tuto lo suo exercito per esser el primo per discaziar quel signor, el qual è debilissimo e no po far 5000 combattenti gente inesperta et mal in ordine in arme, et poi quanto sera in Amasia fara deliberation per qual strada debba entrar in Caramania per esser tre et quattro passi; la potentia del qual signor Sophì, è de combattenti 80m. tra a cavalo e a piedi, zente persiana di gran experientia de guerra, ben armadi de armadure per loro e per li cavali, però chel fior de armadure che son al Cayro per li schiavi se trazeno de la Persia de una cità che se chiama Siras, de che Serenissimo Principe me ho voluto ben far certo non tanto del signor Caraman quanto de tute le sue gente come etiam d'altre persone venute da Persia, che tute si acordano de questa potentia et esser cussi ben in ordine, però che andava contro la casa ottomana come heretichi dalla fede macometana, et usurpatori del stato di molti signori macometani, et che se intendeva con quella ill.ma signoria, et per lui chel dito sig. Caraman narandoli quanto per vostra Serenità li avea dechiarito; praeterea el dito signor Sophì havanti che partisse de la Persia per ogni rispeto et per tolerse davanti li occhi tutti li sospetti che poteva haver, preseno con le sue forze tuti quelli signori che erano in la Persia di nº 80 in 90, et feceli tagliar la testa e a tuti i soi figlioli fin in terzo grado, la qual cosa piasete a tutti li popoli per le gran tirannie che fevano et mazimamente ali merchadanti insuper al signor Soldano del qual non hanno niun favor; et trovandomi in Aleppo ie le vidi tornar dal Cayro con 25 cavali e andar in verso Amasia per trovarse con quello altro signor molto mal contento; et quanto questi doi signori insieme zoè d'Amasia et de Tauris con tutti li favori che possano mai aver non porano far cavali 7 in 8m; ben è vero ser.mo principe chel Gran turco avea mandato nuovo fiolo con potente hoste, chi diceva di 30 mille, chi di 40 mille, in soccorso de questi do signori che per el parlar dil signor di Caramania et de altre zente che venivano de Persia el signor Sophì con lo suo exercito gera più potente di quello che se stimava, et ben in ordine e tanto più quanto l'andava per la fede contra questi eretici ottomani di poca fede, usurpadori de molto stato, et che senza alcun dubio li teniva aver vitoria. Ser.mo Principe sopra tutte le altre cosse ho voluto aver bona information de questo sig. Sophì: esso è in ordine di danari, de che de cadaun me fu certifichato aver grandissima ricchezza, prima pel il gran paese che possiede preterea aver tolto gran facultà di questi signori che ha fato morir, et esser signor di gran justizia et liberal con tutti, homo de anni 20 in 22 molto prospero, ha uno suo fradello de anni 11 in 12 lassato a Tauris, et una sorella chel prometeva darla per mojer al sig. Caraman. Questo signor Sophì è molto afezionato a questa sua setta che è una certa religione catholica a lor modo, in discordantia de la opinion del suo propheta Macometto et Omar, che fo suo discipulo, et questo Sophì aderisse ala opinion de Alì che fu pure discipol del profeta. Tamen in articulo di loro fede erano dissidenti come se pol dir fosseno al tempo di san Piero et de altri pontifici gli Ariani, che benchè cristiani, tamen erano eretici; concludo Ser.mo Principe che a juditio mio se la persona del Gran turco con potentissima hoste et lui in persona non vien a scontrarse con questo Sophì vedo in pericolo esser discaziato de la Caramania et a tempo nuovo andar più oltra. Apresso ali altri favori di questo Sophì se atrova in lo paexe del Turcho gran copia di gente di la opinion di questo Sophì, che son certo che si acosteranno a lui. Ser.mo prencipe non voglio restar con ogni debita reverentia dir che atrovandomi in Tarsus a questo mio viazo, da molti et molti subditi del signor Caraman fui certificato veramente chel fiolo del Gran turco primogenito che si trova in Caramania in la terra de Cogno, havendo suo padre mandò per lui per averlo suspeto non volse andar, anzi quando el Caraman ala prima volta venne in quel paexe el fugì e abandonò el paexe et lassò chel Caraman fesse el suo corso; et dapoi chel Caraman, per non se poder mantegnir contra la gente ottomana, e fu ritornato a la Caramania del dito locho de Cogno, el al continuo ha scrito al sig. Caraman che debba vegnir che lui è contento chel toglia el paexe el se fassa signor, et etiam el fradelo che è in Amasia ha fato la experentia per metter le man addosso. Ser.mo prencipe se la Vostra Ser.tà parlando sempre reverentemente non desprezia questo mio parlar, perche io ho gran famigliarità con questo fiolo del Turco, che avanti questa guerra el mio exercitio jera de andar marchadante in quelle parte, e più volte parlando de la Vostra Signoria me motteggiò: che se questa signorìa di Venetia vorà me ne anderò a trovarla perche congosco che mio padre e miei fradeli zercha de metterme la man adosso per farme morir, aziò che dapoi come primo genito non abia reame et qualche volta ho parlato di questo in Cypro ala bona memoria di ms. Marin Malipiero. È vero Ser.mo Prencipe che questo signor è homo forte, e mandava spesse volte in Cypro per toler porchi, che lui mangiava che è contra la fede macometana, et ultimamente suo padre feze impichar sei subaschi, et molti altri signori de la sua porta che consentiva questa cossa, suplicando di summa gratia che la vostra ser.tà me debia despazar presto a cazone che possa tornar in casa mia o veramente dove me comanda vostra ser.tà; et cussi me voglia aver per riccomandato et guardar me con l'occhio di la pietà a tanti pericoli che ho corso per quest'impresa per avanti, et maximamente in questo viazo, de perder la vita et esser scortigato, et son cargo di fioli, et per queste guerre in Turchia ho avuto gran danno et romaxi povero et mendico, ala gratia di la qual come bon servitor me raccomando (scrita adì 14 octob. 1502 in Venetia) humilissimo servitor di la Sig.ª Vostra, Costantino Lascari.
_Diarj Sanudo. Codd. Marciani._
DOCUMENTO XX.
_Copia de una altra depositione del ditto._
Ser.mo Prencipe et domino meo, post debitas comendationes etc. Avendo io Constantin Laschari data in scriptura ala Vostra Serenità circha le cosse del signor Caraman etc. etiam del signor Sophì, me pare de voler ajonger a questa altra scriptura e voler dechiarir questo signor Sophì inimico capital de la casa otumana, la qual inamicizia è ab antico et non principia a hora, de che essendo questa religion di Sophì dal principio de la fede macometana fin a hora nel paexe di la Persia, Caramania, Turchia et per Sorìa sempre porta gran odio a questa caxa otumana, et per tenirla come eretica di la fede, ne mai ha manchà che in ogni tempo questa religion de Sophì ha fato guerra a questa caxa otumana ala parte de Trapesonda et brusò quella terra di Trapesonda dove hanno castelli et qualche cità non de gran conto, niente de manco per lo suo natural sono signori et di sangue de signori. Questo signor Sophì è nato di una neza de Usuncaxan, dove con questo parentà se ha fato signor in la Persia et fatose imperador, et non senza gran fondamento è mosso ad aquistar tanto paexe, deinde haver tanto seguito de li populi, sì per esser signor natural come etiam per la gran justitia et liberalitate sua, et per esser signor de gran ricchezza.--Serenissimo Prencipe, havendo visto in sì breve tempo questo signor haver tanto prosperado me pareva cosa incredibile, e de qui è processo che ho voluto cautamente domandar a Persiani et a molte altre nation in el paexe dove son stato fin a Astankief, e di tutti universalmente son sta certificato prima la sua progenie sempre è sta signori et fioli di signori, de inde son stati sempre persone de valor. Serenissimo Prencipe ho voluto far questa dechiaration perchè da molti e molti son interrogato se questo Sophì sia propheta et persona relevata parendo le cosse miracolose, et da quelle persone che m'ha parso di qualche ingenio, io li ho risposto esser signor natural et soi antecessori el parentato de imperio de Persia, el è vero che questo Sophì se tien intro la sua fede molto cattolico; non dirò altro che ali piedi di V. S. mi raccomando suplicandola che mi voglia presto expedir et averme per racomandato per esser povero gentiluomo da Costantinopoli de casa Delascari, habitante in Cypro circha anni XX in tra li boni parentadi di quel regno, et con mojer et cargo de fioli, adì 16 octobre 1502 in Venetia.
Humil servitor de la Serenità Vostra Costantino Laschari.
_Diarii Sanudo. Codd. Marciani._
DOCUMENTO XXI.
_Copia de una letera del signor Sophi, mandata al serenissimo principe nostro messer Leonardo Loredano doxe de Venezia, ricevuta in Zener 1505._
Ismail Sophi soldam, che Dio fazi el suo regno eterno: al soldam de' Venitiani grande amicho nostro, che Dio fazi el so dominio perpetuo. Le lingue non potriano exprimer, nè penna potria scriver, nè intelletto potria comprender lo amor che vi portemo. Havemo gran sete e gran desiderio de veder la signoril persona vostra, speremo nella misericordia de Dio, e in quello che apre e serra il tutto, che presto se vederemo e saremo boni amici. Ve avisemo che havemo conquistà tuto el paese della Azimia con gran prosperità, e speremo nella omnipotenza de Dio che perseveremo ogni dì in mazor vittoria, perchè Dio è onnipotente et misericordioso, et nella fortezza del suo brazo speremo che haveremo victoria contro li inimici nostri.
(Questa fu translatada cussi).
_Diarii Sanudo, vol. VI. Codd. marciani._
DOCUMENTO XXII.
1570, 27 ottobre.
_Serenissimo et Excellentissimo Domino Sciah Thamasp filii Sciah Ismail Imperatori Persarum, Atribeigian, Sirvan, Hirach, Corasan, Ghilan, et aliorum regnorum, patri victoriarum, justitiae amatori, et Regi Regum Orientalium Invictissimo._
_Aloysius Mocenigo Dei Gratia Dux Venetiarum etc. salutem et honoris ac gloriae felicia incrementa:_
Per quella antiqua et candida amicitia, che ha sempre tenuta e tiene la signoria nostra con la imperiale Maestà Vostra, noi havemo deliberato di mandarle un nostro ambasciator per farle intender le cose che sono scritte qui a basso; ma il conoscer che le strade tutte, per le quali si può venire alla Maestà Vostra, sono guardate con gran diligenza dei Turchi, ne ha fatto ritardare, ma non mancheremo di farlo se sarà possibile. Fra tanto il sig. Dio ne ha mandato avanti un altro mezzo, che è l'onorato chogia Alì di Tauris, suddito della Maestà Vostra, il quale si attrovava in questa città con un grossissimo cavedal (capitale) et fu intrattenuto con tutta la soa roba per causa della presente guerra mossane tanto ingiustamente dal sig. Turco; ma avendo noi inteso questo esser suddito fedele di Vostra Maestà, l'abbiamo fatto metter in libertà e rilassarli tutte le robe sue, per quel singolare amor e respetto che portiamo all'imperiale Maestà Vostra. Questo chogia Alì ne ha detto che desidera tornar a casa soa, et si è contentato di portar le presenti lettere nostre per Vostra Maestà: la quale saprà che essendo noi in pace col sig. sultan Soliman passato imperatore di Costantinopoli, conservata per molti anni, morto lui il presente sig. sultan Selim suo figliuolo la confirmò con solenissimo giuramento, ma da poi senza alcuna causa ne ha rotta la detta pace et mandato contro di noi la sua armata, quale è andata per far l'impresa del regno nostro de Cipro, et ha mandato anco le genti sue de terra in Dalmatia contro le nostre città. Ma noi con la gratia de Dio havemo fatto preparazione di una grande et potente armata et de gente de piè et de cavallo; et oltre delle nostre forze li principi christiani hanno fatto preparativi per congiungersi con noi contro questo comune inimico, tanto che l'anno presente et anco quelli che veniranno si farà animosamente la guerra, et non si vorrà più la pace con questo sig. poichè si vede che el non osserva la fede; e se la Maestà Vostra imperial la qual ha forze così grande et tremende alli Turchi, con questa occasione si moverà contro di questo suo inimico, il qual non le ha mai osservato cosa che li abbi promesso, si po tener per sicuro che combattendolo noi con li altri christiani da questa parte et la Maestà Vostra dalla sua, ella potrà ricuperar quel paese che esso le ha ingiustamente occupato, e romperli quei disegni che l'ha d'andar molestando et infestando ora un principe et ora l'altro senza conservar amicitia con alcuno, se non in quanto le serve per farli star quieti sino che el combatte con un altro. Vostra Maestà è piena di prudentia et valor, e siamo certissimi che non la lascerà passar questa occasione di batter questo suo inimico: il che oltra l'obbligo grandissimo che noi li averemo, apporterà immortal gloria al suo nome, ampliazone al suo impero, et una sicurtà perpetua che questo signor non sia in qualche tempo per darli molestia, secondo che per molti effetti ha mostrato di haver in animo, se ben al presente simula, di voler star in amicizia con lei, ma non aspetta altro che tempo comodo a poterlo offender, cosa che non può far ora per la guerra che ha con la cristianità. Noi dunque la pregamo a muoversi con generoso animo contro di lui, et promettemo a Vostra Maestà in fede di vero principe, che noi con li altri cristiani dal canto nostro faremo ogni sforzo per batter in mare et in terra questo universale inimico di tutti. Non saremo più lunghi, perchè confidamo che Vostra Maestà coglierà la occasione che li manda il sig. Dio, il qual pregamo che li doni felice e longa vita.
_Parti Secrete; fra i nostri Codd._
DOCUMENTO XXIII.
1570, 30 ottobre, in Zonta.
_Che al fedelissimo nodar estraordinario della cancelleria nostra Vincenzo di Alessandri sia commesso in questa forma:_
Vincenzo! Sperando noi ricever da te ottimo servitio, per l'esperienza che hai delle cose turchesche e delli dispareri che sono tra il sig. Turco et il signor Sophì, abbiamo deliberato col Consiglio nostro dei X e Zonta, di mandarti in Persia a quel serenissimo signor con lettere nostre per eccitar Sua Maestà a muoversi contro il sig. Turco; però col nome de Dio ti metterai in cammino, sollecitandolo quanto ti sarà possibile, et giunto a quel signor, dopo presentate le nostre lettere, et facta certa Sua Maestà della sincera amicitia che tenemo con lei, le dirai che avemo voluto mandarti per darle conto della guerra che con tanta ingiustizia ne ha mossa il sig. Turco, contro la sua parola et giuramento, senza che da noi gli ne sia sta data alcuna causa, del che anco li avemo dato aviso con altre lettere nostre che li saranno portate da un suo suddito. Et così le narrerai il modo tenuto da quel signor in romperne la pace, et come con tutte le sue forze da mar e da terra è venuto contro di noi, talmente che ha abbandonato tutti quei paesi di là in arbitrio e poter di Sua Maestà se non vorrà perder l'occasione; poi seguirai che noi gagliardemente se difendemo et per mar et per terra: e che li altri cristiani si congiungono con noi a' danni di questo comune inimico, et che siamo per continovar la guerra: di modo che tenendolo noi travagliato da questa parte, se Sua Maestà se muoverà dalla sua, farà quei maggiori progressi che possa desiderar, sì perchè ha potentissime forze come perchè li popoli sono devoti del suo nome; et li potrai dir che essendo tu stato per molti anni in Costantinopoli, li puoi far fede del mal animo che ha quel signor contro Sua Maestà, ma che al presente lo dissimula per causa della guerra che ha contro i cristiani, temendo che quando Sua Maestà si movesse contro di lui fosse con suo grandissimo danno; et qui li pondererai come per la guerra che detto sig. Turco fece ultimamente in Ungheria si sono molto debilitate le sue forze. Con queste et altre ragioni che el sig. Dio te metterà avanti, procurerai di eccittare Sua Maestà a rompere col sig. Turco, promettendoli sempre che noi da questa parte faremo gagliardemente la guerra insieme colli altri cristiani: e le dirai che ella non può aver maggior occasione di aquistarsi oltre la ampliazione del suo imperio un nome immortale, e di obbligarsi in perpetuo la Signoria Nostra con tutta la cristianità. Questo negotio se non potrai trattarlo con Sua Maestà, lo farai col suo primo ministro, facendogli intender che con prima occasione se mostreremo gratissimi del favor che ne haverà fatto Sua Maestà; e ne escuserai se non avemo mandato li onorati presenti che si convengono et a Sua Maestà Imp. et a Sua Magnificentia: perchè hai convenuto andar incognito et senza impedimento per poter liberamente passar per li paesi del sig. Turco, et procurerai di avere la resoluzione et risposta alle nostre lettere, con la quale te ne ritornerai a noi.
Ti abbiam fatto dar per le spese del viaggio de andata et ritorno ducati 1200 delli quali non sei obbligato mostrar conto alcuno.
De parte 21 De non 0 Non sinceri 1
_Parti secrete; ibid._
DOCUMENTO XXIV.
1570, 30 ottobre.
_Al Serenissimo Imperator dei Persiani._