La realtà: dramma in 3 atti

Part 3

Chapter 33,515 wordsPublic domain

Io, che sono sempre stata con lui, ormai ci sono avvezza. Ne ho viste tante e tante!... (_ridendo_) Ma non ho mai avuto paura. Quando ero bambina e c'erano guai, mi raccomandavo alla mamma: pregavo la mamma di aiutare il papà. (_scrollando il capo con tristezza_) Una... superstizione... (_con un gran sospiro_) Adesso, invece, ci sei tu: tocca a te, prego te! Sii forte con lui, per lui. (_alzandosi, vivamente_) Tante cattiverie, tante infamie, mi fanno sentire ancora di più, la superbia, l'orgoglio di essere sua figlia, di essere la figlia di Francesco Quarnarolo. Sai? Guardo in faccia tutta quella gente: la guardo fissa — così — perchè capiscono tutti che sono io, io, — io, sì, — proprio io, la Sofia Quarnarolo!

ANNA

(_le si butta fra le braccia_) Perdonami. Sarò come te; imparerò da te. (_suono del campanello di dentro: Anna guarda verso un uscio interno_) Nessuno viene ad aprire? (_suono del campanello c. s._).

SOFIA

Vado io!

MARINO

(_la trattiene colla mano. — via dal fondo_).

SCENA III.

ANNA, SOFIA, poi subito MARINO, indi D. GUGLIELMO NÖRDEL.

MARINO

(_ad Anna, stupito_) Un vecchio: un prete...

ANNA

(_guarda Sofia_).

SOFIA

(_ad Anna_) Ha detto che sarebbe tornato...

MARINO

(_ad Anna_) Cerca di lei.

DON GUGLIELMO

(_aprendo l'uscio ed entrando piano piano, sempre sorridendo_) Don Guglielmo Nördel, signora Santer.

ANNA

(_inchinandosi, umilmente_) Lei?... Lei, Don Guglielmo?

DON GUGLIELMO

Ero stato un'altra volta a cercarla; non gliel'ha detto (_salutando Sofia affabilmente_) la signorina Quarnarolo?... Oggi, però, sono venuto soltanto... per parlare di affari... per nient'altro.

MARINO

(_si avvia per uscire da una porta di fianco_).

SOFIA

(_si avvia per entrare nella sua camera, poi in fondo si ferma guardando Anna con inquietudine_) Devo avvertire anche il babbo?

DON GUGLIELMO

(_sempre sorridendo c. s._) Per me, come desidera. La mia visita sarà brevissima; due parole soltanto per affari, come ho già detto; affari che riguardano particolarmente la signora Santer. (_Marino va via. Sofia va via inchinandosi, salutata pure da un inchino e da un sorriso affabile di D. Guglielmo. Marino e Sofia chiudono rispettivamente i loro usci. D. Guglielmo prende da un vecchio portafoglio un foglio di carta grande ripiegato_) Una proposta da parte della sua famiglia. (_sempre sorridendo: sempre affabilmente_) Per questo sono stato mandato, sono venuto: soltanto per questo. Non abbia alcun timore, signora Anna. L'altra volta, che sono stato a Milano a cercarla, allora sì! Allora avevo un altro scopo, un'altra missione... oggi so bene a chi parlo: so bene dove sono e _in casa_ di chi sono.

ANNA

(_lo guarda come per rivoltarsi; poi non ha il coraggio di fissarlo: abbassa il capo_).

DON GUGLIELMO

No, no, no, le ripeto; non abbia alcun timore. So stare al mio posto. Il suo vecchio parroco, il suo vecchio maestro, ormai non ha più voce in capitolo: io rappresento l'uomo d'affari della sua famiglia.

ANNA

(_dopo aver guardato la carta che Don Guglielmo le ha spiegato dinanzi_) La vendita di Montairolo?

DON GUGLIELMO

La sua famiglia — quella di una volta — desidererebbe, ed in ciò crede interpretare anche un suo naturale desiderio, desidererebbe, d'ora innanzi, evitare qualunque rapporto, anche d'interessi. Sarei dunque incaricato di proporre alla signora Anna la vendita dei fondi, ora amministrati in comune, e della sua parte, appunto, della casa di Montairolo.

ANNA

(_vivamente_) Dove sono nata? Dove...

DON GUGLIELMO

Per noi, poveri montanari, il pensiero di poter morire dove si è nati, è un grande desiderio e un grande conforto. Ma lei, ormai, è diventata _cittadina_ e non avrà certo simili ubbie; pensi, invece, ch'ella conclude un ottimo affare. Non ha che da leggere attentamente questa convenzione di compra e vendita: se crede, può farla leggere, consigliarsi... _ad altre persone_. Quando avrà bene riflettuto, la pregherei di mandare la sua risposta al notaio Alghisi, in via Meravigli 57; — e se l'ho incomodata, le fo le mie scuse (_per partire_).

ANNA

Torna subito a Montairolo?

DON GUGLIELMO

Subito! Subito! (_animandosi_) Non vedo l'ora di arrampicarmi lassù! Lei è giovane; elegante; ma io?... In questa sua bella Milano io perdo la tramontana. Il rumore m'assorda; il non conoscere nessuna, di tante facce, mi confonde; mi prende la smania del ritorno, come un ragazzo, come se ci fosse il pericolo di perdere la strada!

ANNA

(_lo guarda, lo fissa commossa e vinta da quei ricordi_).

DON GUGLIELMO

Si ricorda, signora Annetta? Scusi; io ero abituato a chiamarla così! Si ricorda la strada di Montairolo?... Dritta, dritta in mezzo ai boschi di abeti? Tutti noi del paese, abbiamo fatto una soscrizione: abbiamo messe le sue brave panche, i suoi bravi sedili, lungo tutta la strada e nel bosco. — Adesso c'è la neve. Noi, lassù, abbiamo la neve, e dalla finestra della mia stanzetta... — Con quella stufa grande, grande?... Che riscalda tanto bene? — Dalla finestra della mia stanzetta non vedo che neve, altro che neve, tutta neve. Ma di là il Cielo mi par più vicino, per la montagna alta e per la pace del cuore e della coscienza. (_commosso a sua volta, la saluta colla mano e poi si avvia p. p._)

ANNA

(_con uno strazio nella voce_) La zia?!... Come sta la zia?

DON GUGLIELMO

(_voltandosi: severamente_) La signora Giulia?... Che Iddio le perdoni un giorno, anche tutto il male che lei ha fatto a quella povera donna!

ANNA

(_come ribellandosi_) Se io ho lasciata la zia, se io sono venuta a Milano, lei sa il perchè: Mio cognato che si era innamorato di me, che mi opprimeva, mi angustiava, colle sue proteste d'amore, colle sue proteste di matrimonio.

DON GUGLIELMO

Suo cognato Luigi non è più a Montairolo. È andato a stabilirsi a Francoforte. (_scrollando il capo_) Quel povero disgraziato non è stato per lei altro che il pretesto. (_fissandola_) Lei, signora Anna, aveva conosciuto il signor Quarnarolo, allora in auge, a Lugano. — Allora, lei non sapeva che la moglie del signor Quarnarolo vivesse...

ANNA

(_fa cenno di no vivamente_).

DON GUGLIELMO

Voglio crederlo; credo. No, no; non sapeva tutto questo, lei, quando si è abbandonata ad una passione cieca, fatale, che oggi la fa scacciare dalle scuole, e domani sfrattare dall'Italia! Sì! Una passione cieca, fatale, colpevole, per la quale sua zia sta per morire di vergogna e di crepacuore; per la quale ha dato e dà pubblico scandalo legandosi a questo... signore che, spudoratamente, valendosi di dottrine false, scellerate, convive nella stessa casa colla figlia e coll'amante! Un uomo che ha ingannato lei, che ha ingannato tutti; che cela nel suo passato cose turpi, e che l'ha buttata tanto in basso, quanto l'aveva collocata in alto il suo povero marito!

ANNA

(_scoppia in un dirotto pianto_).

DON GUGLIELMO

(_pausa: Don Guglielmo prende una lettera dal suo portafoglio_) «Se ne sei ancor degna» vi ha scritto sopra la signora Giulia, sua Zia, Forse avrei dovuto riportarla con me questa lettera. Se qualcuno mi domanderà perchè gliel'ho data, risponderò: — L'ho vista piangere e ho tornato a sperare. (_Si avvicina ad Anna; torna a sorridere_) Se mi volesse mandare o volesse portarmi una buona parola, per sua zia — la povera signora Giulia, — aspetterò, fino all'ora della partenza, presso il notaio Alghisi (_va via_).

SCENA IV.

ANNA sola.

ANNA

(_legge la lettera_) «So che sei infelice, che soffri, e per ciò sei di nuovo degna del mio perdono... — Vieni! Vieni! Sono sola! Non lasciarmi morir sola... — Ho bisogno di perdonarti prima di morire...»

SCENA V.

ANNA, FRANCESCO.

ANNA

(_nasconde in fretta la lettera_).

FRANCESCO

(_si ferma sull'uscio: sorride_) Il prete? M'ha detto Sofia, che il prete è tornato!... Cos'è venuto a fare? (_ridendo_) A benedire la casa del diavolo? (_vedendo Anna commossa: serio_) Che cosa ti ha detto?

ANNA

Vorrebbero che io vendessi la mia parte di Montairolo. (_fa per dargli la convenzione_).

FRANCESCO

È roba tua. Fai tu.

ANNA

(_vivamente_) E Don Guglielmo m'ha detto... che mia zia... sta poco bene!

FRANCESCO

(_accarezzandole i capelli: affettuosamente_) Scrivi anche alla zia, se vuoi; fa tutto ciò che vuoi, ma non parlarmi di quella gente. Sono i miei nemici: i soli che temo, perchè sono i nemici del mio cuore.

ANNA

No; non dire così!

FRANCESCO

(_battendo le mani con un'altra risata per metterla di buon umore_) Su! Su! Allegra!... Ti voglio allegra, se no, lo sai, divento triste anch'io; mi assalgono mille dubbi, mille incertezze, mille paure, ed io, ed io che sono il gran generale nel momento più serio della battaglia, ho bisogno di tutto il mio coraggio. E ne ho. Perchè ci vuole un certo coraggio anche per ischiacciare la testa dei serpenti. Strisciano, ma i loro morsi sono avvelenati. Animo, Anna: due bottiglie di Marsala, e i bicchieri; subito! (_voltandosi per guardar Anna che prende la roba nella credenza_) Verranno Solaroli, Giordano Candia, Niccolini, Carboni... Scalfi.

ANNA

(_maravigliata_) Tutta questa gente?

FRANCESCO

Stasera avremo alla «Federazione» un'adunanza importantissima: mi si vuol affidare anche la gestione finanziaria. Dovrò parlare a lungo: dovrò accennare certamente alla furia di persecuzioni, di calunnie, di vituperi che mi si è scatenata addosso. E quello che dovrò dire e fare in argomento, desidero che mi sia consigliato dai miei amici. (_va verso il fondo — chiama_) Signor Marino!

MARINO

(_di dentro_) Comanda?

FRANCESCO

Favorisca avvertirmi, appena vede in Redazione Giordano Candia o il Niccolini.

ANNA

E il Solaroli ti ha parlato del processo?

FRANCESCO

Mi potrebbero toccare tre mesetti, (_ride_) Ma sarò assolto. Non è per la detenzione che mi seccherebbe. Ci vuol altro! (_Anna gli passa vicino mentre porta le due bottiglie di Marsala ecc._) Ma tre mesi, tre lunghi mesi senza... (_la bacia sulla bocca con grandissima passione_) Senza Anna!... (_ride_). E quel prete?

ANNA

(_vivamente_) È stato il mio maestro da ragazza; e, ti ripeto, è venuto a dirmi che mia zia è ammalata, molto ammalata.

FRANCESCO

(_dopo averla fissata, a lungo: colle lagrime nella voce_) Non lasciarmi! non abbandonarmi!... Anna! Quel prete, che cosa ti ha detto?

ANNA

Niente!... Niente di ciò che tu immagini. M'ha detto che mia zia è ammalata... E capirai... ci penso; molto.

FRANCESCO

È ammalata; Non andrai via!... Non andrai a vederla! Non ti lascierebbero tornar più! Ed io, per essere forte, ho bisogno di te. Sofia... (_sorridendo_) Non glielo dire, sai: Sofia non mi basta più. Ho bisogno di te: quando mi capita sott'occhio, in uno di quei giornalacci, una nuova infamia, di primo colpo, ne resto come accasciato, sgomentato: poi, penso al tuo amore e ne rido, e mi sento come sono, forte, puro, superbo di me stesso!

ANNA

Ti amo!... Si!.... E ho vergogna, ho rimorso di non essere sempre coraggiosa come vorrei, come _dovrei_ esserlo! Mi credevo più forte, più degna di te; invece, certe volte, ho ancora debolezze, pregiudizii. Ma poi, quando sono vicino a te... (_chinando il capo sul petto di Francesco_) divento rossa, se ci penso!

FRANCESCO

Dimmi tutto! dimmi tutto!

ANNA

Io non avevo visto che la luce, il trionfo tuo, e non ero preparata a queste lotte. Ma... sono tua... e mi abituerò.

FRANCESCO

Ecco, una buona parola: una parola che fa bene.

ANNA

Ti confesso, però, la notizia che mia zia è tanto ammalata e che non la posso vedere... è un gran dolore!

FRANCESCO

Scrivi a questo vostro... Don Guglielmo di tenerti informata; e se sei sicura di tornare, se vuoi andare a vederla...

ANNA

(_con gioia, abbracciandolo_) Posso farlo? Sei buono! Come sei buono! Pensa, la zia Giulia non è soltanto una zia per me, è una madre, una vera madre, tanto buona, tanto affettuosa...

FRANCESCO

(_con un sorriso triste_) Non me ne hai mai parlato... così!

ANNA

(_abbassa il capo_).

FRANCESCO

Sono geloso; geloso ed egoista. Ti vorrei tutta per me... come Sofia. (_triste c. s._) Come Sofia?... Me ne sono accorto: Sofia è innamorata; e Giordano Candia, presto, me la porterà via! È la vita!... Ma non è bella la vita. No, no; non è bella la vita! (_pausa_) Sai?... Dopo avermi accusato di essere uno sfruttatore, una canaglia, di essere stato perfino un confidente — una spia! — sai che cosa sono andati a scovare nel luridume di Vienna e di Parigi? — Mia moglie! — E cercano d'imbrattarmi anche col fango di quella donna.

ANNA

Dio, Dio, che orrore, che ribrezzo!

FRANCESCO

E Sofia? E che dolore e che disperazione per Sofia, il giorno in cui venisse a scoprire la verità. Anche per Sofia, ho bisogno di te. Troverò subito una casa in campagna, qualche posto vicino a Milano, per te e per Sofia. Tu starai in guardia. Vedrai prima i giornali; la terrai d'occhio con chi parla, ed io verrò fuori tutte le sere e tutti i giorni in cui potrò essere libero. (_apre l'uscio della camera di Sofia: chiama_) Sofia!

ANNA

(_c. s._) Sofia!

SCENA VI.

SOFIA e DETTI; poi la voce di MARINO, poi GIORDANO CANDIA.

SOFIA

Che vuoi?

FRANCESCO

Dicevo adesso con Anna, che sentirei il bisogno di un po' di calma, di riposo, e le facevo appunto la proposta di andare a Stresa o a Pallanza, dove si potrebbe godere ancora di un altro buon mese di sole.

SOFIA

(_resta colpita_).

FRANCESCO

(_ride_) Ah! Ah! Ah! Non ti piace il mio progetto? Nemmeno se mi riuscisse, qualche volta, di condur fuori con me, in campagna, anche Giordano Candia?

SOFIA

(_sorride_) Allora, come vuoi: andiamo pure a Pallanza.

FRANCESCO

(_abbracciando Sofia con passione e quasi con un sentimento di timore_) Vorrai sempre bene anche a me?... Di'? Di'? Di'? Tesoro, cara, vorrai sempre bene anche a me?

MARINO

(_d. d._) È venuto adesso il signor Candia! È in Redazione.

FRANCESCO

Volete dirgli di venir qui, cogli altri? Grazie, signor Marino, (_a Sofia e ad Anna_) Io scendo in tipografia a cercare il Borla e lo Scalfi.

ANNA

(_fermandolo_) Dunque?... vado da Don Guglielmo?

FRANCESCO

(_stupito_) A far che?

ANNA

Per la lettera, da portare alla zia?

FRANCESCO

Non potresti mandarla questa lettera? Del resto, fa come vuoi!... (_v. v. per l'uscio della tipografia_).

SOFIA

(_va a spiare all'altro uscio, aspettando Giordano_).

ANNA

(_scrivendo in fretta la lettera per sua zia_). Troverò un _brum_, qui vicino?

SOFIA

Sì, ci sono sempre.

GIORDANO

(_entra; è fermato da Sofia sull'uscio_) Lei, signorina Sofia?

SOFIA

(_rapidamente_) Si va a Pallanza. Potrai venire anche tu; il babbo sa tutto.

GIORDANO

(_irritato_) Perchè glielo hai detto?

ANNA

(_si alza, si veste in fretta per uscire, vede nello specchio la cravatta rossa; se la leva — prende il cappello di Sofia_) Prendo il tuo cappello (_prendendo il paltò c. s._) e anche questo: la zia Giulia sta male: non voglio farmi vedere vestita di rosso. (_via_).

GIORDANO

Che cos'hai detto a tuo padre?

SOFIA

Io?... Niente. Il babbo ha capito tutto da sè. Perchè negare?

GIORDANO

Si può non negare... e non confermare. Si tace, facendo un atto di stupore.

SOFIA

(_fissandolo_) Comincio a trovare strano il tuo contegno, molto strano! E comincio a non capirti più. Dovevo rispondere a mio padre: che _era vero_ ieri, ma che oggi... non vuoi più saperne di me?

GIORDANO

È soltanto nell'interesse di tuo padre, che io ti consiglierei, al caso, il maggior riserbo.

SOFIA

Per mio padre?

GIORDANO

Tuo padre... nell'ora presente, ha bisogno di chi possa difenderlo apertamente, spassionatamente e sopratutto liberamente, senza apparenti legami di affetti domestici, di interessi personali. — Intendi?

SOFIA

(_lo fissa: non capisce bene_).

GIORDANO

Quell'uomo di buona fede, si pasce, si addormenta nelle più fallaci illusioni.

SOFIA

Mio padre?

GIORDANO

La guerra palese ed occulta di questi giorni lo ha scosso, non soltanto in seno alla «Federazione» ma ancora nell'animo dei suoi amici.

SOFIA

(_con impeto_) Ma che?... I nostri amici, i suoi compagni, si lascieranno influenzare dalle polemiche, dalle violenze dei giornali? E quali giornali? Quelli dei nostri nemici!

GIORDANO

Intendimi bene. Vi sono accuse, che non si scrivono, che non si stampano impunemente, ma che girano, di bocca in bocca: e queste accuse non è prudente sdegnarle; bisogna distruggerle con prove luminose e che tuo padre potrà addurre indubbiamente. Intendi?

SOFIA

Accuse? Prove?... Quali? No! No! No! Non ho capito? Spiegati!

GIORDANO

(_le impone silenzio_) Ssst.

SOFIA

(_con disperazione_) Ricordati!... È mio padre!... E deve essere il tuo!

GIORDANO

(_allontanandosi_) Vengono.

SCENA VII.

NICCOLINI, RISSONE, BONALDI e DETTI, poi CARBONI, MARCHESI, SCALFI; poi di dentro la voce di FRANCESCO.

SOFIA

(_a Niccolini con grande espansione, per renderselo amico_) Il babbo, il mio babbo, torna subito: è qui subito.

NICCOLINI

(_freddamente_) Va benissimo: aspetteremo.

SOFIA

(_corre dal Rissone, gli stringe forte la mano c. s. fissandolo bene in faccia_).

RISSONE

(_ricambia la stretta di mano senza guardare in viso Sofia. In questo punto entra Carboni_).

SOFIA

(_correndo dal Carboni, abbracciandolo, piano_) Sei il mio amico, tu? Il mio amico, sempre?... sempre?...

CARBONI

Sì. Ed io ho sempre la stessa sicurezza nell'onestà di tuo padre!

FRANCESCO

(_d. d. ridendo allegramente_) Ah! Ah! Ah! Precisamente! Quattro chiacchiere per intenderci e un buon bicchiere di Marsala!

SCALFI

(_imponendosi_) E ricordatevi! È il momento di parlar chiaro!

SCENA VIII.

FRANCESCO seguito dal BORLA e DETTI.

FRANCESCO

(_entrando_) To'! Ecco lo Scalfi! Cerca, cerca, ed eri qui! Son due giorni che non ti posso trovare. Ci siamo tutti?

NICCOLINI

Manca soltanto il Solaroli.

FRANCESCO

All'occorrenza (_ride_) ne faremo a meno anche dell'onorevole. (_a Sofia_) Va giù, in tipografia, dal signor Marino; e che nessuno venga a disturbarci.

SOFIA

(_va fin presso l'uscio, guardando tutti con un'espressione di timore; poi Giordano, c. s. con preghiera_).

GIORDANO

(_voltandosi per vincere l'imbarazzo: a Bonaldi_) Dammi una sigaretta.

FRANCESCO

(_voltandosi, vedendo Sofia_) Hai capito? fa presto.

SOFIA

(_corre via con uno schianto nel cuore_).

FRANCESCO

(_colla bottiglia in una mano e il cavatappi nell'altra_) Dunque, sentite.

NICCOLINI

Aspettiamo Solaroli.

TUTTI

Sì, sì, aspettiamo Solaroli.

FRANCESCO

(_sturando la bottiglia_) Aspettiamolo pure, e intanto... (_si sente lo schiocco del turacciolo_) Alla nostra salute! (_ride e versa il marsala nei bicchieri_).

SCENA IX.

SOLAROLI e DETTI.

SOLAROLI

Sono in ritardo?

GIORDANO

Come il solito!

RISSONE

Sempre così!

SCALFI

(_a Francesco_) Ci siamo tutti: avanti! E sbrighiamola!

FRANCESCO

Eh, che furia (_parlando, porge il bicchiere pieno all'uno e all'altro_) Questa sera, dunque, avremo a votare la proposta, fatta nell'ultima adunanza: il mese scorso; cioè affidare — a me — esclusivamente, anche la gestione finanziaria. (_ride_) È un nuovo onore, ma anche una nuova e grave responsabilità. Ora io domando a voi quello che, con tutta la bufera che mi si è scatenata addosso, io sia in dovere e in diritto di fare (_porge il bicchiere a Giordano_).

GIORDANO

(_elegantemente, colla sigaretta fra le dita, indicando la gola_) Grazie: mi sarebbe... fatale.

FRANCESCO

(_continuando, sempre sicuro, sempre sereno_) A questo mondo un uomo pubblico, di fronte alle insinuazioni, alle accuse, alle calunnie, ha due vie aperte: o non curarsene, e rispondere continuando a fare e a lavorare; o raccoglierle, distruggerle e vendicarsi. Quale delle due, devo prendere? Ditemelo voi, perchè io, stasera, nell'assumere la presidenza, voglio poter fare ai soci un'esplicita dichiarazione: — ho messo il mio nome nelle mani dei miei amici, dei miei compagni: essi mi hanno consigliato di fare... questo e questo, ed io senz'altro lo farò. — (_sorridendo c. s._) Va bene? (_pausa — silenzio — quelli che hanno in mano il bicchiere, lo posano sul tavolo ecc._) Come? — Dunque... io devo difendermi?... A voi pare che io debba scolparmi?... — No; non ne ho bisogno. Non mi degno di difendermi. Fatelo voi, se credete di farlo. Voi che mi avete veduto ora per ora, giorno per giorno, a lavorare, a lottare, a vincere! Voi... dovete farlo nel vostro cuore e nella vostra coscienza! (_Silenzio. — Si ode lo scricchiare del cerino di Giordano che accende la sigaretta_).

SOLAROLI

(_si alza, guarda in giro tutti i compagni, poi si avvicina con solennità a Francesco stendendogli la mano_) Noi tutti siamo con te: vogliamo aiutarti e siamo convinti della tua innocenza.

FRANCESCO

(_impallidisce: guarda tutti stupito: allontana la mano di Solaroli_) Sarete... con me?... Volete aiutarmi?... e tutti voi... (_a Carboni_) Anche tu! (_a Rissone_) Anche tu! sentite di dovermi assicurare — _assicurare me_ — che mi credete un uomo onesto?

SCALFI

(_aggressivo, rozzo_) Ma... se siamo convinti noi, questo non basta!

SOLAROLI

(_irritato, allo Scalfi_) Parlo io.

NICCOLINI

Non basta per i nostri avversari.

BONALDI

Non basta per i nostri nemici.

CARBONI

Ecco; questo è: per noi basta, ma per gli altri, no!

SCALFI

(_c. s._) Per gli altri, occorrono prove chiare, lampanti.

RISSONE

Per sbatterle in faccia ai tuoi diffamatori!

SOLAROLI

Lasciatemi parlare!

FRANCESCO

(_prorompendo_) Ma che parlare! Ma che vuoi dire? ma che potete dire tutti quanti? Le prove? Le prove?... quali prove? Le prove che non sono vere tutte le infamie che mi si scagliano contro per colpire in me solo, tutti voi insieme? (_ridendo amaramente_) Volete la prova che non sono uno sfruttatore? un impostore? una canaglia? — C'è stato un giornale che ha insinuato, persino, che io ho fatto... _il confidente_: ebbene... anche di questo, anche di questo volete la prova che non è vero? Tu, Rissone! (_vedendo Carboni, correndo ad afferrarlo, a scuoterlo forte per il petto_) Tu, tu, anche tu, vuoi la prova che non ho fatto la spia?!

CARBONI

(_in fretta lo abbraccia, poi si allontana asciugandosi gli occhi e si mette in disparte_).

NICCOLINI

Così non si discute; così non si ragiona.

SCALFI

(_c. s._) E ne sapremo meno di prima.

SOLAROLI

Un po' di calma; un po' di calma: sedetevi: parliamo uno alla volta. (_obbligando Francesco a sedersi_) Anche tu, Francesco, non esagerare, non gridare, non riscaldarti. Da bravo!

FRANCESCO

Ma Dio! Dio santo! (_balbettando_) So... sono colpi che ammazzano. So... sono cose...

SOLAROLI

(_pigliando la parola al volo_) Che esigono una discussione calma, esauriente. Noi vogliamo entrare questa sera nella sala della «Federazione» e poter dire serenamente: — Compagni, sulla nostra coscienza e per la grande idea che rappresentiamo, Francesco Quarnarolo, è degno di essere il nostro capo. Francesco Quarnarolo, è la personificazione, il simbolo quasi, più alto e più degno, dell'opera nostra!

FRANCESCO

E... non puoi dirlo?... (_fissando tutti gli altri_) E non potete dirlo, questo? (_silenzio_).

NICCOLINI

(_a bassa voce_) No.

SCALFI

(_forte, aggressivo_) No!

SOLAROLI

(_prontissimo_) No; finchè tu non ci avrai dato una risposta...

GIORDANO

(_con forza, passando vicino a Francesco, stendendogli la mano_) ... che dissiperà, ne sono certo, qualunque dubbio, dall'animo dei nostri amici. (_getta via con impeto la sigaretta. — Tutti si siedono, con naturalezza: l'atteggiamento di tutti diventa quello serio, grave di giudici_).

FRANCESCO

(_si lascia cadere sopra una seggiola; si guarda in giro come trasognato_) È... un processo?...

CARBONI

(_dal fondo_) Per difenderti! Per poterti proclamare innocente, in faccia a tutto il mondo!

SOLAROLI

È forse... È l'ora più amara, più dolorosa delle nostra vita in comune, ma ci è imposta.

NICCOLINI

_«Se io stesso, un giorno, fossi d'inciampo alla vostra marcia in avanti, passate sopra di me, ma non vi fermate un istante»_. — Sono parole tue: fra le più belle; fra le più generose.

FRANCESCO

(_colle lagrime: supplichevole_) Presto, presto, presto: tutto ciò che avete da domandarmi — presto. (_pausa_).

SOLAROLI

(_lentamente: con molta gravità_) Qual'è, veramente, il dramma che hai avuto nella tua vita: fra te e tua moglie.